Attendiamo la FED ma la scena rimane aperta sull’ultima riunione della BCE la cui partitura più che raccontare la decisione sui tassi, continua a tenere alto l’effetto sul TPI il nuovo scudo anti spread.

La FED alzerà nuovamente i tassi mercoledì, dopo la due giorni del Fomc. L’attesa rimane focalizzata su un rialzo di 75 basis point, 80% di probabilità contro il 20% per un rialzo superiore, 1%.

Mentre scorre il count down si profilano i segnali di un rallentamento della crescita su scala globale a partire dall’Eurozona, che non risparmia comunque nemmeno gli States.

Gli indicatori di sentiment segnalano nella rilevazione PMI Flash di luglio il passaggio dell’indice Composite sotto quota 50 per le due aree economiche. In Europa a trascinare al ribasso l’indice composto, 49,4, è il comparto manifatturiero 46,1; in America il Composite, 47,5 è zavorrato dal Business Services 47, rilevato ai minimi degli ultimi 26 mesi.

FED e BCE: ATTENDIAMO LA FED MA IL FOCUS RIMANE SULLA BCE

EZ PMI COMPOSITE

In Eurozona il comparto manifatturiero risulta più colpito dalla diminuzione degli ordinativi e dalle pressioni inflative generate dai prezzi dell’energia in un contesto in cui anche i servizi cominciano a segnare il passo.

FED e BCE: ATTENDIAMO LA FED MA IL FOCUS RIMANE SULLA BCE

PMI COMPOSITE EUROZONA

US PMI COMPOSITE

Le aziende hanno indicato tra le cause della perdita di momentum gli effetti della politica monetaria restrittiva e le condizioni inflative sull’offerta finale. Sul fronte dei costi di input invece rilevano un ulteriore allentamento delle pressioni. In generale i nuovi ordini non soddisfano le attese ne sul fronte del mercato interno quanto quello export.

Le rilevazioni Flash che anticipano il dato effettivo di luglio tendono a proiettare n’ombra sulla crescita nel terzo e quarto trimestre.

Del resto sono diverse settimane che registriamo una progressiva flessione delle quotazioni delle commodity industriali, a cui vanno ad aggiungersi i costi sui noli marittimi, in linea con i segnali tendenziali lanciati a marzo aprile nel nostro Blog a partire dai metalli ferrosi e non.

Il rame dopo una lunga fase di distribuzione intercorsa durante il periodo che va tra gli inizi dell’anno ed il mese di aprile, dove sono stati fissati due picchi allineati a quota 10750 (LME), ha invertito tendenza sino a crollare verticalmente in direzione del nostro target 7500 prima e 7000 usd/t ora.

Mentre il rame rappresentando una sorta di benchmark per i metalli, in particolare quelli non ferrosi, si muove con una volatilità più controllata, altri metalli hanno replicato con maggior enfasi alle pulsioni del ciclo economico. Il loro declino anticipa di fatto una contrazione del clima economico.

WB MARKET MOVER MONITORFED E BCE

Come abbiamo commentato in INSIDE CENTRAL BANK, la diretta streaming condotta da Wlademir Biasia per analizzare le decisioni della BCE la scorsa settimana, le banche centrali stanno cercando di contrastare l’inflazione raffreddando la domanda attraverso l’inasprimento della politica monetaria. Pertanto l’inversione della tendenza da rialzista a ribassista delle materie prime rientra tra i loro obbiettivi e per farlo, secondo la nostra view, hanno messo nel conto il rischio di contrarre il ciclo economico.

COMMODITY

Il ribasso sta colpendo anche gli agricoli, le soft commodity ed ora potrebbe estendersi anche al comparto dell’energia. Su questo fronte da tempo abbiamo messo in evidenza il ritorno delle quotazioni del Brent verso 100 usd/bar segnalando l’importanza tecnica del breakout di tale livello per trasmettere un più ampio e significativo segnale riflessivo in grado di spingere le quotazioni verso area 80 usd senza escludere uno showdown in direzione dei 60 usd/bar.

Su questo tema si apre la riflessione sul Natural Gas importato dalla Russia il cui benchmark, Dutch TTF future, ha per il momento delimitato il rialzo fissando un picco in area 175/185 eur mwh e che potrebbe perdere momentum prossimamente a determinate condizioni la cui sintesi potrebbe concretizzarsi  a seguito di un eventuale  ritorno dei prezzi sotto quota 135 euro.

FOREX MARKET

L’ampiezza del rialzo dei tassi deciso dalla BCE di 50 basis point, applicato oltre le attese iniziali di 25 punti, potrebbe essere messo in relazione al rialzo  di 75 punti (qualora rispettato) della FED questa settimana e mantenere di conseguenza attiva la reazione dell’euro verso area 1,0450 eur usd.  In attesa della decisione della Riserva Federale, focalizzeremo l’attenzione nel range 1,0120 – 1,0270. Ci aspettiamo tuttora un break up del livello superiore ed una progressione verso ‘obbiettivo indicato.

Si tratta di un riequilibrio delle contrattazioni che rimane inserito ancora in un contesto dove il ciclo riflessivo dell’euro nei confronti del dollaro appare ancora attivo.

La verifica di questo passaggio avrà impatti sulle strategie di Risk Management. Stiamo analizzando lo scenario che ci porterà agli inizi dell’autunno, quando apriremo, con le aziende che seguiamo con il nostro servizio di advisory, le riflessione sulle strategie di valutazione dei cambi di budget e di listino, import ed export, nonchè i conseguenti piani di controllo del rischio.

INFLAZIONE: abbiamo raggiunto il picco?

Nel mese di luglio le principali banche centrali chiameranno durante i loro meeting di politica monetaria robusti rialzi dei tassi ufficiali in risposta alle pressioni inflattive. La Fed confermerà un rialzo di 75 bp, 25 la BCE, la BoE dovrebbe alzare di 50 bp, la Banca centrale australiana lo ha appena fatto. La tendenza globale di un inasprimento aggressivo della politica monetaria vedrà inoltre la stretta della Banca centrale del Canada la quale prevede anch’essa un aumento di 75 punti base questa settimana, dopo due aumenti consecutivi di 50 punti base. Nell’insieme si supererà in termini statistici  il robusto aggiornamento di giugno.

Pensiamo che l’azione vada inserita in un contesto di adeguamento degli equilibri monetari ad uno scenario in cui la crescita dei prezzi è ben oltre le dimensioni nel rapporto di scala tra tassi ufficiali ed inflazione. Mentre i primi stanno uscendo da un ciclo deflattivo e quotano ancora a sconto sull’inflazione, quest’ultima ha raggiunto valori rapportabili alla scala degli anni ’80.

Le banche centrali sono consapevoli di questa situazione, ma probabilmente giocano sul rapporto che intercorre tra politica monetaria, inflazione e debito salvaguardando il principio nominalistico del debito a discapito del suo valore reale. La strategia potrebbe essere progettata su orizzonte temporali utili per ottenere questo risultato. Il percorso di conseguenza non sarà lineare, bensì articolato.

Il riequilibrio dei prezzi delle materie prime in atto rientra pertanto su questa linea strategica e rappresenta un’adeguamento dei valori da inserire temporaneamente nel percorso di valore.

Il ribasso delle commodity industriali a cui si sta unendo quello delle agricole e dell’energia sta spingendo il mercato ad interpretare l’attuale fase come un potenziale rallentamento dell’economia globale. Per tali ragioni è più che plausibile porsi la domanda di cui agli inizi del nostro post: inflazione siamo al picco?

L’andamento delle principali commodity confermerebbe tale ipotesi, con il distinguo sui prezzi dell’energia pagati in Europa per il gas.

Ribasso delle quotazioni delle materie prime e crescita sono quindi variabili correlate direttamente.

Questa settimana avremo il rilascio di una serie di dati sul PIL per Regno Unito, Cina e Singapore, che senza dubbio saranno al centro dell’attenzione. Allo stesso tempo, i dati sulla produzione industriale per Giappone, Eurozona, India, Cina e Regno Unito saranno esaminati per verificare l’ampiezza del rallentamento dei tassi di crescita. I dati sulle vendite al dettaglio e sul sentiment per gli Stati Uniti completerà il calendario macro economico per l’ottava che ci introduce alla prossima ottava quando ritorneranno a riunirsi i consigli della FED e della BCE per deliberare l’annunciato rialzo dei tassi.

I riflettori, tuttavia, sono probabilmente puntati sulla Cina, che ha visto persistere i blocchi nel secondo trimestre, per il quale vengono diffusi i dati sul PIL. Mentre l’ultimo PMI ha rivelato un ritorno alla crescita dopo alcuni recenti allentamenti delle restrizioni COVID-19, la crescita della domanda rimane debole nonostante la politica zero-COVID in corso. Le nostre previsioni attualmente vedono la Cina continentale contrarsi nel secondo trimestre a un tasso trimestrale annualizzato dello 0,17%, portando il tasso di crescita anno su anno allo 0,8%, il più debole dai blocchi pandemici del primo trimestre 2020.

