WB PERSPECTIVES OUTLOOK

ANALISI INTERMARKET

BLACK IS BACK

BLACK IS BACK! Il nero è tornato in attesa dell’Outlook 2020.

I mercati segnano un anno positivo fuori dal bilancio in rosso dello scorso anno.Tutte le asset class riportano una performance positiva mentre i fondamentali lasciano perplessi la maggior parte degli operatori.

Questa è la sintesi di quanto ho raccolto nella tavola rotonda a cui ho partecipato mercoledì scorso all‘IT FORUM 2019 di Milano.

La distonia tra mercati ed economia reale colpisce l’immaginario collettivo al punto tale che, secondo le statistiche ed i sondaggi, hanno partecipato al rialzo dei listini azionari principalmente le compagnie che hanno operato i buy back.

Noi di WB Advisors, come abbiamo scritto nell’ultimo Outlook di fine anno,  pensiamo che i driver che stanno governando il mercato in generale siano telecomandati dalle banche centrali ed, aggiungiamo, dalla sapiente regia che i policy maker più influenti stanno programmando in termini di story telling per influenzare il posizionamento degli algoritmi.

Le valutazioni sui fondamentali hanno un ruolo minore in questo rialzo.

Un altro tema sollevato da molti investitori all’IT Forum riguarda l’assenza straordinaria della volatilità. E’ come se vi fosse un buco nell’anglosfera dei mercati  causato da un eccesso di riscaldamento dell’atmosfera. L’azione della banche centrali annulla in questa fase i movimenti di coda, attenua gli effetti dei rumors, controllando eventuali irregolarità di percorso.

Anche le monete tendono ad allinearsi a questo clima. L’euro dollaro muove su spazi millimetrici. Non per questo risultano ininfluenti nella costruzione del trend. Anzi, se volete le micro negoziazioni, la lenta azione degli scambi, operano in termini chirurgici. Si tratta di una costruzione plastica di modelli di prezzo che, come in un complesso puzzle, tende a formare lentamente la propria scena, consentendone la lettura soltanto quando ogni pezzo va al suo posto.  L’analisi delle tendenza dominante diventa in questo gioco più complessa. Richiede un lavoro di alta definizione. Solo così si evita di cadere in trappole direzionali.

Su queste basi stiamo lavorando sull’OUTLOOK 2020 che pubblicheremo a Capodanno. In attesa del 2020 ci attendiamo una fase di consolidamento degli attuali valori raggiunti dal mercato azionario ed obbligazionario.

Sul mercato dei cambi invece tutto si muove, con percorsi chirurgici, in un crescendo microscopico.  L’eur usd sta lavorando sulla soglia 1.10. Nelle prossime ore tenterà di violare 1.0985 per confermare un successivo step di vendite.

Il dollaro rimane forte anche nei confronti dello yuan renminbi: i corso stanno ritornando verso la soglia 6.95 dove dove da mesi abbiamo fissato il punto di verifica sullo stato dei negoziati. Come già scritto, quota 7/6.95 rappresenta la linea di giunzione tra la fattibilità concreta di un compromesso tra Cina ed Usa, piuttosto che un ulteriore dipanamento delle trattative. In altri termini 6.95 è una proxy  che funziona da firewall, agendo come un filtro per il traffico delle notizie positive e negative sulla vicenda politica.

 

GLOBAL PERSPECTIVES TREND
andamento della crescita tendenziali in termini di consensus

GLOBAL MACRO TRENDS

GLOBAL MACRO TRENDS DAL 2015

 

 

WB ADVISORS FX RISK MANAGEMENT

WB ADVISORS FX RISK MANAGEMENT EUR USD

Meno 21 giorni operativi alla fine del 2019: PAROLA D’ORDINE CONSOLIDARE

Alla chiusura dell’anno mancano poco più di venti giorni. Venti sessioni operative entro cui chiudere il 2019 anno straordinario sotto il profilo delle performance, caotico invece sotto il profilo dei contenuti.

Economia e geopolitica, globale e locale hanno giocato ruoli scomposti, apparentemente  privi di strategia ma indissolubilmente sintonizzati su un grande fill rouge: mantenere positiva la rotta dei mercati finanziari, contribuendo ad esaltare la percezione di tenuta del quadro complessivo.

Questo fa piacere a tutti: policy maker alla ricerca del consenso politico, banche centrali impegnate a mettere a frutto i loro stimoli monetaria, imprese timorose di dover affrontare una recessione al buio.  Bene quindi se le borse rimangono positive. L’importante è non eccedere.

