Questa settimana tre delle cinque maggiori banche centrali terranno la loro riunione di politica monetaria sui tassi d’interesse. Nell’ordine Federal Reserve, Bank of Japan e Bank of England decideranno la nuova manovra dopo il dato di inflazione superiore alle attese della scorsa settimana. Accanto alle big 3 si riuniranno la BC della Svizzera,  Brasile, Hong Kong SAR, Filippine, Indonesia e Taiwan. Il calendario macro economico della settimana  si concluderà con la pubblicazione dei PMI flash per Stati Uniti, Eurozona, Giappone, Regno Unito e Australia da cui avremo nuove indicazione chiave sull’andamento dell’economica alla fine del terzo trimestre.

Giovedì mattina faremo il punto, in diretta streaming con il nostro INSIDE CENTRAL BANK in collaborazione con AITI, l’Associazione dei Tesorieri d’Impresa Italiana ( link per la registrazione), sugli effetti delle decisioni che la Federal Reserve comunicherà mercoledì sera alle 20.00 (CEST) a conclusione del Fomc.

TASSI D’INTERESSE

Negli USA la riunione del FOMC terrà l’attenzione focalizzata sul tenore della decisione sui tassi,  in quanto il calo dei prezzi dell’energia non è riuscito a compensare l’aumento inflativo dei prezzi in altre classi di costo. L’inflazione è rimasta all’8,3% superiore al previsto benché in riduzione rispetto al precedente 8,5% ed al picco di giugno al 9,1%. Si prevede che la posizione aggressiva della Fed continui con i mercati che prezzano un terzo aumento consecutivo di 75 punti base (82% delle probabilità), sul tavolo vi sono attese contenute per un aumento di 100 punti. Nell’insieme i tassi d’interesse dovrebbero raggiungere il 4,25% entro la fine dell’anno.

In precedenza la BCE aveva aumentato di 75 bp i tassi dopo la rilevazione del tasso più elevata nell’attuale ciclo inflativo.

L’incontro della Banca d’Inghilterra sarà dominato dalle valutazioni sull’impatto del prezzo del gas naturale nelle proiezioni di inflazione della BoE. Detto questo, è improbabile che il limite influisca sulla decisione politica immediata della banca, per la quale i mercati prevedono un aumento di 50 punti base. Contrariamente agli Stati Uniti, i dati sull’inflazione nel Regno Unito sono stati inferiori alle attese a causa del calo dei costi del carburante, determinando il primo calo dell’IPC su base annua da quasi un anno. Tuttavia, l’inflazione nel Regno Unito rimane vicina ai massimi degli ultimi 40 anni, con l’aumento dei costi alimentari che creano particolare preoccupazione. Di seguito abbiamo riportato lo stato dell’inflazione sulle principali aree economiche.

G7 INFLATION RATE

La BoJ manterrà tassi di interesse ultra bassi, nonostante l’inflazione sia salita al di sopra del tasso target del 2% (2,6% ad agosto) e lo yen si sia svalutato ai minimi degli ultimi 20 anni. Il cambio usd jpy ha superato la soglia di 140 e, secondo le nostre stime, punta a verificare area 149/150 usd jpy. La scorsa settimana la BoJ ha chiesto quotazioni alle banche sollevando il timore che presto possa intervenire per frenare la caduta della divisa.

Rimanendo in Asia, a Singapore l’inflazione dovrebbe superare la media tendenziale tra il 5 e il 6%, con i dati del mese scorso che indicano un incremento al 7%. Ciò aumenta la probabilità di un inasprimento della politica monetaria nella riunione di politica monetaria del mese prossimo. La Bank Indonesia dopo aver aumentato i tassi di 25 bp lo scorso mese a sorpresa,  dovrebbe effettuare un secondo intervento consecutivo nel tentativo di tenere sotto controllo l’inflazione. La sua controparte sud-orientale – le Filippine – vedrà probabilmente un aumento di 50 punti base, con il Bangko Sentral Pilipinas (BSP) destinato a mantenere il suo atteggiamento restrittivo.

La Suisse National Bank dovrebbe confermare l’atteso rialzo dei tassi, portando quelli ufficiali da -0,25 a 0,50%.  La mossa declinata dalla Banca si inserisce in un contesto in cui il franco svizzero quota praticamente ai massimi contro l’euro 0,9660, se si esclude la temporanea svalutazione della divisa europea a gennaio 2015 a 0,87 eur chf.

Il Banco Central do Brazil dovrebbe tenere i tassi fermi al 13,75%. I corsi del  real quotano all’interno di una tendenza positiva che dai massimi di euro, segnati nel marzo dello scorso anno poco sotto quota 7, quotano ora 5,25. Il nostro Forecast Model quota un target a breve a 4,85 eur brl.

WORLD RATES

SONO LE BANCHE CENTRALI A DOMINARE LA SCENA

WB ECONOMICS: WORLD CENTRAL BANK INTEREST RATES

I PMI flash aggiornano le attese sull’andamento dell’economia alla fine del IIIQ

Oltre al focus sui tassi e le azioni monetarie delle banche centrali, la settimana sarà caratterizzata dalla lettura flash dei dati PMI preliminari per il mese di settembre.  Dalle precedenti rilevazioni abbiamo avuto segnali che convergono in direzione di un declino della performance economica generale, con crescenti preoccupazioni per una fase di recessione incombente. I flash PMI non solo forniranno aggiornamenti su domanda, condizioni di offerta e crescita, ma forniranno anche un aggiornamento sul fronte dell’inflazione.  Nei mesi precedenti abbiamo visto gli indicatori sui prezzi input delle imprese in riduzione su tutta la linea, da un lato a causa dell’allentamento dei ritardi nell’offerta, dall’altro dal raffreddamento della domanda. Sebbene rimangano elevati rispetto agli standard storici abbiamo rilevato per gran parte delle commodity industriali un netto calo delle quotazioni a partire dalla scorsa primavera. A partire dal mese di aprile i metalli hanno aperto una fase di declino piuttosto robusta, ritracciando, come avevamo anticipato all’epoca,  gran parte del rialzo messo a segno nell’ultimo anno.  Anche i prezzi del petrolio sono scesi in linea con le nostre attese. Il Brent continua a puntare quota 80 usd/bar.

