MARKET MOVER MONITOR WEEK 4/23

L’ultima settimana del mese è riservata alla lettura preliminare dell’andamento del GDP USA relativo al IV trimestre. L’attesa del mercato è posizionata su una crescita del 2,6%, l’algoritmo della Fed proietta invece l’andamento, sulla base dei dati disponibili al 20 gennaio, ad un incremento del 3,5%. Il deflattore scende dal 4,4 al 3,3% (QoQ).

MARKET MOVER MONITOR WEEK 4/23

WB ECONOMICS: USA GDP NOW IVQ 22 FED ATLANTA

Martedì 24, in Eurozona avremo alcuni dati flash PMI per il mese di gennaio sul comparto manifatturiero e servizi. L’attesa si posiziona su un parziale recupero del sentiment.  In Germania il Pmi, nonostante il recupero rimane ampiamente sotto quota 50;  soltanto il dato aggregato sui servizi riesce in Eurozona a posizionarsi frazionalmente sopra quota 50. La conferma di questa lettura mitigherebbe i timori recessivi di cui si parla di diverse settimane anche nei nostri market mover monitor.

Nel pomeriggio di martedì avremo invece la pubblicazione dei dati PMI statunitensi. Qui l’attesa non evidenzia particolari recuperi di sentiment, fissando le stime a quota 46,2 per il manifatturiero e quota 45 per i servizi.

MARKET MOVER MONITOR WEEK 4/23

WB ECONOMICS: GLOBAL PMI [FONTE S&P GLOBAL]

Seguiremo con attenzione i dati PMI e giovedì l’indice IFO (Germania), per comprendere il sentiment delle imprese alla riapertura delle attività agli inizi dell’anno. Dicembre ha evidenziato  un calo della domanda di materie prime, materiali, merci ed altri componenti necessari per il comparto produttivo piuttosto che  quello dei  servizi, riflettendo il crescente rischio di stagnazione.

A conferma abbiamo rilevato sui mercati a termine specializzati nella quotazione di commodity un ulteriore generale ridimensionamento dei prezzi proprio a dicembre a completamento di una profonda correzione dei valori avviata alla fine della scorsa primavera. 

MARKET MOVER MONITOR WEEK 4/23

WB ECONOMICS: COMMODITY PERSPECTIVES PERFORMANCE REVIEW

A Gennaio alcuni metalli di base , rame, acciaio alluminio e minerale di ferro hanno tuttavia avviato una reazione in scia alle attese per un ritorno alla normalità in Cina. Come noto, il Governo cinese ha ritirato le misure restrittive anti Covid, animando in tal modo l’azione speculativa sul ritorno della domanda generata dalle riaperture delle aziende. Nel nostro ultimo Outlook WB COMMODITY PERSPECTIVES, il movimento si inserisce in un’azione di riequilibrio del mercato.

La correzione dei prezzi delle commodity indicate contrasta tuttavia con il robusto ribasso dei noli marittimi. Gli indici sui noli marittimi al Baltic Exchange sono scesi mediamente del 50% da inizio anno evidenziando un significativo ribasso delle quotazioni dovuto ad un calo della domanda. Le attuali quotazioni coincidono con i valori rilevati nel primo semestre del 2020, periodo in cui la domanda subì lo shock pandemico.

BALTIC DRY INDEX

WB ANALYTICS: NOLI MARITTIMI BALTIC DRY INDEX

MARKET MOVER MONITOR

Il nostro interesse per i dati che misurano il sentiment sulle aspettative economiche è motivato dalla medesima attenzione che le banche centrali ripongono su tali indicatori per decidere la loro linea di policy monetaria. All’ordine del giorno dei prossimi imminenti consigli della Fed e della Bce ci sono le ipotesi sui rialzi dei tassi. Nelle ultime settimane gli investitori hanno maturato la tesi secondo cui le due banche centrali siano ormai prossime a dichiarare la conclusione della loro linea restrittiva. Prima di farlo la Fed potrebbe mettere sul tavolo altri due rialzi tra febbraio e marzo di 25 bp; la Bce un rialzo di 50 bp a febbraio.

Nelle ultime settimane i mercati hanno accompagnato l’attesa con acquisti sull’euro contro il dollaro. Il rialzo dell’euro è stato declinato da un ridimensionamento del differenziale di rendimento sul tratto a 10 anni. Lo spread è sceso da 180 bp a 135. In sostanza il maggior ribasso dei rendimenti sull’US Treasury hanno in qualche modo scontato un maggior rischio recessione negli Stati Uniti rispetto all’Europa, mentre sul tratto breve della curva il differenziale ha conservato uno spread di 200 bp.

Il cambio ha ritracciato una parte del ribasso subito lo scorso anno, riportando le quotazioni in area 1,08. Nell’apertura odierna abbiamo visto testare uno spike a quota 1,0930 in Asia.

In precedenza avevamo indicato in area 1,08 il punto di spartiacque tra una tendenza orientata ad un recupero più costruttivo dell’euro, rispetto ad un riequilibrio nel rapporto di cambio  in cui il rapporto eur usd evidenziasse quotazioni meno penalizzante per l’euro rispetto ai minimi di novembre, ma pur sempre al di sotto degli standard maturati nei precedenti cicli di mercato. A tutt’oggi l’eur usd quota mediamente in prossimità dei minimi che negli ultimi dieci anni hanno caratterizzato il comportamento dell’euro sul dollaro.

MARKET MOVER MONITOR WEEK 4/23

WB ANALYTICS: EUR USD CYCLE 01.01.1999 BASE LINE

Nei nostri live streaming che proponiamo con AITI, l’Associazione Italiana dei Tesorieri d’impresa,  abbiamo esposto il tema in diverse occasioni a margine delle conferenze stampa rilasciate dalle banche centrali. Riteniamo che la verifica dell’area indicata rappresenti un momento piuttosto significativo sotto il profilo tecnico.

Nelle prossime ore, in preparazione ai prossimi due meeting di inizio febbraio di Fed e Bce, seguiremo l’attuale movimento per comprendere se la presenza di questa area di resistenza possa raffreddare, come ci sembra, la spinta dell’euro. Ritorni immediati sotto area 1,0870 tenderanno a premiare parziali prese di profitto sull’euro spingendo i valori in direzione di 1,0770/1,0725 eur usd.

Il consolidamento del range preparerà il terreno per l’esito delle deliberazioni delle due banche centrali predisponendo la base tecnica su cui proiettare i futuri movimenti del cambio.