Ecco quindi che si intiepidisce parzialmente il negoziato commerciale Cina-Usa e gli indici, dopo il recente mini rally che gli aveva spinti oltre l’ostacolo dei precedenti massimi allineati (vedi nostro ultimo WB Perspectives), aprono una nuova parentesi correttiva. Siamo convinti che siano in molti ad attendere questo consolidamento per allinearsi al trend degli acquisti.

Di conseguenza consolidare è il mandato di fine anno. Consolidare i rialzi azionari, il ribasso dei rendimenti sul tratto lungo della curva, consolidare l’eur usd.

Stiamo lavorando all’Outlook per il 2019 che pubblicheremo come da tradizione dopo Capodanno, sviluppando temi tattici per il 2020 e temi a più ampio raggio.

Il consolidamento in corso pone le basi per l’avvio del 2020. Sotto il profilo macro  si parte con il comparto manifatturiero americano in potenziale recupero dopo la discesa registrata nella seconda metà del 2019. Questo recupero di momentum vedrà la Federal reserve impegnata a garantire un ottimale circolazione della liquidità per evitare pericolosi deragliamenti senza intervenire nei primi tre mesi del 2020 sui tassi di interesse. Eventuali ulteriori manovre accomodanti saranno tenute a disposizione qualora qualcosa dovesse uscire dal percorso atteso. Il Presidente Trump potrebbe aver chiesto garanzie in tal senso a J. Powell durante le fasi salienti della campagna elettorale.

Il consolidamento  si misura inoltre con il calendario di dicembre. A metà mese avremo le elezioni in Gran Bretagna, la delicatissima discussione in Commissione europea sulla riforma al Trattato MES, il fondo salva stati. Nella seconda settimana di dicembre avremo la quotazione dell’IPO di Aramco. Nel frattempo in Medio Oriente stanno aumentando le tensioni in Iran, in Libano ed altre aree, rendendo sempre esplosivo il quadro con riflessi sulla geopolitica.

Alla fine arriverà la chiusura dell’anno e tireremo un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo di un 2019 sulle cui premesse c’erano molti timori. Tempo qualche giorno di ricreazione prima di ritornare in apnea. As Time Goes By,.

 

Standard & Poor 500 CONSOLIDAMENTO

WB ANALYTICS: S&P 500

WB PERSPECTIVES 14 OTTOBRE 2019

QE IV

WB PERSPECTIVES 24 SET 2019

WB PERSPECTIVES 24 SET 2019

WB PERSPECTIVES

 

ALL YOU NEED IS A CASH

WB PERSPECTIVES OUTLOOK SETTEMBRE

 

Money never sleeps diceva Gordon Gekko… Con settembre riprendono i meeting delle banche centrali. La BCE si riunisce il 12, la Federal Reserve riunisce il FOMC il 17 e 18. I mercati attendono le loro decisioni in merito alla linea di policy monetaria anticipata durante l’estate dai membri dei rispettivi Board.

Abbiamo pubblicato il nostro Outlook sui mercati finanziari mensile, WB Perspectives, indicando le nostre attese sullo scenario operativo con le stime ed i target di movimento per oltre  50 items tra strumenti ed indici di mercato coperti dalla nostra ricerca: indicatori di sentiment, interest rate, exchange rate, commodity e stock index.

Il livello di tensione  che ruota attorno alle decisioni che assumeranno i board delle due principali banche centrali rimane al centro della scena operativa, mentre il quadro macro continua a deteriorare.

Il quantitative easing rimane l’opzione più accreditata nelle scelte operative delle banche centrali. Ha il compito di controbilanciare gli effetti dello stock di debito accumulato dalla crisi del 2008, offrire sostegno ai mercati azionari e mitigare le tensioni valutarie. Sarà sufficiente?

Dove saranno i tassi nel 2020? Le borse saranno in grado di superare la regressione degli EPS? Il dollaro rimarrà l’opzione favorita nel mercato dei tassi di cambio o la Casa Bianca cercherà di intervenire per svalutare il dollaro?… continua a leggere l’Outlook

 

 

Dopo i crolli che hanno spinto gran parte degli indici azionari in area recessiva, si prepara il terreno per una reazione che tenderà ad allungare la propria ombra nella partenza di inizio 2019.