Tra le grandi preoccupazioni dell’estate hanno tenuto banco le quotazioni vertiginose del Natural Gas europeo. Abbiamo seguito l’ampia volatilità dei prezzi cercando di mapparne l’andamento.

Pensiamo che l’impennata delle quotazioni del Dutch TTF sia ora governata da una pressione riflessiva. Il 30 agosto, quando il future quotava 320-340 eur mwh,  avevamo scritto che tale livello costituisse un cap per il rialzo e che da quel valore potessimo attendere una reazione negativa verso 200/180 euro.  Lo scorso venerdì abbiamo rivisto tale prezzo! Vogliamo verificare ora il passo successivo. Qualora gli scambi dovessero consolidare la violazione di quest’ultima soglia potremmo guardare con maggior fiducia alle ipotesi formulate sempre alla fine di agosto, in un audace post, in cui non escludevamo un riassorbimento totale del rialzo maturato tra 100 e 340 euro.

Gli utili aziendali sono sotto pressione a causa del rallentamento economico e dell’inflazione sostenuta

Con i dati PMI flash della prossima settimana per le principali economie sviluppate avremo un focus sui segnali macroeconomici delle indagini in termini di PIL, produzione, occupazione e inflazione. Dalle analisi relative ai dati che emergono dai  sondaggi è possibile estrarre una valutazione sugli utili delle imprese. Catturando i cambiamenti nelle metriche aziendali come vendite, domanda, potere di determinazione dei prezzi, margini e produttività, i sondaggi PMI possono fornire segnali molto tempestivi sulle tendenze sottostanti ai profitti, come illustra il grafico seguente per gli Stati Uniti.

UTILI IMPRESE

Dopo il dato di ieri sull’inflazione CPI, rimasta ad agosto al 8.3%, la Fed potrebbe alzare più del previsto i tassi nel suo Consiglio di politica monetaria la prossima settima. La curva future sconta al momento il 34% delle probabilità che la chiamata al rialzo sia pari a 100 bp, il 66% per un rialzo di 75 bp.

Sul dato inflattivo il mercato è ritornato a comprare dollari e vendere pesantemente equity. Il cambio eur usd è così ritornato velocemente sulla parità dopo aver tentato in mattinata di violare l’area di resistenza tra 1.0160/1.02.

Ma come abbiamo scritto lunedì è tutto il mercato Forex in tensione. Per il momento lo yen ha evitato il peggio contenendo la svalutazione strisciante sul dollaro, ma anche sull’euro a 144 eur jpy. Il Giappone ha avvertito sulla possibilità di un intervento per contenere la debolezza della propria divisa.

Quest’oggi il nostro team metterà a fuoco l’area 143,40 eur jpy per verificare le reazioni del mercato . La violazione del livello al ribasso apre una finestra di recupero di valore per la divisa giapponese.

Impressiona vedere l’oro ancora in difficoltà. I valori continuano a sfidare la tenuta, sempre più precaria di 1700/1680 usd/oz. Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un comportamento in cui l’oro appare vulnerabile ad una nuova gamba di ribasso.

Tutto ciò prelude alla ripresa di una corrente riflessiva generale che ci sta introducendo in un ambiente recessivo, cercato dalle banche centrali, per frenare la domanda, soprattutto quella di materie prime. Ieri l’indice Zew che misura le aspettative sulle condizioni macro in Germania ha visto un ribasso oltre le attese.

I prezzi delle commodity industriali sono tornati a scendere dopo una pausa di consolidamento della gamba ribassista che dalla primavera scorsa aveva ridimensionato gran parte delle quotazioni.  Stiamo preparando l’aggiornamento all’Outlook WB COMMODITY PERSPECTIVES , confermando gli obbiettivi di prezzo già indicati in primavera e ribaditi nel corso dell’estate.

Per quanto riguarda l’Europa rimane centrale l’andamento dei prezzi del future sul gas, Dutch TTF. Ieri, dopo aver visto un minimo a 180 eur mwh, esattamente sul prezzo obbiettivo che avevamo previsto in questa gamba correttiva quando quotava i massimi a 320/40 , i valori hanno recuperato quota sino ad aprire questa mattina sopra 200 euro. Nelle prossime ore assisteremo ad una reazione ancora più consistente, tuttavia ai fini della tenuta di un quadro riflessivo, sarà importante che gli scambi non superino nuovamente l’area 220/240 euro. La volatilità che osserveremo nei prossimi giorni ci dirà se il ritorno a quota 100 euro sia un’opzione perseguibile o meno.

 

Con il Consiglio di settembre di politica monetaria della BCE si apre la stagione autunnale che ci porterà alla conclusione di questo difficile quanto complesso 2022. L’economia europea ha performato positivamente fino all’apertura della crisi energetica culminata con l’invasione dell’Ucraina e lo slow down dei rapporti Ue Russia USA. La crescita del PIL del 3,9% anno su anno (a/a) o dello 0,6% trimestre su trimestre nel II°Q del 2022 deriva dalla spinta inerziale della ripresa post Covid. Ora, come abbiamo evidenziato con i rapporti PMI che si sono succeduti mese per mese da maggio in avanti, il comparto manifatturiero dell’eurozona è sceso progressivamente a 49,6. Il PMI composito globale della Germania ad agosto è stato rivisto al ribasso a 46,9 (rilevazioni inferiori a 50 segnalano l’attesa per una fase di grande rallentamento dell’economia).

Il rallentamento della crescita economica nell’UE è stato esacerbato dall’elevata inflazione, che ha raggiunto il 9,7% a/a ad agosto. Ciò ha messo sul tavolo un enorme aumento del tasso di interesse di 75 pb. In conferenza stampa il Governatore non ha avuto esitazioni nell’ammettere che, a differenza di quanto sostenuto lo scorso anno sino a questa primavera, l’inflazione rischia di essere più persistente del previsto. La BCE ammette di aver sbagliato a fornire le indicazioni ai mercati quando sosteneva il tenore transitorio della crescita dei prezzi. 

