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World Economic Outlook
Le stime aggiornate del Fondo Monetario confermano l’abbrivio della ripresa globale.

La  crescita globale, secondo l’aggiornamento del FMI nell’Outlook di aprile,  è prevista al 6% nel 2021, moderandosi al 4,4% nel 2022. Le proiezioni per il 2021 e il 2022 sono più forti rispetto all’Outlook rilasciato lo scorso ottobre 2020. La revisione al rialzo riflette un ulteriore stimolo fiscale promosso in alcune grandi economie.

La prevista ripresa risulta alimentata dalla campagna vaccini nella seconda metà del 2021 e dal continuo adattamento dell’attività economica alla mobilità ridotta. Tuttavia secondo gli economisti del Fondo, un’elevata incertezza circonda questa prospettiva, correlata al percorso della pandemia, all’efficacia del sostegno politico per fornire un ponte verso la normalizzazione basata sui vaccini e all’evoluzione delle condizioni finanziarie. Le stime aggiornate riportano una maggior crescita nell’area anglosassone, in particolare negli Stati Uniti.

L’Eurozona è attesa anch’essa ad esprimere un maggior grado di espansione rispetto alle valutazioni fatte in precedenza, tuttavia in termini relativi essa rimane più moderata rispetto agli Usa. Come abbiamo già scritto in precedenza gli Stati Uniti hanno intrapreso un regime di crescita rapportabile per ampiezza alla performance cinese.

Questo è un bene in quanto l’America rappresenta il mercato di maggior trazione per l’export italiano ed europeo.

Questi dati hanno comunque un rovescio della medaglia. Ci sono ancora molte incognite sul percorso che punta ad una santificazione totale della pandemia. E per molte agende questo non corrisponde con un ritorno verso la normalità, a partire dall’aumento esponenziale del debito sovrano. L’Italia come sappiamo costituisce una delle aree più critiche in tal senso.   Per continuare a leggere ed analizzare i riflessi sui mercati richiedi il report completo

MERCATI: C'E' IL RISCHIO DI UN EFFETTO DOMINO?

C’è un rischio che nei mercati si produca un effetto domino scatenato dalle vendite che stanno colpendo il comparto della tecnologia?

Le implicazioni relative riportano l’attenzione sul tema della percezione del rischio da parte degli investitori e per riflesso le reazioni ed i comportamenti che in una simile condizione può scatenare nel mercato.

L’indice Nasdaq 100 è stato colpito anche ieri da vendite consistenti -3%, il Russell 2000 dove sono quotate le mid cap ha perso il 2,88%, infine l’indice principale dove sono quotate gran parte delle aziende con business globalizzato (oltre il 65%) è sceso del 1,48%.

Sono ampiezze che per Wall Street pesano molto. Le vendite sono la risposta che si scontra con l’atteggiamento della FED. Nonostante J Powell abbia confermato una linea da colomba, garantendo la continuità del QE a pieno regime, gli investitori hanno ritenuto insufficiente la risposta ai timori inflativi che stanno prendendo giorno dopo giorno consistenza nel mercato.

Nelle ultime due pubblicazioni di WB PERSPECTIVES  abbiamo messo l’accento su questi rischi. L’inflazione, come sa chi ci segue, secondo quanto scritto nell’Outlook 20/21  rappresentava il rischio più significativo per l’anno in corso. Questo rischio si è tradotto in sostanza nel momento in cui gli investitori hanno spinto i rendimenti del Treasury a 10 anni sino a 1,50/60%.  Il rialzo ha sublimato un grido di allarme.

TOUT SE TIEN

si scopre così che nei mercati non esistono mondi separati, tutto si tiene e si collega in un meccanismo di interazioni che muove in coordinazione  le varie classi di strumenti: commodity, equity, tassi, bond e cambi.

Il ribasso dell’equity è scatenato dal rialzo dei rendimenti che a sua volta è stato messo in corsa dal rialzo delle commodity. I cambi sono la conseguenza di come i flussi interagiscono negli ingranaggi che mettono in relazione ogni segmento assumendo la funzione di riequilibrio.

Di conseguenza, noi che dobbiamo prendere decisioni sul mercato dei cambi e gestire i rischi dobbiamo analizzare e studiare a 360° questo mondo senza confini.

