IL COMMERCIO GLOBALE STA ANCORA RALLENTANDO?
Benvenuti nel folle mondo della guerra commerciale

La guerra commerciale tra le geo mappe economiche, Usa, Cina, Europa, Giappone, stanno causando mese dopo mese un vero e proprio collasso della crescita dei commerci mondiali.

I dati relativi al Purchase Managers Index continua ad aggiornare rilevazioni in progressiva regressione.  Assieme al livello di indebitamento globale, questo fenomeno costituisce il tema di maggior preoccupazione a cui l’Eurozona risponde con dati in sequenza più negativi che in altre aree. Questa mattina Markit pubblica il dato relativo al mese di aprile sul PMI servizi e manifatturiero. Come abbiamo scritto in diverse occasioni, si leggono fortunatamente due correnti di tendenza diverse: i servizi, quindi i consumi reggono la pressione recessiva, mentre il manifatturiero aggiorna nuovi minimi, soprattutto conferma la permanenza delle rilevazioni sotto quota 50 (livello che distingue lo scenario espansivo, sopra 50, da quello recessivo, sotto 50).

La Germania soffre probabilmente, considerato il loro standard di crescita, più dell’Italia. Ieri il Governo tedesco ha aggiornato le stime di crescita per il 2019 allo 0,5% dal precedente dato sopra 1%.

In altri termini l’area più esposta alle correnti gelide della guerra commerciale è  quella dell’Eurozona. Da qui una riflessione spontanea ed induttiva verso la linea monetaria della BCE.  Ieri abbiamo scritto sulla possibile spaccatura all’interno del Board direttivo tra quanti ritengono eccessivo l’ottimismo di Draghi rispetto ad un atteggiamento più critico sulla crescita.

La riflessione sulla linea di policy richiama l’attenzione su possibili interventi aggiuntivi da parte della Banca Centrale in merito ad altri stimoli da mettere in campo. Il mercato ritiene che non ci siano grandi spazi di manovra in merito all’accomodamento monetario, i tassi quotano già a -0,40%. Gli strumenti a disposizione del Consiglio sembrano limitati.  Rimane comunque il fatto che non vi sia spazio per illudere su un possibile rialzo dei tassi nel medio periodo, ovvero nel 2020.

Di conseguenza guardiamo al differenziale rispetto all’America su tutto il tratto della curva, breve e lungo: i 250/60 punti base rendono siderale la differenza di appetibilità tra una moneta e l’altra.

L’eur usd alla lettura del dato è sceso quindi verso il supporto segnalato per questa settimana, nel Market Mover di  lunedì, a 1,1250.  Aggiungiamo, come ho dichiarato in un’intervista questa mattina a LE FONTI TV, che il range in osservazione dallo scorso mese di novembre, 1.12-1.1550 si sta assottigliando esponendo sempre più la base ad un breakout. In altri termini lo scenario delineato nell’Outlook 2019 non solo rimane valido, ma a piccoli passi sta maturando i frutti attesi.  Il rischio di cambio sul lato export rimane un’opportunità in termini di miglioramento della competitività le esportazioni del Made  in Italy. Il rischio di cambio verso l’import richiede invece sempre un’accurata manutenzione per non creare tensioni alla formazione dei costi.

Pertanto la nostra strategia di sul piano della gestione del rischio di cambio declinata in un quadro di pianificazione di Risk Management rimane confermata negli orientamenti delineati alla fine dello scorso anno.

Intervista su CLASS CNBC SKY H.17.00 WLADEMIR BIASIA

PMI MARKIT

EFFETTIVO

ATTESA

PRECEDENTE

INDICE PMI MANIFATTURIERO FRANCESI (APR)

49,6

50

49,7

INDICE PMI MARKIT COMPOSITO FRANCESE (APR)

50

49,7

48,9

INDICE DEI DIRETTORI AGLI ACQUISTI DEL SETTORE TERZIARIO FRANCESE (APR)

50,5

49,8

49,1

INDICE PMI COMPOSITO TEDESCO (APR)

52,1

51,7

51,4

INDICE DEI DIRETTORI DEGLI ACQUISTI DEL SETTORE MANIFATTURIERO GERMANIA (APR)

44,5

45

44,1

INDICE DEI DIRETTORI DEGLI ACQUISTI DEL SETTORE SERVIZI TEDESCHI (APR)

55,6

55,1

55,4

INDICE PMI MANIFATTURIERO EUROZONA (APR)