L’inflazione in Europa è sostenuta per il 90% dal rialzo dei prezzi dell’energia. Su questo fronte poco può fare la politica monetaria se non cercare a raffreddare i consumi e la domanda in generale. Come? esacerbando le condizioni finanziarie: alzare i tassi. Ma la domanda di energia a livello industriale è relativamente insensibile al prezzo, per cui una sua variazione non comporta una grossa variazione nella quantità richiesta, salvo considerare l’insostenibilità dei rincari in condizioni eccezionali come l’attuale. Non considerarne i rischi significa mettere in discussione la tenuta dei mercati di produzione e di consumo. Lo stanno ammettendo più voci autorevoli ed interessate al problema.

Questa settimana avremo la pubblicazione, tra tutti, di due dati macro importanti: l’inflazione USA (martedì) e l’inflazione UEM venerdì. Le attese quotano una riduzione ad agosto per l’IPC degli USA di 0,1% (m/m) dal 8,5 al 8,1% (a/a). In Eurozona invece si attende un incremento mensile da da 0,1 (luglio) a 0,5% con la rilevazione tendenziale annua che dovrebbe stabilizzarsi a 9,1%.

Negli Stati Uniti per raffreddare l’inflazione, l’Amministrazione Usa si sta spendendo in tutti i modi per far scendere le quotazioni del petrolio. I future sono effettivamente scesi nell’ultimo mese poco meno del 9%. In Eurozona i prezzi del gas limano il loro valore nell’ultimo mese ma rimangono paurosamente elevati. Da inizio anno le quotazioni del WTI risultano ancora positive rispetto alla chiusura di dicembre nell’ordine di 14,45%, quelle del natural gas europeo sfiorano il 200%.  Ma come sappiamo la differenza sostanziale, calcolata su un orizzonte di valorizzazioni più ampio (tre anni), ci mette al muro con un incremento del 50% dei prezzi del petrolio e del 1350%! quelli del gas.

Ogni ragionamento si ferma su questi numeri freddi. Shock economico.

Subito dopo la pubblicazione del dato sull’inflazione avremo l’istituto tedesco  Zentrum für Europäische Wirtschaftsforschung (ZEW)  che riporterà l’andamento dell’indice ZEW sulle condizioni economiche attese in Germania, rilevate nell’ambito di un sondaggio condotto presso circa 350 investitori istituzionali e analisti tedeschi. L’anatomia del grafico riporta i valori di agosto a -55, l’attesa per settembre è -60. Gli istogrammi chiari, in negativo, rilevano un clima di sfiducia. L’indice ha sempre anticipato gli eventi economici: febbraio 2008 la recessione causata dai Subprime, nel gennaio 2019 la recessione culminata con la crisi Covid.

WB ANALYTICS: GERMANY ZEW ECONOMIC SENTIMENT –  Zentrum für Europäische Wirtschaftsforschung

L’attesa del mercato in merito al rallentamento dell’inflazione negli USA è avvalorata anche dalla proiezione dei prezzi di input industriali riportato nel grafico sottostante, Global PMI PRICES INDEX. L’indice calcolato su scala globale nell’ambito di sondaggi effettuati su un ampio panel di imprese manifatturiere e servizi, riflette con buona probabilità la riduzioni delle quotazioni di molte commodity industriali nei mercati a termine, a cui più recentemente si sono aggiunti i ribassi sul greggio. Al rialzo dell’indice fa eco l’inasprimento delle line di policy monetarie (istogrammi grigi). Le due curve a loro volta influenzano il comportamento dell’indice relativo al Global PMI OUTPUT, ovvero l’indicatore di sentiment delle imprese sulle prospettive dell’output passato quest’estate in are di contrazione.

A conferma di un rallentamento globale vi sono le tariffe dei container che transitano sulle rotte oceaniche dall’Asia all’Europa: i valori sono già diminuiti drasticamente quest’anno e sono diminuite in modo particolarmente netto dall’inizio di agosto.

Il tasso spot Freightos Baltic Daily dalla Cina al Nord Europa, visualizzato nel grafico, è sceso del 24% dal 3 luglio, da $ 10.397,55 per unità equivalente di quaranta piedi a $ 7.869,10. Il tasso spot di Drewry da Shanghai a Rotterdam, Paesi Bassi, visualizzato in verde, è sceso del 18% nello stesso periodo, da $ 9.280 per FEU a $ 7.583.

PMI GLOBAL INDEX

Freightos Baltic Container Index (FBX)

Quei recenti tagli alle tariffe dei container oceanici sono arrivati ​​dopo che il mercato si era già indebolito per mesi; le tariffe dei container sul commercio Asia-Europa hanno raggiunto il picco lo scorso ottobre. L’improvviso e violento abbassamento delle tariffe spot potrebbe indicare che la spesa incrementale delle merci è si sta riducendo Europa e che i vettori marittimi stanno iniziando a ottimizzare l’utilizzo delle risorse piuttosto che l’EBIT per spedizione.

I dati sulle prenotazioni di container oceanici a monte di FreightWaves Container Atlas rivelano che anche le esportazioni europee sono destinate a rallentare notevolmente. Le prenotazioni di container oceanici in partenza da Rotterdam verso tutti i porti globali hanno subito pressioni al ribasso da luglio.

WB MARKET MOVER MONITOR

FOREX EUR USD Con l’annuncio della BCE l’euro ha temporaneamente modificato il proprio assetto aprendo una reazione alla fase di debolezza che lo porterà nelle prossime ore a collaudare area 1,0160 contro dollaro. Il break up aprirebbe un’azione di copertura delle posizioni short speculative tuttora presenti nel mercato. Si tratta di capire se tale eventuale reazione possa scontare la ricerca di soluzioni nel contesto  energetico  piuttosto che in ambito monetario. Nella prossima riunione della Fed ci si aspetta infatti che il Board possa aumentare anch’esso di 75 base i Federal Funds neutralizzando in tal modo il differenziale aperto  con la decisione BCE.

COMMODITY ENERGIA Gli osservati speciali Natural Gas europeo e Brent Oil aprono la settimana conservando il segnale riflessivo di breve in linea con la nostra view. Sulle quotazioni del Dutch TTF Natural gas ci aspettiamo un collaudo dell’area 190/180 eur mwh per verificare l’effettiva possibilità che i valori possano scendere oltre e neutralizzare quindi almeno il rialzo di luglio ed agosto come audacemente segnalato nel post del 2 settembre. Per il Brent ci aspettiamo in settimana scambi in consolidamento nell’attuale area tra 93 ed 87 usd/bar. Il breakout della soglia 87 consentirà alle quotazioni di raggiungere il nostro target ad 80 usd.

