downgrade fitch

DOWNGRADE FITCH

FITCH TAGLIA RATING ITALIA – Anticipando la review in agenda per il 10 luglio, ieri sera Fitch ha operato un downgrade al rating sovrano italiano di un notch, portandolo a ‘BBB-‘ con outlook stabile (da ‘BBB’, negativo). Si tratta dell’ultimo livello prima di ‘junk’. Fitch ha citato tra le ragioni gli alti livelli di debito e deficit raggiunti durante la crisi del Covid-19. L’agenzia Usa prevede per il 2020 una contrazione dell’8% del Pil italiano e una soglia di 156% per il rapporto debito/Pil e constata anche il riaffacciarsi di tensioni politiche nelle ultime settimane prevedendo che si intensificheranno con l’allentamento del lockdown. Immediata la risposta del ministero dell’Economia che sottolinea come Fitch non abbia tenuto conto delle misure adottate dalla Bce e ribadisce che i fondamentali italiani sono solidi. Dopo che venerdì scorso S&P ha lasciato invariato il proprio giudizio su Roma, innescando un trend rialzista sui governativi italiani, l’8 maggio saranno chiamate a esprimersi su rating italiano Moody’s e Dbrs. In un report diffuso ieri sera Goldman Sachs ha scritto di non aspettarsi un taglio del rating da parte di Moody’s.

SPREAD BTP BUND

Questa mattina in apertura lo spread reagisce in rialzo.Ci attendiamo un test di area 232/3, livello che si contrappone ad una reazione più concreta. Il rischio sopra 233 è quallo di ritornare in direzione di area 270/80. Pensiamo che i regulator si contrapporranno ad un eventuale eccessivo apprezzamento del differenziale.

 

DOWNGRADE FITCH SPREAD ITALIA

WB ENTERPRISE RISK MANAGEMENT: SPREAD BTP BUND

 

BTP E PRIMARIO ZONA EURO

Occhi puntati sulla reazione del mercato italiano al downgrade di Fitch destinato a pesare sulla performance dei Btp nella giornata delle aste a medio lungo, alla vigilia del meeting Bce. Riferimento per l’apertura odierna i 221 punti base per lo spread Italia-Germania sul segmento decennale e l’1,73% per il tasso del benchmark decennale, livelli raggiunti al termine di una seduta interamente in territorio positivo per la carta italiana. Sul primario si attiverà la Germania con l’asta del Bund febbraio 2030, cedola zero, ma anche la Grecia che offre un miliardo in titoli di Stato a 26 settimane. Da ricordare la chiusura dei mercati giapponesi per festività.

 

DATI BCE

In arrivo, nel pacchetto di dati diffusi da Francoforte, anche quelli relativi al portafoglio dei titoli di Stato nazionali delle banche con sede in Italia a marzo. Il dato andrà confrontato con i 391,469 miliardi di euro fotografati dalla statistica di febbraio.

MEETING FED

Si concluderà questa sera il meeting del Fomc dal quale gli investitori non si aspettano sostanziali novità ma sicuramente un’indicazione su dove stia andando l’economia statunitense. Già due giorni fa, la Fed è intervenuta a ulteriore sostegno dell’economia Usa ampliando il sostegno ai governi locali.

STIMA PIL USA

Sempre da oltreoceano in arrivo la stima ‘advance’ del Pil americano del primo trimestre periodo in cui è scoppiata l’epidemia da coronavirus. Le attese sono per una contrazione di 4,0% dopo +2,1% del quarto trimestre del 2019. Ieri l’amministrazione Trump ha previsto una forte ripresa economica nel quarto trimestre mentre un alto consigliere della Casa Bianca ha messo in guardia da uno shock negativo “molto serio” su disoccupazione a breve termine e Pil.

 

FOREX

La chiusura in area 1,0818 indebolisce il momentum dell’euro che trova come atteso resistenza in area 1,0850/75. Non ci aspettiamo particolari segnali sino alla riunione di domani della BCE. Ci aspettiamo invece che il Consiglio prenda nuove decisioni in merito all’ampliamento del programma PEPP. L’area 1,0810 costituirà nelle prossime 48 ore il punto di supporto sotto il quale scattano nuovi trigger regressivi sul cambio euro dollaro. Nel frattempo dovremo superare la pubblicazione del pomeriggio sulle stime iniziali del GDP Usa I°Q. I mercati stimano una caduta nell’ordine del 3/4%. Dati peggiori potrebbero avere un impatto positivo sull’euro. In tal caso l’area 1,0880/1,0915 dovrebbe contrapporsi alle reazioni.

COMMODITY

GREGGIO

Prezzi in rialzo dopo che i dati Api sulle scorte Usa hanno mostrato un incremento inferiore alle attese e dopo le misure varate da molti Paesi per un ripristino delle attività. Attorno alle 7,30 i derivati sul Brent scambiano in rialzo di 74 cent a 21,20 dollari il barile, e quelli sul greggio Usa salgono di un dollaro e mezzo a 13,83 dollari.