47,8

47,9

47,5

INDICE COMPOSITO DEI SERVIZI EUROZONA (APR)

51,3

51,8

51,6

INDICE DEI DIRETTORI AGLI ACQUISTI DEL SETTORE SERVIZI EUROZONA (APR)

52,5

53,2

53,3

DATI MACRO – Istat diffonde i dati relativi a fatturato e ordinativi all’industria nel mese di febbraio; a gennaio il fatturato era salito del 3,1% su mese e dello 0,6% su anno, mentre gli ordini avevano registrato +1,8% congiunturale e -1,2% tendenziale.
Occhi puntati sulle stime flash Pmi di Germania, Francia e zona euro, per capire se il settore manifatturiero, con attese pari o sotto quota 50 che separa crescita e contrazione, sia in ripresa. In particolare sotto la lente di ingrandimento saranno i dati tedeschi, dopo la debolezza manifestata recentemente dall’industria e dopo che Berlino ha ridotto le previsioni di crescita per quest’anno a 0,5% rispetto all’1% stimato dal governo a gennaio.
Stime flash Pmi in arrivo anche negli Usa, dove spunti sullo stato dell’economia arriveranno anche da nuove richieste di sussidi di disoccupazione settimanali (attese a 205.000 dal precedente 196.000), indice Fed Filadelfia di aprile (attese 10,4 dal 13,7 registrato a marzo) e leading indicator relativo a marzo (attesa 0,4% dal precedente 0,2%).

 

WB ENTERPRISE RISK MANAGEMENT: EUR USD TREND

WB ENTERPRISE RISK MANAGEMENT: EUR USD TREND

 

CINA SEGNALI DI RIPRESA

Questa notte sono stati pubblicati gli attesissimi dati relativi al I° trimestre 2019 del PIL cinese. Il dato supera frazionalmente l’attesa DEL 6.3% contro il 6,4%  effettivo confermando l’andamento rilevato in precedenza. Accompagna la pubblicazione del Prodotto Interno Lordo l’ottimo dato sulla produzione industriale del mese di marzo, 8.5% rispetto a quello di febbraio 5.3%. Anche le vendite al dettaglio sorprendono in positivo.  Si tratta di un quadro che riduce notevolmente i timori sul rallentamento dell’economia cinese. Non cancella quindi la tendenza riflessiva in corso rispetto al ritmo di crescita degli anni precedenti, tuttavia ne attenua l’intensità.

Le trattative diplomatiche sul commercio rimangono aperte, Trump aveva annunciato l’imminente accordo, tuttavia continuiamo tutti ad attendere segnali in merito. Nel frattempo questa mattina il cambio usd cny tende a testare nuovamente 6.70 con evidenti pressioni ribassiste. Nei mesi precedenti abbiamo fissato tale quota come punto d’osservazione per leggere in anticipo eventuali segnali positivi provenienti dal tavolo dei negoziati sulle tariffe. Oggi i dati positivi sul fronte macro potrebbero inquinare tale prospettiva rafforzando comunque lo yuan renminbi.

Sui nostri piani di controllo del rischio nell’ambito delle strategie di Risk Management per i flussi denominati in yuan renminbi, consideriamo comunque sempre positiva l’azione di apprezzamento della divisa cinese sia nei confronti del dollaro che nei confronti dell’euro.

 

   AREA

DATO

EFFETTIVO

ATTESA

PRECEDENTE

  CNY INVESTIMENTI IN FIXED ASSETS (ANNUALE) (MAR)

6,30%

6,30%

6,10%

  CNY PIL (TRIMESTRALE) (1° TRIM.)

1,40%

1,40%

1,50%

  CNY PIL (ANNUALE) (1° TRIM.)

6,40%

6,30%

6,40%

  CNY PRODUZIONE INDUSTRIALE (ANNUALE) (MAR)

8,50%

5,60%

5,30%

  CNY VENDITE AL DETTAGLIO (ANNUALE) (MAR)

8,70%

8,30%

8,20%

  CNY TASSO DI DISOCCUPAZIONE CINESE

5,20%

5,30%

 

Ieri Bloomberg  ha aperto un altro fronte di  discussione nell’ambito del mercato dei cambi: la credibilità delle osservazioni rilasciate dalla BCE. In altri termini Bloomberg riporta alcune critiche sulle frequenti revisioni al ribasso della crescita da parte della BCE. Soprattutto fa notare come all’interno del Board si sia aperto una linea  fronte critica nei confronti del Presidente Draghi.
Alcuni governatori hanno persino affermato che la metodologia di previsione della BCE potrebbe dover essere riveduta poiché le proiezioni sono persistentemente troppo ottimistiche e vengono regolarmente tagliate trimestre dopo trimestre, hanno riferito le fonti. La BCE vede ora la crescita del 2019 all’1,1%, l’1,7% soltanto tre mesi fa.