 

 BCE – Francoforte ha optato per una stretta monetaria da tre quarti di punto

In linea con le scommesse del mercato la BCE opta per un maxi rialzo,  alzando i tassi sui depositi marginali da zero a 0,75% e il rifinanziamento a 1,25%. Il percorso di normalizzazione che porterà i tassi della zona euro a un livello neutrale – ancora indefinito – proseguirà ancora. Christine Lagarde avverte che per arrivare alla fine del ciclo restrittivo serviranno ancora più di due ma meno di cinque riunioni Bce. Le nuove stime trimestrali dello staff su crescita e inflazione disegnano intanto un quadro a tinte fosche, in particolare sulle pressioni sul costo della vita che hanno persuaso la Bce a varare il maggior rialzo dei tassi della sua storia.

FED – Altri 75 pb in un contesto di forte crescita e crescenti pressioni sui prezzi core

I commenti del presidente della Federal Reserve Jerome Powell alla conferenza del Cato Institute di ieri sulla politica monetaria sono chiaramente favorevoli a un terzo aumento consecutivo dei tassi di interesse di 75 pb il 21 settembre. Non vi è alcun indizio che suggerisca la moderazione. Jerome Powell ha detto che “dobbiamo agire ora, apertamente, con forza come abbiamo fatto e dobbiamo mantenerlo fino a quando il lavoro non sarà terminato”.
C’è anche il solito accenno alle aspettative di inflazione e alla necessità di ancorarle per garantire che l’inflazione non diventi radicata.

Gli ultimi dati confermano sicuramente l’ipotesi di 75 pb, con le indagini ISM a differenza dei dati PMI sulle imprese che sembrano solide. Il mercato del lavoro continua a creare nuove assunzioni in numero significativo e i dati sull’inflazione della prossima settimana dovrebbero mostrare un’accelerazione dell’IPC core al 6,1% dal 5,9%. Inoltre, il terzo trimestre si preannuncia piuttosto forte, invertendo completamente i cali del PIL registrati nella prima metà dell’anno.

la spesa dei consumatori è stata rafforzata dall’aumento del potere d’acquisto dovuto ai recenti  cali dei prezzi della benzina. I dati ad alta frequenza durante le festività del Labor Day mostrano i pasti al ristorante a livelli record, mentre i viaggi dei passeggeri aerei nell’ultimo fine settimana hanno superato per la prima volta quelli del 2019, quindi una crescita del 3% sembra essere sulle carte.

In ogni caso pensiamo che con l’intensificarsi delle forze recessive, l’inflazione possa scendere in modo relativamente rapido il prossimo anno grazie al calo dei prezzi della benzina che alimenta più in generale, pressioni salariali più deboli e costi di input in calo combinati con il calo dei prezzi delle case che deprimono le componenti degli affitti dell’IPC. Ciò dovrebbe portare nella seconda parte del 2023 un allentamento della stretta monetaria.

Mentre il calo dei prezzi del petrolio negli ultimi mesi ha fornito un certo sollievo ai consumatori Usa, il gas naturale europeo rimane su livelli straordinariamente elevati. Atteso il vertice dei ministri UE oggi.

Si riuniscono a Bruxelles per un incontro straordinario i ministri dell’Energia dell’Unione europea, chiamati a pronunciarsi sul ‘price cap’ da imporre alle importazioni comunitarie di gas russo. Una risposta europea – che naturalmente irrita Mosca – sembra l’unica arma per proteggersi dalla spirale rialzista dei costi dell’energia.
La Commissione europea, che soltanto la settimana scorsa ha aperto all’ipotesi di tetto sui prezzi, porta sul tavolo dei ministri dell’Energia anche proposte come la riduzione del consumo di elettricità, un tetto sui ricavi dall’elettricità non generata dal gas (rinnovabili comprese), un contributo di solidarietà dalle aziende di combustibili fossili e maggiore liquidità alle società energetiche.
Secondo fonti diplomatiche, tra i paesi Ue c’è una sostanziale intesa sulle misure agli aiuti di liquidità e alcuni sono concordi sui tagli alla domanda. Altre proposte – su tutte quella del tetto ai prezzi – sono invece divisive.
Secondo il ministro degli Esteri ungherese, per esempio, il ‘price cap’ farebbe scattare un’immediata interruzione delle forniture.
L’intesa sul tetto ai prezzi, scrive il Corriere della Sera, sembra destinata a slittare.
Appena insediatasi a Downing Street, Liz Truss ha promesso ieri che il ‘price cap’ di Londra sui prezzi dell’energia – due anni di tetto alle bollette – ridurrà l’inflazione britannica di 5 punti percentuali.

DATI CINA

Nel mese di agosto i prezzi al consumo mostrano una dinamica tendenziale di 2,5%, a fronte del consensus di 2,8% dopo il rialzo di 2,7% del mese precedente. Quanti ai prezzi a monte della filiera produttiva, sempre in agosto, la crescita annua è di 2,3% – minimo da febbraio 2021 – rispetto a 3,1% delle attese e 4,2% di luglio.

WB MARKET MOVER MONITOR

FOREX– Si prende una pausa il dollaro dopo la corsa delle ultime sedute, arretrando di oltre mezzo punto percentuale contro euro e contro yen, mentre balza di oltre 5% il bitcoin oltre quota 20.400 dollari. Bene la valuta australiana e in recupero lo yuan cinese, forte della ‘guidance’ in lieve rialzo da parte della banca centrale. Intorno alle 7,40 il cross euro/dollaro vale 1,0061 (in rialzo di 0,67%); il cambio euro/yen 143,71 (in calo di 0,24%) mentre il dollaro scambia a 142,83 su yen (in calo di 0,87%).

GREGGIO – Positivi i derivati sul greggio negli ultimi scambi sulla piazza asiatica, spinti dalle minacce di Mosca che potrebbe interrompere le forniture ad alcuni paesi. Sempre alle 7,40, il futures sul Brent viaggia in rialzo di 55 cent a 89,70 dollari il barile e quello sul Nymex di 34 cent a 83,88 dollari.

