La conclusione del Consiglio di settembre offre l’occasione per fare alcune riflessioni sul nuovo pragmatismo della BCE:

L’unico cambiamento tangibile alla riunione è stata la fine dell’anticipo degli acquisti di asset nell’ambito del Programma di acquisto di emergenza pandemica o, come l’ha definito il presidente della BCE Christine Lagarde, “una ricalibrazione” ello stesso. Invece del “ritmo significativamente più elevato” degli acquisti rispetto all’inizio dell’anno, la BCE ora condurrà gli acquisti a “un ritmo moderatamente inferiore rispetto ai due trimestri precedenti”. Poiché dagli ultimi dati emergeva un minore volume di acquisti della Banca Centrale (circa 65 miliardi di euro) negli ultimi mesi, l’annuncio di ieri probabilmente riporta ad un atteggiamento più flessibile per il Pepp. Pertanto ci aspettiamo che la BCE continui ad acquistare tra i 60 ei 70 miliardi di euro al mese fino alla fine dell’anno.

Christine Lagarde durante la conferenza stampa ha evidenziato, a nostro avviso, interessanti spunti; vale a dire uno spostamento molto sottile ma netto della BCE sull’inflazione. Inoltre il Consiglio potrebbe preparare il terreno ad una ricalibrazione tra il PEPP e il programma di acquisto di attività per il prossimo anno di cui avevamo scritto ieri.

Le proiezioni di crescita della BCE non hanno prodotto grandi cambiamenti. Sulla scia di un secondo trimestre più forte, la BCE ha rivisto al rialzo la crescita del PIL per quest’anno al 5%, dal 4,6% di giugno. Per il 2022 e il 2023, la BCE prevede che la crescita del PIL dell’eurozona raggiungerà il 4,6% e il 2,1%. Per quanto riguarda l’inflazione, la BCE prevede che l’inflazione complessiva raggiungerà il 2,2% nel 2021, l’1,7% nel 2022 e l’1,5% nel 2023, rispettivamente dall’1,9%, 1,5% e 1,4%. Una revisione al rialzo su tutta la linea.

La revisione al rialzo delle proiezioni di inflazione della BCE sull’intero orizzonte di previsione mostra che la Banca ha iniziato a guardare in modo più pragmatico  all’inflazione. Sebbene il Presidente abbia inizialmente sottolineato che l’inflazione più elevata fosse ancora principalmente temporanea e transitoria, ha concluso che le pressioni inflazionistiche sottostanti sono aumentate. Inoltre, contrariamente alla riunione di luglio, Christine Lagarde ha sottolineato che la pressione sui prezzi potrebbe essere più persistente di quanto si pensasse in precedenza. Si tratta, a nostro avviso, di un cambiamento molto importante nella posizione (ufficiale) della BCE sull’inflazione. Mentre la presa di posizione della BCE sull’inflazione era stata una quasi totale negazione, la Banca sembra finalmente essersi resa conto della realtà che i suoi modelli potrebbero non catturare completamente il passaggio di prezzi alla produzione più elevati sui prezzi al consumo e una maggiore inflazione primaria sui salari nella situazione senza precedenti di un’economia (globale) che esce dal blocco sanitario. Detto questo, con una previsione di inflazione core dell’1,5% per il 2023, la BCE si attiene alla sua opinione secondo cui il rischio che l’inflazione sia troppo bassa rimanga chiaramente elevato.

Al riguardo aggiungiamo una nostra considerazione: se le banche centrali continuano comunque a sostenere l’ipotesi di un’inflazione transitoria, significa che si aspettano un ridimensionamento intrinseco dei prezzi delle commodity. In merito alla loro correzione ne abbiamo parlato a lungo durante l’estate con le aziende che seguiamo con il nostro servizio di advisory  di Enterprise Risk Management. Dal mese di maggio abbiamo chiamato una correzione sul rame al LME, stimando un importante movimento di ritracciamento del rialzo performato tra la seconda metà del 2020 e la primavera di quest’anno (vedi intervento del 10 maggio a youfinance). Allo stesso modo abbiamo chiamato a fine luglio l’avvio del ribasso dei prezzi del minerale di ferro 62% al CME. Dai massimi fissati il 20 luglio i prezzi del future sul  minerale di ferro quotano una minus di quasi il 40%.

Questi ribassi dovrebbero confermare l’ipotesi sulla transitorietà dell’inflazione. Se a questi movimenti uniamo le aspettative delle aziende su ordinativi e crescita per il prossimo futuro, probabilmente potremmo aggiungere ulteriori indizi. Lo faremo nel report WB PERSPECTIVES che pubblicheremo la prossima settimana con un aggiornamento dello scenario su cambi e commodity.

WB COMMODITY PERSPECTIVES AGOSTO 2021

WB COMMODITY PERSPECTIVES AGO 2021

Prevediamo che l’equilibrio tra domanda e offerta nel comparto rimarrà relativamente stretto sia per il minerale di ferro che per il rame. Il saldo dei rischi per il prezzo del petrolio è lievemente inclinato al ribasso. I prezzi del carbone metallurgico sono rimbalzati, per ora, a causa delle interruzioni dell’offerta multiregionale e delle forti condizioni a valle nel settore dell’acciaio. La domanda di nichel è robusta, ma si prevede che l’offerta tenga il passo ed i prezzi possano rallentare nel corso dei prossimi mesi. L’alluminio si trova ancora in un ciclo rialzista in un momento di offerta limitata.

Queste sono in sintesi gli highlights relativi al nostro servizio di Enterprise Risk Management sui metalli industriali.

Ovviamente c’è ancora qualche incertezza residua su come la distribuzione del vaccino e la politica e la risposta comportamentale ai nuovi ceppi più infettivi di COVID-19 interagiranno nei prossimi trimestri. C’è anche un po’ di nervosismo nei mercati finanziari riguardo ai tempi e alla portata dell’eventuale uscita dalla politica monetaria globale espansiva. Quindi, mentre lo “sconto per l’incertezza” nella propensione al rischio di famiglie e imprese che abbiamo notato nelle comunicazioni precedenti sta decisamente svanendo, lo sta facendo in modo irregolare in tutto il mondo. Detto questo, mentre i due principali motori di crescita sistemica del mondo, gli Stati Uniti e la Cina, stanno ottenendo ottimi risultati, c’è probabilmente motivo di ottimismo sul fatto che il ciclo di ripresa possa consolidarsi in futuro. Qualche incertezza sulla Cina sta emergendo tuttavia dalla lettura dei dati PMI Purchase Manager Index.