 

 

 

 

Il nostro Market Mover Monitor mette l’accento sui diversi sondaggi di sentiment riportati questa settimana. E’ opinione diffusa che il maggior freno percepito sulla crescita derivi dalla politica monetaria delle banca centrali,  in quanto il loro effetto supera in termini di negatività il contesto macroeconomico globale.
Partendo da questo punto di vista tutti i dati che possono influenzare le decisioni delle banche centrali costituiscono il driver su cui allineare le reazioni dei mercati, a partire da quello dei cambi.
Di conseguenza l’attenzione rimane focalizzata sui dati che riportano l’andamento dell’inflazione, a seguire quelli che rilevano l’andamento della crescita, sia attraverso la lettura ex ante degli indicatori di sentiment, PMI, sia quelli che riportano i valori della produzione piuttosto che quelli sul mercato del lavoro.

Questa settimana sarà nuovamente popolata da una serie di indicatori che riportano l’andamento dell’inflazione, PPI, negli Stati Uniti, Uk e Germania (questa mattina). In settimana avremo la lettura definitiva del dato di dicembre CPI  in Eurozona e Giappone. Il PPI tedesco è stato rilevato a dicembre in contrazione rispetto al mese di novembre -1,6%, su base annua 12,8 da 14,9%. L’andamento delle quotazioni dell’energia dovrebbero ridurli ulteriormente

Sul fronte della crescita avremo i dati relativi alla Produzione Industriale negli USA mercoledì, con attese frazionalmente in contrazione. Probabilmente desteranno più attenzione i dati sui consumi anche questi attesi in contrazione a dicembre dello 0,8% rispetto al mese precedente.

Migliora invece il sentiment degli investitori in Germania. L’indice ZEW tende verso una ripresa di momentum.

Infine in Cina, prima del Capodanno, avremo la lettura del dato sul PIL relativo all’ultimo trimestre 2022 in ulteriore frenata.

FX

ECONOMICS

STIME ATTESE

DATO PRECEDENTE

CNY

PIL (Annuale) (4° trim.)

1,8%

3,9%

CNY

PIL (Trimestrale) (4° trim.)

-0,8%

3,9%

CNY

PIL cinese (ultimi 12 mesi) (Annuale) (4° trim.)

3,0%

CNY

Produzione Industriale (Annuale) (Dic)

0,2%

2,2%

CNY

Produzione industriale cinese annuale (Annuale) (Dic)

3,8%

CNY

Vendite al dettaglio (Annuale) (Dic)

-8,6%

-5,9%

CNY

Vendite al dettaglio in Cina negli ultimi 12 mesi (Annuale) (Dic)

-0,09%

MARKET MOVER MONITOR BANCHE CENTRALI MEETING

In attesa del meeting di inizio febbraio delle due grandi BC, in settimana si riuniscono in Asia: Bank of Japan, Bank of Malaysia e Bank of  Indonesia.

Di rilievo saranno le indicazioni offerte dalla BoJ. La Banca a dicembre aveva sorpreso i mercati, annunciando una modifica alla propria linea di politica monetaria in merito al controllo della curva dei rendimenti. L’ex direttore esecutivo della BoJ, Momma, ha affermato che la Boj potrebbe considerare di rimuovere l’YCC (Yield Curve Control). Gli investitori hanno interpretato la mossa in chiave meno conciliante, anche se l’ex funzionario ha voluto rassicurare i mercati sostenendo che la politica monetaria giapponese rimarrà comunque di segno accomodante.

WB MARKET MOVER MONITOR

FOREX MARKET

Nel Market Mover Monitor di questa settimana segnaliamo due movimenti di sicuro interesse: yen e usd.

Lo yen da diverse settimane sta acquistando momentum con un’azione di distribuzione dei prezzi sia contro dollaro che contro euro destinata a rafforzare ulteriormente la divisa giapponese. Il mercato guarda nel breve al comportamento dei prezzi qualora si apra il collaudo di area 137, dove transita il supporto tecnico di maggior rilievo. Il nostro indicatore WB Advance Cycle ©   sta evidenziando da diverse settimane un segnale di allentamento della forza dell’euro.

EUR JPY TREND

WB ANALYTICS: EUR JPY LONG TREND CYCLE

L’euro invece rimane ancora sostenuto contro dollaro. I valori stanno scambiando all’interno dell’area 1,07/1,08 eur usd dove abbiamo collocato,  per la prima parte dell’anno in corso nell’OUTLOOK 20/23,  la linea di spartiacque tra un ritorno di forza del dollaro rispetto alla prosecuzione della fase di recupero dell’euro. L’avvio di settimana appare contrastato. Gli operatori guarderanno 1,0775 per catturare eventuali reazioni positive del dollaro in preparazione ai meeting delle due banche centrali di febbraio. L’eventuale breakout di 1,0775 aprirebbe una finestra reattiva per la divisa americana riposizionando i valori al centro del range che governa tuttora gli scambi dallo scorso dicembre.

ENERGY

Le pressioni inflazionistiche si stanno notevolmente attenuando negli Stati Uniti ma anche in Europa abbiamo raggiunto il picco della crescita dei prezzi. L’energia, ovvero le quotazioni del contratto future sul Natural Gas, TTF, sono scese sino ad avvicinare in tempi assai veloci il nostro target  per il IQ in area 45/55 eur mwh, indicate nel nostro OUTLOOK 20/23.  A breve ci attendiamo rimbalzi dei prezzi a partire da quota 59 euro, ma il trend appare ancora orientato al ribasso.

Anche i prezzi del PUN GME sono in discesa. L’energia elettrica all’ingrosso tratta a 150 eur mwh. Le nostre attese rimangono tuttora orientate al ribasso sia nel breve che nel medio termine.
market mover monitor week

WB ANALYTICS: DUTCH TTF TENDENZA

L’anno appena iniziato ed il rafforzamento delle visioni da falco della Fed,  confermate nei verbali della Fed della riunione di dicembre  e nei  recenti commenti di alcuni consiglieri FED (Michelle Bowman), potrebbero ritornare a pesare sulle contrattazioni a breve. Nel nostro OUTLOOK 20/23 abbiamo posto l’accento sull’eventuale reazioni al test di area 4000/41000 di S&P 500 e le possibili implicazioni al proseguimento del rally in corso. Il tema dell’avversione al rischio che potrebbe aprirsi, qualora non vi fosse la convinzione netta a superare tale ostacolo, risulta per noi interessante in quanto avrebbe ripercussioni su tutte le asset class, comprese le valute.   La propensione al rischio, nel breve termine, rimane correlata ai rendimenti dei dividendi attesi del mercato azionario statunitense. I rendimenti per gli azionisti rimangono l’unico fattore percepito a sostegno delle azioni. Benché ancora in misura minore le preoccupazioni sui fondamentali azionari evidenziano, secondo i sondaggi d’opinione, preoccupazioni per le prospettive sugli utili.