LE INTERAZIONE NEL MERCATO  ED EFFETTO DOMINO

La genesi del rialzo del dollaro prende forma tra la fine dello scorso anno e gli inizi di gennaio. Ma i prodromi del movimento inizia a fissare le condizioni tecniche utili già nello scorso autunno dopo il primo picco dell’euro. Alla fine dell’estate i rendimenti sul tratto lungo della curva europea (Germania) ed americana ritornano, dopo un periodo di convergenza, ritornano a divergere allargando nuovamente il loro differenziale. Nella sostanza da 110 punti base il mercato inizia a riaprire la forbice riportando nuovamente lo spread verso 180 punti base.  All’epoca abbiamo sostenuto con forza l’idea che ciò che i media specializzati e la maggior parte delle banche stimavamo, ovvero una prosecuzione del rialzo dell’eur usd sino a 1,30, fosse fuori scala. Oggi le quotazioni stanno consolidando valori sotto 1,20. I nostri algoritmi hanno coniugato il rialzo dello spread con la formazione di due segnali di excces return dell’euro che a gennaio hanno fissato il picco del ciclo rialzista dell’euro.

La tesi che già nei primi giorni di gennaio avevamo sviluppato partendo dalle negoziazioni sul Dollar Index anticipava ciò che oggi i mercati stanno verificando: area 92,50 Dollar Index.

MERCATI EFFETO DIMINO E BANCHE CENTRALI

Le banche centrali per non creare effettivi distorsivi hanno assecondato le aspettative del mercato confermando si colombe anche nelle ultime riunioni di politica monetaria di marzo. Ciò nonostante gli investitori hanno ritenuto di riattivare le vendite sui titoli tecnologici. In WB PERSPECTIVES messo a fuoco i livelli di allerta su tutti i principali indici azionari definendo i trigger al cui breakout aumentano considerevolmente i rischi di un allineamento del mercato a ciò che sta accadendo sulla tecnologia e che ancor prima era stato anticipato dal mercato azionario cinese e per riflesso dai Bric.

Tale scenario chiamerebbe avocherebbe un ritorno più forte di un segnale di avversione al rischio con un effetto domino ed una conseguente rotazione dei flussi verso le monete di parcheggio se non proprio di rifugio.

Su queste basi dovremo seguire il Dollar Index e verificare se i prezzi avranno la forza di oltrepassare la barriera 92,50/93 e stabilire in via definitiva il rialzo del dollaro a danno dell’euro.

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MERCATI: C'E' IL RISCHIO DI UN EFFETTO DOMINO?

WB ANALYTICS: EUR USD B_T

MERCATI: C'E' IL RISCHIO DI UN EFFETTO DOMINO?

WB ANALYTICS: DOLLAR INDEX

MERCATI: C'E' IL RISCHIO DI UN EFFETTO DOMINO?

WB ANALYTICS: NASDAQ 100

 

 

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WB PERSPECTIVES LA FED DECIDE

Gli esami – dice Eduardo De Filippo – non finiscono mai. Ma non finiscono mai nemmeno le attese tra un esame e l’altro: benvenuti nel mercato!

 

LA FED DECIDE  – Martedì e mercoledì sono i due giorni del Fomc. Il Board della Riserva Federale esamina i dati in loro possesso per valutare quanto l’andamento dei prezzi e la reflazione sugli attivi siano elevate e quanto queste grandezze possano impattare sulla ripresa.

I numeri aggiornati dall’Outlook dell’Ocse sulla ripresa sono stati rivisti al rialzo, soprattutto per gli Stati Uniti. L’approvazione del pacchetto di 1900 miliardi di dollari stimolerà i consumi e di conseguenza impatterà sulle dinamiche dei prezzi. A ciò si dovranno sommare i problemi della supply chain, affaticata dai ritardi delle consegne e della logistica a causa dei vincoli sanitari.

Il Fomc, l’organismo che sovrintende alla politica monetaria della Fed, dovrà prendere in esame tutti gli effetti, elaborare uno scenario e capire quanto debba anticipare eventuali fughe in avanti dell’inflazione. Questa è al momento percepita dai mercati su una scala dimensionale sfasata rispetto alle condizioni stimate dalla Banca Centrale.

