Il rialzo tassi della BCE si avvicina se ne discuterà al Forum di Sintra.

Siamo nell’ultima settimana del II° Q di questo 2022 anno di guerra.

Mentre la BCE si prepara per il rialzo tassi, il barometro della congiuntura economica sta virando velocemente verso una contrazione della crescita dovuta che parte dalla riduzione degli ordinativi su scala globale. Lo ha messo in evidenza l’ultimo rapporto PMI Flash sulle principali aree economiche. I nuovi ordinativi scendono per il secondo mese consecutivo in Europa e per il primo negli Stati Uniti. Questa settimana avremo un quadro più completo dei PMI con la diffusione dei sondaggi in Cina e per quanto ci riguarda in Italia.

Il dato cinese è atteso in quanto dovrebbe offrire un quadro congiunturale con la riapertura delle attività dopo le chiusure Omicron. In Italia invece dovremo verificare se la spinta dello scorso anno abbia lasciato il posto ad un’azione inerziale che in qualche modo precede un rallentamento della crescita.

Questi dati risultano coerenti con l’accelerazione al ribasso di molte commodity, così come avevamo anticipato alla fine dell’inverno. Tra tutti le pressioni al ribasso spiccano alcuni elementi di assoluto rilievo: il rame ed ora anche il petrolio. Abbiamo visto inoltre significative vendite su commodity agricole: grano, mais e soia a cui si aggiunge il cotone.

Da un certo punto di vista ciò restituisce policy power alla banche centrali. Benché abbiano sempre rigettato l’addebito sulla volontà di generare una recessione indotta, via monetaria, non c’è dubbio che le recenti azioni di policy hanno raffreddato il sentiment, soprattutto l’attività speculativa sui prezzi.

Nelle diverse indicazioni offerte dallo spaccato dei sondaggi PMI emerge in modo più netto un iniziale segnale di minori pressioni sui prezzi input. Ci vorrà del tempo prima che tali segnali di diffondano sull’intera catena del valore, tuttavia questo è un inizio. Potete approfondire il tema sui nostri rapporti WB COMMODITY PERSPECTIVES, dove abbiamo evidenziato per  i metalli industriali e per molte altre commodity, tra cui l’andamento dei noli marittimi, l’Outlook atteso.

Quindi i dati preliminari del PMI di giugno hanno mostrato che gli ordini di fabbrica sono diminuiti per la prima volta in due anni negli Stati Uniti, con rinnovati cali osservati anche nel Regno Unito e in Giappone. La zona euro – la più vicina alla guerra in Ucraina – ha visto gli ordini diminuire per il secondo mese consecutivo. Il quadro del deterioramento della domanda manifatturiera, insieme a una tendenza al peggioramento della crescita dei servizi, come scritto sta producendo un’immediata ricalibrazione dei prezzi di mercato.  Dovremo analizzare se questo processo avrà ripercussioni sulle decisioni delle banche centrali e nel percorso tracciato per i tassi di interesse negli Stati Uniti e in Europa.

Un ulteriore elemento per il quadro di riferimento su tale fronte giungerà con la pubblicazione dei dati sull’IPC per l’Eurozona e l’Indonesia, con l’inflazione che dovrebbe rimanere ancora sui livelli raggiunti, si spera a questo punto che la pressione possa evolvere verso una spinta inerziale.  Anche i dati sulla disoccupazione dell’Eurozona saranno oggetto di valutazione finora rilevata in costante diminuzione.

Oltre al quadro macro economico europeo avremo la possibilità di aggiornare i dati sulla congiuntura in Russia. Dalla sua invasione dell’Ucraina e dalle conseguenti severe sanzioni, le condizioni economiche sono, secondo i media,  peggiorate drasticamente. Gli ultimi dati sul PIL russo, sulla disoccupazione e sulle vendite al dettaglio descriveranno in dettaglio l’andamento effettivo dell’economia sottostante aggiornato al mese di maggio.

Per gli Usa avremo l’ultima lettura aggiornata del PIL relativo del primo trimestre.  Le due precedenti rilevazioni hanno messo in evidenza una contrazione annualizzata dell’1,4% nel primo trimestre. Le stime attuali di consensus suggeriscono un rimbalzo allo 0,8% di crescita nel secondo trimestre che eviterebbe una caduta in recessione. Il modello GDPNOW della Federal Reserve segnala invece, sulla base dei dati disponibili, una crescita pari a 0 nello stesso periodo. I recenti dati PMI segnalano inoltre che una flessione più concreta possa verificarsi nel terzo trimestre.

Il calendario economico riporterà inoltre una serie di dati che completeranno il quadro per valutare la congiuntura nel Regno Unito con maggiori dettagli e granularità nelle tendenze sugli iniziali impatti che si sono formati  nel primo trimestre dell’anno dopo l’avvio della guerra.

Infine analizzeremo i dati sulla produzione industriale di Brasile, Giappone e Corea del Sud per valutare l’impatto dei vincoli dell’offerta globale e delle pressioni sui prezzi alla luce degli effetti sul segmento delle commodity.

BCE RIALZO TASSI: FORUM DI SINTRA

Il Forum della BCE sull’attività bancaria centrale è un evento annuale organizzato dalla Banca centrale europea e si tiene a Sintra, in Portogallo.

Riunisce governatori delle banche centrali, accademici, rappresentanti dei mercati finanziari, giornalisti e altri per scambiare opinioni su questioni politiche attuali e discutere l’argomento chiave del Forum da una prospettiva a più lungo termine.

L’aumento dell’inflazione, in particolare a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia, della carenza di approvvigionamento legata alla pandemia e del rilascio di una domanda repressa, ha creato un ambiente difficile e incerto per le banche centrali di tutto il mondo. E l’invasione russa dell’Ucraina ha complicato ulteriormente le prospettive economiche, in particolare per l’Europa.

Il Forum di Sintra discuterà sulle  implicazioni di tutto ciò per l’economia dell’area dell’euro nel contesto globale, comprese le tendenze che sembrano essere state rafforzate dalla pandemia, e come potrebbero influenzare la politica monetaria in futuro.

BCE RIALZO TASSI: IL FORUM DI SINTRA NEL QUADRO MACRO

ANDAMENTO DOMANDA GLOBALE VERSO POLITICHE MONETARIE BANCHE CENTRLI

In particolare, sul tema dell’inflazione nell’area dell’euro e delle sue cause, si parlerà del ruolo delle reti di produzione internazionali e dei fattori chiave nell’andamento dei prezzi dell’energia, compresi gli sviluppi geopolitici e l’evoluzione delle strutture dell’offerta. Per quanto riguarda la definizione della politica monetaria, ci scambieremo opinioni sull’impatto delle aspettative di inflazione e dei boom immobiliari. Il  programma prevede inoltre di ritornare a discutere sul ruolo delle valute digitali emesse dalle banche centrali nell’attuale contesto globale e le caratteristiche delle un potenziale euro digitale.

Non mancherà a nostro avviso qualche riferimento al nuovo scudo, allo studio della BCE,  per evitare la frammentazione dell’Eurozona e completare l’opera del whatever it takes di Mario Draghi. Si prevede che lo scudo opererà in base al principio dei saldi invariati all’interno dei precedenti programmi di QE. La BCE vuole evitare di ricorrere ad un nuovo programma di acquisti in quanto rischierebbe di esacerbare le tensioni inflattive. Al lato pratico si venderanno titoli dei Paesi core per acquistare quelli dei periferici in difficoltà: Bund contro BTP. In altri termini il Bund fungerà da collateral al BTP, ovvero la mutualizzazione virtuale del debito europeo.

