OCSE 2020

Nei 36 paesi che aderiscono all’OECD (OCSE), Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, la crescita relativa al terzo trimestre 2019 rallenta passando da +0,4% a +0,3%. La frenata più significativa si registra in Giappone dove il GDP passa da +0,4% a +0,1%. L’OCSE riporta per gli  Stati Uniti una crescita stabile +0.5%, come pure in  Francia +0.3% ed in Italia che segna +0,1% per il quarto trimestre consecutivo. La Germania, in rallentamento negativo nel trimestre precedente, registra un saldo positivo a +0.1%. La Gran Bretagna incrementa nello stesso periodo il GDP dello 0,3%, contrariamente a quanto il consensus attribuiva in virtù degli effetti Berxit. Infine, L’OCSE per l’Unione Europea a 27  registra una crescita a +0,3% da +0,2%, mentre per l’Area Euro riporta  un valore in stagnazione a +0,2%.

Benchè i dati OCSE non cancellano i dubbi sulla tenuta del prossimo 2020 allontanano per il momento la temuta onda recessiva.
Per il prossimo anno le stime degli analisti OCSE riportano una crescita prossima al 3.5%.

L’area che frena maggiormente è quella tedesca: il dato PMI sul comparto manifatturiero rimane molto debole ed in completa distonia rispetto ad altre regioni dell’Eurozona.

CRESCITA USA

Nel complesso le rilevazioni OCSE mitigano una maggior preoccupazione per il prossimo anno sull’andamento della crescita negli Stati Uniti. In particolare, come abbiamo riportato nel nostro Outlook di novembre, l’indice PMI manifatturiero ha aperto una fase reattiva da quota 50, facendo segnare un progresso significativo sotto il profilo del consensus delle aziende.

OCSE CRESCITA PIL USA

Il Presidente D. Trump ha incontrato J. Powell per rassicurarsi sulla continuità della linea accomodante della Fed in materia di policy monetaria.

 

EFFETTI EUR USD

Il mercato dei cambi risponde alle nuove pressioni della Casa Bianca apprezzando nuovamente l’euro nei confronti del dollaro. Il mercato in queste settimane continua ad esprimere bassi livelli di volatilità.  I valori continuano ad essere negoziati all’interno della banda di osservazione che abbiamo evidenziato ad ottobre, riportando ripetutamente il cambio verso la parte alta del range che delimita tuttora la fase laterale di breve. Ricordiamo, come già scritto,  che un’eventuale reazione dell’euro più significativa, scatta soltanto nel caso in cui vi sia un break up di 1.1175/1.12.

Al momento il nostro algoritmo di breve/medio periodo continua a confermare uno scenario riflessivo per l’euro (area evidenziata in rosso nel grafico). Tale segnale risulta attivo da aprile 2018 ed ha caratterizzato sotto il profilo strategico la nostra azione di hedging per i flussi import, mentre ha consentito di ottimizzare pro attivamente  i profili di marginalità sui flussi export nell’ambito del nostro servizio di

FX Enterprise Risk Management.

 

 

EURO O DOLLARO: CHI SOSTERRÀ L'EXPORT?

I mercati valutari ed in particolare il cambio eur usd si stanno concentrando sulla Fed che questa settimana (30 ottobre) riunirà il Fomc per decidere sui tassi.

Dall’analisi della curva delle probabilità emerge una stima prossima al 93% che la Fed possa ridurre il target rate da 1,75-2,00% a 1,50-1,75%.

Ciò sta accadendo mentre la Fed continua ad immettere liquidità nel sistema attraverso più strumenti, dai Repo a 1 giorno per proseguire con operazioni a termine ed acquisti di bond nell’ambito di un programma di QE. La stessa Fed ha annunciato inoltre lo scorso giovedì che raddoppierà le operazioni quotidiane di liquidità dei pronti contro termine a $ 120 miliardi, mentre quelle a 14 giorni saliranno da $ 30 miliardi a $ 45 miliardi. Il mercato ha assorbito l’offerta di liquidità con richieste significativamente maggiori.  Questo crescente problema è una delle ragioni della recente ripresa degli stimoli monetari avviata dalla Banca Centrale americana.

Si rumoreggia sempre più che alla base della nuova crisi di liquidità vi siano rinnovati segnali di difficoltà della filiale di NY di Deutsche Bank.

Nonostante il mercato monetario faccia registrare livelli di tensione rapportabili a quelli di 11 anni fa, la volatilità generale rimane al momento sotto controllo. Il principale indice del NYSE, lo Standard & Poo5 500 ha superato quota 3000 stabilendo un primo segnale di break up come indicato in un nostro recente report  (WB PERSPECTIVES).

EURO USD Le notizie che fanno tendenza

Il dollaro, pur avendo subito parziali vendite contro euro nelle ultime settimane, si  fermato a ridosso dei limiti che avevamo fissato 1.1175 eur usd.

Questa mattina apre sotto 1.11 posizionandosi al centro del range che sta governando le negoziazioni in questo periodo. Dalla prossima settimana Christine Lagarde  prenderà la guida della BCE in sostituzione a Mario Draghi  che nel pomeriggio presiederà all’evento organizzato per la fine del suo mandato di presidente della Banca centrale europea.  . La prima uscita pubblica di Lagarde è prevista per il meeting del 13 novembre. Nel frattempo prenderà il via il nuovo QE della BCE.

Bisognerà probabilmente attendere la prima conferenza stampa del neo Presidente per avere indicazioni concrete sulla linea di policy che intenderà seguire. Pensiamo tuttavia che non si discosterà molto dal solco tracciato da Mario Draghi. Anche la neo consigliere  Isabel Schnabel, nominata dal governo tedesco in sostituzione della dimissionaria Sabine Lautenschläger, dovrebbe allinearsi alle posizioni accomodanti di attuale governo.

Stiamo quindi approfondendo ed esaminando i nuovi equilibri per avere una lettura più compiuta sul futuro andamento tra euro e dollaro. Tuttavia continuiamo a mantenere un visione ancora positiva verso la divisa americana.  Abbiamo in ogni caso aggiornato i nostri livelli di warning qualora vi fosse un evoluzione diversa del trend dominante (se vuoi approfondire chiedi il nostro Outlook sul mercato dei cambi).

 

WB FX RISK MANAGEMENT: EUR USD

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