I mercati petroliferi sono stati messi sotto pressione sia lunedì che ieri , con il sell_off guidato da WTI.  Il contratto NYMEX WTI di giugno è diminuito di quasi il 25% . La debolezza del contratto del primo mese ha anche portato il contango di giugno / luglio ad allargarsi a oltre $ 6 al barile. Il principale catalizzatore per la mossa sembra essere la notizia che il fondo petrolifero statunitense ribadirà la sua posizione attuale nel contratto WTI del 20 giugno per contratti più in basso, a causa delle condizioni di mercato e ragioni normative. Gli ultimi dati mostrano che il fondo petrolifero statunitense detiene circa il 4% dell’interesse totale aperto nel contratto WTI del 20 giugno, in diminuzione rispetto alle precedenti settimane poiché il fondo ha apportato numerose modifiche alla sua politica di investimento. L’allontanamento dei fondi dal contratto del 20 giugno evidenzia una tendenza che stiamo osservando tra gli attori del mercato: nessuno vuole essere tra gli ultimi a chiudere la propria posizione prima della scadenza, temendo una ripetizione della scadenza di maggio. Questa tendenza è evidente quando si osservano gli open interest del contratto del 20 giugno, che è sceso di circa il 44% nel corso della scorsa settimana. Si tratta di un’uscita anticipata dal contratto, se si considera che il contratto del 20 giugno scadrà solo il 19 maggio. La mossa che stiamo osservando suggerisce che il contratto del 20 giugno diventerà sempre più illiquido e, di conseguenza, probabilmente soffrirà di una maggiore volatilità nel periodo precedente alla scadenza.

Guardando al futuro, questa settimana tutta l’attenzione sarà rivolta ai numeri di inventario, e in particolare alla build che vediamo a Cushing, l’hub di consegna WTI. Se vedremo build simili alle ultime settimane, probabilmente raggiungeremo la piena capacità di Cushing nella prima metà di maggio, il che dovrebbe mantenere una pressione ribassista sul mercato.Dopo le notizie di domenica che il governo provinciale dello Yunnan in Cina ha in programma un piano di stoccaggio per i metalli di base, un’altra provincia, Gansu ha annunciato un’azione simile lunedì. Ciò ha contribuito a fornire un po ‘di supporto al complesso dei metalli, con il rame LME che si è assestato più dell’1,1% ieri e il commercio ai livelli visti l’ultima volta a metà marzo.

METALLI

Per quanto riguarda la domanda cinese, abbiamo constato un andamento piuttosto irregolare degli sviluppi nel mercato dei rottami ed un aumento della domanda di catodi, a causa della rigidità della disponibilità di rottami. Gli ultimi dati di China Customs mostrano che le importazioni di rottami nel 1 ° trimestre sono diminuite del 16% rispetto al trimestre precedente, con un calo significativo rispetto alle principali origini di importazione, tra cui Hong Kong verso la Cina continentale, il Regno Unito, la Germania e gli Stati Uniti. Mentre le importazioni nel periodo provenienti dal principale fornitore della Malesia sono effettivamente aumentate del 5% su base trimestrale, l’impatto maggiore sulle spedizioni dal paese può essere avvertito solo ad aprile, poiché il paese è entrato in blocco a fine marzo. Nel frattempo, gli ultimi dati dell’International Copper Study Group (ICSG) mostrano che la produzione globale di miniere di rame è rimasta quasi piatta su base annua e si è attestata a 1,7 milioni di gennaio. Il gruppo ha affermato che il mercato del rame è rimasto in pareggio durante il primo mese dell’anno. Nel frattempo, la produzione mondiale raffinata è aumentata del 3% su base annua, mentre l’utilizzo apparente totale è rimasto invariato a gennaio.

CAFFE’

Come segnalato nell’Outlook RISKOO II°Q, dedicato al nostro servizio di Enterprise Risk management, il Caffè sta cedendo valore in direzione dell’area 102 dove avevamo fissato un potenziale livello su cui accumulare posizioni lunghe . Riteniamo che in area  102/101 possano essere presenti buy order speculativi su strategie orientate a creare una posizione lunga di medio lungo termine.

BORSE

I mercati rimangono ancora inseriti all’interno del range indicato ad inizio settimana. Il trigger eventuale da cui possono riattivarsi le vendite rimane quello segnalato lunedì. Sui picchi dell’azione espansiva giornaliera notiamo il ritorno dell’offerta a conferma della potenziale costruzione di un movimento di distribuzione su cui fanno premio i sostegni indicati. Sul mercato azionario italiano il downgrade di Fitch

 

TREASURIES – Governativi Usa in calo negli scambi asiatici. Il decennale di riferimento cede 2/32 con un tasso di 0,616%.

 

DATI MACROECONOMICI

ITALIA

Istat, prezzi alla produzione dell’industria e delle costruzioni marzo (10,00).

Istat, retribuzioni contrattuali trim1 (11,00).

 

GERMANIA

Prezzi import marzo (8,00) – attesa -2,5% m/m; -4,0% a/a.

Stima prezzi al consumo aprile (14,00) – attesa dato nazionale zero m/m; 0,6% a/a; dato armonizzato 0,1%m/m; 0,5% a/a.

ZONA EURO

Crescita M3 marzo (11,00) – attesa 5,5%.