Di conseguenza abbiamo visto i rendimenti sul tratto lungo della curva salire sino a toccare i target che avevamo previsto per la prima parte di questo 2021.

Ora il Consiglio dovrà calibrare se e come rivedere la propria linea di policy per prevenire fughe in avanti dell’inflazione e soprattutto dei rendimenti. Non è facile prendere decisioni equilibrate in questa congiuntura. Un’azione restrittiva espone i mercati azionari a consistenti rischi sulla loro tenuta. I listini quotano mediamente valori  che in molti casi esprimono condizioni di eccesso. Qualora la Fed dovesse avviare un azione di Tapering danneggerebbe gli equilibri del mercato azionario ma, come accadde nel 2013, innescherebbe un ulteriore rialzo dei rendi rendimenti. Cosa non gradita, a nostro parere,  in un momento in cui il fabbisogno del tesoro  risulta significativo e dovrà far fronte agli impegni assunti in ambito fiscale.

L’eventuale rialzo dei tassi rappresenterebbe una risposta prematura rispetto all’innesco dei concreti segnali di ripresa. Metterebbe a rischio la sua tenuta.

Soltanto un evento non ponderato dai mercati potrebbe innescare una correzione dell’equity e favorire un riequilibrio dei rendimenti.

La scorsa settimana abbiamo segnalato il rischio che….

 

WB PERSPECTIVES

INFLATION REFLECTION

WB PERSPECTIVES 8 MAR 2021

 

E’ dagli inizi dell’anno che abbiamo posto il tema dell’inflazione e più di ogni altra cosa il rischio che i mercati possano prevenirla contribuendo in modo sistemico ad alzare i rendimenti sul tratto lungo della curva dei bond.

I rendimenti del 10 anni US Treasury sono saliti sino a verificare il nostro target stimato a 1,50%.  In modo correlato sono saliti tutti i rendimenti dei bond appartenenti alla sfera dei mercati sottostanti alle economie avanzate. Quindi anche il 10 anni Bund ha recuperato velocemente terreno sino a toccare l’altro target di settore -0,10%.

I rendimenti sul BTP si sono difesi conservando lo spread a 100 bp ma subendo ovviamente lo stesso movimento reflativo dell’intero comparto.

L’evento non dovrebbe sorprendere i nostri lettori in quanto i target, soprattutto su  Treasury, Bund e di conseguenza sul JPM Global Bond, erano già stati segnalati per tempo. Sul Btp siamo stati più assertivi considerando il nuovo quadro politico in Italia.

Il tema dell’inflazione entra nelle valutazioni che le banche centrali faranno nelle riunioni di politica monetaria in calendario a partire da questa settimana. I mercati si interrogano e comunque scontano la possibilità che la BCE possa rivedere la Forward Guidance e la Fed possa dare avvio al Tapering. Si tratta di due mosse che preludono ad un percorso più restrittivo ed orientato in estrema sintesi a ritirare con modalità tutte da verificare la liquidità nel sistema. Francamente l’ipotesi ci sembra quantomai prematura, soprattutto nel caso della BCE.
I recenti dati economici, pur evidenziando un irrobustimento della ripresa con qualche distinguo su alcune aree, sono ancora esposti ai rischi generati dai blocchi sanitari tuttora attivi. In particolare l’Eurozona manifesta maggiori debolezze: gli indici PMI relativi ai consumi e servizi risultano ancora affetti da una pronunciata debolezza. Soltanto il comparto manifatturiero è riuscito a riorganizzare le fila e stabilire un percorso positivo.   

La ripresa di tutto il comparto manifatturiero/produttivo è all’origine dei timori innescati sull’inflazione. Le problematiche inerenti alla supply chain unite alla ricostruzione delle scorte, hanno messo in azione i prezzi delle commodity e quelli relativi alla logistica a partire dai noli.

Ciò ha spinto gli investitori a mettere pressione sui rendimenti, contribuendo a far salire il tratto lungo della curva dei governativi. In realtà la BCE nel meeting di giovedì esaminerà i dati sull’inflazione secondo le componenti esposte nel grafico.

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Intermarket analysis.