L’attesissimo dato sull’inflazione degli Stati Uniti ha confermato il rallentamento delle pressioni sui prezzi. I dati hanno centrato le attese fissando il CPI tendenziale al 6,5%, in calo rispetto al precedente dato pari al 7,1%. 

L’IPC di dicembre si è quindi attesto al -0,1% MoM/6,5% YoY, mentre l’inflazione core si è attestata allo 0,3% MoM/5,7 YoY. La decelerazione continua dopo che l’headline aveva raggiunto il picco del 9,1% su base annua a giugno e il core del 6,6% su base annua a settembre. Il rallentamento apre la strada per una rimodulazione della politica monetaria con un adeguamento dei rialzi futuri pari allo 0,25% rispetto ai precedenti rialzi dello 0,50%.  Benché l’inflazione tende a confermare la perdita di momentum, l’occupazione continua ad esprimere un andamento piuttosto forte del mercato del lavoro. Di conseguenza l’opzione per almeno altri due rialzi rimane aperta.

RALLENTA COME ATTESO IL CPI USA

WB ECONOMICS: USA INFLATION RATE (scala sx) VS. CORE INFLATION RATE

RALLENTA COME ATTESO IL CPI USA

WB ECONOMICS: UEM INFLATION RATE (scala sx) VS. CORE INFLATION RATE

Analizzeremo i prossimi dati PMI per comprendere quanto sia forte il segnale di rallentamento della crescita per comprendere quale postura assumerà in seguito la FED. L’obbiettivo dichiarato dal Board punta ad un ritorno dell’inflazione al 2%. Il dato odierno ci porterà verso la riunione delle due principali banche centrali nella prima settimana di febbraio.
Il mercato ieri ha risposto alla lettura del dato colpendo l’eur usd con un’elevata volatilità. Abbiano notato mani forti vendere euro in più aree di prezzo, tra 1,0830 ed 1,0760 in contrapposizione ad altre mani interessate a rispondere con vendite di dollari. Del resto come abbiamo scritto ieri, l’attuale area di negoziazioni costituisce, secondo la nostra view un’importante zona tecnica. Lo conferma il comportamento volatile assunto dal mercato.
Riteniamo che non si debba ancora scontare il ritorno di un dollaro debole, prima di assumere una posizione strategica diversa vogliamo verificare i comportamenti del mercato su questo range di scambi.
Anche in Eurozona arriveranno dati sul raffreddamento dell’inflazione in un clima di rallentamento della crescita. La BCE in merito ai tassi d’interesse ha fornito più voci e visioni: i consiglieri del nord europa continuano ad esprimere una view restrittiva, quelli dell’area mediterranea sosterrebbero una linea più moderata.
Nel nostro Outlook 20/23 abbiamo posto l’accento sulle valenze tecniche di area 1,07/1,08 eur usd, riteniamo necessario approfondire le reazioni del mercato.
I mercati azionari statunitensi hanno risposto al dato con scarso entusiasmo. I rendimenti sul tratto lungo della curva, 10 anni, hanno fatto segnare un’altra sessione regressiva, sia per quanto riguarda i Treasury, il Bund piuttosto che il BTP. Nel dettaglio hanno perso maggior valore i rendimenti europei rispetto a quelli americani. Il 10 anni Germania, pure Italia sono scesi nuovamente in direzione dei minimi fissati agli inizi di dicembre, rispettivamente 1,75 e 3,60. Il differenziale tra i rendimenti USA rispetto a quelli DE si sta posizionando a 140 bp. Guardiamo a quota 150 bp come attuale valore di spartiacque tra la ripresa del dollaro, nel caso di un ritono dello spread sopra tale livello, piuttosto che un ulteriore rafforzamento dell’euro nel caso di un consolidamento del differenziale sotto quota 150 bp.
RISK MANAGEMENT

 

Market Mover FX: Inflazione USA.

Protagonisti assoluti della seduta sul versante macro i numeri sull’inflazione di dicembre, di cui i mercati scommettono un ulteriore raffreddamento che confermerebbe l’atteso cambio di passo di Federal Reserve. Tenendo in considerazione anche gli ultimi dati sul Pmi Usa, il quadro della mediana delle attese raccolte da Reuters prefigura per il costo della vita un tasso annuo di 6,5% da 7,1% di novembre, parallelo a una discesa dell’indice ‘core’ a 5,7% da 6% del mese precedente.

il presidente Jerome Powell lo scorso martedì non ha fornito indicazioni di politica monetaria al simposio della Riksbank, limitandosi a dire che l’indipendenza della banca centrale è fondamentale per la sua capacità di combattere l’inflazione; aggiungendo inoltre che per contrastare il rialzo dei prezzi la BC deve necessariamente imporre sacrifici al mercato. Michelle Bowman, consigliere FED ha invece sottolineato che serviranno altri rialzi dei tassi.

Rimangono quindi al centro dell’attenzione lo sviluppo dei dati sull’inflazione per interpretare l’orientamento delle banche centrali.

Prevale invece lo scetticismo sul potenziale rallentamento della stretta monetaria da parte della Bce, alimentato dalle recenti parole di Isabel Shanabel, dove gli investitori sembrano ritenere che i segnali di raffreddamento dell’inflazione non siano sufficienti a modificare l’approccio ‘hawkish’ di Francoforte. Isabel Schnabel ha sottolineato che l’inflazione non si riduce da sola, e che le condizioni finanziarie dovranno rimanere restrittive. Di converso il collega portoghese Mario Centeno ha segnalato che la fine del processo di rialzo dei tassi si avvicina anche in Eurozona.

In questi giorni il cambio si è posizionato sotto la nostra area di resistenza 1.0775 eur usd, in attesa della pubblicazione del dato odierno alle 14.30.

Nell’Outlook 20/23 abbiamo fissato il range 1,07/1,08 come area significativa dal punto di vista tendenziale di medio termine.