Il Regno Unito pubblicherà le stime del PIL relative al secondo trimestre mercoledì, insieme ai dati sui servizi e sulla produzione industriale, che probabilmente confermeranno il rallentamento economico atteso. Sebbene i recenti dati PMI per il Regno Unito abbiano indicato una crescita dell’attività imprenditoriale, i sondaggi mostrano anche che la crisi del costo della vita ha colpito la crescita della domanda, aumentando il rischio di un’ulteriore contrazione economica del Regno Unito e recessione tecnica nel terzo trimestre.

Il calendario economico degli Stati Uniti prevede nella giornata di venerdì la pubblicazione dell’andamento delle vendite al dettaglio ed del sentiment dei consumatori. I dati sulle vendite al dettaglio saranno analizzati per valutare se l’aumento dei costi del carburante si sia aggiunto alle pressioni sui prezzi e abbia costretto i consumatori a ridurre la spesa, come evidenziato dai recenti sondaggi PMI sui servizi in forte rallentamento e prossimo a quota 50.

L’Eurozona, il Giappone e l’India riporteranno invece i dati sulla produzione. I primi due dovrebbero confermare nelle attese un nuovo calo rispetto alla  contrazione della produzione industriale rilevata negli ultimi mesi. Nel frattempo a differenza di altre aree il settore manifatturiero indiano continua a registrare ottime performance.

INFLAZIONE: abbiamo raggiunto il picco?

I recenti sondaggi PMI hanno messo in evidenza un rallentamento dei costi di input delle aziende al ritmo più significativo degli ultimi quattro mesi, segnalando un raffreddamento dell’inflazione dei prezzi al consumo globale. Mentre la crescita e dei costi di input ha avuto improvvise accelerazioni durante la pandemia, ora sembra incontrare un significativo rallentamento della dinamica. Ciò potrebbe costituire l’inizio di una fase di riequilibrio.

In primo luogo, il recente rallentamento della domanda è maggiore che in qualsiasi momento durante la pandemia a parte la fase in cui erano attivi  i blocchi iniziali  (primavera 2020). Ritorna utile osservare  che il rallentamento dei prezzi delle commodity non è causato dalle misure di contenimento della pandemia.

In secondo luogo, il recente allentamento delle pressioni sui prezzi è associato a una sostanziale moderazione dei ritardi nella catena di approvvigionamento.

In terzo luogo, il raffreddamento della domanda finale è accompagnato da un allontanamento dalla creazione di scorte, che ridurrà ulteriormente la pressione di richiamo della domanda sui prezzi degli input.

In quarto luogo, il recente rallentamento sta determinando un forte calo delle aspettative delle imprese sulle prospettive di crescita, che ora sono scese ai minimi da settembre 2020. È probabile che questo calo della fiducia allevi la pressione sulla domanda di lavoro e sui salari, in quanto oltre ad alimentare una crescita più debole della produzione nei prossimi mesi, contribuirà ulteriormente a ridurre le pressioni sulla domanda di commodity e quindi sui prezzi.

Come sopra evidenziato rimane fuori da queste valutazioni l’incognita che più impensierisce il mondo produttivo: le quotazioni e forniture di gas in Europa.

I prezzi del future benchmark Dutch TTF dopo un consolidamento sopra quota 80 a maggio hanno ripreso a salire violando i nostri trigger di allerta per puntare verso un nuovo (ci si augura) picco tra 185/175 eur mwh. Inutile scrivere che il futuro andamento delle quotazioni è nelle mani della diplomazia, ma volendo osservare una linea più fiduciosa e fuori dagli schemi, pensiamo che prevarrà la logica di mercato. Azzardiamo pertanto l’apertura ad una visione positiva che con il ritorno dei valori sotto 135 euro possa materializzare un nuovo importante ribasso delle quotazioni.  Se ciò incontrerà i nostri auspici non mancheremo di comunicarvi i segnali per tempo.

WB MARKET MOVER MONITORFOREX MARKET

Quanto sopra scritto ci porta a confermare le nostre linee guida sull’andamento del dollaro. Il Dollar Index ha raggiunto il nostro target intermedio a quota 107 (vedi report FX OUTLOOK RISKOO). Lo abbiamo scritto e sostenuto in tempi non sospetti quando la maggioranza degli analisti istituzionali stimavano un recupero significativo per l’euro e quindi un ritorno al ribasso del dollaro.

Il rapporto eur usd invece appare destinato a verificare l’altro target per noi rilevante stimato ancora nell’OUTLOOK 2022 a 0.98 eur usd EVERYTHING MUST CHANGE.

Il mercato sta avvicinando l’area in una condizione di eccesso per cui ci aspettiamo al test  dell’area 0.99/0.98 una reazione dell’euro.

Gli operatori hanno già scontato le due manovre sui tassi attese da  BCE (+0.25%) e FED (+0.75%), in occasione delle riunioni di politica monetaria in calendario il 21 ed il 27 luglio.

Per le valutazioni sugli altri cross chiedete il nostro report dedicato FX RISKOO.

INFLAZIONE: SIAMO AL PICCO?

WB ANALYTICS: DOLLAR INDEX TREND CYCLE

COMMODITY PERSPECTIVES

Come indicato nel nostro Outlook WB COMMODITY PERSPECTIVESla tendenza sul comparto rimane tuttora orientata al ribasso con il rame che verifica nelle quotazioni del LME area 7500 usd. le reazione susseguenti al test dell’obbiettivo atteso non modificheranno la tendenza riflessiva delle negoziazioni.

Il Brent ha collaudato area 100 usd/bar come anticipato nelle precedenti settimane, sta reagendo. Tuttavia restiamo dell’avviso che prossimamente avremo un breakout dell’area ed un declino delle quotazioni verso 80 usd/bar.

INFLAZIONE: SIAMO AL PICCO?

WB ANALYTICS: BRENT OIL TREND CYCLE

Il gas naturale Dutch TTF dopo aver violato i nostri due alert trigger a 96 euro e successivamente 130 a seguito della riduzione dell’offerta russa, ha annullato almeno momentaneamente ogni ipotesi ribassista nel breve. Tuttavia come scriviamo sopra non abbiamo declinato del tutto l’attesa per un ridimensionamento dei valori che in ogni caso matura soltanto con un ritorno sotto area 135 euro.

STOCK INDEX

In un quadro di restrizioni monetarie, rallentamento della domanda i mercati azionari in correlazione con quello delle materie prime tendono a consolidare l’attuale fase riflessiva di cui abbiamo anticipato le tendenze ancora alla fine dello scorso anno. Riteniamo che non sia esaurita tale fase e che l’avversione al rischio possa ancora produrre regressioni nell’ordine del 10/15% sugli attuali valori.

INFLAZIONE: SIAMO AL PICCO?

WB ANALYTICS: S&P 500 TREND CYCLE

BOND YIELD

E’ interessante osservare la dinamica dei rendimenti. Le curve confermano lo scenario sopra descritto tracciando un profilo riflessivo evidente anche nel tratto lungo delle duration. Il nostro modello stima una flessione dei rendimenti sul tratto a 10 anni verso 0.75% a breve termine e non esclude ulteriori ribassi a medio. Ciò significa che la nostra view sul 10 Y Treasury yield rimane orientata a verificare ribassi in direzione di 2,50/2.25% a breve, 2% in un orizzonte marginalmente più ampio. In tale contesto pensiamo che i rischi sulla frammentazione dell’eurozona possano progressivamente rientrare a beneficio del BTP.

INFLAZIONE: SIAMO AL PICCO?

WB ANALYTICS: BUND YIELD 10 Y TREND CYCLE

I tassi d’interesse saranno rivisti al rialzo a partire dal mese di luglio.

Ancora una volta la BCE decide di non voler sorprendere i mercati preparandoli ad un primo rialzo già ampiamente scontato. Ne seguiranno altri a partire da settembre  qualora l’inflazione continui a premere oltre le previsioni della stessa Banca centrale. Il mercato sconta una ricalibrazione della politica monetaria sino all’1,5% entro l’anno. Più probabilmente la BCE aumenterà di altri 25 bp a settembre  con l’obbiettivo di riportare i tassi fuori dal ground zero.   Dicembre potrebbero essere ulteriormente rivisti al rialzo di 25 bp, crescita economica permettendo.

Nel contempo il governatore Lagarde ammonisce i mercati sulle intenzioni della BCE di evitare frammentazioni all’interna dell’Eurozona. Rispolvera per l’occasione il Draghi moments, sostenendo che il Consiglio metterà a punto gli strumenti necessari per affrontare la situazione. 

Tuttavia potrebbe aprirsi un  rischio: se la Bce dice ai mercati di voler difendere gli spread, i mercati tenderanno a mettere alla prova tale affermazione.

Come da programma la BCe ha comunicato le sue previsioni per l’inflazione rivedendole al rialzo ed abbassando le stime sulla crescita  

Le proiezioni indicano che l’inflazione rimarrà oltre le stime precedentemente formulate ancora per qualche tempo.