 RIGHT TIME

“I tempi sono tre: presente del passato, presente del presente, presente del futuro. Questi tre tempi sono nella mia anima e non li vedo altrove. Il presente del passato, che è la storia; il presente del presente, che è la visione; il presente del futuro, che è l’attesa.” Sant’Agostino

 

Il futuro è un enigma. Wilston Churchill sosteneva che…- più a lungo riesci a vedere all’indietro, più lontano potrai guardare avanti. – Il futuro è dove applichiamo le lezioni del passato. 

In questi ultimi vent’anni il passato ci ha lasciato molte storie da non dimenticare. In apparenza potrebbero sembrare lontano dal presente, tuttavia ogni passaggio ha un’esperienza da raccontare.

Gli eccessi della fine degli anni 90, quelli del 2007, la crisi dei debiti sovrani, costituiscono esperienze che in qualche modo si riverberano sul presente e gettano alcune ombre sul futuro. 

Gli eccessi del periodo dot.com, gli eccessi del debito privato facile nel 2007 e le conseguenze sui bilanci pubblici nel 2010/11 estendono la loro ombra sulla partenza di questo nuovo ventennio. La deflazione che allora colpì il mondo potrebbe tradursi presto in una reazione inflativa. Questa reazione è stata cercata, a volte implorata, oggi nel momento in cui emette i primi gemiti è già temuta. 

In conseguenza di tutto questo teorema ci si interroga se allo stato delle cose i mercati prestino ancora un’opportunità di rialzo.  Si tratta di un’incognita che sempre più trascende il rapporto tra le variabili del mercato declinato sulla psicologia cognitiva e la comprensione delle decisioni economiche.

Maggiore è la tensione tra le variabili analizzate e le incognite, maggiore è l’isteresi degli spiriti animali che prendono decisioni in un mondo alterato. Siamo oltre i confini della logica, oltre i limiti della geometria di Euclide.

Cerchiamo il punto di sintesi concettuale per capire dove stare, meglio, dove allocare il rapporto tra rischio e rendimento in un  ambiente alterato. 

Sono leggi del pensiero che esigono il punto di sintesi a cui ancorarsi. Esse sono alla continua ricerca della soluzione dell’equazione tra presente e l’incognita futura. 

Le incertezze costituiscono i problemi del mondo in cui vogliamo che le incognite assumano una forma materiale e definita. L’equazione pone dunque il problema dell’equilibrio fra due parti, esprime il desiderio di imbrigliare le incognite che, per quanto compete loro, sarebbero capaci di variare in un largo dominio, fino a ridurle allo stato necessario alla nostra comprensione o, se proprio non si riesce, ad approssimarlo quanto meglio si può in modo da trasformare il cigno nero di Nassim Taleb  in un evento prevedibile e come tale gestibile. 

L’inflazione, di cui abbiamo già scritto, rappresenta l’incognita variabile che si sta materializzando e pertanto oltre a rappresentare un incognita nota, risulta potenzialmente declinabile negli algoritmi che analizzano i mercati. Missione compiuta? No. Perché le banche centrali non hanno ancora definito in termini leggibili il loro comportamento di fronte al rialzo dell’inflazione. ... CONTINUA A LEGGERE

 

WB PERSPECTIVES è un autorevole report di ricerca ed Intermarket Analysis.

Copriamo con la nostra ricerca oltre 30 cross valutari, le principali commodity appartenenti al comparto dei metalli, dell’energia e delle soft commodities.

E’ seguito da manager, consulenti ed istituzionali che operano sui mercati ed hanno bisogno di avere una visione del loro andamento. È attenzione per chi come te segue i mercati e desidera avere una voce libera da conflitti di posizione,  analisi approfondite,  contenuti originali ed esclusivi. Non ha conflitti d’interesse perché WB Advisors è una compagnia indipendente.

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GAME STOP

“Una delle cose divertenti del mercato azionario è che ogni volta che una persona compra, un’altra vende ed entrambi pensano di essere astuti”. – William Feather

WS – Che i tempi siano inediti non fa notizia. Ma che una piattaforma social, wallstreetbets di Reddit, sia riuscita ad incanalare una tale potenza di fuoco su un titolo per mettere al muro gli hedge fund è una notizia. Non ci sono moralismi, ci sono soltanto confronti sulla capacità di sostenere i prezzi. Già i prezzi, le quotazioni, sembra tutto fuori logica se escludiamo il principio che il mercato è come il tempo: ha sempre ragione! se non altro perché se il meteo ha previsto una giornata di sole  e tu esci per un’ora di running ed a metà percorso piove, non c’è nulla da fare, ti prendi tutta la pioggia del mondo.  