Guardando oltre il quadro immediato al medio termine, continuiamo a vedere la necessità di un’offerta aggiuntiva, sia nuova che sostitutiva, per dare equilibrio al mercato che analizziamo.

Dopo un periodo di aggiustamento in cui la domanda si riequilibra e l’offerta si ricalibra alle circostanze uniche create dallo shock COVID-19, prevediamo che l’offerta possa contenere la crescita dei prezzi nel breve medio periodo pur rimanendo gli stessi inseriti in un ciclo espansivo. Per scaricare il report WB COMMODITY PERSPECTIVES

 

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ENTERPRISE RISK MANAGEMENT BEYOND COVID-19

Anche la BCE vuole avviare il tapering?

Con settembre finisce l’estate, riparte a pieno il ciclo operativo. Si guarda al futuro prossimo come se l’inizio dell’anno. E’ tempo di budget, programmi, verifiche.

Anche le banche centrali ritornano a fare i conti e presentano gli aggiornamenti macro economici di scenario di cui dovremmo tenere conto nei piani di Enterprise Risk Management.

Durante l’estate la Fed non ha smesso di lavorare sotto il profilo mediatico. Tanti sono stati gli interventi e le dichiarazioni rilasciate da esponenti del Board. Il clima è quello che per logica si vorrebbe avviare la riduzione degli stimoli monetari, ma per difetto si preferisce guadagnare ancora tempo perché si teme che i mercati, in particolare quelli azionari possano risultare suscettibili alla riduzione di liquidità. Nel frattempo però sfidano le leggi della meccanica newtoniana.

Così facendo la Fed continua a sostenere l’azione speculativa, la finanza, ma non aiuta l’economia reale. La schiuma speculativa che è ancora presente sui mercati delle commodity non aiuta l’economia reale. I prezzi sono ancora molto alti e soprattutto i produttori non accennano ancora a ridurli benché sui mercati specializzati, LME, CME ed altri ancora le quotazioni hanno già corretto significativamente dai loro massimi fissati in parte a maggio ed in parte (minerale di ferro) a fine luglio.

Il Tapering avrebbe in questo caso caso la capacità di riequilibrare gli eccessi e riassorbire la schiuma speculativa dei mercati. Si tornerebbe insomma a guardare ai fondamentali con maggior coerenza.

Ma Jerome Powell, il cui mandato è in scadenza, teme che se non preparato per tempo il ritiro degli stimoli, ancorché graduale, possa nuocere ai mercati divenuti nel tempo insaziabili. La logica suggerisce che la ripresa sia piuttosto robusta e vada sostenuta con un sano riequilibrio degli stimoli. Come abbiamo ampiamente scritto durante le settimane di agosto l’autunno potrebbe portare novità, note, salvo un’eventuale ritorno delle varianti Covid.

La BCE nelle ultime ore è ritornata a dare voce ai propri membri di Consiglio e prendere posizione sul tema. I consiglieri delle banche del nord, Olanda ed Austria, hanno dichiarato che a settembre si dovrà discutere anche in Eurozona del tapering. Riprende quindi il dibattito a distanza tra quanti necessitano e chiedono che si prosegua con i programmi Pepp e quant’altro, rispetto a quanti temono il ritorno dell’inflazione e di conseguenza chiedono un ritiro degli acquisti di titoli di stato.

A settembre in Germania si aprono le urne elettorali per votare il prossimo Parlamento e definire quindi la maggioranza che governerà il dopo Merkel. La campagna elettorale dovrà rispondere a tutte le pulsioni e timori dell’elettorato tedesco. L’inflazione continua a rappresentare un tema di estrema sensibilità. Potrebbe di conseguenza verificarsi una convergenza mediatica tra policy maker, candidati, politica monetaria e linee e manifesti di politica economica.

Sul tema del ritiro degli stimoli la nostra posizione rimane coerente con quanto accaduto nel periodo in cui sono stati promossi. Pensiamo che la prima banca a ritirare gli stimoli sia la Fed a rotazione seguiranno eventualmente le altre, ma  solo dopo la mossa innescata dalla Riserva Federale.

Con il mese di settembre i consigli delle due banche centrali, USA e UEM, rilasceranno l’aggiornamento dell’Outlook per i mesi futuri. Vedremo l’esito delle elezioni tedesche e probabilmente attenderemo gli sviluppi della lunga trattativa per la composizione del governo.

Nel frattempo i dati sul lavoro USA ci guideranno, sulla base del loro tenore,  verso il tapering.

Enterprise Risk Management: l’eur usd oscilla in una linea di spartiacque…

L’eur usd, dopo una fase di accentuata debolezza ad agosto, è ritornato a muovere all’interno del range 1,1835 -1,17 in attesa del primo dato sull’occupazione della serie che si attende da qui a fine autunno. Il mercato attende per il settore non farm payrolls  nuovi 750k assunti per il mese di agosto. A settembre termina i sussidi per il Covid. Vedremo quale sarà la risposta di quanti si rimetteranno a cercare lavoro.

L’andamento dei prossimi dati sul lavoro impatterà direttamente sulle dinamiche del cambio ed a seguire su quelle delle commodity (vedi report precedenti).

Di conseguenza impatteranno sul ciclo che caratterizzerà il mercato Forex nel 2022 di cui i budget e la pianificazione dei programmi di Enterprise Risk Management dovranno tenere conto.

 

 

LA POLITICA MACROECONOMICA IN UN’ECONOMIA IRREGOLARE

Una sfida per il ritorno verso la normalità: cosa pensano alla Fed?

E’ dalla fine della primavera che ci stiamo preparando per il Simposio di Jackson Hole.

Il percorso che ci ha portato a questo evento è tutto improntato all’esercizio o meno del ritiro degli stimoli monetari da parte della Federal Reserve. In settimana abbiamo pubblicato un grafico aggiornato sui livelli raggiunti dal rapporto del bilancio delle quattro principali banche centrali con i sottostanti livelli del GDP. Lo riproponiamo in quanto è da qui che parte la riflessione finale che facciamo prima che vengano pubblicati i papers del simposio.

Gli attivi delle banche centrali sono costituiti prevalentemente dai bond acquistati con i vari programmi di QE. La somma totale ha raggiunto la soglia dei 25 trilioni di dollari.