Prestiti a privati marzo (11,00) – attesa 3,6%.

Economic sentiment aprile (11,00) – attesa 74,7.

USA

Stima PIL, core PCE trim1 (14,30) – attesa -4,0%.

Indice vendite immobiliari in corso marzo (16,00) – attesa -10,0% m/m.

Scorte settimanali prodotti petroliferi EIA (16,30).

I prezzi del petrolio sono straordinariamente bassi a causa di uno squilibrio della domanda sull’offerta acuito dal confronto geopolitico

Quando uno scienziato anziano e stimato dice che una certa cosa è possibile, con quasi assoluta certezza ha ragione; quando dice che è impossibile, il più delle volte si sbaglia.

Arthur C. Clarke, lo scrittore di fantascienza che realizzò Odissea nello spazio nel 1968,  sceneggiatura del film omonimo realizzato con il regista Stanley Kubrick,  aveva ragione!
Studiando ed analizzando i mercati capita spesso di elaborare scenari che a in apparenza sembrano fuori dalla realtà.

Mi è capitato più di una volta, nei colloqui con gli imprenditori e qualche manager, di confidare alcune riflessioni su determinate situazioni di mercato la cui prospettiva si collocava oltre la realtà commestibile. Quando nei colloqui confidenziali arrivo a tracciare scenari inediti, tendo, per delicatezza verso l’interlocutore, a porre tali ipotesi in un perimetro dedicato a quella che io definisco la frontiera della mia ricerca.

Ho sempre pensato che là fuori vi sia una realtà oggettiva, ma spesso noi non riusciamo spesso a vederla in quanto usiamo gli occhiali delle nostre conoscenze, attitudini e valori.

OIL CYCLE TREND

E’ successo anche nella lettura del trend sul petrolio. Ne parlai con un imprenditore illuminato alla fine dello scorso anno, nel mese di dicembre quando normalmente ci si incontra per presentare il bilancio dell’anno e si tracciano le linee guida per quello successivo.
Essendo egli impegnato in un progetto fortemente innovativo nell’ambito dell’automotive, gli parlai del petrolio e del rischio che i prezzi potessero crollare oltre soglie scientemente presumibili. Gli parlai del Brent, della tendenza che in prospettiva avrebbe governato il mercato energetico. Il future quotava tra i 65 ed i 70 usd barile. Gli raffigurai uno scenario in cui i ritenevo probabile, sulla base di alcuni calcoli elaborati con algoritmi proprietari, che entro l’inverno i prezzi sarebbero scivolati a 53 usd barile per poi entrare, a seguito della violazione di tale valore, in un loop negativo la cui proiezione tendenziale avrebbe spinto le negoziazioni verso quota 40. Stavo prospettando un crollo dei prezzi nell’ordine del 40%.

TARGET 15 USD/BAR

Subito dopo l’attimo della sorpresa, il mio interlocutore manifestò interesse ad approfondire l’argomento. Per me l’istanza suonò come il via libera per proseguire nell’analisi superando il pudore di non avere argomentazioni e circostanze congiunturali per affermare che in realtà le nostre stime si spingevano fino a fissare un obbiettivo di prezzo in area 15 usd/bar. L’unica argomentazione che avevo a disposizione non era correlata ad una reale immaginabile, bensì a numeri ed analisi di natura quantitativa e non qualitativa.

Quando si studiano i mercati capita di incontrare nei numeri possibili cigni neri. Ma perché proprio tali, non sempre il loro racconto appare legittimamente razionale.  Per cui prima abbiamo pubblicato nei nostri report un target a 40 usd/bar indicando che la verifica si poneva in area intermedia del movimento regressivo del petrolio. Con le prime conferme di febbraio abbiamo pubblicato anche il secondo target per il Brent a 15 usd per barile ritenendolo esaustivo nell’ambito del trend riflessivo. Abbiamo confermato tale obbiettivo non più tardi della fine di marzo.

E’ IL MOMENTO DI COMPRARE PETROLIO?

Questa mattina il mercato ha toccato un minimo a 15,90 usd ed in questo momento i prezzi stanno reagendo in direzione dei 20/21 usd. E’ il momento di comprare?

Nell’Outlook per il II°Q dedicato per l’attività di Enterprise Risk Management, in cui si elaborano strategie per la mitigazione dei rischi in una visione proattiva.

abbiamo suggerito di considerare per le commodity in generale l’ipotesi di avviare un’azione di accumulazione di posizioni lunghe al colludo dei target indicati. Per il Brent essendo giunti ad un potenziale flesso del ribasso è possibile quindi impostare acuisti in chiave opportunistica ed in via prudenziale, con una visione di ampio respiro. Ad oggi mancano le basi per la costruzione di un rialzo strutturale ad un’inversione del ciclo riflessivo, tuttavia è possibile avviare una copertura degli acquisti in modo dilazionato considerando che in considerazione dell’elevato grado di volatilità e la curva forward a contango,  i veri segnali di reversal si completeranno con il ritorno dei valori oltre la soglia dei 24/30 usd bar. L’eccesso di offerta rischia di rimanere in squilibrio ancora nelle prossime settimane. Tale condizione mantiene ancora aperto il rischio che si verifichino in prossimità delle scadenze dei contratti future distorsioni sui prezzi simili a quelle a cui abbiamo assistito martedì 21 aprile, quando il rollover del contratto di maggio su giugno ha spinto i prezzi a quotare in negativo per forzare le consegne del fisico o in alternativa costringere a quanti detenevano posizioni lunghe di liquidare le posizioni prima della scadenza. (quindi in negativo) pur di non ritirare e regolare la consegna fisica della commodity sottostante.

