I MARKET MOVER DI OGGI

USA/CINA – Il presidente Donald Trump ha respinto i timori del protrarsi di una guerra commerciale con Pechino — che ha avvertito che bollarla come una manipolatrice dei tassi potrebbe avere pesanti conseguenze per l’ordine finanziario globale — twittando che “enormi quantità di denaro dalla Cina e da altre parti del mondo” si stanno riversando sull’economia Usa.

 

BANCA GIAPPONE – Nell’ultimo consiglio di politica monetaria alcuni esponenti hanno messo in guardia dai rischi per le prospettive economiche e hanno chiesto di discutere di come incrementare lo stimolo, secondo i verbali della riunione. Al termine del meeting della fine del mese scorso l’istituto centrale ha lasciato i tassi invariati ma si è detto pronto a intervenire senza esitazioni nel caso in cui il rallentamento dell’economia globale dovesse mettere a rischio la ripresa del Paese.

 

FOREX – Lo yuan perde terreno per l’escalation delle tensioni tra Usa e Cina, anche se le azioni di sostegno delle banche controllate dallo Stato rallentano il calo. Il cross euro/dollaro è a 1,1203 in rialzo dello 0,04%, l’euro/yen scambia a 119,01 a -0,18%, il dollaro scambia a 106,21 yen in calo dello 0,22%.

 

TREASURIES – Il tasso del benchmark decennale sui mercati asiatici è sceso a 1,66%, minimo da ottobre 2016, dopo la chiusura Usa ieri a 1,74%.

 

GREGGIO – Prezzi poco mossi, con il benchmark Brent che ha toccato i minimi da sette mesi a causa dei rinnovati timori di un calo nella domanda mondiale legato alle tensioni tra Washington e Pechino. Intorno alle 8 i futures sul Brent salgono dello 0,07% a 58,98 dollari il barile, i futures Nymex dello 0,04% a 53,65 dollari.

 

GOVERNO – Non dovrebbe riservare colpi di scena la votazione odierna in Senato delle mozioni di M5s e Pd sulla Tav. Da Palazzo Chigi, tuttavia, si precisa che la votazione odierna non rappresenta un giudizio sull’operato del premier, ricordando che l’esecutivo non ha potuto rivedere il progetto per via degli accordi bilaterali già sottoscritti. In un’intervista al Corriere della Sera il ministro pentastellato alle Infrastrutture Danilo Toninelli dice “non ho mai pensato e parlato di poltrone”, dopo che il vicepremier Matteo Salvini ha chiesto la sua testa.

Incontrate ieri nuovamente le parti sociali in vista della legge di Bilancio 2020, Salvini ha detto che è impensabile fare una manovra a costo zero e che il deficit non potrà essere inferiore al 2% del Pil. Il leader della Lega è tornato a chiedere a Bruxelles maggiore flessibilità sui vincoli di bilancio aggiungendo di stare “lavorando all’eliminazione della Tasi che ‘cuba’ circa 1 miliardo”.

 

CASSAZIONE SU LEGA – Prescritti l’ex segretario Umberto Bossi e l’ex tesoriere Francesco Belsito, condannati in primo e secondo grado per truffa in relazione ai rimborsi elettorali. Resta la confisca dei 49 milioni di euro che la Lega sta pagando “a rate”.

 

BTP – Al termine di una seduta interamente in territorio positivo e dai volumi sottili, lo spread Btp-Bund si è attestato a 205 punti base mentre il tasso del decennale di riferimento a 1,52%. In mattinata, sul primario si attivano la Germania, che offre Bobl con scadenza ottobre 2024 e cedola zero per 4 miliardi di euro, e la Grecia con un’offerta di 625 milioni in titoli di Stato a 13 settimane. Ieri sera il Tesoro ha annunciato che offrirà 6,5 miliardi nell’asta del Bot 12 mesi di venerdì prossimo.

 

DATI BANKITALIA – In arrivo da Via Nazionale i dati sul debito Target2 di luglio che andranno confrontati con quelli di giugno, quando le passività del Paese sul sistema di pagamento della zona euro si erano attestate a 447,582 miliardi, minimo da aprile 2018, in calo dai 486,496 miliardi di maggio, record da novembre.

 

NUOVA ZELANDA – La banca centrale neozelandese ha sorpreso i mercati tagliando i tassi di interesse di 50 punti base, oltre le attese, dando l’impressione di voler proseguire con la politica di allentamento di fronte ai crescenti rischi per l’economia.

 

DATI GERMANIA – La produzione industriale di giugno mostra una flessione mensile di 1,5%, oltre tre volte superiore rispetto alla battuta d’arresto di 0,4% indicata dalla mediana delle attese raccolte da Reuters.

 

DATI MACROECONOMICI

ITALIA

Anfia-Unrae, rapporto veicoli commerciali luglio.

 

FRANCIA

Partite correnti giugno (8,45).

Bilancia commerciale giugno (8,45).

 

PORTOGALLO

Attesa fino al 12 agosto tasso disoccupazione trim2 (12,00).