Le nuove proiezioni  prevedono un’inflazione annua al 6,8% nel 2022, prima che scenda al 3,5% nel 2023 e al 2,1% nel 2024, un valore superiore a quello delle proiezioni di marzo.

L’inflazione al netto di energia e cibo dovrebbe raggiungere una media del 3,3% nel 2022. 2,8% nel 2023 e 2,3% nel 2024, anche al di sopra delle proiezioni di marzo.

La BCE riduce le sue previsioni di crescita per il 2022 al 2,8% dal 3,7% e per il 2023 al 2,1% dal 2,8%. Per il 2024, è una revisione al rialzo al 2,1% dall’1,6%.

Ieri nel nostro streaming in diretta, INSIDE CENTRAL BANK, dedicato all’analisi delle decision i della BCE, Wlademir Biasia ha fatto una digressione sui fattori che hanno scatenato l’inflazione a partire dal l’andamento dei prezzi dell’energia. WB Advisors prevede un allentamento delle quotazioni del gas, dell’energia elettrica, mentre attende una correzione del petrolio sotto 115 usd/bar per fissare anche in questo caso  un segnale di allentamento delle pressioni. La moderazione dei costi energetici unita all’allentamento delle interruzioni dell’approvvigionamento legate alla pandemia e la normalizzazione della politica monetaria dovrebbero portare a un calo dell’inflazione a medio termine.

In merito alle catene di fornitura sono stati evidenziati l’esito dei sondaggi PMI dove da un mese a questa parte si evidenzia un’inversione di tendenza con una contrazione dei ritardi sulle forniture.

Mettendo a fuoco i dati PMI sul manifatturiero su scala Globale si ricava una conferma del rallentamento degli ordinativi e dell’output. Tale rallentamento appare più marcato in Giappone ed in Eurozona. La Cina che mette in evidenza da alcuni mesi dati recessivi, ha recentemente avviato un segnale di recupero.

FX RISK MANAGEMENT EUR USD L’euro secondo quanto avevamo indicato in più occasioni, compreso il post di inizio settimana, alle prime battute in conferenza stampa è andato a testare l’area prospiciente quota 1,08 contro dollaro per regredire successivamente sotto il nostro primo livello di sostegno tecnico 1,0645.

Nell’ultimo mese avevamo indicato nei nostri Outlook l’importanza di questo ritorno dei valori da 1,04 a 1,08 in chiave ciclica.  Secondo le nostre analisi, la violazione di 1,08 ha modificato l’equilibrio degli assetti nel mercato. Il fatto che in queste ore il mercato abbiamo voluto rimettere alla prova la tenuta del livello, ad aprile in versione floor, ora come cap, rafforza la nostra opinione.

La prossima settimana si riunirà il Fomc, il braccio di politica monetaria della FED, l’esito non dovrebbe riservare sorprese. Il mercato attende un ulteriore incremento dei tassi di 50 bp.

pensiamo che su queste basi il ciclo positivo per il dollaro possa ancora rimanere attivo.

Ovviamente analizzeremo le decisioni e le parole di Jerome Powell in conferenza stampa per declinarle nel nostro modello di ricerca. Tuttavia la tenuta di area 1,08 tenderà a quel punto a conferire ulteriori segnali di forza al dollaro. Gli obbiettivi di scenario per eur usd e tutti gli altri rapporti di cambio, i livelli operativi per l’attività di Risk management potete trovarli nel nostro FX OUTLOOK RISKOO.

CONSIGLIO BCE ATTESE PER L'ANNUNCIO SUI TASSI

WB ANALYTICS: EUR USD ST

BANCA CENTRALE EUROPEA: ci siamo. Questa settimana la BCE riunisce il proprio Consiglio per discutere di politica monetaria e decidere o meno l’atteso rialzo dei tassi.

L’ultimo dato sull’inflazione rilasciato in Eurozona spinge il Board a prendere una decisione che ha anche risvolti politici, pertanto si preannuncia un confronto piuttosto serrato tra Consiglieri appartenenti all’area del nord  rispetto a quelli del sud Europa. In mezzo ci sarà la Germania stretta tra la necessità di guardare all’inflazione ma anche alla performance economica. Nel meeting di giovedì  si capirà meglio quindi se i falchi abbiano preso il sopravvento rispetto al gradualismo invocato sinora dalla presidente Christine Lagarde – i mercati sono passati a prezzare almeno un incremento dei tassi da 50 punti base in una delle riunioni da qui a ottobre, mentre la zona euro fa i conti con un’inflazione record all’8,1%. La curva sconta 125 punti di stretta entro fine anno (100 entro ottobre) contro i 110 di una settimana fa. Salgono parallelamente anche le scommesse sui tassi terminali, prezzati all’1,8% entro febbraio 2024 da 1,5%.
La BCE pubblicherà inoltre le nuove stime trimestrali su crescita e inflazione della zona euro, che saranno attentamente monitorate considerando che in passato la banca centrale europea – che dichiara di voler essere ‘prevedibile’ – ha seguito la prassi di intervenire sulla base di esse. Riteniamo che la risposta del Consiglio possa assumere un tenore politico annunciando un possibile aumento per luglio pari a +25 pb. In ogni caso prevarranno sull’annuncio le modalità e le sfumature che accompagneranno le decisioni assunte. Pertanto non escludiamo che la conferenza stampa possa innescare volatilità sui mercati.

ALLE 16 a conclusione della conferenza stampa del Governatore, copriremo gli esiti della Riunione BCE con un nostro Outlook, in diretta streaming,  sugli impatti che le dicisioni rifletteranno su euro e mercati in generale (LINK PER ISCRIVERSI) .

In settimana si riuniranno anche oltre alla Banca Centrale Europea quella dell’Australia, dell’India e della Thailandia e per finire venerdì quello della Banca centrale russa.

Sono attesi rialzi dei tassi in tutte le riunione, fatta eccezione per la Bank of Russia. In questo caso i tassi ufficiale dovrebbero scendere dal 14 al 10%. Questa decisione dovrebbe scaturire dalla necessità da parte della Banca di raffreddare l’ampia rivalutazione del rublo che al momento quota tra 6265/71 eur rub, ovvero a valori inferiori rispetto alla media consolidata prima della crisi militare (85 eur rub).

L’agenda macro economica sarà concentrata ancora una volta su una serie di dati sull’inflazione, in particolare i dati sull’IPC USA e sulla fiducia dei consumatori. La Cina ha pubblicato nelle prime ore del mattino  i dati PMI realtivi al settore dei servizi, in ripresa da quota 36.2 a 41.4 (sotto la linea spartiacque  50), mentre giovedì riporterà i  dati sulla bilancia commerciali di maggio, venerdì sull’inflazione attesa al 7.7% (annuale). In generale i dati andranno interpretati  in sovrapposizione alla situazione pandemica alla luce dei primi segnali di miglioramento a metà del secondo trimestre.

Infine avremo i dati lagging rispetto al ciclo economico relative alla lettura finale del PIL del primo trimestre dell’Eurozona +0.3% (attesa) e del Giappone -0.3% (attesa).

PMI L’allentamento dei ritardi dei fornitori potrebbe contenere parzialmente le pressioni sull’inflazione.

Un segnale incoraggiante proveniente dalle indagini PMI di maggio è giunto dall’attenuazione dell’incidenza dei ritardi dei fornitori segnalati negli Stati Uniti e in Europa. Sebbene gli indici dei ritardi nella catena di approvvigionamento rimangano generalmente peggiori che in qualsiasi momento prima della pandemia, i tempi di consegna dei fornitori si sono allungati a maggio al ritmo più lento da gennaio 2021 e ottobre 2020. Sebbene le linee di approvvigionamento più ristrette della Cina siano state viste come la causa principale di un peggioramento dei tempi di consegna in Giappone e, in misura minore, nel resto dell’Asia, i ritardi di consegna sono diminuiti anche all’interno della Cina continentale, il che fa ben sperare per la capacità di produzione e l’apertura ad una fase di normalizzazione.

WB MARKET MOVER MONITOR

Questa e la prossima settimana tenderanno ad avere un forte impatto sui mercati. Le attese per le due riunioni, BCE e FED, animerà le conseguenti aspettative sull’andamento dell”EURO e del DOLLARO. Nella diretta streaming, INSIDE CENTRAL BANK, organizzata in collaborazione con AITI, l’Associazione Italiana dei Tesorieri d’Impresa, daremo seguito alle indicazioni anticipate alla conclusione del precedente meeting di maggio, dove segnalavamo che, dopo un’attesa discesa dell’eur usd a 1.04 avremmo avuto un ritorno delle negoziazioni verso area 1.08. In quell’occasione avevamo posto l’accento sull’importanza strategica di questa verifica per le implicazioni cicliche di lungo termine.  Pensiamo che con i prossimi due meetings, BCE e settimana successiva FED,  dovremmo completare tale collaudo e definire un quadro significativo sul trend di medio lungo termine.

