Questa settimana tre delle cinque maggiori banche centrali terranno la loro riunione di politica monetaria sui tassi d’interesse. Nell’ordine Federal Reserve, Bank of Japan e Bank of England decideranno la nuova manovra dopo il dato di inflazione superiore alle attese della scorsa settimana. Accanto alle big 3 si riuniranno la BC della Svizzera,  Brasile, Hong Kong SAR, Filippine, Indonesia e Taiwan. Il calendario macro economico della settimana  si concluderà con la pubblicazione dei PMI flash per Stati Uniti, Eurozona, Giappone, Regno Unito e Australia da cui avremo nuove indicazione chiave sull’andamento dell’economica alla fine del terzo trimestre.

Giovedì mattina faremo il punto, in diretta streaming con il nostro INSIDE CENTRAL BANK in collaborazione con AITI, l’Associazione dei Tesorieri d’Impresa Italiana ( link per la registrazione), sugli effetti delle decisioni che la Federal Reserve comunicherà mercoledì sera alle 20.00 (CEST) a conclusione del Fomc.

TASSI D’INTERESSE

Negli USA la riunione del FOMC terrà l’attenzione focalizzata sul tenore della decisione sui tassi,  in quanto il calo dei prezzi dell’energia non è riuscito a compensare l’aumento inflativo dei prezzi in altre classi di costo. L’inflazione è rimasta all’8,3% superiore al previsto benché in riduzione rispetto al precedente 8,5% ed al picco di giugno al 9,1%. Si prevede che la posizione aggressiva della Fed continui con i mercati che prezzano un terzo aumento consecutivo di 75 punti base (82% delle probabilità), sul tavolo vi sono attese contenute per un aumento di 100 punti. Nell’insieme i tassi d’interesse dovrebbero raggiungere il 4,25% entro la fine dell’anno.

In precedenza la BCE aveva aumentato di 75 bp i tassi dopo la rilevazione del tasso più elevata nell’attuale ciclo inflativo.

L’incontro della Banca d’Inghilterra sarà dominato dalle valutazioni sull’impatto del prezzo del gas naturale nelle proiezioni di inflazione della BoE. Detto questo, è improbabile che il limite influisca sulla decisione politica immediata della banca, per la quale i mercati prevedono un aumento di 50 punti base. Contrariamente agli Stati Uniti, i dati sull’inflazione nel Regno Unito sono stati inferiori alle attese a causa del calo dei costi del carburante, determinando il primo calo dell’IPC su base annua da quasi un anno. Tuttavia, l’inflazione nel Regno Unito rimane vicina ai massimi degli ultimi 40 anni, con l’aumento dei costi alimentari che creano particolare preoccupazione. Di seguito abbiamo riportato lo stato dell’inflazione sulle principali aree economiche.

G7 INFLATION RATE

La BoJ manterrà tassi di interesse ultra bassi, nonostante l’inflazione sia salita al di sopra del tasso target del 2% (2,6% ad agosto) e lo yen si sia svalutato ai minimi degli ultimi 20 anni. Il cambio usd jpy ha superato la soglia di 140 e, secondo le nostre stime, punta a verificare area 149/150 usd jpy. La scorsa settimana la BoJ ha chiesto quotazioni alle banche sollevando il timore che presto possa intervenire per frenare la caduta della divisa.

Rimanendo in Asia, a Singapore l’inflazione dovrebbe superare la media tendenziale tra il 5 e il 6%, con i dati del mese scorso che indicano un incremento al 7%. Ciò aumenta la probabilità di un inasprimento della politica monetaria nella riunione di politica monetaria del mese prossimo. La Bank Indonesia dopo aver aumentato i tassi di 25 bp lo scorso mese a sorpresa,  dovrebbe effettuare un secondo intervento consecutivo nel tentativo di tenere sotto controllo l’inflazione. La sua controparte sud-orientale – le Filippine – vedrà probabilmente un aumento di 50 punti base, con il Bangko Sentral Pilipinas (BSP) destinato a mantenere il suo atteggiamento restrittivo.

La Suisse National Bank dovrebbe confermare l’atteso rialzo dei tassi, portando quelli ufficiali da -0,25 a 0,50%.  La mossa declinata dalla Banca si inserisce in un contesto in cui il franco svizzero quota praticamente ai massimi contro l’euro 0,9660, se si esclude la temporanea svalutazione della divisa europea a gennaio 2015 a 0,87 eur chf.

Il Banco Central do Brazil dovrebbe tenere i tassi fermi al 13,75%. I corsi del  real quotano all’interno di una tendenza positiva che dai massimi di euro, segnati nel marzo dello scorso anno poco sotto quota 7, quotano ora 5,25. Il nostro Forecast Model quota un target a breve a 4,85 eur brl.

WORLD RATES

SONO LE BANCHE CENTRALI A DOMINARE LA SCENA

WB ECONOMICS: WORLD CENTRAL BANK INTEREST RATES

I PMI flash aggiornano le attese sull’andamento dell’economia alla fine del IIIQ

Oltre al focus sui tassi e le azioni monetarie delle banche centrali, la settimana sarà caratterizzata dalla lettura flash dei dati PMI preliminari per il mese di settembre.  Dalle precedenti rilevazioni abbiamo avuto segnali che convergono in direzione di un declino della performance economica generale, con crescenti preoccupazioni per una fase di recessione incombente. I flash PMI non solo forniranno aggiornamenti su domanda, condizioni di offerta e crescita, ma forniranno anche un aggiornamento sul fronte dell’inflazione.  Nei mesi precedenti abbiamo visto gli indicatori sui prezzi input delle imprese in riduzione su tutta la linea, da un lato a causa dell’allentamento dei ritardi nell’offerta, dall’altro dal raffreddamento della domanda. Sebbene rimangano elevati rispetto agli standard storici abbiamo rilevato per gran parte delle commodity industriali un netto calo delle quotazioni a partire dalla scorsa primavera. A partire dal mese di aprile i metalli hanno aperto una fase di declino piuttosto robusta, ritracciando, come avevamo anticipato all’epoca,  gran parte del rialzo messo a segno nell’ultimo anno.  Anche i prezzi del petrolio sono scesi in linea con le nostre attese. Il Brent continua a puntare quota 80 usd/bar.

Tra le grandi preoccupazioni dell’estate hanno tenuto banco le quotazioni vertiginose del Natural Gas europeo. Abbiamo seguito l’ampia volatilità dei prezzi cercando di mapparne l’andamento.