 

CONSIGLIO BCE ATTESE PER L'ANNUNCIO SUI TASSI

Nel pomeriggio dopo la conferenza stampa di Christine Lagarde commenteremo in diretta streaming in collaborazione con AITI (Associazione Italiana Tesorieri d’Impresa), INSIDE CENTRAL BANK (per ricevere l’invito) le mosse della BCE e le reazioni del mercato dei cambi.

L’euro è sotto pressione da settimane se non mesi. Ovvero da quando ha infranto al ribasso la soglia 1,08 in primavera. Secondo le nostre analisi il paradigma è cambiato. Tuttavia volendo guardare al bicchiere mezzo pieno, l’euro debole offre ulteriore sostegno alle esportazioni in un momento critico per le capacità di spesa dei consumatori in Eurozona.

Faremo il punto sulle decisioni assunte dal Board guardando anche alle quotazioni del mercato delle commodity e dell’energia. Prima che fosse presa la decisione di discutere del tetto sui prezzi del gas avevamo segnalato il cap tra 320/335 sui prezzi del future sul gas naturale scambiato ad Amsterdam, il Dutch TTF, prevedendo anche una prima discesa dei valori verso 200/180 eur mwh.

Politica monetaria ed energetica corrono in parallelo in questa fase storica. Tuttavia per ottenere effetti sul contenimento dell’inflazione dovrebbero convergere, in quanto ormai la dinamica inflativa è sostenuta principalmente dai costi dell’energia. Il fine settimana, o meglio il meeting UE di domani con i ministri dell’energia, dovrà costruire una soluzione univoca per far si che le traiettorie parallele possano convergere.

MEETING BCE – ‘Driver’ della seduta la riunione della Banca centrale europea che sarà chiamata a decidere tra un rialzo di 50 punti base o uno record da 75 punti. Secondo un sondaggio Reuters Francoforte dovrebbe prevale l’attesa per un incremento jumbo da 75 punti base,  ma ieri alcuni osservatori facevano notare che non si tratta di un aumento “scritto sulla pietra”. Le decisioni di politica monetaria verranno rese note alle 14,15 mentre la conferenza stampa della presidente Lagarde è in agenda alle 14,45. L’attenzione sarà rivolta inoltre alle nuove stime trimestrali a cura dello staff che verranno diffuse nel pomeriggio e che dovrebbero evidenziare un’inflazione più elevata e una crescita più bassa.

CRISI ENERGIA – In attesa del vertice Ue straordinario sull’energia di domani, la Commissione europea ha proposto un tetto al prezzo del gas russo insieme a misure che prevedono una riduzione obbligatoria dell’uso dell’elettricità nel blocco durante le ore di punta e un tetto sulle entrate dei produttori di energia elettrica non a gas. Secondo un documento visto da Reuters, l’Italia propone che il tetto al prezzo del gas naturale si applichi a tutte le transazioni con consegna negli hub Ue e non solo alle importazioni dalla Russia. Si acuiscono intanto le tensioni con la Russia: ieri Putin ha minacciato di interrompere le forniture energetiche in caso di imposizione di un tetto ai prezzi delle esportazioni di petrolio e gas dalla Russia. Sul fronte del patto di Stabilità, il commissario Ue Gentiloni ieri ha detto che la Commissione presenterà nelle prossime settimane una proposta per la revisione delle regole di bilancio Ue per renderle più semplici.

WB MARKET MOVER MONITOR

 

 

 

 

 

 

FX L’euro si presenta all’appuntamento con la BCE in moderato recupero, preferiamo definirla reazione. Nei giorni precedenti abbiamo notato mani forti che compravano su debolezza, evitando ai corsi di violare la soglia 0,9850/35 contro dollaro. Il mercato sconta oltre il 65% delle probabilità che il rialzo BCE sia di 75 bp. Tuttavia non possiamo escludere che il Consiglio tenga fede agli impegni annunciati a giugno ed a luglio deliberando un incremento di 50 bp. La nostra view risulta allineata a questa misura. In ogni caso il mercato ha già incorporato tale aumento. Guarderà con maggior attenzione alle previsioni di scenario che il Consiglio indicherà tra pressioni inflative e rallentamento della crescita.

Sul primo capitolo verificherà che i prezzi delle commodity industriali sono ampiamente scesi, a partire dai metalli industriali. Il petrolio sta scendendo anch’esso verso il nostro obbiettivo intermedio a 80 usd/ bar, in linea con le indicazioni pubblicate nel post di giugno. Sulle quotazioni del gas c’è invece ancora molta strada da fare negli ultimi 12 mesi siamo passati da 40 eur mwh al recente picco 34. La regressione del movimento dei prezzi transita a 180 eur, tuttavia le medie a cui è allineata la spinta sull’inflazione rimane prossima a 130 eur mwh.  Nel post del 2 settembre abbiamo sostenuto in modo audace la possibilità che i valori possano scendere in direzione dei 90 euro. Vedremo se ancora una volta abbiamo la ragione dei numeri. In tal caso il mercato inizierebbe a concretizzare l’ipotesi che il picco sull’inflazione sia vicino. I prezzi industriali input già da qualche mese evidenziano un significativo rallentamento su scala globale.  L’incognita sulle forniture e sul tenore della domanda di energia rimane ancora da risolvere per poter rallegrarsi di questi segnali.

Come diceva Sant’Agostino… – la speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno ed il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per cambiarle. –

FX RISK MANAGEMENT

 

 

 

 

UE STRESS TEST:  La repentina instabilità che si sta verificando dopo un periodo di relativa prosperità (ripresa post Covid), collauderà in queste settimane di settembre la capacità dell’Ue di fare sistema, sostenendo da un lato imprese e famiglie ovvero gli stakeholders dell’Unione ed i mercati nel loro insieme.

La leva finanziaria presente sui mercati, compreso quello dell’energia, non aiuta ad affrontare la congiuntura. Da qui l’idea che si apre una fase di stress test basato su fatti e condizioni reali.

Le aperture di questa settimana dei mercati azionari non depongono a favore di una risposta ordinata. L’euro sul dollaro viola i recenti minimi.