Tutto sta avvenendo secondo schemi e tempi che minimizzano l’esposizione mediatica, un pò come agli inizi della crisi del 2008 anticipata nelle mosse iniziali già nel 2007.   In questo caso la congiuntura non sta entrando in collisione con il ciclo economico nei termini del collasso avvertito agli inizi del 2008, tuttavia nelle statistiche sono già presenti alcuni sintomi del rallentamento globale di cui stiamo dando evidenza nella diffusione dei dati Markit PMI da alcuni mesi a questa parte. Continua a leggere

WB PERSPECTIVES 27 DICEMBRE 2018 3

NESSUNA  GARANZIA

Siamo alle ultime battute del QE , presto mancherà l’acquirente di ultima istanza  che garantisce l’acquisto dei BTP qualora lo spread  rimanga in tensione. La BCE promette di rinnovare i titoli in scadenza  e mantenere i tassi fermi per almeno metà del 2019, sarà sufficiente?
In un tourbillon di polemiche, a cui si aggiungono quelle relative alle tragiche emergenze di cui la storia del nostro Paese è promoter, ci apprestiamo ad affrontare una complessa partita politica ancorché economica sul disegno per la Legge di Stabilità: il programma di bilancio.
Chiunque sa che la coperta da qualsiasi parte la si giri è stretta o corta a seconda delle prospettive.
Date le premesse vi sono alcuni punti fermi: a) l’Italia è in avanzo primario da 27 anni, l’attivo corrente si attesta al 2,8% in rapporto al PIL. Nonostante l’erosione del Prodotto Interno rimane la seconda piattaforma industriale/manifatturiera  dell’UE dopo la Germania.
Siamo nell’ordine il terzo contributore al bilancio dell’Unione.  I contrappesi sono dati dal rapporto debito su PIL  che in pochi anni è passato dal 100% al 132%.La finanza pubblica necessita di un funding pari a 400 miliardi ogni anno. Con il Qe azzerato ed attivo soltanto per il twist relativo alle scadenze, gli investitori si interrogano sulla capacità della Repubblica Italiana di onorare il debito in futuro.
In assenza di un prestatore di ultima istanza, la Banca Centrale, le risposte all’interrogativo non sono del tutto scontate. Le agenzie di rating ritornano a settembre ad aggiornare il loro giudizio sull’Italia. L’attuale livello di rating ci pone all’ultimo gradino nella scala dell’investment grade. Un downgrading implicherebbe una revisione da parte dei fondi d’investimento e comunque da parte degli investitori istituzionali delle loro detenzioni di BTP.
Il tema Italia non è il solo a movimentare i mercati.
Jackson Hole, il simposio organizzato dalla Federal Reserve a cui partecipano le banche centrali del mondo, costituisce un altro market mover di interesse. In questa edizione del 2018, il focus è dedicato agli effetti di catalizzazione dei big player del settore tecnologico negli equilibri della crescita globale. Le superstar, Fang e Microsoft,  rappresentano il 60% della crescita dei margini di profitto lordo negli ultimi 20 anni, a differenza degli esigui miglioramenti dei margini di profitto della gran parte delle compagnie. L’obbiettivo dei paper presentati è stato quello di comprendere se la loro potenziale monopolizzazione del mercato possa aver determinato impatti deflattivi con conseguenze negative per il lavoro ed il consumo.
Ma oltre i temi di copertina l’attenzione converge verso una conferma o meno della linea restrittiva programmata dalla stessa Fed.  Il rialzo dei tassi ed il conseguente rafforzamento del dollaro hanno messo in difficoltà i mercati emergenti sia sul lato dei bond che di quello equity.
Per meglio comprendere la linea di policy monetaria della Fed, si guarda con attenzione anche ai dati PMI relativi alle aspettative di crescita delle aziende nelle varie aree geografiche. Negli ultimi mesi è emersa una netta dicotomia tra la crescita Usa rispetto a quella delle regioni emergenti e dell’Eurozona. La crescita non risulta più armonizzata e le asimmetrie che si sono configurate hanno spinto gli investitori a prendere scommesse sempre più polarizzate sul mercato USA. Lo dimostra l’andamento dei principali indici azionari nella fase centrale di quest’anno, ovvero dopo la correzione sincronizzata di febbraio.
Le curve che hanno retto la domanda rimangono circoscritte al dollaro ed al mercato azionario USA.
La divergenza delle traiettorie di rendimento sta spingendo molti analisti ad interrogarsi sulla sostenibilità e quindi sulla durata residua della crescita americana.
In sintesi i temi di maggior rilievo mirano a comprendere se le criticità dell’Italia possano costituire una minaccia per i mercati, se la Fed continuerà, nonostante i richiami di Donald Trump, ad alzare il livello dei tassi con le conseguenti collisioni verso i mercati emergenti, il dollaro e quindi oro e materie prime.
Affrontiamo questi temi segnalando che a tutt’oggi non è ancora chiaro quale sia l’esito delle trattative su Brexit: il divorzio dell’Inghilterra dall’UE sarà di tipo hard o soft?.
