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GERMANY EXIT EU

GEXIT

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La distruzione come processo creativo e non autodistruttivo.

La teoria delle innovazioni consente a Schumpeter di spiegare l’alternarsi, nel ciclo economico, di fasi espansive e fasi recessive. Le innovazioni, infatti, non vengono introdotte in misura costante, ma si concentrano in alcuni periodi di tempo – che, per questo, sono caratterizzati da una forte espansione – a cui seguono le recessioni, in cui l’economia rientra nell’equilibrio di flusso circolare. Un equilibrio però, non uguale a quello precedente, ma mutato dall’innovazione. Le fasi di trasformazione sotto la spinta di innovazioni maggiori vengono definite da Schumpeter di “distruzione creatrice” (o “distruzione creativa”), alludendo, con questa espressione, al drastico processo selettivo che le contraddistingue, nel quale molte aziende spariscono, altre ne nascono, e altre si rafforzano.

La distruzione come processo creativo e non autodistruttivo può rappresentare il paradigma politico dell’evoluzione delle società nelle geomappe economiche del mondo?

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TARGET 2 PAOLO SAVONA

ITALIA TARGET 2

ITALIA TARGET 2

Da anni riportiamo nei nostri studi la traiettoria divergente tracciata dai saldi di Target 2.

La dinamica  di questo indicatore dovrebbe da sola far riflettere chiunque sugli squilibri prodotti all’interno dell’Eurozona. Parlare senza apportare soluzioni concrete equivale al non fare.
Paolo Savona ha denunciato più volte la distorsione prodotta da questa anomalia. Bisogna intervenire. Se fossi nella parte in surplus sarei fortemente preoccupato verso quella in deficit. Mi porrei seriamente la domanda se quei crediti saranno onorati dalle controparti debitorie.

I tedeschi, beneficiari di quel credito se lo sono chiesto. In Germania il dibattito tra super economisti si è spinto al punto che in tempi recentissimi,  Clemens Fuest presidente dell’istituto di ricerca Ifo, il suo predecessore  Hans-Werner Sinn  con presidente del Consiglio dei esperti economici Christoph Schmidt hanno indicato l’opportunità di chiedere una clausola di uscita dall’euro per i Paesi che non ne rispettano le regole. Fuest, Sinn e Schmidt in Germania sono più che semplici economisti: da anni la loro voce contribuisce a imprimere la direzione e il tono del dibattito sull’Europa che coinvolge l’opinione pubblica e la politica in Germania. E il fatto che la loro proposta arrivi dopo le elezioni in Italia non sembra casuale ( Corriere della Sera).

Per dialogare con tali personalità bisogna farsi rappresentare da chi ha autorevolezza, competenza ed esperienza. Nessuno affiderebbe la propria difesa ad un avvocato incapace.

Ieri lo spread è salito sino testare livelli tecnici estremamente significativi. Il rialzo del differenziale funziona bene come strumento di pressione sull’opinione pubblica. Riporta la mente all’esperienza del 2011 quando un giornale scriveva a lettere cubitali “FATE PRESTO”. Da allora i saldi di Target 2 ed in particolare il deficit per l’Italia si è inabissato. Lo stock del debito è aumentato da 116% sul Pil al 130%. Abbiamo perso una fetta significativa di produzione industriale e con essa sono arrivati i NPL, crediti inesigibili, che hanno messo in difficoltà il sistema bancario e ristretto il credito alle PMI.

 

WB ADVISORS SPREAD 10 Y BTP BUND
WB ADVISORS SPREAD 10 Y BTP BUND

Oggi lo spread con ostentazione ritorna a salire. Il FTSE Mib perde qualche posizione. Ma la struttura del mercato rimane appetibile. Più la la speculazione aggredirà i nostri attivi, più questi diventeranno appetibili.

L’ euro nei confronti del dollaro da qualche settimana ha avviato una regressione significativa abbandonando l’area 1,25 eur usd. Per le aziende che esportano e gestiscono con attenzione il rischio di cambio nelle loro strategie di Risk Management, l’euro debole rappresenta come abbiamo visto nel recente passato una grande opportunità.

Nei momenti più intensi dell’aggressione speculativa l’eur usd anziché indebolirsi, come sarebbe ovvio, si rafforzava marginalmente, bisognava sostenerlo per non dare segnali al mercato di eccessiva fragilità. Potrebbe succedere ancora. Ma la struttura del trend rimane contaminata dalla percezione che la moneta così come è stata costruita non rappresenta gli equilibri fondamentali delle diverse economie che la compongono.