E’ perfattamente inutile andare contro il mercato, perché è come il tempo: anche se non è sempre comprensibile, ha sempre ragione. E’ Il mercato, appunto. 

Lo scorso lunedì abbiamo postato l’aggiornamento del nostro WB Perspectives mettendo in evidenza una serie di segnali di taking profit su gran parte degli indici azionari, laddove non era stato declinato tale segnale, abbiamo fissato per il breve termine una fase correttiva.

Confermiamo tale giudizio per tuti gli indici coperti dalla nostra ricerca. 

Il naufragio di American Magic all’America’s Cup ed ora la vicenda Game Stop, calzano a pennello il paradosso della distonia tra mercato e fondamentali. Ciò che conta sono i prezzi, abbiamo detto, ma i fondamentali prima o poi riportano sempre un  game stop per tornare con i piedi per terra. 

Nelle nostre valutazioni, le vendite che stanno prevalendo nelle attuali tattiche di trading    costituiscono una pausa profonda che si è aperta in un ciclo che al momento non ha ancora manifestato i veri segnali di inversione del trend dominante.  

Pensiamo che quanto stiamo osservando rappresenti la porta d’ingresso della grande volatilità nella stanza. 

 

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AMERICAN MAGIC

 

Nell’Outlook WB PERSPECTIVES 20/21 abbiamo confermato la visione sostanzialmente positiva per la prima parte dell’anno (primavera 21). Negli ultimi giorni ci sono state alcune vendite, per lo più realizzi, che non hanno modificato il percorso stimato. Siamo ancora lontani dai primi livelli di sostegno del trend, per cui la correzione potrebbe ancora procedere….

Da inizio anno abbiamo visto aumentare la volatilità sul tratto lungo della curva dei Treasury esattamente come avevamo preannunciato nell’Outllook per l’anno in corso. Le aspettative sull’inflazione che rischia di far aumentare i prezzi a partire da quelli industriali, sta spingendo gli investitori a ridurre l’esposizione sul tratto lungo della curva dei rendimenti.  Ciò determina un loro rialzo che, oltre determinati limiti potrebbe nuocere ai mercati.  

L’aumento oltre l’1% del 10 anni US ha spinto alcune mani a vendere equity. Non molto per la verità. Nel Fomc di dicembre sono emerse alcune prese di posizione in merito all’opportunità di riflettere se sia opportuno ripensare ad una forma di tapering. In precedenza si parlò di tapering nel 2013, quando l’allora governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke, utilizzò il termine per avviare la contrazione degli stimoli monetari e di acquisto di asset sul mercato. Per continuare  a leggere  registrati …

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Completa la gamma  dei report che dedichiamo allo studio degli scenari con una visione dei trend dominanti su mercati azionari ed obbligazionari, materie prime e tassi di cambio. Copriamo con la nostra ricerca oltre 30 cross valutari, le principali commodity appartenenti al comparto dei metalli, dell’energia e delle soft commodities.

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PERSPECTIVES
100 TRILLION DOLLAR BABY

PERSPECTIVES 9 DIC 20/20

100. Tanti sono i trilioni di capitalizzazione che il mercato azionario ha fissato in questi giorni. Il regno dell’estremismo del debito e del credito non ha apparente logica ma produce effetti importanti. Come sappiamo, tutto si regge nella consapevolezza che alla regia di questo equilibrio insano ci sono le banche centrali. 

Secondo l’opinione di diffusa, sono i molti aspetti di un’avidità insaziabile, che ha portato l’economia globale al punto di collasso. L’apocalisse, per la quale gli stessi preludono alla “paura e alla preparazione”, propende ad una forma di distruzione e, sempre di più, ad un senso di imminente resa dei conti. E’ qualcosa che in un caso o nell’altro siamo tutti costretti a contemplare. Qualunque sia la nostra fede (o la mancanza di essa) non è semplice vedere il mondo di oggi senza preoccupazione. Possiamo possedere straordinarie capacità tecnologiche, ma siamo anche capaci di danni senza precedenti a molti livelli.  L’estremismo può assumere varie forme. È l’etica dell’arroganza che spinge il mercato a devastare  gli equilibri  per una sbagliata gestione delle risorse.