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Inflazione e tassi d’interesse: le banche centrali si trovano di fronte ad una scelta dilemmatica:

  • causare una recessione per ridurre l’inflazione nel breve termine,
    oppure
  • progettare un rallentamento sostanziale per mitigare l’inflazione, ma al riparo da una recessione, accettando un’inflazione più elevata per gli anni a venire.

METTIAMO A FUOCO L’INFLAZIONE

L’inflazione complessiva dell’Eurozona è dell’8,1% su base annua, con il core rate al 3,8%. Rispetto agli Stati Uniti, dove il tasso nominale è pressoché equivalente, 8,3% Y, il core rate  è pari al 5,9% Y. Ne deduciamo che l’inflazione europea è molto più non core che core.

Mentre negli States la crescita dei prezzi è stata accompagnata da una crescita dei salari, in Europa la crescita dei prezzi è stata causata quasi esclusivamente dal rialzo delle materie prime.

Le cause dipendono principalmente dagli squilibri che si sono creati nelle catene di fornitura globale e dalla geopolitica. La forte domanda proveniente dall’estero ha contribuito ad innescare acquisti dapprima per ripristinare le scorte dopo la pandemia, poi per coprire i rischi legati proprio ai problemi delle forniture. La guerra in Ucraina ha esacerbato ulteriormente una dinamica già attiva, declinando sul costo dell’energia e di altre forniture industriali ed agricole un ulteriore spinta ai prezzi.

Per ottenere una previsione di inflazione più bassa risulta necessario affrontare con determinazione le dinamiche che hanno prodotto tale risultato, poiché i prezzi delle materie prime sono molto importanti per le prospettive di inflazione dell’area dell’euro.

Tra le macro componenti delle commodity possiamo individuare tre gruppi di beni su cui concentrare l’attenzione per comprendere se le prospettive per un raffreddamento dei prezzi siano plausibili.

ENERGIA

Tra le componenti energetiche spiccano alcuni fattori sostanziali: il gas, l’energia elettrica, il petrolio.

Gli stoccaggi e gli approvvigionamenti di gas dell’Unione risultano fortemente vincolati alle forniture provenienti dalla Russia. Il benchmark che traccia l’andamento dei prezzi è il future sul Natural Gas TTF ,

Title Transfer Facility, rappresenta il mercato all’ingrosso del gas naturale tra i più grandi e liquidi dell’Europa continentale; con sede nei Paesi Bassi, il TTF rappresenta il principale riferimento sui prezzi del gas per l’Europa e l’Italia.

Attraverso questa piattaforma avviene la compravendita del gas tra i più grandi operatori e trader di settore.

Le quotazioni risultavano in tensione già prima della crisi ucraina. Avevamo già subito un vertiginoso aumento dei prezzi a partire dagli inizi del 2021.

L’apprezzamento delle quotazioni rispetto alle medie del periodo 2015-2020 alla chiusura odierna è pari al 700%.  Le attuali quotazioni scontano nell’ultimo anno tale rialzo motivo per cui un eventuale regressione dei prezzi trasmetterebbe un forte ristoro alle dinamiche inflattive. La media dei prezzi dell’ultimo anno sta consolidando 100 eur mwh.  Nel nostro modello di valutazione il segnale propedeutico all’avvio di un’inversione di tendenza coincide con la violazione al ribasso di quota 80 euro. Ad oggi, nonostante l’interruzione, ancorché parziale, delle forniture non esclude la possibilità che l’evento possa maturare. Tuttavia ai fini di tale percorso sarà fondamentale che i valori non ritornino a scambiare oltre la soglia 125/130 eur mwh.

La discesa dei prezzi del gas sotto 80 eur mwh contribuirebbe a raffreddare notevolmente i prezzi dell’energia elettrica in virtù di uno stretto rapporto di correlazione trai le due commodity. In termini di quotazione il punto spartiacque tra rialzo e ribasso del PUN (Prezzo Unico Nazionale energia elettrica) transita a quota  200/190 eur mwh.

TASSI D'INTERESSE ED INFLAZIONE: IL DILEMMA DI QUESTA ESTATE

WB ANALYTICS: TTF NATURAL GAS CYCLE LT

Sul petrolio abbiamo segnalato da tempo la tesi secondo cui pensiamo che i valori siano inseriti in un contesto le cui dinamiche dovrebbero tradursi in un ridimensionamento dei valori. Il Brent dopo aver fissato il recente picco a 125 usd/bar sta scendendo. Per i nostri algoritmi il punto spartiacque tra crescita e decrescita della tendenza dominante transita a quota 100 usd. Ci aspettiamo nelle prossime settimane un collaudo di tale area. Non escludiamo, in assenza di eventi straordinari attualmente non prevedibili, che i prezzi del Brent possano riequilibrare scendendo verso quota 80 usd/bar.

TASSI D'INTERESSE ED INFLAZIONE: IL DILEMMA DI QUESTA ESTATE

WB ANALYTICS: BRENT OIL USD/BAR TREND

Dato il probabile percorso dei prezzi dell’energia una proiezione più mitigata per l’inflazione complessiva passa attraverso la conferma dei segnali indicati. Diversamente dovremmo ritenere più problematico il rientro dell’inflazione non core. Per quanto riguarda l’inflazione core, la BCE considera ancora un target di riferimento valori parzialmente superiore al 2%. Per spingere l’inflazione al ribasso oltre al contributo della componente energetica, la Bce ed in generale le banche centrali a partire dalla FED, dovranno operare scelte orientate al raffreddamento della domanda. Jerome Powell nella sua ultima conferenza stampa rilasciata a margine del FOMC, ha respinto l’insinuazione che la FED stia provocando deliberatamente una recessione per ottenere i risultati sul contenimento dell’inflazione.

Osservando tuttavia lo sviluppo del pil, mappato dal modello GDPNOW,  si evince una crescita zero nel secondo trimestre di quest’anno.

Le nostre attese sulla crescita tendono a mettere a fuoco una fase di rallentamento dell’economia. Lo vediamo attraverso la robusta perdita di momentum delle commodity industriali. Il rame sta scendendo al di sotto dei minimi fissati durante la fase di transizione del ciclo rialzista apr 2020- apr 2022.

Ci aspettiamo un robusto ritracciamento dei prezzi.  Probabilmente scenderemo sino ai livelli di picco del 2018.

Rame, alluminio, acciaio, stanno ritracciando il rialzo della fase 2020-2022. Indubbiamente concorre a tale movimento tutta una serie di problematiche. Ma gli users, i grandi player, segnalano un rallentamento degli ordinativi (vedi nostro report WB COMMODITY PERSPECTIVES), ed un rallentamento generale del comparto.

Questi segnali uniti ad un auspicabile ribasso del petrolio (almeno), oltre a favorire il raffreddamento dei prezzi, ci dicono che il rallentamento della crescita globale è in itinere.

TASSI D'INTERESSE ED INFLAZIONE E MATERIE PRIME

WB ANALYTICS: COPPER (COMEX) LONG TERME TREND

Indubbiamente le banche centrali stanno agendo in modo deciso per non perdere il controllo sull’inflazione, qualora ciò non fosse già avvenuto, attivando tute le leve di policy monetaria, tassi e circolazione monetaria. La Fed ha la possibilità di farlo con minori vincoli rispetto alla BCE. Quest’ultima deve agire contenendo gli effetti sugli spread sovrani per evitare nuovi rischi di frammentazione dell’Eurozona. Diversamente, il lavoro fatto dal whatever it takes in avanti si dissolverebbe.