Gli appuntamenti macro in calendario, riunione Opec+ oggi, Consiglio BCE giovedì, riunione Ministri UE Energia venerdì, saranno quindi seguiti con estrema attenzione da parte dei mercati per cercare indicazioni su come il sistema risponderà alle tensioni.

La Banca centrale europea (BCE), la Bank of Canada (BoC) e la Bank of Australia si riuniscono. In tutti i casi sono previsti rialzi dei tassi. Il Canada dovrebbe seguire la posizione più severa con un’attesa del rialzo nella forchetta  75 – 100 punti base. RBA è destinata a continuare la sua tendenza all’aumento di 50 punti base.

La BCE comunicherà la sua decisione sui tassi di interesse e sul piano TIP. Il mercato sconta un aumento di 75 punti base. Il quadro macro economico soppeserà da un lato l’andamento del Pil del secondo trimestre +3.9% (attesa ulteriore stima in seconda lettura questa settimana) dall’altro il veloce deterioramento dei PMI, scesi nel mese di agosto ampiamente sotto quota 50 (rallentamento/recessione).

I PMI manifatturieri della scorsa settimana hanno segnalato un rallentamento su scala globale con aree economiche che hanno evidenziato una contrazione dell’attività. Questa settimana avremo ulteriori dati sul comparto dei servizi. L’attenzione si sposterà quindi sulla resilienza della spesa dei consumatori per i servizi a fronte dell’aumento del costo della vita e degli alti tassi di interesse. I sondaggi PMI forniranno una panoramica dell’impatto prodotto dai costi energetici e salari più elevati sui prezzi di vendita finale. Ricordiamo che i recenti dati sugli input price manifatturieri evidenziavano anche per il mese di agosto un sensibile rallentamento.

WB MARKET MOVER MONITOR

COMMODITY I prezzi delle materie prime industriali sono scesi, come descritto nei nostri recenti post, sino a toccare i livelli scambiati nei picchi del 2018. Le aperture di questa mattina tendono ad evidenziare dei rimbalzi in reazione alle notizie del fine settimana. Sono le quotazioni dell’energia ovviamente a tenere banco: il future Dutch TTF sul natural gas da un minimo di 202 apre a 275 eur mwh, il Brent dal minimo della scorsa settimana 91.80 sale al momento a 95.60 usd/bar.

Reuters cita un documento sulle decisioni che saranno adottate venerdì nel Consiglio straordinario per l’Energia, in cui si parla della possibilità di offrire “sostegno attraverso una linea di credito pan-europea”. A Berlino, Olaf Scholz lancia un piano da 65 miliardi di euro per aiutare famiglie e imprese.
Via libera intanto dal G7 finanziario di venerdì al tetto di prezzo sul petrolio di Mosca.

FOREX L’eur usd apre ampiamente sotto la parità. Dopo un minimo in area ,9835 sta recuperando parzialmente terreno riprendendo quota ,99.  Tuttavia riteniamo che per evitare di di violare definitivamente il range (di brevissimo termine) che stiamo osservando e rallentare ulteriormente il processo ribassista, dovrà dimostrare di poter recuperare quota 0,9945 nelle prossime ore.  Il quadro appare compresso.

STOCK INDEX  Quadro nettamente negativo in linea con quanto sostenuto nei nostri post dalla fine dello scorso anno. Per l’Eurostoxx il test di area 3465/50 costituisce un momento di verifica sulla ridottissima possibilità che i corsi possano evitare la caduta ulteriore sotto i minimi di luglio. Negli Usa, oggi chiusi per la Festa del Lavoro continuiamo a confermare gli obbiettivi già indicati nell’Outlook 2022 EVERYTHING MUST CHANGE,  3300 S&P 500 e 10000 Nasdaq 100.

RATES Più complessa è la posizione sui tassi. La curva americana mantiene un’inclinazione negativa sul tratto lungo, meno quella europea. Ciò significa che in generale, ma soprattutto negli Stati Uniti si continua a scontare l’arrivo di una fase recessiva.  In settimana seguiremo con attenzione gli sviluppi del Consiglio BCE di cui esamineremo gli esiti subito dopo la conferenza stampa di Christine Lagarde alle 16.00 con lo streaming INSIDE CENTRAL BANK, organizzato con AITI, l’Associazione Italiana dei Tesorieri d’Impresa (per ricevere l’invito a partecipare richiedete le coordinate per il collegamento).

 La scorsa settimana avevamo postato un breve commento sulle stime (a breve termine) di picco delle quotazioni del future Dutch TTF, fissando un valore attorno a quota 320 eur mwh.

Ieri il mercato dopo aver aperto in flessione ha tentato un nuovo rialzo chiudendo sostanzialmente sui minimi sotto il livello di apertura.

In tal modo si aperto un segnale di inversione della tendenza almeno nel brevissimo termine, probabilmente sino a venerdì 9 settembre quando si riunirà il consiglio di emergenza tra i ministri dell’energia UE.

Il costo medio dell’energia elettrica, il PUN,  è stato fissato ieri a 740 euro al MVh. Una delle misure chieste da molti paesi è quella di sganciare i costi dell’elettricità da quelli del gas. Josef Sikela, ministro dell’Industria della Repubblica ceca che da luglio ha la presidenza di turno della Ue, ha convocato una riunione d’emergenza dei ministri dell’Energia per il 9 settembre.  Sul tema del caro bolletta Ursula von der Leyen ha incontrato ieri il ministro dell’Economia tedesco Robert Habeck, che sembra aprire – scrivono i giornali italiani – alla proposta di un tetto sui prezzi. Secondo un documento visto da Reuters, anche Belgio sarebbe favorevole a un ‘price cap’ a livello Ue oltre all’ipotesi di sospendere le contrattazioni in caso di movimenti troppo disordinati.

E’ possibile che le mani che governano l’azione speculativa sui prezzi del TTF abbia per questo deciso di ritirarsi. Non escludiamo quindi, una volta violata al ribasso quota 260 euro, una correzione verso 200/180 eur mwh.

Dai dati che analizziamo l’open interest, ovvero il numero di contratti aperti per le scadenze calendarizzate sino a marzo 2023, è prossimo a 550k contratti per un controvalore medio complessivo prossimo ai 150 miloni di euro. Rispetto al mercato Henry Hub, punto di scambio e di consegna per il contratto future sul gas naturale NYMEX negli Stati Uniti, i volumi sono decisamente inferiori. Ciò significa meno un mercato meno profondo e quindi meno liquido.  