 

 

PETROLIO OIL BRENT

WB ANALYTICS: BRENT OIL FUTURE

 

DESIDERO RICEVERE I VOSTRI REPORT

NESSUNA  GARANZIA

Siamo alle ultime battute del QE , presto mancherà l’acquirente di ultima istanza  che garantisce l’acquisto dei BTP qualora lo spread  rimanga in tensione. La BCE promette di rinnovare i titoli in scadenza  e mantenere i tassi fermi per almeno metà del 2019, sarà sufficiente?
In un tourbillon di polemiche, a cui si aggiungono quelle relative alle tragiche emergenze di cui la storia del nostro Paese è promoter, ci apprestiamo ad affrontare una complessa partita politica ancorché economica sul disegno per la Legge di Stabilità: il programma di bilancio.
Chiunque sa che la coperta da qualsiasi parte la si giri è stretta o corta a seconda delle prospettive.
Date le premesse vi sono alcuni punti fermi: a) l’Italia è in avanzo primario da 27 anni, l’attivo corrente si attesta al 2,8% in rapporto al PIL. Nonostante l’erosione del Prodotto Interno rimane la seconda piattaforma industriale/manifatturiera  dell’UE dopo la Germania.
Siamo nell’ordine il terzo contributore al bilancio dell’Unione.  I contrappesi sono dati dal rapporto debito su PIL  che in pochi anni è passato dal 100% al 132%.La finanza pubblica necessita di un funding pari a 400 miliardi ogni anno. Con il Qe azzerato ed attivo soltanto per il twist relativo alle scadenze, gli investitori si interrogano sulla capacità della Repubblica Italiana di onorare il debito in futuro.
In assenza di un prestatore di ultima istanza, la Banca Centrale, le risposte all’interrogativo non sono del tutto scontate. Le agenzie di rating ritornano a settembre ad aggiornare il loro giudizio sull’Italia. L’attuale livello di rating ci pone all’ultimo gradino nella scala dell’investment grade. Un downgrading implicherebbe una revisione da parte dei fondi d’investimento e comunque da parte degli investitori istituzionali delle loro detenzioni di BTP.
Il tema Italia non è il solo a movimentare i mercati.
Jackson Hole, il simposio organizzato dalla Federal Reserve a cui partecipano le banche centrali del mondo, costituisce un altro market mover di interesse. In questa edizione del 2018, il focus è dedicato agli effetti di catalizzazione dei big player del settore tecnologico negli equilibri della crescita globale. Le superstar, Fang e Microsoft,  rappresentano il 60% della crescita dei margini di profitto lordo negli ultimi 20 anni, a differenza degli esigui miglioramenti dei margini di profitto della gran parte delle compagnie. L’obbiettivo dei paper presentati è stato quello di comprendere se la loro potenziale monopolizzazione del mercato possa aver determinato impatti deflattivi con conseguenze negative per il lavoro ed il consumo.
Ma oltre i temi di copertina l’attenzione converge verso una conferma o meno della linea restrittiva programmata dalla stessa Fed.  Il rialzo dei tassi ed il conseguente rafforzamento del dollaro hanno messo in difficoltà i mercati emergenti sia sul lato dei bond che di quello equity.
Per meglio comprendere la linea di policy monetaria della Fed, si guarda con attenzione anche ai dati PMI relativi alle aspettative di crescita delle aziende nelle varie aree geografiche. Negli ultimi mesi è emersa una netta dicotomia tra la crescita Usa rispetto a quella delle regioni emergenti e dell’Eurozona. La crescita non risulta più armonizzata e le asimmetrie che si sono configurate hanno spinto gli investitori a prendere scommesse sempre più polarizzate sul mercato USA. Lo dimostra l’andamento dei principali indici azionari nella fase centrale di quest’anno, ovvero dopo la correzione sincronizzata di febbraio.
Le curve che hanno retto la domanda rimangono circoscritte al dollaro ed al mercato azionario USA.
La divergenza delle traiettorie di rendimento sta spingendo molti analisti ad interrogarsi sulla sostenibilità e quindi sulla durata residua della crescita americana.
In sintesi i temi di maggior rilievo mirano a comprendere se le criticità dell’Italia possano costituire una minaccia per i mercati, se la Fed continuerà, nonostante i richiami di Donald Trump, ad alzare il livello dei tassi con le conseguenti collisioni verso i mercati emergenti, il dollaro e quindi oro e materie prime.
Affrontiamo questi temi segnalando che a tutt’oggi non è ancora chiaro quale sia l’esito delle trattative su Brexit: il divorzio dell’Inghilterra dall’UE sarà di tipo hard o soft?.