Pensiamo che l’impennata delle quotazioni del Dutch TTF sia ora governata da una pressione riflessiva. Il 30 agosto, quando il future quotava 320-340 eur mwh,  avevamo scritto che tale livello costituisse un cap per il rialzo e che da quel valore potessimo attendere una reazione negativa verso 200/180 euro.  Lo scorso venerdì abbiamo rivisto tale prezzo! Vogliamo verificare ora il passo successivo. Qualora gli scambi dovessero consolidare la violazione di quest’ultima soglia potremmo guardare con maggior fiducia alle ipotesi formulate sempre alla fine di agosto, in un audace post, in cui non escludevamo un riassorbimento totale del rialzo maturato tra 100 e 340 euro.

Gli utili aziendali sono sotto pressione a causa del rallentamento economico e dell’inflazione sostenuta

Con i dati PMI flash della prossima settimana per le principali economie sviluppate avremo un focus sui segnali macroeconomici delle indagini in termini di PIL, produzione, occupazione e inflazione. Dalle analisi relative ai dati che emergono dai  sondaggi è possibile estrarre una valutazione sugli utili delle imprese. Catturando i cambiamenti nelle metriche aziendali come vendite, domanda, potere di determinazione dei prezzi, margini e produttività, i sondaggi PMI possono fornire segnali molto tempestivi sulle tendenze sottostanti ai profitti, come illustra il grafico seguente per gli Stati Uniti.

UTILI IMPRESE

C’è grande volatilità sul mercato delle commodity. Dopo Jackson Hole, il simposio delle banche centrali organizzato lo scorso fine settimana dalla Fed , il mercato è tornato a vendere commodity includendo anche il petrolio che registra dallo sorso venerdì una perdita del 5%. A ciò si aggiunge la riunione straordinaria dei ministri dell’Energia Ue convocata per il 9 settembre dalla presidenza ceca, per discutere le soluzioni da intraprendere per far fronte sulla crisi energetica (gas). Ursula von der Leyen presenterà al parlamento europeo il 14 settembre la proposta della Commissione sul ‘price cap’ per porre un freno all’impennata dei costi che grava su imprese e famiglie. Bruxelles ha allo studio anche misure volte alla riduzione della domanda di elettricità oltre che di gas.

Il forte ribasso registrato dalle materie prime nei mercati a termine risulta in linea con quanto anticipato e scritto nel nostro ultimo report WB COMMODITY PERSPECTIVES e si inserisce in un quadro di robusta frenata della crescita economica in Europa.

I dati PMI, di cui abbiamo anticipato le nostre valutazioni prima di Ferragosto, confermano nelle rilevazioni dei sondaggi di agosto un sensibile rallentamento del comparto manifatturiero in Germania (indice 49 sotto la quota spartiacque crescita/decrescita 50). Abbiamo dedicato un rapporto all’analisi dei dati per supportare il lavoro di pianificazione dei managers delle aziende che seguono il nostro servizio di advisory Enterprise Risk Management per la gestione dei flussi in divisa e degli acquisti di commodity. Tra l’altro quest’anno, diversamente dal passato, abbiamo ricevuto già dalla settimana successiva a Ferragosto le richieste di assessment  per definire i cambi di budget per il 2023.

Oltre ai dati relativi ai trends dei tassi di cambio e materie prime, c’è molto interesse ovviamente per l’andamento delle quotazioni del future sul gas naturale Dutch TTF di cui abbiamo tracciato, nella sintesi dei nostri post, il profilo tendenziale anche negli ultimi sviluppi.

COMMODITY NATURAL GAS DUTCH TTF

Il 22 agosto avevamo indicato un potenziale cap al rialzo in area 320/35 eur mwh, per indicare il 30 agosto il primo segnale di reversal della tendenza speculativa proiettando la correzione iniziale da 320 a  200/180 eur mwh.

Alla luce di quanto sta emergendo sul fronte -politico- non escludiamo un riassorbimento totale del rialzo dei prezzi avviato agli inizi di giugno a partire dalla base dei 90 eur mwh. Indubbiamente il nostro può sembrare un’audace analisi sulle stime tendenziali, tuttavia riteniamo che il ritorno su quei livelli costituisca il primo e non definitivo passo per affrontare il tema.

Come già scritto nel post La grande speculazione (1 e 2), la poca profondità del mercato che tratta il future sul TTF favorisce movimenti speculativi governati da ampie volatilità. I trader in attesa delle riunioni di cui sopra e delle relative decisioni, stanno liquidando le posizioni per non trovarsi scoperti.

COMMMODITY: C’E’ GRANDE VOLATILITA’ SUL MERCATO

WB ANALYTICS: NATURAL GAS DUTCH TTF TREND (MONTHLY)

COMMODITY PETROLIO BRENT OIL

Anche i prezzi del petrolio hanno capitolato di fronte ad una serie di prese di posizioni formate da sviluppi  economici e politici. Qui la confrontation è più ampia ed articolata se possibile. I corsi stanno scendendo verso i nostri obbiettivi intermedi a 80 usd/bar. Sul petrolio si consumerà lo scontro più significativo per garantire al mondo produttivo energia a costi sostenibili.

L’obbiettivo su cui l’occidente sta lavorando potrebbe coincidere con un ritorno delle quotazioni verso l’area prospicente ai 60 usd.

I segnali di rallentamento della crescita favorirebbero questo scenario. L’ostinazione delle banche centrali nel contrastare l’inflazione punta a questo esito.

COMMMODITY: C’E’ GRANDE VOLATILITA’ SUL MERCATO

WB ANALYTICS: BRENT OIL TREND

BANCHE CENTRALI E MERCATI

 

La Fed è schierata ufficialmente in prima linea nel contrastare l’inflazione.

Dai sondaggi PMI emergono già segnali di raffreddamento dei prezzi input industriali. Ne abbiamo parlato, mettendo in evidenza l’andamento grafico, in molti nostri recenti report a partire dalla scorsa primavera.

Ma il recupero dei mercati azionari tra luglio ed agosto hanno imposto un supplemento degli warning da parte dei governatori. Pensiamo che il nostro scenario elaborato lo scorso dicembre nell’Outlook per il 2022, EVERYTHING MUST CHANGE, rimanga tuttora allineato agli sviluppi attesi.

Lo studio degli scenari è indispensabile per definire le linee guida sugli sviluppi che i mercati, Forex, Commodity e Rates, tendono a profilare accendendo un faro, ma soprattutto un bussola,  importanti per la definizione dei piani di Risk Management per gestione del rischio in termini proattivi delle imprese.

In questa specifica fase il tema sull’energia buca qualsiasi titolo da prima pagina. Qualora quanto sopra atteso dovesse concretizzarsi (come pensiamo), l’euro potrebbe beneficiare di una pausa momentanea delle pressioni che lo schiacciano temporaneamente sulla parità con il dollaro.

Tuttavia il punto cardine che definisce lo snodo tra un recupero e la prosecuzione della tendenza riflessiva non coincide con la parità, ancorché essa rappresenti un valore psicologico importante. Tali punti qualificanti li abbiamo declinati nel nostro ultimo rapporto di agosto FX RISKOO OUTLOOK pubblicato il 22 agosto.