 

USA

Scorte settimanali prodotti petroliferi Eia (16,30).

Crediti al consumo giugno (21,00) – attesa 16 miliardi.

 

ASTE DI TITOLI DI STATO

EUROPA

Germania, Tesoro offre 4 miliardi Bobl 18/10/2024, cedola zero.

Grecia, Tesoro offre 625 milioni titoli Stato 13 settimane 8/11/2019.

 

USA

Washington, Tesoro offre 27 miliardi dollari titoli Stato 10 anni 15/8/2019.

 

BANCHE CENTRALI

ITALIA

Banca d’Italia pubblica dati su posizione banche italiane con Bce e debito Target2 Italia a fine luglio.

 

EUROPA

Zona Euro, riunione Consiglio Bce a Francoforte; no decisione tassi; Bce pubblica anticipazioni bollettino economico (10,00).

 

USA

Chicago, intervento presidente Fed Chicago Evans (15,30).

 

APPUNTAMENTI

ITALIA

Lazio, Matteo Salvini a Sabaudia e Anzio.

Roma, Senato vota mozioni su Tav.

GUERRA VALUTARIA - CURRENCY WAR

QUANTO  E’ ELEVATO IL RISCHIO CHE SI APRA UNA GUERRA VALUTARIA NEL MONDO?

La Cina, pur negando le evidenze, ha consentito che il rapporto di cambio usd cny varcasse quota 7  armando i mercati e probabilmente alzando il livello di condizione di prontezza difensiva di molte banche centrali (defense readiness condition) al II° grado della scala di rischio, esattamente come avevamo anticipato nei nostri market mover di inizio maggio.

L’evento ha riacceso, sulla scena mediatica,  la discussione sul rischio che gli Usa possano dare seguito alla svalutazione competitiva indebolendo il dollaro.

Agli inizi della mia esperienza professionale ho assistito alla svalutazione del biglietto verde dopo gli accordi del Plaza del 1985. L’allora G5 (Stati Uniti, Inghilterra, Giappone,  Germania e Francia) raggiunse al Plaza un accordo per intervenire e svalutare la divisa americana.  L’accordo seguiva un periodo di almeno 7 anni di rafforzamento del dollaro nell’ordine del 60% ponderato sulle altre divise.  L’apprezzamento del tasso di cambio fu la conseguenza diretta della linea di policy monetaria (disinflation) voluta da Paul Volcker allora Governatore della Fed.  Successivamente il G5 ritornò a riunirsi al Louvre (febbraio 1987) per disinnescare la debolezza del dollaro. Si stima che le banche centrali impiegarono in quell’operazione un controvalore di 10 miliardi di dollari.

Vi furono in seguito altri interventi concertati dalle banche centrali per sostenere il dollaro dopo le grandi svalutazioni in Europa della lira e soprattutto della sterlina nel 1992.

Da allora il Dollar Index si apprezzò da un min di 78 al max di 120 nel 2002, fissando un nuovo minimo nel 2008 a 70, livello dal quale oggi leggiamo un nuovo ciclo espansivo del paniere e che sta spingendo il Presidente Trump a tweet-tare giorno dopo giorno denunciando l’eccessiva forza del dollaro.

La denuncia evoca una possibile riedizione degli accordi del Plaza. E’ bene tuttavia sottolineare che, a differenza di allora, la linea politica seguita dai partner e dalla Cina è orientata allo sviluppo del commercio estero. Il modello di crescita di tutti i paesi che oggi beneficiano della debolezza della propria divisa è basata su un’architettura export oriented. Per indebolire una divisa è inotre necessario impostare (a) una linea di policy monetaria accomodante, (b) una linea fiscale restrittiva con (c) riflessi penalizzanti sui consumi domestici.

Al momento, negli Stati Uniti, abbiamo avuto un primo (minuscolo) taglio dei tassi, mentre la politica fiscale rimane altamente stimolativa (Trump ha promesso ulteriori stimoli in caso di rielezione), i consumi interni, che contribuiscono per 2/3  alla crescita del GDP, risultano al momento in crescita.

Al contrario, nelle aree che detengono al momento divise deboli, le tre leve indicate risultano speculari alle condizioni rilevate negli USA.

Difficile quindi che si possa aprire un cantiere diplomatico che possa portarci ad una riedizione del Plaza.

Ciò spinge la Casa Bianca ad incalzare il Board della Fed a tagliare i tassi per diminuire il carry sulle operazioni speculative a favore del dollaro. Abbiamo già affrontato questo tema in precedenza. L’attuale incidente, volutamente provocato sui mercati azionari, spinge la Riserva Federale ad intervenire in tal senso.

Il dollaro rimarrà ancora al centro delle attenzioni di Trump, tuttavia non credo che sia negli interessi degli USA avere un cambio svalutato. Le ragioni sono riconducibili al lavoro di recupero di una centralità nello scacchiere  geopolitico, nonché nella necessità  mantenere elevati i flussi di capitale che convergono verso il mercato dei bond governativi USA.