Stravolgendo l’ordine dei quesiti partiamo mettendo a fuoco la curva americana dei tassi  guardando all’andamento del tratto lungo, il 10 anni US. Benché la curva sia ancora piatta, esiste sul mercato una forte componente speculativa di short aperti sul Treasury. Ciò significa che il mercato continua a scontare una visione ancora restrittiva da parte della Fed. Lo scorso autunno abbiamo messo a fuoco un range di oscillazione in una forchetta compresa tra 3,05 e 2,80/75%. E’ dagli inizi dell’anno che il 10 anni oscilla all’interno di questa fascia. Abbiamo fissato un warning sotto la base del range chiamando, nel caso in cui fosse stato violato, una correzione dei mercati azionari Usa. Il limite superiore, 3,05/10%, corrisponde ad una barriera il cui break up  potrebbe generare conseguenze ancor oggi non del tutto scontate. In altri termini l’equilibrio garantito dalla permanenza dei rendimenti all’interno della gamma individuata, ha finora costituito una garanzia di buon funzionamento per l’equity. Così è stato. Ma gli equilibri nei mercati hanno una declinazione temporanea.
Ripartendo da queste basi,  si attendono le indicazioni della Fed  per una verifica delle prospettive su tassi e sulla riduzione del proprio bilancio. La normalizzazione della politica monetaria passa attraverso la progressiva riduzione dei bond in portafoglio. Ciò implica un effetto sulla liquidità (dollari) e sui rendimenti.
Il mercato è sempre più convinto che l’azione possa impegnare una finestra temporale che non vada oltre la fine del 2019. La determinazione del Board potrebbe  rispondere all’esigenza di riequilibrare tassi e bilancio in tempo utile per poter affrontare al meglio il prossimo declino del ciclo economico. Ciò significa che in una futura contingenza negativa la Riserva Federale potrebbe ricorrere nuovamente all’utilizzo del QE o strategie simili, oltre che alla classica riduzione dei tassi d’interesse.
Sulla base delle recenti indicazioni  macro fornite dal FOMC (Federal Open Market Committee) ed al contestuale livello dell’inflazione, 2,4%, ben al di sopra del target 2%, si stimano altri due rialzi dei Fed Funds in questo 2018, altrettanti se non tre nel 2019.
L’azione, rialzo tassi e riduzione bilancio, se confermata, produrrebbe un ulteriore assorbimento di liquidità in dollari con effetti restrittivi sulla curva dei rendimenti.  Salvo quindi uno shock inatteso, il 10 anni US dovrebbe consolidare una base sopra 2,80/70.  Il contenimento di eventuali effetti causati da uno short squeeze sui bond future relativi, potrebbe respingere nuovamente i rendimenti verso la parte alta della gamma stimata ed in virtù di equilibri instabili produrre un break up.
Le attese sulla crescita elaborate dal modello GDPNOW della Fed di Atlanta continuano a stimare
una crescita su base annua al 4,3%, ben al di sopra del consensus tuttora ancorato ad un 3% per il trimestre in corso.
Con l’inflazione al 2,4%, la crescita oltre il 4% ed un tasso di disoccupazione ai minimi storici, 3,9%, Doanld Trump si presenta alla elezioni di midterm  cercando conferma e sostegno alla propria presidenza. La conferma di questo scenario implica una rifrazione ancora negativa verso i Bond Emergenti ed in assenza di un supporto diretto delle commodity e della Cina, anche del relativo mercato azionario.
Le tensioni emerse durante l’estate potrebbero alimentare nuove aggressioni verso la Turchia e verso la Russia  ed il Brasile. La moneta brasiliana risulta anch’essa sotto pressione ed il mercato azionario sottoposto ad elevata volatilità. Si temono quindi contagi da queste aree verso regioni che presentano elementi di criticità. In altri termini l’orientamento verso la qualità spinge gli investitori a cercare rifugio su attivi meno remunerativi liquidando posizioni su quelli che presentano rapporti di rischio rendimento più attraenti in condizioni di mercati stabili.
L’Italia costituisce un anello debole in tal senso. Per cui instabilità prodotte su aree diverse, rischiano di alimentare deflussi dal nostro mercato a causa di trasmissioni di contagio che avvengono attraverso i canali bancari. E’ il caso della Turchia per esempio.
Di questa fotografia, articolata e complessa nelle diverse prospettive, rimane il senso di precarietà su cui si avverte,  quasi tangibile, l’esigenza di una correzione che possa riportare in equilibrio gli  eccessi  per ristabilire rinnovate condizioni di opportunità.
Molti sono gli strategist che da tempo richiamano l’attenzione sui rischi  quiescenti presenti sui mercati. Essi sono dissimulati dalla tenuta degli indici americani in gran parte sostenuti da azioni di buyback straordinarie di cui abbiamo già scritto in passato.  La tenuta dell’S&P 500 piuttosto che del Nasdaq , trattiene altri mercati dal riposizionare il loro ciclo in una fase riflessiva, fatta eccezione per gli emergenti. L’Euro mercato equity sembra in bilico tra una manovra distributiva rispetto al tentativo di accumulazione di forze che siano in grado di spingere i valori oltre ostacoli tecnici significativi. Anche su questo fronte troviamo l’eccezione di Borsa Italiana che non riesce a consolidare  stabilmente le proprie negoziazioni sopra 20800/21000.
