C’è grande volatilità sul mercato delle commodity. Dopo Jackson Hole, il simposio delle banche centrali organizzato lo scorso fine settimana dalla Fed , il mercato è tornato a vendere commodity includendo anche il petrolio che registra dallo sorso venerdì una perdita del 5%. A ciò si aggiunge la riunione straordinaria dei ministri dell’Energia Ue convocata per il 9 settembre dalla presidenza ceca, per discutere le soluzioni da intraprendere per far fronte sulla crisi energetica (gas). Ursula von der Leyen presenterà al parlamento europeo il 14 settembre la proposta della Commissione sul ‘price cap’ per porre un freno all’impennata dei costi che grava su imprese e famiglie. Bruxelles ha allo studio anche misure volte alla riduzione della domanda di elettricità oltre che di gas.

Il forte ribasso registrato dalle materie prime nei mercati a termine risulta in linea con quanto anticipato e scritto nel nostro ultimo report WB COMMODITY PERSPECTIVES e si inserisce in un quadro di robusta frenata della crescita economica in Europa.

I dati PMI, di cui abbiamo anticipato le nostre valutazioni prima di Ferragosto, confermano nelle rilevazioni dei sondaggi di agosto un sensibile rallentamento del comparto manifatturiero in Germania (indice 49 sotto la quota spartiacque crescita/decrescita 50). Abbiamo dedicato un rapporto all’analisi dei dati per supportare il lavoro di pianificazione dei managers delle aziende che seguono il nostro servizio di advisory Enterprise Risk Management per la gestione dei flussi in divisa e degli acquisti di commodity. Tra l’altro quest’anno, diversamente dal passato, abbiamo ricevuto già dalla settimana successiva a Ferragosto le richieste di assessment  per definire i cambi di budget per il 2023.

Oltre ai dati relativi ai trends dei tassi di cambio e materie prime, c’è molto interesse ovviamente per l’andamento delle quotazioni del future sul gas naturale Dutch TTF di cui abbiamo tracciato, nella sintesi dei nostri post, il profilo tendenziale anche negli ultimi sviluppi.

COMMODITY NATURAL GAS DUTCH TTF

Il 22 agosto avevamo indicato un potenziale cap al rialzo in area 320/35 eur mwh, per indicare il 30 agosto il primo segnale di reversal della tendenza speculativa proiettando la correzione iniziale da 320 a  200/180 eur mwh.

Alla luce di quanto sta emergendo sul fronte -politico- non escludiamo un riassorbimento totale del rialzo dei prezzi avviato agli inizi di giugno a partire dalla base dei 90 eur mwh. Indubbiamente il nostro può sembrare un’audace analisi sulle stime tendenziali, tuttavia riteniamo che il ritorno su quei livelli costituisca il primo e non definitivo passo per affrontare il tema.

Come già scritto nel post La grande speculazione (1 e 2), la poca profondità del mercato che tratta il future sul TTF favorisce movimenti speculativi governati da ampie volatilità. I trader in attesa delle riunioni di cui sopra e delle relative decisioni, stanno liquidando le posizioni per non trovarsi scoperti.

COMMMODITY: C’E’ GRANDE VOLATILITA’ SUL MERCATO

WB ANALYTICS: NATURAL GAS DUTCH TTF TREND (MONTHLY)

COMMODITY PETROLIO BRENT OIL

Anche i prezzi del petrolio hanno capitolato di fronte ad una serie di prese di posizioni formate da sviluppi  economici e politici. Qui la confrontation è più ampia ed articolata se possibile. I corsi stanno scendendo verso i nostri obbiettivi intermedi a 80 usd/bar. Sul petrolio si consumerà lo scontro più significativo per garantire al mondo produttivo energia a costi sostenibili.

L’obbiettivo su cui l’occidente sta lavorando potrebbe coincidere con un ritorno delle quotazioni verso l’area prospicente ai 60 usd.

I segnali di rallentamento della crescita favorirebbero questo scenario. L’ostinazione delle banche centrali nel contrastare l’inflazione punta a questo esito.

COMMMODITY: C’E’ GRANDE VOLATILITA’ SUL MERCATO

WB ANALYTICS: BRENT OIL TREND

BANCHE CENTRALI E MERCATI

 

La Fed è schierata ufficialmente in prima linea nel contrastare l’inflazione.

Dai sondaggi PMI emergono già segnali di raffreddamento dei prezzi input industriali. Ne abbiamo parlato, mettendo in evidenza l’andamento grafico, in molti nostri recenti report a partire dalla scorsa primavera.

Ma il recupero dei mercati azionari tra luglio ed agosto hanno imposto un supplemento degli warning da parte dei governatori. Pensiamo che il nostro scenario elaborato lo scorso dicembre nell’Outlook per il 2022, EVERYTHING MUST CHANGE, rimanga tuttora allineato agli sviluppi attesi.

Lo studio degli scenari è indispensabile per definire le linee guida sugli sviluppi che i mercati, Forex, Commodity e Rates, tendono a profilare accendendo un faro, ma soprattutto un bussola,  importanti per la definizione dei piani di Risk Management per gestione del rischio in termini proattivi delle imprese.

In questa specifica fase il tema sull’energia buca qualsiasi titolo da prima pagina. Qualora quanto sopra atteso dovesse concretizzarsi (come pensiamo), l’euro potrebbe beneficiare di una pausa momentanea delle pressioni che lo schiacciano temporaneamente sulla parità con il dollaro.

Tuttavia il punto cardine che definisce lo snodo tra un recupero e la prosecuzione della tendenza riflessiva non coincide con la parità, ancorché essa rappresenti un valore psicologico importante. Tali punti qualificanti li abbiamo declinati nel nostro ultimo rapporto di agosto FX RISKOO OUTLOOK pubblicato il 22 agosto.

Ancora una volta sottolineiamo la necessità di adottare approci flessibili a fronte di schemi rigidi che possono penalizzare le strategie di gestione.

FX ENTERPRISE RISK MANAGEMENT

I segnali di politica monetaria che giungono da Jackson Hole rimangono orientati ad un linea restrittiva.

Jerome Powell ha ribadito una linea poco accondiscendenti, da cui sono risuonate le parole particolarmente dure sulla necessità di contenere l’inflazione.

Riportare la stabilità dei prezzi richiederà mantenere una politica restrittiva per diverso tempo. La storia ci insegna ad avere cautela contro un allentamento prematuro della politica monetaria“, ha dichiarato il Governatore dal simposio di Jackson Hole.

I futures sui Fed funds si sono spostati aumentando le scommesse su una stretta di 75 pb, e non 50, al Fomc del 20-21 settembre. Gli stessi futures prevedono attualmente che i tassi Usa raggiungano un plateau intorno a marzo e rimangano su quei livelli per un periodo più lungo del previsto. Il mercato valuta un taglio di non più di un quarto di punto percentuale entro la fine del 2023, un mese fa ne scontava almeno due.