Ciò indebolirebbe la credibilità delle osservazioni della Banca centrale. Con la pubblicazione dell’articolo di Bloomberg abbiamo visto ieri una discesa repentina dell’euro successivamente ripresa in serata. In ogni caso, l’eur usd rimane sempre all’interno del range messo a fuoco nelle nostre strategie di Enterprise Risk Management con un floor a 1.1190 ed un cap al momento presente in area 1,1360.

 

WB ENTERPRISE RISK MANAGEMENT: USD CNY

WB ENTERPRISE RISK MANAGEMENT: USD CNY

 

Da alcuni giorni il contratto Eurodollar future quotato al Chicago Mercantile Exchange ha rilasciato un segnale di inversione di breve. In qualche modo la conferma del ribasso del future attenua l’aspettativa di quanti sul mercato attendono una riduzione dei tassi da parte della Fed entro l’anno.

WB ENTERPRISE RISK MANAGEMENT: EURODOLLAR FUTURE CME

WB ENTERPRISE RISK MANAGEMENT: EURODOLLAR FUTURE CME

BAD NEWS IS GOOD NEWS

Mentre il FMI nella sua Spring Session di Washington lancia segnali di warning sui rischi recessivi, i mercati azionari continuano ad aggiornare al rialzo i loro valori. Da un lato i rendimenti relativi al tratto lungo della curva USA e Germania rimangono deboli e strutturalmente ancora inseriti in un  bear market, dall’altro gli indici azionari evitano puntualmente di entrare in correzione nonostante condizioni quantitative  in eccesso in diversi casi.

Sotto il profilo macro gli indicatori leading e coincident fotografano condizioni di rallentamento della crescita soprattutto sui comparti manifatturieri confermando lo spirito apprensivo dei regulators.  Nonostante si dipinga quindi uno scenario denso di incertezze, le borse continuano ad apprezzarsi.

Le ragioni di questa distonia hanno tre spiegazioni: un ulteriore immissione di liquidità da parte della PBoC nel mercato, la riconversione delle banche centrali verso un atteggiamento ultra accomodante  ed i buy back USA.

A marzo la Banca Centrale cinese, per evitare che il sistema delle shadow bank possa entrare ulteriormente in crisi, ha immesso ulteriore liquidità pari a 2.86 triliardi di yuan dopo l’immissione straordinaria di inizio anno. L’impulso monetario delle banche centrali continua di fatto a sostenere oltremodo i mercati azionari.

In Europa gli indici si sono allineati all’andamento globale evitando di entrare in correzione.  Per il Dax il punto sotto il quale sono presenti eventuali ordini di vendita (prese di profitto) si colloca ora in area 11850, 3415 per l’Eurostoxx 50, 21500 per il FTSE MIB.

Sul mercato forex l’euro ha evitato di cedere quota 1.12 contro dollaro. Il range di brevissimo rimane collocato sempre tra 1,1370 – 1,1180 eur usd, mentre il punto intermedio si colloca per oggi e domani  in area 1.1250.

In settimana a partire da martedì avremo la lettura in Germania dell’indice ZEW sulla fiducia degli investitori e delle imprese, a seguire (giovedì) la lettura degli indici PMI relativi al comparto manifatturiero attesi  in debole recupero a 45,20 da 44,1. Il dato più significativo negli USA, per la settimana, verrà  pubblicato sulle vendite al dettaglio (giovedì); l’attesa è per un progresso pari allo 0,9% sul mese precedente, a seguire avremo i numeri sull’indice di produzione di Philadelphia.

In Italia nonostante tutte le polemiche, il 10 anni ritorna a scendere verso quota 2.50. La violazione di questo valore al ribasso darebbe nuovo impulso agli acquisti di BTP, nonostante tutte le discussioni aperte sul DEF e sulle tensioni governative. Ciò non significa che la situazione sia meno critica di quanto non si commenti, significa semplicemente che la presenza della BCE continua a rappresentare per i mercati un valido motivo per non aggredire la debolezza italiana.