Ancora una volta sottolineiamo la necessità di adottare approci flessibili a fronte di schemi rigidi che possono penalizzare le strategie di gestione.

FX ENTERPRISE RISK MANAGEMENT

Nel nostro rapporto aggiornato di agosto abbiamo fatto il punto sul mercato delle commodity, mettendo a fuoco gli sviluppi dell’andamento delle quotazioni del future sul Natural Gas -europeo-, Dutch TTF, stimando gli obbiettivi di prezzo e soprattutto i rischi di scenario.

La pausa produttiva del mese di agosto non allenterà le pressioni sui mercati, tantomeno i segnali di rallentamento che , con anticipo, vi avevamo tracciato in primavera e che ora stanno assumendo dimensioni concrete.  A settembre le aziende riprenderanno l’attività dovendo affrontare uno scenario reso più difficile dalla crisi energetica che sta minacciando l’Europa.    Si comincerà ad elaborare i budget per il 2023 dovendo definire le linee guida sugli input ed output price.

Per chi opera su scala extra UE dovrà tenere conto delle tendenze che governano i mercati dei cambi in una congiuntura difficile.
In realtà operiamo in trincea da oltre due anni dovendo gestire, sia sotto il profilo statistico che storico, volatilità molto ampie, per le quali la gestione del rischio rappresenta la linea di confine tra riuscire a marginare o meno.
Prepariamoci quindi per il 2023.

SOMMARIO

SCENARIO

  • CONFERMIAMO LE LINEE TRACCIATE LO SCORSO RAPPORTO
  • RALLENTAMENTO GLOBAL PMI MANUFACTURING
  • INDEBOLIMENTO DELLA DOMANDA
  • RIBASSO I PREZZI DELLE MATERIE PRIME
  • RALLENTAMENTO SOTTO QUOTA 50 PMI METAL USERS

ENERGY

  • GAS & ENERGIA ELETTRICA: A QUANDO IL PICCO?
  • PETROLIO: BRENT SOTTO 100 USD/BAR

METALLI INDUSTRIALI

  • CONFERMA DELLE CORREZIONI ANTICIPATE A FINE INVERNO SUI METALLI INDUSTRIALI
  • CONFERME ED AGGIORNAMENTI DEI  TARGET TENDENZIALI

FED – Com’era nelle attese, la banca centrale Usa ha alzato i tassi di interesse di 75 punti base per la seconda volta consecutiva. Ma per la prima volta da marzo, quando il ciclo si rialzi ha preso il via, il presidente Jerome Powell ha evitato di fornire numeri sulla portata del prossimo aumento, limitandosi a dire che potrebbe essere appropriato un incremento “insolitamente grande” al prossimo meeting ma che la decisione dipenderà dai dati. Powell ha lasciato gli analisti divisi sul significato di questa omissione: per alcuni è il segnale di un’imminente svolta in senso ‘dovish’, per altri esattamente l’opposto.

  • Il FOMC ha alzato i tassi di 75 punti base al 2,25-2,50%, come previsto, riportandoli alla neutralità per la prima volta dal 2019. L’unica modifica importante alla dichiarazione è stata la sua rivalutazione dell’economia; la Fed ora riconosce che “i recenti indicatori di spesa e produzione si sono attenuati”  
  • La dichiarazione non ha offerto sufficienti  indizi su come la Fed intenderà agire nella riunione di settembre, il presidente Powell ha comunque ammesso che la Fed verificherà se vi sono prove convincenti sulla discesa l’inflazione, di conseguenza il ritmo dei futuri rialzi dei tassi dipenderà dai dati in arrivo e dalle prospettive per l’economia. Ciò suggerisce essenzialmente che la Fed dipenderà dai dati e agirà riunione per riunione, piuttosto che ridimensionare la politica in anticipo.
  • Powell, tuttavia, ha affermato che un altro forte aumento dei tassi potrebbe essere appropriato alla prossima riunione e che il FOMC non ha ancora preso una decisione su quando rallentare i rialzi dei tassi. Inoltre ha dichiarato in conferenza stampa che il Consiglio rimane orientato a tenere una stance monetaria restrittiva compresa tra il 3,0 e il 3,5%.
  • Al presidente Powell è stato chiesto se l’economia statunitense fosse in recessione; Powell ha ribadito che è necessario creare un certo rallentamento nell’economia, per consentire di riequilibrare le condizioni dell’offerta; Powell ha anche affermato che il rallentamento nel secondo trimestre è stato notevole, ma l’economia era ancora sulla buona strada per crescere quest’anno e la domanda rimane forte.

FED GDPNOW REAL GDP ESTIMATED FOR 2022: IIQ

La FED di Atlanta elabora un modello dinamico sull’andamento del GDP calcolato sulla base di una serie di indicatori macro economici aggregando 13 indicatori sotto-componenti del GDP.

FED: RIALZO ATTESO 75 BP

WB ECONOMICS: FED Model GDP NOW

WB MARKET MOVER MONITOR

FOREX MARKET

L’eur usd dopo un minimo fissato durante la sessione del FOMC a 1,01 ha reagito ritornando a quotare sui livelli di inizio settimana, area 1,02. Si preannuncia un prolungamento di questa fase laterale nel brevissimo periodo. Ci aspettiamo che il mercato muoverà le proprie posizioni soppesando i dati macro economici relativi a inflazione e crescita per gli Stati Uniti, mentre per l’Eurozona valuterà le reazioni dei prezzi del gas ponderandole alle prospettive di crescita per comprendere gli impatti della crisi geo energetica sull’economia dell’area.

Pertanto ci aspettiamo una fase di congestione (breve termine) tra 1,0240 ed 1,0080. on abbiamo ancora archiviato la possibilità che l’euro possa tentare di costruire il recupero temporaneo verso 1,0420/50 contro dollaro, prima di declinare verso il nostro obbiettivo finale per il 2022 ampiamente sotto la parità. 

BOND MARKET

Nelle scorse settimane abbiamo scritto sulla flessione della parte lunga della curva dei rendimenti dei bond governativi europei ed americani. Il 10 anni Treasury sta avvicinando nuovamente la soglia 2,75%, livello sotto il quale i mercati tenderebbero a prezzare con maggior probabilità elementi che prefigurerebbero l’arrivo di una fase recessiva.

I rendimenti benchmark per l’Eurozona, il 10 anni Bund, stanno già scendendo dirigendo verso area 0,50%. Non escludiamo in caso di un contenimento della spinta inflativa derivante dai prezzi dell’energia un ritorno del 10 Y Bund all0 o%.