L’andamento dell’indice MSCI EMU appare eloquente. I valori dopo aver fissato un picco a gennaio  sulla linea di transizione, lungo la quale sono ordinati in sequenza i massimi del 2000 e del 2007,  hanno aperto una fase di ripetuti test tecnici alla ricerca di una direzionalità che a tutt’oggi non emerge se non in modo alternato nella computazione degli algoritmi.
Partecipare a questi mercati implica un elevato grado di accettazione di margini di volatilità associati a livelli di protezione strutturalmente posizionabili sotto i minimi di febbraio marzo (mercati maturi/economie avanzate). Tali livelli sono indicati per ogni singolo  strumento coperto dalla nostra ricerca riservata (condizione Knock_Out).
Il mercato valutario risulta invece molto più movimentato: il dollaro continua a concentrare interessi di varia natura. Politica, ovvero come strumento di risposta alla guerra tariffaria attraverso svalutazioni competitive che passano attraverso alla rivalutazione della moneta americana. Finanziaria: l’elevato livello dei tassi attrae flussi in cerca di allocazioni appetibili.
Normalizzazione bilancio Fed: come già scritto la riduzione degli attivi della Riserva Federale crea condizioni restrittive sulla liquidità in circolazione. Funding Emerging Market:  buona parte delle emissioni sono denominate in dollari il cui apprezzamento risulta causa di instabilità.
Nel mese di agosto l’eur usd ha violato la soglia 1,15 accelerando in negativo. Il differenziale dei rendimenti sul tratto breve della curva risulta ai massimi storici. Il 2 Y US rende 2,60% contro il        -0,65% sull’analoga carta tedesca. In queste ore il mercato sta verificando il grado di attendibilità della violazione dell’area indicata con un collaudo  tecnico della quota violata. Il presidente Trump, in modo inusuale, ammonisce la Fed  per la forza della dollaro. Lo smart money  segue queste vicende alternando nella malleabilità della domanda e dell’offerta di breve swing su cui  le mani forti non prendono posizioni 1,15/1,17).
La conferma della violazione di 1,15 riscontrabile con ritorni delle negoziazioni nuovamente sotto 1,1490 eur usd, proietterà nuovamente i valori verso i minimi recenti 1,13 dove  convergono i massimi che delimitavano il range su cui si sono formati i minimi vicino alla parità. Avvicinata agli inizi del 2017.
L’innalzamento delle tariffe doganali sul settore automotive sull’import USA, potrebbe spingere ulteriormente al ribasso il rapporto di cambio.
In Europa il comparto risulta inserito in una tendenza riflessiva quasi scontasse la decisione  americana.
Sulla debolezza dell’euro contrapposta alle tariffe si giocano le relazioni politiche tra USA ed UEM e si dipanano le alleanze ed  i conflitti diplomatici tra i primi ed i vari  governi appartenenti ai secondi.
Per l’Italia un euro debole contribuisce  a costruire una manovra di bilancio che possa sostenere gli obbiettivi del Governo, 2% di crescita  netta.
Secondo il ministro Paolo Savona, -con l’1,5% di crescita dell’inflazione, la crescita nominale del Pil sarebbe del 3,5% e consentirebbe di rispettare dinamicamente sia il parametro concordato del disavanzo di bilancio pubblico, sia una riduzione del rapporto debito pubblico/Pil. Il mercato e le società di rating aspettano di sapere che cosa accadrà su queste due variabili e hanno la capacità di valutare adeguatamente calcoli come quelli qui proposti.-
Nella contribuzione alla crescita rientrerebbero anche , secondo il disegno governativo, gli investimenti in  infrastrutture ed opere pubbliche.
Nel nostro rapporto di luglio ed ancor prima in quello di giugno abbiamo messo in evidenza  il vincolo di rispetto da parte dello spread di un limite possibilmente invalicabile in area dei 300 bp. (res primaria)) al fine di mantenere sotto controllo la dinamica del rischio paese. Le contaminazioni derivanti dalla trasmissione dell’esposizione sul debito della Turchia ha messo sotto pressione durante il mese di agosto il livello.  Riteniamo che vi siano i margini per un rientro del differenziale anche se l’area 215/210 continuerà a rappresentare un limite alla convergenza.
In ogni caso i timori apertamente denunciati su potenziali aggressioni all’Italia rimangono indicizzati al trigger point di area 325 dello spread BTP-Bund