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EQUITY MARKET

La crisi sanitaria scatenata dalla pandemia nel 2020 ha generato a cascata diversi effetti che hanno messo in discussione il paradigma della globalizzazione: interruzione e sconvolgimenti delle catene di fornitura, intervento monetario delle banche centrali, aumento dei prezzi delle materie prime, cambiamento delle abitudini di consumo del mass market ed infine per diverse ragioni la revisione degli equilibri geopolitici.

Abbiamo assistito alla rimodulazione della globalizzazione con una netta revisione degli equilibri di potenza politica.  Questo processo tuttora in itinere ha spinto le diverse aree economiche a polarizzare i loro interessi di appartenenza economici verso due grandi politi attrazioni: gli Usa e la Cina.

Le faglie tettoniche hanno subito una nuova marcatura della loro geografia aprendo situazioni di crisi che hanno esasperato ulteriormente gli squilibri di cui abbiamo dato evidenza.

I mercati, dopo aver reagito allo shock della pandemia con la forte ripresa innescata grazie all’abbondanza di liquidità messa a disposizione delle banche centrali, stanno ora ricalcolando gli impatti che la rimodulazione delle catene di fornitura, a cui la geopolitica sta sottoponendo le economie avanzate, hanno ed avranno sulla catena del valore, considerando che la transizione ecologica rimane nel breve e medio periodo un acceleratore di tali squilibri.

Per i mercati l’inflazione rappresenta  uno dei prodotti dello sconvolgimento di questo sistema dinamico caotico. Essa sta determinando un campo vettoriale sulla cui traiettoria si stanno indirizzando le linee di policy monetaria delle banche centrali, esattamente come abbiamo descritto nei nostri  rapporti con modalità non lineari. La Fed ha risposto con tempi e meccanica diverse, come pure la BCE e la Bank of Japan.

C’è il rischio che la guerra commerciale si trasformi in una nuova guerra fredda tra Stati Uniti e Cina producendo ulteriore effetti stagflattivi ad ampio raggio. Il disaccoppiamento sino-americano implica la frammentazione dell’economia globale, la balcanizzazione delle catene di approvvigionamento e restrizioni più severe al commercio di tecnologia, dati e informazioni, elementi chiave dei futuri modelli commerciali.

Tuttavia leggiamo tra le pieghe della contrapposizione situazioni di ambigua interpretazione.

Analizzando i fattori che hanno contribuito a far accelerare l’inflazione emergono in prima linea le commodity e tra queste quelle energetiche. petrolio, gas ed energia elettrica. Questo fenomeno risulta ancor più evidente in Europa. La guerra tra Russia ed Ucraina ha esasperato inizialmente livelli di quotazione non sostenibili dal mondo produttivo.  I picchi del gas russo segnati a dicembre ed agli inizi di marzo sono  stati seguiti da significative correzioni.

Come abbiamo scritto questa settimana il mercato sta leggendo la fascia di prezzo tra 90e 105 eur mwh per il future sul Natural gas Dutch TTF, di fatto il benchmark a cui sono indicizzati i contratti di fornitura, come possibile range su cui calibrare la prossime mosse dei prezzi. La violazione di 90 eur mwh aprirebbe la strada per una correzione significativa dei prezzi. La stessa cosa dovrebbe accadere nel caso in cui il future sul Brent dovesse scendere sotto quota 100 usd/bar.

Il nuovo blocco sanitario imposto in Cina, in particolare nelle aree ad alta intensità manifatturiera e produttiva, a partire da l porto di Shanghai, sta congelando nuovamente tutte le attività di trading commerciale. Le materie prime hanno già subito un primo contraccolpo dal riflusso dei contagi. Lunedì 25 hanno subito un significativo sell_off, altri potrebbero allinearsi nel breve, confermando l’orientamento previsto nel nostro rapporto pubblicato la scorsa settimana, WB COMMODITY PERSPECTIVES. 

EQUITY MARKET: SECOND LOWER LAG

Questa situazione sta spingendo gli investitori a rivedere le loro posizioni di portafoglio.

Queste considerazioni continuano a mantenere aperte le condizioni di avversione al rischio di cui abbiamo scritto in molte occasioni nei mesi scorsi. Ci aspettiamo una SECOND LOWER LEG, una seconda gamba di ribasso nell’equity market.  Stimiamo per il mercato azionari USA ulteriori ribassi in grado di spingere lo Standard & Poor 500 verso area 3900 con il rischio di assistere ad ulteriori approfondimenti verso 3500 usd. Anche la tecnologia, bandiera della ripresa post pandemia, tendenzialmente affronterà una fase di riequilibrio. Le stime del nostro modello di valutazione calcola obbiettivi tendenziali verso area 11.000 senza escludere il rischio di un a perdita di momentum sino a quota 9000/8700. Gli indici minori ma fortemente sensibili alle dinamiche economiche americane, il Russell 2000 ed il Wilshire 5000 navigano nelle medesime acque.

EQUITY MARKET: SECOND LOWER LEG

WB ANALYTICS: SATANDARD & POOR 500

In Europa ci aspettiamo che si replichino le analoghe condizioni con l’Eurostoxx 50 destinato a scendere oltre i minimi di marzo e fissare un nuovo minimo relativo a quota 2900, non nascondiamo condizioni più negative qualora lo scenario dovesse avvitarsi.

EQUITY MARKET: SECOND LOWER LEG

WB ANALYTICS: EUROSTOXX 50

Dell’ampiezza di questo ribasso ne abbiamo parlato anche lo scorso fine d’anno sostenendo con un ALERT RISK la tesi di uno squilibrio tra fondamentali e condizioni operative delle aziende rispetto alle valorizzazioni che all’epoca i mercati esprimevano.

L’inversione della curva dei tassi USA.

I rendimenti dei Treasury americani sono scesi al di sotto di quelli triennali. L’inclinazione della curva potrebbe rispondere alle attese di una fase di rallentamento significativo della crescita, confermando un ciclo di forte correzione dei mercati azionari. Ciò non esclude in futuro una  possibile revisione dell’attuale impostazione della politica monetaria della FED con un potenziale ritorno dei tagli dei tassi   tra metà 2024 e 2026.

EQUITY MARKET: SECOND LOWER LEG

WB ANALYTICS: US – UEM – UK YIELD CURVE

EQUITY MARKET: SECOND LOWER LEG

WB ANALYTICS: NASDAQ COMP

EQUITY MARKET: SECOND LOWER LEG

WB ANALYTICS: RUSSELL 2000

 

Il TARGET RATE PROBABILITY per i FED FUNDS segnala un allentamento delle pressioni rialziste nel meeting del 16 marzo. Non è in discussione il rialzo bensì la sua ampiezza. Il Fed Watch tool riporta il 63% delle probabilità a favore di un rialzo di 25-50 bp, mentre abbassa le stesse al 32,7%  una chiamata al rialzo tra 50 e 75 bp.

Il mercato ritorna quindi a ponderare un percorso più ponderato ma pur sempre orientato alla linea restrittiva. L’ultimo Fomc ha infatti ribadito la volontà di ridurre gli stimoli monetari ed avviare il  Quantitative Tightening,  ovvero l’inasprimento quantitativo per ridurre la quantità di liquidità presente nel mercato.

Alla luce delle elevate pressioni inflazionistiche e del forte mercato del lavoro, i membri del Fomc hanno continuato a ritenere che gli acquisti netti di attività dovrebbero concludersi presto ” .

“La maggior parte dei consiglieri ha preferito continuare a ridurre gli acquisti netti di attività secondo il programma annunciato a dicembre, portandoli a termine all’inizio di marzo “.

