MARKET MOVER MONITOR WEEK 4/23

L’ultima settimana del mese è riservata alla lettura preliminare dell’andamento del GDP USA relativo al IV trimestre. L’attesa del mercato è posizionata su una crescita del 2,6%, l’algoritmo della Fed proietta invece l’andamento, sulla base dei dati disponibili al 20 gennaio, ad un incremento del 3,5%. Il deflattore scende dal 4,4 al 3,3% (QoQ).

MARKET MOVER MONITOR WEEK 4/23

WB ECONOMICS: USA GDP NOW IVQ 22 FED ATLANTA

Martedì 24, in Eurozona avremo alcuni dati flash PMI per il mese di gennaio sul comparto manifatturiero e servizi. L’attesa si posiziona su un parziale recupero del sentiment.  In Germania il Pmi, nonostante il recupero rimane ampiamente sotto quota 50;  soltanto il dato aggregato sui servizi riesce in Eurozona a posizionarsi frazionalmente sopra quota 50. La conferma di questa lettura mitigherebbe i timori recessivi di cui si parla di diverse settimane anche nei nostri market mover monitor.

Nel pomeriggio di martedì avremo invece la pubblicazione dei dati PMI statunitensi. Qui l’attesa non evidenzia particolari recuperi di sentiment, fissando le stime a quota 46,2 per il manifatturiero e quota 45 per i servizi.

MARKET MOVER MONITOR WEEK 4/23

WB ECONOMICS: GLOBAL PMI [FONTE S&P GLOBAL]

Seguiremo con attenzione i dati PMI e giovedì l’indice IFO (Germania), per comprendere il sentiment delle imprese alla riapertura delle attività agli inizi dell’anno. Dicembre ha evidenziato  un calo della domanda di materie prime, materiali, merci ed altri componenti necessari per il comparto produttivo piuttosto che  quello dei  servizi, riflettendo il crescente rischio di stagnazione.

A conferma abbiamo rilevato sui mercati a termine specializzati nella quotazione di commodity un ulteriore generale ridimensionamento dei prezzi proprio a dicembre a completamento di una profonda correzione dei valori avviata alla fine della scorsa primavera. 

MARKET MOVER MONITOR WEEK 4/23

WB ECONOMICS: COMMODITY PERSPECTIVES PERFORMANCE REVIEW

A Gennaio alcuni metalli di base , rame, acciaio alluminio e minerale di ferro hanno tuttavia avviato una reazione in scia alle attese per un ritorno alla normalità in Cina. Come noto, il Governo cinese ha ritirato le misure restrittive anti Covid, animando in tal modo l’azione speculativa sul ritorno della domanda generata dalle riaperture delle aziende. Nel nostro ultimo Outlook WB COMMODITY PERSPECTIVES, il movimento si inserisce in un’azione di riequilibrio del mercato.

La correzione dei prezzi delle commodity indicate contrasta tuttavia con il robusto ribasso dei noli marittimi. Gli indici sui noli marittimi al Baltic Exchange sono scesi mediamente del 50% da inizio anno evidenziando un significativo ribasso delle quotazioni dovuto ad un calo della domanda. Le attuali quotazioni coincidono con i valori rilevati nel primo semestre del 2020, periodo in cui la domanda subì lo shock pandemico.

BALTIC DRY INDEX

WB ANALYTICS: NOLI MARITTIMI BALTIC DRY INDEX

MARKET MOVER MONITOR

Il nostro interesse per i dati che misurano il sentiment sulle aspettative economiche è motivato dalla medesima attenzione che le banche centrali ripongono su tali indicatori per decidere la loro linea di policy monetaria. All’ordine del giorno dei prossimi imminenti consigli della Fed e della Bce ci sono le ipotesi sui rialzi dei tassi. Nelle ultime settimane gli investitori hanno maturato la tesi secondo cui le due banche centrali siano ormai prossime a dichiarare la conclusione della loro linea restrittiva. Prima di farlo la Fed potrebbe mettere sul tavolo altri due rialzi tra febbraio e marzo di 25 bp; la Bce un rialzo di 50 bp a febbraio.

Nelle ultime settimane i mercati hanno accompagnato l’attesa con acquisti sull’euro contro il dollaro. Il rialzo dell’euro è stato declinato da un ridimensionamento del differenziale di rendimento sul tratto a 10 anni. Lo spread è sceso da 180 bp a 135. In sostanza il maggior ribasso dei rendimenti sull’US Treasury hanno in qualche modo scontato un maggior rischio recessione negli Stati Uniti rispetto all’Europa, mentre sul tratto breve della curva il differenziale ha conservato uno spread di 200 bp.

Il cambio ha ritracciato una parte del ribasso subito lo scorso anno, riportando le quotazioni in area 1,08. Nell’apertura odierna abbiamo visto testare uno spike a quota 1,0930 in Asia.

In precedenza avevamo indicato in area 1,08 il punto di spartiacque tra una tendenza orientata ad un recupero più costruttivo dell’euro, rispetto ad un riequilibrio nel rapporto di cambio  in cui il rapporto eur usd evidenziasse quotazioni meno penalizzante per l’euro rispetto ai minimi di novembre, ma pur sempre al di sotto degli standard maturati nei precedenti cicli di mercato. A tutt’oggi l’eur usd quota mediamente in prossimità dei minimi che negli ultimi dieci anni hanno caratterizzato il comportamento dell’euro sul dollaro.

MARKET MOVER MONITOR WEEK 4/23

WB ANALYTICS: EUR USD CYCLE 01.01.1999 BASE LINE

Nei nostri live streaming che proponiamo con AITI, l’Associazione Italiana dei Tesorieri d’impresa,  abbiamo esposto il tema in diverse occasioni a margine delle conferenze stampa rilasciate dalle banche centrali. Riteniamo che la verifica dell’area indicata rappresenti un momento piuttosto significativo sotto il profilo tecnico.

Nelle prossime ore, in preparazione ai prossimi due meeting di inizio febbraio di Fed e Bce, seguiremo l’attuale movimento per comprendere se la presenza di questa area di resistenza possa raffreddare, come ci sembra, la spinta dell’euro. Ritorni immediati sotto area 1,0870 tenderanno a premiare parziali prese di profitto sull’euro spingendo i valori in direzione di 1,0770/1,0725 eur usd.

Il consolidamento del range preparerà il terreno per l’esito delle deliberazioni delle due banche centrali predisponendo la base tecnica su cui proiettare i futuri movimenti del cambio.

 

 

 

 

Il nostro Market Mover Monitor mette l’accento sui diversi sondaggi di sentiment riportati questa settimana. E’ opinione diffusa che il maggior freno percepito sulla crescita derivi dalla politica monetaria delle banca centrali,  in quanto il loro effetto supera in termini di negatività il contesto macroeconomico globale.
Partendo da questo punto di vista tutti i dati che possono influenzare le decisioni delle banche centrali costituiscono il driver su cui allineare le reazioni dei mercati, a partire da quello dei cambi.
Di conseguenza l’attenzione rimane focalizzata sui dati che riportano l’andamento dell’inflazione, a seguire quelli che rilevano l’andamento della crescita, sia attraverso la lettura ex ante degli indicatori di sentiment, PMI, sia quelli che riportano i valori della produzione piuttosto che quelli sul mercato del lavoro.