La liquidità immessa nei mercati è stata investita dagli operatori in attività finanziarie: equity, bond e commodity. In parte è ricaduta nell’economia reale ed in gran parte è rimasta in quella finanziaria. L’azione speculativa ha prodotto un effetto schiumogeno sulle quotazioni degli attivi, portando i multipli fuori scala, soprattutto se rapportati ai fondamentali. Il prezzo delle commodity quotano  valori in eccesso rispetto alle medie registrate in periodi di crescita normalizzata.

I rendimenti dei bond sono scesi nonostante l’inflazione abbia ripreso a crescere.

I multipli di borsa sono saliti non tanto per merito dei fondamentali quanto per le diffuse operazioni di buy back promosse dalle compagnie.

In molte situazioni riscontriamo condizioni di eccesso che necessiterebbero di essere  riequilibrate.

Secondo Aristotele, la virtù etica è “medietà”, ossia disposizione a volere sempre il giusto mezzo tra due vizi, «uno per eccesso e uno per difetto». Così, il coraggio è la disposizione ad agire in situazioni di pericolo evitando a un tempo la viltà, cioè l’eccesso di paura, e la temerarietà, cioè il difetto vizioso di paura; a sua volta la liberalità, che rappresenta la medietà virtuosa nel campo del dare e ricevere consiste nel guardarsi, rispettivamente, dagli opposti vizi della prodigalità e dell’avarizia.

Il giusto mezzo, però, non può essere definito in astratto, in modo identico per tutti, ma deve essere commisurato a chi da e chi compie l’azione: la medesima quantità di cibo può presentare il giusto mezzo per un atleta ed essere eccessiva per un individuo sedentario. Il giusto mezzo non può neppure essere determinato sulla base di un semplice calcolo quantitativo; la sua determinazione infatti richiede una più complessa valutazione delle circostanze in cui si svolge l’azione.

Quando pensiamo alla politica monetaria degli ultimi mesi, se non anni, non possiamo mai trascurare l’idea che senza gli stimoli monetari, oggi saremmo qui ad analizzare scenari  più problematici. Non è un caso se il tema di JH declini nella politica macroeconomica il concetto dell’irregolarità dell’economia.

Noi pensiamo che il mercato dovrebbe incorporare riflessioni molto più fondamentali nelle loro valutazioni che tengano conto dei livelli di debito e di resilienza degli Stati, delle organizzazioni sovranazionali di ogni ordine e grado, la cui solidità è intimamente legata a diverse variabili. Esse devono con particolare intensità considerare  vari asset: l’esercito di un paese, la coesione sociale, la proiezione geopolitica, la solidità dell’economia sottostante verso i problemi sulle forniture globali. Da tempo, il mercato ha deciso di ignorare i fondamentali in quanto protetti da un contesto di – pace finanziaria -, dove sembra che tutto sia concesso: anche stampare deficit incrementali impensabili fino a tre anni fa.

Non è così… per continuare  leggere 

RISKOO FX RISK MANAGEMENT MODEL

 

METALLI INDUSTRIALI: ANCORA CORREZIONE

A partire dal mese di maggio giugno abbiamo segnalato la formazione di un picco dei prezzi delle commodity industriali indicando l’apertura di una finestra correttiva a partire dal rame.  Il contratto future al LME ha perso dal massimo fissato il 10 maggio a 10746 usd/ton al minimo a 9000 di giugno il 16%. Nelle ultime settimane abbiamo assistito ad un rimbalzo dei valori scambiati. Tale rimbalzo è propedeutico, secondo gli algoritmi proprietari su cui i nostri modelli elaborano gli scenari, ad un ulteriore gamba riflessiva.

METALLI INDUSTRIALI: ANCORA CORREZIONE

WB ANALYTICS: LME COPPER USD/T

Recentemente anche i futures sull’acciaio, Steel Scrap Platts, poco più del 12%. I sondaggi Markit PMI riportano dal mese di luglio l’aspettativa per l’avvio di una fase men euforica da parte degli users di metalli industriali, confermando le nostre attese esperite nei mesi scorsi.

Secondo l’esito dell’ultimo sondaggio tra gli operatori l’indice PMI Steel Users dopo aver raggiunto un massimo di dieci anni e mezzo a giugno,è scivolato a un minimo di quattro mesi a luglio, segnalando un leggero ammorbidimento della crescita. I membri del panel hanno riportato indicazioni di un forte aumento della produzione, ma i tassi di espansione sono rallentati a giugno, a causa delle segnalazioni di carenze di materiale e ritardi nella catena di approvvigionamento a causa della pandemia.

I dati regionali hanno indicato che il rallentamento è stato guidato dalle aziende con sede in Europa e in Asia, mentre gli utilizzatori di acciaio con sede negli Stati Uniti hanno evidenziato un’azione contrapposta al trend generale ed hanno visto la crescita rafforzare lo slancio a giugno. Tuttavia, con ulteriori ondate del virus COVID-19 che colpiscono le
operazioni commerciali in tutto il mondo, questo potrebbe smorzare del settore in tutte le regioni nei prossimi mesi mesi a venire, con il persistere delle interruzioni della catena di approvvigionamento.

I dati sui prezzi, nel frattempo, hanno segnalato un’ulteriore compressione dei margini operativi per gli utilizzatori a livello globale di acciaio e metalli ingenerale a causa dei costi degli input hanno continuato ad aumentare molto più rapidamente dei prezzi di vendita.

Tale dinamica dovrebbe secondo le nostre analisi raffreddarsi nei prossimi mesi.

COMMODITY INDUSTRIALI IN CORREZIONE

MARKIT PMI METAL USERS

PMI INDICATOR: VALORI > 50 INDICANO ESPANSIONE - < 50 INDICANO STAGNAZIONE - RECESSIONE

Il rame che rappresenta per il nostro modello il benchmark per il settore dei metalli industriali, dovrebbe imprimere un’ulteriore accelerazione a settembre alla fase correttiva in atto confermando i target indicati nel nostro Outlook COMMODITY PERSPECTIVES

WB COMMODITY PERSPECTIVES

OUTLOOK RISKOO: IL FERIE AUGUSTI DEI MERCATI

OUTLOOK RISKOO: ANALISI INTERMARKET

Con i dati su GDP e Lavoro USA siamo si è aperta la pausa di mezza estate preliminare alla riflessione che ci porterà direttamente ai lavori del Simposio della Fed organizzato, come ogni anno, a Jackson Hole nel Wyoming tra il 26 ed il 28 agosto.