Stravolgendo l’ordine dei quesiti partiamo mettendo a fuoco la curva americana dei tassi  guardando all’andamento del tratto lungo, il 10 anni US. Benché la curva sia ancora piatta, esiste sul mercato una forte componente speculativa di short aperti sul Treasury. Ciò significa che il mercato continua a scontare una visione ancora restrittiva da parte della Fed. Lo scorso autunno abbiamo messo a fuoco un range di oscillazione in una forchetta compresa tra 3,05 e 2,80/75%. E’ dagli inizi dell’anno che il 10 anni oscilla all’interno di questa fascia. Abbiamo fissato un warning sotto la base del range chiamando, nel caso in cui fosse stato violato, una correzione dei mercati azionari Usa. Il limite superiore, 3,05/10%, corrisponde ad una barriera il cui break up  potrebbe generare conseguenze ancor oggi non del tutto scontate. In altri termini l’equilibrio garantito dalla permanenza dei rendimenti all’interno della gamma individuata, ha finora costituito una garanzia di buon funzionamento per l’equity. Così è stato. Ma gli equilibri nei mercati hanno una declinazione temporanea.
Ripartendo da queste basi,  si attendono le indicazioni della Fed  per una verifica delle prospettive su tassi e sulla riduzione del proprio bilancio. La normalizzazione della politica monetaria passa attraverso la progressiva riduzione dei bond in portafoglio. Ciò implica un effetto sulla liquidità (dollari) e sui rendimenti.
Il mercato è sempre più convinto che l’azione possa impegnare una finestra temporale che non vada oltre la fine del 2019. La determinazione del Board potrebbe  rispondere all’esigenza di riequilibrare tassi e bilancio in tempo utile per poter affrontare al meglio il prossimo declino del ciclo economico. Ciò significa che in una futura contingenza negativa la Riserva Federale potrebbe ricorrere nuovamente all’utilizzo del QE o strategie simili, oltre che alla classica riduzione dei tassi d’interesse.
Sulla base delle recenti indicazioni  macro fornite dal FOMC (Federal Open Market Committee) ed al contestuale livello dell’inflazione, 2,4%, ben al di sopra del target 2%, si stimano altri due rialzi dei Fed Funds in questo 2018, altrettanti se non tre nel 2019.
L’azione, rialzo tassi e riduzione bilancio, se confermata, produrrebbe un ulteriore assorbimento di liquidità in dollari con effetti restrittivi sulla curva dei rendimenti.  Salvo quindi uno shock inatteso, il 10 anni US dovrebbe consolidare una base sopra 2,80/70.  Il contenimento di eventuali effetti causati da uno short squeeze sui bond future relativi, potrebbe respingere nuovamente i rendimenti verso la parte alta della gamma stimata ed in virtù di equilibri instabili produrre un break up.
Le attese sulla crescita elaborate dal modello GDPNOW della Fed di Atlanta continuano a stimare
una crescita su base annua al 4,3%, ben al di sopra del consensus tuttora ancorato ad un 3% per il trimestre in corso.
Con l’inflazione al 2,4%, la crescita oltre il 4% ed un tasso di disoccupazione ai minimi storici, 3,9%, Doanld Trump si presenta alla elezioni di midterm  cercando conferma e sostegno alla propria presidenza. La conferma di questo scenario implica una rifrazione ancora negativa verso i Bond Emergenti ed in assenza di un supporto diretto delle commodity e della Cina, anche del relativo mercato azionario.
Le tensioni emerse durante l’estate potrebbero alimentare nuove aggressioni verso la Turchia e verso la Russia  ed il Brasile. La moneta brasiliana risulta anch’essa sotto pressione ed il mercato azionario sottoposto ad elevata volatilità. Si temono quindi contagi da queste aree verso regioni che presentano elementi di criticità. In altri termini l’orientamento verso la qualità spinge gli investitori a cercare rifugio su attivi meno remunerativi liquidando posizioni su quelli che presentano rapporti di rischio rendimento più attraenti in condizioni di mercati stabili.
L’Italia costituisce un anello debole in tal senso. Per cui instabilità prodotte su aree diverse, rischiano di alimentare deflussi dal nostro mercato a causa di trasmissioni di contagio che avvengono attraverso i canali bancari. E’ il caso della Turchia per esempio.
Di questa fotografia, articolata e complessa nelle diverse prospettive, rimane il senso di precarietà su cui si avverte,  quasi tangibile, l’esigenza di una correzione che possa riportare in equilibrio gli  eccessi  per ristabilire rinnovate condizioni di opportunità.