Questa settimana sarà nuovamente popolata da una serie di indicatori che riportano l’andamento dell’inflazione, PPI, negli Stati Uniti, Uk e Germania (questa mattina). In settimana avremo la lettura definitiva del dato di dicembre CPI  in Eurozona e Giappone. Il PPI tedesco è stato rilevato a dicembre in contrazione rispetto al mese di novembre -1,6%, su base annua 12,8 da 14,9%. L’andamento delle quotazioni dell’energia dovrebbero ridurli ulteriormente

Sul fronte della crescita avremo i dati relativi alla Produzione Industriale negli USA mercoledì, con attese frazionalmente in contrazione. Probabilmente desteranno più attenzione i dati sui consumi anche questi attesi in contrazione a dicembre dello 0,8% rispetto al mese precedente.

Migliora invece il sentiment degli investitori in Germania. L’indice ZEW tende verso una ripresa di momentum.

Infine in Cina, prima del Capodanno, avremo la lettura del dato sul PIL relativo all’ultimo trimestre 2022 in ulteriore frenata.

FX

ECONOMICS

STIME ATTESE

DATO PRECEDENTE

CNY

PIL (Annuale) (4° trim.)

1,8%

3,9%

CNY

PIL (Trimestrale) (4° trim.)

-0,8%

3,9%

CNY

PIL cinese (ultimi 12 mesi) (Annuale) (4° trim.)

3,0%

CNY

Produzione Industriale (Annuale) (Dic)

0,2%

2,2%

CNY

Produzione industriale cinese annuale (Annuale) (Dic)

3,8%

CNY

Vendite al dettaglio (Annuale) (Dic)

-8,6%

-5,9%

CNY

Vendite al dettaglio in Cina negli ultimi 12 mesi (Annuale) (Dic)

-0,09%

MARKET MOVER MONITOR BANCHE CENTRALI MEETING

In attesa del meeting di inizio febbraio delle due grandi BC, in settimana si riuniscono in Asia: Bank of Japan, Bank of Malaysia e Bank of  Indonesia.

Di rilievo saranno le indicazioni offerte dalla BoJ. La Banca a dicembre aveva sorpreso i mercati, annunciando una modifica alla propria linea di politica monetaria in merito al controllo della curva dei rendimenti. L’ex direttore esecutivo della BoJ, Momma, ha affermato che la Boj potrebbe considerare di rimuovere l’YCC (Yield Curve Control). Gli investitori hanno interpretato la mossa in chiave meno conciliante, anche se l’ex funzionario ha voluto rassicurare i mercati sostenendo che la politica monetaria giapponese rimarrà comunque di segno accomodante.

WB MARKET MOVER MONITOR

FOREX MARKET

Nel Market Mover Monitor di questa settimana segnaliamo due movimenti di sicuro interesse: yen e usd.

Lo yen da diverse settimane sta acquistando momentum con un’azione di distribuzione dei prezzi sia contro dollaro che contro euro destinata a rafforzare ulteriormente la divisa giapponese. Il mercato guarda nel breve al comportamento dei prezzi qualora si apra il collaudo di area 137, dove transita il supporto tecnico di maggior rilievo. Il nostro indicatore WB Advance Cycle ©   sta evidenziando da diverse settimane un segnale di allentamento della forza dell’euro.

EUR JPY TREND

WB ANALYTICS: EUR JPY LONG TREND CYCLE

L’euro invece rimane ancora sostenuto contro dollaro. I valori stanno scambiando all’interno dell’area 1,07/1,08 eur usd dove abbiamo collocato,  per la prima parte dell’anno in corso nell’OUTLOOK 20/23,  la linea di spartiacque tra un ritorno di forza del dollaro rispetto alla prosecuzione della fase di recupero dell’euro. L’avvio di settimana appare contrastato. Gli operatori guarderanno 1,0775 per catturare eventuali reazioni positive del dollaro in preparazione ai meeting delle due banche centrali di febbraio. L’eventuale breakout di 1,0775 aprirebbe una finestra reattiva per la divisa americana riposizionando i valori al centro del range che governa tuttora gli scambi dallo scorso dicembre.

ENERGY

Le pressioni inflazionistiche si stanno notevolmente attenuando negli Stati Uniti ma anche in Europa abbiamo raggiunto il picco della crescita dei prezzi. L’energia, ovvero le quotazioni del contratto future sul Natural Gas, TTF, sono scese sino ad avvicinare in tempi assai veloci il nostro target  per il IQ in area 45/55 eur mwh, indicate nel nostro OUTLOOK 20/23.  A breve ci attendiamo rimbalzi dei prezzi a partire da quota 59 euro, ma il trend appare ancora orientato al ribasso.

Anche i prezzi del PUN GME sono in discesa. L’energia elettrica all’ingrosso tratta a 150 eur mwh. Le nostre attese rimangono tuttora orientate al ribasso sia nel breve che nel medio termine.
market mover monitor week

WB ANALYTICS: DUTCH TTF TENDENZA

L’anno appena iniziato ed il rafforzamento delle visioni da falco della Fed,  confermate nei verbali della Fed della riunione di dicembre  e nei  recenti commenti di alcuni consiglieri FED (Michelle Bowman), potrebbero ritornare a pesare sulle contrattazioni a breve. Nel nostro OUTLOOK 20/23 abbiamo posto l’accento sull’eventuale reazioni al test di area 4000/41000 di S&P 500 e le possibili implicazioni al proseguimento del rally in corso. Il tema dell’avversione al rischio che potrebbe aprirsi, qualora non vi fosse la convinzione netta a superare tale ostacolo, risulta per noi interessante in quanto avrebbe ripercussioni su tutte le asset class, comprese le valute.   La propensione al rischio, nel breve termine, rimane correlata ai rendimenti dei dividendi attesi del mercato azionario statunitense. I rendimenti per gli azionisti rimangono l’unico fattore percepito a sostegno delle azioni. Benché ancora in misura minore le preoccupazioni sui fondamentali azionari evidenziano, secondo i sondaggi d’opinione, preoccupazioni per le prospettive sugli utili.

L’attesissimo dato sull’inflazione degli Stati Uniti ha confermato il rallentamento delle pressioni sui prezzi. I dati hanno centrato le attese fissando il CPI tendenziale al 6,5%, in calo rispetto al precedente dato pari al 7,1%. 

L’IPC di dicembre si è quindi attesto al -0,1% MoM/6,5% YoY, mentre l’inflazione core si è attestata allo 0,3% MoM/5,7 YoY. La decelerazione continua dopo che l’headline aveva raggiunto il picco del 9,1% su base annua a giugno e il core del 6,6% su base annua a settembre. Il rallentamento apre la strada per una rimodulazione della politica monetaria con un adeguamento dei rialzi futuri pari allo 0,25% rispetto ai precedenti rialzi dello 0,50%.  Benché l’inflazione tende a confermare la perdita di momentum, l’occupazione continua ad esprimere un andamento piuttosto forte del mercato del lavoro. Di conseguenza l’opzione per almeno altri due rialzi rimane aperta.