Nel pomeriggio analizzeremo le reazioni del mercato: ritorni sotto area 1,0720/00 potrebbero aprire una prima frattura sul percorso di recupero dell’euro. Letture meno positive rispetto alle attese alimenterebbero potenziali vendite sulla divisa europea ancorché limitate in attesa degli incontri delle banche centrali che riprenderanno a febbraio.

Nel frattempo, fuori onda, lontano dal proscenio di mercato si muove con una certa decisione il cambio usd cny. La banca centrale ha effettuato una nuova iniezione di liquidità short-term nel sistema bancario in vista del lungo periodo di festività, la divisa cinese rimane comunque inserita in un contesto di rafforzamento verso il dollaro. Secondo le linee tendenziali indicate sempre nel nostro Outlook 20/23, pensiamo che il rapporto possa subire ulteriori allentamenti in direzione dei minimi segnati nella prima parte dello scorso anno.

 

 

FOREZ ALERT EUR JPY

Al termine del suo board, la banca centrale del Giappone ha lasciato i tassi invariati, come previsto, ma ha sorpreso i mercati annunciando un’inattesa modifica della sua politica di controllo sui rendimenti obbligazionari che consentirà un maggiore aumento di quelli a lungo termine, con l’obiettivo di alleviare alcuni dei costi del suo prolungato stimolo monetario.
Le azioni nipponiche sono crollate, mentre lo yen e i tassi dei bond hanno subito un’impennata in seguito alla decisione, che ha colto in contropiede gli investitori che si aspettavano che l’istituto non avrebbe apportato cambiamenti fino a quando il governatore Haruhiko Kuroda non avrà terminato il suo incarico ad aprile.
La banca centrale, tuttavia, ha mantenuto invariato l’obiettivo di rendimento e dichiarato che aumenterà drasticamente gli acquisti di obbligazioni, segno che la mossa odierna è una messa a punto dell’attuale politica monetaria ultra-accomodante piuttosto che un ritiro dello stimolo.
Circa la metà degli analisti interpellati nell’ultimo sondaggio Reuters scommette che BoJ avvierà tra marzo e ottobre dell’anno prossimo un progressivo cambiamento della sua politica.

Per continuare a leggere gli effetti sul cambio eur jpy …

BCE – Ieri in un consiglio direttivo piuttosto complesso il Board ha deliberato l’atteso aumento imponendo altre strette di 50 bp (pensiamo due) da richiamare agli inizi del prossimo anno. Per contro sui mercati valutari è sensibilmente aumentata la volatilità  in conferenza stampa quando il presidente Lagarde ha presentato le decisioni con un messaggio eccezionalmente aggressivo. La notizia che uno dei più grandi blocchi economici del mondo avrebbe dovuto affrontare tassi significativamente più alti per più tempo ha colpito le prospettive di crescita globale e ha sollevato il dollaro. I corsi eur usd dopo un rialzo flash a 1,0735 è ridisceso sino a toccare in serata quota 1,0590. Quando i mercati azionari europei e globali hanno iniziato a ponderare gli effetti di questo orientamento da falco, l’euro ha subito forti vendite sul dollaro.

Nel commento che abbiamo rilasciato nello streaming post conferenza stampa, INSIDE CENTRAL BANK, abbiamo segnalato che nonostante la linea monetaria della BCE tracciasse un percorso più aggressivo, l’euro sarebbe scivolato verso la parte inferiore dell’attuale range di oscillazione , area 1,05, prima di stabilire un’effettiva rotta di marcia. In attesa di questa verifica i mercati navigheranno a vista.

A conclusione delle riunioni che si sono tenute questa settimana, Fed, BoE e BCE, il mood indicato dai rispettivi board tende a rafforzare la volontà di contrastare l’inflazione via recessione.

La linea di policy tenderà a reprimere la domanda sino a far rallentare la crescita al punto da raffreddare la pressione sui prezzi. I mercati soffriranno subendo un ridimensionamento dei multipli. Pensiamo quindi che il dollaro positivamente correlato alle flessioni sull’azionario possa trarre un po di vantaggio.

Anche l’oro, dopo aver tentato di recuperare sino a quota 1830 usd/oz, sta subendo vendite da realizzo. E’ presto per stabilire se i corsi ritorneranno a navigare all’interno di una tendenza riflessiva, tuttavia l’eventuale discesa sotto 1700 usd potrebbe aprire la strada per un nuovo declino dei corsi. Il dollaro ha una correlazione negativa sull’oro, per cui un suo declino favorirebbe la divisa americana.

In attesa che i segnali maturino le eventuali conferme i mercati navigheranno a vista collaudando i livelli tecnici alla ricerca della via da percorrere nei prossimi mesi.

This is not the the end.

Previsione Tassi – L’ultimo capitolo del 2022 pone le basi per quanto dovremo affrontare nel 2023 a partire dalle decisioni delle banche centrali.
Ne abbiamo già parlato nei precedenti post: questa settimana ritornano in scena, ammesso che l’abbiano mai lasciata, le banche centrali a partire da FED e BCE.
Sappiamo che i mercati si aspettano un’azione di tono restrittivo ma di segno meno aggressivo rispetto a quanto deliberato nei precedenti meeting. E’ ragionevole attenderci, per ragioni diverse, un aumento dei tassi limitato a 50 basis points.