I rendimenti del BTP, oggetto di grande attenzione, stanno contenendo le tensioni derivanti dalla crisi di governo e dalle elezioni anticipate. La BCE sta evidentemente vigilando sul loro andamento.  E’ difficile a priori stabilire come funzionerà lo scudo messo in campo dalla Banca Centrale. Pensiamo che la corsa ad ostacoli preveda un passaggio importante a quota 3,20%. La violazione di questo livello aprirebbe la via per un significativo ridimensionamento dei rendimenti sul tratto 10 anni. Propedeutico a questa evoluzione positiva, risulterà il contenimento delle tensioni eventuali sotto area 3,60%.

COMMODITY

Mentre le quotazioni del Brent Oil stanno ridimensionando, avviando un consolidamento propedeutico al breakout di area 100 usd/bar, quelle del natural Gas europeo, future TTF, continuano a tenere alta la tensione in termini tendenziali. Ogni qualvolta, dallo scorso mese di gennaio,  il future ha configurato un potenziale segnale di ridimensionamento ci siamo scontrati con una profonda delusione. Pertanto ad oggi per poter catturare un inatteso segnale di ridimensionamento dovremmo (usiamo il condizionale) quantomeno avere un ritorno dei valori sotto area 140 eur/mwh. Questo passaggio rifletterebbe, quasi certamente, un accordo politico tra i belligeranti in causa (Nato, Ucraina, UE, Russia).

Pertanto, mentre ci aspettiamo un ribasso dei prezzi del petrolio verso area 80 usd/bar, non possiamo stimare alcunché nel caso del gas russo. Ciò significa che le attese su un ridimensionamento dell’inflazione appaiono più consistenti sul lato americano, meno convincenti in Eurozona. Questo processo risulta legato ad una concreta diversificazione delle forniture sino ad annullare la dipendenza da quelle russe, salvo trovare un accordo.

Attendiamo la FED ma la scena rimane aperta sull’ultima riunione della BCE la cui partitura più che raccontare la decisione sui tassi, continua a tenere alto l’effetto sul TPI il nuovo scudo anti spread.

La FED alzerà nuovamente i tassi mercoledì, dopo la due giorni del Fomc. L’attesa rimane focalizzata su un rialzo di 75 basis point, 80% di probabilità contro il 20% per un rialzo superiore, 1%.

Mentre scorre il count down si profilano i segnali di un rallentamento della crescita su scala globale a partire dall’Eurozona, che non risparmia comunque nemmeno gli States.

Gli indicatori di sentiment segnalano nella rilevazione PMI Flash di luglio il passaggio dell’indice Composite sotto quota 50 per le due aree economiche. In Europa a trascinare al ribasso l’indice composto, 49,4, è il comparto manifatturiero 46,1; in America il Composite, 47,5 è zavorrato dal Business Services 47, rilevato ai minimi degli ultimi 26 mesi.

FED e BCE: ATTENDIAMO LA FED MA IL FOCUS RIMANE SULLA BCE

EZ PMI COMPOSITE

In Eurozona il comparto manifatturiero risulta più colpito dalla diminuzione degli ordinativi e dalle pressioni inflative generate dai prezzi dell’energia in un contesto in cui anche i servizi cominciano a segnare il passo.

FED e BCE: ATTENDIAMO LA FED MA IL FOCUS RIMANE SULLA BCE

PMI COMPOSITE EUROZONA

US PMI COMPOSITE

Le aziende hanno indicato tra le cause della perdita di momentum gli effetti della politica monetaria restrittiva e le condizioni inflative sull’offerta finale. Sul fronte dei costi di input invece rilevano un ulteriore allentamento delle pressioni. In generale i nuovi ordini non soddisfano le attese ne sul fronte del mercato interno quanto quello export.

Le rilevazioni Flash che anticipano il dato effettivo di luglio tendono a proiettare n’ombra sulla crescita nel terzo e quarto trimestre.

Del resto sono diverse settimane che registriamo una progressiva flessione delle quotazioni delle commodity industriali, a cui vanno ad aggiungersi i costi sui noli marittimi, in linea con i segnali tendenziali lanciati a marzo aprile nel nostro Blog a partire dai metalli ferrosi e non.

Il rame dopo una lunga fase di distribuzione intercorsa durante il periodo che va tra gli inizi dell’anno ed il mese di aprile, dove sono stati fissati due picchi allineati a quota 10750 (LME), ha invertito tendenza sino a crollare verticalmente in direzione del nostro target 7500 prima e 7000 usd/t ora.

Mentre il rame rappresentando una sorta di benchmark per i metalli, in particolare quelli non ferrosi, si muove con una volatilità più controllata, altri metalli hanno replicato con maggior enfasi alle pulsioni del ciclo economico. Il loro declino anticipa di fatto una contrazione del clima economico.

WB MARKET MOVER MONITORFED E BCE

Come abbiamo commentato in INSIDE CENTRAL BANK, la diretta streaming condotta da Wlademir Biasia per analizzare le decisioni della BCE la scorsa settimana, le banche centrali stanno cercando di contrastare l’inflazione raffreddando la domanda attraverso l’inasprimento della politica monetaria. Pertanto l’inversione della tendenza da rialzista a ribassista delle materie prime rientra tra i loro obbiettivi e per farlo, secondo la nostra view, hanno messo nel conto il rischio di contrarre il ciclo economico.

COMMODITY

Il ribasso sta colpendo anche gli agricoli, le soft commodity ed ora potrebbe estendersi anche al comparto dell’energia. Su questo fronte da tempo abbiamo messo in evidenza il ritorno delle quotazioni del Brent verso 100 usd/bar segnalando l’importanza tecnica del breakout di tale livello per trasmettere un più ampio e significativo segnale riflessivo in grado di spingere le quotazioni verso area 80 usd senza escludere uno showdown in direzione dei 60 usd/bar.

Su questo tema si apre la riflessione sul Natural Gas importato dalla Russia il cui benchmark, Dutch TTF future, ha per il momento delimitato il rialzo fissando un picco in area 175/185 eur mwh e che potrebbe perdere momentum prossimamente a determinate condizioni la cui sintesi potrebbe concretizzarsi  a seguito di un eventuale  ritorno dei prezzi sotto quota 135 euro.

FOREX MARKET

L’ampiezza del rialzo dei tassi deciso dalla BCE di 50 basis point, applicato oltre le attese iniziali di 25 punti, potrebbe essere messo in relazione al rialzo  di 75 punti (qualora rispettato) della FED questa settimana e mantenere di conseguenza attiva la reazione dell’euro verso area 1,0450 eur usd.  In attesa della decisione della Riserva Federale, focalizzeremo l’attenzione nel range 1,0120 – 1,0270. Ci aspettiamo tuttora un break up del livello superiore ed una progressione verso ‘obbiettivo indicato.

Si tratta di un riequilibrio delle contrattazioni che rimane inserito ancora in un contesto dove il ciclo riflessivo dell’euro nei confronti del dollaro appare ancora attivo.