WB MARKET MOVER MONITOR WEEK 23-22

WB ANALYTICS: EUR USD SHORT TERM TREND

Il mondo economico si divide tra tre fuochi di pressione: da un lato la guerra  e le ripercussioni indotte dagli effetti delle sanzioni; l’inflazione a cui si contrappongono le azioni delle banche centrali ed infine le restrizioni sanitarie in Cina che rimettono in discussione le catene di fornitura.

Sono tre fronti a cui dobbiamo rispondere con attenzione in quanto stanno erodendo il quoziente di fiducia che le aziende avevano accumulato con la ripresa post-Covid.

Nell’ultima settimana abbiamo assistito ad una serie di interventi restrittivi delle banche centrali a partire dal rialzo dei tassi di 50 bp della Federal Reserve. Inizialmente il mercato ha reagito positivamente dopo la decisione del FOMC,  sia per aver evitato di subire un aumento di 75 punti base (bps), sia per la rassicurazione del presidente della Fed Jerome Powell di non prendere in considerazione aumenti di 75 punti base nelle prossime riunioni. Detto questo, la Fed resta impegnata a frenare l’inflazione e gli ultimi dati PMI hanno suggerito che le pressioni sui prezzi nel settore privato statunitense si sono ulteriormente intensificate ad aprile. Pertanto, i rilasci di CPI e PPI di questa settimana, relativi al mese di aprile, saranno messi a fuoco dagli operatori.

I dati sull’inflazione saranno quindi al centro dell’attenzione a partire da quelli riportati dagli Stati Uniti e dalla  Cina. Avremo inoltre diversi interventi da parte di esponenti della Fed che non mancheranno di rilasciare commenti in materia.

In ogni caso la reazione positiva del mercato azionario americano si è spenta velocemente.  Gli effetti della guerra e delle relative sanzioni, come abbiamo scritto, pesano sul clima di fiducia delle imprese. Le quotazioni delle principali commodity industriali, i metalli,  hanno perso momentum. In particolare l’Alluminio è sceso pesantemente nelle ultime settimane, anche il rame ha violato significativi livelli tecnici. Altri metalli minori, quotati sui mercati a termine a Shanghai e Guangzhou in Cina sono scesi la scorsa settimana. Sul comparto delle commodity aggiorniamo in settimana l’Outlook per verificare quanto gli effetti congiunti della guerra e delle restrizioni sanitarie in Cina stiano modificando i loro trend sottostante.

Tra tutti gli elementi osservati l’unico segmento che non risente dei timori di un rallentamento della crescita è quello energetico. Il Brent oil continua a quotare sopra la linea dei 100 usd/bar, mentre il future sul Natural gas, Dutch TTF, consolida valori tra 95 e105 eur/mwh.

Il surplus della Bilancia Commerciale cinese è ampiamente sceso dai picchi dello scorso mese di marzo. Son crollate le importazioni da un anno a questa parte ma anche le esportazioni hanno subito per il sesto mese consecutivo una significativa riduzione. L’export cinese è passato dal picco di 340,40 miliardi di usd di dicembre ai 273,62 miliardi di aprile. Anche le importazioni hanno subito una significativa decelerazione: da 253,05 a 273,62 miliardi di usd.

La crescita delle esportazioni è stata una componente importante a sostegno della rapida espansione economica della Cina. Negli ultimi anni macchine e mezzi di trasporto hanno rappresentato quasi la metà delle esportazioni totali, in particolare macchine, apparecchi ed elettrodomestici elettrici (14%), apparecchi e apparecchiature per telecomunicazioni e registrazione e riproduzione del suono (12%), macchine per ufficio e macchine automatiche macchine per l’elaborazione dati (8%) e macchinari e attrezzature industriali generali e parti di macchine (5%). Altre importanti categorie di esportazione sono state: manufatti vari (23%), manufatti classificati principalmente per materiale (16%) come filati tessili, tessuti, articoli confezionati (5%), manufatti in metallo (4%) e ferro e acciaio (2%); prodotti chimici e prodotti correlati (6%); e cibo e animali vivi (3%). L’UE e gli Stati Uniti erano le principali destinazioni delle spedizioni cinesi, rappresentando oltre il 15%, seguite da Hong Kong, Giappone, Corea del Sud, Vietnam, Germania, India e Paesi Bassi (3%).

L’export dell’Italia verso la Cina è diminuito a 2,32 bil usd a marzo dal picco di 4,53 bil usd a febbraio 2022.

La principale fonte di importazioni cinesi è stata l’UE (13%), di cui Germania (5%) e Francia (2%), seguite da Corea del Sud, Taiwan, Giappone (8% ciascuna), Stati Uniti e Australia (6% ciascuna ), Brasile (4%), Malesia, Vietnam, Russia e Arabia Saudita (3% ciascuna) e Thailandia, Singapore e Indonesia (2% ciascuna).

Martedì  in Germania il Leibniz Centre for European Economic Research  riporterà le rilevazioni del sondaggio ZEW per il mese di maggio, l’indice sulle rilevazioni economiche prospettiche per l’economia tedesca. Il dato è atteso in contrazione per il secondo mese consecutivo, mentre per quanto riguarda le condizioni contingenti l’indice risulta in contrazione dallo scorso mese di ottobre.

In questo clima ci aspettiamo che la domanda rischi ulteriori rallentamenti.

Il Global PMI relativo sia al comparto manifatturiero che a quello dei servizi evidenzia in prospettiva un’erosione della domanda al punto da pregiudicare la tenuta della crescita globale nel corso del secondo semestre.

Alla base di un sentiment sempre meno positivo vi sono diversi fattori: la crisi dell’offerta (restrizioni Cina) che continua quindi a fungere da importante sostegno ai prezzi, in particolare dei beni; le sanzioni russe che continuano a fungere da supporto ai prezzi globali dell’energia.

Tuttavia, mentre l’aumento della domanda di beni ha contribuito a far aumentare i prezzi all’inizio della pandemia, questa spinta ora sta svanendo. A livello globale, secondo le rilevazioni Markit, i nuovi ordini di manufatti sono leggermente aumentati ad aprile, rappresentando comunque un quadro della domanda strutturalmente più debole. Anche escludendo la Cina, la crescita della domanda su questa misura si è notevolmente indebolita negli ultimi mesi. Pertanto, mentre il lato dell’offerta sta ancora spingendo i prezzi al rialzo, la domanda è diminuita in misura insolita in questo contesto di offerta, suggerendo che i prezzi delle merci potrebbero essere inclini a indebolirsi nei prossimi mesi.

Quanto osserviamo nelle nostre analisi sulla tendenza di diverse commodity confermerebbe tale scenario. In ogni caso, per avere un ridimensionamento più significativo dei prezzi, dobbiamo necessariamente catturare segnali di inversione di tendenza su petrolio e gas, a cascata quindi sull’energia elettrica.

In settimana osserveremo quindi sia l’andamento del future sul Gas, Dutch TTF, sia su quelli del Brent. Per il primo rimane importante il breakout di almeno area 96 eur/mwh, per il secondo quota 100 usd/bar.

WB MARKET MOVER MONITOR

FX Nel nostro streaming INSIDE CENTRAL BANK abbiamo fatto il punto sulle decisioni Fed sostenendo l’ipotesi che da area 1,05 l’eur usd potesse aprire una fase reattiva in direzione di quota 1,0850 in preparazione del meeting della BCE di giungo. Le condizioni di ipercomprato di dollari giustificano, sul piano tecnico, tale attesa. Tuttavia dovremo bilanciare tali condizioni con il rinnovato ritorno (semmai l’avesse  abbandonato) di un clima di avversione al rischio dei mercati azionari.

MARKET MOVER MONITOR WEEK 19/22

WB ANALYTICS: EUR USD TREND ST

Per tale ragione sarà importante monitorare il range 1,05-1,0650 per cogliere eventuali segnali di riequilibrio del rapporto domanda/offerta e tenuta sostanziale del trend positivo della divisa americana che rimarrebbe orientato a quanto avevamo delineato in un quadro più strategico per il rapporto di cambio euro dollaro sempre durante lo streaming.

Il dollaro conferma la sua forza nei confronti del cny. Il rapporto usd cny, dopo una lunga fase di accumulazione, ha rotto gli indugi ed ha avviato una violenta fase di apprezzamento da 6,35 all’attuale 6,70/75. Ci aspettiamo una breve fase di consolidamento, ma siamo orientati a considerare un ulteriore apprezzamento del dollaro.

Di conseguenza non escludiamo di dover rivedere a breve la nostra view sul rapporto eur cny. La recente costruzione di una base tecnica tra 6,95 e 7,05 potrebbe fare da leva una copertura di posizioni corte di euro tuttora presenti sul rapporto di cambio.