Mentre i mercati azionari raggiungono 100 trilioni di dollari di capitalizzazione,  quelli  obbligazionari 66 trilioni, il debito globale toccherà a fine anno i 277 trilioni di dollari. Nel mucchio ci sono stati, aziende, privati. Il rapporto tra debito e prodotto lordo globali pari al 365%.
Tra i paesi avanzati, il debito è salito al di sopra del 432% del PIL nel terzo trimestre, con un aumento di 50 punti percentuali rispetto al 2019. Gli Stati Uniti, che hanno implementato uno dei più grandi pacchetti di stimolo al mondo, hanno rappresentato quasi la metà di questo aumento.

il bilancio della BCE è ora superiore al 61% del PIL della zona euro e la Federal Reserve supera il 34%.

Il ritmo di accumulazione del debito globale dal 2016 supera ormai i 52 trilioni, di cui  15 sono stati registrati nel 2020 a causa della pandemia di Covid-19, mentre l’accumulo di debito negli ultimi quattro anni ha superato di gran lunga l’aumento di 6 trilioni di dollari nei quattro anni precedenti. Livelli di debito più elevati espongono i governi, le aziende e le famiglie a un rischio maggiore durante le recessioni economiche in quanto sono tenuti a ripagarlo.

Molti partecipanti al mercato utilizzano una strategia spesso ripetuta “Bad is Good”.

Un gran numero di investitori ignora i dati macro e sul debito e aumenta le scommesse rialziste supponendo che se i dati confermano la loro debolezza, le banche centrali aumenteranno i loro piani di stimolo.  

Ma i mercati saranno ancora in grado di sostenere il ritmo dei rialzi?

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WB PERSPECTIVES LA FEBBRE DEL VACCINO

VAX

Nel 1850 fu la febbre dell’Oro a scatenare la corsa febbrile verso la ricerca del Sacro Graal. Oggi è la corsa al vaccino a scatenare la ricerca verso l’antidoto, IL VACCINO,  in grado di estirpare la diffusione epidemiologica del Covid.

Molte sono le case farmaceutiche che battendo ogni traguardo temporale previsto dalla sperimentazione hanno annunciato di aver raggiunto la fase tre.

Lo sviluppo di un vaccino è un processo piuttosto lungo ed elaborato che parte dalla conoscenza del microrganismo responsabile della malattia che si intende prevenire e delle sue modalità di interazione con l’organismo umano. Inizialmente si effettuano studi sperimentali in vitro, in base ai quali è possibile stabilire quale sia la composizione qualitativa e quantitativa ideale di un vaccino (tipologia e quantità della componente attiva e di tutte le altre sostanze previste).

Una volta definito questo aspetto, il potenziale vaccino viene sottoposto alla sperimentazione pre-clinica che include studi in vitro e su modelli animali attraverso i quali si definiscono il meccanismo d’azione (cioè la capacità di indurre la risposta immunitaria), il profilo tossicologico e le prime evidenze di efficacia e sicurezza su un organismo vivente complesso. Questa fase permette di selezionare la formulazione che nei modelli sperimentali è risultata più promettente per essere avviata alla fase clinica preliminare sull’uomo. A questo punto, il vaccino entra nel percorso di sperimentazione clinica che può realizzarsi in quattro fasi: le prime tre precedono l’autorizzazione all’immissione in commercio e la quarta viene condotta quando il vaccino è già disponibile sul mercato.
Nel caso del Covid sono stati battuti tutti i tempi normalmente impiegati per giungere all’ultima fase.  Oggi qualsiasi valutazione delle superfici mediatiche delega allo sviluppo del vaccino ogni via di soluzione alla crisi contingente. I mercati rappresentano un sotto insieme di queste valutazioni e come tali reagiscono con iperboli positive ad ogni annuncio senza entrare in modo specifico nel merito. 

VACCINO VERSO MERCATI

Ciò che impressiona è la coincidenza che sempre più spesso lega l’annuncio del raggiungimento di un risultato positivo a condizioni spesso critiche del mercato.  