In un momento in cui Cina Russia ed India, uniti ad altre aree di peso intermedio,  vogliono assumere anche in campo valutario un ruolo da comprimario (vedi alternative al sistema Swift ed il rilancio di banche sovranazionali nell’area del Pacifico),  gli Stati Uniti hanno il bisogno di salvaguardare la centralità del dollaro sia negli scambi internazionali che nelle quotazioni delle materie prime.

Ciò non significa che la linea di Trump sia intellegibile ad occhio nudo. I ripetuti attacchi su livelli tecnici presenti sui mercati costituiscono da un lato verifiche e collaudi sulla tenuta del dollaro, dall’altro l’estenuante braccio di forza tra le varie banche centrali che, pur giocando su un piano politico e mediatico, con discrezione manovrano le leve monetarie su linee di interesse specifiche.

Al momento il segnale più forte che possa far alzare il livello di allerta a defcon 1 è nelle opzioni del Presidente Trump: la richiesta al Congresso di sottoporre ad una questione di Sicurezza Nazionale il comportamento del dollaro. Questa opzione gli consentirebbe di manovrare direttamente le sue sorti costringendo la Fed a usare i propri strumenti per vendere dollari.

Per consultare le nostre strategie di protezione dei flussi in divisa relativi ai piani di Enterprise Risk Management e pianificare con il nostro team i livelli di trigger per la loro implementazione inviare una richiesta al seguente link

 

DOLLAR INDEX

DOLLAR INDEX

LA FED TAGLI I TASSI E DELUDE I MERCATI, DONALD TRUMP, MA NON IL DOLLARO

Onestamente non poteva fare di più la Fed ieri alla riunione del Fomc.

Un taglio di 50 bp l’avrebbe esposta a critiche infinite sulla perdita di indipendenza per eccesso di compiacimento alle richieste della Casa Bianca. Inoltre si sarebbe esposta alle pressioni- ricatto dei mercati.  Infine avrebbe speso troppa credibilità.

Invece così ha salvato un po la faccia assecondando solo in parte le pressioni politiche, soddisfacendo l’attesa prevalentemente concentrata su un taglio di 25 bp, ma soprattutto ha conservato ulteriori cartucce da mettere in canna nel caso in cui i mercati dovessero girarsi nuovamente in negativo.

Il dollaro ha capitalizzato in pieno la decisione violando contro euro la soglia 1,11 avvicinando il primo dei due target annunciati  lo scorso anno nel nostro l’Outlook 2019 a 1,10.

E’ così che abbiamo commentato questa mattina a LE FONTI TV con Emanuela Donghi  gli esiti del grande round di banche centrali che si conclude oggi con la Bank of England.

Jerome Powell a margine della conferenza stampa ha dichiarato che il taglio dei tassi costituisce un aggiustamento di mid term del ciclo, facendo passare l’idea  che si tratti di un taglio tattico e non strategico. In realtà il rallentamento del settore manifatturiero presente anche negli USA potrebbe spingere la Fed a tagliare ulteriormente i tassi in futuro. La curva delle probabilità rilevata dopo la decisione stima il 56% di possibilità che a settembre il Board possa ancora tagliare di altri 25 bp.

Il dollaro si è rafforzato avvicinando area 1,10 eur usd. Su questo movimento la Casa Bianca potrebbe decidere di inasprire ulteriormente le trattative diplomatiche per il riequilibrio della bilancia commerciale con Cina e soprattutto Europa.  Il grande gioco delle banche centrali continua,  si sposta ora al meeting di settembre della BCE. Sarà l’ultima occasione per Mario Draghi per prendere decisioni rilevanti. Vorrà lasciare il segno replicando al mai sopito whatever it takes? Se, come pensiamo, darà seguito alle linee già tracciate innescherà un inevitabile showdown riflessivo sulle dinamiche monetarie.

Ritornando all’attualità, i mercati azionari hanno accolto la notizia del taglio con inevitabile delusione. Stiamo scendendo verso la soglia 2950 di S&P 500 dove abbiamo collocato un primo livello di alert per la volatilità. Per essere precisi ieri durante la conferenza stampa l’indice S&P ha sfiorato tale livello, per chiudere ad un più equo 2980. Nelle prossime ore avremo la verifica sulla tenuta effettiva della soglia. L’esito positivo riporterà denaro sui mercati dando seguito all’opzione positiva delineata nell’ultimo aggiornamento di WB Perspectives a cui abbiamo vincolato proprio la tenuta della soglia indicata dopo la decisione della Fed.

Sul mercato delle commodity, la decisione di J.P. ha  attivato prese di beneficio sull’oro: ci aspettiamo flessioni verso area 1370 usd/oz.

In attesa che il quadro delinei le proprie linee tattiche in risposta alla Federal Reserve, suggeriamo comunque  di seguire i livelli di allerta fissati nel report. (per avere WB Perspectives)

 

WB ANALYTICS: EUR USD 4H

WB ANALYTICS: EUR USD 4H

 

WB ANALYTICS: S&P 500

WB ANALYTICS: S&P 500

BCE DECISIONE TASSI

Il Consiglio della BCE attende settembre, oggi lascia invariati i tassi: il tasso principale resta allo 0%, quello sui prestiti marginali allo 0,25% e quello sui depositi a -0,40%.