La verifica di questo passaggio avrà impatti sulle strategie di Risk Management. Stiamo analizzando lo scenario che ci porterà agli inizi dell’autunno, quando apriremo, con le aziende che seguiamo con il nostro servizio di advisory, le riflessione sulle strategie di valutazione dei cambi di budget e di listino, import ed export, nonchè i conseguenti piani di controllo del rischio.

PREVISIONI PIL: in mattinata l’UE pubblica l’aggiornamento delle stime della Commissione su crescita e inflazione dell’Unione e dei singoli paesi comunitari. Secondo indiscrezioni Ansa, nel caso dell’Italia la previsione Pil 2022 dovrebbe subire una limatura di qualche decimale, passando a 2,4% rispetto a 2,7% stimato a maggio.
Quanto alla zona euro, sempre secondo Ansa, la revisione al ribasso sarebbe significativa in particolare sul 2023: un taglio di un punto pieno rispetto al 2,3% di maggio. A pesare sono la guerra in Ucraina e la crisi del gas, dato che si teme la Russia possa prolungare la manutenzione programmata dello strategico gasdotto Nord Stream 1, con gravi ricadute sui piani di stoccaggio per l’inverno.
Nell’Eurogruppo di lunedì, del resto, il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis anticipava una probabile revisione al ribasso delle previsioni di crescita e al rialzo di quelle di inflazione.

Con le ‘Spring Forecasts’ di metà maggio Bruxelles ha ridotto per la zona euro la stima sul Pil 2022 da 4% a 2,7% e alzato quella sull’inflazione a 6,1%. Tornando all’Italia, le stime Ue di primavera davano su quest’anno un’inflazione di 5,9%.

Nel frattempo la ventilata crisi di governo in Italia unita al dato di ieri superiore alle attese sull’inflazione USA portano i rendimenti del BTP 10 anni in apertura a 3.23% con lo spread a 208 punti base. Il mercato in attesa del meeting  BCE della prossima settimana, sta sondando l’area 3.15-3.35 per verificare gli strumenti effettivi che il Consiglio metterà in campo per contrapporre i rischi di frammentazione degli spread sovrani. L’eventuale violazione di 3.15% del 10 anni aprirebbe la strada per un ulteriore gamba di ribasso dei rendimenti.   I tassi del secondario italiano sono poi lentamente ridiscesi sui minimi di seduta.

I dati sull’inflazione Usa di giugno – a 9,1% su anno pubblicati ieri riportano quotazioni al massimo di oltre 40 anni e superiore alle attese. Benchè la misura sia già scontata, il dato conferma la prospettiva di una stretta sui tassi Usa da 75 punti base al Fomc di luglio ed aumenta quella di un pari rialzo a settembre. Il Treasury americano nel frattempo consolida la discesa dei rendimenti a 2,906%.  Nell’odierna giornata saranno resi noti i dati di giugno sui prezzi a monte della filiera. In questo caso il consensus è di un incremento di 0,8% su maggio e 10,7% su giugno dell’anno scorso, variazioni poco diverse da quelle del mese precedente.

WB MARKET MOVER MONITOR

FOREX – Riprende la spinta rialzista del dollaro, premiato sia dalle aspettative ‘hawkish’ circa le prossime mosse di Federal Reserve. L’apertura europea riporta il cross euro/dollaro a 1,002 (in calo di 0,40%); il cambio euro/yen  138,72 (+0,38%) mentre il dollaro  scambia sullo yen a 138,42 su yen (in rialzo di 0,73%). Ieri la BCE ha fatto sapere di monitorare il mercato dei cambi. Prima di una reazione dell’euro ci aspettiamo un mini-consolidamento degli attuali livelli che non esclude anche un breve approfondimento in area 0.99/98. Livello dal quale dovremmo assistere ad una reazione verso quota 1.04.

PETROLIO BRENT – Il future sul Brent sta violando, come atteso ed anticipato nel nostro blog research la soglia dei 100 dollari. In apertura europea, il futures sul Brent  viaggia in rialzo di 23 cent a 99,80 dollari il barile e quello sul Nymex di 14 cent a 96,44 dollari.

NATURAL GAS DUTCH TTF – All’ICE i futures sul TTF hanno chiuso ieri sopra la soglia 175 eur mwh a 181 ed apre marginalmente al ribasso. Le indiscrezioni su un prolungamento della manutenzione a Nord Stream 1 continuano a sostenere le quotazioni. Di pari passo il PUN GME quota 446 eur mwh sostanzialmente ai massimi livelli finora trattati.

INFLAZIONE: abbiamo raggiunto il picco?

Nel mese di luglio le principali banche centrali chiameranno durante i loro meeting di politica monetaria robusti rialzi dei tassi ufficiali in risposta alle pressioni inflattive. La Fed confermerà un rialzo di 75 bp, 25 la BCE, la BoE dovrebbe alzare di 50 bp, la Banca centrale australiana lo ha appena fatto. La tendenza globale di un inasprimento aggressivo della politica monetaria vedrà inoltre la stretta della Banca centrale del Canada la quale prevede anch’essa un aumento di 75 punti base questa settimana, dopo due aumenti consecutivi di 50 punti base. Nell’insieme si supererà in termini statistici  il robusto aggiornamento di giugno.

Pensiamo che l’azione vada inserita in un contesto di adeguamento degli equilibri monetari ad uno scenario in cui la crescita dei prezzi è ben oltre le dimensioni nel rapporto di scala tra tassi ufficiali ed inflazione. Mentre i primi stanno uscendo da un ciclo deflattivo e quotano ancora a sconto sull’inflazione, quest’ultima ha raggiunto valori rapportabili alla scala degli anni ’80.

Le banche centrali sono consapevoli di questa situazione, ma probabilmente giocano sul rapporto che intercorre tra politica monetaria, inflazione e debito salvaguardando il principio nominalistico del debito a discapito del suo valore reale. La strategia potrebbe essere progettata su orizzonte temporali utili per ottenere questo risultato. Il percorso di conseguenza non sarà lineare, bensì articolato.

Il riequilibrio dei prezzi delle materie prime in atto rientra pertanto su questa linea strategica e rappresenta un’adeguamento dei valori da inserire temporaneamente nel percorso di valore.

Il ribasso delle commodity industriali a cui si sta unendo quello delle agricole e dell’energia sta spingendo il mercato ad interpretare l’attuale fase come un potenziale rallentamento dell’economia globale. Per tali ragioni è più che plausibile porsi la domanda di cui agli inizi del nostro post: inflazione siamo al picco?

L’andamento delle principali commodity confermerebbe tale ipotesi, con il distinguo sui prezzi dell’energia pagati in Europa per il gas.

Ribasso delle quotazioni delle materie prime e crescita sono quindi variabili correlate direttamente.