RALLENTA COME ATTESO IL CPI USA

WB ECONOMICS: USA INFLATION RATE (scala sx) VS. CORE INFLATION RATE

RALLENTA COME ATTESO IL CPI USA

WB ECONOMICS: UEM INFLATION RATE (scala sx) VS. CORE INFLATION RATE

Analizzeremo i prossimi dati PMI per comprendere quanto sia forte il segnale di rallentamento della crescita per comprendere quale postura assumerà in seguito la FED. L’obbiettivo dichiarato dal Board punta ad un ritorno dell’inflazione al 2%. Il dato odierno ci porterà verso la riunione delle due principali banche centrali nella prima settimana di febbraio.
Il mercato ieri ha risposto alla lettura del dato colpendo l’eur usd con un’elevata volatilità. Abbiano notato mani forti vendere euro in più aree di prezzo, tra 1,0830 ed 1,0760 in contrapposizione ad altre mani interessate a rispondere con vendite di dollari. Del resto come abbiamo scritto ieri, l’attuale area di negoziazioni costituisce, secondo la nostra view un’importante zona tecnica. Lo conferma il comportamento volatile assunto dal mercato.
Riteniamo che non si debba ancora scontare il ritorno di un dollaro debole, prima di assumere una posizione strategica diversa vogliamo verificare i comportamenti del mercato su questo range di scambi.
Anche in Eurozona arriveranno dati sul raffreddamento dell’inflazione in un clima di rallentamento della crescita. La BCE in merito ai tassi d’interesse ha fornito più voci e visioni: i consiglieri del nord europa continuano ad esprimere una view restrittiva, quelli dell’area mediterranea sosterrebbero una linea più moderata.
Nel nostro Outlook 20/23 abbiamo posto l’accento sulle valenze tecniche di area 1,07/1,08 eur usd, riteniamo necessario approfondire le reazioni del mercato.
I mercati azionari statunitensi hanno risposto al dato con scarso entusiasmo. I rendimenti sul tratto lungo della curva, 10 anni, hanno fatto segnare un’altra sessione regressiva, sia per quanto riguarda i Treasury, il Bund piuttosto che il BTP. Nel dettaglio hanno perso maggior valore i rendimenti europei rispetto a quelli americani. Il 10 anni Germania, pure Italia sono scesi nuovamente in direzione dei minimi fissati agli inizi di dicembre, rispettivamente 1,75 e 3,60. Il differenziale tra i rendimenti USA rispetto a quelli DE si sta posizionando a 140 bp. Guardiamo a quota 150 bp come attuale valore di spartiacque tra la ripresa del dollaro, nel caso di un ritono dello spread sopra tale livello, piuttosto che un ulteriore rafforzamento dell’euro nel caso di un consolidamento del differenziale sotto quota 150 bp.
RISK MANAGEMENT

 

Market Mover FX: Inflazione USA.

Protagonisti assoluti della seduta sul versante macro i numeri sull’inflazione di dicembre, di cui i mercati scommettono un ulteriore raffreddamento che confermerebbe l’atteso cambio di passo di Federal Reserve. Tenendo in considerazione anche gli ultimi dati sul Pmi Usa, il quadro della mediana delle attese raccolte da Reuters prefigura per il costo della vita un tasso annuo di 6,5% da 7,1% di novembre, parallelo a una discesa dell’indice ‘core’ a 5,7% da 6% del mese precedente.

il presidente Jerome Powell lo scorso martedì non ha fornito indicazioni di politica monetaria al simposio della Riksbank, limitandosi a dire che l’indipendenza della banca centrale è fondamentale per la sua capacità di combattere l’inflazione; aggiungendo inoltre che per contrastare il rialzo dei prezzi la BC deve necessariamente imporre sacrifici al mercato. Michelle Bowman, consigliere FED ha invece sottolineato che serviranno altri rialzi dei tassi.

Rimangono quindi al centro dell’attenzione lo sviluppo dei dati sull’inflazione per interpretare l’orientamento delle banche centrali.

Prevale invece lo scetticismo sul potenziale rallentamento della stretta monetaria da parte della Bce, alimentato dalle recenti parole di Isabel Shanabel, dove gli investitori sembrano ritenere che i segnali di raffreddamento dell’inflazione non siano sufficienti a modificare l’approccio ‘hawkish’ di Francoforte. Isabel Schnabel ha sottolineato che l’inflazione non si riduce da sola, e che le condizioni finanziarie dovranno rimanere restrittive. Di converso il collega portoghese Mario Centeno ha segnalato che la fine del processo di rialzo dei tassi si avvicina anche in Eurozona.

In questi giorni il cambio si è posizionato sotto la nostra area di resistenza 1.0775 eur usd, in attesa della pubblicazione del dato odierno alle 14.30.

Nell’Outlook 20/23 abbiamo fissato il range 1,07/1,08 come area significativa dal punto di vista tendenziale di medio termine.

Nel pomeriggio analizzeremo le reazioni del mercato: ritorni sotto area 1,0720/00 potrebbero aprire una prima frattura sul percorso di recupero dell’euro. Letture meno positive rispetto alle attese alimenterebbero potenziali vendite sulla divisa europea ancorché limitate in attesa degli incontri delle banche centrali che riprenderanno a febbraio.

Nel frattempo, fuori onda, lontano dal proscenio di mercato si muove con una certa decisione il cambio usd cny. La banca centrale ha effettuato una nuova iniezione di liquidità short-term nel sistema bancario in vista del lungo periodo di festività, la divisa cinese rimane comunque inserita in un contesto di rafforzamento verso il dollaro. Secondo le linee tendenziali indicate sempre nel nostro Outlook 20/23, pensiamo che il rapporto possa subire ulteriori allentamenti in direzione dei minimi segnati nella prima parte dello scorso anno.

 

 

BUON ANNO…

L’inflazione continua a rappresentare il driver dei mercati. Nella lettura di inizio anno abbiamo visto un sensibile calo di quella europea. Questa settimana il calendario degli economics riporta quella americana, inglese e cinese. L’IPC su base annua negli USA dovrebbe scendere ulteriormente dal 7,1% di dicembre al 6,5%, l’IPC cinese dovrebbe salire marginalmente all’1,8 dall’1,6%.

I mercati tenderanno a focalizzare la loro azione proprio sul dato statunitense di giovedì. Prima ancora sarà l’intervento si  di Jerome Powell governatore Fed, in calendario martedì pomeriggio, a focalizzare l’attenzione. Il fil rouge riman sempre correlato alle risposte che le banche centrali daranno sulla scorta dell’andamento dei prezzi al consumo.