“I partecipanti hanno osservato che le recenti letture dell’inflazione hanno continuato a superare in modo significativo l’obiettivo di lungo periodo del Consiglio e che l’inflazione elevata persisteva più a lungo di quanto avessero previsto, riflettendo gli squilibri dell’offerta e della domanda legati alla pandemia e alla riapertura dell’economia”.

“Alcuni partecipanti hanno commentato che l’inflazione elevata si è estesa oltre i settori più direttamente interessati da tali fattori , sostenuta in parte dalla forte domanda dei consumatori”.

Abbiamo visto il dollaro ritornare a rafforzarsi su tali basi, pur mantenendo il rapporto eur usd al di sopra della soglia 1,1325.

Le minute della Fed hanno messo tuttavia a dura prova la tenuta dei mercati azionari. Abbiamo visto dopo un’ostentata reazione il ritorno delle vendite al Nyse.

L’indice principale, lo Standard & Poor 500, sta ritornando infatti a collaudare la linea di breakout del ciclo rialzista avviato alla fine dell’inverno 2020. In realtà il Russell 2000, l’indice che riporta l’andamento delle capitalizzazioni minori, è già entrato in una fase recessiva.

FED: LE REAZIONI DEI MERCATI

WB ANALYTICS: RUSSELL 200 VERSUS STANDARD & POOR 500

Il dilemma che dovrà affrontare Jerome Powell non ha soluzioni semplici. Se vuole raffreddare seriamente l’inflazione dovrà comprimere la domanda attraverso una linea monetaria piuttosto severa. Tuttavia come sappiamo la Fed ha un doppio mandato: controllo dei prezzi e dell’occupazione. Per contenere l’inflazione le banche centrali hanno sempre agito sulla leva dei tassi per raffreddare l’esuberanza dei mercati. Tuttavia una recessione indotta, impatterebbe negativamente sull’assorbimento della disoccupazione creata dalla pandemia.

L’elevato livello raggiunto dal Consumer Price Index e dall’Inflation rate, 7,5%, sta facendo crollare i consensi ed il gradimento verso il presidente Biden. Un motivo in più per controllarne le dinamiche.

I mercati sfidano Jerome Powell mettendolo alla prova dei fatti. Sono piuttosto restii a ritirare le loro posizioni dall’azionario. Il braccio di ferro potrebbe spingere la Fed ad essere più impulsiva. Anche ieri alcune tra le principali banche sono ritornate a considerare la necessita che il Fomc operi sino a sette rialzi dei tassi nel corso di quest’anno.

I nostri algoritmi stimano una perdita di valore a breve del mercato azionario globale di almeno il 10%, nel medio termine il 20% a partire dalle attuali valutazioni.

Alla conclusione di ogni ragionamento dobbiamo considerare che se la Fed  non interviene rischia di compromettere anche la tenuta del dollaro.

E’ esattamente dal gennaio dello scorso anno, quando scambiava a 1,23 contro euro, che proiettiamo il dollaro al rialzo! Per il 2021 avevamo stimato due grandi aree di target: l’intermedia a tra 1,17/1,16, la più significativa tra 1,13/1,12. Anche per l’anno in corso abbiamo fissato nel nostro FX Outlook RISKOO 20/22 un percorso rialzista con obbiettivi importanti, tuttavia siamo pronti a metterlo in discussione se la Fed non interviene con decisione. Come abbiamo scritto nella Lettera Mensile di AITI, l’Associazione Italiana dei Tesorieri d’Impresa, riteniamo quota 1,15 un importante spartiacque di scenario per il rapporto euro dollaro.

Ci aspettiamo quindi una Fed più risoluta di quanto oggi il mercato non sconti effettivamente.

Lo riteniamo importante per il semplice fatto che la sfida che la Fed  deve affrontare ha un obbiettivo ancora più significativo: raffreddare i prezzi delle commodity.

Questo obbiettivo è più importante della tenuta dei mercati. In ballo ci sono la sostenibilità dei modelli di business delle aziende, il ritorno ad una rete delle forniture più equilibrata, un ridimensionamento dei prezzi dell’energia. Probabilmente tutto ciò vale il sacrifico dei mercati azionari. Del resto gli stakeholder hanno avuto molto dalle banche centrali negli ultimi 18 mesi. E’ giunta l’ora di fare i conti con la realtà.

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MARKET MOVER WEEK 4/22. L’ultima settimana di gennaio ci riporta nel vivo dell’azione delle banche centrali a partire dal meeting della Federal Reserve e Banca centrale canadese.

L’esito del Fomc sarà seguito attentamente per comprendere se il Coniglio deciderà di anticipare l’aumento dei tassi già a marzo anziché agli inizi della prossima estate. Tale opzione potrebbe innescare un’ulteriore attesa per quattro rialzi dei Fed Funds al posto dei tre rialzi indicati dall’analisi dei dot plot indicati al termine dell’ultimo meeting.

Automaticamente la Fed potrebbe accelerare la chiusura del QE anticipando la scadenza di marzo.

Il mercato prevede che la banca centrale statunitense utilizzerà la riunione politica del 25-26 gennaio per chiamare un aumento di 25 punti base del tasso di riferimento, ipotizzando addirittura un incremento  a sorpresa di 50 punti base , ovvero l’intervento più ampio  dal 2000.

Il Federal Open Market Committee rilascerà una dichiarazione politica alle 14:00 a Washington mercoledì (20 CET) . In questa riunione non saranno pubblicate previsioni economiche. Il presidente Jerome Powell terrà la consueta conferenza stampa 30 minuti dopo.

Giovedì mattina alle 9 terremo un live streaming per i soci AITI (Associazione Italiana Tesorieri) per commentare le decisioni della Fed e le ripercussioni sui mercati.

La Federal Reserve è passata dall’essere paziente al panico per l’inflazione in un periodo di tempo record . Questa è la prima volta che la Fed ha inseguito invece di anticipare l’inflazione dagli anni ’80. Il rischio è che superino e diventino eccessivamente zelanti nella lotta contro l’inflazione e colpiscano troppo i freni della politica monetaria. La Fed e il presidente Powell hanno perso molta credibilità dopo aver sostenuto per molti mesi il tenore transitorio dell’inflazione. Nelle sue valutazioni il FOMC potrebbe ribadire che le condizioni economiche e del mercato del lavoro, pur continuando a rafforzarsi, hanno subito un allentamento degli occupati a causa delle quarantene Omicron.

È probabile che la Fed inizi a ridurre il suo bilancio, attualmente a 8,86 trilioni di dollari, poco dopo il decollo dei tassi di interesse e la chiusura del QE. Il FOMC aveva già affrontato la discussione a dicembre senza delineare un percorso definito.

Sempre negli Stati Uniti giovedì l’agenzia US Bureau of Economic Analysis riporterà la prima lettura del GDP relativo al IV° Q 2021. Le attese fissano una crescita al 5,4% rispetto al precedente quater al 2,3%.

I DATI DI SENTIMENT DELLE IMPRESE

In settimana Markit pubblicherà i dati  sul PMI flash di gennaio. Essi riportano la prima visione generale dell’impatto economico della diffusione della variante Omicron nelle principali economie sviluppate. Markit elabora nel sondaggio anche il livello delle misure di contenimento subite dalle aziende. L’indicatore segnala un massimo in Eurozona con un livello delle misure più contenute negli USA ed in UK, rimanendo al livello più alto dall’inizio della pandemia in Cina.

L’interesse per questi dati è correlato al loro impatto sulla crescita nei comparti manifatturiero e servizi ed i relativi riflessi che potrebbero riportare ad una revisione al ribasso delle stime del PIL per il primo trimestre.