Molti sono gli strategist che da tempo richiamano l’attenzione sui rischi  quiescenti presenti sui mercati. Essi sono dissimulati dalla tenuta degli indici americani in gran parte sostenuti da azioni di buyback straordinarie di cui abbiamo già scritto in passato.  La tenuta dell’S&P 500 piuttosto che del Nasdaq , trattiene altri mercati dal riposizionare il loro ciclo in una fase riflessiva, fatta eccezione per gli emergenti. L’Euro mercato equity sembra in bilico tra una manovra distributiva rispetto al tentativo di accumulazione di forze che siano in grado di spingere i valori oltre ostacoli tecnici significativi. Anche su questo fronte troviamo l’eccezione di Borsa Italiana che non riesce a consolidare  stabilmente le proprie negoziazioni sopra 20800/21000.
L’andamento dell’indice MSCI EMU appare eloquente. I valori dopo aver fissato un picco a gennaio  sulla linea di transizione, lungo la quale sono ordinati in sequenza i massimi del 2000 e del 2007,  hanno aperto una fase di ripetuti test tecnici alla ricerca di una direzionalità che a tutt’oggi non emerge se non in modo alternato nella computazione degli algoritmi.
Partecipare a questi mercati implica un elevato grado di accettazione di margini di volatilità associati a livelli di protezione strutturalmente posizionabili sotto i minimi di febbraio marzo (mercati maturi/economie avanzate). Tali livelli sono indicati per ogni singolo  strumento coperto dalla nostra ricerca riservata (condizione Knock_Out).
Il mercato valutario risulta invece molto più movimentato: il dollaro continua a concentrare interessi di varia natura. Politica, ovvero come strumento di risposta alla guerra tariffaria attraverso svalutazioni competitive che passano attraverso alla rivalutazione della moneta americana. Finanziaria: l’elevato livello dei tassi attrae flussi in cerca di allocazioni appetibili.
Normalizzazione bilancio Fed: come già scritto la riduzione degli attivi della Riserva Federale crea condizioni restrittive sulla liquidità in circolazione. Funding Emerging Market:  buona parte delle emissioni sono denominate in dollari il cui apprezzamento risulta causa di instabilità.
Nel mese di agosto l’eur usd ha violato la soglia 1,15 accelerando in negativo. Il differenziale dei rendimenti sul tratto breve della curva risulta ai massimi storici. Il 2 Y US rende 2,60% contro il        -0,65% sull’analoga carta tedesca. In queste ore il mercato sta verificando il grado di attendibilità della violazione dell’area indicata con un collaudo  tecnico della quota violata. Il presidente Trump, in modo inusuale, ammonisce la Fed  per la forza della dollaro. Lo smart money  segue queste vicende alternando nella malleabilità della domanda e dell’offerta di breve swing su cui  le mani forti non prendono posizioni 1,15/1,17).
La conferma della violazione di 1,15 riscontrabile con ritorni delle negoziazioni nuovamente sotto 1,1490 eur usd, proietterà nuovamente i valori verso i minimi recenti 1,13 dove  convergono i massimi che delimitavano il range su cui si sono formati i minimi vicino alla parità. Avvicinata agli inizi del 2017.
L’innalzamento delle tariffe doganali sul settore automotive sull’import USA, potrebbe spingere ulteriormente al ribasso il rapporto di cambio.
In Europa il comparto risulta inserito in una tendenza riflessiva quasi scontasse la decisione  americana.
Sulla debolezza dell’euro contrapposta alle tariffe si giocano le relazioni politiche tra USA ed UEM e si dipanano le alleanze ed  i conflitti diplomatici tra i primi ed i vari  governi appartenenti ai secondi.
Per l’Italia un euro debole contribuisce  a costruire una manovra di bilancio che possa sostenere gli obbiettivi del Governo, 2% di crescita  netta.
Secondo il ministro Paolo Savona, -con l’1,5% di crescita dell’inflazione, la crescita nominale del Pil sarebbe del 3,5% e consentirebbe di rispettare dinamicamente sia il parametro concordato del disavanzo di bilancio pubblico, sia una riduzione del rapporto debito pubblico/Pil. Il mercato e le società di rating aspettano di sapere che cosa accadrà su queste due variabili e hanno la capacità di valutare adeguatamente calcoli come quelli qui proposti.-
Nella contribuzione alla crescita rientrerebbero anche , secondo il disegno governativo, gli investimenti in  infrastrutture ed opere pubbliche.
Nel nostro rapporto di luglio ed ancor prima in quello di giugno abbiamo messo in evidenza  il vincolo di rispetto da parte dello spread di un limite possibilmente invalicabile in area dei 300 bp. (res primaria)) al fine di mantenere sotto controllo la dinamica del rischio paese. Le contaminazioni derivanti dalla trasmissione dell’esposizione sul debito della Turchia ha messo sotto pressione durante il mese di agosto il livello.  Riteniamo che vi siano i margini per un rientro del differenziale anche se l’area 215/210 continuerà a rappresentare un limite alla convergenza.
In ogni caso i timori apertamente denunciati su potenziali aggressioni all’Italia rimangono indicizzati al trigger point di area 325 dello spread BTP-Bund