I mercati attendono un pò assuefatti dall’iperliquidità presente, un pò trepidanti proprio per quanto potrebbe emergere dagli orientamenti futuri dei banchieri centrali riuniti a riformulare le loro strategie monetarie.

Il mondo della politica economica globale è nel mezzo di un dibattito sul rischio di inflazione: transitorio o strutturale?

Accanto a questo fenomeno molti si interrogano anche su altri rischi. Più propriamente  ci si chiede se siamo prossimi allo scoppio di una bolla di asset.
Ciò che sorprende è la quantità minima di discussioni sul fatto che la cosiddetta “era del denaro libero” di oggi del denaro libero” abbia creato pericolose bolle di asset. La storia mostra che lo scoppio di bolle di asset
può portare brutte conseguenze macroeconomiche.

Il dibattito non deve eludere la consapevolezza che negli Stati Uniti ad esempio,  il nuovo debito aziendale dopo la pandemia è salito alle stelle. Molte aziende, anche poco meritevoli sotto il profilo della loro sostenibilità economica, grazie al denaro leggero sono state in grado di riacquistare le loro azioni. La loro fragilità le renderebbe vulnerabili in un contesto di volatilità. Molti investitori ritengono che i mercati siano al riparo da un’eventuale turbolenza in quanto gran parte delle banche sistemiche siano ottimamente capitalizzate, mitigando gli eventuali effetti negativi per l’economia statunitense da una correzione del mercato qualora dovesse entrare in rotta di collisione.

Le maggiori banche d’investimento prevedono in effetti una correzione dei mercati di proporzioni contenute: 10/15%.

In una tale correzione, quale sarebbe la via di fuga per i flussi in cerca di un rifugio sicuro? I titoli del Tesoro americano? L’oro? Le Criptovalute? Le Materie prime in generale? Le monete safe haven?

Non c’è dubbio che in questo lungo ciclo di liquidità immessa dalle banche centrali sia stata alimentata un’assunzione di rischio probabilmente fuori scala, dove sono state premiate le attività finanziarie rispetto a quelle appartenenti all’economia reale. L’inflazione sui multipli in qualche misura conferma questa ipotesi, anche se potremmo sostenere come di questo fenomeno abbia alla fine beneficiato il meccanismo di trasmissione della politica macroeconomica all’economia reale.

Ciò nonostante la disconnessione tra tra i fondamentali ed i mercati appare come scritto fuori scala. Ciò crea tendenzialmente distorsioni che, se troppo stressate, rischiano di causare turbolenze.

La fiducia che i mercati hanno riposto sulla persistenza delle banche centrali a favorire linee monetarie accomodanti ha generato comportamenti meno razionali che in passato.

Le distorsioni che si sono manifestate proprio sull’economia reale. aumento dei prezzi, rialzo verticale dei prezzi delle commodity, tassi reali negativi, hanno spinto le principali economie fuori dalla deflazione (Giappone a parte) assistendo ad un’impennata dei prezzi input in parte scaricata dalle aziende sui listini ed in parte assorbita dalla marginalità. Questo processo tenderà a rendere meno transitoria l’inflazione.

Negli Stati Uniti il tasso tendenziale è ben al di sopra del 5%, mentre in Europa la crescita dei prezzi si è attesta in prossimità degli obbiettivi dichiarati dalla BCE al 2%.

E’ la Federal reserve quindi che dovrà muovere i primi passi per mitigare gli eventuali effetti dell’inflazione. Jackson Hole nelle attese costituirebbe la sede più appropriata per aprire ufficialmente il dibattito sul ritiro degli stimoli. Il percorso preliminare prevede almeno tre grandi tappe:

  • il Simposio JH dove si darebbe il via alla preparazione del processo,
  • la riunione del Fomc di settembre per convalidare lo scenario,
  • il meeting di dicembre per dare il via definitivo al programma di tapering.

I mercati avrebbero il tempo necessario per scontare gli effetti del nuovo ciclo monetario sulle quotazioni. Si eviterebbe in linea teorica l’apertura di una turbolenza derivata da un aggiustamento repentino delle valorizzazioni. Con buona probabilità l’aggiustamento produrrebbe una correzione mitigata dalla narrazione con cui le banche centrali, Fed in primis, accompagnerebbe i mercati verso la nuova fase.

MARKET MOVER

Abbiamo riportato la sintesi della ricerca WB Advisors per ogni asset class . per rimanere aggiornati iscrivetevi al nostro RISKOO OUTLOOK REPORT

OUTLOOK RISKOO EQUITY

I mercati azionari appartenenti all’area occidentale, Usa ed Europa,  sono entrati in pseudo trading range da diverse settimane, quelli emergenti trainati dalla Cina hanno corretto ampiamente le loro quotazioni.

  • Lo Standard & Poor 500 si è dimostrato il meno incline a contenere l’esuberanza. Tutte le correzioni al trend dominante si sono dissolte a ridosso dei livelli di controllo del rischio che di volta in volta avevamo fissato evitando di entrare in una sequenza in grado di compromettere la tenuta del ciclo. La nostra posizione più cauta ha tuttavia prevalso in una logica di disallineamento.  (livello di rischio sotto 4350 & 4300)
  • L’Eurostoxx 50 dal mese di aprile ha lavorato su basi più difensive. Nell’ultima settimana ha cercato di allinearsi all’esuberanza del mercato azionario americano. (livello di rischio sotto 3950)
  • Nasdaq 100 La tecnologia ha beneficiato più di altre asset class l’esuberanza mediatica di questo ciclo per tutte le ragioni che possiamo ricondurre al nuovo paradigma dei comportamenti sociali post pandemia. L’indice dopo una fase di consolidamento aperta tra fine 2020 e maggio 2021 ha avviato un nuovo rally esposto comunque ad un ritracciamento nel breve. (livello di rischio sotto 14,000)
  • China L’indice CHINA MSCI perde dai massimi di febbraio tra il 27 ed il 30%. L’indice Shanghai Composite sta recuperando rispetto alla correzione del 10% ma per definire un quadro più soddisfacente rispetto alla stabilità del recupero necessita di ulteriori conferme con ritorno oltre 3550.

    IL FERIE AUGUSTI DEI MERCATI

    WB ANALYTICS: STANDARD & POOR 500

OUTLOOK RISKOO YIELD RATE

I rendimenti  benchmark del mercato dei bond governativi sono scesi ai livelli che precedevano la lettura del rialzo dell’inflazione. Ci si interroga sul ritracciamento dei rendimenti in un quadro di pressioni inflative e di orientamenti da parte di banche centrali, al momento circoscritte alle aree emergenti e poco più, verso una revisione al rialzo dei propri tassi di riferimento.