Nella sostanza non attendiamo situazioni di particolare volatilità.

 

WB ANALYTICS: DOW JONES INDUSTRIAL VS. DOW JONES TRANSPORTATION

WB ANALYTICS: DOW JONES INDUSTRIAL  VS. DOW JONES TRANSPORTATION (BLU)

 

WB ENTERPRISE RISK MANAGEMENT : EUR USD TREND

WB ENTERPRISE RISK MANAGEMENT : EUR USD TREND

Ci sono tre dati che spiccano nella lettura del calendario economico odierno. Tra tutti a nostro giudizio merita particolare attenzione quello relativo alla fiducia dei consumatori elaborato dall’Università del Michigan.

    United States Consumer SentimentWB ANALYTICS: CONSUMER CONFIDENCE UNIVERSITA’ MICHIGAN

Il dato è importante in quanto il grado di correlazione con l’andamento del NYSE ed in particolare l’indice S&P 500 è estremamente elevato. La caduta della fiducia registrata nell’autunno dello scorso anno è stato il trigger per l’avvio della correzione dei mercati azionari USA. Allo stesso modo il recupero d’inizio anno  ha anticipato lo sviluppo della reazione dei mercati azionari.  Qualora il dato dovesse risultare negativo oltre le attese sotto riportate, potremmo avere l’avvio di un segnale correttivo per le borse. L’eventuale segnale rientrerebbe nello schema operativo che abbiamo delineato all’interno del nostro Outlook mensile WB PERSPECTIVES (chiedete un copia  del report)

 

 

DATI MACRO – Attesa per la produzione industriale di febbraio nella zona euro: atteso un calo dello 0,6% su mese e dell’1% su anno, dopo +1,4% congiunturale e -1,1% tendenziale a gennaio. Recentemente i dati macro di alcuni Stati membri hanno alimentato i timori di un rallentamento dell’economia nell’area, in particolare la produzione industriale della Germania, il cui governo ha dimezzato le stime di crescita 2019 a 0,5% da 1% secondo Der Spiegel.

Negli Usa viene diffusa la stima sulla fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan in aprile, dopo recenti dati di segno diverso; il consensus è a 98 da 98,4 del mese precedente.

La Cina diffonde il dato sulla bilancia commerciale di marzo, di particolare interesse in una fase in cui l’attenzione sul commercio mondiale è alta; l’attesa  pari a 7,05 miliardi di dollari da 4,08 miliardi di febbraio è stata ampiamente superata da una crescita equivalente a 14.2 miliardi di dollari.

United States Consumer Sentiment

WB ANALYTICS: CONSUMER CONFIDENCE UNIVERSITA’ MICHIGAN VS DOW JONES IND

I dati economici degli Stati Uniti in arrivo hanno mostrato una solida produzione ISM dopo la debolezza degli anni precedenti, mentre gli ordini durevoli erano attesi. Pertanto, sembra che gli investimenti delle attrezzature aziendali statunitensi potrebbero continuare a contribuire positivamente alla crescita nel 2019. 

Il dato positivo sulla bilancia commerciale cinese si accompagna alla ripresa del PMI. I recenti dati provenienti dalla Cina mettono in evidenza un processo di stabilizzazione economica: il PMI manifatturiero cinese ufficiale è salito da 1,3 punti a 50,5 a marzo, molto più alto del consenso per 49,6 e ritorno in territorio espansivo dopo tre mesi di contrazione.

La stabilizzazione in Cina sarebbe una buona notizia per la Germania, dove gli ordini delle fabbriche continuano a precipitare: i dati PMI confermano che il settore manifatturiero rimane il principale ostacolo all’attività complessiva, soprattutto in Germania e il PMI del settore euro ha registrato la lettura più alta da novembre. Nel Regno Unito, la vicenda Brexit continua ma il non-accordo è (quasi) escluso, mentre sono molto probabili lunghe elezioni e elezioni anticipate.

per ritornare sui mercati ed i dati del pomeriggio, i nostri algoritmi di breve termine segnalano già una perdita di momentum dfel mercato azionario a ridosso della proiezione dei massimi storici dell’indice S&P 500. 2870 costituisce il trigger per l’apertura di una fase correttiva.

WB ANALYTICS: S&P 500 ADVANCE CYCLE INDICATOR

WB ANALYTICS: S&P 500 ADVANCE CYCLE INDICATOR

Ieri l’Office of the United States Trade Representative (USTR), ha proposto ufficialmente l’applicazione di tariffe verso prodotti Made in UE che godono di sussidi ed aiuti di stato.  Le  nuove tariffe doganali sarebbero applicate come contromisure in risposta agli effetti causati all’industria statunitense da tali sussidi.

