EQUITY MARKET

La crisi sanitaria scatenata dalla pandemia nel 2020 ha generato a cascata diversi effetti che hanno messo in discussione il paradigma della globalizzazione: interruzione e sconvolgimenti delle catene di fornitura, intervento monetario delle banche centrali, aumento dei prezzi delle materie prime, cambiamento delle abitudini di consumo del mass market ed infine per diverse ragioni la revisione degli equilibri geopolitici.

Abbiamo assistito alla rimodulazione della globalizzazione con una netta revisione degli equilibri di potenza politica.  Questo processo tuttora in itinere ha spinto le diverse aree economiche a polarizzare i loro interessi di appartenenza economici verso due grandi politi attrazioni: gli Usa e la Cina.

Le faglie tettoniche hanno subito una nuova marcatura della loro geografia aprendo situazioni di crisi che hanno esasperato ulteriormente gli squilibri di cui abbiamo dato evidenza.

I mercati, dopo aver reagito allo shock della pandemia con la forte ripresa innescata grazie all’abbondanza di liquidità messa a disposizione delle banche centrali, stanno ora ricalcolando gli impatti che la rimodulazione delle catene di fornitura, a cui la geopolitica sta sottoponendo le economie avanzate, hanno ed avranno sulla catena del valore, considerando che la transizione ecologica rimane nel breve e medio periodo un acceleratore di tali squilibri.

Per i mercati l’inflazione rappresenta  uno dei prodotti dello sconvolgimento di questo sistema dinamico caotico. Essa sta determinando un campo vettoriale sulla cui traiettoria si stanno indirizzando le linee di policy monetaria delle banche centrali, esattamente come abbiamo descritto nei nostri  rapporti con modalità non lineari. La Fed ha risposto con tempi e meccanica diverse, come pure la BCE e la Bank of Japan.

C’è il rischio che la guerra commerciale si trasformi in una nuova guerra fredda tra Stati Uniti e Cina producendo ulteriore effetti stagflattivi ad ampio raggio. Il disaccoppiamento sino-americano implica la frammentazione dell’economia globale, la balcanizzazione delle catene di approvvigionamento e restrizioni più severe al commercio di tecnologia, dati e informazioni, elementi chiave dei futuri modelli commerciali.

Tuttavia leggiamo tra le pieghe della contrapposizione situazioni di ambigua interpretazione.

Analizzando i fattori che hanno contribuito a far accelerare l’inflazione emergono in prima linea le commodity e tra queste quelle energetiche. petrolio, gas ed energia elettrica. Questo fenomeno risulta ancor più evidente in Europa. La guerra tra Russia ed Ucraina ha esasperato inizialmente livelli di quotazione non sostenibili dal mondo produttivo.  I picchi del gas russo segnati a dicembre ed agli inizi di marzo sono  stati seguiti da significative correzioni.

Come abbiamo scritto questa settimana il mercato sta leggendo la fascia di prezzo tra 90e 105 eur mwh per il future sul Natural gas Dutch TTF, di fatto il benchmark a cui sono indicizzati i contratti di fornitura, come possibile range su cui calibrare la prossime mosse dei prezzi. La violazione di 90 eur mwh aprirebbe la strada per una correzione significativa dei prezzi. La stessa cosa dovrebbe accadere nel caso in cui il future sul Brent dovesse scendere sotto quota 100 usd/bar.

Il nuovo blocco sanitario imposto in Cina, in particolare nelle aree ad alta intensità manifatturiera e produttiva, a partire da l porto di Shanghai, sta congelando nuovamente tutte le attività di trading commerciale. Le materie prime hanno già subito un primo contraccolpo dal riflusso dei contagi. Lunedì 25 hanno subito un significativo sell_off, altri potrebbero allinearsi nel breve, confermando l’orientamento previsto nel nostro rapporto pubblicato la scorsa settimana, WB COMMODITY PERSPECTIVES. 

EQUITY MARKET: SECOND LOWER LAG

Questa situazione sta spingendo gli investitori a rivedere le loro posizioni di portafoglio.

Queste considerazioni continuano a mantenere aperte le condizioni di avversione al rischio di cui abbiamo scritto in molte occasioni nei mesi scorsi. Ci aspettiamo una SECOND LOWER LEG, una seconda gamba di ribasso nell’equity market.  Stimiamo per il mercato azionari USA ulteriori ribassi in grado di spingere lo Standard & Poor 500 verso area 3900 con il rischio di assistere ad ulteriori approfondimenti verso 3500 usd. Anche la tecnologia, bandiera della ripresa post pandemia, tendenzialmente affronterà una fase di riequilibrio. Le stime del nostro modello di valutazione calcola obbiettivi tendenziali verso area 11.000 senza escludere il rischio di un a perdita di momentum sino a quota 9000/8700. Gli indici minori ma fortemente sensibili alle dinamiche economiche americane, il Russell 2000 ed il Wilshire 5000 navigano nelle medesime acque.

EQUITY MARKET: SECOND LOWER LEG

WB ANALYTICS: SATANDARD & POOR 500

In Europa ci aspettiamo che si replichino le analoghe condizioni con l’Eurostoxx 50 destinato a scendere oltre i minimi di marzo e fissare un nuovo minimo relativo a quota 2900, non nascondiamo condizioni più negative qualora lo scenario dovesse avvitarsi.

EQUITY MARKET: SECOND LOWER LEG

WB ANALYTICS: EUROSTOXX 50

Dell’ampiezza di questo ribasso ne abbiamo parlato anche lo scorso fine d’anno sostenendo con un ALERT RISK la tesi di uno squilibrio tra fondamentali e condizioni operative delle aziende rispetto alle valorizzazioni che all’epoca i mercati esprimevano.