“i tassi di interesse di riferimento della Bce si mantengano su livelli pari a quelli attuali o inferiori almeno fino alla a tutta la prima metà del 2020 e in ogni caso finché sarà necessario per assicurare che l’inflazione continui stabilmente a convergere su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio termine”.

In conferenza stampa Mario Draghi sostiene la necessità  “di una politica monetaria altamente accomodante a lungo dato che i tassi di inflazione restano sotto l’obiettivo di lungo periodo”.

La prospettiva della politica monetaria,  Forward Guidance, viene modificata aprendo ad un potenziale riduzione dei tassi ed a misure stimolative di natura quantitativa. La Banca centrale europea torna ad aprire alle ipotesi di nuove e più aggressive misure di stimolo monetario, tra cui un ‘tiering’ del tasso sui depositi ed appunto un nuovo programma di acquisti ‘quantitative easing’, secondo le attese anticipate nei nostri precedenti post.

Draghi ha avvertito che “i rischi nelle prospettive di crescita dell’area dell’euro rimangono inclinati al ribasso”; nella sua conferenza stampa, ha sottolineato ancora una volta il modo in cui i responsabili delle politiche fiscali devono agire, dato il peggioramento delle prospettive economiche.

I mercati reagiscono con ricoperture sull’euro da un minimo a 1,1105 contro dollaro sino all’attuale 1.1170.

 

WB ANALYTICS: EUR USD H

WB ANALYTICS: EUR USD H ECB DECISON

 

In parte minoritaria del mercato attendeva già nell’odierna sessione  del Consiglio una riduzione sui depositi. Pertanto visto che il quadro informativo risultava di per se già scontato si sono avute temporanee prese di beneficio sul cambio, anche perché la palla è già passata nel focus del meeting della prossima settimana della Federal Reserve dove le attese scontano al 100% un taglio di almeno 25 basis point dei federal Funds.

I MERCATI AZIONARI PRENDONO ANCH’ESSI BENEFICIO DOPO I PARZIALI ECCESSI DI BREVISSIMO

Gli indici europei ripiegano dopo le parole di Draghi a nostro avviso non per delusione quanto per opportunismo tattico. Al momento si tratta di correzione in un quadro di consolidamento.

Le vendite si sono al momento fermate al di sopra dei livelli di controllo del rischio (per altro ancora piuttosto lontani) segnalati nel nostro ultimo aggiornamento di WB PERSPECTIVES.

WB ANALYTICS: EUROSTOXX 50 INDEX

WB ANALYTICS: EUROSTOXX 50 INDEX

INDICI PMI : IN GERMANIA SCENDE ANCORA IL COMPARTO MANIFATTURIERO

INDICI PMI : la BCE dispone ora di informazioni aggiornate sull’andamento dell’economia in Eurozona.

Questa mattina Markit ha pubblicato l’esito del sondaggio, indice PMI, di sentiment sull’andamento del comparto manifatturiero in Germania e Francia nonché l’indicatore composito su manifatturiero e servizi  per il mese di luglio. Emerge un quadro ancora una volta in difficoltà. Ciò che peserà molto nelle analisi del Board della BCE, che si riunisce domani per decidere sul futuro della propria linea di politica monetaria, è l’avvitamento nel mese di luglio della flessione di sentiment sul manifatturiero tedesco passato da quota 45 a 43,10. Ricordiamo che l’indicatore PMI Manufacturing è la sintesi di un sondaggio di fiducia sull’andamento del relativo comparto. Esso oscilla attorno una mediana a 50 punti. Valori superiori indicano espansione, inferiori contrazione.

WB ECONOMICS: PMI MANUFACTORING GERMANY

WB ECONOMICS: PMI MANUFACTORING GERMANY

Con la rilevazione di luglio, i valori scendono al di sotto dei minimi fissati durante il periodo in cui abbiamo registrato la contrazione economica derivante dalla Crisi dei Debiti Sovrani in Eurozona (2012).

La BCE, che si è sempre appellata alle condizioni macro per deliberare in merito alla propria linea di policy, ha ora un ulteriore tassello  a disposizione per definire il quadro su cui eventualmente intervenire. La striscia negativa sul PMI tedesco, come del resto anche quello di altre aree, risulta in contrazione tendenziale dal gennaio 2018. In questo intervallo temporale abbiamo avuto la conclusione del programma QE (dic 18) ed una regressione del cambio eur usd da 1.25 all’attuale 1.12. I valori quotano ancora in una banda di oscillazione superiore a quelli registrati durante il lancio del QE 1.03-1.15 eur usd.