I riflettori dell’USTR si sono accesi verso l’industria aereo spaziale europea a partire da Airbus.  Secondo l’agenzia, i sussidi riconosciuti dai partners governativi di Airbus avrebbero causato danni all’industria USA per 11 miliardi di dollari negli ultimi 14 anni.

L’agenzia si riserva di portare un elenco di prodotti all’esame del WTO da sottoporre  per un eventuale arbitrato entro l’estate.

In altri termini inizia formalmente un percorso che potrebbe presto portare gli USA a scontrarsi con lUE proprio a ridosso della campagna elettorale  di maggio in Europa.

Come nella disputa con la Cina il confronto potrebbe produrre effetti sui mercati, da quello azionario a quello valutario.

La PBoC ha risposto alle pressioni dell’Amministrazione USA con un’immediata svalutazione dello yuan renminbi verso il dollaro. Come abbiamo scritto nei nostri rapporti per le aziende che seguono il nostro servizio di Enterpriese Risk management, tale processo segue in parallelo il percorso delle trattative diplomatiche modellando, con un elevato grado di correlazione, gli sviluppi del framework negoziale.  Da inizio anno l’Amministrazione ha voluto trasmettere ai mercati che la strada verso un accordo fosse alla portata di mano. Lo scorso venerdì il Presidente Trump ha dichiarato che entro le prossime settimane si giungerà ad un grande deal. La PBoC ha risposto a questi passaggi rivalutando, da gennaio, parzialmente lo yuan sul dollaro e di conseguenza sull’euro.  In questo momento i corsi stazionano sopra 6.70 usd cny in attesa che le promesse di Trump si traducano in azioni concrete. La discesa del cambio usd cny sotto 6.70 anticiperebbe gli  annunci ufficiali.

Ci chiediamo, nel caso di una guerra commerciale con l’Unione Europea, come reagirà la BCE.

L’eur usd quota da settimane all’interno di un range piuttosto contenuto compreso tra 1.15 ed 1.12. Nell’ultimo periodo il cambio ha perso momentum dando la sensazione di essere vicino al breakout della base che sostiene i corsi. Nel nostro rapporto di scenario per l’implementazione di strategie di Risk Management  abbiamo tracciato da tempo i target dell’attuale ciclo di fluttuazione del rapporto eur usd. Il prossimo trigger operativo coincide proprio con il breakout di 1.1190 eur usd.

 

WB ENTERPRISE RISK MANAGEMENT RISKOO: USD CNY TRADE WAR

WB ENTERPRISE RISK MANAGEMENT RISKOO: USD CNY TRADE WAR

 

WB ENTERPRISE RISK MANAGEMENT RISKOO: EUR CNY TRADE WAR

WB ENTERPRISE RISK MANAGEMENT RISKOO: EUR CNY TRADE WAR

Ieri in più momenti l’eur usd ha cercato di violare senza riuscire a confermarlo in chiusura di giornata quota 1,12. Gli algoritmi proprietari, su cui basiamo la nostra ricerca, segnano nel frattempo per il 12° mese consecutivo, ovvero da aprile dello scorso anno, un segnale negativo per l’euro.  Su queste basi siamo riusciti ad ottimizzare in modo proattivo la pianificazione dei rischi sul lato import,  catturando tutte le opportunità per quello export.

Al momento vi sono diversi fattori che influenzano le negoziazioni sul cambio: negoziati commerciali, Brexit, divergenze monetarie tra i diversi blocchi valutari.

Questa mattina lo yen risulta  in calo sulla scia dei nuovi progressi nei colloqui commerciali tra Usa e Cina. Attorno alle 7,45, il cambio euro/dollaro vale 1,1223, in rialzo dello 0,17%, dopo aver chiuso a 1,1202. Alla stessa ora dollaro/yen a 111,38, in rialzo di 0,06% dopo una chiusura a 111,31 e il cross euro/yen scambia in rialzo di 0,23% a 125,00 (chiusura a 124,71). Sull’eur usd incombono i dati attesi venerdì sull’occupazione USA per il mese di marzo. E’ probabile che il cambio si presenti nella parte bassa del range alla lettura delle 14.30; l’attesa  si posiziona su 170 k nuove assunzioni per il settore non agricolo. L’eur gbp ritorna a perdere terreno sulla scia di un ‘apertura da parte di gruppo di parlamentari inglesi verso un nuova risoluzione che possa consentire al Cancelliere May di chiedere un altra dilazione dei tempi per il deal.