Federal Reserve 14 dicembre

I recenti dati PMI rilasciati negli Stati Uniti da S&P Global, hanno evidenziato un significativo allentamento delle pressioni inflazionistiche per merito dell’azione aggressiva della Federal reserve.  La domanda di beni e servizi si sta raffreddando. Benché il segnale che emerge dai dati economici ufficiali non evidenzia particolari frenate, è il tenore dei sondaggi a mettere in rilievo la progressiva perdita di momentum della crescita. L’ultimo dato riportato da S&P Global per l’indice  US Composite PMI ha presentato per il quinto mese consecutivo una contrazione dell’indicatore. I dati flash, che saranno pubblicati questa settimana per il mese di dicembre (16 dicembre), forniranno ulteriori elementi utili per comprendere lo stato dell’economia statunitense.
Ancorché si cercano elementi per interpretare lo scenario di partenza per il 2023, appare piuttosto definita la linea di rallentamento dell’inflazione rilevata negli ultimi 5 mesi.  I dati di novembre hanno confermato ancora una volta un rallentamento dei tassi di inflazione dei prezzi input ed output industriali. Inoltre abbiamo notato una contrazione dei consumi causata dalle tensioni sui redditi disponibili e sul flusso di cassa aziendale. Le aziende del settore privato statunitense hanno registrato l’aumento più lento degli oneri sui costi da dicembre 2020. Le aziende hanno notato riduzioni dei prezzi, spesso guidate da sconti praticati dai fornitori, per un’ampia varietà di input chiave tra cui plastica, legname e acciaio. Le concessioni fatte dai fornitori nel tentativo di rimanere competitivi e stimolare le vendite costituiscono uno sviluppo relativamente inedito emerso a seguito dal conseguimento di due fattori: rialzo dei tassi e la significativa costituzione di scorte da parte delle aziende all’inizio dell’anno, determinando  tra l’altro il primo miglioramento dei tempi di consegna da oltre tre anni  a questa parte.
Tutto ciò sta contribuendo ad animare le aspettative per un aumento dello 0,5% del tasso sui Fed Funds nella riunione di questa settimana del FOMC (14 dicembre)  indicando che la Fed sta già iniziando ad assumere una posizione meno aggressiva nei confronti dell’inasprimento delle politiche rispetto ai precedenti quattro aumenti di 75 punti base. La matrice, Plot Dot, sugli orientamenti relativi alla previsione tassi, definita dai consiglieri Fed  a settembre, indicava il raggiungimento del loro picco agli inizi del 2023 con una magnitudo tra il 4,65 ed il 5%.

Banca centrale europea 15 dicembre

Diverso è il percorso che la BCE sta affrontando. Innanzitutto in Europa l’inflazione dipende da fattori di natura politica e prevalentemente legati alla crisi energetica. Nella rilevazione di novembre abbiamo visto per la prima volta un dato in contrazione rispetto al mese precedente. Ciò apre la possibilità che nell’Eurozona la crescita dei prezzi sia prossima a definire il suo picco. Purtroppo questa ipotesi è fortemente vincolata all’andamento dei prezzi futuri del gas naturale ed in generale dell’energia.  Abbiamo seguito l’evolversi della curva delle quotazioni del benchmark di mercato, il future Dutch TTF sul natural gas. Dai picchi fissati a 350 eur/mwh ad agosto siamo scesi a 100/90 per risalire nelle ultime settimane tra 130/150 euro. Abbiamo definito questo range come un livello di picco dovuto alla reazione conseguente al ribasso di settembre ottobre nonché come fattore preventivo sui maggiori consumi invernali. Qui entrano in gioco le dinamiche meteo piuttosto che quelle geopolitiche.  L’evoluzione dei prezzi si lega ora allo standard delle temperature rispetto alle medie storiche. Valori inferiori alla media contribuiranno a rafforzare l’azione speculativa su una maggiore domanda. A fine inverno si aprirà il dibattito sui futuri stoccaggi, fonti di fornitura alternative, evoluzione della linea diplomatica tra Russia, Nato Stati Uniti Europa, nel frattempo l’area su cui si concentreranno gli scambi continuerà a tenere come riferimento distributivo 100-150 euro.

Difficile per tutti noi calibrare quanto tutto ciò impatterà sulle quotazioni e di conseguenza sulle dinamiche inflative. La strada verso l’obiettivo del 2% posto dalla BCE non sarà lineare quindi. La trasmissione dei prezzi all’ingrosso del gas, così come le aspettative sui prezzi di vendita ancora elevate, suggeriscono che ci sono ancora potenziali pressioni inflazionistiche presenti. Potrebbe volerci fino al 2024 prima che l’inflazione torni al 2%. Per la BCE, questo significa che il suo lavoro non è ancora finito. Di converso in Eurozona il tenore della crescita appare più rarefatto. Si rafforzano i segnali recessivi. Nell’orizzonte della BCE si addensano nubi che complicano la navigazione. L’aumento dei tassi non appare una risposta adeguata alle sollecitazioni che influiscono sui prezzi. Le origini del loro rialzo sono esogene alle dinamiche di base. Inoltre il rialzo dei tassi, oltre a non risolvere le ragioni delle tensioni, rendono più oneroso il servizio del debito pubblico con conseguenti limiti di bilancio per diversi paesi, Italia in primis.

Banca d’Inghilterra 15 dicembre

La Banca d’Inghilterra ha registrato un aumento di 75 punti base a novembre, ma ha chiarito che si trattava di una misura straordinaria e che gli investitori stanno sopravvalutando il futuro inasprimento dei tassi. Certo, i dati recenti sono stati leggermente aggressivi ed il Consiglio è consapevole del rischio che l’inflazione dei servizi/salari possa diminuire la loro pressione  solo gradualmente nonostante l’imminente recessione. La revisione politica del Bilancio operata al precedente budget di Liz Truss dal Cancelliere Jeremy Hunt, ha riportato in equilibrio le preoccupazioni dei mercati e della BoE riguardo alle politiche fiscali e monetarie che lavorano in modo incrociato. Mentre gran parte del dolore fiscale è stato rimandato agli anni futuri, il governo ha comunque ridotto il sostegno energetico per le famiglie il prossimo anno. E’ possibile che la BoE operi almeno altri due aumenti dei tassi di 50 pb sia a dicembre che a febbraio, prima di fissare un probabile picco del tasso di riferimento al 4%.

Banca popolare cinese

La PBoC ha tagliato il coefficiente di riserva obbligatoria (RRR) di 25 bp, a dicembre, dopo il taglio di aprile. Ci sono stati anche due tagli di 10 bp nel tasso ufficiale di reverse repo a 7d e nel tasso MLF (Medium Lending Facility) a 1 anno a gennaio e agosto di quest’anno. L’allentamento della politica monetaria è stato piuttosto mite se rapportato al deterioramento robusto della crescita, prossima al 3,0%, nei primi tre trimestri del 2022. La domanda estera potrebbe allentare rispetto al 2022 mentre la domanda interna dovrebbe compensare la contrazione delle esportazioni. A differenza di quanto si riscontra in occidente  la pressione inflativa tende ad essere poco incisiva o del tutto assente in Cina. Tutto ciò dovrebbe proiettare la linea di previsione tassi della PBoC su posizioni neutre, attendiste, comunque non eccessivamente assertive per evitare di cadere in una trappola della liquidità.

In generale l’interesse per i mercati è dato anche dal livello di oscillazione del cambio eur usd: i valori scambiano sulla linea dei recenti massimi dove transita sotto il profilo tecnico la resistenza che dal 2021 ha delimitato i tentativi di rialzo dell’euro sul dollaro.