  • L’US Treasury 10 y yield dopo aver impensierito non poco gli investitori toccando quota 1,80% è sceso sino a dimezzare (quasi) le proprie quotazioni a 1,12%. In attesa del discorso che terrà Jerome Powell a Jackson Hole, ci aspettiamo che i rendimenti consolidino l’area 1,40-1,10%. La discesa tende ad offrire argomenti a quanti sostengono la linea del Governatore Powell sulla transitorietà dell’inflazione. A questi dovremmo unire quanti invece ritengono che l’economia possa decelerare in un prossimo futuro.
  • In parallelo al Tresury il 10 y yield Bund è sceso nuovamente verso i minimi negativi storici fissando un -0,52% toccando anche in questo caso i livelli di fine 2020 ed inizio anno. Ci sembra che la coda finale del ribasso rientri in un contesto di eccesso per cui ci aspettiamo un recupero limitato a breve. In ogni caso in attese diJH ci aspettiamo un riequilibrio verso -035%.
  • Il BTP 10 y yield ha beneficiato di questo passaggio generale riportando le quotazioni verso 0,50%. L’eccesso di ribasso da noi riscontrato favorirà una reazione contenuta sotto quota 0,65% dove sono presenti al momento possibili buy order sul secondario. Tendenzialmente ci aspettiamo una discesa dei corsi ulteriore senza escludere a priori un ribasso oltre gli attuali minimi.
IL FERIE AUGUSTI DEI MERCATI

WB ANALYTICS: US TREASURY 10 Y YIELD ADVANCE CYCLE TREND

OUTLOOK RISKOO COMMODITY

A fine primavera avevamo segnalato nei nostri Outlook WB Commodity Perspectives l’apertura di un’articolata fase di correzione dei prezzi delle commodity industriali a partire dal rame.

  • Per il Copper HG (LME)  ci aspettavamo un’iniziale correzione da 10739 usd/t (LME) a 9000 usd. La successiva reazione avrebbe, secondo l’articolata correzione attesa descritta nel report di giugno e luglio, riportato nuove prese di beneficio con spinte regressive che al momento preludono ad un ulteriore gamba di ribasso importante in direzione dei target stimati.
  • Sulla linea del rame dovremmo ritrovare nelle prossime settimane altri metalli tra cui l’Acciaio nelle sue diverse declinazioni e quotazioni di riferimento.
  • Il petrolio, che la  nostra ricerca copre eleggendo come benchmark il Brent Oil, dopo aver più volte tentato di oltrepassare la soglia dei 78 usd/bar sta nuovamente ripiegando in direzione della trigger line 68,50 usd al cui breakout potrebbero verificarsi significativi sell order a protezione di tattiche e strategie ancora rialziste. L’evento tenderà a confermare i target riflessivi indicati anch’essi nei nostri ultimi report a 65 e 60 usd/bar.

Le considerazioni esperite sull’andamento delle commodity in generale dovrebbero favorire altresì un riequilibrio ancorché solo marginale,  dei noli marittimi. Le quotazioni del Baltic Dry Index rimarranno inserite in un ciclo positivo di medio termine 2021/22. Le tendenza dominante continua ad evidenziare lo sviluppo di un rialzo a medio termine che alla fine potrebbe capitalizzare un ulteriore incremento nell’ordine del 30%. A breve non escludiamo qualche perdita di momentum, tuttavia essa appare propedeutica a rafforzare il trend dominante. L’evoluzione del rapporto tra pandemia e ripresa continuerà a giocare un ruolo significativo sull’offerta dei noli e le loro quotazioni.

IL FERIE AUGUSTI DEI MERCATI

WB ANALYTICS: COPPER LME

IL FERIE AUGUSTI DEI MERCATI

WB ANALYTICS: BRENT CRUDE OIL ADVANCE TREND CYCLE

OUTLOOK RISKOO FOREX

Da almeno 5 settimane il Dollar Index continua a premere sotto quota 93 per oltrepassare l’ostacolo tecnico che si oppone all’apertura del rally che dovrebbe spingere i valori verso i nostri target stimati in area 96 con ulteriori potenziali progressioni. Il Tapering di cui abbiamo ventilato l’applicazione da parte delle Federal Reserve innescherebbe il movimento atteso.

  • L’eur usd dopo l’ennesimo ritorno in area 1,2250 è repentinamente sceso verso i. minimi dell’anno posizionati a quota 1,17. I nostri algoritmi confermano che le condizioni tecniche utili per l’atteso breakout siano mature. Il nostro FX Outlook Riskoo confermerebbe quindi i target stimati per il 2021 dopo il collaudo di quello intermedio a 1,17.
  • Completate le procedure per la separazione definitiva della Gran Bretagna dall’UE a fine 2020, la sterlina ha avviato l’atteso movimento di recupero rispetto alla regressione subita durante il processo Brexit. Ci aspettiamo un ulteriore graduale apprezzamento del pound in linea con lo scenario delineato per il 2021 dove area ,82 eur gbp rappresenta il primo dei target di riferimento.
  • Il rapporto usd cny sta perfromando secondo il percorso previsto dal nostro modello: i corsi eur cny dovrebbero avvicinare a breve termine area 7,60. Ciò significa che l’eur cny dopo aver verificato il target intermedio a 6,60 si appresta a scendere in direzione di area 6,7,50 a breve, 7,20  a medio termine.

In generale l’euro rimane indebolito da una linea di policy monetaria più accomodante in Eurozona che in altre aree. Alcune monete emergenti presentano con dizioni di forza relativa estremamente positive: chf, cad, rub, czk, huf,  mxn,  krw, sgd, idr, inr.  Ci aspettiamo anche un recupero dello yen con ritorni rapportabili alle quotazioni di inizio anno. Per quanto riguarda altre monete ci aspettiamo una ripresa della loro forza contro euro a partire dal nok e sek per proseguire con l’aud. Per i dettagli tecnici richiedi il nostro FX RISKOO OUTLOOK REPORT

IL FERIE AUGUSTI DEI MERCATI

WB ANALYTICS: DOLLAR INDEX TREND CYCLE

IL FERIE AUGUSTI DEI MERCATI

WB ANALYTICS: EUR USD ADVANCE TREND CYCLE

 

RISKOO FX RISK MANAGEMENT MODEL

Le nostre capacità cognitive spesso non riescono a distinguere la realtà da ciò che è solo un’illusione. L’opposizione tra la vera verità e la falsa verità,  tra verità ed apparenza, è una costante di cui dobbiamo sempre bilanciare, con difficile equilibrio, l’arbitrio altrui. La verità molto spesso è altra cosa rispetto a quella che ci appare. 