La scorsa settimana l’annuncio di Pfizer ha contribuito ad arrestare sul nascere le vendite sui mercati azionari. Il seguente annuncio di Moderna ha evitato la successiva ricaduta degli indici americani, in particolare ha consentito allo Standard & Poor di non scendere oltre la soglia che nei nostri Market Mover quotidiani avevamo segnalato a 3200.

Quindi all’azione delle banche centrali si è aggiunta ora quella dei Ceo delle case farmaceutiche.   

Si tratta di una pratica che per certi aspetti incoraggia l’attivismo dei tarders non professionali, mentre disturba non poco l’attività gestionale dei professionals. Riteniamo che sia infatti piuttosto condivisa l’opinione di quest’ultimi sulla dicotomia che si è consolidata tra valutazioni e prezzi scambiati. In molti casi siamo in presenza di valori affettivi. Laddove invece si valutano aziende non allineate alle linee d’investimento coerenti con il Green New Deal lo stato di disaffezione tende a sotto stimarne le potenzialità.

Per tali ragioni i portafogli gestiti in modo attivo risentono spesso di una conduzione sempre più spesso affetta da un eccesso di prudenza. Tale eccesso si rivela invece rassicurante, quando non premiante, nei momenti in cui il ritorno dell’avversione al rischio tende a polarizzare le vendite con ampiezze che misurano in termini di volatilità dei veri e propri vuoti d’aria. 

La nuova euforia correlata ai vaccini allo studio, indispensabile per consentire al mondo di riattivare la mobilità sociale e quindi, in estrema sintesi, le rotte dei commerci, le produzioni delle filiere, il lavoro ed i consumi, dovrà comunque essere ponderata alla loro efficacia ed ai tempi di distribuzione.  Nel frattempo gli stati sovrani dovranno continuare a sostenere l’attesa con  aiuti finanziari/fiscali concreti. Ciò aumenterà ulteriormente lo stock del debito, mentre la perdita del Pil incrementerà i ratio relativi.

Le banche centrali stanno già discutendo su come farsi carico dell’extra debito in futuro. Il dibattito prima ancora di essere tecnico è politico. Soprattutto in Europa dove i rigoristi temono la deriva della monetizzazione del debito. Su queste sfide si fondano le speranze per uscire dalle sabbie mobili del Covid. Ogni errore di comunicazione può determinare sbandamenti non graditi, amplificati qualora siano stati preceduti da eccesso di euforia scatenata oggi dalla febbre del vaccino.  

VACCINO VERSO STANDARD & POOR 500

In linea generale le attività Risk_On hanno stanno superando le difficoltà tecniche che si sono intervallate nelle ultime settimane. 

L’indice che guida il percorso, l’S&P 500, sta dirigendo verso area 3800. Quota 3500 farà da base a questo movimento e determinerà il nuovo punto sotto cui mettere a fuoco eventuali segnali (remoti) di avversione al rischio. 

Il 20/20 dovrebbe quindi terminare meglio di come ha iniziato. Le macerie invece che avrà prodotto saranno oggetto di esame con molta probabilità successivamente ad inizio 2021 quando la disponibilità del vaccino sarà più concreta di oggi ed ogni correzione di mercato avrà la possibilità di appellarsi alle attese di ripresa più solide. 

Si dovranno mettere nel conto rotazioni di portafoglio mirate al recupero di tutti quegli attivi che invece hanno sofferto in questa fase e che ancor oggi quotano a prezzi da saldo. In genere rispondono a tutti i settori che contemplano attività legate alla mobilità. 

Nel contempo le banche centrali dibatteranno sulle vie da percorrere per monetizzare il debito. Tra le soluzioni non potrà mancare l’X Factor, ovvero i rendimenti reali negativi. Quindi rialzo dell’inflazione oltre i rendimenti nominali dei bond governativi. Questi dovranno comunque rimanere al di sotto dei tassi di crescita del Pil reale. Si tratta di una formula che di suo apre conflittualità ideologiche di cui abbiamo dato cenno sopra.

 

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NUMERI NEL COMPUTER. pag.    3

INTERMARKET ANALYSIS

INTEREST RATES                pag.  10
FX MARKET                          pag.  15
COMMODITY                        pag.  17
STOCK INDEX                      pag.  20

 

I conteggi di voto rimangono aperti. Attendiamo il voto, soprattutto perché l’esito potrebbe riservare ancora movimenti di coda. L’umoralità dei mercati lo chiede. Il deep state si riprende la scena politica e con essa il ruolo trainante del progetto politico ed economico.