WB RISK MANAGEMENT EUR USD W
WB RISK MANAGEMENT EUR USD W

Qualora il ribasso dell’euro dovesse replicare il percorso già sperimentato nel recente passato ed ancor più spingersi verso i livelli inediti di cui abbiamo indicato le nostre stime, il Paese rimarrebbe all’interno del solco della crescita. Alla fine è quello che i mercati ci chiedono per sostenere l’onere del servizio per il debito.

WB RISK MANAGEMENT FTSE MIB
WB RISK MANAGEMENT FTSE MIB

EVERYTHING MADE IN ITALY

EVERYTHING MADE IN ITALY

1.25 :  l’euro  rischia di mettere freno alla ripresa dei paesi periferici dell’Europa. Quanto è importante e strategica la crescita dell’export in Italia ?

 

 

Mercoledì 28 sono stato invitato da un gruppo di imprenditori a parlare di internazionalizzazione, economia e mercati. Si tratta di un tema che mi appassiona molto e per il quale dedico gran parte dei miei studi. Internazionalizzazione, economia e mercati costituiscono un equazione funzionale  a diversi punti interconnessi. Oggi i mercati, la finanza, costituiscono una parte fondamentale della supply chain globale assieme alla concorrenza fra connettività di sistemi.

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WB ADVISORS ANALYTICS

OUTLOOK 2018: NEXT

Il 2017 è terminato con performance economiche sorprendenti.  Sarà positivo anche il 2018? L’euro sarà sempre al centro dell’attenzione, il ciclo economico ha esaurito la sua crescita nel mondo? Di una cosa siamo convinti: ciò che vedremo quest’anno si completerà nel 2019.

La mia prospettiva  parte dall’osservazione
del presente considerando la memoria del passato
per proiettare ciò che pensiamo e che vediamo
nel mondo verso la percezione del futuro:
timori, attese, sfide.

 

EREDITA’   Il passato ci trattiene, il presente ci sfugge, l’avvenire ci tormenta.Oggi qualsiasi ipotesi di cambiamento si scontra con la nostra esperienza vissuta, il passato. Le prove che abbiamo affrontato ci trattengono, inibiscono la ragione, talvolta reprimono il coraggio.  Arrendersi all’eredità del passato ci fa perdere contatto con il presente. Ci sfuggono i cambiamenti, i pensieri rimangono prigionieri e la transizione tra passato e futuro ci tormenta nel timore che di uno scenario incerto, nell’indomabile proiezione del vecchio che proietta le sue ombre nel nuovo.

Il cambiamento è la legge della vita. Quelli che guardano al passato oppure al presente perderanno sicuramente il futuro. Da Gustave Flaubert a John Fitzgerald Kennedy.

L’eredità che ci lascia il 2017 è indubbiamente positiva, anche ha lasciato aperto diversi problemi, a partire dagli squilibri in Europa. Le elezioni francesi hanno allontanato lo scenario che temevamo, senza peraltro scongiurarlo.

Nel 2018 si ritorna nuovamente a votare: in italia si voterà a marzo. Qualora la Cancelliera Merkel non fosse in grado di formare un governo entro breve, anche in Germania si convocherebbero nuovamente gli elettori. Quali saranno le reazioni dell’euro e dei mercati azionari? Quali sono le prospettive per il petrolio e le materie prime? I mercati azionari saranno in grado di replicare la positività del 2017?

Nell’Outlook 2018 abbiamo affrontato tutti questi temi tracciando uno scenario sulle tendenze che governano i tassi, i mercati obbligazionari, il forex, le commodity e gli indici dei mercati azionari.

Per ricevere il nostro OUTLOOK 2018: NEXT

Riceverai entro le prossime 24 ore il nostro report  di scenario per il 2018

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fake news

FAKE NEWS I LIKE NEWS

L’informazione è sempre più liquida. Nell’Era dell’Accesso la gente è sempre più interconnessa, così cambia il paradigma informativo. Le Fake News  sono direttamente proporzionali al desiderio di educare il pensiero.