COMMERCIO USA-CINA – Stati uniti e Cina si aspettano di fare altri progressi questa settimana nei colloqui sul commercio, come riferito dal consigliere economico della Casa Bianca Larry Kudlow pur ammettendo che ci sono ancora alcune questioni da risolvere. Il rappresentante Usa per il commercio Robert Lighthizer e il segretario del Tesoro Steven Mnuchin dovrebbero riprendere i negoziati con il vice premier cinese Liu He in giornata.

BREXIT – Al termine di una riunione di gabinetto durata sette ore, Theresa May ha detto che cercherà di ottenere un altro breve rinvio per l’addio di Londra dall’Ue — attualmente fissato per il 12 aprile — per trovare un’intesa con il leader del partito laburista Corbyn, in un ultimo tentativo di superare l’impasse che ha irritato molti esponenti del suo partito. Corbyn ha risposto di essere “molto felice” di incontrare May. Ieri il banchiere centrale Villeroy de Galhau ha detto che i mercati non hanno ancora pienamente prezzato il rischio di un’uscita ‘no deal’.

PMI SERVIZI ITALIA E ZONA EURO – Dopo il nuovo minimo da maggio 2013 segnato lunedì dal Pmi manifattura italiano, verranno diffusi in mattinata i dati del settore servizi delle principali economie della zona euro, Italia compresa, e dell’intero blocco. La lettura italiana di marzo dovrebbe mostrare un nuovo lieve rialzo a 50,8 da 50,4 del mese precedente. L’analogo indice per la zona euro, stando alle attese, dovrebbe invece confermare la stima ‘flash’ a 52,7, leggermente al di sotto del 52,8 finale di febbraio.

PMI SERVIZI CINA – Dopo il dato positivo del Pmi manifattura, l’analogo indice relativo ai servizi ha mostrato a marzo una crescita al massimo di 14 mesi in quello che potrebbe essere letto come un segnale che le politiche di stimolo del governo stanno funzionando. L’indice Pmi servizi elaborato da Caixin/Markit è salito a 54,4, massimo da gennaio 2018 e in rialzo da 51,1 di febbraio, minimo di quattro mesi.

PMI SERVIZI GIAPPONE – L’indice Pmi servizi elaborato da Markit/Nikkei è cresciuto a marzo a un ritmo più lento rispetto al mese precedente, attestandosi a 52,0 da 52,3 del mese precedente.

GREGGIO – Quarto giorno di rialzo per i prezzi del greggio sostenuti dai tagli alla produzione dell’Opec e dalle sanzioni Usa. Attorno alle 7,30 i derivati sul Brent scambiano in rialzo di 37 cent a 69,74 dollari il barile, quelli sul greggio Usa di 26 cent a 62,84 dollari.

 

 

WB ENTERPRISE RISK MANAGEMENT: EUR USD ADVANCE CYCLE LOG

WB ENTERPRISE RISK MANAGEMENT: EUR USD ADVANCE CYCLE LOG

BREXIT – I parlamentari britannici non hanno raggiunto la maggioranza su nessuno dei quattro piani alternativi all’accordo di divorzio della premier Theresa May, che potrebbe tornare ad essere votato in settimana. Se nulla cambia, Londra lascerà l’Ue senza un accordo il 12 aprile. A Bruxelles il negoziatore dell’Ue Michel Barnier partecipa a un dibattito sulla Brexit, Francois Villeroy de Galhau. consigliere della BCE, ha dichiarato che la BC ha già effettuato i preparativi per l’hard Brexit.

La’eur gbp continua nel frattempo ad oscillare nel consueto range esprimendo un’elevato grado di volatilità intraday.

Si percepisce comunque il desiderio da parte dei negoziatori UE che il Parlamento inglese trovi forti argomenti per giustificare la richiesta di un prolungamento delle trattative. Per argomenti forti pensiamo all’opzione di un secondo referendum in alternativa all’attuale accordo già proposto dall’UE.

La permanenza del cambio sotto area 0,87 eur gbp  fa pensare che il mercato stia scontando ipotesi che escludano l’hard Brexit. Ieri prima dell’ennesimo voto le negoziazioni avevano fissato un minimo proprio sulla base del range che abbiamo messo a fuoco 0,8530 per chiudere a 0,8574.