Accanto al tenore della crescita dobbiamo continuare a monitorare gli effetti sull’inflazione. Il passaggio di Omicron potrebbe in tal senso aver contaminato ulteriormente le dinamiche sui prezzi. I ritardi nell’offerta globale avevano mostrato segni di allentamento nell’ultimo periodo dello scorso anno; l’eventuale ripresa degli incrementi dei tempi di consegna  potrebbe aver impattato sui prezzi, soprattutto se combinati con rinnovati vincoli sulla produzione manifatturiera.

Oltre ai dati Usa ed ai dati PMI tutti attesi in crescita nel comparto manifatturiero dell’Eurozona, Usa, UK e Giappone, avremo anche la lettura in Germania dell’indice di sentiment delle imprese IFO. Il dato è atteso in crescita, mentre quello pubblicato da Markit, pur confermando una crescita di misura del comparto manufacturing, evidenzia un ulteriore rallentamento dei servizi. Dalla lettura del dato PMI relativo alla zona euro, pensiamo che l’Italia, il cui indicatore sarà pubblicato nelle prossime settimane, riporta una crescita in termini relativi superiore a Germania e Francia.

LE QUOTAZIONI DEI NOLI MARITTIMI

L’indice sui noli marittimi, il Baltic Dry index, ad inizio anno è sceso fissando un nuovo minimo nel percorso di ritracciamento dai massimi della scorsa estate. Si tratta di una buona notizia. Da inizio anno, nonostante gli elevati prezzi dell’energia, il valore degli indici che mappiamo sono scesi mediamente del 30% rispetto alle chiusura del 2021. Le valutazioni da inizio 2021 sono in alcuni casi ancora elevate, Panamax – Supermax – Handysize – Dirty Tanker , tuttavia il loro trend appare orientato al ribasso nonostante i prezzi dell’energia.

NOLI MARITTIMI  Settimana 1 Mese YTD 1 anno 3 anni
Baltic Dry Index -19,78% -36,18% -36,18% -21,82% 50,69%
Baltic Capesize (180.000 dwt) -40,44% -61,46% -61,46% -70,00% -48,38%
Baltic Panamax (82.500 dwt) -15,37% -21,88% -21,88% 21,16% 142,75%
Baltic Supramax (58.328 dwt) -7,80% -23,62% -23,62% 53,15% 188,14%
Baltic Handysize -7,47% -24,76% -24,76% 64,63% 169,68%
Baltic Dirty Tanker -0,86% -11,96% -11,96% 35,16% -20,91%
Baltic Clean Tanker -7,08% -30,08% -30,08% 8,04% -17,51%

 

WB MARKET MOVER MONITOR

FOREX

L’attesa per la Fed focalizzerà l’attenzione di tutti gli investitori – FX – Commodity e Financial.

L’eur usd è sceso la scorsa settimana verso quota 1,13 reagendo in chiusura venerdì. 1,13 costituirà il punto di attesa per la riunione Fed. I mercati scontano una posta elevata in favore del dollaro. Un messaggio che non rafforzi tali attese (leggi sopra) potrebbe deludere gli operatori e lasciare il cambio ancora all’interno della fascia che osserviamo da quasi tre mesi. La palla passerebbe in tal caso alla meeting della BCE in calendario ad inizio febbraio. La risposta che la BCE evidenzierà rispetto ai temi noti (inflazione e tassi) imprimerà definitivamente direzionalità al cambio.

Ne parleremo nel live streaming INSIDE CENTRAL BANK di giovedì mattina.

MARKET MOVER MONITOR WEEK

WB ANALYTICS: EUR USD SORT TERM RANGE

ENERGY – DUCTH TTF GAS

I mercati hanno seguito la scorsa settimana gli sviluppi dei negoziati tra USA e Russia sulla linea rossa in Ucraina. Il future sul gas, Dutch TTF, è sceso sino a testare il limite fissato dal nostro modello a quota 72 eur/mwh senza violarlo.  I negoziati non hanno dato alcun esito al momento, il rublo da inizio anno perde sul dollaro quasi il 4%, ci aspettiamo che il cambio  dollaro rublo possa salire ai massimi in area 82 usd rub. La debolezza del rublo conferma l’elevato livello di tensione sul campo che potrebbero ripercuotersi nuovamente sul gas. Stiamo monitorando il rischio che i prezzi possano rimbalzare nuovamente verso area 95/100 euro nel breve prima di scendere nuovamente, nel timore che sul campo possano verificarsi tensioni e soprattutto incidenti indesiderati.

QUOTAZIONI GAS TTF

WB ANALYTICS: FUTURE DUTCH GAS TTF

Il petrolio dopo il break up dei massimi si è limitato a consolidare al momento valori sopra il precedente picco (Brent 86 usd/bar).

MERCATI FINANZIARI STOCK INDEX – GOVERNMENT BOND

I mercati azionari confermano il nostro Outlook 20/22. I prezzi sono in discesa libera. Ci aspettiamo che possano presto coprire l’ampiezza regressiva stimata.

I rendimenti governativi sul tratto lungo della curva stanno invertendo tendenza. Un primo segnale di conferma del reversal coincide con il breakout al ribasso di area 1,60% del 10 UST. IL 10 anni BTP apre la settimana in leggera flessione rispetto al picco 1,45%. Si tratta della settimana in cui i grandi elettori voteranno per il rinnovo della carica del Presidente della Repubblica. Lo spread ha accompagnato tale evento creando pressioni politiche.

MARKET MOVER MONITOR WEEK

WB ANALYTICS: STANDARD & POOR 500

MARKET MOVER MONITOR WEEK 4 22

Petrolio e gas premono sull’INFLAZIONE che preoccupa i banchieri centrali. L’inflazione è un problema per l’economia reale ma anche per i mercati. Secondo la lettura definitiva resa nota ieri da Eurostat l’inflazione, spinta dal rincaro dell’energia, è salita del 4,1% su anno a ottobre nell’area euro, oltre il doppio del target Bce.
In Gran Bretagna i prezzi al consumo si sono attestati a +4,2% annuo in ottobre – massimo da un decennio – rafforzando le già crescenti attese di una prossima stretta BoE, in Canada hanno segnato nello stesso mese un +4,7%, mai cosi alti da 18 anni.

Ieri in serata Isabel Schnabel, già membro del Consiglio BCE, dichiarava in un question time che la Banca centrale dovrà tenersi pronta a intervenire qualora tale surriscaldamento dei prezzi si mostri più duraturo del previsto. Se da un lato, infatti – come ribadito anche nei giorni scorsi da Christine Lagarde – un prematuro inasprimento monetario potrebbe ledere la ripresa, è necessario dall’altro, ha sottolineato Schnabel, tenere d’occhio i rischi di alta inflazione che al momento i mercati anticipano per prepararsi a un’eventuale risposta.  Una dichiarazione che sottolinea le differenti vedute all’interno del board sulla questione.
Molteplici gli spunti, anche in questo senso, che potrebbero arrivare oggi, quando è prevista una sfilza di interventi pubblici da parte di autorevoli esponenti del consiglio, in testa l’influente capo-economista – fautore della linea dovish, Philip Lane che prenderà la parola nel primo pomeriggio. Da segnalare, i timori espressi dalla responsabile portoghese del debito Cristina Casalinho, secondo cui la recente volatilità dei mercati dei bond sovrani è fonte di preoccupazione per le agenzie europee di gestione del debito, anche se è probabile una transizione graduale al termine delle misure di stimolo post-pandemia da parte delle banche centrali.