L’informazione è sempre più liquida. Nell’Era dell’Accesso la gente è sempre più interconnessa, così cambia il paradigma informativo. Le Fake News  sono direttamente proporzionali al desiderio di educare il pensiero.

Da secoli ormai il denaro e le banche sono alchimia finanziaria, scrive nel suo ultimo libro Mervyn King, già governatore della Bank of England. Da almeno un lustro i social sono diventati alchimia informativa,  dove in forma liquida si organizza e costruisce l’opinione comune. In un minuto su Twitter vengono postati 452 mila tweet, ogni giorno su Facebook navigano un miliardo e trecentosessanta milioni di utenti. Ciò produce un player che vale 78 miliardi di dollari, 38 miliardi tra liquidità e strumenti prontamente negoziabili, con un reddito netto di 4,7 miliardi di dollari.
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SLOWHAND SLOWTAPER

Dieci! Tanti sono gli anni da cui ha preso avvio la grande depressione che le banche centrali hanno combattuto con armi non convenzionali. Dopo il lustro veloce che ha radicalmente cambiato la società e l’economia, due delle più importanti banche centrali sono ancora impegnate a promuovere stimoli monetari per sostenere la paradossale lentezza con cui il mondo sta uscendo dalle proprie difficoltà. Il presidente Draghi era attesissimo in quest’ultimo meeting. I mercati volevano conoscere le carte; i rumors riportavano la presenza di hedge fund già pronti ad aggredire gli anelli più deboli della catena europea ed invece è andata così….continua a leggere

WB ANALYTICS: BCE MEETING 26.10.2017 DECISIONE QUANTITATIVE EASING

WB ANALYTICS: BCE MEETING 26.10.2017 DECISIONE QUANTITATIVE EASING


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MILANO FRANCOFORTE

FRANCOFORTE: gli NPL, i crediti deteriorati in Europa ammontano a 988 miliardi di euro; l’Italia ne detiene 249.. Troppi per la vigilanza della BCE.

La Bce starebbe valutando un aumento degli accantonamenti non solo per gli NPL che interesseranno i bilanci delle banche dell’Eurozona dal 2018 in poi, ma anche per l’intero stock degli NPL stessi, che ammonta a quasi 1 trilione di euro (IMF World Economic and Financial Surveys ).  La notizia innervosisce gli operatori in quanto dall’addendum della Bce diffuso qualche giorno fa era emerso che le nuove disposizioni sarebbero state applicate solo ai flussi futuri dei crediti deteriorati. E’ vero che l’addendum sarà sottoposto a consultazione, e dunque la sua versione finale potrebbe essere diversa, ma l’attrito tra l’Italia e la supervisione bancaria della Bce che ha capo a Daniele Nouy, non fa altro che acuirsi.
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EURO: TENSIONI SUL MERCATO DEI CAMBI

Siamo ai vertici del grande range che ha dominato l’andamento del cambio negli ultimi due anni. La progressione dei prezzi appare in distonia con i fondamentali, e la domanda centrale si fa sempre più insistente: Quanto vale un euro sul dollaro?
Nell’Eurozona i segni di ripresa ci sono, ma è ancora una ripresa debole, particolarmente debole in paesi come l’Italia. Questo mette in luce la fondamentale debolezza istituzionale della costruzione della moneta unica che non viene meno solo perché la congiuntura va un po’ meglio.
Anzi, il rafforzamento dell’euro sulle principali monete rischia di acuire squilibri. La crescita che l’aggiornamento al ‘World Economic Outlook‘ diffuso dal Fondo Monetario Internazionale offre sul quadro previsivo, offre maggior ottimismo per la zona euro.
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UN MONDO IN CAMPAGNA ELETTORALE: MERCATI & CATASTROFI

In un modo che vive una campagna elettorale (US Presidential 2016, Referendum Costituzionale Italia, Presidenziali Austria) in pianta stabile, non c’è da illudersi che le notizie siano sempre allineate in modo lineare alle circostanze che governano mercati e società. Tutto è bianco o nero, non esistono colori intermedi.  Se si vota in un modo sarà la catastrofe, diversamente l’eden delle meraviglie.  La minaccia delle catastrofi è così abusata che a breve si trasformerà in arma retriva, con il rischio di ritorcersi contro a chi la impugna.  Così è il mondo. Così vanno i mercati. L’azionario americano è sui massimi di sempre ma non convince, l’Europa è in piena difficoltà, l’Italia a valori di saldo ma nessuno compra, come si conviene quando si fanno le code per gli acquisti in super sconto per un paio di jeans griffati. Gli investitori sembrano raggelati dalla paura. Si consultano i prezzi, si studiano i mercati, si fanno ipotesi ma pochi prendono l’iniziativa. Eppure taluni squilibri appaiono evidenti. Malgrado ciò qualcosa si sta muovendo e merita la nostra attenzione.
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PUZZLE WORLD: il mondo è un puzzle, la Federal Reserve il Designer

Il mondo è un enorme puzzle. Incastrando un pezzo nell’altro le cose prendono forma e svelano la realtà ai nostri occhi.  Tutto diventa un gioco al punto che è possibile perfino comprarsi una scatola di raffinatissimi disegni e fotografie sapientemente ritagliate, per  perdersi tra le meravigliose opere d’arte e le nature morte posizionando ogni pezzo al suo posto; basta incastrali perfettamente e creare il proprio puzzle preferito ed il gioco è fatto! E’ esattamente quello che facciamo tutti i giorni, mettiamo assieme pezzi di informazione e creiamo lo scenario. Ci sono quelli che confezionano i pezzi, conoscendo lo scenario, e quelli che invece vanno in edicola e gli acquistano, pezzo per pezzo, fino a creare lo scenario. Insomma c’è chi progetta e vende i pezzi, c’è chi li compra e ricompone le figure. Chissà quale pezzo ci venderà la Federal Reserve la prossima settimana! E la Bce, la BoJ? Quale scenario hanno disegnato per noi?
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NEVER TOO LATE
Dov’è finito il mercato?