L’inversione della curva dei tassi USA.

I rendimenti dei Treasury americani sono scesi al di sotto di quelli triennali. L’inclinazione della curva potrebbe rispondere alle attese di una fase di rallentamento significativo della crescita, confermando un ciclo di forte correzione dei mercati azionari. Ciò non esclude in futuro una  possibile revisione dell’attuale impostazione della politica monetaria della FED con un potenziale ritorno dei tagli dei tassi   tra metà 2024 e 2026.

EQUITY MARKET: SECOND LOWER LEG

WB ANALYTICS: US – UEM – UK YIELD CURVE

EQUITY MARKET: SECOND LOWER LEG

WB ANALYTICS: NASDAQ COMP

EQUITY MARKET: SECOND LOWER LEG

WB ANALYTICS: RUSSELL 2000

 

Le nuove proiezioni del FMI

I danni economici causati dal conflitto in Ucraina contribuiranno a un significativo rallentamento della crescita globale nel 2022 sommandosi a quelli prodotti dall’inflazione delle materie prime. I prezzi di energia e cibo sono aumentati rapidamente, colpendo più duramente le popolazioni vulnerabili nei paesi a basso reddito. Lo scenario di base elaborato dalL’FMI, Fondo Monetario Internazionale, stima che la crescita globale rallenterà, rispetto alle precedenti valutazioni, dal 6,1% nel 2021 al 3,6% nel 2022 e 2023. La revisione al ribasso della crescita è pari allo 0,8 e 0,2 punti percentuali in meno per il 2022 e il 2023 rispetto alle proiezioni di gennaio. Oltre il 2023, si prevede che la crescita globale scenderà a circa il 3,3% nel medio termine.

Le proiezioni di inflazione del FMI per il 2022 sono state aggiornate al 5,7% nelle economie avanzate ed all’8,7% in quelle emergenti ed in via di sviluppo. Si tratta di una revisione al rialzo rispettivamente pari al 1,8 e 2. 8 punti percentuali in più rispetto alle proiezioni dello scorso gennaio.

Le stime sulla crescita in Italia passano dal 6,6% del 2021 al 2,3 (2022) e 1,7%  nel 2023. Nello stesso periodo le stime sulla Germania passano dal 2,8% (2021) al  2,1 (2022) e 2,7% ((2023). Gli Stati Uniti  subirebbero una riduzione delle prospettive di crescita dello 0,3% nel 2022 e nel 2023 aggiornando le proiezioni del GDP rispettivamente al 3,7 (leggermente sopra la media mondiale)  e 2,3%.

Lo scenario elaborato dagli economisti del FMI non tiene conto dei un’eventuale allargamento del pacchetto di sanzioni verso la Russia al blocco delle importazioni di petrolio e gas.

ANALISI DI SCENARIO DA METTERE A FUOCO

Nelle ultime due settimane abbiamo elaborato alcune proiezioni per il comparto energia indicando una correzione al ribasso dei prezzi per il momento limitata ad un riequilibrio dei valori. Nelle indicazioni fornite abbiamo segnalato il transito di un significativo collaudo tecnico sulla tenuta del ciclo rialzista dei prezzi, sia per il petrolio che per il gas naturale importato dalla Russia. Domani pubblicheremo nel nostro blog di ricerca una sintesi degli studi mettendo a fuoco due scenari di tendenza: uno senza l’ampliamento delle sanzioni, un secondo inserendo l’eventuale impatto del blocco delle importazioni di gas e petrolio.

LE DIVERSE LINEE DI POLICY MONETARIA DELLE BANCHE CENTRALI

Nel frattempo, sempre ieri, oltre all’evento del FMI la Banca Centrale del Giappone, BoJ, ha comunicato la disponibilità ad acquistare titoli di Stato a 10 anni senza limiti a 0,25%: si tratta della terza mossa da febbraio a difesa del target sui rendimenti. Ciò sta producendo un impatto significativo sul comportamento dello yen nei confronti del dollaro e delle principali monete. Sul fronte economico a marzo, l’import nipponico ha visto un incremento del 31,2% su anno, oltre le attese per un +28,9% mentre l’export è cresciuto del 14,7% contro attese per +17,5%. La bilancia commerciale ha registrato un disavanzo di 412,4 miliardi di yen oltre il quadruplo ipotizzato dal consensus che proiettava un deficit di 100,8 miliardi.

Mentre il Giappone cerca di porre un cap ai rendimenti dei titoli di stato, negli Stati Uniti la Federal Reserve risulta impegnata a mettere a fuoco una politica di rialzi dei tassi. Il membro del consiglio della Fed, Neel Kashkari, considerato tra i più ‘dovish’, si è espresso a favore consistenti rialzi sostenendo, secondo l’agenzia Reuters, che se i colli di bottiglia nelle forniture dovessero proseguire, la Fed dovrà intervenire in modo ancor più aggressivo per tenere a bada l’inflazione.

A sorpresa, invece la Cina ha mantenuto invariati i tassi di riferimento in una decisione in cui i mercati leggono la cautela di Pechino nel varare nuove misure di allentamento a sostegno dell’economia colpita dalle restrizioni contro Covid. Il tasso Lpr a un anno è rimasto a 3,70% e quello a cinque anni a 4,60%.