Nell’ultimo verbale della Fed, relativo alla riunione del FOMC di dicembre,  la banca centrale ha ribadito l’impegno a contrastare l’inflazione nonostante il recente allentamento delle pressioni inflazionistiche. L’imminente rilascio dell’IPC sarà quindi interessante soprattutto se i dati dovessero sorprendere al ribasso. L’esuberanza dei mercati nello sfidare le azioni di policy della Fed potrebbe spingere il Consiglio a tenere alto il livello di guardia in quanto il rally di borsa tendono ad ostacolare il perseguimento degli obbiettivi prefissati sul target d’inflazione desiderato dalla Banca centrale. Da questo punto di vista le eventuali parole di Powell potranno innervosire gli operatori.

La curva future sui Fed Funds.sconta ora, per il meeting di febbraio (1.02.23), una probabilità del 75% che il Board possa decidere un aumento di 25 basis point.

In Europa, il Regno Unito pubblica i dati mensili sul PIL di novembre, mentre saranno disponibili anche le statistiche sulla disoccupazione e sulla produzione industriale dell’Eurozona. 

EUROZONA

PRODUZIONE GERMANIA – A novembre la produzione industriale ha registrato un aumento congiunturale dello 0,2% dopo una flessione dello 0,4% il mese prima, contro attese pari a +0,1%.
INDICE SENTIX ZONA EURO – A metà mattina, nuovi dettagli sulla robustezza della fiducia degli investitori della zona euro giungeranno con la lettura di gennaio dell’indice Sentix. Le attese sono per un miglioramento a -18,0 dal precedente -21,0. Venerdì il capo economista Bce Lane ha detto che se c’è una recessione in corso è “lieve”.

In generale il tenore delle aspettative di crescita visto dalle imprese su scala globale rimane piuttosto debole. L’indice complessivo dell’attività commerciale attuale del PMI è rimasto in territorio di contrazione sotto quota 50. 

BUON 2023 L'INFLAZIONE SCENDE

S&P Global: PMI US GLOBAL SECTOR

I dati ufficiali non hanno ancora indicato alcun impatto significativo dei recenti rialzi dei tassi della Fed, con il PIL probabilmente del IV°Q atteso in aumento. IL GDPNOW della Fed stima una crescita del 3,8%, il consesus delle stime degli economisti si ferma poco sopra all’1%.   Tuttavia, l’effetto frenante di una politica più restrittiva sta diventando sempre più evidente nei sondaggi PMI, soprattutto laddove ci si aspetterebbe un impatto negativo da maggiori costi di indebitamento: i servizi finanziari. I dati dell’indagine PMI di S&P Global, basati sui dati raccolti ogni mese da un campione rappresentativo di società statunitensi, hanno mostrato un brusco calo dell’attività commerciale a dicembre, con i servizi finanziari che hanno registrato il tasso di contrazione di gran lunga più elevato. Anche i settori rivolti ai consumatori hanno evidenziato un certo logoramento a causa dell’aumento del costo della vita.  Il comparto manifatturiero ha dovuto affrontare ulteriori venti contrari a causa del rallentamento del commercio globale.

ASIA BANCHE CENTRALI

BOK- Venerdì la Bank of Korea si riunirà in Consiglio per decidere sui tassi: l’attesa stima un rialzo di 25 bp.

BOJ – Banca centrale e governo giapponese dovranno discutere dei rispettivi ruoli e lavorare insieme per la stabilità dei prezzi dopo la nomina del nuovo governatore ad aprile, ha detto il premier Kishida.

PBOC – La banca centrale cinese intensificherà il sostegno alle imprese private nell’ambito delle misure di sostegno all’economia, allentando al contempo il giro di vite sulle società tecnologiche. Lo ha dichiarato Guo Shuqing, capo del partito comunista della Pboc, citato dai media statali.

DATI BANCA D’ITALIA

Dopo il nuovo calo visto a novembre, Banca d’Italia diffonde l’aggiornamento di dicembre del debito Target2. I nuovi numeri andranno confrontati con i 659,74 miliardi del mese precedente.

WB MARKET MOVER MONITOR

FOREX L’eur usd apre la settimana ritornando nuovamente verso l’area di resistenza statica 1,07 dopo essere sceso a 1,05 lo scorso giovedì dopo la lettura dei dati sull’occupazione. I mercati scontano al momento una revisione più morbida della linea monetaria della FED in considerazione del raffreddamento dell’inflazione e della contrazione economica in corso. Di converso si aspetta che la BCE rimanga ancora aggressiva nei toni.

Il differenziale tra i rendimenti nel tratto lungo della curva, 10 anni, è sceso sotto 150 bp. Il punto potrebbe rappresentare la linea spartiacque tra una ripresa del dollaro rispetto ad un ulteriore indebolimento.

Le quotazioni del future sul  Natural Gas, Dutch TTF, sono scese sotto quota 100 eur mwh. 

L’Unione Europea ha raggiunto un accordo per limitare i rialzi del benchmark del gas naturale TTF a 180 euro per megawatt ora, nel tentativo politico di contenere i danni economici  causati dalle spinte speculative sui prezzi.

I mercati si aspettano che il 2023 sia un anno difficile per il mercato europeo del gas naturale. I timori convergono  sull’ipotesi che sia improbabile che l’Europa possa ricostruire gli stoccaggi allo stesso ritmo visto nel 2022. I flussi annuali di gas russo diminuiranno nella regione del 60% su base annua, anche se i flussi rimarranno a livelli simili a quelli attuali . Si presume che il mercato del GNL non sarà in grado di compensare completamente il gap  aperto sulle forniture russe. Di conseguenza, non si esclude che si continui a lavorare per inibire la domanda con l’intento di migliorare l’equilibrio con l’offerta disponibile, adeguata al fabbisogno per il prossimo inverno 2023/24. Secondo molti analisti per ottenere tale effetto i prezzi dovranno rimanere a livelli elevati.

Nel frattempo i prezzi scendono sotto quota 100 eur mwh. Di per se è un’ottima notizia che lascerebbe presumere uno scenario diverso.

In estate, quando i valori toccarono quota 350 euro scrivemmo con immediatezza su questo blog che si trattava di un eccesso speculativo destinato a rientrare verso area 100/90 eur mwh. Il mercato confermò le nostre attese riportando i valori a fine ottobre proprio sui livelli attesi dal nostro modello di valutazione.

Successivamente abbiamo indicato che tale area avrebbe rappresentato un floor aprendo a possibili reazioni verso 135 euro. Tale livello avrebbe sostanzialmente delimitato ulteriori spinte speculative.  Anche questa stima si è rivelata corretta! I valori dopo un recupero temporaneo che per qualche ora hanno fissato un picco tra 135/145 sono rientrati nuovamente in area 100.

Ora assistiamo, forse in modo prematuro , ad un breakout del livello che in termini dinamici ha contenuto tutti i minimi che si sono formati in questa terribile crisi energetica. A breve ci aspettiamo un collaudo di quota 80 euro; quindi una nuova reazione verso 105/110.