Evidentemente la contrazione parziale del cambio non è stata sufficiente a compensare gli effetti del cortocircuito prodotto dalla disputa sulla tariffe commerciali ed il conseguente rallentamento del commercio globale.  Ovviamente sarebbe riduttivo limitare l’analisi  delle cause della flessione del manifatturiero  comprimendole all’equazione flessione cambio/ effetto compensativo su guerre commerciali,  tuttavia proprio perché il modello di crescita dell’Eurozona rimane centrato sulle esportazioni il fattore FX rimane cruciale.

Cosa deciderà domani la BCE?

Sulla riunione di domani e soprattutto su quella di settembre incombe l’ombra di quanto il Governatore aveva dichiarato nel simposio di Sintra a giugno.  Ci aspettiamo quindi che il Consiglio Direttivo voglia tenersi per il momento aperte tutte le opzioni per il meeting di settembre, fra cui: un possibile taglio dei tassi,  sistema di tassi sui depositi differenziati, un ulteriore quantitative easing. Domani invece il Consiglio modificherà la forward guidance per preparare il mercato ai possibili tagli  come sopra anticipato.

L’altro tema aperta su cui Draghi verrà interrogato durante la conferenza stampa riguarda la simmetria dell’obiettivo di inflazione della BCE, ovvero passare da un target di inflazione prossimo, ma al di sotto del 2 per cento, ad uno del  2 per cento in media. Questo risulterebbe   pienamente coerente con l’obiettivo di stabilità dei prezzi previsto dallo statuto della Bce e permetterebbe di tutelarsi contro l’insorgere del limite zero sui tassi di interesse.

La conferma di questa opzione accrediterebbe ulteriormente le ipotesi di stima che abbiamo sviluppato recentemente in merito alla proiezione dei rendimenti sul tratto lungo della curva.

Avremo quindi ripercussioni dirette sul cambio eur usd e sull’andamento dei corsi dei titoli distato nonchè di tutto il comparto Corporate Bond.

Sul cambio abbiamo assistito ad una lunghissima melina all’interno del range 1.12/1.14 con movimenti  di coda  recentemente contenuti a 1.14 e nella parte inferiore sopra 1.11. Su questo range fa premio la competizione strisciante tra Casa Bianca – Fed e UE – BCE.  Le nostre stime, come anticipato nei rapporti WB PERSPECTIVES e RISKOO, rimangono tuttora orientati verso target riflessivi (chiedi copia report).

A questo punto i mercati guarderanno per domani il comportamento dei prezzi fissando a quota 1.1107 il prossimo trigger per incrementare vendite di euro. Non è da escludere che proprio in prossimità dei minuti che precederanno la conferenza stampa il cambio possa posizionarsi proprio sopra tale livello.

WB ANALYTICS: EURODOLLAR 3 MTH - EURIBOR 3 MTH

WB ANALYTICS: EURODOLLAR 3 MTH – EURIBOR 3 MTH

 

WB ANALYTICS: SPREAD 3 MTH EURUSD - EURIBOR VS EUR USD

WB ANALYTICS: SPREAD 3 MTH EURUSD – EURIBOR VS EUR USD

WB ANALYTICS: SPREAD 3 MTH EURUSD – EURIBOR VS EUR USD

Sono due  gli appuntamenti attesi per la prossima settimana per decisione altamente scontate dai mercati: BCE e Federal Reserve.

La Bce si riunisce il 25, la Fed il 30/31. Dalla prima gli investitori si aspettano un ulteriore passo in avanti verso la rigenerazione di accomodamenti monetari da lanciare in autunno.
La seconda invece è attesa a confermare lo scontatissimo taglio dei Fed Funds per 25 punti base.

L’eur usd si è fermato tra 1.13 ed 1.12 smontando uno per uno i trigger propedeutici ad azioni opposte: sopra 1.13  ci sono ordini di acquisto di eur usd per 1,1410, sotto 1.1190 ci sono ordini di vendita per eventuali discese verso 1.1050. La mappa tecnica del mercato risulta al momento circoscritta in ampiezze ridotte da una contrazione della volatilità, che in qualche modo ad occhio nudo può addirittura sembrare noiosa. Nella sostanza c’è solo rumore ad animare le negoziazioni.

La Fed continua a sostenere che i fondamentali dell’economia risultano solidi, pubblicizzando il livello della disoccupazione ufficiale ai minimi storici, l’andamento del GDP positivo, evitando di mettere a fuoco l’andamento decrescente dei sondaggi d’opinione relativi agli indicatori di fiducia PMI.

Il panel degli intervistati, la cui copertura globale conta oltre 26000 managers, riporta da oltre 18 mesi un perdita progressiva di momentum nelle risposte ottenute in merito alla visibilità sulla crescita attesa.

 

 

Tra tutte le macro aree l’Eurozona evidenzia un rallentamento più acuto. Da inizio anno l’indicatore quota sotto 50 punti( area stagnazione/recessione), spinto principalmente dal rallentamento del motore tedesco ed italiano.