Nel contempo nel tardo pomeriggio di venerdì, secondo Reuters, fonti vicine al consiglio di Francoforte, hanno riferito che alcuni banchieri chiedono che si discuta nel consiglio di settembre – giovedì 8 – di una possibile stretta monetaria da tre quarti di punto. Il deterioramento delle prospettive di inflazione è tale, dicono le fonti, che impone di non rallentare nel processo di normalizzazione della politica monetaria.  La BCE ha aumentato i tassi di 50 pb portandoli a zero a luglio, in una mossa di entita’ inaspettatamente robusta. I mercati monetari prezzano in circa 62 pb l’incremento del mese prossimo, scontando quindi al 100% la probabilità di un nuovo +50, rafforzando al 48% (dal 24%) le chance di un rialzo di tre quarti di punto percentuale.
Oggi nel primo pomeriggio ci sarà un intervento pubblico di Philip Lane, capo economista dell’Eurotower, esponente dell’ala dovish del board e molto vicino a Christine Lagarde.

 

L’azione speculativa fa parte del DNA dei mercati. Fa leva su condizioni di eccesso tra un fattore di rischio specifico ed un risultato atteso.

Come noto, i fattori di rischio specifico provengono principalmente dai mercati dell’energia: gas, petrolio.

ENERGY TREND

Il primo, in particolare quello europeo, trattato nella piattaforma THE ICE, si riferisce all’andamento del Dutch TTF, il secondo è trattato in diversi mercati specializzati assumendo come benchmark principale due prodotti: il Brent Oil ed il WTI (West Texas Intermediate).

Il rialzo dei prezzi dell’energia in Europa in particolare, costituisce la causa ultima (in ordine di fattori e tempo) che sta alimentando le spinte inflative.

Il loro rialzo prende corpo con la ripresa delle attività dopo la conclusione della prima fase dei blocchi sanitari Covid, alla fine della primavera del 2020.

In quella fase tutte le commodity sono trascinate al rialzo sulla base di aspettative che vedevano in combinato la ripresa della domanda con i le note difficoltà presenti nelle catene di fornitura globale. Quindi forte domanda ed offerta in ricostruzione hanno animato la prima grande speculazione dei mercati.  La presenza di abbondante liquidità garantita dalle banche centrali ha fornito la benzina per accendere il fuoco speculativo causando il rialzo dell’inflazione nei mercati finanziari prima e reali dopo con un effetto diretto di trasmissione dei prezzi.

LA POLITICA MONETARIA DELLE BANCHE

Le banche centrali per un lungo periodo di tempo hanno sostenuto la tesi che i fattori che avevano scatenato l’inflazione fossero di natura transitoria. Per cui la loro azione di contrasto si è materializzata in ritardo, soltanto quando le condizioni di eccesso concretizzavano i rischi inizialmente disattesi.

La Federal Reserve ha avviato il primo rialzo dei tassi a marzo di quest’anno annunciando il Tapering per il mese di maggio. La BCE invece ha avviato il suo primo rialzo dei tassi a luglio.

La linea di policy monetaria assunta dalle banche centrali, in particolare dalla Fed, ha contribuito a far raffreddare i prezzi delle commodity industriali (metalli) ed agricole.

Al LME le quotazioni del rame dopo i picchi fissati attorno quota 10.750 usd sono scesi sino a 7.000 usd. Ampiezze altrettanto significative si sono viste anche sull’acciaio e sull’alluminio.

Quanto abbiamo assistito al LME o al COMEX non si è visto sul mercato dell’energia, benché ancor prima della guerra in Ucraina avevamo assistito ad altrettanti picchi su natural gas e crude oil.

La loro persistenza a confermare nuove spinte rialziste, ha ridotto notevolmente gli effetti di contrasto promossi dalle banche centrali.

Negli  Stati Uniti, la Fed ed il Dipartimento del Tesoro, stanno operando per raffreddare le quotazioni del greggio. In Europa non vediamo alcuna strategia per contrastare la grande speculazione sul prezzo del gas.

PETROLIO: BRENT OIL

Dalla scorsa primavera sosteniamo che i prezzi del Brent future siano destinati, ovviamente con tutto il comparto petrolifero, a subire una correzione significativa. Dopo il picco tra 125/130 usd/bar abbiamo tracciato uno scenario correttivo orientato a verificare 80 usd/bar (Market Mover Monitor 25 apr 2022).

Il mercato dopo aver costruito un minimo a 91.50 ha aperto una reazione per  verificare la tenuta di 102.50 dove riteniamo transiti il livello che delimita il percorso che dovrebbe portare i valori verso il target 80 usd/bar. Pertanto restiamo fiduciosi sulla prosecuzione della correzione che sta dominando nel breve le contrattazioni. E’ chiaro che anche su questo strumento si stanno confrontando i rapporti di forza tra USa e grandi paesi users verso produttori come Arabia Saudita, Russia ed altri membri dell’Opec+.

 

LA GRANDE SPECULAZIONE

WB ANALYTICS: BRENT OIL TREND

NATURAL GAS: DUTCH TTF

Le quotazioni del Natural Gas europeo e nello specifico il future sul Dutch TTF, eletto come strumento benchmark per la definizione dei prezzi sul mercato consumer europeo,  beneficiano di condizioni di eccesso, prodotte dalla crisi geopolitica UE-Russia, che determinando un rischio specifico alimentano il risultato atteso: la grande speculazione. Essa si scatena in Europa per effetto del differenziale tra i costi energetici tra Ue ed Usa, dove il rapporto è esponenziale 300 contro 24 usd/mwh.

Mentre gli stoccaggi procedono secondo gli obbiettivi programmati in termini quantitativi, l’effetto elastico, generato dal gioco di un’offerta ad intermittenza,  ha creato un swing rialzista sui prezzi oltre ogni logica industriale.

C’è stato un momento in cui ci eravamo illusi della possibilità che tale logica potesse avere ragione sulla bolla speculativa, ma abbiamo dovuto ricrederci quando da 90/80 eur mwh toccati agli inizi di giugno il mercato ha spinto i valori oltre la nostra soglia di allerta 95 & 105 eur mwh. Nel WB MARKET MOVER WEEK ci siamo  spinti a fissare un target di breve a 320 euro. Il mercato l’ha bruciato dopo pochi giorni!

Ci sembra che tra 320/335 si possa formare un cap nel breve ed aprire una reazione al ribasso, mentre siamo giunti alla fine della pausa produttiva di agosto.

Tuttavia per raffreddare la grande speculazione dobbiamo confidare in quello che ci sembra essere nel breve l’unica via d’uscita: l’azione diplomatica. Le alternative al gas russo non sembrano praticabili se non oltre il 2023.