Da Cartesio fino a Nietzsche, la filosofia occidentale riporta le nostre riflessioni sul dualismo che spesso inganna il nostro sapere. Nulla quindi è indubitabile.

Cartesio diceva che “ il dubbio è l’inizio della conoscenza” e “la ragione non è nulla senza l’immaginazione.”

I mercati sono dubbio e immaginazione, non soltanto algoritmi. A meno che nello schema esecutivo di un algoritmo non siamo in grado di specificare e programmare oggetti in autonomia, basati su tecniche di apprendimento tipiche delle funzioni di machine learning.

Il lavoro principale di un banchiere centrale è quello di saper comunicare, declinando correttamente tutte le iperboli possibili dello storytelling, virgole e sospensioni comprese.

Spaginare le loro dichiarazioni è un lavoro che richiede un esercizio di alta professionalità, perché la ragione parte dall’immaginazione.

La ragione e non da oggi, pone sul tavolo una serie di fattori per cui dovremmo temere la crescita alterata dei prezzi: l’inflazione. L’iperliquidità presente nei mercati ed in misura inferiore nel substrato dell’economia reale, ha di per se creato un’inflazione dei multipli; ha esasperato la ricerca di rendimenti su tutti gli attivi tra cui le commodity. Le difficoltà riscontrate durante i blocchi sanitari nella supply chain ha poi funzionato da detonatore per il rialzo delle quotazioni. 

La miscellanea degli interventi ha evitato che gli effetti negativi prodotti nel 2020 dalla pandemia e dei conseguenti blocchi sanitari deflagrassero ulteriormente. Non era scontato. Tant’è che le banche centrali pur riconoscendo la forza della ripresa continuano a ribadire la presenza di rischi ancora presenti su più dimensioni.

Il QE globale ha innescato direttamente e non una spirale inflativa che si è riverberata sui prezzi. La crescita dei prezzi alla produzione e quelli al consumo si è materializzata con una forza che per i regolatori risulta temporanea, mentre per i mercati appare più strutturale.

La nostra immaginazione ci induce a pensare che i banchieri centrali stiano animando una discussione con obbiettivi tridimensionali: evitare di allarmare i mercati, preparargli ad un cambiamento di paradigma, impostare una linea di lavoro più convenzionale.

Del resto la materia è riconosciuta come politica monetaria e non scienza monetaria. E la politica diversamente dalla scienza si nutre di pόlis e téchnē.

Pensiamo che le banche centrali stiano progettando modalità per portare equilibrio nel valore degli asset, meno flussi di investimento speculativo verso l’azionario e le commodity, più verso l’obbligazionario perché la fine del QE spingerà al rialzo i tassi tassi d’interesse. Il primo passo consiste nell’effettuare un fade out del Quantitative Easing.

La Bank of England, ad esempio, ha detto che è vicina all’obbiettivo del programma che aveva annunciato (acquisti di bond per 895 miliardi di sterline).  A seguire tornerà a promuovere una linea di policy più convenzionale. Altre banche minori, come già anticipato nel nostro blog, hanno dichiarato che non effettueranno ulteriori  acquisti in futuro. La Bce ha comunicato che entro il prossimo marzo completerà l’acquisto di titoli collegati alla pandemia per un totale di 1850 miliardi di euro; nel suo Consiglio Direttivo si discute non sul quando ma su come farlo. Nelle nostre convinzioni sarà la Federal Reserve ad avviare ufficialmente il ritiro degli stimoli. La ragione per cui il governatore Powell tende a comunicarlo con prudenza è probabilmente legata al ricordo del 2013 quando l’annuncio, forse prematuro, del ritorno a politiche monetarie convenzionali creò disordine nei mercati: forte rialzo del tasso di cambio del dollaro, fuga di capitali dai mercati emergenti. …

WB COMMODITY PERSPECTIVES

WB COMMODITY PERSPECTIVES LUGLIO 21

COMMODITY PERSPECTIVES LUGLIO 21

La ripresa del commercio mondiale delle materie prime sta consolidando il trend di crescita. Nel primo trimestre 2021, le esportazioni delle prime dieci aree economiche, sono cresciute mediamente del 48% (anno su anno); seguono il Brasile +15,6%, la Corea del Sud +12,5% ed il Canada +11,6%.

Le importazioni, a loro volta, sono cresciute nel primo trimestre per tutti gli stati tranne il Regno Unito e gli aumenti su base annua (a/a) sono stati i più alti in Cina +27,6%, seguita da Russia +17,9%, Corea del Sud +12,1% e Stati Uniti +11,7%.

La mediana delle stime per il 2021 prevede una ripresa globale con tassi di crescita del PIL reale su base annua prossimi al 6,0%. Si prevede che i tassi di crescita varieranno tra il 5,7% (4,2% nel 2022) per gli stati avanzati, il 6,5% (5,2% nel 2022) per gli emergenti e il 5,2% (4,9% nel 2022) per i paesi in via di sviluppo.

Cambiamenti nel commercio delle prime dieci economie

Il commercio globale di materie prime ha consolidato la ripresa nel primo e secondo trimestre del 2021 dal suo crollo del 2020 a causa della pandemia di COVID-19, con il ritmo della ripresa fortemente divergente tra paesi e regioni del mondo ed inizialmente più rapida in Cina e nell’Asia orientale rispetto ad altre regioni.

I dati relativi all’apprezzamento puntuale delle commodity industriali riportati nella tabella a pag. 5 sono eloquenti. Allo stesso modo anche l’indice sui noli marittimi da inizio anno si è notevolmente apprezzato +250%.

Il rialzo delle quotazioni delle commodity beneficia di almeno tre driver:

  1. ripresa globale vs. supply chain
  2. stimoli monetari delle banche centrali
  3. attività’ speculativa

 

 

BANCHE CENTRALI LA MISURA DEL GIORNO

Hermann Hesse sosteneva che la “la verità si vive, non s’insegna.” . Nell’anatomia del discorso che Jerome Powell ha pronunciato nella conferenza stampa a chiusura del meeting della Riserva Federale, si possono leggervi più interpretazioni. Per cui nella misura del giorno dopo è possibile riconoscere nel suo discorso un grande sforzo di ingegneria simmetrica nel soddisfare le attese degli uni rispetto agli altri. Per uni e per gli altri intendo identificare i cosiddetti falchi e le cosiddette colombe. Meglio ancora quelli che si aspettavano un messaggio meno conciliante con una policy accomodante e in modo speculare quelli che cercavano ancora la conferma di uno scenario in cui l’inflazione rappresenta un evento transitorio e quindi non così critico da spingere la Banca Centrale a rivedere l’attuale stance monetaria.