WB ECONOMICS: PMI MANIFATTURIERO GERMANIA - ITALIA

WB ECONOMICS: MARKIT PMI MANIFATTURIERO GERMANIA – ITALIA

 

Questi indicatori, più di altri, riportano la mappatura delle reali condizioni economiche in quanto probabilmente meno condizionati (rispetto ad altri) da effetti di maquillage tecnici nella loro costruzione.

Sono quindi molto seguiti dalla banche centrali e quindi considerati nelle loro implicazioni prospettiche. Di conseguenza appare molto probabile che le stesse rimettano mano alla loro linea di policy ritornando ad esprimere un orientamento stimolativo in ossequio al loro andamento. E’ solo questione di tempo.

Ciò che in ogni caso appare oggi inequivocabile è che la distanza tra i tassi USA e quelli dell’Eurozona rimarrà per un lungo periodo ancora ampia, sebbene nel nostro Outlook consideriamo una convergenza per obbiettivi di breve stimati a 200 bp.  

Questa view porta con se due implicazioni: a) è già iniziata la fase di allentamento monetario da parte della FED; b) l’inversione della curva USA è destinata a consolidare l’attesa per un ulteriore rallentamento della crescita americana.

In buona sostanza si è completato il ciclo di crescita avviato nel 2009 ed ora ci apprestiamo ad entrare in una fase più complessa ed articolata nelle vicende economiche di ogni singola faglia economica del mondo. In questo quadro pensiamo che nel lungo periodo 12/24 mesi i rendimenti sul 10 anni US possano scivolare verso 1.70 (b/t), 1% (m/t), 0.30% (L/T). Se fate le debite differenze con la conversione dello spread in direzione di un possibile target a 130 bp nel lungo periodo ottenete la nostra view sui rendimenti (benchmark) a 10 anni per l’Eurozona!

 

WB ANALYTICS: SPREAD 10 Y US-DE YIELD

WB ANALYTICS: SPREAD 10 Y US-DE YIELD

 

 

In un tweet, Trump ha denunciato Cina ed Europa colpevolizzando le rispettive banche centrali di essere attori di un “grande gioco di manipolazione valutaria” ed ha chiesto che gli USA smettano di rimanere  educatamente passivi.

Nel nostro post di ieri mattina commentando la nomina di Christine Lagarde alla presidenza della BCE, avevamo indicato i potenziali riflessi sul cambio eur usd, sostenendo che la nomina risultava coerente con le linee di policy già indicate da Mario Draghi in merito al prossimo pacchetto di misure di accomodamento monetario. L’immediato effetto della nomina, secondo l’analisi fatta, avrebbe riportato il tasso di cambio verso una nuova fase di debolezza vincolando l’azione riflessiva a due trigger: violazione di 1.1350 eur usd (verificatasi) e successivamente 1.1250/40. Quest’ultimo livello costituiva l’ultima significativa barriera per riqualificare la tendenza dominante secondo lo sviluppo anticipato già lo scorso lunedì (vedi grafico eur usd). Nel sostenere tale ipotesi avevamo allertato l’attenzione dei nostri lettori indicando che al test di 1.1250 Trump avrebbe lanciato un  tweet per protestare   sull’eccessiva forza del dollaro. Ieri nel pomeriggio, puntualmente al test di 1.1265 Trump ha lanciato il tweet di cui sopra riportiamo i contenuti.

Le proteste di D Trump vanno tenute in debita considerazione.

Il mercato successivamente alle sue dichiarazioni è ritornato a vendere euro sul dollaro senza riuscire in effetti a violare area 1,1250.

E qui si apre il punto su cui dovremo lavorare nel corso dell’estate: la Casa Bianca  ritornerà presto a denunciare gli squilibri commerciali e manipolazioni sul cambio dell’Unione Europea. L’una o l’altra o tutte due insieme.

Nella sostanza e questi saranno i temi che approfondiremo nel nostro report mensile WB Perspectives; si apre una fase in cui l’Amministrazione cercherà un confronto politico verso l’Unione Europea portando allo scoperto le criticità del modello di crescita dell’Eurozona tuttora export oriented.

La BCE lavorerà per implementare la linea già tracciata a Sintra dal presidente Draghi, anche dopo l’insediamento di Christine Lagarde, spingendo i tassi nominali e reali ancor più in basso e questo potrebbe acuire le tensioni transatlantiche.

Oro e bond beneficeranno di tale azione come pure  le borse, anche sebbene si dovrà tenere debito conto della loro esposizione a cambiamenti repentini di rotta. Ma questo aspetto dipenderà dal comportamento delle monete.

Infine aggiungiamo una nota sull’Italia e sulle quotazioni del BTP: ieri abbiamo avvicinato il target 1.50 con lo spread parzialmente sotto 200 punti base: esattamente come avevamo indicato lo scorso autunno in un momento difficile anticipando le linee previsionali dell’Outlook 2019!

TENDENZA Eur usd

WB ANALYTICS: EUR USD WB ENTERPRISE RISK MANAGEMENT: EUR USD TRADING BAND

Market Mover 3 luglio 2019

La nomina del Presidente del Fondo Monetario europeo al comando della BCE in successione a Mario Draghi lascia aperto il percorso di policy monetaria tracciato dall’attuale Governatore. In altri termini gli impegni annunciati da Draghi al recentissimo simposio di Sintra dovrebbero essere confermati dal nuovo candidato.