Anche per oggi confermiamo l’area 0,867 – 0,8530.

Diversamente dal mercato Forex quello azionario rimane ancora impermeabile ai riflessi sul negoziato: l’indice FTSE 100 ha marginalmente perso in chiusura semplicemente per ragioni tecniche intraday. Riteniamo che l’indice confermerà la tendenza positiva dirigendo verso area 7450/7500 nel breve termine.

BCE – Atteso l’intervento del capo economista Peter Praet a Francoforte, all’indomani dei dati poco rosei del Pmi manifatturiero della zona euro che hanno confermato i timori per l’economia. I tassi impliciti iniziano a contemplare l’ipotesi di nuove misure espansive da parte della Bce per fine anno, con una chance pari al 10% di un ritocco all’ingiù di 10 centesimi nel mese di dicembre.

FED – Atteso a Toronto l’intervento del presidente della Fed Dallas Robert Kaplan, dopo i dati Usa che mostrano da una parte un calo congiunturale delle vendite al dettaglio a febbraio oltre le attese, dall’altra un rimbalzo dell’attività manifatturiera a marzo e un forte incremento della spesa per costruzioni a febbraio. La settimana scorsa Kaplan aveva detto di voler aspettare nuovi dati macro per decidere se la Fed debba fare aggiustamenti alla sua attuale politica.

WB ENTERPRISE RISK MANAGEMENT: EUR GBP

WB ENTERPRISE RISK MANAGEMENT: EUR GBP

Parlare di cambi in questo momento, alla vigilia del Brexit day del 12 aprile e soprattutto in piena campagna elettorale per le Europee è per me di grande stimolo, soprattutto di fronte ad una platea professionale che tutti i giorni si confronta con i mercati globali. FederManager  Friuli Venezia Giulia e Tecnest mi hanno invitato giovedì 11 aprile a tenere una conferenza sugli scenari che ci attendono guardando alle opportunità ma anche ai rischi sottostanti. Sarà l’occasione per conoscerci a scambiare esperienze ed idee. Wlademir Biasia 

Per iscriversi basta digitare con un click l’invito.

FEDERMANAGER

MARKET MOVER 1 APRILE 2019 PMI EUROZONA

 

PMI MARKIT

EFFETTIVO
MARZO

ATTESA

PRECEDENTE
FEBBRAIO

 EURZONA INDICE PMI MANIFATTURIERO

47,5

47,6

47,6

 GERMANIA INDICE DEI DIRETTORI DEGLI ACQUISTI DEL SETTORE MANIFATTURIERO

44,1

44,7

44,7

FRANCIA INDICE PMI MANIFATTURIERO FRANCESI

49,7

49,8

49,8

ITALIA INDICE DEI DIRETTORI DEGLI ACQUISTI DEL SETTORE MANIFATTURIERO ITALIANO

47,4

47,6

47,7

I dati PMI aprono la settimana mettendo in evidenza segnali inferiori alle attese nelle tre aree più significative dell’Eurozona.

Le borse aprono in positivo, nonostante i richiami dello scorso fine settimana sul rallentamento in corso della crescita. La Cina chiude in positivo dopo i dati PMI leggermente sopra le attese, soprattutto sopra quota 50.

E’ molto probabile che i mercati guarderanno le aperture di WS per confermare l’attuale direzione positiva: l’S&P 500  dovrebbe contenere gli scambi tra 2840 e 2785 con un livello intermedio di sostegno a 2820.

Questa settimana ci concentreremo su tre temi: Brexit, occupazione USA e verifica dell’eur usd su area 1.12.

BREXIT – Si apre una nuova settimana all’insegna dell’incertezza per la Brexit. In giornata il Parlamento britannico voterà su diverse opzioni legate all’addio del Regno Unito al blocco e successivamente — già domani — May potrebbe cercare di chiedere per la quarta volta al Parlamento di votare il suo accordo. Nell’intervista tv di ieri, Juncker ha detto che l’Ue ha avuto molta pazienza con Londra sulla Brexit ma che ora si sta esaurendo. Venerdì l’accordo raggiunto da May con Bruxelles è stato bocciato per la terza volta aprendo la strada a un’uscita non regolata di Londra dal blocco il 12 aprile a meno che il Regno Unito non presenti un’alternativa e chieda un nuovo rinvio. L’eur contro sterlina continua nel frattempo a muoversi al di sotto di area .8680 in un clima estremamente confuso.  Rimane tuttavia importante a nostro avviso che i valori non violino al rialzo, soprattutto in chiusura a rea 0.8630. Al ribasso chiusure sotto .8530 costituiscono un pre segnale di prosecuzione al ribasso.