Questa settimana avremo il rilascio di una serie di dati sul PIL per Regno Unito, Cina e Singapore, che senza dubbio saranno al centro dell’attenzione. Allo stesso tempo, i dati sulla produzione industriale per Giappone, Eurozona, India, Cina e Regno Unito saranno esaminati per verificare l’ampiezza del rallentamento dei tassi di crescita. I dati sulle vendite al dettaglio e sul sentiment per gli Stati Uniti completerà il calendario macro economico per l’ottava che ci introduce alla prossima ottava quando ritorneranno a riunirsi i consigli della FED e della BCE per deliberare l’annunciato rialzo dei tassi.

I riflettori, tuttavia, sono probabilmente puntati sulla Cina, che ha visto persistere i blocchi nel secondo trimestre, per il quale vengono diffusi i dati sul PIL. Mentre l’ultimo PMI ha rivelato un ritorno alla crescita dopo alcuni recenti allentamenti delle restrizioni COVID-19, la crescita della domanda rimane debole nonostante la politica zero-COVID in corso. Le nostre previsioni attualmente vedono la Cina continentale contrarsi nel secondo trimestre a un tasso trimestrale annualizzato dello 0,17%, portando il tasso di crescita anno su anno allo 0,8%, il più debole dai blocchi pandemici del primo trimestre 2020.

Il Regno Unito pubblicherà le stime del PIL relative al secondo trimestre mercoledì, insieme ai dati sui servizi e sulla produzione industriale, che probabilmente confermeranno il rallentamento economico atteso. Sebbene i recenti dati PMI per il Regno Unito abbiano indicato una crescita dell’attività imprenditoriale, i sondaggi mostrano anche che la crisi del costo della vita ha colpito la crescita della domanda, aumentando il rischio di un’ulteriore contrazione economica del Regno Unito e recessione tecnica nel terzo trimestre.

Il calendario economico degli Stati Uniti prevede nella giornata di venerdì la pubblicazione dell’andamento delle vendite al dettaglio ed del sentiment dei consumatori. I dati sulle vendite al dettaglio saranno analizzati per valutare se l’aumento dei costi del carburante si sia aggiunto alle pressioni sui prezzi e abbia costretto i consumatori a ridurre la spesa, come evidenziato dai recenti sondaggi PMI sui servizi in forte rallentamento e prossimo a quota 50.

L’Eurozona, il Giappone e l’India riporteranno invece i dati sulla produzione. I primi due dovrebbero confermare nelle attese un nuovo calo rispetto alla  contrazione della produzione industriale rilevata negli ultimi mesi. Nel frattempo a differenza di altre aree il settore manifatturiero indiano continua a registrare ottime performance.

INFLAZIONE: abbiamo raggiunto il picco?

I recenti sondaggi PMI hanno messo in evidenza un rallentamento dei costi di input delle aziende al ritmo più significativo degli ultimi quattro mesi, segnalando un raffreddamento dell’inflazione dei prezzi al consumo globale. Mentre la crescita e dei costi di input ha avuto improvvise accelerazioni durante la pandemia, ora sembra incontrare un significativo rallentamento della dinamica. Ciò potrebbe costituire l’inizio di una fase di riequilibrio.

In primo luogo, il recente rallentamento della domanda è maggiore che in qualsiasi momento durante la pandemia a parte la fase in cui erano attivi  i blocchi iniziali  (primavera 2020). Ritorna utile osservare  che il rallentamento dei prezzi delle commodity non è causato dalle misure di contenimento della pandemia.

In secondo luogo, il recente allentamento delle pressioni sui prezzi è associato a una sostanziale moderazione dei ritardi nella catena di approvvigionamento.

In terzo luogo, il raffreddamento della domanda finale è accompagnato da un allontanamento dalla creazione di scorte, che ridurrà ulteriormente la pressione di richiamo della domanda sui prezzi degli input.

In quarto luogo, il recente rallentamento sta determinando un forte calo delle aspettative delle imprese sulle prospettive di crescita, che ora sono scese ai minimi da settembre 2020. È probabile che questo calo della fiducia allevi la pressione sulla domanda di lavoro e sui salari, in quanto oltre ad alimentare una crescita più debole della produzione nei prossimi mesi, contribuirà ulteriormente a ridurre le pressioni sulla domanda di commodity e quindi sui prezzi.

Come sopra evidenziato rimane fuori da queste valutazioni l’incognita che più impensierisce il mondo produttivo: le quotazioni e forniture di gas in Europa.

I prezzi del future benchmark Dutch TTF dopo un consolidamento sopra quota 80 a maggio hanno ripreso a salire violando i nostri trigger di allerta per puntare verso un nuovo (ci si augura) picco tra 185/175 eur mwh. Inutile scrivere che il futuro andamento delle quotazioni è nelle mani della diplomazia, ma volendo osservare una linea più fiduciosa e fuori dagli schemi, pensiamo che prevarrà la logica di mercato. Azzardiamo pertanto l’apertura ad una visione positiva che con il ritorno dei valori sotto 135 euro possa materializzare un nuovo importante ribasso delle quotazioni.  Se ciò incontrerà i nostri auspici non mancheremo di comunicarvi i segnali per tempo.

WB MARKET MOVER MONITORFOREX MARKET

Quanto sopra scritto ci porta a confermare le nostre linee guida sull’andamento del dollaro. Il Dollar Index ha raggiunto il nostro target intermedio a quota 107 (vedi report FX OUTLOOK RISKOO). Lo abbiamo scritto e sostenuto in tempi non sospetti quando la maggioranza degli analisti istituzionali stimavano un recupero significativo per l’euro e quindi un ritorno al ribasso del dollaro.

Il rapporto eur usd invece appare destinato a verificare l’altro target per noi rilevante stimato ancora nell’OUTLOOK 2022 a 0.98 eur usd EVERYTHING MUST CHANGE.

Il mercato sta avvicinando l’area in una condizione di eccesso per cui ci aspettiamo al test  dell’area 0.99/0.98 una reazione dell’euro.

Gli operatori hanno già scontato le due manovre sui tassi attese da  BCE (+0.25%) e FED (+0.75%), in occasione delle riunioni di politica monetaria in calendario il 21 ed il 27 luglio.

Per le valutazioni sugli altri cross chiedete il nostro report dedicato FX RISKOO.

INFLAZIONE: SIAMO AL PICCO?

WB ANALYTICS: DOLLAR INDEX TREND CYCLE

COMMODITY PERSPECTIVES

Come indicato nel nostro Outlook WB COMMODITY PERSPECTIVESla tendenza sul comparto rimane tuttora orientata al ribasso con il rame che verifica nelle quotazioni del LME area 7500 usd. le reazione susseguenti al test dell’obbiettivo atteso non modificheranno la tendenza riflessiva delle negoziazioni.