MARKET MOVER 3 AGOSTO 2018

 
Il rischio paese, ITALIA, ritorna ad occupare le prime pagine dei principali media. Il rialzo dello spread confeziona uno swing  che prelude ad altri possibili rialzi nelle prossime giornate.  Facciamo notare che il movimento prende forma immediatamente dopo il vertice USA Italia ed i relativi accordi in campo energetico.
i mercati ritornano quindi ad aggredire il nostro debito pubblico mettendo sotto pressione anche il comparto bancario e di conseguenza l’indice FTSE MIB.
Nel rapporto mensile di agosto, che pubblicheremo agli inizi della prossima settimana, ci occupiamo del tema con l’elaborazione di uno studio sullo scenario di lungo relativo ai rendimenti del BTP. Sarà l’occasione per approfondire l’intera dinamica dei tassi a livello globale. Vale la pena anticipare che non solo il 10 anni Italia si sta muovendo al rialzo, anche i più significativi benchmark di mercato stanno muovendo al rialzo. In tal senso raccomandiamo di fare attenzione all’area 3-3.10% del 10 y US e del 0.50% del 10 y DE.
Sull’Italia incombe il ritorno di mani negative che colgono anche la perdita di momentum della crescita del Pil per riportare  lo spread sopra  220 con spinte ieri oltre quota 240. Se si consolidano valori oltre tale soglia si rafforza il rischio di assistere ad un’accelerazione oltre i recenti massimi fissati a 280 pb.  La Borsa è ritornata a perdere momentum in modo significativo. Tra tutti i principali indici G7 è l’unico che rischia di violare al ribasso i minimi dell’anno.
Sul rapporto mensile ritorniamo a parlare ed analizzare le reazioni dei mercati alla disputa commerciale tra Cina ed USA. Il rame che in questa fase funziona da proxy allo scenario complessivo continua ad indebolire la propria struttura dei prezzi spingendo gli scambi all’interno di una tendenza negativa, a conferma della view elaborata nei precedenti rapporti. Ciò depone a sfavore dei segnali di crescita anche se per il momento, fatta eccezione per gli indici dell’area degli emergenti,  i mercati più significativi rimangono al riparo da tensioni eccessive al netto di una perdita di momentum che segnaliamo per il mese di agosto.  In tal senso anticipiamo l’aggiornamento sulla finestra di criticità che avevamo aperto sul mercato azionario USA, mettendo in evidenza un periodo che dalla metà di luglio sino ad inizio novembre avrebbe esposto   gli stessi ad un aumento della volatilità. Il nostro modello ha postergato tale periodo a partire da novembre sino agli inizi di marzo 2019.
Ieri abbiamo dato notizia del rialzo dei tassi inglesi e di quello atteso per settembre negli USA. L’eur usd ha violato l’area 1.16 e dopo aver testato la base del range fissato da tempo, 1.1575 sta tentando di costruire una reazione. Riteniamo che l’area 1.1645 (la mediana del range) ritorni a proporsi come primo livello di resistenza in un contesto in cui aumenta la probabilità di un break out dei sostegni tecnici ed il ritorno sul mercato di mani più forti.
La sterlina ha reagito in modo alterno alla decisione sui tassi: le parole del governatore Carney su uno scenario ancora accomodante hanno tolto forza al pound. Contro dollaro ha fallito il tentativo di mettere sotto pressione quota 1,32 (attivato alla notizia del rialzo di 25 punti base) andando a schiantarsi a 1,30 dopo le parole accomodanti del Governatore. Contro euro, grazie comunque alla forza del dollaro, il cambio si è posizionato a ridosso dei massimi mantenendosi comunque sopra la soglia indicata a .8860/35.
Rimane ancora in tensione invece il rapporto usd cny: il rilancio sulle tariffe da parte degli USA trova in un  proseguo della svalutazione competitiva del cambio la risposta cinese. Siamo sempre nei limiti delle soglie che avevamo individuato 6.85; tuttavia il rischio di un incremento delle tensioni non ci lascia ancora tranquilli sulla tenuta del tetto fissato.