In sostanza il mercato, che nelle precedenti settimane aveva sovrappesato sul rapporto di cambio euro dollaro l’avvio di un allentamento da parte della FED promuovendo  un rialzo dell’euro, è ritornato sui propri passi. Il segno di questo significativo ripensamento è dato dal ritorno delle contrattazioni sotto quota 1.1350 eur usd.  Il passaggio squisitamente tecnico nei numeri ha ribadito ancora una volta il fallimento di un tentativo di riportare l’euro al di fuori di una tendenza strutturalmente riflessiva.

E questa è una buona notizia tra le tante meno confortanti. La casa Bianca ha lavorato molto per ottenere un risultato opposto a quello che stiamo osservando. Diversamente per quanto sta avvenendo in altre classi di attivi,  le condizioni macro globali hanno prevalso sulle logiche politiche.

PMI MARKIT JP MORGAN GLOBAL MANUFACTORING

L’Eurozona continua a rimanere l’area economica che riporta maggiori debolezze in un quadro di crescita globale fortemente penalizzato. 

Dalla nebbia che genera il caos generale emergono alcune linee piuttosto nitide: le banche centrali stanno predisponendo nuovamente gli strumenti per prevenire ulteriori rallentamenti della crescita nel mondo. In termini pubblicistici la BCE risulta quella maggiormente impegnata su questo fronte con intenti e dichiarazioni che lasciano pochi dubbi sulla direzione intrapresa già con il TLTRO. Le altre banche lavorano su un piano meno visibile ad occhio nudo ma egualmente efficace. La Federal Reserve invece cerca di controbilanciare tali misura con il taser. Come già anticipato ieri l’eur usd non solo ha evitato il rischio di abbattere la linea di demarcazione che lo trattiene all’interno di una tendenza riflessiva, area 1,1430, ma è anche sceso sotto quota 1.1350 convalidando il range su cui abbiamo fissato le nostre stime relative al campo di oscillazione nel breve termine. Questo campo rimane propedeutico ad ulteriori sviluppi di medio periodo in linea con l’Outlook che abbiamo elaborato lo scorso anno per il 2019.  Rimanendo quindi confidenti sullo scenario delineato, non possiamo sottrarci dall’idea che il realismo della politica possa complicare più di quanto appaia chiaro il decorso tecnico delineato. E’ possibile che già nelle prossime ore D trump possa ritornare a chiedere con irruenza alla Fed di tagliare i tassi denunciando via twitter l’eccessiva forza del dollaro. 1,1250/40 costituirà in questi termini un banco di prova sul braccio di forza tra Casa Bianca  e Fed.

Si tratta dal nostro punto di vista di una buona notizia per il Made in Italy. In un momento in cui i commerci internazionali continuano a perdere vigore,  la competitività del cambio rimane uno strumento tattico per attenuare la congiuntura sfavorevole.  A questo si aggiunga il rischio sempre più concreto di una attenzione sempre più pressante della Casa Bianca verso gli squilibri prodotti dalla bilancia commerciale tedesca, soprattutto ora che il fronte Cina ha perso nella sua dialettica con gli USA i toni aggressivi.

GLOBAL MANUFACTORING PMI SURVEY

GLOBAL MANUFACTURING PMI SURVEY

 

MARKIT PMI INDEX MANUFACOTORING EUROZONE

MARKIT PMI INDEX MANUFACTURING EUROZONE

Ieri sono stati pubblicati gli indicatori di sentiment sul manifatturiero relativi all’Eurozona, Germania e Francia. Il dato meno brillante ancora una volta si è rilevato in Germania dove l’indice conferma la debolezza che dal gennaio 2018 e riporta una tendenza decrescente senza sosta. Ieri come accaduto per Francia ed Italia il dato ha riportato valori inferiori alle attese e per Germania ed Italia ancora una volta inferiori a quota 50.

PMI MANUFACTORING GERMANY

PMI MANUFACTURING GERMANY

In considerazione della crescita lenta, persistenti rischi geopolitici ed aspettative di inflazione ridotte, ci aspettiamo che il Consiglio direttivo della BCE fornisca un pacchetto di allentamento entro il meeting di settembre con diverse opzioni operative di cui ci occuperemo nei prossimi giorni. La prima delle opzioni possibili riguarda un ulteriore taglio dei tassi allungando la striscia temporale in cui quelli ufficiali quotano in territorio negativo da giugno 2014.

I rendimenti sul 10 anni Germania, benchmark per il mercato europeo, ieri fissavano valori a -0.35%.

Non appare invece così chiara e netta l’azione della Fed. Il livello del mercato azionario non giustifica particolari interventi da parte della Banca Centrale USA. Ieri lo Standard & Poor 500 dopo lo strappo in apertura ha chiuso in negativo rispetto al dato di inizio seduta, lasciando aperto un gap su cui il mercato vorrà investigare per comprendere l’efficacia del break up dei massimi precedenti.