 

OUTLOOK 2022 FOREX COMMODITY

OUTLOOK 2022: EVERYTHING MUST CHANGE

REMEMBER THE PAST    THINK THE FUTURE

FINANCIAL MARKET –  FOREX – COMMODITY OUTLOOK 2022

 

Siamo nel nuovo ventennio.
Nel Liveable World.

In uno dei più rivoluzionari articoli scientifici pubblicati da Albert Einstein nel 1905, venne presentata la formula E=mc2, dove “E” indica l’energia, “m” la massa e “c” la velocità della luce nel vuoto. Da allora E=mc2 è diventata una delle equazioni più famose al mondo. Anche coloro che non hanno alcuna conoscenza della fisica conoscono questa equazione e sono consapevoli della sua prodigiosa influenza sul mondo in cui viviamo. La maggior parte delle persone non ne coglie tuttavia il significato. Semplificando, questa equazione descrive la relazione esistente fra l’energia e la materia, facendoci dedurre in sostanza che l’energia e la materia sono interscambiabili. Questa equazione apparentemente così semplice ha cambiato per sempre il modo di considerare l’energia, fornendoci la base per giungere a molte delle tecnologie avanzate di cui disponiamo attualmente.

Nella storia delle civiltà l’Energia e la Tecnologia sono state da sempre il prodromo di grandi cambiamenti rivoluzionari.

E’ questo il preludio del percorso che abbiamo elaborato sviluppando le nostre idee e convinzioni sullo scenario che che configurerà il 2022.

Partendo da una macro visione abbiamo fissato le nostre attese sull’andamento dei mercati finanziari mettendo in relazione linee di policy con tendenze e quotazioni di tassi di cambio e materie, mettendo a fuoco il momentum sugli indici di borsa ed obbligazionari.

Abbiamo declinato il nostro approccio intermarket ai  Super Trends partendo dagli impatti che i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) delle Nazioni Unite tenderanno a governare i flussi finanziari. Gli SDGs costituiranno sempre più i principi guida per l’attività economica e lo sviluppo futuro, delle relazioni internazionali. Nel nostro ruolo di  advisors per le aziende proiettate verso la crescita globale osservare e considerare il ruolo di tali principi risulta imprescindibile dall’attività che svolgiamo tutti i giorni.

Abbiamo una long and widing road  da percorre. Che le difficoltà possano essere trasformate in una spinta positiva per vincere le Vostre sfide.
Buon 2022.

Wlademir Biasia

 

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  • OUTLOOK 2022

  1. EVERYTHING MUST CHANGE

4

  1. 20/22 GLOBAL GROWTH

10

  1. 20/22 FINANCIAL MARKET                                                              

12

  1. FOREX MARKET

19

  1. FX CHART BOOK TREND

29

  1. COMMODITY                                                                 

38

  1. COMMODITY CHART BOOK TREND

46

 PER SCARICARE IL REPORT DIGITARE IL LINK OUTLOOK 2022 REPORT

 

Tra tante notizie quella di maggior auspicio in questa fine d’anno potrebbe riguardare il primo ribasso dei prezzi del gas naturale TTF dopo il recentissimo rialzo a 180 euro mwh.

Nelle ultime settimane la volatilità dei prezzi del future sul gas naturale europeo è salita spingendo le quotazioni a valori folli. Nel recente report flash pubblicato nel nostro blog di ricerca e market mover, avevamo stimato un target rialzista a 180 euro. Prima  di Natale  il mercato ha sostanzialmente verificato tale quotazione fissando, come avevamo indicato, un possibile picco di movimento. La discesa  avviata nelle ultime ore di contrattazione di mercoledì 23 dicembre sta confermando la nostra tesi.

Il breakout di area 120/115 eur/mwh è di buon auspicio per la ratifica dell’ipotesi avanzata.  Ciò dovrebbe spingere i prezzi verso una  correzione più profonda dei prezzi in linea con quanto delineato nel report flash del 18 dicembre.

I prezzi dell’energia stanno creando notevoli problemi al mondo produttivo. I media ne parlano solo ora, ma le tensioni qualora fossero protratte nel tempo rischiano di compromettere la crescita economica non solo in Italia bensì in tutta l’Eurozona. Le aziende della  Germania hanno recentemente manifestato la loro visione negativa attraverso l’indice IFO. La rilevazione per il mese di dicembre ha messo in evidenza per il sesto mese consecutivo un ribasso che risulta ancor più significativo nella rappresentazione attuale in quanto  tutte e tre le componenti – Business confidence – Expectations – Current conditions risultano in contrazione.

Le forze di trazione che si contrappongono nel plesso ucraino tra Nato e Russia hanno spinto l’UE ad applicare un pacchetto di sanzioni che prevedono il rinvio alla certificazione del gasdotto Nord Stream sino a luglio prossimo.

Non pensiamo che i vassells provenienti dalla Louisiana con il gas americano possa risolvere il problema dei prezzi.

Le importazioni del gas dalla Russia coprono gran parte del fabbisogno energetico dell’Unione. In assenza di  una difficile opzione per sostituire tali forniture ci sembra irragionevole perseguire una linea così damaging.

FX OUTLOOK RISKOO

 

Fattori di natura geopolitica intersecano i già tesi fattori della domanda su una commodity cruciale per la produzione. I prezzi del gas sono nuovamente saliti in un clima dove le relazioni politiche tra UE – Nato e USA da un lato e Russia dall’altro tendono ad alimentare un rialzo ormai fuori scala. I prezzi del gas naturale europeo, TTF,  quotano livelli equivalenti ad un prezzo del greggio superiore a 180 usd/bbl.