Per cui credo che Hermann Hesse avesse ragione. Jerome Powell non ci ha insegnato la verità, ce l’ha semplicemente proposta in un insieme di immagini in movimento reciproco in una sorta di fluidità e di incertezza denotativa. Si tratta di una verità solubile che impareremo vivendola.

Commentando giovedì mattina in FINANZA NOW le decisioni della Fed, il conduttore del podcast, Giuseppe di Vittorio,  ha calcato il concetto  con la sintesi che contraddistingue ogni giornalista, affermando che con il suo discorso il Governatore Jerome Powell  si fosse messo al centro della curva ( gergo normalmente utilizzato per definire la posizione della banca centrale quando anticipa oppure segue la curva rispettivamente quando muove i tassi prima che la curva ne sconti l’attesa piuttosto che li muova per riflesso condizionato).

L’inflazione c’è si vede e si sente, ma la Fed dice che pur vedendola pensa che sia transitoria.

La verità? la vivremo.

Il motivo per cui sia importante riconoscere la presenza o meno dell’inflazione sta tutto nei rimedi che l’autorità monetaria assumerà per contenerla  o raffreddarla. Oggi viviamo questa parabolica esperienza da un lato con mercati di carta estremamente anestetizzati dagli insegnamenti delle banche centrali, dall’altro con mercati reali dove le aziende gareggiano in una competizione estremamente difficoltosa, fatta di forniture non pianificabili, di prezzi in crescita, di materie prime che scarseggiano e non ultimo di misure sociali che vincolano la programmazione.

Insomma se le banche centrali hanno fatto l’impossibile per sostenere i mercati rispondendo alla chiamata degli investitori, ora è il circuito nervoso delle aziende che necessita di uno sforzo oltre il possibile.

Ed in questo leggo nella narrativa delle banche centrali la volontà di riequilibrare gli eccessi che si sono prodotti in questi tempi sempre inediti seguendo nell’ordine:

  1. il riequilibrio dei prezzi delle commodity,
  2. il riequilibrio dei tassi di cambio anche in chiave geopolitica,
  3. il riequilibrio dei mercati finanziari,
  4. il controllo della curva dei rendimenti,
  5. l’evitare disordini sui mercati azionari.

Si comincia con il ribasso delle commodity. La Cina è parte in causa, in quanto interessata a reprimere le spinte speculative anche in considerazione del consistente aumento dell’inflazione. I prezzi alla produzione stanno crescendo su base annua oltre il 9% avvicinando il picco segnato nel 2008 del 10%, quando il prezzo del petrolio raggiunse i 140 usd/bar.  Oggi il problema delle quotazioni delle commodity industriali ed anche agricole sta superando i livelli di guardia anche per l’economia cinese. Come abbiamo scritto nel mese di maggio e ribadito nel MARKET MOVER MONITOR di questa settimana, il rame, che consideriamo uno degli indicatori guida più affidabili sull’andamento del comparto, sta corregendo i prezzi.

Nel punto della Settimana sui Mercati Weekly pubblicato da We WEALTH  ho delineato tutti questi temi prospettando nei tratti essenziali le azioni che, secondo le nostre analisi di scenario,  le perseguiranno nella seconda parte del 2021.   


WLADEMIR BIASIA IL PUNTO DELLA SETTIMANA WE WEALTH

Il dollaro in sole due sedute, a partire dalla conclusione del Consiglio Fed,  ha guadagnato sull’euro oltre il 2%. Da tempo sosteniamo che le quotazioni oltre area 1,22 costituivano un eccesso sia sotto il profilo macro che quantitativo. Il percorso avviato dovrebbe spingere i mercati verso un riequilibrio del tasso di cambio dove i minimi segnati la fine di marzo costituiscono una linea di spartiacque significativa con valenze a medio termine.  Il riequilibrio dei tassi di cambio ha già contaminato il comportamento dell’oro. I prezzi sono scesi nuovamente sotto quota 1830 usd/oz a conferma di un rafforzamento speculare del dollaro. In sintesi il nostro Team di Analytics si aspetta che il Dollar Index vada entro le prossime sessioni a testare area 93 per tentare un break up tecnicamente significativo. Affronteremo la questione nel nostro prossimo Outlook di fine giungo quando pubblicheremo l’FX OUTLOOK RISKOO IIIQ.

Il riassetto dei mercati delle materie prime e dei cambi produrrà un ritorno più convinto dei flussi verso l’area dollaro. Ciò premierà ulteriormente, anche se in misura contenuta, un parziale ridimensionamento dei rendimenti sul US Treasury 10 Y. Ci aspettiamo che i rendimenti ritraccino ulteriormente verso area 1,30%. A conferma del punto 4 infatti pensiamo che le banche centrali continueranno ad impegnare la loro azione nel reprimere i potenziali rialzi dei rendimenti sul tratto lungo della curva. Il Tesoro Usa ha bisogno di effettuare funding per finanziare gli stimoli economici e fiscali progettati dall’Amministrazione Biden. La Cina per frenare l’apprezzamento dello yuan dovrà ritornare a comprare Treasury per equilibrare il forte avanzo commerciale con gli Stati Uniti. L’Eurozona ha bisogno di controllare le curve sui rendimenti dei bond periferici, compreso quello domestico.

Tutto questo lavoro potrebbe imporre qualche sacrificio temporaneo ai mercati azionari.  Ci aspettiamo che lo Standard & Poor 500 possa subire realizzi durante la prima parte dell’estate. Continuiamo a guardare l’area4100 come punto di convergenza di vendite misurate, mentre eventuali break out saranno oggetto di attenta valutazione dei regulators in quanto, dopo tutto il lavoro fatto per sostenere i mercati, pensiamo che le banche centrali rimangano comunque impegnate ad evitare che si apra una fase disordinata (punto 5).

La verità esiste, ma non esiste la dottrina assoluta, perfetta. La verità si vive quindi, non si insegna, come sosteneva Hermann Hesse

 

La BILANCIA COMMERCIALE ITALIANA relativa all’import export del Made in Italy, ha registrato ad aprile di quest’anno un aumento dell’interscambio con i paesi extra Ue27 per entrambi i flussi, più ampio per le esportazioni (+7,3%) rispetto alle importazioni (+4,9%).