MARKET MOVER MONITOR WEEK 19/22

WB ANALYTICS: USD CNY TREND ST

COMMODITY L’evento tecnico che stiamo monitorando con maggior interesse si concentra sui prezzi del Gas Naturale europeo. Il TTF continua ad oscillare con un effetto elastico tra 105 e 95 euro (con brevi sconfinamenti sulle code). Come da tempo scriviamo la violazione di 95 euro  aprirebbe una fronte correttivo importante trascinando con se anche i prezzi del PUN, Prezzo Unico Nazionale dell’energia elettrica. In questo caso il punto di breakout coincide con l’area 197 eur mwh. Su questo segmento gioca in termini critici la discussione politica ed economica dell’allargamento delle sanzioni alla Russia su  gas e petrolio.

MARKET MOVER MONITOR WEEK 19/22

WB ANALYTICS FUTURE GAS DUTCH TTF CYCLE TREND

MARKET MOVER MONITOR WEEK 19/22

WB ANALYTICS GME PUN Base ENERGIA ELETTRICA

EQUITY Gli indici azionari hanno aperto la settimana in ribasso sulle piazze asiatiche con riflessi negativi anche su quelle europee. Il nostro scenario di base rimane orientato al ribasso nel breve, con ulteriori ritracciamenti verso i minimi di marzo.  Giocherà un ruolo importante lil collaudo di area 3900 per lo Standard & Poor 500. Se la domanda non sarà in grado di contenere su tale area le vendite attuali i mercati corrono il rischio di approfondire ulteriormente nel breve medio periodo.

Con i market movers di questa settimana si ritorna a guardare i fondamentali. In particolare i mercati attendono le prime stime flash sull’andamento del GDP relativo mal primo quarter del 2022 in Usa ed Eurozona, a seguire Corea del sud e Taiwan.

Le attese fanno riferimento alle previsioni aggiornate che tradizionalmente il FMI pubblica ad aprile di ogni anno. C’è stata una netta revisione al ribasso nelle stime di crescita per il 2022 e 2023. Le cause sono note e principalmente imputabili agli effetti della crisi nell’est Europa. A queste si sono aggiunti i più recenti ritorni ai blocchi sanitari imposti dal Governo cinese a Shanghai ed in altre significative zone industriali del Paese.

Nel nostro ultimo rapporto sull’andamento delle quotazioni delle commodity industriali, abbiamo messo l’accento sull’importanza del ritorno alle restrizioni sanitarie in Cina. Contribuiscono a raffreddare i commerci e gli scambi in un’area cruciale. Il probabile impatto degli ultimi blocchi cinesi sul commercio e sui ritardi della catena di approvvigionamento nei prossimi mesi, potrebbe avere minori impatti sulle pressioni nei prezzi globali. I futures sui metalli primari e minori, quotati al Shanghai Future Exchange ed  al Zhengzhou Commodity Exchange, stanno confermando nelle aperture di settimana quanto scritto nel nostro Outlook per il mese di maggio.

GDP MARKET MOVERS

I dati sul GDP Usa per il primo quarter , in calendario giovedì,  vedono attese di crescita al 1,1%, venerdì sarà Eurostat  a pubblicare i dati sul GDP del primo trimestre 2022 il cui consenso stima una crescita dello 0,3%.

Nei market movers , gli ultimi sondaggi flash PMI evidenziano un rallentamento del comparto manifatturiero in Europa contro una tenuta di quello statunitense. I servizi hanno retto meglio le pressioni esercitate dall’incertezza economica unita a quelle sull’inflazione. Nel frattempo le banche centrali hanno posto particolari accenti sulla loro intenzione di alzare i tassi di interesse: La Fed è attesa per una chiamata al rialzo nella prossima riunione di martedì 3 – mercoledì 4 maggio di 50 bp. La Bce, dopo aver sostenuto la tesi di un incremento transitorio dell’inflazione sta ora rimodulando il suo messaggio, ponendo l’accento su una maggiore persistenza dell’inflazione a causa degli effetti della guerra. Di conseguenza sono aumentate le voci, soprattutto la dialettica all’interno del variegato Consiglio, per un aumento dei tassi prima dell’autunno, probabilmente a luglio. Sul tema la nostra posizione rimane ancora conservativa, soprattutto nel caso in cui maturino le condizioni tecniche sotto esposte.

Pensiamo che mentre l’inflazione continuerà a monopolizzare il dibattito mediatico sui temi economici,  sui mercati possa prendere corpo una correzione significativa dei prezzi di tutti i risky_ asset.  Ne avevamo anticipato i segnali nelle scorse settimane. C’è stata una tregua generata dal recupero dei prezzi, più di natura reattiva che non costruttiva. Pensiamo che l’avversione al rischio, generata dapprima dall’impostazione restrittiva della Fed, poi dall’incertezza prodotta dalla guerra in Ucraina a cui si aggiunge ora il blocco delle attività in aree cruciali della Cina, ritorni a governare l’andamento dei mercati.

I PREZZI DELL’ENERGIA RIMANGONO AL CENTRO DEI MARKET MOVERS

Una potenziale fonte di allentamento delle pressioni sui prezzi potrebbe provenire dal petrolio. Mentre la guerra in Ucraina ha esercitato una pressione al rialzo sui costi del petrolio e dell’energia, è possibile che una qualche attenuazione di questa pressione possa derivare da un rallentamento dell’economia manifatturiera globale. Come mostra il nostro grafico sottostante, il prezzo del petrolio è aumentato molto più di quanto sia coerente con l’attuale espansione manifatturiera globale, con i dati PMI di marzo che mostrano che solo due terzi di tutte le economie coperte dai PMI registrano un aumento della produzione, che in ogni caso risulta in calo rispetto ai valori registrati alla fine dello scorso anno. Se questa debolezza si diffonde ulteriormente, i prezzi di materie prime come il petrolio potrebbero solo deviare ulteriormente dai fondamentali della domanda.

PETROLIO

Sul mercato delle materie prime abbiamo fissato nel range 112 -100 usd/bar per i future sul Brent oil, l’area di definizione di un set up propedeutico proprio all’avvio di una correzione. La tenuta nelle ultime settimane di questa banda ci porta a considerare con maggior fiducia l’ipotesi che anche il petrolio possa aprire una finestra correttiva in grado di spingere i valori verso area 92 ed a seguire 80 usd/bar. Il nostro algoritmo ADVANCE CYCLE quota in territorio negativo già da quattro settimane, ovvero da quando i prezzi sono scesi da quota120 usd/bar.

MARKET MOVERS

WB ANALYTICS: BRENT OIL TREND

EQUITY MARKET

Su tale scia ci aspettiamo una nuova gamba di ribasso nei mercati equity ed in modo selettivo anche in quello delle commodity in generale, ovvero confermiamo quanto avevamo indicato nel nostro web streaming, INSIDE CENTRAL BANK,  che abbiamo tenuto dopo la chiusura della conferenza stampa di Christine Lagarde a margine del Consiglio direttivo del 16 aprile. La chiusura di venerdì scorso ha riportato a galla tale scenario.

Stiamo stimando per lo Standard & Poor 500 un nuovo ribasso che possa spingere i prezzi oltre i minimi di marzo. Al momento il nostro modello di valutazione mette in evidenza due potenziali obbiettivi a 3930 ed in successione non escludiamo 3500. In precedenza avevamo fissato una stima a 3600 usd.

Per l’indice benchmark del mercato equity europeo le valutazioni rimangono ancora orientate a rivedere i minimi di marzo con il rischio di un ulteriore coda verso area 3000 euro.

GAS FUTURE DUTCTH TTF

Nel nostro quadro congetturale stiamo ipotizzando anche un ridimensionamento dei prezzi del gas importato dalla Russia. Attendiamo con ansia la violazione di area 90 delle quotazioni del future Ducth TTF all’ICE, come già indicato nel nostro WB COMMODITY PERSPECTIVES di maggio per poter sciogliere ogni riserva. Per le banche centrali il movimento riflessivo dei prezzi di petrolio e gas, di conseguenza anche dell’energia elettrica,  costituirebbe una auspicabile provvidenza, in quanto il maggior contributo al rialzo dell’inflazione proviene proprio dai prezzi energetici.

Il quadro dei dati economici in calendario vedrà proprio venerdì l’aggiornamento ufficiale dell’inflazione per l’eurozona. Si riferisce al mese di aprile: l’attesa è per un dato che stabilizzi il picco precedente a 7.4%. Non ci saranno quindi ancora i riflessi regressivi dei prezzi ma un sostanziale consolidamento del picco.

La lettura dei dati macro della settimana sarà quindi importante per definire il quadro d’insieme, soprattutto se unita all’andamento del PMI cinese in calendario il prossimo sabato. Le attese sono orientate ad una rilevazione inferiore a quota 50. Si confermerebbe per il secondo mese consecutivo un dato recessivo a tutta detrizione dei corsi sulle commodity.