Festeggiamo l’evento con la consapevolezza che i rischi sulla carta rimangono ancora aperti. Ma si tratta di un passo importante verso un movimento di riequilibrio della struttura dei prezzi. Per quantificare il livello oltre il quale temere una riaccensione dei rischi temuti dal mercato (di cui sopra) possiamo fissare un warning proprio sopra 105/110 eur mwh.  Nel frattempo vale la pena guardare al bicchiere mezzo pieno.

Ciò significa mettere a frutto un recupero che, rispetto ai prezzi di quest’estate, quota quasi il 75%; il 40% rispetto alla media dei valori rilevati nel periodo. L’inflazione determinata dallo shock energetico dovrebbe trarne beneficio con un sostanziale raffreddamento qualora le oscillazioni confermeranno ancora una volta le nostre attese. In tal caso la BCE ne terrà debito conto?

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La settimana delle banche centrali FED e BCE viene archiviata con un lascito potenzialmente critico per i mercati. I titoli di stato europei, in particolare quelli periferici, tra cui l’Italia, ritracciano ampiamente i recuperi messi  a segno dalla scorsa estate. Al momento i rendimenti del BTP si sono fermati nella loro reazione sotto 4,40% lasciando aperta l’ipotesi di ritorno verso l’equilibrio precedente. Significativa in tal sensorisulterebbe confermata da un un ribasso sotto 4,15% nelle prossime ore.

In una settimana sgombra di aste – come del resto la successiva dopo che sono stati cancellati i collocamenti previsti per il 28 e 29 dicembre – il tasso del decennale di riferimento riparte da 4,30% mentre il premio al rischio tra Italia e Germania da 212 punti base. Possibile, secondo gli operatori, che il Mef proponga un bond via sindacato sulla parte lunga della curva nei primi giorni dell’anno. Gli scambi si prospettano esigui nel periodo che precede la fine d’anno. Francoforte, inoltre, sospenderà gli acquisti di titoli di Stato nell’ambito dei reinvestimenti di Pepp e Qe da mercoledì 21 al primo gennaio compresi.

Nel nostro Outlook 2023 metteremo a fuoco le reazioni del mercato e le eventuali opportunità che potrebbero maturare su determinate condizioni.

ITALIA MANOVRA

La commissione Bilancio della Camera dovrebbe chiudere questa sera l’esame della manovra che passera’ poi all’attenzione dell’aula e in seguito di Palazzo Madama, dopo che ieri a tarda sera il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha illustrato l’atteso terzo pacchetto di emendamenti del governo.
Tra le novità annunciate, è prevista l’eliminazione della normativa relativa al Pos, che era stata bocciata da Bruxelles in quanto introduceva dal primo gennaio una soglia di 60 euro sotto la quale non sarebbe scattata nessuna sanzione in caso di rifiuto dell’utilizzo da parte dell’esercente o del professionista. Secondo quando riferito da Giorgetti, essa verrebbe sostituita con l’introduzione, risorse permettendo, di crediti d’imposta a titolo di ristoro delle commissioni pagate da commercianti e professionisti per i pagamenti digitali. Il correttivo lascerebbe comunque immutato il nuovo limite all’utilizzo dei contanti che con il Ddl viene fissato dal prossimo primo gennaio in 5.000 euro.
Quanto alle pensioni, quelle minime salgono a 600 euro per gli over 75. Viene, inoltre, ridefinito a 25.000 da 20.000 euro il tetto del reddito per il taglio del cuneo di un ulteriore punto percentuale fino al 3%; sul reddito di cittadinanza le mensilità per chi e’ abile al lavoro vengono ridotte a 7 anziché’ 8.

EUROZONA

I dai PMI hanno evidenziato nell’ultima rilevazione come la flessione dell’eurozona si sia protratta per il sesto mese consecutivo a dicembre. Il dato risulta mitigato grazie ad un minore tasso di riduzione degli ordinativi, condizioni di offerta migliorate nonché minori pressioni sui prezzi. I costi delle imprese sono aumentati al ritmo più lento da oltre un anno e mezzo, riflettendo la combinazione di domanda indebolita e offerta migliorata, quest’ultima segnalata dalla prima effettiva accelerazione dei tempi di consegna dei fornitori dall’inizio della pandemia.

Tuttavia, il livello generale del sentiment delle imprese rimane debole rispetto agli standard storici, riflettendo il difficile contesto causato dall’elevato costo della vita, dall’aumento dei tassi di interesse, dai timori per l’approvvigionamento energetico e dalla guerra in Ucraina. Di conseguenza, le aziende hanno riportato solo un modesto aumento del numero di buste paga, sottolineando in prevalenza uno stato d’animo prudente.

Si attenuano i segnali per l’attesa recessione

Mentre il settore manifatturiero ha continuato a guidare la flessione della fiducia delle imprese, con la produzione industriale in calo per il settimo mese consecutivo, il ritmo del ribasso della produzione è allentato rispetto al forte calo di ottobre. Nella media dell’area l’indice PMI della produzione manifatturiera è salito a 47,9, massimo da sei mesi, contro 46,0 di novembre.

Nel frattempo, la produzione nel settore dei servizi è diminuita, in calo per il quinto mese consecutivo, ma anch’essa ha visto una moderazione del tasso di declino. L’indice di attività del settore è passato da 48,5 a un massimo di quattro mesi di 49,1, indicativo di un modesto deterioramento mensile della produzione.

Nel dettaglio hanno maggiormente sofferto ile aziende del comparto chimico, della plastica e delle risorse di base (legate in parte agli elevati costi energetici e alla riduzione delle scorte) e nel settore dei servizi finanziari. Un marcato calo è stato registrato anche per i trasporti, ma c’è stato un notevole miglioramento nelle aziende orientate al consumo come turismo e tempo libero e, in misura minore, beni per la casa.

Contrazione guidata dalla Germania

All’interno dell’Eurozona, abbiamo notato un minor calo della produzione un po’ ovunque, ad eccezione della Francia che ha registrato un peggioramento della flessione. Il PMI composito flash francese è scivolato da 48,7 a 48,0 segnalando un secondo calo mensile consecutivo della produzione, nonché il rallentamento maggiore da novembre 2014 (se si esclude la pandemia). L’attenuazione della flessione manifatturiera è stata controbilanciata dal calo più marcato dell’attività nel settore dei servizi in 22 mesi.

La Germania, nel frattempo, ha registrato tassi di calo moderati sia nel settore manifatturiero che in quello dei servizi, spingendo il PMI flash composito al rialzo per il secondo mese consecutivo da 46,3 di novembre a 48,9. La lettura di dicembre ha quindi registrato il minore tasso di riduzione dell’attività negli ultimi sei mesi. Confrontando l’esito dei sondaggi PMI con i dati ufficiali, il PMI per la Germania sconta un potenziale livello di contrazione del PIL pari allo 0,4% nel quarto trimestre, anche se con un forte rallentamento della dinamica di contrazione, mentre in Francia il PMI è indicativo di un PIL in lieve calo nel quarto trimestre ancora con un ritmo di accelerazione al ribasso.