I tre  fattori  a cui i mercati guardano per considerare  rischi e opportunità  interessano aspetti che dal locale hanno impatti globali: in primis  le decisioni della Fed,  la crescita globale e  l’Italia.  Alzerà i Fed Funds o aspetterà ancora la Fed?  Che cosa ci sta dicendo il ciclo delle materie prime? L’Istat ha riportato con i piedi per terra la narrazione sulla crescita italiana, gli unici a non accorgersene sono coloro che per rispetto, devozione e deferenza sono tenuti al politically correct,  ma è sempre legittimo avere pensieri  semplici?
I mercati hanno dimenticato che un tempo esisteva la price discovery, oggi sono in stallo, vivono in balia delle banche centrali.  Di conseguenza si scrutano tutti i possibili temi per comprendere se la Federal Reserve alzerà o meno i tassi. A sua volta le banche centrali sono vittima delle loro stesse politiche e di conseguenza sono in stallo. A Jackson Hole la Fed ha più che ventilato la possibilità che presto si avvii un’azione restrittiva non senza vincolare la decisione finale all’andamento dei dati economici. L’economia, quella americana,  sembra ancora dominata da un rallentamento, benchè la Fed di Atlanta presenta un modello GDPNOW aggiornato costantemente,  in cui indica che nel prossimo trimestre il GDP tornerà a salire oltre il 3%. Nel dubbio il mercato azionario americano resta immobile; pochi osano comprarlo a causa di un premio al rischio non adeguatamente remunerato. Pochi,  non avendo chiara ancora l’idea sull’aumento dei tassi decidono di prendono beneficio. La Fed vorrebbe raffreddare l’apprezzamento dei corsi azionari in quanto palesano multipli in eccesso statistico. Tuttavia ci sono le Presidenziali alle porte con un candidato fuori dagli schemi che potrebbe trarre vantaggi da uno storno di Wall Street. Quindi si resta in stallo.   Ne approfittano i mercati emergenti ed in parte l’Europa periferica senza convincere ancora. Le commodity stanno nuovamente regredendo: il petrolio ed i metalli non ferrosi sono oggetto di vendite. Il WTI potrebbe scivolare nuovamente verso 37/35 usd/bar; a fine mese un nuovo vertice tra paesi Opec e non si ritornerà a cercare un accordo per limitare la produzione. Il rame continua a scambiare all’interno di un bear market. L’economia globale sta nuovamente rallentando.  Ne beneficeranno ancora i corsi obbligazionari, anche se può sembrare assurdo acquistare bond con duration elevate a questi  prezzi noi pensiamo che ci sia ancora del valore residuo su cui operare. Pensiamo che il 10 anni USA possa scivolare sotto i minimi di luglio e puntare verso area 1,10%. Lo Standard & Poor favorirebbe questo movimento con una flessione che al momento rimane correttiva, almeno fintantoché gli algotrader  non rilevino violazioni di area 2100.

Il rialzo dei Fed Funds come influenzerà Wall Street?

Il rialzo dei Fed Funds come influenzerà Wall Street?


Sarà estremamente interessante verificare il comportamento dei mercati periferici qualora si apra un’azione correttiva a W.S., difficilmente sarebbero in grado di reggere sostenendo i recuperi delle ultime settimane, benchè in alcuni casi le valutazioni siano appetibili.
Nel nostro Outlook di settembre oltre al tema dei tassi americani siamo ritornati a riflettere su una delle cause che dal nostro punto di vista interferisce notevolmente con la crescita italiana. Il nostro PIL frena nuovamente nell’ultimo trimestre rilevato dall’ ISTAT , le cause sono molteplici, e le evidenze confermano che la struttura monetaria a cui siamo vincolati annulla le flessibilità a cui il nostro Paese ricorreva per correggere gli squilibri. Il giornale la Repubblica ha recentemente riportato in un articolo le dichiarazioni del premio Nobel Joseph Stiglizt non serve un ritorno al passato, la soluzione più estrema è creare due monete per Nord e Sud-. Nel suo recente libro   –L’euro e la sua minaccia al futuro dell’Europa– Stiglitz propone una riflessione che merita di essere approfondita. Purtroppo nei forum si continua ad ostentare il linguaggio dell’ottimismo, che per carità ha un suo preciso ruolo, ma non si coglie mai l’occasione per mettere a fuoco quello che scrissi già all’indomani della grande recessione del 2008/2009: la funzione di una moneta non può funzionare in presenza di squilibri sistemici proponendo un euro a due velocità.
 
target 2 eurosystem
Gli squilibri all’interno del Sistema Target 2 mettono chiaramente in evidenza il surpluss delle partite correnti della Germania contro i minus dei partners periferici. La debolezza della performance economica si riflette anche nel regolamento dei flussi nell’eurosistema. In assenza di correttivi saranno i mercati a mettere in discussione lo squilibrio presto o tardi.