Giovedì pomeriggio in collaborazione con AITI, l’Associazione Italiana dei Tesorieri d’Impresa, terreno la nostra diretta streaming, INSIDE CENTRAL BANK, per commentare le decisioni prese da Fed e BCE ed in generale dalle banche centrali con l’analisi dei riflessi al mercato FX. (Link per richiedere l’invito)

BANCA CENTRALE

TASSO ATTUALE

DATA MEETING

ULTIMA VARIAZIONE

Banca Centrale Europea (ECB)

2,00%

15.12.2022

27.10.2022 (75bp)

Federal Reserve (FED)

4,00%

14.12.2022

02.11.2022 (75bp)

Banca d’Inghilterra (BOE)

3,00%

15.12.2022

03.11.2022 (75bp)

Banca Nazionale Svizzera (SNB)

0,50%

15.12.2022

22.09.2022 (75bp)

Reserve Bank of Australia (RBA)

3,10%

07.02.2023

06.12.2022 (25bp)

Banca del Canada (BOC)

4,25%

25.01.2023

07.12.2022 (50bp)

Reserve Bank of New Zealand (RBNZ)

4,25%

22.02.2023

23.11.2022 (75bp)

Banca del Giappone (BOJ)

-0,10%

20.12.2022

29.01.2016 (-20bp)

Banca Centrale della Federazione Russa (CBR)

7,50%

16.12.2022

28.10.2022 (-50bp)

Reserve Bank of India (RBI)

6,25%

08.02.2023

07.12.2022 (35bp)

Banca Popolare Cinese (PBOC)

3,65%

22.08.2022 (-5bp)

Banca Centrale del Brasile (BCB)

13,75%

18.01.2023

03.08.2022 (50bp)

AITI AB ADVISORS INSIDE CENTRAL BANK

Si avvicina la data del meeting della Fed del 13/14 dicembre e quello della Bce del 15 dicembre. Si tratta dell’ultima riunione per l’anno in corso dove i rispettivi board delineeranno le impostazioni di policy per il 2023.

L’attesa è aumentata dopo la lettura dei recentissimi dati sull’inflazione scesi sia in America che in Europa, in questo caso per la prima volta. E’ stato lo stesso governatore Jerome Powell ad innescare attese sulla rimodulazione della politica monetaria. Nelle Sue recenti dichiarazioni ha riconosciuto la necessità/opportunità di allentare l’ampiezza degli aumenti in ossequio ad un quadro di maggior debolezza della domanda unito al rallentamento della pressione inflativa.

Nel fine settimana il consigliere Bce Villeroy si è espresso a favore di un rialzo dei tassi da 50 punti base prevedendo che l’inflazione raggiungerà il picco nella zona euro nella prima metà del prossimo anno. Negli Usa, il consigliere Evans ha avvertito che probabilmente assisteremo a un rallentamento nella stretta monetaria ma che il picco dei tassi sarà leggermente più alto. I mercati stimano che i tassi Fed raggiungeranno il 5% e quelli della zona euro il 2,5%. In settimana sono attesi anche i meeting di Australia, India e Canada dai quali ci sia aspetta altrettanti rialzi dei tassi rispettivamente del 0,25%, 0,35% e 0,50%.

In attesa dei meeting Fed e BCE la domanda si raffredda, i vincoli si allentano, i prezzi scendono

I dati PMI manifatturieri mondiali hanno rivelato che le aziende hanno dovuto affrontare un rallentamento della domanda a novembre in parallelo ad un ulteriore allentamento della pressione sui prezzi. Continuano invece a persistere le incertezze/tensioni sul fronte dei prezzi dell’energia.

I dati PMI relativi al comparto dei  servizi su scala mondiale, la produzione industriale della Germania e i numeri relativi al commercio in Cina forniranno ulteriori elementi di valutazione del quadro economico. Le attese sul Global PMI Services sono sostanzialmente stabili in Eurozona e negli Stati Uniti con valori indicati sotto quota 50 (rallentamento). La produzione industriale in Germania per il mese di ottobre, in calendario mercoledì, è attesa in contrazione dello 0,5%. L’insieme di questi dati accompagneranno le riflessioni dei consiglieri Fed e Bce alla vigilia del meeting della prossima settimana.

A novembre in Cina l’indice dei direttori degli acquisti del comparto servizi si è contratto, toccando il minimo di sei mesi sulla scia delle restrizioni per il Covid. L’indice a cura di Caixin/S&P Global è sceso, nel terzo mese di fila in contrazione a 46,7 da 48,4. L’analogo indicatore ufficiale, diffuso la scorsa settimana, era sceso al minimo di sette mesi.

Diverso il tenore dei dati PMI in Giappone: il comparto dei servizi è cresciuto al ritmo più lento di tre mesi in novembre. La lettura finale dell’indice curato da Jibun Bank è scesa a 50,3 da 53,2 di ottobre, toccando il minimo da agosto. L’indice tuttavia è rimasto in territorio di crescita per il terzo mese di fila e si è rivelato leggermente migliore rispetto alla stima ‘flash’ di 50,0.

Prendono da oggi il via le sanzioni verso le forniture di Petrolio via mare dalla Russia

Da oggi sarà applicato il price cap sulle forniture di petrolio provenienti dalla Russia. Il tetto, dinamico, è stato fissato a 60 usd il barile. Nel frattempo ieri si è  tenuta la riunione (in remoto) dell’Opec+. Il Cartello ha deciso di mantenere invariati i propri obiettivi di produzione mentre il mercato cerca di comprendere le ricadute sulla domanda del rallentamento dell’economia cinese e del tetto al prezzo del greggio russo (proveniente dagli Urali) imposto dal G7 e dall’Australia da oggi in vigore, nel tentativo di limitare le entrate in Russia. Mosca ha fatto sapere che non rispetterà la misura.  L’attuale cap manterrebbe le valorizzazioni della la produzione russa ancora in un’area profittevole, benché ridotta.

SI AVVICINA IL MEETING DELLA FED IL 13/14 E QUELLO DELLA BCE DEL 15 DICEMBRE

PETROLIO BRENT Al momento le quotazioni del Brent riportano un’apertura del mercato in leggera flessione a 86 usd e prossima al collaudo del supporto in area 83 usd dove si sono fermati i ribassi da settembre ad oggi. La violazione di tale livello costituirebbe, qualora fosse confermata da un adeguato consolidamento, un importante segnale di allentamento della pressione sul comparto.