Lo stoccaggio del gas europeo è ai minimi da almeno un decennio. Il livello stagionale è sceso al  65% rispetto della capacità rispetto a una media di 5 anni pari a circa l’82%. La proiezione del calo delle scorte risulta, in assenza di correttivi,  orientata a scendere all’attuale velocità della domanda a meno di 100 TWh entro la fine della stagione invernale, ovvero al più basso livello nell’ultimo decennio. Qualora il ritmo della domanda corrispondesse invece alla media prossima a quella a cinque anni, la situazione risulterebbe mitigata a 200 TWh.

QUANTUM GAS: ESUBERANZA O SEMPLICE IRRAZIONALITÀ?

WB ECONOMICS: RUSSIA NATURAL GAS EXPORT [FONTE EIA]

In tutte e due le proiezioni avremo comunque tensioni sui prezzi in assenza di correttivi adeguati apportati da un aumento delle forniture provenienti dalla Russia.

Anche l’area asiatica soffre le medesime condizioni di prezzo a causa del forte aumento della domanda di sostituzione del combustibile a carbone proveniente dalla Cina.

In Europa le condizioni sono esacerbate dalla mancata messa in opera del gasdotto Nord Stream 2, sospesa nell’ambito di una strategia di sanzioni opposte alla Russia in merito alle tensioni presenti ai confini dell’Ucraina.  Lo sviluppo del confronto diplomatico non consente di avere una visibilità sulle soluzioni operabili a breve. Nel frattempo l’azione speculativa tende ad imprimere grande volatilità alle contrattazioni presenti nel mercato future THEICE. Le proiezioni tecniche degli attuali valori non escludono ulteriori accelerazioni al rialzo sempre meno comprensibili sotto il profilo dei fondamentali. Break-up di area 160 euro non escludono ulteriori corse folli verso area 180.

Pensiamo comunque che gli upside proprio perché non poggiano su basi fondamentali siano destinati a rimanere momentanee fiammate insostenibili.

Tuttavia potremmo rilevare segnali di iniziale esaurimento di questa follia soltanto nel momento  in cui i

trade scenderanno al di sotto delle soglie 135 e 120 euro.

Continua a leggere

I principali eventi in calendario questa settimana si concentrano agli inizi della settimana con i dati PMI relativi all’Eurozona, all’Inghilterra  e Usa. Ulteriori aggiornamenti che possono impattare sui mercati includono il PIL del terzo trimestre di Stati Uniti, Germania, Svizzera, Taiwan e Singapore. Gli Usa riporteranno anche il PCE core per il mese di ottobre ed i verbali della riunione del FOMC della Fed di novembre . Infine  la Bank of Korea terrà la sua riunione di politica monetaria giovedì.

La scorsa settimana la Casa Bianca ha annunciato che a inizio settimana ci sarà “di più da dire” sulla decisione del presidente Joe Biden, che potrebbe confermare Jerome Powell o chiamare alla guida della banca centrale il governatore Lael Brainard.  Con il mercato che scommette sempre più su rialzi dei tassi prima del previsto, occhi mercoledì sulla pubblicazione delle minute del Fomc del 2-3 novembre, che potrebbero fornire indicazioni utili a capire cosa bolle in pentola. Secondo un sondaggio Reuters, la Federal Reserve alzerà i tassi nell’ultimo trimestre del 2022, prima di quanto ci si aspettasse solo un mese fa, mentre l’inflazione dovrebbe restare sopra il target almeno fino al 2024.  Intanto il vicepresidente Richard Clarida ha detto che un coordinamento esplicito tra le banche centrali dei diversi Paesi farebbe probabilmente più male che bene.

Tra le persistenti preoccupazioni sull’inflazione, attribuite a ritardi record nelle forniture e un’impennata dei casi di COVID-19 in Europa, i PMI flash di novembre offriranno nuovi aggiornamenti  sulle condizioni economiche dell’area mentre ci avviciniamo alla fine dell’anno. I dati devono essere pubblicati in un momento in cui l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) avverte che l’Europa è ancora una volta l’epicentro della pandemia di COVID-19.

Tra martedì e giovedì gli Stati Uniti pubblicheranno diversi dati a partire dalla seconda stima del PIL del terzo trimestre. Il PCE core di ottobre sarà al centro dell’attenzione a seguito delle sorprese dell’IPC che, insieme a migliori letture sull’occupazione, hanno portato vari banchieri centrali a sollecitare una posizione più aggressiva sulle prospettive monetarie. Dai verbali del FOMC della Fe che saranno pubblicati nella serata di mercoledì avremo la possibilità di analizzare meglio il tenore della discussione all’interno del Consiglio sugli orientamenti di policy.

Infine, in APAC, Singapore e Taiwan forniscono dati relativi all’andamento della crescita del Pil nel terzo trimestre, mentre la Bank of Korea (BoK) si riunisce per la seconda volta dall’aumento a sorpresa di agosto con la possibilità di un altro rialzo al seguito.

MARKET MOVER MONITOR

La scorsa settimana è stata caratterizzata da una diffusa debolezza dell’euro a partire dal rapporto con il dollaro. I vari interventi di banchieri centrali che abbiamo analizzato, BCE e FED, mettono in evidenza una netta divergenza tra gli orientamenti di policy nonostante l’incalzare delle pressioni inflative. Abbiamo la sensazione che le risposte date al riguardo,  siano al momento più accomodanti in Eurozona rispetto a quelle fornite dai membri della Fed. Questo diverso approccio all’inflazione ha avuto importanti riflessi sulla reazione dei mercati. L’eur usd è sceso al di sotto del nostro target 1,13 perdendo, almeno per il momento,  ogni spunto reattivo. Le condizioni di ipervenduto determinate dalle vendite di euro prodotte a partire dalla scorsa estate dovrebbero spingere i mercati a cercare un riequilibrio soprattutto in vista della fine dell’anno.