Il Brent ha collaudato area 100 usd/bar come anticipato nelle precedenti settimane, sta reagendo. Tuttavia restiamo dell’avviso che prossimamente avremo un breakout dell’area ed un declino delle quotazioni verso 80 usd/bar.

INFLAZIONE: SIAMO AL PICCO?

WB ANALYTICS: BRENT OIL TREND CYCLE

Il gas naturale Dutch TTF dopo aver violato i nostri due alert trigger a 96 euro e successivamente 130 a seguito della riduzione dell’offerta russa, ha annullato almeno momentaneamente ogni ipotesi ribassista nel breve. Tuttavia come scriviamo sopra non abbiamo declinato del tutto l’attesa per un ridimensionamento dei valori che in ogni caso matura soltanto con un ritorno sotto area 135 euro.

STOCK INDEX

In un quadro di restrizioni monetarie, rallentamento della domanda i mercati azionari in correlazione con quello delle materie prime tendono a consolidare l’attuale fase riflessiva di cui abbiamo anticipato le tendenze ancora alla fine dello scorso anno. Riteniamo che non sia esaurita tale fase e che l’avversione al rischio possa ancora produrre regressioni nell’ordine del 10/15% sugli attuali valori.

INFLAZIONE: SIAMO AL PICCO?

WB ANALYTICS: S&P 500 TREND CYCLE

BOND YIELD

E’ interessante osservare la dinamica dei rendimenti. Le curve confermano lo scenario sopra descritto tracciando un profilo riflessivo evidente anche nel tratto lungo delle duration. Il nostro modello stima una flessione dei rendimenti sul tratto a 10 anni verso 0.75% a breve termine e non esclude ulteriori ribassi a medio. Ciò significa che la nostra view sul 10 Y Treasury yield rimane orientata a verificare ribassi in direzione di 2,50/2.25% a breve, 2% in un orizzonte marginalmente più ampio. In tale contesto pensiamo che i rischi sulla frammentazione dell’eurozona possano progressivamente rientrare a beneficio del BTP.

INFLAZIONE: SIAMO AL PICCO?

WB ANALYTICS: BUND YIELD 10 Y TREND CYCLE

Inflazione e tassi d’interesse: le banche centrali si trovano di fronte ad una scelta dilemmatica:

  • causare una recessione per ridurre l’inflazione nel breve termine,
    oppure
  • progettare un rallentamento sostanziale per mitigare l’inflazione, ma al riparo da una recessione, accettando un’inflazione più elevata per gli anni a venire.

METTIAMO A FUOCO L’INFLAZIONE

L’inflazione complessiva dell’Eurozona è dell’8,1% su base annua, con il core rate al 3,8%. Rispetto agli Stati Uniti, dove il tasso nominale è pressoché equivalente, 8,3% Y, il core rate  è pari al 5,9% Y. Ne deduciamo che l’inflazione europea è molto più non core che core.

Mentre negli States la crescita dei prezzi è stata accompagnata da una crescita dei salari, in Europa la crescita dei prezzi è stata causata quasi esclusivamente dal rialzo delle materie prime.

Le cause dipendono principalmente dagli squilibri che si sono creati nelle catene di fornitura globale e dalla geopolitica. La forte domanda proveniente dall’estero ha contribuito ad innescare acquisti dapprima per ripristinare le scorte dopo la pandemia, poi per coprire i rischi legati proprio ai problemi delle forniture. La guerra in Ucraina ha esacerbato ulteriormente una dinamica già attiva, declinando sul costo dell’energia e di altre forniture industriali ed agricole un ulteriore spinta ai prezzi.

Per ottenere una previsione di inflazione più bassa risulta necessario affrontare con determinazione le dinamiche che hanno prodotto tale risultato, poiché i prezzi delle materie prime sono molto importanti per le prospettive di inflazione dell’area dell’euro.

Tra le macro componenti delle commodity possiamo individuare tre gruppi di beni su cui concentrare l’attenzione per comprendere se le prospettive per un raffreddamento dei prezzi siano plausibili.

ENERGIA

Tra le componenti energetiche spiccano alcuni fattori sostanziali: il gas, l’energia elettrica, il petrolio.

Gli stoccaggi e gli approvvigionamenti di gas dell’Unione risultano fortemente vincolati alle forniture provenienti dalla Russia. Il benchmark che traccia l’andamento dei prezzi è il future sul Natural Gas TTF ,

Title Transfer Facility, rappresenta il mercato all’ingrosso del gas naturale tra i più grandi e liquidi dell’Europa continentale; con sede nei Paesi Bassi, il TTF rappresenta il principale riferimento sui prezzi del gas per l’Europa e l’Italia.

Attraverso questa piattaforma avviene la compravendita del gas tra i più grandi operatori e trader di settore.

Le quotazioni risultavano in tensione già prima della crisi ucraina. Avevamo già subito un vertiginoso aumento dei prezzi a partire dagli inizi del 2021.

L’apprezzamento delle quotazioni rispetto alle medie del periodo 2015-2020 alla chiusura odierna è pari al 700%.  Le attuali quotazioni scontano nell’ultimo anno tale rialzo motivo per cui un eventuale regressione dei prezzi trasmetterebbe un forte ristoro alle dinamiche inflattive. La media dei prezzi dell’ultimo anno sta consolidando 100 eur mwh.  Nel nostro modello di valutazione il segnale propedeutico all’avvio di un’inversione di tendenza coincide con la violazione al ribasso di quota 80 euro. Ad oggi, nonostante l’interruzione, ancorché parziale, delle forniture non esclude la possibilità che l’evento possa maturare. Tuttavia ai fini di tale percorso sarà fondamentale che i valori non ritornino a scambiare oltre la soglia 125/130 eur mwh.

La discesa dei prezzi del gas sotto 80 eur mwh contribuirebbe a raffreddare notevolmente i prezzi dell’energia elettrica in virtù di uno stretto rapporto di correlazione trai le due commodity. In termini di quotazione il punto spartiacque tra rialzo e ribasso del PUN (Prezzo Unico Nazionale energia elettrica) transita a quota  200/190 eur mwh.

TASSI D'INTERESSE ED INFLAZIONE: IL DILEMMA DI QUESTA ESTATE

WB ANALYTICS: TTF NATURAL GAS CYCLE LT

Sul petrolio abbiamo segnalato da tempo la tesi secondo cui pensiamo che i valori siano inseriti in un contesto le cui dinamiche dovrebbero tradursi in un ridimensionamento dei valori. Il Brent dopo aver fissato il recente picco a 125 usd/bar sta scendendo. Per i nostri algoritmi il punto spartiacque tra crescita e decrescita della tendenza dominante transita a quota 100 usd. Ci aspettiamo nelle prossime settimane un collaudo di tale area. Non escludiamo, in assenza di eventi straordinari attualmente non prevedibili, che i prezzi del Brent possano riequilibrare scendendo verso quota 80 usd/bar.