NATURAL GAS  TTF Le quotazioni del future sul gas -europeo- rimangono ancora in tensione. Il rialzo sembra spinto dai riflessi prodotti dal fattore meteo, benché al momento le riserve appaiono adeguate alla domanda. La riduzione delle temperature, che nell’ultima settimana ha stabilito valori inferiori alla media degli ultimi anni, sta proiettando i consumi oltre le proiezioni attese. Come scritto in precedenza ci aspettiamo che l’attuale fase presti il fianco ad azioni di carattere speculativo, consentendo al mercato di spingere i valori sino ad area 150/160 eur mwh, dove reputiamo che, in assenza di eventi non ponderabili, potrebbero formarsi i prossimi picchi.

FOREX In attesa che i consigli di Fed e Bce si pronuncino sulle loro linee di policy l’euro continua il recupero sul dollaro. La scorsa settimana avevamo indicato la presenza di una resistenza tecnica in area 1,0550 eur usd e la conseguentemente potenziale verifica del mercato. Questa mattina in apertura, durante la sessione asiatica, le contrattazioni hanno temporaneamente superato il livello. Nelle prossime ore assisteremo ad ulteriori tentativi di break up. Un primo punto sotto cui si allenterà la pressione quota tra 1,0530/1,05. Tuttavia, a breve ed in prospettiva dei meetings delle banche centrali,  sarà l’eventuale violazione di 1,0350 a determinare un ritorno di forza del dollaro.

RISKOO ENTERPRISE RISK MANAGEMENT

I mercati si allineeranno, a partire da questa settimana, alle riunioni di politica monetaria di dicembre che Fed e Bce terranno a metà mese.

I verbali della riunione del Federal Open Market Committee (FOMC) di novembre hanno rafforzato le aspettative secondo cui la banca centrale statunitense potrebbe rallentare il ritmo degli aumenti dei tassi nelle prossime riunioni.  Permangono sullo sfondo le incertezze sulle prospettive a breve termine dell’economia statunitense esposta ad una congiuntura in netto rallentamento.

Le discussioni sull’apogeo terminale dei tassi Usa continuano tuttavia a governare il dibattito tra i vari membri dei consigli direttivi, compreso quello della Riserva Federale. Pertanto saranno ancora una volta i dati economici ed in particolare quelli sull’inflazione, a dettare la cadenza dello scenario restrittivo.

Come si evince dagli ultimi dati PMI flash di novembre, l’indebolimento della domanda ha portato all’attenuazione dei vincoli di offerta e al raffreddamento delle pressioni sui prezzi. L’inflazione dei costi di acquisto tra i produttori di beni è diminuita al ritmo più elevato negli Stati Uniti rispetto ad altre economie sviluppate come il Regno Unito, la zona euro e il Giappone. Questo mentre gli Stati Uniti hanno registrato la contrazione più rapida della produzione rispetto alle regioni sopra menzionate. Il timore è che i banchieri centrali, compresa la Fed, possano risultare eccessivamente severi in una fase in cui le prospettive di rallentamento risultano mese dopo mese sempre più concrete.

Martedì l’Ufficio Federale di Statistica tedesco, Statistisches Bundesamt, pubblicherà il dato sull’inflazione preliminare per il mese di novembre. L’attesa stima una frenata della crescita a -0.2% su base mensile, 10,3% su base annuale. Il dato offrirà l’opportunità per approfondire il dibattito sul tema in Europa, a conferma di un board BCE particolarmente diviso.  Dai membri della Banca centrale sono giunti recentemente messaggi contrastanti, che hanno contribuito ad innervosire gli investitori.  La colomba Philip Lane e il falco Isabel Schnabel, esponenti di spicco in seno al Consiglio direttivo, hanno espresso pareri divergenti sull’opportunità che la banca centrale riduca gli aumenti dei tassi d’interesse e su come valutare l’inflazione. Se per Lane il surriscaldamento record dei prezzi inizierà a scemare l’anno prossimo e gli argomenti per un altra stretta da 75 pb “non esistono più”, Schnabel ha respinto apertamente l’idea di un ammorbidimento sottolineando che più a lungo si lascia correre l’inflazione, maggiore è il rischio che si radichi. I due si sono trovati in disaccordo anche sulle prospettive dei salari. Secondo il capo-economista dovrebbero essere “monitorati attentamente” per individuare eventuali segnali di accelerazione eccessiva, mentre la consigliera tedesca ha invitato a prevenire una spirale prima ancora che si verifichi, osservando che i salari stessi stanno già aumentando.

La Bce ha sorpreso i mercati con aumenti dei tassi più consistenti del previsto a luglio e a settembre e da allora ha dichiarato di non voler fornire indicazioni sulle mosse future, ma di essere “dipendente dai dati”.  Mentre si attende stamani di ascoltare Christine Lagarde al Parlamento europeo in vista del meeting del 15 dicembre, gli occhi vanno già a mercoledì, quando arriverà la prima lettura Eurostat sul Cpi di novembre, atteso anch’esso al pari di quello tedesco in rallentamento, al pari di quello tedesco, dal 10,6% di ottobre al 10,4% preliminare di novembre.

La pubblicazione dei dati dovrebbe, in generale, togliere le incertezze sulla traiettoria del rialzo dei tassi sia in casa Fed che Bce.

Le statistiche, stando alle attese, dovrebbero mostrare che le pressioni sui prezzi rimangono ancora elevate nonostante l’atteso allentamento. In Europa il livello quota  oltre cinque volte il target del 2% cui l’istituto centrale punta, stante anche un indice core che dovrebbe mantenersi molto elevato 6.3%.
Per la Fed il mercato sconta al momento una probabilità prossima al 72% di un rialzo pari a 50 bp, mentre per la BCE  le ipotesi propendono per un rialzo dei tassi di 50 o 75 pb per il meeting di dicembre, con una lieve orientamento per la seconda ipotesi. Le statistiche saranno cruciali nello spostare l’asticella da una parte o dall’altra.

Altri dati che potrebbero muovere il mercato, arriveranno, venerdì dagli Usa, con le statistiche mensili sugli occupati non agricoli, particolarmente monitorate in chiave Fed. Gli analisti si aspettano che l’economia statunitense abbia creato 200.000 nuovi posti di lavoro a novembre – in quello che sarebbe il minimo dal dicembre 2020 – dopo che già in ottobre l’occupazione aveva dato segni di allentamento. Tuttavia, aggiungono, cinque degli ultimi sei rapporti mensili sui payroll hanno superato le stime di consenso e un altro numero elevato potrebbe rimescolare le carte riguardo a un possibile pivot da parte della banca centrale.  Nelle sue ultime dichiarazioni Jerome Powell, che parlerà nuovamente in pubblico mercoledì, ha segnalato che l’istituto potrebbe passare ad aumenti più contenuti ma ha anche detto che alla fine i tassi potrebbero dover salire oltre il 4,6% – livello che i banchieri ritenevano necessario a settembre – entro il prossimo anno.