Da secoli ormai il denaro e le banche sono alchimia finanziaria, scrive nel suo ultimo libro Mervyn King, già governatore della Bank of England. Da almeno un lustro i social sono diventati alchimia informativa,  dove in forma liquida si organizza e costruisce l’opinione comune. In un minuto su Twitter vengono postati 452 mila tweet, ogni giorno su Facebook navigano un miliardo e trecentosessanta milioni di utenti. Ciò produce un player che vale 78 miliardi di dollari, 38 miliardi tra liquidità e strumenti prontamente negoziabili, con un reddito netto di 4,7 miliardi di dollari.

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L'ORO DEL RENO RICHARD WAGNER

L’ORO DEL RENO

L’ORO DEL RENO

Quale futuro attende l’Unione Europea dopo il complicato risultato elettorale in Germania?  Un dato appare certo: lo spirito luterano dei tedeschi  riverbererà  l’austera virtù nell’Unione.

Richard Wagner sosteneva: “Il popolo è l’insieme di tutti coloro che provano una necessità comune. Dove non esiste necessità non esiste vero bisogno. Dove non esiste vero bisogno pullulano tutti i vizi, tutti i delitti contro la natura, ossia il bisogno immaginario. Ora, la soddisfazione di tale fittizio bisogno è il “lusso”. Il lusso non può mai essere soddisfatto perché, essendo qualcosa di falso, non esiste per esso un contrario vero e reale in grado di soddisfarlo e assorbirlo. Esso consuma, tortura, prostra la vita di milioni di poveri, costringe un intero mondo nelle ferree catene del dispotismo, senza riuscire a spezzare le catene d’oro del tiranno”. Wagner semantizza fortemente alcuni elementi già presenti nelle fonti di partenza e ne inserisce di nuovi; la visione di una natura incontaminata, per quanto fugace, è fortemente caratterizzata a livello musicale ma anche lessicale per cui, non appena il nibelungo Alberich rinuncia all’amore per sottrarre l’Oro del Reno alle ondine, si percepisce che qualcosa è cambiato, nulla è più come prima: l’atto di violenza egoistica ha messo in moto l’inarrestabile corruzione della storia.

Nel L’Oro del Reno traspare l’animo luterano di Wagner così come nel voto tedesco traspare lo spirito di un suffragio che reclama la centralità della Germania rispetto ad un clima  di sospetti reciproci e quindi di insicurezza che favorisce l’affermarsi dell’assolutismo ed il ripercuotersi di fratture nell’Europa intera.

L’esordio/vittoria di AFD al Bundestag matura con la conquista di 94 seggi a detrimento dei 65 seggi persi dalla CSU (Angela Merkel) e dei 40 persi dalla SPD. La compagine governativa switcha i suoi 105 seggi a tutto vantaggio di Alternativa per la Germania ed i conservatori liberali di FDP.

ELEZIONI GERMANIA
CONFIGURAZIONE DEL VOTO NEI LANDER DELLA GERMANIA 2013 – 2017

Due anime conservatrici, la prima all’opposizione, la seconda candidata alla formazione del governo.  Evocare il nazismo significa perdere di vista il trend sociale. Significa non leggere correttamente la reazione della borghesia e della classe media alla politica europeista dei governi precedenti.

Dopo la correzione del voto francese, il trend populista,  secondo il principio wagneriano de il popolo è l’insieme di tutti coloro che provano una necessità comune, riprende quota: da Brexit a Trump, l’incognita Catalana, ora la Germania. Macron appare già in difficoltà; i voti dei grandi elettori al senato hanno limitato la sua maggioranza.

Di conseguenza la domanda che il mercato si pone sempre più con circospezione riguarda l’Italia e non perché chi scrive vede le cose da una prospettiva domestica, quanto piuttosto perché il nostro è, come non abbiamo mai smesso di scrivere, il punto critico dell’Unione. E questo non solo per ragioni di vulnerabilità, quanto invece per i vizi e le virtù intrinseche.

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EURO: TENSIONI SUL MERCATO DEI CAMBI

EURO: TENSIONI SUL MERCATO DEI CAMBI

Siamo ai vertici del grande range che ha dominato l’andamento del cambio negli ultimi due anni. La progressione dei prezzi appare in distonia con i fondamentali, e la domanda centrale si fa sempre più insistente: Quanto vale un euro sul dollaro?

Nell’Eurozona i segni di ripresa ci sono, ma è ancora una ripresa debole, particolarmente debole in paesi come l’Italia. Questo mette in luce la fondamentale debolezza istituzionale della costruzione della moneta unica che non viene meno solo perché la congiuntura va un po’ meglio.