Nel frattempo negli  USA il piano “Build Back Better” da 1.750 mld di dollari voluto da Joe Biden, unito al programma per le infrastrutture da ulteriori 1.000 mld, non aggiungerà pressioni inflazionistiche sull’economia statunitense, secondo economisti ed analisti delle principali agenzie di rating interpellati da Reuters.   Inasprimento della politica monetaria, cyber-attacchi e surriscaldamento dei prezzi potrebbero invece contribuire, sostiene l’ufficio studi del Tesoro Usa, ad aumentare i rischi sistemici per il sistema finanziario statunitense.
Sul fronte della ormai prossima nomina alla presidenza della Fed – con Jerome Powell in pista per una riconferma e Lael Brainard per una promozione – la Casa Bianca ha fatto sapere che prenderà una decisione entro il 25 novembre, giorno del Ringraziamento.

Buona parte del dibattito sull’inflazione ruota attorno al rincaro dei prezzi sull’energia. L’amministrazione Biden ha chiesto ad alcune delle principali nazioni consumatrici di PETROLIO di considerare il rilascio di parte delle loro riserve, in uno sforzo coordinato per abbassare i prezzi e stimolare la ripresa economica, secondo quanto riferito a Reuters da diverse fonti vicine alla questione.
I prezzi globali del greggio hanno toccato i massimi di sette anni alla fine del mese scorso, con  l’offerta che non tiene il passo con la domanda. I partner Opec, compresa la Russia, hanno fatto resistenza sinora alle richieste del presidente Usa di accelerare il ritmo delle loro forniture. Nelle ultime settimane, Biden e il suo staff hanno sollevato la questione con alcuni alleati stretti, come il Giappone, ma anche con la Cina.

Nel nostro rapporto WB COMMODITY PERSPECTIVES avevamo segnalato la possibilità che dopo il test dell’area 85 usd/bar,  il Brent potesse scendere aprendo una fase correttiva in direzione di area 77/76 usd. Le prese di beneficio operate a fine ottobre stanno portando i loro frutti. Confermiamo quindi lo scenario di breve segnalando comunque, come già scritto nell’ultimo report, che per avere un segnale di inversione del trend dovremo appellarci al breakout di 76/75 usd/bar. Questa settimana il nostro algoritmo di breve sta formando un primo segnale di ribasso, confermando la correzione indicata.

L’altro grande tema di preoccupazione sul fronte dell’energia riguarda il Gas naturale. IL contratto future TTF (Gas naturale europeo) è salito in questi giorni verso 80  euro a seguito della notizia secondo cui l’Agenzia federale tedesca delle reti ha annunciato la sospensione temporanea del processo di approvazione per il Nord Stream 2, il gasdotto tra Russia e Germania.

In merito alle quotazioni del TTF avevamo espresso un parere orientato al ridimensionamento significativo dei prezzi. L’attuale reazione dei valori non modifica ancora la il nostro Outlook. Pensiamo che la notizia possa influenzare a breve ancora i prezzi spingendoli nuovamente verso area 84/85 euro. Tuttavia, come abbiamo scritto nel WB COMMODITY PERSPECTIVES l’apertura di NordStream 2 risulta fondamentale per poter ridimensionare i prezzi e spingerli verso il nostro obbiettivo che rimane ancora fissato a 40 euro nel medio periodo con ritorni a 26 euro in un orizzonte più ampio.

Infine un’ottima notizia giunge dalle quotazioni del nostro benchmark sui noli marittimi. Nelle ultime settimane i prezzi del Baltic Dry Index sono crollati ai valori che costituiscono i picchi del 2019 ed inizio 2021. Il movimento che avevamo anticipato nel nostro post del 21 ottobre, sta sgonfiando la componente più speculativa prodotta da tutti gli squilibri sulle catene di fornitura.

AUMENTO INFLAZIONE: PETROLIO E GAS

WB COMMODITY RISK MANAGEMENT: BRENT CYCLE

AUMENTO INFLAZIONE: PETROLIO E GAS

WB COMMODITY RISK MANAGEMENT:BALTIC DRY INDEX

WB COMMODITY PERSPECTIVES

Outlook Materie Prime Ottobre 2021

La Sostenibilità dell’Ambiente rappresenta un grande obiettivo comune per tutti. La Governance mondiale sta orientando in tutti i modi l’insieme delle imprese verso cambiamenti epocali il cui fil rouge ESG, relativo agli obbiettivi per la sostenibilità, rappresenta un processo straordinario per spingere verso un cambiamento radicale degli stili di vita  e di consumo. Sappiamo che per il mondo produttivo ciò impone di cercare, di conquistare o acquisire nuove forme di competitività, per generare nuovo valore.

Su questa prospettiva le imprese sono chiamate ad affrontare una vera e propria trasformazione per arrivare a raggiungere gli obiettivi di sostenibilità dovendo affrontare un mercato, quello delle materie prime, senza un governo degli squilibri che si stanno generando. Da un lato il riordino delle catene di fornitura, le ricalibrazione delle reti di globalizzazione, dall’altro la centralità di alcune commodity verso la transizione verde, stanno tenendo alto il livello di tensione nel comparto.   

In questo modo la sostenibilità rappresenta un problema di business che vale sia per le grandi aziende sia per le PMI di tutti i settori. Una trasformazione che stravolge valore nel momento in cui non è misurabile sulla base di metriche condivise e già codificate,  a causa di dinamiche che consentano al processo di transizione di essere applicato nei tempi necessari per il suo auto apprendimento. 

La conseguenza diretta del caos si riverbera sui prezzi delle materie prime.

Riteniamo che la sovrapposizione della liquidità che le banche centrali hanno e stanno assicurando ai mercati, unita alle strozzature di cui sopra alimentano azioni di natura speculativa. Di questi effetti ce ne siamo ampiamente occupati descrivendo per tempo l’evoluzione dei trend in atto. In particolare abbiamo anticipato la correzione iniziale dei metalli industriali azionata proprio dagli eccessi, identificando le traiettorie dei prezzi in un ambiente complesso.

I metalli hanno avviato in modalità diverse correzioni piuttosto ampie rispetti ai massimi fissati nella prima parte del 2021.

Nell’ultima settimana tuttavia abbiamo osservato una reazione ai ribassi iniziali. Il rame è stato protagonista di un recupero che sta riassorbendo tutto il ribasso generato da maggio a inizio ottobre (-19%).  In una settimana abbiamo assistito al recupero quasi totale della correzione, lo stesso dicasi per le terre rare. Il minerale di ferro 62% invece dopo il crash avviato dai massimi di fine luglio (-48%) ha recuperato solo in minima parte i ribassi subiti. Lo Steel Scrap, dopo il ribasso correlato all’andamento del rame, ha recuperato al momento una parte del precedente ribasso (-16,50%).

Nell’insieme i movimenti descritti pongono l’interrogativo sulla natura di un recupero così concentrato nel tempo. Si tratta di una ripartenza del ciclo rialzista o invece siamo in presenza di una fase di congestione sempre orientata a costruire una nuova gamba ribassista? per continuare a leggere scarica il report

market mover week elezioni Germania

La settimana si apre con l’analisi dell’esito delle elezioni in Germania.