WB RISK MANAGEMENT: EUR USD

WB RISK MANAGEMENT: EUR USD


 
WB RISK MANAGEMENT: EUR  GBP

WB RISK MANAGEMENT: EUR GBP


 

 
MARKET MOVER le notizie che aiutano la gestione del rischio di cambio

MARKET MOVER
le notizie che aiutano la gestione del rischio di cambio


 

PRODUZIONE INDUSTRIA ITALIA – Dopo il rimbalzo messo a segno a maggio si attende un rialzo dello 0,4% congiunturale per la produzione industriale di giugno. Su base tendenziale le stime sono di un rialzo dell’1,5%. In maggio la risalita era stata dello 0,7% mensile e del 2,1% annuo, dopo la battuta di arresto di aprile. Il trend di fondo per gli analisti resta di affievolimento della crescita, per via del rallentamento della domanda mondiale cui contribuisce la disputa commerciale scatenata dai dazi Usa. Tuttavia il Centro studi Confindustria stima un incremento dell’attività sia in giugno (anche secondo Confindustria +0,4%) sia in luglio (+0,3%) “grazie principalmente al sostegno della domanda interna e a fronte di una domanda estera giudicata in ulteriore peggioramento”. La produzione industriale dovrebbe iniziare dunque positivamente il terzo trimestre 2018, dopo una sostanziale stagnazione nel secondo.

 

PMI SERVIZI – Dopo quelle sul comparto manifatturiero, arrivano i numeri delle indagini congiunturali sull’andamento in luglio del terziario nelle principali economie dell’area euro, Italia compresa. Per quest’ultima le attese indicano un indice in calo a 53,6 dal precedente 54,3, che rappresentava il massimo da quattro mesi. Per la zona euro nel suo complesso, si parte dal preliminare di 54,4, in calo rispetto al 55,2 di giugno. Insieme ai Pmi servizi arrivano anche gli indici compositi.

 

BTP – Seduta difficile l’ultima per i Btp e per i mercati periferici in generale, indeboliti dall’avversione al rischio determinata dall’inasprirsi dei toni fra Usa e Cina. La scarsità dei volumi ha inoltre reso particolarmente ampi i movimenti di tassi e spread, mentre sullo sfondo rimangono i timori per le prossime mosse economiche del governo Lega-M5s, che confermano la sostanziale fragilità del mercato italiano. Il differenziale di rendimento con la Germania sul tratto a 10 anni si è spinto fino a 252 punti base, ai massimi dallo scorso 28 giugno, dai 231 della precedente chiusura, mentre il rendimento del decennale è arrivato a 2,97%, ovvero ai livelli più elevati da metà giugno. Stamane i Btp ripartiranno da un tasso del 2,92% e da uno spread su Bund di 246 pb.

 

POLITICA ITALIA – Si terrà oggi, salvo ulteriori ritardi, il primo incontro al governo sulla manovra d’autunno, secondo quanto scrivono stamane i quotidiani. Al tavolo siederanno Conte, Tria, Savona, Di Maio e Salvini. La riunione, inizialmente prevista per ieri, è slittata a causa della discussione alla Camera sul decreto Dignità, poi approvato in serata, che ha tenuto impegnato Di Maio. Il decreto intanto passa al Senato e dovrebbe ottenere il via libera definitivo entro la prossima settimana.

 

OCCUPAZIONE USA – Sono attesi 190.000 nuovi posti di lavoro non agricoli negli Usa in luglio, un numero ancora consistente anche se leggermente inferiore ai 213.000 registrati il mese precedente. Il tasso di disoccupazione è stimato in calo al 3,9% dal 4% e come sempre grande attenzione verrà dedicata all’andamento dei salari, per quanto la Fed appaia ormai saldamente determinata al percorso di progressivo rialzo dei tassi di interesse. I dati odierni sui ‘payroll’ sono stati anticipati mercoledì dal rapporto Adp sull’occupazione nel settore privato, che ha indicato 219.000 nuovi posti in luglio, più delle attese, dopo i 177.000 del mese precedente.

 

RATING SOVRANI – Tra i pronunciamenti sui rating sovrani in calendario per questa sera a mercati chiusi c’è quello di Fitch sulla Germania. Attualmente la valutazione sulla prima economia europea è ‘AAA’, con outlook stabile.

 

BANCA DEL GIAPPONE – I membri del board della banca centrale sono in disaccordo su come affrontare la situazione di debole inflazione e crescenti costi della politica monetaria ultra espansiva. È quanto emerge dalla minute del meeting di giugno della banca centrale, appena pubblicate. I verbali mostrano infatti come alcuni membri abbiano spinto per rendere la politica monetaria più sostenibile, anticipando le decisioni prese nell’ultimo meeting, tenutosi questa settimana, che ha portato alcune modifiche al programma di acquisto asset e introdotto la possibilità di maggiori rialzi dei rendimenti di mercato.