Una prima soglia il cui break up potrebbe dare il via a ricoperture sull’euro coincide con area 1,1320 eur usd.

MARKET MOVER MONITOR WEEK 47

WB RISK MANAGEMENT: DOLLAR INDEX CYCLE

Nel frattempo abbiamo visto l’eur gbp scendere sotto quota 0,84 confermando il movimento atteso dal nostro modello previsionale. In questo caso non rileviamo condizioni di eccesso, per cui pensiamo che i prezzi possano scendere in direzione del target indicato nel nostro FX OUTLOOK RISKOO.

In attesa della riunione della Banca Centrale della Corea del sud l’eur won sta violando l’importante soglia tecnica 1350.  La conferma in settimana di tale breakout tenderà a proiettare il cambio verso l’area 1280 dove abbiamo fissato le nostre stime per il medio termine, ( 1200 L/T).

Sul mercato delle commodity abbiamo visto il petrolio perdere posizioni. E’ da tempo che chiamiamo la correzione dei prezzi del Brent in direzione di area 77/76 usd/bar. Si tratta di un collaudo importante della tenuta del ciclo rialzista dei prezzi avviato ancora lo scorso anno. Il mercato vuole verificare quanto la moral suasion dell’Amministrazione Biden sia in grado di raffreddare le tensioni sul comparto a fronte di Opec + piuttosto riluttante ad aumentare la produzione. In ogni caso pensiamo che soltanto un ritorno delle negoziazioni sotto 75 usd possa portare vendite più concrete sul greggio in quanto sotto tale sogli si sono posizionati molti sell orders a protezione di strategie rialziste sul greggio.

In Europa le maggiori tensioni si sono concentrate sul Gas naturale europeo. IL future TTF trattato all’ICE è stato oggetto di nuove tensioni dopo il rinvio dell’apertura di NordStream 2, il gasdotto che collega via Mar Baltico la Russia con la Germania. Gli scambi sono saliti fino a sfiorare nuovamente quota 100 euro. Ci aspettiamo come già scritto la scorsa settimana un ritorno dei valori valori verso 78 euro a breve, mentre invece in un orizzonte un pò più ampio dovremmo rivedere un ritorno degli scambi verso i recenti minimi in area 60 euro. Ciò confermerebbe il nostro scenario di fondo che prevede un assorbimento più ampio del rialzo maturato quest’anno.

Il consolidamento registrato nel mercato del greggio ha stemperato le tensioni sulle quotazioni dei noli marittimi. Il Baltic Dry Index è sceso ampiamente dai massimi di ottobre segnati poco sopra 5500 usd. Ci aspettiamo un consolidamento dei prezzi tra 2300 e 3500 nelle  prossime settimane. La volatilità dei prezzi sarà ancora una volta guidata dall’evoluzione della pandemia e dai blocchi sanitari imposti.

Anche i prezzi dei metalli industriali sono scesi la scorsa settimana confermando paso dopo passo lo scenario che dalla scorsa estate stiamo tracciando. Il rame, benchmark per il comparto, ha ripreso a scendere con maggiore convinzione dopo il ritorno versi i massimi di maggio. Ci aspettiamo a breve un ritorno verso area 9000/8750 dove si aprirà il collaudo propedeutico alla formazione del movimento tendenziale per il 2022.

WB RISK MANAGEMENT: BRENT CYCLE

WB RISK MANAGEMENT: BRENT CYCLE

WB RISK MANAGEMENT: BALTIC DRY INDEX

WB RISK MANAGEMENT: BALTIC DRY INDEX

WB RISK MANAGEMENT: COPPER CYCLE

WB RISK MANAGEMENT: COPPER CYCLE

MARKET MOVER MONITOR WEEK 47

CALENDARIO ECONOMICO 22 – 26 NOVEMBRE 2021

Il nostro Market Mover Monitor Week si apre ancora una volta con le tensioni non ancora risolte nel mondo reale.

Sono l’inflazione ed i gap che si sono aperti lungo le reti di fornitura che preoccupano gli operatori. I mercati nono sono ancora normalizzati e questo desta forti preoccupazioni in primo luogo tra le aziende ed in secondo luogo tra i mercati.

Ciò nonostante l’odierno dato rilasciato dalla CINA sulla produzione industriale e le vendite al dettaglio he messo in evidenza una crescita più sostenuta del previsto in ottobre: la produzione del 3,5% su anno, con una accelerazione al +3,1% di settembre, mentre le vendite al dettaglio hanno registrato un incremento di 4,9% su anno a fronte di attese per +3,5% e dopo il +4,4% di settembre. I prezzi delle case nuove però, sempre a ottobre, sono scesi dello 0,2% su mese, la maggior flessione da febbraio 2015, mentre il sentiment del settore immobiliare del Paese risente del caso Evergrande e delle ricadute nel comparto.

In GIAPPONE l’economia secondo i dati forniti dal GDP si è contratta più rapidamente del previsto nel terzo trimestre sulla scia dei problemi alle forniture a livello mondiale che hanno avuto ricadute sull’export mentre i nuovi casi di Covid zavorrano il morale dei consumatori. Nel periodo luglio-settembre l’economia si è contratta al tasso annuo del 3,0%, contro attese per -0,8%.