LA GRANDE SPECULAZIONE

WB ANALYTICS: NATURAL GAS DUTCH TTF

FX ENTERPRISE RISK MANAGEMENT

Nel nostro rapporto aggiornato di agosto abbiamo fatto il punto sul mercato delle commodity, mettendo a fuoco gli sviluppi dell’andamento delle quotazioni del future sul Natural Gas -europeo-, Dutch TTF, stimando gli obbiettivi di prezzo e soprattutto i rischi di scenario.

La pausa produttiva del mese di agosto non allenterà le pressioni sui mercati, tantomeno i segnali di rallentamento che , con anticipo, vi avevamo tracciato in primavera e che ora stanno assumendo dimensioni concrete.  A settembre le aziende riprenderanno l’attività dovendo affrontare uno scenario reso più difficile dalla crisi energetica che sta minacciando l’Europa.    Si comincerà ad elaborare i budget per il 2023 dovendo definire le linee guida sugli input ed output price.

Per chi opera su scala extra UE dovrà tenere conto delle tendenze che governano i mercati dei cambi in una congiuntura difficile.
In realtà operiamo in trincea da oltre due anni dovendo gestire, sia sotto il profilo statistico che storico, volatilità molto ampie, per le quali la gestione del rischio rappresenta la linea di confine tra riuscire a marginare o meno.
Prepariamoci quindi per il 2023.

SOMMARIO

SCENARIO

  • CONFERMIAMO LE LINEE TRACCIATE LO SCORSO RAPPORTO
  • RALLENTAMENTO GLOBAL PMI MANUFACTURING
  • INDEBOLIMENTO DELLA DOMANDA
  • RIBASSO I PREZZI DELLE MATERIE PRIME
  • RALLENTAMENTO SOTTO QUOTA 50 PMI METAL USERS

ENERGY

  • GAS & ENERGIA ELETTRICA: A QUANDO IL PICCO?
  • PETROLIO: BRENT SOTTO 100 USD/BAR

METALLI INDUSTRIALI

  • CONFERMA DELLE CORREZIONI ANTICIPATE A FINE INVERNO SUI METALLI INDUSTRIALI
  • CONFERME ED AGGIORNAMENTI DEI  TARGET TENDENZIALI

Ferragosto, cieli limpidi, qualche temporanea burrasca, ma il cielo sopra i nostri occhi appare limpido. Diverso è il meteo mercato dove grandi cumulonembi, causati da un ampio fronte di instabilità dell’aria, veicolano l’enorme energia termica in direzione di potenziali scariche elettriche che partono dalla geosfera politica per contagiare economia e mercati.

I dati PMI che riportiamo segnalano da parte delle aziende un declino dell’attività manifatturiera e dei servizi. La pressione sui prezzi input industriali perde momentum in un contesto dove anche gli ordinativi segnano il passo.

I mercati finanziari tendono a far leva su tali indicazioni nella speranza concreta che le banche centrali possano allentare la loro azione restrittiva sui tassi. Non escludiamo che tale azzardo possa rivelare sorprese non gradevoli.  Sullo sfondo gravano le crisi di relazione tra occidente ed oriente.  La frattura sta trasformando il tracciato di un solco in una faglia profonda. La storia ripete se stessa quando a determinare tali scismi sono le divergenze sull’energia ed a seguire sulle catene di fornitura sottostanti alle materie prime.

Come accaduto in passato su altri temi, i mercati tendono a sottostimare gli impatti della contrapposizione che allinea su due fronti opposti l’occidente manifatturiero e mercato di consumo verso l’oriente, mercato di estrazione e produzione di commodity.

Per l’Europa, baricentro delle tensioni geopolitiche, le contese producono una fuga dei prezzi dell’energia insostenibili per la struttura economica. Il costo per l’Europa, priva di materie prime e di energia, si riverbera sul piano economico ma anche sociale.

L’Europa senza gas e quindi energia fornite dalla Russia non ha grandi alternative nel breve medio periodo. Il mercato consapevole di questa immensa criticità sconta speculativamente prezzi sopra ogni limite.

Su queste basi l’euro sconta una debolezza strutturale. L’architettura del Pil europeo si basa su una forte piattaforma manifatturiera e logistica alla cui base vi sono grande disponibilità di energia economica e mercati globali aperti.

In pochi mesi si sono dissolte queste certezze. L’UE scopre a proprie spese che l’energia ha un prezzo anche politico che i mercati scontano osservando le chiusure ad ogni ipotesi negoziale delle frontiere.

Partendo da queste basi, la definizione dei cambi obbiettivo di budget e di listino per il 2023 dovrà tenere conto della bivalenza  che il trend dominante assumerà in funzione degli sviluppi geopolitici.

Gli scenari da esplorare su questo fronte sono almeno tre… PER CONTINUARE A LEGGERE

In apertura di settimana riportiamo l’esito dei sondaggi PMI pubblicati su scala globale la scorsa settimana per i settori manifatturiero, servizi e costruzioni. Sappiamo che le azienda stanno monitorando con estrema attenzione i dati sugli ordinativi per comprendere quale possa essere lo scenario che troveranno alla riapertura delle attività dopo la pausa estiva.

Purtroppo i sondaggi di luglio confermano un rallentamento generale della crescita.

PMI EUROZONA

L’indice finale Composito della Produzione manifatturiera dell’eurozona a luglio è sceso sotto quota 50 al 49.9 rispetto 52.0 segnato nel mese di giugno. Si tratta del valore minimo acquisito negli ultimi 17 mesi.
L’indice finale dell’Attività Terziaria dell’eurozona scende invece a quota 51.2 rispetto al valore di 53.0 fissato a giugno, ovvero al minimo degli ultimi 6 mesi.

Era dal mese di febbraio del 2021 che non si vedeva tale livello, con la differenza che allora l’indice usciva da una fase negativa, ora invece la curva risulta inclinata al ribasso.

PMI LUGLIO: QUALI SCENARI PRELUDONO I SONDAGGI PMI?

Con il forte calo del manifatturiero unito all’ulteriore rallentamento del terziario, l’indice PMI COMPOSITE  dell’Eurozona sta segnalando i rischi di una pronunciata contrazione. Secondo i dati Markit, pesano sul contesto gli effetti negativi che la forte inflazione sta producendo sulla domanda, poiché il flusso complessivo di commesse ricevute è diminuito al tasso più elevato da maggio 2013, se si esclude la finestra dei lock-down Covid.

La nota positiva è data dal rallentamento delle pressioni inflative. L’indebolimento economico è stato più evidente negli ordini esteri che sono crollati al ritmo più forte negli ultimi 24 mesi. Il sondaggio rivela che i forti timori per la futura fornitura di gas contribuiscano ad aumentare  i rischi di recessione in Europa.

PMI LUGLIO: QUALI SCENARI PRELUDONO I SONDAGGI PMI?