OCCUPAZIONE USA – Sono attesi nuovi occupati per il settore non agricolo 170 k. Il dato in decisa ripresa dopo lo shock rilevato agli inizi di febbraio, costituisce un banco di prova sul percorso di crescita degli USA.

EUR USD – Il cambio continua ad oscillare sopra 1,12 dove da settimane collochiamo il principale sostegno tecnico su cui a nostro avviso si concentrano gli investitori. I nostri segnali rimangono ancora prevalentemente orientati alla debolezza.

COMMERCIO USA-CINA – Al termine dei colloqui commerciali che si sono conclusi venerdì a Pechino, Cina e Stati uniti hanno detto di aver compiuto passi in avanti in un clima definito da Washington “schietto e costruttivo”. Trump ha detto che i colloqui sono andati molto bene ma ha anche avvertito che non accetterà null’altro che un “grande accordo”. Ieri, il Consiglio di Stato cinese ha detto che Pechino continuerà a tenere in sospeso dazi aggiuntivi su veicoli Usa e sulla componentistica dopo la giornata odierna, in un segnale di apertura dopo la decisione americana di rinviare un rialzo dei dazi sui beni cinesi.

La notizia che in queste ore colpisce maggiormente l’attenzione degli investitori riguarda la discesa in territorio negativo dei rendimenti su carta obbligazionaria per 10 triliardi di dollari a livello globale.  In parallelo la parte lunga della curva USA è scesa sotto quella breve invertendo di fatto l’inclinazione della stessa sul tratto lungo. E’il segnale che anticipa l’arrivo di una recessione.

In Europa siamo di fatto già percorrendo da mesi una fase di rallentamento che sta spingendo velocemente le economie all’interno di un ambiente recessivo.

Le borse non hanno assorbito al momento alcun segnale particolarmente allarmante su questo fronte. Gli indici continuano a rimanere molto vicini ai massimi di periodo. Ci chiediamo se si tratta di una movimento inerziale, susseguente alla spinta di inizio anno o se invece il motore dei rialzi continui a trovare ulteriore carburante per la crescita. L’attesa per un nuovo giro di giostra con il QE sta aumentando nelle ipotesi considerate dagli investitori, quindi non si procede alla rotazione del portafoglio per la presenza di rumors che mettono in evidenza l’arrivo del carburante.
Ma i trigger sono pronti a scattare nell’eventualità in cui qualche notizia non scontata che possa deteriorare l’equilibrio in atto. C’è più nervosismo di quanto non trapeli in superficie.

In merito all’Italia  l’agenzia di rating S&P ha tagliato le stime di crescita allo 0,1% per l’anno in corso dal +0,7% di dicembre, riportano i giornali. Nei giorni scorsi Confindustria ha ridotto a zero la previsione di crescita per il 2019 dal precedente 0,9%, a fronte dell’obiettivo ufficiale del governo di un Pil all’1%. E’ bene leggere queste informazioni inserendole in un contesto in cui tutta l’Eurozona evidenzia un rallentamento più o meno in accelerazione a causa del rallentamento dell’export globale e dei volumi fisici di merci scambiate.

 

 

Se da un lato si cerca una vana consolazione  sui segnali correlati del rallentamento economico nell’UEM non si deve sottostimare il fatto che l’Italia da quando ha aderito al progetto dell’euromoneta, non riesce più ad esprimere tassi di crescita apprezzabili. In pratica secondo un grafico pubblicato dal Fondo Monetario la produttività  domestica risulta strutturalmente inferiore a quella dei partner diretti. Ovviamente l’impatto sul Prodotto Interno lordo domestico risulta determinante nella definizione di una crescita stabilmente piatta.

BREXIT – Il Parlamento britannico oggi torna a votare l’accordo di divorzio dall’Ue, ma solo la parte sull’uscita e non quella sulla cornice per le future relazioni con il blocco. Resta incerto quando, come e persino se Londra lascerà l’Unione. Il presidente della Bce Mario Draghi ha detto che i mercati sottovalutano il rischio di una Brexit “no-deal” parlando con i leader europei al summit della settimana scorsa, secondo un’esclusiva Reuters pubblicata ieri.