Lo scontro a cui abbiamo assistito non è solo nei numeri del consenso,  bensì nell’affermazione del primato di una presidenza che vuole riattivare relazioni e progetti che nonostante i quattro anni di un Presidente fuori dagli schemi non sono mai stati accantonati.

I numeri nel computer dicono che l’America è divisa tra l’ideologia liberal e quella del micro mega capitalismo. I numeri nel computer dicono anche che la Presidenza democratica dovrà mediare con il Senato repubblicano. Certe cose si potranno fare ma non secondo lo schema originario. I numeri nel computer preludono ad un confronto aperto a tutto campo nel Congresso. Saprà l’America di Joe Biden stabilire priorità distinte per garantire che la politica estera sia in grado di mettere a frutto le proprie capacità per plasmare la ripresa globale? Il mondo è ancora alle prese con una massiccia crisi sanitaria, economica e sociale.

LE SFIDE PER LA NUOVA PRESIDENZA

I numeri nel computer dicono che il debito globale sta superando la soglia dei 260 mila miliardi di dollari. Il rapporto debito / PIL globale nel primo trimestre è balzato di oltre 10 punti percentuali, la più grande crescita trimestrale mai registrata, raggiungendo un record del 331%. Oltre il 92% del debito pubblico è di livello investment grade”. Si ripropone quindi per logica spontanea la domanda sulla sostenibilità di tutto questo debito.

Il debito nelle economie avanzate ha superato il 392% del PIL, dal 380% nel 2019, con l’aumento del rapporto debito / PIL al di fuori del settore finanziario più pronunciato in Canada, Francia, Norvegia e Stati Uniti. Il debito degli Stati Uniti rappresenta la quasi metà del totale di $ 185 trilioni di debito, sempre nei mercati maturi.

Il rapporto debito / PIL nel primo trimestre  nei mercati emergenti è balzato al 230%.

La Cina ha accumulato debito in tutti i settori nella misura del 335% verso il PIL, il 60% dell’accumulo di debito proviene da società non finanziarie.

Molti paesi sono principalmente debitori verso soggetti stranieri. In termini politici questi creditori  possono essere alleati o rivali ed utilizzare di conseguenza tali prestiti come leva per estendere la loro portata strategica sotto il profilo geopolitico in pressioni economiche o militari trasformando i prestiti in “trappola del debito”.

QUANDO IL DEBITO è TROPPO DEBITO?

Quindi quanto debito è troppo debito?, e fino a quando può essere considerato sostenibile per un paese? Non c’è un consenso univoco. Alcuni, pur concordando sul fatto che i conti nazionali debbano essere tenuti sotto controllo, rifiutano l’idea che esista un rapporto debito / PIL ottimale. Altri economisti sostengono che gli effetti negativi sulla crescita economica iniziano non appena il debito nazionale supera il 60% del PIL nelle economie in via di sviluppo ed emergenti e circa l’80% nei paesi sviluppati. Quando i tassi di interesse sono bassi e un paese sta attraversando un rallentamento economico, prendere in prestito denaro può essere un’opzione più attraente politicamente ed economicamente rispetto all’aumento delle tasse che può intaccare il potenziale della crescita stessa. Tuttavia un governo deve essere in grado di gestire un avanzo primario (l’eccedenza del gettito fiscale sulla spesa programmata) sufficiente a ripagare se non il debito il costo del suo servizio. 

Il debito è quindi un’arma a doppio taglio. Viene spesso utilizzato per generare crescita futura, ma la disciplina fiscale è cruciale: il persistere di disavanzi significa che prima o poi verrà raggiunto il punto di default, senza considerare che anche quando si evita il default, il costo vertiginoso del finanziamento del debito diventa un onere insostenibile per le generazioni future, tutto questo senza contare l’esposizione a pressioni politiche.

Prendere in prestito per finanziare la spesa pubblica richiede un attento atto di bilanciamento. Ciò può promuovere la crescita o portare a squilibri fiscali che la soffocano… continua a leggere…