WB ECONOMICS: COMPOSITE PMI FRANCIA SPAGNA ITALIA GERMANIA

PMI Composite EUROZONA: luglio 2022

Spagna 52.7 minimo in 6 mesi
Francia 51.7 (flash: 50.6) minimo in 15 mesi
Germania 48.1 (flash: 48.0) minimo in 25 mesi
Italia 47.7 minimo in 18 mesi

PMI MONDO

Luglio ha visto il tasso di crescita economica globale scendere al suo livello più debole rispetto al trend di espansione registrato negli 25 mesi. Il rallentamento è stato principalmente centrato sui paesi sviluppati, dove la produzione si è contratta (in media) per la prima volta da giugno 2020. I mercati emergenti hanno mostrato una maggiore resilienza in confronto, con una crescita che si mantiene vicina al massimo di undici anni e mezzo.

Il J.P.Morgan Global Composite Output Index – curato da J.P.Morgan e S&P Global in associazione con ISM e IFPSM – ha riportato a luglio quota 50,8, in calo da 53,5 di giugno.

La crescita è rallentata al minimo di sei mesi nei servizi, mentre la produzione manifatturiera è risultata in stagnazione.

I dati PMI nazionali hanno indicato che il rallentamento è stato guidato dalle aree sviluppate. La produzione statunitense si è contratta per la prima volta da giugno 2020, con flessioni segnalate nel comparto manifatturiero e dei servizi

Anche in Giappone la crescita ha sfiorato le condizioni di quasi stagnazione.

Sono state segnalate solide espansioni dell’attività economica Cina, India e Brasile. La Russia ha visto aumentare la produzione per il secondo mese consecutivo e la sua crescita ha segnato il ritmo più rapido in oltre un anno. Nel Regno Unito la produzione è aumentata a un ritmo più contenuto.

Per avere un quadro dettagliato sul comparto manifatturiero e materie prime chiedete il nostro ultimo report aggiornato di agosto.

INFLAZIONE

Il calendario economico sarà prevalentemente centrato in settimana sui dati sull’inflazione con l’Italia, la Germania e gli Stati Uniti che vedranno le rispettive pubblicazioni nella giornata di mercoledì. I tassi di inflazione dovrebbero rimanere elevati con il valore dell’inflazione core negli Stati Uniti previsto intorno al 6,1%, mentre gli ultimi dati per Italia (giugno: 8%) e Germania (giugno: 7,6%) dovrebbero rimanere elevati e simili a quelli visti a giugno. Altrove, la Cina ha registrato tassi di inflazione relativamente bassi, anche se i più alti da due anni. Nel frattempo, l’India ha visto aumentare i tassi di inflazione, anche se i tassi di aumento stanno iniziando a rallentare.

La Bank of Thailand terrà una riunione della banca centrale questa settimana, anche se il tasso di interesse dovrebbe rimanere intorno allo 0,5%.

Infine, i dati sul sentiment per gli Stati Uniti riveleranno come sono cambiate le percezioni delle famiglie nel corso del mese. L’indice è rimasto basso a causa dell’elevato livello d’inflazione, dell’incertezza geopolitica e delle preoccupazioni per l’ambiente macroeconomico.

PREZZI INDUSTRIALI: INPUT & OUTPUT 

Gli ultimi dati PMI hanno segnalato un calo dei tassi di inflazione in media nell’economia globale. A luglio le pressioni sui costi sono state ai minimi su cinque mesi, mentre l’inflazione sui prezzi di vendita è scesa al minimo su dieci mesi. I miglioramenti dal lato dell’offerta, grazie all’allentamento delle restrizioni pandemiche in Cina, e il notevole calo dell’appetito dei clienti, hanno portato alla diminuzione delle pressioni rialziste. Sebbene rimangano storicamente elevati, i dati PMI suggeriscono che le pressioni sui prezzi hanno già raggiunto il picco.

Nonostante il raffreddamento delle pressioni sui prezzi secondo il PMI, la Banca d’Inghilterra ha alzato i tassi di interesse di ulteriori 50 punti base all’1,75%, segnalando il sesto aumento consecutivo dei tassi dallo scorso dicembre. Anche la Fed prevede ulteriori rialzi dei tassi.

PMI LUGLIO: QUALI SCENARI PRELUDONO I SONDAGGI PMI?

WB ECONOMICS: INPUT & OUTPUT PRICE Markit

Con il forte rallentamento della crescita economica mondiale a luglio (guidata dai paesi sviluppati), le banche centrali si trovano ancora una volta in difficoltà. Sarà interessante vedere se attiveranno a un ulteriore inasprimento della politica monetaria verso cui  risultano orientate. Sebbene sia necessario garantire che l’economia non si surriscaldi come era stato sulla scia della ripresa del COVID-19, diventa anche importante non ridurre seriamente la domanda e la crescita. Ciò detto, i timori di recessione sono stati recentemente amplificati mentre, allo stesso tempo, continuano i rialzi dei tassi e le rapide pressioni inflazionistiche, causando una certa preoccupazione per le prospettive economiche future.

Per avere un quadro dettagliato sul comparto manifatturiero e materie prime chiedete il nostro ultimo report aggiornato di agosto.

WB MARKET MOVER MONITOR

FOREX

La pubblicazione dei dati sull’occupazione USA di luglio ampiamente migliore delle attese ha respinto la reazione dell’euro verso la parte inferiore del range 1.0150/1.03 eur usd. I dati hanno rafforzato l’attesa per un ulteriore rialzo dei tassi a settembre da parte della Fed.

Tuttavia il range rimane attivo.

euro dollaro trend

WB ANALYTICS: EUR USD SHORT TREND

COMMODITY OIL

Anche i prezzi del brent dopo un periodo di congestione attorno a quota 100 usd/bar  confermano, secondo le nostre stime di maggio giugno, la discesa verso l’obbiettivo prossimo agli 80 usd/bar.

COMMODITY BRENT PETROLIO

WB ANALYTICS: BRENT OIL USD/BAR TREND

Purtroppo non possiamo dichiararci altrettanto positivi sull’andamento del Natural Gas europeo, Dutch TTF. Le quotazioni del future rimangono elevate ed ampiamente sopra i livelli di reversal del trend. Nuovi eventuali segnali di allentamento delle tensioni potranno essere colti soltanto nel caso in cui vi fossero regressioni di valori sotto area 160-155 eur/mwh. L’esperienza recente insegna che ogni qualvolta i prezzi scambiano in prossimità di livelli tecnici significativi ai fini della tendenza,  intervengono fattori che creano distorsioni al segnale riattivando il movimento rialzista dei prezzi. Ciò è accaduto ad inizio giugno quando il mercato stava per violare area 80 euro, cancellando ogni attesa positiva.

COMMODITY NATURAL GAS TTF

WB ANALYTICS: NATURAL GAS TTF

 

La scorsa settimana abbiamo riportato le stime aggiornate del FMI sulla crescita globale evidenziando il rallentamento atteso per le economie avanzate nel 2023.