L’aumento su base mensile dell’export interessa tutti i raggruppamenti principali di industrie, ad eccezione dell’energia (-11,5%), ed è dovuto soprattutto all’incremento delle vendite di beni strumentali (+14,3%). Dal lato dell’import, si rilevano incrementi congiunturali diffusi, più marcati per beni intermedi (+8,1%) ed energia (+5,7%).

Nel trimestre febbraio-aprile 2021, rispetto ai tre mesi precedenti, l’export aumenta del 2,8%, per effetto principalmente delle maggiori vendite di energia (+28,0%) e beni strumentali (+3,2%). Nello stesso periodo, l’import segna un rialzo congiunturale dell’11,6%, cui contribuiscono soprattutto i forti aumenti degli acquisti di energia (+37,4%) e beni intermedi (+9,7%).

Ad aprile 2021, l’export aumenta su base annua del 104,4%. L‘aumento, generalizzato a tutti i raggruppamenti, è particolarmente ampio per beni di consumo durevoli (+596,5%) e beni strumentali (+179,2%). Anche l’import registra una forte crescita tendenziale (+54,9%), con aumenti per tutti i raggruppamenti; i più ampi riguardano beni di consumo durevoli (+130,4%), energia (+113,4%) e beni strumentali (+70,4%).

La stima del saldo commerciale ad aprile 2021 è pari a +4.846 milioni (-171 ad aprile 2020). Aumenta l’avanzo nell’interscambio di prodotti non energetici (da +1.167 milioni per aprile 2020 a +7.747 milioni per aprile 2021).

Ad aprile 2021 si registra un marcato aumento su base annua dell’export verso Turchia (+138,0%), paesi MERCOSUR (+112,7%), Stati Uniti (+112,5%), Cina (+98,2%) e paesi OPEC (+92,1%).

Gli acquisti da Turchia (+161,5%), India (+156,6%), paesi OPEC (+115,7%) e Russia (+74,1%) registrano incrementi tendenziali molto più ampi della media delle importazioni dai paesi extra Ue27.

IL MADE IN ITALY NEL MONDO

In termini di commercio globale, l’Italia ha storicamente ricoperto un ruolo importante. Di seguito il peso % che hanno ricoperto in termini di esportazioni ed importazioni globali le principali nazioni nel 2020. I dati congiunturali di cui sopra fanno leva su una quota globale del 2,9% dell’EXPORT e del 2,4% dell’IMPORT 2020.

LA CRESCITA DELL'EXPORT MADE IN ITALY EXTRA UE

FONTE DATI MINISTERO DEGLI ESTERI

LA CRESCITA DELL'EXPORT MADE IN ITALY EXTRA UE

FONTE DATI MINISTERO DEGLI ESTERI

l’Italia ricopre il 10° posto a livello globale in termini di importazioni; conta il 2,4% dell’import mondiale, rispetto al 3,3% del 2009. In termini di esportazioni ricopre invece l’8° posto; conta il 2,9% dell’export mondiale, rispetto al 3,3% del 2009. Negli ultimi anni, si nota l’avanzata dei Paesi in via di sviluppo e del sempre più importante ruolo della Cina.

Dalla crisi Lehman Brothers l’Italia è uno dei paesi industrializzati ad aver registrato la minor crescita assoluta. La contrazione dei consumi domestici è stata tuttavia ampiamente compensata dalle esportazioni le quali in termini relativi sono maggiormente cresciute verso i paesi extra UE, mentre si sono stabilizzate verso i paesi dell’Eurozona in particolare.

Il trend dell’euro ed il peso sui flussi import export

Se si osserva l’andamento del cambio nel periodo susseguente alla crisi finanziaria Lehman, si evince dall’andamento della traiettoria dell’euro contro dollaro ma anche contro altre monete che occupano un peso significativo sull’export extra UEM,  un trend favorevole all’export. In termini nominali il tasso di cambio dell’euro contro dollaro è passato da 1,60 nel 2008, all’attuale 1,20, fissando un minimo nel periodo 2014-2017 in area 1,05-1,03.

Tuttavia il tasso di cambio effettivo nominale (EER) dell’euro sulla base delle medie geometriche ponderate dei tassi di cambio bilaterali dell’euro rispetto alle valute di una selezione di partner commerciali è recentemente ritornato sui valori massimi del 2008. L’indice che ha toccato un massimo nel 2008 a 123,60 è recentemente salito a 123,40 (dic 2020) allertando l’attenzione della BCE. L’andamento dei singoli rapporti per il momento non ha alterato in modo significativo i rapporti di competitività, in ogni caso pensiamo che la Banca Centrale stia monitorando l’andamento dell’euro per verificarne il posizionamento equilibrato sul mercato. Nel nostro servizio di Risk management abbiamo pianificato gli opportuni interventi per gestire in chiave proattiva i rischi e le opportunità derivanti dall’attuale andamento sia per gli importatori che per gli esportatori.

TASSO DI CAMBIO EFFETTIVO NOMINALE (EER) DELL'EURO

TASSO DI CAMBIO EFFETTIVO NOMINALE (EER) DELL’EURO PONDERATO SUI PARTNER COMMERCIALI

L’evoluzione dei flussi import export

Dal 2009, sia l’import, sia l’export italiano sono cresciuti costantemente, con la sola eccezione del 2020, anno in cui si è registrato un calo dell’interscambio commerciale internazionale dovuto alla pandemia da Covid-19. L’interscambio è passato dai 589 miliardi del 2009 agli 803 miliardi del 2020 (898 miliardi del 2019). Nel 2020 l’import è stato pari a circa 367 miliardi e l’export pari a circa 433,5 miliardi. Il saldo commerciale, negativo tra il 2009 al 2011, è sempre risultato positivo dal 2012 al 2020 con una media di 42 miliardi annui. Ciò implica che il valore delle esportazioni dal 2012 al 2020 è risultato sempre maggiore di quello delle importazioni.

 

LA CRESCITA DELL'EXPORT MADE IN ITALY EXTRA UE

RANKING GDP GLOBALE

 

 

LA CRESCITA DELL'EXPORT MADE IN ITALY EXTRA UE

LA CRESCITA DELL'EXPORT MADE IN ITALY

 

RISKOO FX RISK MANAGEMENT MODEL