INDICE IFO – In uno dei pochi appuntamenti di rilievo in calendario questa settimana sul fronte macro, atteso in mattinata l’aggiornamento di dicembre dell’indice tedesco Ifo sulla fiducia delle imprese. Il consensus prevede un miglioramento a 87,4 rispetto all’86,3 del mese precedente.

Le decisioni della BCE

Nonostante i dati confermino un segnale di debolezza dell’economia europea, la BCE non solo ha alzato i tassi, come del resto atteso di 50 b.p., ma si è impegnata a farlo in misura costante nel 2023. Ciò significa che i mercati potrebbero attendersi almeno altri due ritocchi al rialzo di 50  punti base (cad.).

La curva dei rendimenti sul tratto lungo ha conservato comunque l’inclinazione negativa, confermando le attese per un ulteriore deterioramento della crescita.

Le principali leve d’inflazione

In merito alle componenti che hanno fortemente contribuito all’inflazione negli ultimi 24 mesi notiamo un rallentamento delle pressioni sul fronte delle quotazioni del Natural Gas europeo, il TTF future, e di conseguenza in Italia delle quotazioni del PUN (energia elettrica).

Il TTF scambia sempre all’interno del range che avevamo indicato a fine novembre. Nelle ultime ore i prezzi sono tornati a scendere verso l’area che delimita l’attuale fase di consolidamento 100-135 eur mwh. Ci aspettiamo che i valori reagiscano nuovamente al rialzo al colludo di quota 100. Tuttavia, qualora le temperature invernali dovessero rimanere nella media ed ovviamente in assenza di eventi critici sul fronte geopolitico, ci aspettiamo sempre un potenziale breakout del livello (febbraio) ed un riequilibrio dei prezzi.

TTF GAS PREZZI CYCLE TREND

WB ANALYTICS: TTF GAS CYCLE TREND

In Giappone la Banca centrale confermerà ancora la sua stance accomodante?

BOJ – In un panorama generalmente restrittivo per le banche centrali, unica eccezione resta quella della Banca del Giappone che domani, al termine dell’ultima riunione dell’anno, dovrebbe mantenere invariata la propria politica monetaria ultra-loose. Il governo nipponico, intanto, sta ponderando la possibilità di rivedere l’anno prossimo una dichiarazione congiunta firmata con BoJ un decennio fa, in cui si impegnava l’istituto a raggiungere un obiettivo di inflazione del 2% il più presto possibile, hanno dichiarato fonti a Reuters. La revisione, se effettuata, avverrà dopo la nomina del nuovo governatore ad aprile, una mossa che potrebbe aumentare la possibilità di una modifica della politica super-accomodante del governatore in carica Haruhiko Kuroda.

RISK MANAGEMENT

BCE – Ieri in un consiglio direttivo piuttosto complesso il Board ha deliberato l’atteso aumento imponendo altre strette di 50 bp (pensiamo due) da richiamare agli inizi del prossimo anno. Per contro sui mercati valutari è sensibilmente aumentata la volatilità  in conferenza stampa quando il presidente Lagarde ha presentato le decisioni con un messaggio eccezionalmente aggressivo. La notizia che uno dei più grandi blocchi economici del mondo avrebbe dovuto affrontare tassi significativamente più alti per più tempo ha colpito le prospettive di crescita globale e ha sollevato il dollaro. I corsi eur usd dopo un rialzo flash a 1,0735 è ridisceso sino a toccare in serata quota 1,0590. Quando i mercati azionari europei e globali hanno iniziato a ponderare gli effetti di questo orientamento da falco, l’euro ha subito forti vendite sul dollaro.

Nel commento che abbiamo rilasciato nello streaming post conferenza stampa, INSIDE CENTRAL BANK, abbiamo segnalato che nonostante la linea monetaria della BCE tracciasse un percorso più aggressivo, l’euro sarebbe scivolato verso la parte inferiore dell’attuale range di oscillazione , area 1,05, prima di stabilire un’effettiva rotta di marcia. In attesa di questa verifica i mercati navigheranno a vista.

A conclusione delle riunioni che si sono tenute questa settimana, Fed, BoE e BCE, il mood indicato dai rispettivi board tende a rafforzare la volontà di contrastare l’inflazione via recessione.

La linea di policy tenderà a reprimere la domanda sino a far rallentare la crescita al punto da raffreddare la pressione sui prezzi. I mercati soffriranno subendo un ridimensionamento dei multipli. Pensiamo quindi che il dollaro positivamente correlato alle flessioni sull’azionario possa trarre un po di vantaggio.

Anche l’oro, dopo aver tentato di recuperare sino a quota 1830 usd/oz, sta subendo vendite da realizzo. E’ presto per stabilire se i corsi ritorneranno a navigare all’interno di una tendenza riflessiva, tuttavia l’eventuale discesa sotto 1700 usd potrebbe aprire la strada per un nuovo declino dei corsi. Il dollaro ha una correlazione negativa sull’oro, per cui un suo declino favorirebbe la divisa americana.

In attesa che i segnali maturino le eventuali conferme i mercati navigheranno a vista collaudando i livelli tecnici alla ricerca della via da percorrere nei prossimi mesi.

This is not the the end.

Previsione Tassi – L’ultimo capitolo del 2022 pone le basi per quanto dovremo affrontare nel 2023 a partire dalle decisioni delle banche centrali.
Ne abbiamo già parlato nei precedenti post: questa settimana ritornano in scena, ammesso che l’abbiano mai lasciata, le banche centrali a partire da FED e BCE.
Sappiamo che i mercati si aspettano un’azione di tono restrittivo ma di segno meno aggressivo rispetto a quanto deliberato nei precedenti meeting. E’ ragionevole attenderci, per ragioni diverse, un aumento dei tassi limitato a 50 basis points.

Federal Reserve 14 dicembre

I recenti dati PMI rilasciati negli Stati Uniti da S&P Global, hanno evidenziato un significativo allentamento delle pressioni inflazionistiche per merito dell’azione aggressiva della Federal reserve.  La domanda di beni e servizi si sta raffreddando. Benché il segnale che emerge dai dati economici ufficiali non evidenzia particolari frenate, è il tenore dei sondaggi a mettere in rilievo la progressiva perdita di momentum della crescita. L’ultimo dato riportato da S&P Global per l’indice  US Composite PMI ha presentato per il quinto mese consecutivo una contrazione dell’indicatore. I dati flash, che saranno pubblicati questa settimana per il mese di dicembre (16 dicembre), forniranno ulteriori elementi utili per comprendere lo stato dell’economia statunitense.
Ancorché si cercano elementi per interpretare lo scenario di partenza per il 2023, appare piuttosto definita la linea di rallentamento dell’inflazione rilevata negli ultimi 5 mesi.  I dati di novembre hanno confermato ancora una volta un rallentamento dei tassi di inflazione dei prezzi input ed output industriali. Inoltre abbiamo notato una contrazione dei consumi causata dalle tensioni sui redditi disponibili e sul flusso di cassa aziendale. Le aziende del settore privato statunitense hanno registrato l’aumento più lento degli oneri sui costi da dicembre 2020. Le aziende hanno notato riduzioni dei prezzi, spesso guidate da sconti praticati dai fornitori, per un’ampia varietà di input chiave tra cui plastica, legname e acciaio. Le concessioni fatte dai fornitori nel tentativo di rimanere competitivi e stimolare le vendite costituiscono uno sviluppo relativamente inedito emerso a seguito dal conseguimento di due fattori: rialzo dei tassi e la significativa costituzione di scorte da parte delle aziende all’inizio dell’anno, determinando  tra l’altro il primo miglioramento dei tempi di consegna da oltre tre anni  a questa parte.
Tutto ciò sta contribuendo ad animare le aspettative per un aumento dello 0,5% del tasso sui Fed Funds nella riunione di questa settimana del FOMC (14 dicembre)  indicando che la Fed sta già iniziando ad assumere una posizione meno aggressiva nei confronti dell’inasprimento delle politiche rispetto ai precedenti quattro aumenti di 75 punti base. La matrice, Plot Dot, sugli orientamenti relativi alla previsione tassi, definita dai consiglieri Fed  a settembre, indicava il raggiungimento del loro picco agli inizi del 2023 con una magnitudo tra il 4,65 ed il 5%.