Anzi, il rafforzamento dell’euro sulle principali monete rischia di acuire squilibri. La crescita che l’aggiornamento al ‘World Economic Outlook‘ diffuso dal Fondo Monetario Internazionale offre sul quadro previsivo, offre maggior ottimismo per la zona euro.

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EXPORT MADE IN ITALY

EXPORT MADE IN ITALY
Nel 2020 l’export made in Italy contribuirà a formare un terzo del PIL.

Export: il Rapporto ICE 2016-2017 scrive che nel 2016 l’Italia si è situata al 9° posto tra gli esportatori mondiali, al 6° posto della graduatoria dei saldi attivi commerciali, oggi Sace Simest pubblicano un rapporto in cui si rileva una crescita dell’export ancor più sorprendente, soprattutto se proiettata nei prossimi anni: nel 2020 si stima che le esportazioni contribuiranno a formare un terzo del PIL.

E’ indubbio che la grande flessibilità delle aziende italiane ha consentito di coglier le opportunità offerte dalla svalutazione dell’euro nei mercati a partire dal 2014. Lo abbiamo scritto in molte occasioni parlando della competitività e della straordinaria forza del made in Italy. Analizzando i dati si evince un trend di progressivo miglioramento verso i grandi mercati del Nord America, Stati Uniti in primis, figurano positivamente tutti i mercati anglosassoni. In Europa il business del made in Italy cresce verso l’Inghilterra, mentre nell’Eurozona soltanto la Germania espone dati di crescita. E’ un segnale molto importante. La condivisione del cambio attenua il rapporto di competitività delle nostre imprese nel perimetro della moneta unica, annullando o quasi la capacità di imprimere crescita nell’area che ormai potremo ritenere domestica. La vera partita per la crescita delle aziende italiane, del loro business e quindi in ultima analisi del Pil si gioca sui mercati extraeuropei. Tutti gli studi più recenti, a partire dal documento num. 29 pubblicato da Confindustria, rilevano che la variazione acquisita nell’anno in corso, pari a +2,8%, risulta da un robusto incremento delle vendite extraUE (+4,5%) e da una dinamica meno forte di quelle intra-UE (+1,4%), specie all’interno dell’Area euro (+0,4%).

Due sono i fattori che rallentano la crescita all’interno dell’Eurozona: la scarsa competitività del nostro manifatturiero unito alla debolezza dei consumi. Sulla competitività è noto che l’Italia registra una perdita che nei confronti del benchmark tedesco è prossima se non oltre il 20%. Rimane quindi significativa la via dell’internazionalizzazione del business oltre l’area euro.

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INFLAZIONE ATTESA, DESIDERATA, REALE.

INFLAZIONE:I MERCATI SONO TROPPO OTTIMISTICI?
Il focus ritorna sulle banche centrali la cui divulgazione non appare sempre coerente , in ostaggio dei mercati sono vittime della loro incertezza sul futuro*

Siamo tutti fortemente impegnati a spiegare il presente per interpretare il futuro. Per fare questo analizziamo la storia, causa ed effetto. In quanto essere umani, siamo pesantemente indotti dalla società a creare una sorta di parallelo approssimativo tra causa ed effetto. Siamo abituati a pensare che ciò che entra in una qualunque transazione, rapporto o sistema, debba essere messo direttamente in relazione, per intensità e dimensioni, a ciò che ne risulta.

Viviamo in un ambiente di esperimenti finanziari con l’intento di stimolare effetti economici. Le banche centrali sono fortemente impegnate a scongiurare la prosecuzione di questo lungo ciclo di stagnazione di cui non si vedono ancor oggi i confini. Soprattutto da ormai dieci anni stanno esorcizzando il rischio che si ripeta la Grande Depressione degli anni trenta.

Tra gli effetti economici fortemente perseguiti rientra l’inflation targeting, linea di politica monetaria inserita nel panel di misure adottate dalle banche centrali sin dalla fine degli anni settanta. Mentre tra il ‘70 ed il 2000 l’obbiettivo era quello di produrre una grande moderazione della spinta inflattiva a beneficio della crescita economica, dal 2008 l’inflation targeting persegue il desiderio di evitare la deflazione, sempre a beneficio della crescita. Questa volta l’impegno profuso mira a promuovere la crescita dei prezzi; il 2% era e rimane il parametro a cui le linee di policy fanno riferimento.

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