L’Eurozona rallenterà la crescita quest’anno ed il prossimo, ma sarà la Germania a subire il maggior rallentamento da qui al 2023. Nonostante la debolezza dell’euro il surplus della  bilancia commerciale tedesca dopo vent’anni di crescita evidenzia un ritorno verso una potenziale condizione deficitaria. Una delle cause significative va ricercata nell’aumento del costo dell’energia.

Purtroppo lo scontro-confronto verso la Russia sta esacerbando i costi per l’importazione del gas e di conseguenza i costi dell’energia. La scorsa settimana avevamo voluto forzare la mano in n atto di fiducia sostenendo il rialzo del contratto future sul Natural Gas, Dutch TTF, potesse rintracciare il rialzo qualora le quotazioni fossero ritornate sotto area 145/135 eur mwh. Purtroppo la correzione susseguente al rialzo a 175/185 euro si è fermato attorno a quota 150 in attesa della riapertura di Nord Stream 1. La nostra fiducia si è infranta a seguito del successivo rialzo oltre 185 euro ed alla decisione di tagliare i consumi del 15% su basi volontarie.

La decisione della Commissione Europea ha messo a nudo la dipendenza dell’Unione verso le forniture russe. Il rialzo prolungato dei prezzi del gas mette fuori mercato molte produzioni.

I recenti sondaggi PMI Flash di luglio confermano una traiettoria della crescita e degli ordinativi all’industri manifatturiera in Eurozona piuttosto deludenti.

In una fase in cui i ritardi prodotti in passato nelle catene di fornitura si avviano verso la normalizzazione, gli input prices stanno rallentando, si registra una contrazione degli ordinativi, più evidente proprio tra le aziende europee, come evidenziato nel post di lunedì .

I COSTI DEL GAS STANNO PORTANDO L'EUROPA VERSO LA RECESSIONE

PMI MANUFACTURING ORDER – INPUT COST

Le pressioni sui prezzi industriali si allentano

I dati flash PMI di luglio hanno portato notizie deludenti sulle traiettorie di crescita economica la scorsa settimana. Anche i dati del Chicago PMI Indicator hanno rilevato un rallentamento oltre le attese.  I sondaggi hanno segnalato un aumento dei rischi di recessione negli Stati Uniti e in Europa, poiché la produzione nelle quattro maggiori economie sviluppate “G4” è diminuita per la prima volta dopo il blocco della pandemia all’inizio del 2020. Tuttavia, i sondaggi hanno portato notizie migliori sull’inflazione. Inoltre riportano  un a migliore performance dei tempi di consegna da parte dei fornitori.  Il tempo impiegato per le consegne alle fabbriche ha evidenziato mediamente la più bassa incidenza di ritardi nel mondo sviluppato da novembre 2020. Sebbene questa riduzione della pressione sulla catena di approvvigionamento derivi purtroppo principalmente da un calo della domanda  da parte delle aziende conseguente alla preoccupazione  per gli elevati livelli di inventario. Di converso gli intervistati riportano un allentamento delle pressioni sui prezzi. Con il calo della domanda e il miglioramento dell’offerta, il potere di determinazione dei prezzi si sta spostando dal venditore all’acquirente. Di conseguenza, i prezzi degli input industriali sono aumentati in tutto il G4 a luglio al tasso più lento degli ultimi 15 mesi.

L’euro debole sta comunque sostenendo la bilancia commerciale

La debolezza dell’euro sta comunque sostenendo l’EXPORT la cui domanda proviene soprattutto dagli Stati Uniti. E’ una buona notizia che conforta la Bilancia Commerciale i cui principali contributori sono Italia e Germania, i cui trend mensili si attestano rispettivamente a 53/55 mil di euro e 110/120 mil di euro.

La crisi energetica che si sta profilando in Europa tenderà ad indebolire l’euro, nonostante la performance più che positiva dell’export. Tuttavia la debolezza dell’euro non compensa l’incremento dei costi dei costi energetici. La BCE per raffreddare l’inflazione ha alzato i tassi dopo 11 anni in un momento in cui l’economia ha raggiunto il picco ciclico.

Lo stesso sta facendo la Federal Reserve. L’attuale livello dei Fed Funds quota 250 punti, i tassi in Eurozona 50 punti.

WB ADVISORS ESPORTAZIONI EUROZONA

WB ECONOMICS: EUROZONA ESPORTAZIONI

Tuttavia la performance dell’export non deve nascondere dissimulare l’elevato costo dell’energia che l’Europa sta affrontando.

LA SETTIMANA DOPO I RIALZI DI BCE E FED

La prima settimana di agosto riporta la pubblicazione dei dati PMI manifatturieri e dei servizi a livello mondiale.  La loro lettura fornirà una panoramica della crescita globale, dell’inflazione e delle tendenze del mercato del lavoro nelle economie chiave per il primo mese del terzo trimestre. I PMI di giugno e le loro letture flash di inizio luglio hanno accennato a un contesto economico in deterioramento, mostrando un calo dell’attività commerciale negli Stati Uniti e nell’Eurozona mentre la crisi del costo della vita con le politiche monetarie più restrittive che stanno colpendo la domanda.

Dopo l’aumento di 75 punti base della Fed, i mercati analizzeranno i dati sui salari non agricoli che aiuteranno per valutare il percorso futuro della Fed. Il mercato si aspetta un allentamento del ritmo di crescita del dato a 260.000 unità (in calo da 372.000 di giugno). Nel frattempo, il tasso di disoccupazione dovrebbe mantenersi stabile al 3,6%.

Venerdì 5 agosto oltre le statistiche sull’occupazione USA, verranno riportati i dati sulla produzione industriale per Germania, Francia e Italia nonché le vendite al dettaglio nell’Eurozona.

Il mercato sconta un potenziale rallentamento della crescita nelle tre aree a giugno. I PMI Flash relativi all’Eurozona segnalavano un ampio deterioramento della crescita a luglio. I dati sulle vendite al dettaglio relativi a luglio rappresenteranno un ulteriore elemento di valutazione del quadro con l’andamento della spesa per l’Eurozona nel suo complesso, nel caldo dell’inflazione in aumento e della crescente incertezza sui costi per l’energia.

WB MARKET MOVER MONITOR

FX – Dopo BCE e FED sarà la Banca d’Inghilterra ad aumentare i tassi spingendoli ai massimi dal 2008

La BoE si allinea alle altre banche centrali preoccupata anch’essa per il rapido aumento dell’inflazione al massimo degli ultimi quattro decenni: 9,4%. L’aumento, il più ampio dal 1995, spingerà il Board ad effettuare il sesto rialzo consecutivo aggiornando il tasso all’1,75%, il livello più alto dalla fine del 2008.

La curva future sconta potenziali rialzi di 25 bp tra settembre e febbraio del prossimo anno sino a portare i tassi di riferimento sino al 3,75%.