In settimana avremo altri dati importanti sull’andamento sulle tendenze economiche degli Stati Uniti, in particolare con gli aggiornamenti sulla produzione industriale e le vendite al dettaglio per ottobre. Le preoccupazioni sono incentrate sulla misura in cui i problemi della catena di approvvigionamento stanno limitando la produzione statunitense e se le continue interruzioni legate al COVID-19 sembrano interessare le fabbriche cinesi. I consumi negli USA sono attesi in crescita.

L’attenzione in Europa sarà sul Regno Unito mentre la Banca d’Inghilterra valuta se iniziare ad aumentare i tassi di interesse. I dati sull’inflazione sembrano destinati a mostrare l’ulteriore accelerazione delle pressioni sui prezzi. Verificheremo se i prezzi più alti sulla spesa dei consumatori abbiano impattato negativamente sulle vendite al dettaglio, verificheremo altresì  se in qualche modo stiano trasmettendo pressioni sul costo del lavoro.  Alcuni approfondimenti su quest’ultimo dato saranno forniti dal rapporto ufficiale sul mercato del lavoro, che avrà un’importanza particolare data l’attenzione dichiarata dalla Banca d’Inghilterra inmerito afli effetti inflativi.

In tal senso tutte le banche centrali stanno operando un attento esame sulle dinamiche inflative, soprattutto dopo la lettura sopra le attese del dato americano risultato ai massimi dal 1990.

Questa mattina Christine Lagarde interverrà davanti alla commissione per gli Affari economici e monetari del Parlamento europeo dove pensiamo che parlerà soprattutto di inflazione. Nel pomeriggio è atteso un ulteriore intervento del vice presidente Guindos. Le scommesse sul futuro percorso dei tassi di interesse nelle principali banche centrali hanno scandito l’andamento delle ultime settimane sui mercati obbligazionari determinando una netta volatilità. Con i mercati monetari che venerdì scorso prezzavano pienamente due rialzi dei tassi di interesse da parte della Bce entro il 2022, le parole di Lagarde e de Guindos potrebbero offrire spunti interessanti. Nel nostro ultimo FX OUTLOOK RISKOO abbiamo riportato un’analisi della curva dei rendimenti per fornire un nostro contributo sullo scenario sui tassi Fed e Bce.

INCONTRO BIDEN-XI – Il presidente statunitense Biden parteciperà in giornata a un incontro a distanza con l’omologo cinese Xi Jinping, come riferito dalla Casa bianca che spera che il confronto possa appianare le divergenze tra le due super potenze. L’incontro odierno segue quello del 9 settembre scorso. Secondo i media di Stato cinesi, Xi durante l’incontro, che avverrà nella serata statunitense, avvertirà gli Usa di fare “un passo indietro” sulla questione di Taiwan.

MARKET MOVER MONITOR

I recenti eventi monetari hanno contribuito ad alzare la volatilità sui mercati valutari, materie prime e tassi. Quelli azionari invece sembrano ancora impassibili all’evoluzione del quadro inflativo.

L’eur usd è sceso sotto quota 1,1530 aprendo una nuova finestra operativa la cui fascia di oscillazione dovrebbe spostare le negoziazioni fissando un cap a 1,1550 ed un floor in direzione del nostro obbiettivo 1,13 eur usd.  La scorsa primavera abbiamo considerato nel nostro Outlook tale ipotesi presupponendo l’avvio del tapering e la possibilità che sia la Fed, tra le grandi banche centrali, la prima ad avviare una linea di policy monetaria più restrittiva.

Un altro tema da monitorare  riguarda il posizionamento tendenziale della sterlina in virtù delle riposte che la BoE sta indicando per far fronte alle pressioni inflative. Il cambio eur gbp sta confermando da mesi le nostre attese. Nei prossimi giorni seguiremo l’eventuale ritorno degli scambi verso la base dell’attuale attuale range, 0,8430 eur gbp, in quanto riteniamo probabile un suo breakout e la prosecuzione dei valori in direzione del nostro obbiettivo indicato nell’ultimo Outlook.

Le monete commodity_based potrebbero subire qualche presa di beneficio dopo il loro lungo rally. Il rublo ha toccato area 80 testando un importante obbiettivo di prezzo da cui si sono già viste le prime azioni di taking profit. Ci aspettiamo un break up di 83,60 e l’avvio di correzione per 87 eur rub.

In settimana produrremo l’aggiornamento del nostro WB COMMODITY PERSPECTIVES.   Sarà l’ultimo aggiornamento del 2021, in quanto a dicembre elaboreremo l’Outlook 20/22. Le commodity industriali sono ancora inserite in un contesto correttivo, in linea con le indicazioni fornite nei nostri studi di scenario. Il Brent ed il petrolio in generale sta avviando anch’esso un’azione correttiva. Questa settimana il mercato apre definitivamente sotto la soglia 82 usd/bar confermando da un lato la pressione dei realizzi, dall’altro la possibilità di ritracciare i precedenti rialzi sino a quota 77/76 usd/bar. Questa è da ottobre la nostro view più ottimista sull’andamento dei prezzi del greggio. Come abbiamo scritto nei nostri rapporti mensili più recenti, per catturare un segnale di inversione definitiva dei prezzi del greggio dovremmo poter rilevare valori inferiori a quota 75 usd. Non lo escludiamo ma tale condizione è ancora oggetto di nostre valutazioni.