Ritornando invece sulla lettura del GDP USA, attesa in moderata crescita dal mercato,  è bene considerare che la stima del modello GDPNow, elaborato dalla FED, per la crescita del PIL reale (tasso annuo destagionalizzato) nel primo trimestre del 2022 è dell’1,3%. L’ultimo aggiornamento risale all’elaborazione del 19 aprile, rispetto all’1,1% del 14 aprile. Dopo i recenti comunicati del Federal Reserve Board of Governors e dell’US Census Bureau , la stima attuale della crescita degli investimenti interni privati ​​lordi reali del primo trimestre è aumentata da -0,8% a 0,1%.

MARKET MOVER MONITOR WEEK 17/22

Per quanto riguarda gli impegni ufficiali  delle banche centrali il calendario prevede soltanto un’unica riunione della Banca centrale del Giappone. Sebbene non siano previste modifiche sul fronte della politica monetaria, le proiezioni della banca centrale saranno esaminate con attenzione in quanto la recente svalutazione del jpy non è del tutto gradita al Board.

Sul fronte dei mercati valutaria abbiamo assistito dapprima al breakout tecnico di area 1.0850 di eur usd. successivamente il mercato ha collaudato l’evento tecnico proponendo un ritorno delle contrattazioni proprio su tali livelli. In linea con quanto avevamo previsto nell’INSIDE CENTRAL BANK del 16 aprile, il test si è concluso a favore del dollaro aprendo una nuova finestra operativa che dovrebbe portarci verso il secondo degli obbiettivi stimati per il cambio nel corso di quest’anno nel nostro FX OUTLOOK 2022 .

MARKET MOVERS WEEK 17/22

WB ANALYTICS: EUR USD ST

 

DE – DOLLARIZZAZIONE.

Il dollaro nella grande partita geopolitica

Previsioni di de-dollarizzazione?- Il conflitto geopolitico che si è aperto lungo la linea rossa tracciata dalla Russia in opposizione alla Nato, segna una linea di faglia geo monetaria tra economie commodity based ed economie fortemente finanziarizzate.

E’  da tempo che si discute di una de-dollarizzazione tra gli addetti ai lavori. Con la crisi in Ucraina e l’imposizione di sanzioni finanziarie alla Russia  l’apertura di un fronte di alleanze favorevole alla de-dollarizzazione del sistema monetario globale potrebbe emergere con evidenza nei mercati. La bandiera sotto la quale aggregare un patto per la de-dollarizzazione potrebbe essere disegnata con l’intento di diminuire il peso economico dei poteri sanzionatori di Washington e il suo controllo de facto sul circuito SWIFT, il principale servizio di messaggistica interbancario attraverso il quale le banche spostano denaro da un paese all’altro.

L’iniziativa degli gli Stati Uniti di bloccare le riserve valutarie della banca centrale russa, rischia di accelerare l’aggregazione di un club di stati  per competere contro il dollaro.

La Russia ha risposto alle sanzioni occidentali opponendo all’embargo Swift, il regolamento dei pagamenti del gas in rubli e linkando la propria moneta all’oro. Le riserve in oro di Russia e Cina sono fortemente aumentate negli ultimi anni in contrapposizione ad un progressivo disimpegno delle stesse dalla detenzione di US Treasury.

Le riserve in dollari sono diminuite in termini percentuali rispetto allo stock delle riserve valutarie globali.

E' INIZIATA LA DE-DOLLARIZZAZIONE DELL'EECONOMIA GLOBALE?

WB ECONOMICS: GLOBAL CURRENCY RESERVE

La Russia non può accedere a circa la metà delle sue riserve valutarie di 640 miliardi di dollari, che aveva assiduamente accumulato nell’ultimo decennio come difesa contro shock economici o sconvolgimenti geopolitici. Il congelamento delle riserve valutarie russe ha portato a molte discussioni sul fatto che alcuni paesi cercheranno (o dovrebbero) di diversificare le loro riserve valutarie dal dollaro USA.

Con Bretton Woods il nuovo sistema economico internazionale stabilì, con una forzatura politica degli Stati Uniti, di porre il dollaro al centro delle transazioni internazionali. In quel forum, John Maynard Keynes  propose di istituire una Banca Centrale Globale, una International Clearing Union e un bancor. I paesi aderenti avrebbero utilizzato questa architettura  per effettuare pagamenti tra loro.

Negli accordi di Bretton Woods cercò di correggere l’interazione tra i forti squilibri accumulati dall’economia e dalla finanza internazionale nel periodo tra le due guerre. Le trattative  determinarono  la via  verso un approccio di puro segno monetario alla base del nuovo ordine economico globale. L’intento di mantenere un rapporto con l’oro attraverso il gold exchange standard  durò  fino al 15 agosto del 1971.  Con lo Smithsonian Agreement, gli USA abolirono la convertibilità del dollaro in oro, decretando di fatto la fine del sistema aureo e la nascita del sistema fluttuante dei cambi flessibili. Ora la Russia, agganciando il  rublo all’oro ne riattiva effetti e memoria, ma soprattutto apre una breccia su un potenziale ciclo di de-dollarizzazione.

MARKET MOVER MONITOR

Le rilevazioni dei sondaggi effettuate tra l’11 ed il 24 marzo da Markit, il PMI manifatturiero della Germania è stato rivisto al ribasso a 56,9 rispetto al precedente mese di febbraio rilevato a 58,4 segnalando un livello di crescita dell’attività industriale in flessione rispetto al picco degli ultimi 18 mesi. Gli afflussi di nuovi ordini sono aumentati al tasso più debole degli ultimi tre mesi. L’invasione russa dell’Ucraina ha anche portato a una rinnovata pressione sulle catene di approvvigionamento e a sfide di lunga data sulla disponibilità dei materiali. L’impennata dei prezzi di petrolio, gas e altre materie prime ha portato per la prima volta in cinque mesi ad un aumento del tasso di inflazione dei costi di input. A sua volta, c’è stato un aumento più rapido dei prezzi medi alla fabbrica, con un tasso di aumento che si è ritornato ad esprimere una tendenza impressionante.

Se si raffronta l’andamento del PMI Manufacturing tedesco con quello degli Stati Uniti si evince un andamento divergente. Sempre per lo stesso periodo Markit riporta un incremento del tenore del sentiment con la crescita del portafoglio ordini segnalata in aumento. Situazione che continua a determinare una crescita della domanda di lavoro con un’offerta non adeguata.

Le pressioni sulla catena di fornitura si stanno attenuando, mentre permangono se non addirittura aumentano quelle sui prezzi input. I relativi grafici riportati da Markit riportano puntualmente tale divergenza.

 

LE SANZIONI METTONO IN CRISI LA CRESCITA IN EUROPA

WB ECONOMICS: INDICI MARKIT PMI MANUFACTURING

L’Italia essendo fortemente correlata all’andamento dell’industria manifatturiera tedesca si allinea alla tendenza.

 

LE SANZIONI METTONO IN CRISI LA CRESCITA IN EUROPA

MARKIT PMI MANUFATURING ITALY 

L’Eurozona risulta ulteriormente penalizzata dalla straordinaria divergenza che si eè creata tra i prezzi sostenuti dalle aziende americane rispetto a quelle europee per la fornitura di energia e di materie prime in generale. 

Il solo incremento delle quotazioni del gas pone su piani diversi le due aree economiche. L’apprezzamento del valore della media dei prezzi risulta pari al 400% in Eurozona negli ultimi 12 mesi, mentre negli Stati Uniti aumento è stato del 50%. I valori puntuali da evidenziano un rialzo alla data odierna (picchi esclusi) rispetto a giungo 2021 poco superiore al 400% in Eurozona, del 10% negli Usa.

A causa di questa divergenza le commodity industriali (metalli) in Europa hanno consolidato, quando non aggiornati con nuovi massimi,  i picchi fissati tra l’estate dello scorso anno e gli inizi di quest’anno, mentre sempre negli Usa abbiamo visto in molti casi robusti ritracciamenti dei picchi fissati la scorsa estate.

Il dollaro si è apprezzato nello stesso periodo nella misura dell’11%. Abbiamo capitalizzato tale apprezzamento sull’euro coprendo l’esposizione all’import già dall’estate scorsa l’attuale esercizio 2022. In termini opposti abbiamo gestito l’esposizione all’export in chiave proattiva al rischio capitalizzando le opportunità offerte dall’apprezzamento del dollaro.

La nostra strategia, selettiva nei confronti dell’approccio alla mitigazione dei rischi, ci ha consentito di beneficiare delle coperture finanziarie sulle forniture di energia e diverse commodity, mentre sull’esposizione valutaria abbiamo privilegiato, in linea con la nostra visione dei mercati, la debolezza generalizzata dell’euro coprendo i flussi import a partire dai valori di budget.

Il rapporto di cambio eur usd ha raggiunto in questo primo trimestre il nostro primo target di prezzo tra 1,09/1,08. Si tratta dell’obbiettivo intermedio tracciato dal nostro Outlook 2022.

L’area 1,08 ha una rilevanza tecnica estremamente significativa. La violazione del livello alimenterebbe ulteriori acquisti di dollari sia sotto il profilo commerciale che speculativo.