Tale proiezione rimane subordinata ad un temporaneo rallentamento della crescita in Inghilterra con un passaggio tecnico recessivo nel terzo trimestre. Il PIL dovrebbe contrarsi leggermente nel secondo e terzo trimestre del 2022 prima che la crescita marginale ritorni dalla fine del 2022 grazie al pacchetto di sostegno del governo alle famiglie.

La sterlina in attesa della conferenza stampa del governatore Andrew Bailey consoliderà il range ,8430 – ,8370 prima di sedere in direzione di area 0,83 per dirigere verso il nostro target di medio termine tra 0,82/,8150 eur gbp.

L’Eur usd continua a consolidare il range stimato in precedenza. Ci aspettiamo un allungo reattivo verso area 1,04-1,0450 nel brevissimo dove il mercato verificherà la tenuta del ciclo riflessivo dell’euro.

Governement Bond Yield 

I rendimenti governativi hanno violato al ribasso significativi livelli di sostegno in linea con le nostre attese. Il 10 anni US Treasury è sceso sotto quota 2,75% attivando un ulteriore gamba riflessiva in direzione di area 2,35 e successivamente 1,90%. Il 10 anni German Bund conferma di dirigere le quotazioni verso l’obbiettivo intermedio 0,50%, mentre il 10 anni BTP dopo aver abbandonato il sostegno a quota 3,20% dirige in direzione di un target intermedio a 2,60%.

I segnali rilevati sintetizzano le potenziali attese per un significativo rallentamento della crescita economica di cui sopra abbiamo tracciato i possibili segnali.

Commodity

Sono sempre i corsi delle commodity energetiche a focalizzare la nostra attenzione. Benché il rame sia rimbalzato la scorsa settimana (+6%), sono i valori del petrolio e del gas a tenere alta la tensione sul comparto.

Il Brent future ha reagito alle vendite precedenti recuperando quota 104. Ci aspettiamo un nuovo movimento riflessivo che sotto area 100/98 tenderà a spingere definitivamente i corsi in direzione del target 80 usd/bar. Il Natural Gas TTF invece continua ad essere negoziato sopra i livelli (150/140) la cui rottura  determinerebbero quantomeno una correzione apprezzabile. Rimane quindi alta la tensione in quanto i timori per nuove riduzioni di fornitura lasciano i valori vulnerabili a nuove spinte speculative.

 

FED – Com’era nelle attese, la banca centrale Usa ha alzato i tassi di interesse di 75 punti base per la seconda volta consecutiva. Ma per la prima volta da marzo, quando il ciclo si rialzi ha preso il via, il presidente Jerome Powell ha evitato di fornire numeri sulla portata del prossimo aumento, limitandosi a dire che potrebbe essere appropriato un incremento “insolitamente grande” al prossimo meeting ma che la decisione dipenderà dai dati. Powell ha lasciato gli analisti divisi sul significato di questa omissione: per alcuni è il segnale di un’imminente svolta in senso ‘dovish’, per altri esattamente l’opposto.

  • Il FOMC ha alzato i tassi di 75 punti base al 2,25-2,50%, come previsto, riportandoli alla neutralità per la prima volta dal 2019. L’unica modifica importante alla dichiarazione è stata la sua rivalutazione dell’economia; la Fed ora riconosce che “i recenti indicatori di spesa e produzione si sono attenuati”  
  • La dichiarazione non ha offerto sufficienti  indizi su come la Fed intenderà agire nella riunione di settembre, il presidente Powell ha comunque ammesso che la Fed verificherà se vi sono prove convincenti sulla discesa l’inflazione, di conseguenza il ritmo dei futuri rialzi dei tassi dipenderà dai dati in arrivo e dalle prospettive per l’economia. Ciò suggerisce essenzialmente che la Fed dipenderà dai dati e agirà riunione per riunione, piuttosto che ridimensionare la politica in anticipo.
  • Powell, tuttavia, ha affermato che un altro forte aumento dei tassi potrebbe essere appropriato alla prossima riunione e che il FOMC non ha ancora preso una decisione su quando rallentare i rialzi dei tassi. Inoltre ha dichiarato in conferenza stampa che il Consiglio rimane orientato a tenere una stance monetaria restrittiva compresa tra il 3,0 e il 3,5%.
  • Al presidente Powell è stato chiesto se l’economia statunitense fosse in recessione; Powell ha ribadito che è necessario creare un certo rallentamento nell’economia, per consentire di riequilibrare le condizioni dell’offerta; Powell ha anche affermato che il rallentamento nel secondo trimestre è stato notevole, ma l’economia era ancora sulla buona strada per crescere quest’anno e la domanda rimane forte.

FED GDPNOW REAL GDP ESTIMATED FOR 2022: IIQ

La FED di Atlanta elabora un modello dinamico sull’andamento del GDP calcolato sulla base di una serie di indicatori macro economici aggregando 13 indicatori sotto-componenti del GDP.

FED: RIALZO ATTESO 75 BP

WB ECONOMICS: FED Model GDP NOW

WB MARKET MOVER MONITOR

FOREX MARKET

L’eur usd dopo un minimo fissato durante la sessione del FOMC a 1,01 ha reagito ritornando a quotare sui livelli di inizio settimana, area 1,02. Si preannuncia un prolungamento di questa fase laterale nel brevissimo periodo. Ci aspettiamo che il mercato muoverà le proprie posizioni soppesando i dati macro economici relativi a inflazione e crescita per gli Stati Uniti, mentre per l’Eurozona valuterà le reazioni dei prezzi del gas ponderandole alle prospettive di crescita per comprendere gli impatti della crisi geo energetica sull’economia dell’area.

Pertanto ci aspettiamo una fase di congestione (breve termine) tra 1,0240 ed 1,0080. on abbiamo ancora archiviato la possibilità che l’euro possa tentare di costruire il recupero temporaneo verso 1,0420/50 contro dollaro, prima di declinare verso il nostro obbiettivo finale per il 2022 ampiamente sotto la parità. 

BOND MARKET

Nelle scorse settimane abbiamo scritto sulla flessione della parte lunga della curva dei rendimenti dei bond governativi europei ed americani. Il 10 anni Treasury sta avvicinando nuovamente la soglia 2,75%, livello sotto il quale i mercati tenderebbero a prezzare con maggior probabilità elementi che prefigurerebbero l’arrivo di una fase recessiva.

I rendimenti benchmark per l’Eurozona, il 10 anni Bund, stanno già scendendo dirigendo verso area 0,50%. Non escludiamo in caso di un contenimento della spinta inflativa derivante dai prezzi dell’energia un ritorno del 10 Y Bund all0 o%.

I rendimenti del BTP, oggetto di grande attenzione, stanno contenendo le tensioni derivanti dalla crisi di governo e dalle elezioni anticipate. La BCE sta evidentemente vigilando sul loro andamento.  E’ difficile a priori stabilire come funzionerà lo scudo messo in campo dalla Banca Centrale. Pensiamo che la corsa ad ostacoli preveda un passaggio importante a quota 3,20%. La violazione di questo livello aprirebbe la via per un significativo ridimensionamento dei rendimenti sul tratto 10 anni. Propedeutico a questa evoluzione positiva, risulterà il contenimento delle tensioni eventuali sotto area 3,60%.