Invece restiamo fiduciosi sulla possibilità che i prezzi del Gas Naturale europeo possano confermare la loro tendenza al ribasso. Il contratto future di riferimento TTF, trattato al ICE e scambiato in Olanda, dopo il picco a 160 eur/kilowatt fissato ad inizio ottobre sta scendendo. Ha violato quota 80 eur ed ora oscilla tra 60 ed 87 consolidando un fascia di scambi che dovrebbe spingere i valori a 40 per completare il ribasso a medio termini in area 30/27 eur/bar.

Qualora il ridimensionamento dei prezzi delle materie prime dovesse confermare la nostra linea previsionale, dovremmo avere un impatto positivo sulle pressioni inflative. I rendimenti dei governativi a 10 anni in realtà iniziano ad evidenziare parziali cedimenti in valore. Il 10 anni DE Bund dopo aver fissato un potenziale massimo a quota -0,10% ha aperto una nuova correzione. Ci aspettiamo che nelle prossime settimane possa – addirittura – scendere nuovamente verso area -0,45%. questo aiuterebbe al 10 anni BTP di ritracciare il recente rialzo in direzione di 0,70%. In un quadro ancor più fiducioso non escludiamo anche un ritorno dei valori in direzione dei minimi segnati durante l’estate a 0,50%.

Non è chiaro se il riequilibrio dei recenti eccessi sia generato da un progressivo lento ritorno verso la – normalità – oppure se sconta rallentamenti macro dovuti ad eventi esogeni.

MARKET MOVER MONITOR WEEK 46

MARKET MOVER MONITOR WEEK 46

L’INFLAZIONE MUOVE I MERCATI

L’inflazione aumenta ulteriormente ad ottobre  negli Stati Uniti colpendo l’attenzione mediatica della Casa Bianca. L’aumento dell’inflazione sta diventando problematico sia per l’amministrazione che per la Fed. I prezzi dell’energia, petrolio in primo luogo rimangono ancora elevati, benchè si sia aperta secondo le nostre analisi una fase di congestione propedeutica ad un ritorno degli scambi del Brent in area 77/76 usd/bar. Ma l’eventuale mini-ribasso non è sufficiente ad equilibrare una situazione che preoccupa le aziende ed i consumatori. Ci sono molte pressioni affinché il presidente Biden decida di liberare quote di riserve strategiche di petrolio. Non è la soluzione. Per raffreddare il rialzo dei prezzi delle commodity in modo serio la Fed deve accelerare sulla riduzione degli stimoli monetaria. Purtroppo invece ci sembra che sia ancora intimorita dalle eventuali ripercussioni che il mercato azionario possa subire da una manovra più restrittiva di quanto attualmente sconti.

Ma per raffreddare i prezzi delle commodity, come scriviamo da mesi, bisogna togliere supporto all’azione speculativa. Bisogna prosciugare tutta la schiuma che si è creata sui prezzi producendo un extra rialzo da QE.

Fintantoché i mercati leggeranno titubanze nell’azione della FED tenderanno a ritardare il loro ritiro da posizioni che hanno il sostegno di una ripresa della domanda con i colli di bottiglia dell’offerta, l’inflazione post Covid e la liquidità delle banche centrali.

Il dollaro, per il quale quasi in solitario da inizio anno sosteniamo sosteniamo  con forza il rialzo, tenderà a verificare presto l’area 1,13 dove abbiamo collocato il nuovo target dopo la verifica a giugno di 1,16.

Il dollaro forte fa gioco alla Fed in quanto costituisce  leva deflativa, per sua natura il rialzo del biglietto verde tende a raffreddare i prezzi delle materie prime.

La Banca centrale europea dovrebbe agire con più cautela rispetto alla Fed, che nelle attese applicherà una prima stretta a luglio 2022. I futures sull’Eonia invece prezzano completamente un rialzo di 10 punti base da parte di Francoforte al meeting di settembre 2022 rispetto all’indicazione entro dicembre 2022 vista a inizio settimana.

Sui metalli industriali abbiamo scritto in più occasioni di aspettarci un ritracciamento dei prezzi (vedi obbiettivi e tendenze in  WB COMMODITY PERSPECTIVES), pure sul Gas Naturale ci siamo esposti ad ottobre per sottolineare l’effetto bolla dei prezzi ed il loro ritorno verso quotazioni più equilibrate. I prezzi del gas Naturale TTF europeo dopo aver fissato un picco a 162 euro/kilowatt ora è sceso recentemente  sulla soglia dei 60 euro. Al momento sta ridistribuendo tra 60 e 85 euro, ma secondo i nostri algoritmi dovrebbe scendere a medio termine verso 40 euro per completare il ritracciamento tra 30/26 euro.

L’attuale fascia di volatilità è legata alle notizie sulla normalizzazione delle forniture provenienti dalla Russia. Attendiamo l’apertura definitiva del gasdotto NordStream 2 per riportare in equilibrio l’offerta.

In ogni caso prepariamoci ad assistere ad un ritorno di volatilità sui mercati Risk_On. Il dollaro e le monete di parcheggio rimangono un opzione per quanti decideranno di uscire da tali asset. Nel nostro ultimo report FX OUTLOOK RISKOO tracciamo le linee guida per l’azione di Risk Management indicata alle aziende che seguono il nostro servizio di advisory sia per completare l’anno in corso che per programmare il 2022.

L'INFLAZIONE MUOVE I MERCATI

WB ANALYTICS_ EUR USD CYCLE TRENDL’INFLAZIONE MUOVE I MERCATI

WB FX RISKOO OUTLOOK 2022TAPERING:NORMAL

Ritiro degli stimoli monetari ed avvio di una pseudo normalizzazione dei mercati.