MARKET MOVER WEEK 39. In attesa che si aprano le lunghe trattative per la formazione del governo in Germania, l’attenzione degli operatori sarà concentrata in modo particolare sul rilascio dei sondaggi PMI manifatturieri relativi al mese di settembre. Lo sviluppo del dato riporterà l’attenzione sul tenore della ripresa dopo la perdita di slancio registrata ad agosto.  Il dato consentirà alle banche centrali di fare il punto sulla riflessione che in diversi consigli si è aperta in merito al tapering, a cominciare dagli Stati Uniti dove due esponenti della Federal Reserve, – Loretta Mester ed Esther George -, hanno detto di credere che l’economia Usa sia già pronta all’avvio di una riduzione delle misure di sostegno, aprendo la strada al prossimo grande dibattito in seno alla banca centrale Usa: quando procedere con il rialzo dei tassi e cosa fare con il bilancio della banca.

La presidente Christine Lagarde, in un’intervista a Cnbc lo scorso venerdì, ha sottolineato che molti dei fattori alla base del rialzo dell’inflazione sono temporanei e che la banca centrale al momento è impegnata a seguire la ricalibrazione del Pepp. In giornata terrà un intervento alla commissione Economia del Parlamento europeo per relazionare sugli orientamenti della BCE.

I PMI manifatturieri di settembre delle principali aree economiche verranno pubblicati accanto agli aggiornamenti sull’inflazione dagli Stati Uniti e dalla zona euro dopo una settimana intensa di riunioni di politica monetaria. Seguono i PMI flash di settembre che hanno ulteriormente alimentato i timori di stagflazione , riflettendo il rallentamento della crescita e l’aumento dei prezzi negli Stati Uniti, nel Regno Unito e nella zona euro. In particolare, la domanda chiave sarà fino a che punto l’economia globale sia stata influenzata da vincoli di offerta, che evidentemente sono peggiorati a settembre secondo i flash PMI. La vischiosità del recente aumento dei prezzi, che può essere esaminata attraverso la verifica del tasso con cui l’aumento dei costi di input si traduce in maggiori costi di produzione, sarà di interesse per i sottoindici PMI.

Come scritto, un’attenzione particolare sarà riservata ai numeri sull’inflazione dell’eurozona di settembre. L’ultimo PMI Markit Flash Eurozone ha indicato un ulteriore accumulo di pressioni inflazionistiche  ad un ritmo rapido, suggerendo che potremmo assistere a letture elevate in futuro.

Dopo una settimana di riunioni delle banche centrali, inclusa la riunione del FOMC della Fed statunitense, in cui è stato adottato un tono meno aggressivo del temuto, il forum della BCE riporta a una serie di interventi dei governatori. Eventuali ulteriori dettagli sui percorsi futuri di queste banche centrali saranno attentamente osservati nella prossima settimana.

CINA ED EVERGRANDE – Il titolo della divisione di auto elettriche del colosso cinese Evergrande è arrivato a perdere il 26% dopo che la società ha parlato di un futuro incerto se non otterrà una rapida iniezione di denaro.  Intanto la Banca centrale cinese ha effettuato lo scorso giovedì una nuova iniezione di liquidità.  Mentre gli investitori cercano di digerire il mancato pagamento delle cedole in scadenza giovedì scorso di un bond in dollari di Evergrande, in Cina diversi governi locali hanno creato da fine agosto conti di custodia ad hoc per tutelare gli acquirenti di case del colosso cinese, come riferito dall’agenzia cinese Caixin.

PIANO USA – La presidente della Camera Usa Pelosi ha fissato il voto sul piano per le infrastrutture da 1.000 miliardi di dollari per giovedì dicendosi fiduciosa che il provvedimento possa passare, come avvenuto il 10 agosto al Senato. Il dibattito inizierà oggi. Pelosi invece non ha ancora indicato una data per il più corposo piano da 3.500 miliardi di dollari su welfare e cambiamento climatico dicendo che è ancora oggetto di trattative ma lasciando intendere che potrebbe vedere una riduzione dell’importo.

MARKET MOVER WEEK 39: ECONOMIC CALENDAR

MARKET MOVER MONITOR WEEK 39

 

MARKET MOVER

MARKET MOVER WEEK 39

FOREX Dopo la conclusione dei meeting delle grandi banche centrali si apre una settimana di verifica delle reazioni dei mercati. Il mercato Forex ha visto un consolidamento della forza del dollaro che è tornato a guadagnare contro cny, contro jpy e contro l’euro. Si tratta di progressi marginali ma sostanziali dal punto di vista del trend. Ciò non toglie che si scambiano valori ancora all’interno di una fascia di prezzo limitata ma propedeutica ad ulteriori apprezzamenti della divisa americana. Non dobbiamo escludere ancora qualche movimento di coda verso area 1,18/1,1820 contro euro in attesa dell’importante dato sull’occupazione USA che verrà pubblicato venerdì 8 ottobre. L’attesa per l’indicatore cardine, i – Non Farm Payrolls – è tarata su 450k nuovi posti di lavoro. Pur trattandosi di un dato sopra la media non ha il tenore dei precedenti picchi rilevati in diverse occasioni e prossimi ai 900/1000k. Il mercato attende di verificare tali vaori in quanto fortemente predittivi sugli orientamenti della Fed.

La discussione sul tapering e gli esiti delle riunioni delle banche centrali tenutesi la scorsa settimana hanno messo in secondo piano la vicenda EVERGRANDE. Pur nelle gravità della vicenda, abbiamo ritenuto che l’impatto non abbia le stesse implicazioni dell’evento Lehman Brothers. Sono molte le differenze tra gli effetti prodotti dai due avvenimenti, a partire dal grado di possibile contagio esterno agli impatti sui mercati.

In ogni caso siamo ancora agli inizi della vicenda e nelle prossime settimane dovremo fare attenzione agli sviluppi sul piano finanziario visti l’elevato livello di indebitamento che anche la Cina deve affrontare.

COMMODITY Nella scorsa settimana abbiamo visto il rame riprendere la discesa sotto area 9300 usd/ton. Stiamo monitorando con attenzione l’area 9400/9300 in quanto qualora gli scambi sul mercato futures di Londra non dovessero essere in grado di fissare prezzi recuperando i precedenti valori, 9400/9700, dovremmo considerare l’attendibilità dello scenario riflessivo che abbiamo riportato negli ultimi outlook pubblicati. Non è da escludere in effetti un ritorno delle contrattazioni verso i minimi di fine agosto.

I metalli industriali nel frattempo hanno sofferto ulteriormente con il minerale di ferro che conferma l’Outlook di agosto ed il ribasso verso area 110/100 usd al CME. Anche l’acciaio rimane offerto: il nostro benchmark per il comparto, Steel Scrap future quotato al Platts, rimane sempre orientato a verificare gli obbiettivi di prezzo al ribasso attesi nel nostro scenario.

Il Brent invece supera area 76/77 usd barile aprendo di fato la possibilità che i valori vadano a verificare 80 ed 85 usd/bar. Di conseguenza l’iniziale flessione del gas naturale sarà presto riassorbita .

EQUITY Pensiamo che la ripresa del rialzo dei prezzi delle commodity energetiche possa avvicinare ulteriormente la decisione dell’avvio del tapering per mitigare la pressione del mercato. L’S&P 500 potrebbe subire la presenza di un cap in area 4490/500. La tenuta del livello respingerebbe i valori verso i recenti minimi di settembre. Di conseguenza pensiamo che i principali indici azionari rimangano inseriti in un contesto caratterizzato da una distribuzione dei prezzi  che non esclude un ritorno verso i recenti minimi di settembre. Per il Dax ciò potrebbe significare la tenuta di 15700 ed un ritorno verso area 15000.