WB MARKET RISKOO ENTERPRISE RISK MANAGEMENT

WB ADVISORS

LE SANZIONI METTONO IN CRISI LA CRESCITA IN EUROPA

WB ANALYTICS: EUR USD ST

WB MARKET RISKOO ENTERPRISE RISK MANAGEMENT

Dopo la grande ubriacatura sull’imminente avvio del ciclo rialzista dei tassi di interesse, dove si sono alternate voci ed aspettative sul numero ed ampiezza delle singole chiamate, gli operatori dovrebbero ritornare a considerare l’altra faccia della luna in un mondo in cui, benché l’inflazione incalzi le banche centrali,  il rischio di un rallentamento della crescita potrebbe risultare più concreto di quanto non sia atteso.

I recenti sondaggi sulla fiducia delle imprese su scala globale elaborati da Markit, hanno mostrato che la crescita economica mondiale è scesa al livello più basso da un anno e mezzo a gennaio. I dati settoriali dettagliati dell’indice PMI rivelano come i settori a contatto con i consumatori siano stati i più colpiti dal rallentamento a causa della variante Omicron, con il turismo e le attività ricreative che hanno registrato la flessione di gran lunga più marcata. Molti altri settori hanno visto il trend della produzione deteriorarsi durante il mese a causa della diffusa carenza di personale e materiali.  C’è comunque la convinzione che quest’ultimi possano rimbalzare velocemente una volta esaurita la diffusione dei contagi e soprattutto dopo il ritiro dei blocchi sanitari.

I grafici mettono chiaramente in evidenza la recente perdita di momentum generalizzata rispetto all’andamento rilevato lo scorso dicembre.

MARKET MOVER MONITOR WEEK 8/22

GLOBAL PMI AREA & SECTOR OUTPUT GENNAIO 22 [FONTE MARKIT JP MORGAN]

 Martedì e mercoledì Markit pubblicherà i nuovi  dati flash per il mese di febbraio. Le attese per l’Eurozona e gli Stati Uniti non evidenziano ulteriori rallentamenti rispetto al dato di gennaio. Per il Giappone e l’Australia invece il consensus prevede un ulteriore rallentamento, come pure in Gran Bretagna.

Markit riporterà anche il dato PMI per Francia e Germania: le attese confermano un rallentamento per il segmento services ed un consolidamento per il manufacturing.

La carenza di materiali rimane diffusa, ma in media si attenua
La produzione sia nel settore manifatturiero che nei servizi è stata spesso limitata dai continui ritardi nella catena di approvvigionamento. Il numero di aziende in tutto il mondo che hanno riferito che la produzione era limitata dalla carenza di materiali ha continuato a crescere a 2,3 volte la media di lungo periodo, un rapporto superiore a qualsiasi cosa vista prima della pandemia. Tuttavia, questo è in calo da un massimo di 3,4 dello scorso ottobre, al culmine delle interruzioni della catena di approvvigionamento causate dalla variante Delta.

L’allentamento del numero di vincoli di produzione dovuti alla carenza di materie prime, nonostante l’aumento della variante Omicron, fornisce notizie incoraggianti sulla catena di approvvigionamento, sebbene chiaramente la situazione generale rimanga quella di ritardi nella catena di approvvigionamento che limitano la capacità operativa.

Sempre martedì avremo il dato IFO per la Germania. Le stime prevedono un ulteriore incremento dell’indice che riporta il – clima di fiducia – dopo il leggero rimbalzo di gennaio.GERMAN IFO INSTITUTE

WB ECONOMICS: IFO BUSINESS CLIMATE DATA

GERMAN IFO INSTITUTE

WB ECONOMICS: GERMAN IFO INSTITUTE GROWTH MODEL FORECAST

In questa fase i dati sulla crescita saranno attentamente analizzati dalle banche centrali e rapportati all’andamento dell’inflazione per approntare l’azione di policy monetaria. Pertanto continueremo a mettere in relazione tali fattori per identificare il grado di severità con cui i consigli affronteranno l’attuale contesto inflazionistico.

I mercati stanno prendendo sul serio l’atteggiamento più risoluto delle banche banche centrali. Rispetto all’ultimo semestre dello scorso anno, dove privilegiavano un comportamento autoreferenziale, gli investitori stanno considerando seriamente il rischio prodotto da un potenziale ciclo restrittivo. Nelle ultime settimane c’è stata a nostro avviso una ubriacatura delle aspettative sui rialzi dei tassi. Alcune banche di primario standing si aspettano nientemeno che la Fed operi sette rialzi nel corso dell’anno, la BCE almeno due chiamate.

Noi siamo ancora dell’avviso che la Fed procederà con cautela, come pure la BCE. Il nostro scenario di base rimane orientato ad un’azione immediata della FED con tre rialzi ed uno eventuale della BCE in autunno. Molto dipenderà dall’andamento dei prezzi dell’energia: per gli Usa faranno fede le quotazioni del petrolio, per l’Uem quelle del gas importato dalla Russia.

WB MARKET MOVER MONITOR

COMMODITY ENERGY NATURAL GAS TTF [THE ICE]  Il forte deterioramento della situazione sulla linea di contatto nel Donbass sarà al centro dell’attenzione per comprendere gli sviluppi del confronto tuttora aperto tra i vari schieramenti in campo. I trader sul gas  la scorsa settimana avevano spinto nuovamente i prezzi del future sul NG Dutch TTF verso l’area 75/76 eur/mwh dopo la discesa precedente sotto quota 70 euro. La chiusura di venerdì ci è parsa nel segno di un rinnovato ammorbidimento delle tensioni.

Sarà importante che i prezzi defluiscano sotto quota 75 e riprendano ascendere per confermare lo scenario che da oltre due mesi riportiamo nei nostri post. Quest’oggi si guarderà a quota 70 come pivot point per cogliere le necessarie conferme in grado di dissipare ciò che le notizie farebbero supporre.  Per la giornata di lunedì e martedì ci aspettiamo oscillazioni comprese tra 75 e 67 eur.

In prospettiva, dovendo navigare in un ambiente fortemente contaminato dalla disinformazione, dobbiamo affrontare il percorso delle negoziazioni  assicurandoci che i passaggi tecnici confermino, passo per passo, i segnali che ci stanno conducendo verso l’area 55 eur/mwh dove collochiamo l’obbiettivo successivo alla violazione di area 70/67 euro.

– BRENT OIL [IPE] La scorsa settimana abbiamo fissato a quota 91 il primo trigger sotto il quale catturare un iniziale segnale di allentamento della forza del trend rialzista che sta governando le quotazioni del greggio. Tuttavia per imprimere una direzione più sostanziale alla correzione che ci aspettiamo dovremmo attendere la violazione al ribasso di area 85 usd/bar. E’ questo percorso che analizzeremo nel corso della settimana in sovrapposizione alle trattative sull’accordo nucleare con l’Iran.

FOREX – EUR USD Gli scambi continuano ad oscillare all’interno di una congestione causata dal posizionamento del mercato in merito alle attese di policy monetaria che le due principali banche centrali, FED e BCE, stanno alimentando. Il mercato ascolta ogni singola dichiarazione rilasciata dagli esponenti dei rispettivi board e ne proietta i contenuti sui prezzi. C’è una componente piuttosto significativa che si aspetta decisioni significative da parte della BCE a marzo, mantre per quanto riguarda il flusso delle informazioni relative alla Fed si discute sull’ampiezza del rialzo dei tassi. Il braccio di ferro ha formato una resistenza in area 1,14 ed un supporto 1,1280 eur usd. La distribuzione dei prezzi è altresì correlata all’andamento dei mercati azionari.

Segnali di ulteriore debolezza dei corsi azionari tendono a spostare i flussi in uscita verso le monete di parcheggio a partire proprio dal dollaro.

EQUITY – I principali indici azionari sono e stanno ritornando a collaudare i livelli che da mesi segnaliamo come aree estremamente critiche: in sintesi sono quota 4300 per lo Standard & Poor 500, quota 4050 per l’Eurostoxx 50. A conferma di quanto scritto nel nostro Outlook 20/22, EVERYTHING MUST CHANGE,  il percorso da noi atteso rimane orientato al ribasso secondo le ampiezze segnalate agli inizi di febbraio

GOVERNMENT BOND – Il rendimento 10 anni BTP è parzialmente sceso dai massimi fissati al 2% il 15 febbraio. La discesa potrà tradursi in un segnale più concreto soltanto nella condizioni in cui si dovesse violare quota 1,75.  lo spread rimane ancora ampio e sotto pressione. Pertanto soltanto un ridimensionamento del 10 anni Bund può mitigarne l’andamento del rendimento sul BTP. Tale ridimensionamento, atteso al momento non oltre quota 0,15%, può migliorare la situazione scendendo nuovamente verso quota 0%.

MARKET MOVER WEEK

Sono le tensioni geopolitiche ad animare il nostro Market Mover Week. La linea rossa ucraina, paradossale quanto basta ma reale nei fatti, scuote le redazioni dei media affannati a raccontare una vicenda che sostituisce la ormai declinante vicenda Omicron.