COMMODITY

Mentre le quotazioni del Brent Oil stanno ridimensionando, avviando un consolidamento propedeutico al breakout di area 100 usd/bar, quelle del natural Gas europeo, future TTF, continuano a tenere alta la tensione in termini tendenziali. Ogni qualvolta, dallo scorso mese di gennaio,  il future ha configurato un potenziale segnale di ridimensionamento ci siamo scontrati con una profonda delusione. Pertanto ad oggi per poter catturare un inatteso segnale di ridimensionamento dovremmo (usiamo il condizionale) quantomeno avere un ritorno dei valori sotto area 140 eur/mwh. Questo passaggio rifletterebbe, quasi certamente, un accordo politico tra i belligeranti in causa (Nato, Ucraina, UE, Russia).

Pertanto, mentre ci aspettiamo un ribasso dei prezzi del petrolio verso area 80 usd/bar, non possiamo stimare alcunché nel caso del gas russo. Ciò significa che le attese su un ridimensionamento dell’inflazione appaiono più consistenti sul lato americano, meno convincenti in Eurozona. Questo processo risulta legato ad una concreta diversificazione delle forniture sino ad annullare la dipendenza da quelle russe, salvo trovare un accordo.

RECESSIONE: AUMENTANO I RISCHI

Le forniture russe di NatGas all’Europa tramite il gasdotto Nord Stream sono scese al 38% della capacità rispetto al 40% di martedì. Ciò nonostante Gazprom annuncia un nuovo taglio più significativo riducendo le forniture al 20% a partire da mercoledì 27 luglio.

Gazprom ha affermato che il gasdotto Nord Stream pomperà 33 milioni di metri cubi al giorno, ovvero il 20% della capacità, da mercoledì, aggiungendo che un’altra turbina per il gasdotto sarà messa fuori servizio a causa di lavori di manutenzione.

La Commissione Europea nel frattempo annuncia una riduzione dei consumi pari al 15% 

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato che un’altra turbina Nord Stream ha “problemi” e sarà messa offline per manutenzione. Le sanzioni occidentali hanno prolungato il tempo medio di manutenzione del Nord Stream.

I media statali russi hanno riferito lunedì che la turbina recentemente revisionata in Canada da Siemens Energy AG ha finalmente ricevuto  documenti di esportazione  che le consentiranno di essere spedita dalla Germania a Helsinki, in Finlandia.

L’imminente calo della capacità di Nord Stream ha spinto i futures NatGas europei, Dutch TTF, in rialzo del 21% a 214 euro mwh. I prezzi sono aumentati di oltre il 20% in due sessioni e sono vicini ai massimi visti lo scorso inverno a oltre 200 euro.

Dall’altra parte dell’Atlantico, i futures NatGas statunitensi hanno esteso i guadagni, in rialzo di oltre il 10% a $ 9,62, un massimo di 14 anni, tra le preoccupazioni per il clima caldo e la scarsità di forniture. Inoltre la contrazione delle forniture in Europa comporterebbe maggiori esportazioni di GNL degli Stati Uniti contribuendo ad alzare le quotazioni anche negli USA.

Il prezzo raggiunto dal Nat Gas in Europa corrisponderebbe ad una quotazione del barile di petrolio pari a 335 usd.

Il rialzo dei prezzi del gas si contrappone con il ribasso della maggior parte delle commodity industriali ed agricole inserite in un contesto riflessivo da settimane. 

Il FMI ha tagliato le sue previsioni di crescita globale per il terzo trimestre consecutivo, mentre ha alzato le sue proiezioni sull’inflazione, avvertendo che i rischi per le prospettive economiche sono “in modo schiacciante inclinato al ribasso” e che il mondo ” potrebbe presto essere sull’orlo della recessione.

Il Fondo prevede ora un rallentamento della crescita globale al 3,2% nel 2022, in calo dello 0,4% rispetto alla stima di aprile, in calo dal 4,4% di gennaio e circa la metà del ritmo dell’espansione dell’anno scorso. Nel 2023, la crescita globale è destinata a indebolirsi ulteriormente al 2,9%. Rispetto alle proiezioni di aprile, le nuove stime sono inferiori di oltre 1 punto percentuale.

Per il FMI l’Eurozona crescerà del 2,6% nel 2022, in calo dal 2,8% di aprile, e prevede che la crescita del 2023 sarà solo dell’1,2%, in calo dal 2,3% di aprile. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, il FMI prevede che l’economia rallenti fino al 2,3% nel 2022, in calo dell’1,4% rispetto alle previsioni di aprile, e si prevede che la crescita rallenterà nel 2023 ad appena l’1,0%, in calo di oltre la metà dal 2,3% durante la precedente previsione dell’FMI, poiché l’aumento dell’inflazione intacca la capacità delle famiglie di acquistare beni e servizi, i consumi diminuiscono e la campagna di stretta monetaria storicamente aggressiva della Federal Reserve inizia a farsi sentire.

Sebbene i declassamenti delle prospettive di crescita siano stati ampi, la proiezione dell’espansione negli Stati Uniti ha subito la contrazione maggiore, con l’FMI che l’ha tagliata di 1,4 punti percentuali rispetto alla stima di aprile al 2,3% a causa della minore crescita all’inizio di quest’anno, del ridotto potere d’acquisto delle famiglie e politica monetaria più restrittiva. Secondo il FMI , la previsione di una crescita dello 0,6% nel quarto trimestre del 2023 su base annua “renderà sempre più difficile evitare una recessione” .

Sebbene il FMI continui a prevedere una crescita positiva, ciò servirà poco a placare la crescente preoccupazione di un’espansione arretrata o addirittura di una vera e propria recessione nelle principali economie, poiché l’accelerazione degli aumenti dei prezzi divora redditi, risparmi e profitti.

Allo stesso tempo, l’inflazione globale si intensifica secondo il FMI, il quale alza le sue previsioni per quest’anno e per il prossimo di quasi un intero punto percentuale: rispettivamente all’8,3% e al 5,7%.