WB FX OUTLOOK RISKOO

NOVEMBRE 20/22

Ci sono alcune domande  che negli ultimi tempi tendono ad agitare i pensieri di quanti, per gli impegni e responsabilità assunte, cercano risposte. La prima riguarda l’aumento dei prezzi e successivamente la risposta dei tassi d’interesse come derivata seconda.

Ciò nondimeno per trovare risposte oggettive ai due quesiti dobbiamo risolvere altre questioni da cui dipendono per subalternità le soluzioni chieste. Si tratta di quesiti più strutturali che dipendono dalle scelte politiche. Da qui lo scenario interseca a vario titolo la geopolitica ed il processo verso un mondo basato su un paradigma energetico diverso dall’attuale. 

Tradotto: l’inflazione dei prezzi industriali, oltre ad un contenuto congiunturale, tende a muoversi sulla base di macro traiettorie definite da un diverso modello di crescita.

Per cui alle complicazioni accusate dall’organizzazione delle catene di fornitura, dovremmo declinare i  costi strutturali che il nuovo assetto energetico e geopolitico tenderà ad imporre.

A questa grande complessità le banche centrali anno risposto assumendosi la responsabilità di considerare transitorio il picco inflativo. Non prendono quindi in considerazione la transizione energetica.

Crediamo che il principio di transitorietà derivi dalla loro consapevolezza intrinseca che al rialzo dei prezzi prodotto dallo sconvolgimento generato dalla pandemia, vi sia una componente speculativa che debba essere annullata attraverso l’ormai irrimandabile azione di ritiro degli stimoli monetaria. Se ciò non dovesse bastare entrerebbe nell’arena del mercato l’ombra del rialzo dei tassi di interesse. su queste riflessioni sembra che non vi sia lo spazio per considerare gli aspetti più strutturali, ovvero quelli che attengono alle sfere della politica: transizione green e geopolitica.

Chi per impegno professionale analizza i mercati con il fine di elaborare scenari (FX Outlook) su cui organizzare il business industriale, non può prescindere da queste valutazioni nel esprimere un outlook che inevitabilmente tocca le leve della geopolitica, gli equilibri macro macro che influenzano le dinamiche sui tassi di interesse ed a cascata il rapporto di forza dei sottostanti tassi di cambio. Per comprendere il comportamento di una moneta rispetto ad un’altra non è possibile prescindere dall’andamento dei tassi che ne definiscono lo stato dinamico sui mercati.

Nei nostri precedenti report abbiamo fissato una road map sul tapering orientata a definire il ruolo di ciascuna delle grandi banche centrali nell’impostare la propria linea di policy. L’ordine di indirizzo, secondo lo schema da noi atteso, prevede lo starter della Federal Reserve, ed a seguire la replica della Bank of England quindi BCE e per finire la Bank of Japan. Le banche centrali minori tenderanno a polarizzare la loro azione in riflesso alla sfera di appartenenza. Già oggi tuttavia abbiamo un elenco di banche che sotto traccia hanno già avviato una prima manovra restrittiva sui tassi. Nell’ordine Russia, Polonia, Repubblica Ceca, Norvegia,  Islanda, Nigeria, Sud Africa, Indonesia, Corea del sud e Nuova Zelanda. L’Inghilterra, Canada e Brasile dovrebbero farlo entro i prossimi mesi. Gli Stati Uniti nella seconda metà del 2022. …
Per continuare a leggere il nostro FX Outlook scarica il reportWB FX RISKOO OUTLOOK 2022

 

 

WB COMMODITY PERSPECTIVES SETT 2021

Con la fine dell’estate si entra nella fase in cui si aggiornano le statistiche macro economiche, si rifanno i conti e soprattutto si elaborano le cifre che costruiranno lo scenario per il 2022.

Ad ottobre il FMI pubblicherà l’Outlook aggiornato, mentre le principali banche centrali lo faranno entro settembre. La ripresa è consolidata in tutti gli outlook istituzionali. In tutti questi report non si vede la presenza di una perdita di momentum del sentiment delle aziende sia quelle appartenenti al settore manifatturiero che a quello dei servizi. Nell’area asiatica tale perdita di slancio si è tradotta in un movimento riflessivo che prelude ad un raffreddamento netto dell’euforia registrata nei primi sei mesi dell’anno. In occidente, tra le economie avanzate, le metriche sembrano ispirate ad un consolidamento della ripresa. Il livello della fiducia delle imprese appare sempre correlato all’evoluzione dei blocchi sanitari. Nuovamente rigidi in Asia.

Alle dinamiche della pandemia Covid, si interseca la congiuntura della supply chain, che ne rappresenta la causa diretta, per proseguire sul più strutturale tema della transizione ecologica. Tutti questi fattori interagiscono nell’arena delle borse a termine organizzate per gli scambi su contratti future relativi alle commodity.

Nell’ultimo report, pubblicato ad agosto, avevamo riepilogato gli attrattori che avevano animato il rialzo del prezzo delle materie prime  nel periodo dei dodici mesi che intercorrono dalla primavera del 2020 / ai primi sei mesi del 2021.

Dei fattori che hanno contribuito a far salire i prezzi almeno tre dipendono da concause correlate alla pandemia ( blocchi sanitari – supply chain – ripresa ), due risultano più di natura endogena ovvero transizione green e QE “perpetuo”. Su questi due capitoli operano governi e banche centrali. Hanno impatti diretti sulle commodity per ragioni diverse ma interagenti. In merito alla transizione di fase la linea appare tracciata ed è strutturale… PER CONTINUARE A LEGGERE SCARICA WB COMMODITY PERSPECTIVES SETT 2021