Seguiremo le notizie perché impattano direttamente sulle quotazioni del gas naturale importato dalla Russia e di conseguenza degli impatti violenti che ciò produce sulle aziende in termini di costi letteralmente fuori scala da sostenere. Siamo perplessi in quanto proprio nel momento in cui i prezzi stavano approcciando un segnale di possibile inversione del ciclo rialzista, denotando una minor preoccupazione dei mercati, i tono del confronto ritornano ad alzare la forza specifica del confronto muscolare tra le diplomazie.

Si ha la sensazione che l’inverosimile confronto voglia velare i veri temi che i mercati stanno affrontando: il tentato ritorno verso politiche monetarie restrittive.

MINUTE FED

Mercoledì saranno pubblicate le minute della Fed relative all’ultimo Consiglio di febbraio. L’inflazione continua a creare pressioni sulle opinione dei membri della Riserva Federale americana. Alcune banche di primario standing chiedono addirittura fino a sette rialzi dei tassi per l’anno in corso. Non si vedeva tale livello d’inflazione dagli anni ’80, dai tempi di Donald Reagan  e Paul Volcker, governatore della Fed dal 1979 al 1987.

Con la lettura delle minute avremo ulteriori dettagli sulle riflessioni del Fomc di febbraio. Il mercato sconta con una probabilità del 93% che al meeting del 16 marzo la chiamata al rialzo dei tassi si posizionerà tra i 50 ed i 75 punti base.

COME REAGIRANNO I MERCATI FINANZIARI AL RIALZO DEI TASSI?

I mercati sinora hanno parzialmente sottovalutato l’orientamento della Fed. I mercati azionari sono si sono ripresi dai minimi dell’anno mantenendo comunque elevata la volatilità implicita.  Per tale ragione riteniamo che l’avverbio di modo, parzialmente, sia transitorio. Ci aspettiamo un nuovo attacco dell’area 4300/200 dello standard & Poor 500, restando fedeli al nostro Outlook 20/22 circa l’espressione ribassista formulata per la prima parte dell’anno. Confermiamo altresì gli obbiettivi di movimento  verso quota 3800/600.

La volatilità sta colpendo altri segmenti del mercato, non di meno quello dei cambi. Abbiamo visto movimenti irrazionali sul dollaro. Siamo sufficientemente accorti per non farci stupire da tali episodi. Nei mercati tutto è possibile, anche l’inverosimile.

TENSIONI GEOPOLITICHE SUL FUTURE DEL GAS NATURALE DUTCH TTF

Al momento il nostro scenario di base rimane ancorato su un numero significativamente più elevato di rialzi dei tassi da parte della Fed rispetto alla BCE. Ovviamente per la parte europea molto dipenderà dall’andamento dei prezzi del gas. La nostra view sul tema rimane ancora fedele allo scenario previsto a dicembre. Nella prima parte del mese avevamo fissato un picco ciclico dei prezzi del future sul Dutch Natural Gas TTF a 180 eur/mwh seguito da un successivo declino verso area 75/70 euro. Tale flessione rappresentava per il nostro modello un ribasso intermedio a cui far seguito una breve fase di consolidamento a cui far seguire il ritracciamento definitivo del precedente rialzo verso area 50 & 30 eur/mwh.

Oggi siamo esattamente sulla soglia del breakout propedeutico al ritracciamento finale, quello che tutti noi auspichiamo.

LE ATTESE DEL MERCATO VERSO LA BCE

Ebbene se il mercato confermerà nei prossimi giorni, nonostante la temuta invasione dell’Ucraina da parte russa, la violazione di 70 euro per il future Dutch TTF, potremmo concentrarci sul ribasso del gas e su un ammorbidimento dei toni all’interno della BCE.

Il mercato oltre a scontare un’azione molto repressiva della Fed, teme un altrettanta risposta aggressiva della BCE. I rialzi attesi dalle stesse banche che prevedono i sette per la FED, stimano almeno dai due ai tre incrementi della BCE a partire da marzo. Questo spiegherebbe la volatilità del cambio eur usd. La BCE non alza i tassi dalla presidenza di Jean-Claude Trichet (2008).

LE CONDIZIONI MACRO ECONOMICHE

A Gennaio l’indice MARKIT GLOBAL PMI ha registrato il calo delle aspettative più marcato negli ultimi 18 mesi.  Il livello dell’indicatore Composite, manifatturiero + servizi, è sceso sulla soglia spartiacque 50, ovvero il livello che segna la linea di confine tra crescita e decrescita.

Il comparto più segnato dalla contrazione dei consensi è quello dei servizi (turismo e ricettività), seguono sul fronte produttivo le aziende produttrici di metalli, miniere e risorse di base. Dei 26 settori oggetto del sondaggio, 14 riportano un calo di crescita della produzione.  Tuttavia le prospettive sugli ordinativi sembrano supportare ancora il comparto manifatturiero. Nel sondaggio Markit in cui sono mappate 30.000 aziende locate in 40 paesi, si confermano ancora le problematiche relative ai tempi di consegna, la disponibilità di merci ed la pressione dei prezzi. Tuttavia le prospettive sugli ordinativi rimangono positive.

MARKET MOVER MONITOR WEEK 7

MARKIT PMI GLOBAL OUTPUT BUSINESS INDEX

 

Martedì in Germania il Centre for European Economic Research pubblicherà l’indice di sentiment ZEW. Il consensus stima la valutazione della situazione economica in Germania  una crescita a 32 dalla precedente 29,9, mentre il sentiment sulle prospettive ritorna a migliorare.

Nelle stesse ore Eurostat riporterà il dato sulla crescita in Eurozona nell’ultimo trimestre dello scorso anno. Il dato atteso stima un rallentamento dal 2,2% al 0,3% fissando le stime di crescita 2021 al 4,6%.

MARKET MOVER MONITOR WEEK 7

WB ECONOMICS: Centre for European Economic Research ZEW INDEX

WB MARKET MOVER MONITOR

FX – I mercati aprono la settimana all’insegna della volatilità.

L’eur usd dopo il test di area 1,15 ha violentemente ripiegato dapprima verso area 1,1390 , in seguito in chiusura lo scorso venerdì a 1,1340, esattamente dove avevamo fissato i due livelli di attenzione nel Market Mover Monitor Week dello scorso lunedì.
Il test di 1,1340 produrrà una breve reazione: la violazione andrà seguita in quanto potrebbe riportare il dollaro nelle condizioni di forza relativa equivalenti alla situazione precedente al meeting della BCE.

IL rublo ritorna ad indebolirsi dopo la chiusura in ribasso segnata lo scorso venerdì. I riflessi della crisi diplomatica stanno impattando sulla divisa russa. L’eur rub potrebbe puntare nelle prossime ore a quota 87,75 dove si colloca il punto oltre il quale potremmo catturare un segnale di breakup correlato all’aumento della tensione sulla linea rossa.

WB ANALYTICS: EUR USD SHORT TERM

WB ANALYTICS: EUR USD SHORT TERM (HOURLY RATE)

 COMMODITY – E’ ancora il gas, il future sul Natural Gas  DUTCH TTF a concentrare la massima attenzione sulla scena delle materie prime. Questa mattina i prezzi hanno aperto in area 88 per poi ritracciare. Le prossime ore, soprattutto i prossimi giorni saranno cruciali per il futuro andamento della tendenza. Ribadiamo che soltanto un breakout confermato di 75 euro può determinare un’inversione del ciclo di tensione dei prezzi. Purtroppo dopo l’allentamento dell’impatto politico sulle quotazioni delle ultime due settimane, l’interferenza diplomatica ritorna a farsi sentire, magari per aumentare le pressioni in campo. Se il mercato avrà la forza di sottrarsi a tali interferenze, come nelle precedenti sessioni operative,  possiamo pensare che l’atteso breakout sia possibile.
Diversamente dovremo temere ritorni di ampia volatilità verso area 95 eur/mwh. 95 rappresenta altresì il punto oltre il quale il mercato sconta un’escalation delle tensioni.

WB ANALYTICS: DUTCH TTF NATURAL GAS

WB ANALYTICS: DUTCH TTF NATURAL GAS

EQUITY MARKET – Venerdì lo Standard & Poor 500 ha chiuso con un forte segnale di vendita. Ci aspettiamo che i mercati azionari estendano in settimana tali segnali con un breakout generalizzato di tutti i minimi segnati dallo scorso mese di settembre. In altri termini dovrebbe proseguire il movimento riflessivo che abbiamo previsto nell’Outlook 20/22 pubblicato durante il 7 gennaio. Nel grafico riportiamo l’andamento del Dax i relativi target di prezzo stimati in questa profonda correzione.  Gli indici europei si allineeranno al medesimo movimento. Non rileviamo al momento alcun mercato che presenti una valida alternativa in grado di attrarre flussi.

EQUITY MARKET SELL_OFFTREND

WB ANALYTICS: DAX DOWN TREND

rre flussi .

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WEEKLY CALENDAR MARKET MOVER

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