Banca centrale europea 15 dicembre

Diverso è il percorso che la BCE sta affrontando. Innanzitutto in Europa l’inflazione dipende da fattori di natura politica e prevalentemente legati alla crisi energetica. Nella rilevazione di novembre abbiamo visto per la prima volta un dato in contrazione rispetto al mese precedente. Ciò apre la possibilità che nell’Eurozona la crescita dei prezzi sia prossima a definire il suo picco. Purtroppo questa ipotesi è fortemente vincolata all’andamento dei prezzi futuri del gas naturale ed in generale dell’energia.  Abbiamo seguito l’evolversi della curva delle quotazioni del benchmark di mercato, il future Dutch TTF sul natural gas. Dai picchi fissati a 350 eur/mwh ad agosto siamo scesi a 100/90 per risalire nelle ultime settimane tra 130/150 euro. Abbiamo definito questo range come un livello di picco dovuto alla reazione conseguente al ribasso di settembre ottobre nonché come fattore preventivo sui maggiori consumi invernali. Qui entrano in gioco le dinamiche meteo piuttosto che quelle geopolitiche.  L’evoluzione dei prezzi si lega ora allo standard delle temperature rispetto alle medie storiche. Valori inferiori alla media contribuiranno a rafforzare l’azione speculativa su una maggiore domanda. A fine inverno si aprirà il dibattito sui futuri stoccaggi, fonti di fornitura alternative, evoluzione della linea diplomatica tra Russia, Nato Stati Uniti Europa, nel frattempo l’area su cui si concentreranno gli scambi continuerà a tenere come riferimento distributivo 100-150 euro.

Difficile per tutti noi calibrare quanto tutto ciò impatterà sulle quotazioni e di conseguenza sulle dinamiche inflative. La strada verso l’obiettivo del 2% posto dalla BCE non sarà lineare quindi. La trasmissione dei prezzi all’ingrosso del gas, così come le aspettative sui prezzi di vendita ancora elevate, suggeriscono che ci sono ancora potenziali pressioni inflazionistiche presenti. Potrebbe volerci fino al 2024 prima che l’inflazione torni al 2%. Per la BCE, questo significa che il suo lavoro non è ancora finito. Di converso in Eurozona il tenore della crescita appare più rarefatto. Si rafforzano i segnali recessivi. Nell’orizzonte della BCE si addensano nubi che complicano la navigazione. L’aumento dei tassi non appare una risposta adeguata alle sollecitazioni che influiscono sui prezzi. Le origini del loro rialzo sono esogene alle dinamiche di base. Inoltre il rialzo dei tassi, oltre a non risolvere le ragioni delle tensioni, rendono più oneroso il servizio del debito pubblico con conseguenti limiti di bilancio per diversi paesi, Italia in primis.

Banca d’Inghilterra 15 dicembre

La Banca d’Inghilterra ha registrato un aumento di 75 punti base a novembre, ma ha chiarito che si trattava di una misura straordinaria e che gli investitori stanno sopravvalutando il futuro inasprimento dei tassi. Certo, i dati recenti sono stati leggermente aggressivi ed il Consiglio è consapevole del rischio che l’inflazione dei servizi/salari possa diminuire la loro pressione  solo gradualmente nonostante l’imminente recessione. La revisione politica del Bilancio operata al precedente budget di Liz Truss dal Cancelliere Jeremy Hunt, ha riportato in equilibrio le preoccupazioni dei mercati e della BoE riguardo alle politiche fiscali e monetarie che lavorano in modo incrociato. Mentre gran parte del dolore fiscale è stato rimandato agli anni futuri, il governo ha comunque ridotto il sostegno energetico per le famiglie il prossimo anno. E’ possibile che la BoE operi almeno altri due aumenti dei tassi di 50 pb sia a dicembre che a febbraio, prima di fissare un probabile picco del tasso di riferimento al 4%.

Banca popolare cinese

La PBoC ha tagliato il coefficiente di riserva obbligatoria (RRR) di 25 bp, a dicembre, dopo il taglio di aprile. Ci sono stati anche due tagli di 10 bp nel tasso ufficiale di reverse repo a 7d e nel tasso MLF (Medium Lending Facility) a 1 anno a gennaio e agosto di quest’anno. L’allentamento della politica monetaria è stato piuttosto mite se rapportato al deterioramento robusto della crescita, prossima al 3,0%, nei primi tre trimestri del 2022. La domanda estera potrebbe allentare rispetto al 2022 mentre la domanda interna dovrebbe compensare la contrazione delle esportazioni. A differenza di quanto si riscontra in occidente  la pressione inflativa tende ad essere poco incisiva o del tutto assente in Cina. Tutto ciò dovrebbe proiettare la linea di previsione tassi della PBoC su posizioni neutre, attendiste, comunque non eccessivamente assertive per evitare di cadere in una trappola della liquidità.

In generale l’interesse per i mercati è dato anche dal livello di oscillazione del cambio eur usd: i valori scambiano sulla linea dei recenti massimi dove transita sotto il profilo tecnico la resistenza che dal 2021 ha delimitato i tentativi di rialzo dell’euro sul dollaro.