L’elevata volatilità che si registra sulle quotazioni conferma la presenza di un floor sottile esposto alle correnti speculative che gli utenti subiscono con poche armi difensive.

Ovviamente al di là di queste considerazioni rimane aperto il problema delle forniture e dei quantitativi in grado di soddisfare la domanda inelastica del gas.

Al momento i flussi di gas russi lungo il Nord Stream si fermeranno domani (31 agosto) per tre giorni di manutenzione presso una stazione di compressione. Il mercato osserverà con impazienza se i flussi riprenderanno una volta terminata la manutenzione. Attualmente, Nord Stream funziona solo a circa il 20% della capacità e Gazprom ha affermato che i flussi torneranno a questi livelli una volta che i lavori saranno completati. Se i flussi riprenderanno quando dichiarato, potrebbe fornire un ulteriore ribasso dei prezzi europei nell’immediato.

La correzione dei prezzi del gas toglierà parte delle pressioni sull’euro ed in generale su tutti i segmenti dei mercati che nelle ultime due settimane hanno subito tale pressione. Ci aspettiamo una reazione del cambio eur usd in direzione di area 1 con possibilità di sconfinare a brevissimo in direzione dei valori scambiati nella prima parte di agosto.

I segnali di politica monetaria che giungono da Jackson Hole rimangono orientati ad un linea restrittiva.

Jerome Powell ha ribadito una linea poco accondiscendenti, da cui sono risuonate le parole particolarmente dure sulla necessità di contenere l’inflazione.

Riportare la stabilità dei prezzi richiederà mantenere una politica restrittiva per diverso tempo. La storia ci insegna ad avere cautela contro un allentamento prematuro della politica monetaria“, ha dichiarato il Governatore dal simposio di Jackson Hole.

I futures sui Fed funds si sono spostati aumentando le scommesse su una stretta di 75 pb, e non 50, al Fomc del 20-21 settembre. Gli stessi futures prevedono attualmente che i tassi Usa raggiungano un plateau intorno a marzo e rimangano su quei livelli per un periodo più lungo del previsto. Il mercato valuta un taglio di non più di un quarto di punto percentuale entro la fine del 2023, un mese fa ne scontava almeno due.

Nel contempo nel tardo pomeriggio di venerdì, secondo Reuters, fonti vicine al consiglio di Francoforte, hanno riferito che alcuni banchieri chiedono che si discuta nel consiglio di settembre – giovedì 8 – di una possibile stretta monetaria da tre quarti di punto. Il deterioramento delle prospettive di inflazione è tale, dicono le fonti, che impone di non rallentare nel processo di normalizzazione della politica monetaria.  La BCE ha aumentato i tassi di 50 pb portandoli a zero a luglio, in una mossa di entita’ inaspettatamente robusta. I mercati monetari prezzano in circa 62 pb l’incremento del mese prossimo, scontando quindi al 100% la probabilità di un nuovo +50, rafforzando al 48% (dal 24%) le chance di un rialzo di tre quarti di punto percentuale.
Oggi nel primo pomeriggio ci sarà un intervento pubblico di Philip Lane, capo economista dell’Eurotower, esponente dell’ala dovish del board e molto vicino a Christine Lagarde.

 

PMI AGOSTO – Questa settimana abbiamo un calendario economico ricco di dati. In primo luogo abbiamo la pubblicazione dei sondaggi effettivi PMI del mese di agosto, utili per fare il punto sulle prospettive macro economiche alla ripresa delle attività delle nostre imprese. Ad agosto abbiamo assistito in Europa ad un ulteriore spinta speculativa dei prezzi del gas naturale  che saremo comunque costretti a rivedere al rialzo. Siamo preoccupati non solo per il livello raggiunto dalle quotazioni, quanto per l’assenza di una prospettiva concreta che possa farci intravvedere una soluzione a breve. Le imprese hanno bisogno di certezze per programmare la loro linea produttiva.  Mentre da Jackson Hole, dove nello scorso fine settimana si è tenuto un simposio delle banche centrali mondiali organizzato come ogni anno dalla Federal Reserve,  arrivano segnali di inasprimento della linea monetaria da parte della stessa FED ( a cui abbiamo dedicato un post).

Accanto ai dati PMI avremo gli aggiornamenti del PIL del secondo trimestre per Italia, Svezia, Polonia, Repubblica Ceca, Russia, India, Corea del Sud e Canada.

Dalla lettura del Prodotto Interno Lordo italiano vogliamo comprendere oltre alla performance del II°Q gli eventuali segnali di tendenza che incroceremo con i dati PMI manifatturieri attesi in calo sotto quota 50 a 48 punti.  Anche la Germania produrrà il report conclusivo di agosto dopo quello preliminare flsh che assegnava al paese una flessione sotto area 50. Il rallentamento della crescita in Eurozona preoccupa ulteriormente in quanto l’inflazione  dovrebbe rimanere elevata nella rilevazione di agosto. A luglio abbiamo visto una crescita su base annua dell’8,9%.

Mercoledì la Cina riporterà i dati PMI sul manifatturiero. Il precedente sondaggio si era chiuso con un valore frazionalmente sotto quota 50 (area di contrazione), mentre gli Stati Uniti produrranno l’analogo sondaggio nella versione ISM giovedì: dato atteso poco sopra area 47.

La volatilità dei mercati è stata intensificata nelle ultime settimane da aumenti dei tassi, preoccupazioni sui mercati energetici e tensioni geopolitiche. Pertanto, i dati PMI – diffusi verso la fine della settimana – saranno seguiti con particolare interesse e offriranno ulteriori aggiornamenti sull’andamento delle economie man mano che crescono i timori di recessione. I dati flash della scorsa settimana hanno indicato un settore manifatturiero più colpito in cui persistono i tassi di inflazione e le ripercussioni dell’interruzione dell’offerta. I dati flash hanno indicato una netta contrazione negli Stati Uniti, nell’Eurozona e in Giappone, e dai PMI manifatturieri per la Cina continentale in particolare si cercherà ulteriore colore sulle prospettive manifatturiere globali.