Per il FMI i rischi relativi all’outlook sono prevalentemente inclinati al ribasso:

  • La guerra in Ucraina potrebbe portare a un arresto improvviso dei flussi di gas europei dalla Russia.
  • L’inflazione potrebbe rimanere ostinatamente alta se i mercati del lavoro rimangono eccessivamente rigidi o se le aspettative di inflazione si disancorano o se la disinflazione si rivela più costosa del previsto.
  • Condizioni finanziarie globali più restrittive potrebbero indurre un’impennata delle sofferenze del debito nei mercati emergenti e nelle economie in via di sviluppo.
  • I rinnovati focolai e blocchi di COVID-19 potrebbero sopprimere ulteriormente la crescita della Cina.
  • L’aumento dei prezzi di cibo ed energia potrebbe causare una diffusa insicurezza alimentare e disordini sociali.
  • La frammentazione geopolitica potrebbe ostacolare il commercio e la cooperazione globali.
RECESSIONE: FMI, AUMENTANO I RISCHI

IMF: WORLD ECONOMIC OUTLOOK AGG. LUG 2022

 

 

EQUITY MARKET

La crisi sanitaria scatenata dalla pandemia nel 2020 ha generato a cascata diversi effetti che hanno messo in discussione il paradigma della globalizzazione: interruzione e sconvolgimenti delle catene di fornitura, intervento monetario delle banche centrali, aumento dei prezzi delle materie prime, cambiamento delle abitudini di consumo del mass market ed infine per diverse ragioni la revisione degli equilibri geopolitici.

Abbiamo assistito alla rimodulazione della globalizzazione con una netta revisione degli equilibri di potenza politica.  Questo processo tuttora in itinere ha spinto le diverse aree economiche a polarizzare i loro interessi di appartenenza economici verso due grandi politi attrazioni: gli Usa e la Cina.

Le faglie tettoniche hanno subito una nuova marcatura della loro geografia aprendo situazioni di crisi che hanno esasperato ulteriormente gli squilibri di cui abbiamo dato evidenza.

I mercati, dopo aver reagito allo shock della pandemia con la forte ripresa innescata grazie all’abbondanza di liquidità messa a disposizione delle banche centrali, stanno ora ricalcolando gli impatti che la rimodulazione delle catene di fornitura, a cui la geopolitica sta sottoponendo le economie avanzate, hanno ed avranno sulla catena del valore, considerando che la transizione ecologica rimane nel breve e medio periodo un acceleratore di tali squilibri.

Per i mercati l’inflazione rappresenta  uno dei prodotti dello sconvolgimento di questo sistema dinamico caotico. Essa sta determinando un campo vettoriale sulla cui traiettoria si stanno indirizzando le linee di policy monetaria delle banche centrali, esattamente come abbiamo descritto nei nostri  rapporti con modalità non lineari. La Fed ha risposto con tempi e meccanica diverse, come pure la BCE e la Bank of Japan.

C’è il rischio che la guerra commerciale si trasformi in una nuova guerra fredda tra Stati Uniti e Cina producendo ulteriore effetti stagflattivi ad ampio raggio. Il disaccoppiamento sino-americano implica la frammentazione dell’economia globale, la balcanizzazione delle catene di approvvigionamento e restrizioni più severe al commercio di tecnologia, dati e informazioni, elementi chiave dei futuri modelli commerciali.

Tuttavia leggiamo tra le pieghe della contrapposizione situazioni di ambigua interpretazione.

Analizzando i fattori che hanno contribuito a far accelerare l’inflazione emergono in prima linea le commodity e tra queste quelle energetiche. petrolio, gas ed energia elettrica. Questo fenomeno risulta ancor più evidente in Europa. La guerra tra Russia ed Ucraina ha esasperato inizialmente livelli di quotazione non sostenibili dal mondo produttivo.  I picchi del gas russo segnati a dicembre ed agli inizi di marzo sono  stati seguiti da significative correzioni.

Come abbiamo scritto questa settimana il mercato sta leggendo la fascia di prezzo tra 90e 105 eur mwh per il future sul Natural gas Dutch TTF, di fatto il benchmark a cui sono indicizzati i contratti di fornitura, come possibile range su cui calibrare la prossime mosse dei prezzi. La violazione di 90 eur mwh aprirebbe la strada per una correzione significativa dei prezzi. La stessa cosa dovrebbe accadere nel caso in cui il future sul Brent dovesse scendere sotto quota 100 usd/bar.

Il nuovo blocco sanitario imposto in Cina, in particolare nelle aree ad alta intensità manifatturiera e produttiva, a partire da l porto di Shanghai, sta congelando nuovamente tutte le attività di trading commerciale. Le materie prime hanno già subito un primo contraccolpo dal riflusso dei contagi. Lunedì 25 hanno subito un significativo sell_off, altri potrebbero allinearsi nel breve, confermando l’orientamento previsto nel nostro rapporto pubblicato la scorsa settimana, WB COMMODITY PERSPECTIVES. 

EQUITY MARKET: SECOND LOWER LAG

Questa situazione sta spingendo gli investitori a rivedere le loro posizioni di portafoglio.

Queste considerazioni continuano a mantenere aperte le condizioni di avversione al rischio di cui abbiamo scritto in molte occasioni nei mesi scorsi. Ci aspettiamo una SECOND LOWER LEG, una seconda gamba di ribasso nell’equity market.  Stimiamo per il mercato azionari USA ulteriori ribassi in grado di spingere lo Standard & Poor 500 verso area 3900 con il rischio di assistere ad ulteriori approfondimenti verso 3500 usd. Anche la tecnologia, bandiera della ripresa post pandemia, tendenzialmente affronterà una fase di riequilibrio. Le stime del nostro modello di valutazione calcola obbiettivi tendenziali verso area 11.000 senza escludere il rischio di un a perdita di momentum sino a quota 9000/8700. Gli indici minori ma fortemente sensibili alle dinamiche economiche americane, il Russell 2000 ed il Wilshire 5000 navigano nelle medesime acque.

EQUITY MARKET: SECOND LOWER LEG

WB ANALYTICS: SATANDARD & POOR 500

In Europa ci aspettiamo che si replichino le analoghe condizioni con l’Eurostoxx 50 destinato a scendere oltre i minimi di marzo e fissare un nuovo minimo relativo a quota 2900, non nascondiamo condizioni più negative qualora lo scenario dovesse avvitarsi.

EQUITY MARKET: SECOND LOWER LEG

WB ANALYTICS: EUROSTOXX 50

Dell’ampiezza di questo ribasso ne abbiamo parlato anche lo scorso fine d’anno sostenendo con un ALERT RISK la tesi di uno squilibrio tra fondamentali e condizioni operative delle aziende rispetto alle valorizzazioni che all’epoca i mercati esprimevano.

L’inversione della curva dei tassi USA.

I rendimenti dei Treasury americani sono scesi al di sotto di quelli triennali. L’inclinazione della curva potrebbe rispondere alle attese di una fase di rallentamento significativo della crescita, confermando un ciclo di forte correzione dei mercati azionari. Ciò non esclude in futuro una  possibile revisione dell’attuale impostazione della politica monetaria della FED con un potenziale ritorno dei tagli dei tassi   tra metà 2024 e 2026.

EQUITY MARKET: SECOND LOWER LEG

WB ANALYTICS: US – UEM – UK YIELD CURVE

EQUITY MARKET: SECOND LOWER LEG

WB ANALYTICS: NASDAQ COMP

EQUITY MARKET: SECOND LOWER LEG

WB ANALYTICS: RUSSELL 2000