La verifica assume valenze tecniche significative con implicazioni sul medio termine.  Ci attendiamo quindi una sessione operativa di consolidamento.

Nel frattempo l’euro dollaro ha violato al ribasso l’area 1,1350 su cui avevamo in precedenza acceso un focus per capire il potenziale dell’euro in una fase in cui oggettivamente in Europa la forza relativa della crescita economica appare segnata da maggiori difficoltà rispetto ad altre aree.  Tuttavia come insegna l’andamento degli ultimi mesi, l’attuale range continuerà a trattenere ancora le negoziazioni con modulazioni di bande che in termini di ampiezza rimangono  ancorate ai macro livelli di periodo, 1.1430 – 1.1230 e che tendenzialmente in assenza di un break up di 1.1430 spingono ancora timidamente verso 1.1100 eur usd.

 

WB ENTERPRISE RISK MANAGEMENT: EUR USD TRADING BAND

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Come tutti sappiamo il G20 si conclude con una tregua delle tensioni commerciale tra Usa e Cina. Le parti in accordo congelano le loro richieste offrendo ai mercati segnali che nella loro lettura e percezione appaiono quantomeno positivi. Si attenua la guerra valutaria che nelle ultime tre settimane aveva acceso più di un timore per i governatori delle banche centrali.

Come recita l’antico detto tuttavia, non è oro tutto ciò che risplende. I leader del G20 si sono riuniti sullo sfondo di una condizione macro congiunturale poco favorevole. A riprova del dato generale riportiamo l’andamento pubblicato nelle prime ore di oggi dei sondaggi PMI di fiducia e sentiment relativi al comparto manifatturiero di Cina, Giappone e Corea del Sud. Tutti e tre gli indicatori esprimono per il mese di giugno condizioni di percezione di un rallentamento strisciante dell’economia (valori inferiori a 50 preludono a stagnazione/recessione nelle aspettative delle aziende intervistate).

Non c’è da meravigliarsi quindi se si sia giunti ad un accordo. L’economia globale risulta minacciata dalle tensioni che si sono accumulate tutte negli ultimi 18 mesi.

Tra Donald Trump e Xi Jinping ci sono stati evidenti  segnali di disgelo: l’inquilino della Casa Bianca ha parlato di un incontro “eccellente” e ritirato la minaccia di nuovi dazi su 325 miliardi di dollari, permettendo a Huawei di tornare ad acquistare merce negli Stati Uniti “nell’interesse delle aziende Usa”. Xi Jimping riattiverà l’import agricolo e non solo dagli Usa.

Reazioni:  il dollaro verso yuan renminbi ha abbandonato l’area dei massimi e si appresta a rientrare verso i minimi segnati prima del riaccendersi delle tensioni in direzione di 6.70.
Il dollaro ha recuperato terreno in modo sensibile contro l’euro. L’oro ha perso valore scendendo verso l’area di sostegno fondamentale a 1380/60 usd/oz.  Le borse festeggiano.

Rimane ora aperta la questione tassi USA: la Federal reserve avrà ancora motivi per tagliarli?

La questione è seria. Se li taglia, come richiesto, rischia di innescare un rally pre bolla. Se non lo fa, rischia di innescare una correzione da disillusione. Come avevamo scritto nei giorni precedenti la nostra posizione prevedeva un rinvio degli eventuali tagli al prossimo autunno. Il 2% sul 10 anni US Treasury rappresentava per il nostro modello  più un movimento di coda che non una tappa intermedia di una caduta da aspettative per tagli.  L’esito del G20 rinforza quindi la nostra attesa per un ritorno verso il 2.4%. Una reazione che dovremo successivamente analizzare per riassettare il quadro complessivo.

Sullo sfondo permangono infatti dati deludenti sulla crescita manifatturiera a livello globale. Anche negli USA, i quali pubblicano nel pomeriggio il loro aggiornamento per il mese di giugno: ISM attesa 53,  PMI attesa 50,1. In mattinata avremo la lettura di quelli di Germania 45,4, Francia 52 ed Eurozona 47,8.

La conferma delle attese darà forza alla linea di policy estremamente accomodante della BCE annunciata nel Symposium di Sintra.

Le due riunioni delle BC di fine mese 25 BCE, 30-31 FED saranno attesissime per verificare la loro posizione in merito.

Sulla borsa attendiamo ora la conferma del break up di quota 2960 per avere un nuovo innesco generale del rally delle borse azionarie globali.

Sull’Italia il G20 non ha evidenziato particolari novità. Tuttavia senza considerare il tema infrazione si infrazione no, il 10 anni BTP continua per la sua strada in direzione del nostro target intermedio 1.85%, ricordiamo che lo scorso anno avevamo fissato, controtendenza,  per il 2019 un obbiettivo finale a 1,5%, lo spread sta per violare la soglia 240 e dirigere verso 200 punti base.

 

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