Giovedì pomeriggio in collaborazione con AITI, l’Associazione Italiana dei Tesorieri d’Impresa, terreno la nostra diretta streaming, INSIDE CENTRAL BANK, per commentare le decisioni prese da Fed e BCE ed in generale dalle banche centrali con l’analisi dei riflessi al mercato FX. (Link per richiedere l’invito)

BANCA CENTRALE

TASSO ATTUALE

DATA MEETING

ULTIMA VARIAZIONE

Banca Centrale Europea (ECB)

2,00%

15.12.2022

27.10.2022 (75bp)

Federal Reserve (FED)

4,00%

14.12.2022

02.11.2022 (75bp)

Banca d’Inghilterra (BOE)

3,00%

15.12.2022

03.11.2022 (75bp)

Banca Nazionale Svizzera (SNB)

0,50%

15.12.2022

22.09.2022 (75bp)

Reserve Bank of Australia (RBA)

3,10%

07.02.2023

06.12.2022 (25bp)

Banca del Canada (BOC)

4,25%

25.01.2023

07.12.2022 (50bp)

Reserve Bank of New Zealand (RBNZ)

4,25%

22.02.2023

23.11.2022 (75bp)

Banca del Giappone (BOJ)

-0,10%

20.12.2022

29.01.2016 (-20bp)

Banca Centrale della Federazione Russa (CBR)

7,50%

16.12.2022

28.10.2022 (-50bp)

Reserve Bank of India (RBI)

6,25%

08.02.2023

07.12.2022 (35bp)

Banca Popolare Cinese (PBOC)

3,65%

22.08.2022 (-5bp)

Banca Centrale del Brasile (BCB)

13,75%

18.01.2023

03.08.2022 (50bp)

AITI AB ADVISORS INSIDE CENTRAL BANK

Si avvicina la data del meeting della Fed del 13/14 dicembre e quello della Bce del 15 dicembre. Si tratta dell’ultima riunione per l’anno in corso dove i rispettivi board delineeranno le impostazioni di policy per il 2023.

L’attesa è aumentata dopo la lettura dei recentissimi dati sull’inflazione scesi sia in America che in Europa, in questo caso per la prima volta. E’ stato lo stesso governatore Jerome Powell ad innescare attese sulla rimodulazione della politica monetaria. Nelle Sue recenti dichiarazioni ha riconosciuto la necessità/opportunità di allentare l’ampiezza degli aumenti in ossequio ad un quadro di maggior debolezza della domanda unito al rallentamento della pressione inflativa.

Nel fine settimana il consigliere Bce Villeroy si è espresso a favore di un rialzo dei tassi da 50 punti base prevedendo che l’inflazione raggiungerà il picco nella zona euro nella prima metà del prossimo anno. Negli Usa, il consigliere Evans ha avvertito che probabilmente assisteremo a un rallentamento nella stretta monetaria ma che il picco dei tassi sarà leggermente più alto. I mercati stimano che i tassi Fed raggiungeranno il 5% e quelli della zona euro il 2,5%. In settimana sono attesi anche i meeting di Australia, India e Canada dai quali ci sia aspetta altrettanti rialzi dei tassi rispettivamente del 0,25%, 0,35% e 0,50%.

In attesa dei meeting Fed e BCE la domanda si raffredda, i vincoli si allentano, i prezzi scendono

I dati PMI manifatturieri mondiali hanno rivelato che le aziende hanno dovuto affrontare un rallentamento della domanda a novembre in parallelo ad un ulteriore allentamento della pressione sui prezzi. Continuano invece a persistere le incertezze/tensioni sul fronte dei prezzi dell’energia.

I dati PMI relativi al comparto dei  servizi su scala mondiale, la produzione industriale della Germania e i numeri relativi al commercio in Cina forniranno ulteriori elementi di valutazione del quadro economico. Le attese sul Global PMI Services sono sostanzialmente stabili in Eurozona e negli Stati Uniti con valori indicati sotto quota 50 (rallentamento). La produzione industriale in Germania per il mese di ottobre, in calendario mercoledì, è attesa in contrazione dello 0,5%. L’insieme di questi dati accompagneranno le riflessioni dei consiglieri Fed e Bce alla vigilia del meeting della prossima settimana.

A novembre in Cina l’indice dei direttori degli acquisti del comparto servizi si è contratto, toccando il minimo di sei mesi sulla scia delle restrizioni per il Covid. L’indice a cura di Caixin/S&P Global è sceso, nel terzo mese di fila in contrazione a 46,7 da 48,4. L’analogo indicatore ufficiale, diffuso la scorsa settimana, era sceso al minimo di sette mesi.

Diverso il tenore dei dati PMI in Giappone: il comparto dei servizi è cresciuto al ritmo più lento di tre mesi in novembre. La lettura finale dell’indice curato da Jibun Bank è scesa a 50,3 da 53,2 di ottobre, toccando il minimo da agosto. L’indice tuttavia è rimasto in territorio di crescita per il terzo mese di fila e si è rivelato leggermente migliore rispetto alla stima ‘flash’ di 50,0.

Prendono da oggi il via le sanzioni verso le forniture di Petrolio via mare dalla Russia

Da oggi sarà applicato il price cap sulle forniture di petrolio provenienti dalla Russia. Il tetto, dinamico, è stato fissato a 60 usd il barile. Nel frattempo ieri si è  tenuta la riunione (in remoto) dell’Opec+. Il Cartello ha deciso di mantenere invariati i propri obiettivi di produzione mentre il mercato cerca di comprendere le ricadute sulla domanda del rallentamento dell’economia cinese e del tetto al prezzo del greggio russo (proveniente dagli Urali) imposto dal G7 e dall’Australia da oggi in vigore, nel tentativo di limitare le entrate in Russia. Mosca ha fatto sapere che non rispetterà la misura.  L’attuale cap manterrebbe le valorizzazioni della la produzione russa ancora in un’area profittevole, benché ridotta.

SI AVVICINA IL MEETING DELLA FED IL 13/14 E QUELLO DELLA BCE DEL 15 DICEMBRE

PETROLIO BRENT Al momento le quotazioni del Brent riportano un’apertura del mercato in leggera flessione a 86 usd e prossima al collaudo del supporto in area 83 usd dove si sono fermati i ribassi da settembre ad oggi. La violazione di tale livello costituirebbe, qualora fosse confermata da un adeguato consolidamento, un importante segnale di allentamento della pressione sul comparto.

NATURAL GAS  TTF Le quotazioni del future sul gas -europeo- rimangono ancora in tensione. Il rialzo sembra spinto dai riflessi prodotti dal fattore meteo, benché al momento le riserve appaiono adeguate alla domanda. La riduzione delle temperature, che nell’ultima settimana ha stabilito valori inferiori alla media degli ultimi anni, sta proiettando i consumi oltre le proiezioni attese. Come scritto in precedenza ci aspettiamo che l’attuale fase presti il fianco ad azioni di carattere speculativo, consentendo al mercato di spingere i valori sino ad area 150/160 eur mwh, dove reputiamo che, in assenza di eventi non ponderabili, potrebbero formarsi i prossimi picchi.

FOREX In attesa che i consigli di Fed e Bce si pronuncino sulle loro linee di policy l’euro continua il recupero sul dollaro. La scorsa settimana avevamo indicato la presenza di una resistenza tecnica in area 1,0550 eur usd e la conseguentemente potenziale verifica del mercato. Questa mattina in apertura, durante la sessione asiatica, le contrattazioni hanno temporaneamente superato il livello. Nelle prossime ore assisteremo ad ulteriori tentativi di break up. Un primo punto sotto cui si allenterà la pressione quota tra 1,0530/1,05. Tuttavia, a breve ed in prospettiva dei meetings delle banche centrali,  sarà l’eventuale violazione di 1,0350 a determinare un ritorno di forza del dollaro.

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