 

PMI SERVIZI GIAPPONE – Rallenta lievemente in luglio il settore servizi giapponese, a fronte di una minore crescita dei nuovi ordini, segnalando una possibile perdita di brillantezza dell’economia all’avvio del terzo trimestre. L’indice Pmi servizi, elaborato da Markit/Nikkei, è sceso a 51,3 punti dai 51,4 di giugno; si tratta comunque della ventiduesima rilevazione consecutiva sopra la soglia dei 50 punti, che separa i valori di crescita quelli di contrazione. Il Pmi composito scende a sua volta a 51,8 da 52,1.

 

PMI SERVIZI CINA – Rallenta anche il settore servizi cinese in luglio, pur confermandosi saldamente in area di crescita. L’indice Pmi Caixin è sceso a 52,8, minimo da marzo, da 53,9 di giugno, livello più alto da febbraio. Particolarmente marcato è stato il rallentamento dei nuovi ordini, il cui sottoindice ha segnato la crescita più debole da dicembre 2015; inoltre l’outlook per il futuro non appariva così debole da novembre del 2015, a causa anche dell’impatto delle tensioni commerciali con gli Usa.

 

GREGGIO – Quotazioni petrolifere poco variate questa mattina. Gli spazi per nuovi rialzi sembrano in questo momento limitati dalla prospettiva via via più concreta di un incremento dell’offerta globale, segnalata dai recenti aumenti produttivi sia della Russia sia dell’Arabia Saudita. Alle 7,30 italiane il futures Brent scambia a 73,39 dollari il barile (-0,06), il Nymex a 69,01 dollari (+0,05).

 

FOREX – Il dollaro resta su posizioni di forza, ai massimi da due settimane sul paniere delle principali divise internazionali e da oltre 14 mesi sullo yuan, in un mercato che resta concertato sui timori di un’escalation della guerra commerciale tra Usa e Cina. Il cambio euro/dollaro tratta a 1,1593/94 da 1,1582 dell’ultima chiusura, vicino al minimo da due settimane visto ieri a 1,1580. Dollaro/yen a 111,68/69 da 111,65. Euro/yen a 129,48/49 da 129,33.

 

TREASURIES – Governativi Usa di fatto piatti nelle contrattazioni della mattinata, in attesa dei dati del pomeriggio sul mercato del lavoro dopo il lieve rialzo di ieri che ha riportato il rendimenti sulla scadenza 10 anni appena sotto quota 3%. Il benchmark decennale cede 1/32, rendimento a 2,988%.

 

DATI MACROECONOMICI

ITALIA

Markit/Adaci, Pmi servizi luglio (9,45) – attesa 53,6.

Istat, produzione industriale giugno (10,00) – attesa 0,4% m/m; 1,5% a/a.

Istat, commercio al dettaglio giugno (11,00).

Istat, nota mensile sull’andamento dell’economia italiana luglio (12,00).

 

FRANCIA

Markit, Pmi servizi finale luglio (9,50) – attesa 55,3.

Markit, Pmi composito finale luglio (9,50) – attesa 54,5.

 

GERMANIA

Markit, Pmi servizi finale luglio (9,55) – attesa 54,4.

Markit, Pmi composito finale luglio (9,55) – attesa 55,2.

 

GRAN BRETAGNA

Markit/Cips, Pmi servizi luglio (10,30) – attesa .

 

SPAGNA

Pmi servizi luglio (9,15) – attesa 54,4.

 

ZONA EURO

Markit, Pmi servizi finale luglio (10,00) – attesa 54,4.

Markit, Pmi composito finale luglio (10,00) – attesa 54,3.

Vendite al dettaglio giugno (11,00) – attesa 0,4% m/m; 1,4% a/a.

 

USA

Occupati non agricoli luglio (14,30) – attesa 190.000.

Tasso disoccupazione luglio (14,30) – attesa 3,9%.

Media guadagni luglio (14,30) – attesa 0,3% m/m; 2,7% a/a.

Media ore lavorate luglio (14,30) – attesa 34,5 ore.

Bilancia commerciale giugno (14,30).

Markit, Pmi servizi finale luglio (15,45).

Markit, Pmi composito finale luglio (15,45).

Ism, Pmi non manifatturiero luglio (16,00) – attesa 58,6.

 

APPUNTAMENTI

EUROPA

Bormes-Les-Mimosas, Macron riceve May.

Efsf, Moody’s si pronuncia su rating sovrano.

Esm, Moody’s si pronuncia su rating sovrano.

Finlandia, Fitch si pronuncia su rating sovrano.

Germania, Fitch si pronuncia su rating sovrano.

Lettonia, Moody’s si pronuncia su rating sovrano.

Malta, Fitch si pronuncia su rating sovrano.

Repubblica Ceca, Fitch si pronuncia su rating sovrano.