Venerdì 2 settembre avremo la pubblicazione delle statistiche occupazionali statunitensi. I dati di luglio hanno registrato un aumento superiore alle previsioni dei salari non agricoli. Ad agosto si prevede che la crescita dell’occupazione sia diminuita da 528.000 unità di luglio a 290.000 ad agosto. Gli ordini delle fabbriche statunitensi verranno rilasciati poco dopo e completeranno il quadro sull’andamento del settore manifatturiero a luglio dopo gli ordini di beni durevoli peggiori delle attese. Chiuderà la settimana un ultimo dato importante: la fiducia dei consumatori del Conference Board e ai dati sui prezzi delle abitazioni, entrambi volti a valutare l’impatto dell’aumento dei tassi di interesse a settembre.

IL PMI GLOBALE RIMANE DEBOLE

I rapporti PMI AGOSTO manifatturieri globali che saranno pubblicati in settimana sono attesi deboli  sulla scia dei PMI flash deludenti.

Secondo i sondaggi S&P Global, osservando le quattro maggiori economie sviluppate di Stati Uniti, zona euro, Giappone e Regno Unito (il “G4”), la produzione si è contratta ad un livello tale che, escludendo il blocco iniziale della pandemia, è stato il più ripido dal crisi finanziaria nel 2009. La produzione si è contratta sia nel settore manifatturiero che nei servizi per il secondo mese consecutivo, con tassi di declino in accelerazione.

Tuttavia, i sondaggi hanno portato alcune provvisorie buone notizie sul fronte dell’inflazione. I vincoli di fornitura, che sono stati uno dei principali fattori trainanti dell’aumento dei prezzi durante la pandemia, hanno mostrato segni di allentamento ad agosto, con il numero di ritardi nelle consegne dei fornitori nelle economie del G4 che è sceso al livello più basso da ottobre 2020. Allo stesso tempo, i nuovi ordini per i beni manifatturieri sono diminuiti a uno dei tassi più alti visti negli ultimi dieci anni. Questa combinazione di fattori, allentamento dell’inflazione e calo della domanda e dell’offerta ha consentito ai prezzi dei beni industriali di raffreddarsi bruscamente al minimo di 18 mesi [S&P Global].

Il rilascio globale completo dei PMI di agosto ci consentirà di monitorare ulteriormente questi sviluppi della domanda, dell’offerta e dei prezzi, con l’inclusione di dati per la Cina continentale e le economie in via di sviluppo dell’APAC.

G4 GLOBAL PMI MANUFACTURING: USA – UE – UK – JAPAN

Gli Indici PMI confermano il rallentamento della crescita globale come già anticipato anche nel post di inizio settimana.

Il rallentamento dell’attività imprenditoriale rilevata nei sondaggi PMI nell’Eurozona è concentrata principalmente sulle principali regioni, Germania e Francia . La principale causa addebitata alla riduzione della domanda è stata attribuita alle forti pressioni inflazionistiche. La debolezza economica ha contaminato più settori manifatturieri, evidenziando una contrazione della produzione dalle risorse di base e automobili sino ad intaccare turismo ed immobiliare.

In Germania, il calo delle esportazioni si è rivelato ancora una volta il fattore chiave della contrazione. I prezzi medi praticati per beni e servizi hanno continuato a crescere bruscamente, benché ad agosto il tasso di inflazione sia diminuito per il quarto mese consecutivo . Dal sondaggio sono emersi ulteriori segnali di allentamento delle strozzature nelle catene di fornitura.

Ma il vero nodo su cui concentrare ogni sforzo analitico riguarda ancora una volta il futuro energetico della Germania e con essa dell’Europa. Se l’obbiettivo politico rimane orientato alla sostituzione delle forniture di gas dalla Russia, dovremmo considerare i tempi e le modalità di un processo di transizione che può durare alcuni anni e non mesi con tutte le ricadute del caso.

GERMANIA & EUROZONA INDICI PMI

PMI: AGOSTO CONSOLIDA I SEGNALI DI RALLENTAMENTO

In Francia, il PMI flash di agosto indica che l’economia sta entrando in contrazione netta per la prima volta in un anno e mezzo a causa di una forte flessione manifatturiera ha più che compensato solo un aumento marginale dell’attività del settore dei servizi.

PMI: AGOSTO CONSOLIDA I SEGNALI DI RALLENTAMENTO

Anche negli Stati Uniti  I dati del PMI flash di agosto hanno fornito ulteriori segnali di rallentamento soprattutto sul lato dei consumi. Le condizioni della domanda si sono raffreddate sulla scia del rialzo dei tassi di interesse e dalle forti pressioni inflazionistiche sulla spesa finale. L’indice PMI Services è sceso sotto quota 50 in territorio di contrazione. Anche la domanda sul comparto manifatturiero si è indebolita confermando per il secondo mese consecutivo valori inferiori a quota 50. Markit segnala che sotto il profilo statistico la perdita di momentum dell’Indice PMI viaggia al ritmo più veloce da quando rilevano i sondaggi nel panel del comparto manifatturiero. Escludendo il periodo tra marzo e maggio 2020, il calo della produzione totale è stato il più forte da quando la serie è iniziata quasi 13 anni fa.

PMI: AGOSTO CONSOLIDA I SEGNALI DI RALLENTAMENTO

Sono più d’uno gli elementi che concorrono a produrre un rallentamento della crescita globale: inflazione, energia, politiche monetarie.

Nella lettura degli Indici PMI emergono alcuni elementi noti quali ad esempio in Eurozona l’impatto dei prezzi dell’energia ed i timori sulla disponibilità di gas naturale nella prossima stagione invernale  in assenza di fonti di approvvigionamento alternative a quello della Russia al momento praticabili.

Mentre l’inflazione sul lato degli input price industriali sta rallentando, rimane elevata sui prezzi finali al consumo.

L’atteggiamento restrittivo delle banche centrali, mirato a contrastare l’inflazione, sta impattando seriamente sull’output manifatturiero.

PMI: AGOSTO CONSOLIDA I SEGNALI DI RALLENTAMENTO

INDICE PMI GLOBAL ORDER & INPUT PRICE VS. MONETARY POLICY

 

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