BOND YIELD L’inflazione ed il tapering sono temi strettamente correlati al mercato dei bond governativi. Il recupero recente dei rendimenti è da attribuirsi a queste dinamiche. Tuttavia continuiamo a pensare che il mercato non sia pronto per uscire dalla congestione in cui fluttua dalla fine del 2019 in particolare per i rendimenti a 10 anni dei governativi dell’eurozona. Il 10 anni BTP  dovrebbe contenere la reazione degli ultimi giorni sotto 0,75% e riportare i valori verso 0,65% dove collochiamo il punto di maggior rilievo sotto il profilo tecnico sotto il quale sono presenti numerosi buy order sul secondario.

WB ANALYTICS: EUR USD B_T

WB ANALYTICS: EUR USD B_T

WB ANALYTICS: BRENT OIL USD BAR

WB ANALYTICS: BRENT OIL CYCLE USD BAR

WB ANALYTICS: DAX INDEX CYCLE

WB ANALYTICS: DAX INDEX CYCLE

 

 

WB COMMODITY PERSPECTIVES SETT 2021

Con la fine dell’estate si entra nella fase in cui si aggiornano le statistiche macro economiche, si rifanno i conti e soprattutto si elaborano le cifre che costruiranno lo scenario per il 2022.

Ad ottobre il FMI pubblicherà l’Outlook aggiornato, mentre le principali banche centrali lo faranno entro settembre. La ripresa è consolidata in tutti gli outlook istituzionali. In tutti questi report non si vede la presenza di una perdita di momentum del sentiment delle aziende sia quelle appartenenti al settore manifatturiero che a quello dei servizi. Nell’area asiatica tale perdita di slancio si è tradotta in un movimento riflessivo che prelude ad un raffreddamento netto dell’euforia registrata nei primi sei mesi dell’anno. In occidente, tra le economie avanzate, le metriche sembrano ispirate ad un consolidamento della ripresa. Il livello della fiducia delle imprese appare sempre correlato all’evoluzione dei blocchi sanitari. Nuovamente rigidi in Asia.

Alle dinamiche della pandemia Covid, si interseca la congiuntura della supply chain, che ne rappresenta la causa diretta, per proseguire sul più strutturale tema della transizione ecologica. Tutti questi fattori interagiscono nell’arena delle borse a termine organizzate per gli scambi su contratti future relativi alle commodity.

Nell’ultimo report, pubblicato ad agosto, avevamo riepilogato gli attrattori che avevano animato il rialzo del prezzo delle materie prime  nel periodo dei dodici mesi che intercorrono dalla primavera del 2020 / ai primi sei mesi del 2021.

Dei fattori che hanno contribuito a far salire i prezzi almeno tre dipendono da concause correlate alla pandemia ( blocchi sanitari – supply chain – ripresa ), due risultano più di natura endogena ovvero transizione green e QE “perpetuo”. Su questi due capitoli operano governi e banche centrali. Hanno impatti diretti sulle commodity per ragioni diverse ma interagenti. In merito alla transizione di fase la linea appare tracciata ed è strutturale… PER CONTINUARE A LEGGERE SCARICA WB COMMODITY PERSPECTIVES SETT 2021

La conclusione del Consiglio di settembre offre l’occasione per fare alcune riflessioni sul nuovo pragmatismo della BCE:

L’unico cambiamento tangibile alla riunione è stata la fine dell’anticipo degli acquisti di asset nell’ambito del Programma di acquisto di emergenza pandemica o, come l’ha definito il presidente della BCE Christine Lagarde, “una ricalibrazione” ello stesso. Invece del “ritmo significativamente più elevato” degli acquisti rispetto all’inizio dell’anno, la BCE ora condurrà gli acquisti a “un ritmo moderatamente inferiore rispetto ai due trimestri precedenti”. Poiché dagli ultimi dati emergeva un minore volume di acquisti della Banca Centrale (circa 65 miliardi di euro) negli ultimi mesi, l’annuncio di ieri probabilmente riporta ad un atteggiamento più flessibile per il Pepp. Pertanto ci aspettiamo che la BCE continui ad acquistare tra i 60 ei 70 miliardi di euro al mese fino alla fine dell’anno.

Christine Lagarde durante la conferenza stampa ha evidenziato, a nostro avviso, interessanti spunti; vale a dire uno spostamento molto sottile ma netto della BCE sull’inflazione. Inoltre il Consiglio potrebbe preparare il terreno ad una ricalibrazione tra il PEPP e il programma di acquisto di attività per il prossimo anno di cui avevamo scritto ieri.

Le proiezioni di crescita della BCE non hanno prodotto grandi cambiamenti. Sulla scia di un secondo trimestre più forte, la BCE ha rivisto al rialzo la crescita del PIL per quest’anno al 5%, dal 4,6% di giugno. Per il 2022 e il 2023, la BCE prevede che la crescita del PIL dell’eurozona raggiungerà il 4,6% e il 2,1%. Per quanto riguarda l’inflazione, la BCE prevede che l’inflazione complessiva raggiungerà il 2,2% nel 2021, l’1,7% nel 2022 e l’1,5% nel 2023, rispettivamente dall’1,9%, 1,5% e 1,4%. Una revisione al rialzo su tutta la linea.

La revisione al rialzo delle proiezioni di inflazione della BCE sull’intero orizzonte di previsione mostra che la Banca ha iniziato a guardare in modo più pragmatico  all’inflazione. Sebbene il Presidente abbia inizialmente sottolineato che l’inflazione più elevata fosse ancora principalmente temporanea e transitoria, ha concluso che le pressioni inflazionistiche sottostanti sono aumentate. Inoltre, contrariamente alla riunione di luglio, Christine Lagarde ha sottolineato che la pressione sui prezzi potrebbe essere più persistente di quanto si pensasse in precedenza. Si tratta, a nostro avviso, di un cambiamento molto importante nella posizione (ufficiale) della BCE sull’inflazione. Mentre la presa di posizione della BCE sull’inflazione era stata una quasi totale negazione, la Banca sembra finalmente essersi resa conto della realtà che i suoi modelli potrebbero non catturare completamente il passaggio di prezzi alla produzione più elevati sui prezzi al consumo e una maggiore inflazione primaria sui salari nella situazione senza precedenti di un’economia (globale) che esce dal blocco sanitario. Detto questo, con una previsione di inflazione core dell’1,5% per il 2023, la BCE si attiene alla sua opinione secondo cui il rischio che l’inflazione sia troppo bassa rimanga chiaramente elevato.

Al riguardo aggiungiamo una nostra considerazione: se le banche centrali continuano comunque a sostenere l’ipotesi di un’inflazione transitoria, significa che si aspettano un ridimensionamento intrinseco dei prezzi delle commodity. In merito alla loro correzione ne abbiamo parlato a lungo durante l’estate con le aziende che seguiamo con il nostro servizio di advisory  di Enterprise Risk Management. Dal mese di maggio abbiamo chiamato una correzione sul rame al LME, stimando un importante movimento di ritracciamento del rialzo performato tra la seconda metà del 2020 e la primavera di quest’anno (vedi intervento del 10 maggio a youfinance). Allo stesso modo abbiamo chiamato a fine luglio l’avvio del ribasso dei prezzi del minerale di ferro 62% al CME. Dai massimi fissati il 20 luglio i prezzi del future sul  minerale di ferro quotano una minus di quasi il 40%.

Questi ribassi dovrebbero confermare l’ipotesi sulla transitorietà dell’inflazione. Se a questi movimenti uniamo le aspettative delle aziende su ordinativi e crescita per il prossimo futuro, probabilmente potremmo aggiungere ulteriori indizi. Lo faremo nel report WB PERSPECTIVES che pubblicheremo la prossima settimana con un aggiornamento dello scenario su cambi e commodity.