Il verbale della riunione del 2 novembre, pubblicato la scorsa settimana, ha mostrato che la “maggioranza sostanziale” dei policymaker ritiene che “probabilmente presto sarà appropriato” rallentare il ritmo dell’inasprimento, anche se permane una “significativa incertezza sul livello finale” che i tassi dovranno raggiungere.

Venti di Recessione negli USA?

I dati PMI ed altri dati economici statunitensi stanno alimentando un ampio dibattito sull’ipotesi di un’imminente recessione. Mentre i sondaggi indicano un crescente rischio di recessione negli Stati Uniti nel quarto trimestre, il nowcast della Fed di Atlanta mette in evidenza una crescita annualizzata del PIL di oltre il 4%. Dal punto di vista del sondaggio, le aziende segnalano che la domanda sta diminuendo a causa della politica più restrittiva della Fed, che la pressione sulle catene di approvvigionamento sta allentando (con tempi di consegna ora in miglioramento). Ciò ha chiare implicazioni affinché l’inflazione continui a moderarsi, potenzialmente anche in modo rilevante, nei prossimi mesi. Sarà quindi interessante vedere su quali metriche la Fed sceglierà di concentrarsi.

 

FED E BCE: VERSO L'ULTIMO ATTO 2022

S&P GLOBAL: PMI COMPOSITE VERSUS GDP USA

WB MARKET MOVER MONITOR

ENERGY Una prima risposta empirica alle probabilità che si vada incontro ad una fase recessiva  giunge dall’andamento dei prezzi delle commodity. Le quotazioni del petrolio Brent aprono la settimana con un netto breakout dei precedenti minimi fissati in area 83 usd/bar, il movimento conferma le ipotesi formulate nel nostro ultimo report WB COMMODITY PERSPECTIVES. A breve ci aspettiamo un’accelerazione verso area 75 usd con un cap a 86 usd. Il movimento dovrebbe contribuire ad allentare le tensioni restrittive sul fronte monetario, almeno negli Usa, mentre potrebbe animare il dibattito interno all’Opec+ sulle quote di produzione giornaliera.

I prezzi del gas rimangono invece sopra le aree di attenzione segnalando la permanenza di un quadro ancora in tensione. Sia le quotazioni del Natural Gas europeo,  Dutch TTF, che quello Usa quotato al Nymex, evidenziano valori scambiati sopra livelli tecnici importanti: 100 eur mwh per il TTF, 5 usd per il NG. Ragioni meteorologiche stanno trattenendo i valori sempre all’interno di range  che non ci consentono di allentare l’attenzione.

METALS I metalli escono da un ulteriore settimana negativa. Il Rame dopo il breve rally correttivo sta ritornando a subire l’offerta. Ci aspettiamo nelle prossime sessioni un test di area 7850 usd/t al LME con possibile breakout che proietterebbe nell’immediato i valori verso area 7550/50.

FX L’eur usd apre la settimana ancora su posizioni reattive. Il mercato guarda al meeting delle banche centrali scontando un’azione più aggressiva da parte della BCE. I valori tecnici su cui concentrare l’attenzione fissano il supporto più significativo di breve a 1.0280 mentre il punto di resistenza, oltre il precedente picco a 1.1485, transiterà in questi giorni a quota 1.0550 eur usd.

Il dollaro ritraccia anche nei confronti dello yen e dello yuan. Nel rapporto usd jpy ci aspettiamo una prosecuzione della correzione verso 130 usd jpy, nei confronti del cny la nostra attesa stima un ritorno ai recenti minimi in area 7 usd cny.

WB MARKET RISKOO ENTERPRISE RISK MANAGEMENT

 

 

HIGHLIGHTS

  • IL RUOLO DEL DOLLARO NEL NUOVO ORDINE MONDIALE
  • EUR USD VERIFICA DELLA TENDENZA RIFLESSIVA SOTTO LA PARITA’ CON IL DOLLARO
  • BCE E FED CONFERMERANNO LA LINEA RESTRITTIVA ANCHE A NOVEMBRE
  • L’ENERGIA RIMANE LA VARIABILE CRITICA PER L’UE
  • I SONDAGGI PMI ACCENTUANO IL RISCHIO RECESSIONE IN EUROPA ED IN USA 
  • ANALYTICS GLOBAL CURRENCY OUTLOOK & RISK MANAGEMENT
  • OPERATIVITÀ’ FX RISK MANAGEMENT

IL RUOLO DEL DOLLARO NEL NUOVO ORDINE MONDIALE

L’Europa è al centro di una crisi straordinaria il cui epicentro non deve tradire il vero oggetto del contendere tra occidente ed oriente, meglio ancora tra mercati di trasformazione e mercati di estrazione. Il confronto, politico ed economico, pone su un diverso piano i contendenti. Da un lato vi sono i soggetti detentori di materie prime ed autosufficienti sotto il profilo energetico, dall’altro vi sono i soggetti dipendenti netti di materie prime ed energia. L’Europa frattale ha in comune, tra i diversi aderenti, la dipendenza dalle forniture di materie prime e di energia.  Non ultimo non dispone di un apparato di politica estera strumentale all’uopo. Priva di una forza militare, deve fare appello al ruolo della Nato ed allinearsi al ruolo di potenza dell’azionista di maggioranza. Le monete, in condizioni normali, riflettono la capacità della struttura economica a cui sottendono di creare ricchezza. In condizioni straordinarie riflettono lo stato di potenza politico-militare in grado di rispondere con efficacia al ricatto economico a cui sono sottoposte. L’UE non è in grado, in modo autonomo, di svolgere un ruolo di piena deterrenza nel confronto geopolitico. La moneta che rappresenta la sintesi di potenza risponde a questo paradigma palesando le proprie criticità. Il crollo dell’euro sul dollaro al di sotto della soglia 1,08 in primavera ha certificato questa condizione, aprendo una nuova fase nelle transazioni valutarie…

     

LINK PER SCARICARE IL REPORT

Continua a leggere