TASSI D'INTERESSE ED INFLAZIONE: IL DILEMMA DI QUESTA ESTATE

WB ANALYTICS: BRENT OIL USD/BAR TREND

Dato il probabile percorso dei prezzi dell’energia una proiezione più mitigata per l’inflazione complessiva passa attraverso la conferma dei segnali indicati. Diversamente dovremmo ritenere più problematico il rientro dell’inflazione non core. Per quanto riguarda l’inflazione core, la BCE considera ancora un target di riferimento valori parzialmente superiore al 2%. Per spingere l’inflazione al ribasso oltre al contributo della componente energetica, la Bce ed in generale le banche centrali a partire dalla FED, dovranno operare scelte orientate al raffreddamento della domanda. Jerome Powell nella sua ultima conferenza stampa rilasciata a margine del FOMC, ha respinto l’insinuazione che la FED stia provocando deliberatamente una recessione per ottenere i risultati sul contenimento dell’inflazione.

Osservando tuttavia lo sviluppo del pil, mappato dal modello GDPNOW,  si evince una crescita zero nel secondo trimestre di quest’anno.

Le nostre attese sulla crescita tendono a mettere a fuoco una fase di rallentamento dell’economia. Lo vediamo attraverso la robusta perdita di momentum delle commodity industriali. Il rame sta scendendo al di sotto dei minimi fissati durante la fase di transizione del ciclo rialzista apr 2020- apr 2022.

Ci aspettiamo un robusto ritracciamento dei prezzi.  Probabilmente scenderemo sino ai livelli di picco del 2018.

Rame, alluminio, acciaio, stanno ritracciando il rialzo della fase 2020-2022. Indubbiamente concorre a tale movimento tutta una serie di problematiche. Ma gli users, i grandi player, segnalano un rallentamento degli ordinativi (vedi nostro report WB COMMODITY PERSPECTIVES), ed un rallentamento generale del comparto.

Questi segnali uniti ad un auspicabile ribasso del petrolio (almeno), oltre a favorire il raffreddamento dei prezzi, ci dicono che il rallentamento della crescita globale è in itinere.

TASSI D'INTERESSE ED INFLAZIONE E MATERIE PRIME

WB ANALYTICS: COPPER (COMEX) LONG TERME TREND

Indubbiamente le banche centrali stanno agendo in modo deciso per non perdere il controllo sull’inflazione, qualora ciò non fosse già avvenuto, attivando tute le leve di policy monetaria, tassi e circolazione monetaria. La Fed ha la possibilità di farlo con minori vincoli rispetto alla BCE. Quest’ultima deve agire contenendo gli effetti sugli spread sovrani per evitare nuovi rischi di frammentazione dell’Eurozona. Diversamente, il lavoro fatto dal whatever it takes in avanti si dissolverebbe.

RISKOO ENTERPRISE RISK MANAGEMENT

I mercati rimangono focalizzati sull’inflazione osservando tutte le dinamiche.  Secondo il presidente di Fed St. Louis, James Bullard, l’inflazione Usa all’8,3% rilevata in aprile non richiede “per ora” un rialzo dei tassi di tre quarti di punto, ha inoltre aggiunto che per il momento il piano di rialzi da mezzo punto rimane appropriato.

Gli investitori ragionano di conseguenza sulla normalizzazione della politica monetaria da parte della Bce: la presidente Christine Lagarde ha consolidato le aspettative di un prossimo aumento dei tassi, ma c’è chi si sofferma sulla “gradualità” del percorso di rialzi, come indicato ieri dal governatore della Banca di Francia Francois Villeroy de Galhau.

Il dollaro resta vicino ai massimi da 20 anni, con la lettura dell’inflazione Usa che alimenta le attese di un approccio Fed aggressivo. Yuan cinese ai minimi da oltre 19 mesi contro il dollaro. La banca centrale di Hong Kong si è mossa – prima volta dall’ottobre 2020 – per fermare il deprezzamento della valuta., vicino alla sogli massima concessa dal Peg sul dollaro 7.85 usd khd.

Oltre alle rilevazioni sulla crescita dei prezzi è bene considerare la recente evoluzione dei prezzi di diverse commodity entrati ormai a pieno titolo in un bear market. Il tema lo stiamo affrontando da un mese a questa parte nel nostro WB COMMODITY PERSPECTIVES.

Nell’ultimo aggiornamento abbiamo confermato il nostro Outlook negativo su diversi metalli industriali, indicando lo stato della tendenza ed il potenziale target price di medio termine. Lo scorso lunedì abbiamo suggerito di osservare con attenzione l’andamento dei prezzi del gas naturale attraverso la lettura dei prezzi del future sul Dutch TTF per catturare eventuali segnali di perdita di momentum. Il range di negoziazione attuale si è spostato tra quota 102/105 e 90 eur mwh.  Notiamo che ai tentativi di breakout dell’area si contrappongono notizie che in qualche modo ne delimitano l’azione con un effetto di contrapposizione al deflusso dei prezzi. Lo scorso martedì c’è stata da parte ucraina la decisione di sospendere il flusso di gas russo verso l’Europa attraverso il punto di transito di Sokhranivka, che secondo Kiev fornisce circa un terzo del gas russo diretto in Europa attraverso il Paese, dicendo che lo sposterà in una zona sotto il controllo ucraino.  La notizia ha riportato i prezzi del future da quota 90 a 100 eur.

Anche i prezzi del petrolio continuano a puntare verso i livelli oltre i quali si aprirebbe la porta per una benefica correzione. Il Brent  nell’ultimo periodo ha avvicinato più volte quota 100 usd bar. Tuttavia ogni qualvolta ne approccia il livello tecnico giungono rumors in grado di evitarne il breakout.

In generale nei mercati si è instaurato un clima di avversione al rischio. Ciò risulta più che evidente dalla lettura dell’andamento delle borse azionarie. Gli indici stanno raggiungendo i target che avevamo già indicato alla fine dello scorso autunno riportando alcuni Alert sulla tenuta dell’allora ciclo rialzista.   Nel post del 26 novembre avevamo già indicando gli obbiettivi di prezzo per i principali indici. Come scritto lunedì pensiamo che se lo Standard & Poor 500 non sarà in grado di costruire una reazione credibile tra 3900/800, l’avversione al rischio tenderà ad avvitarsi ulteriormente.

Analizzando i sondaggi PMI su scala globale emerge un orientamento dominato da una congiuntura in progressivo deterioramento in Europa, già negativa in Asia, in modo particolare in Cina, con una tenuta sostanziale della crescita negli Stati Uniti (per richiedere il report).

 

 

Il mondo economico si divide tra tre fuochi di pressione: da un lato la guerra  e le ripercussioni indotte dagli effetti delle sanzioni; l’inflazione a cui si contrappongono le azioni delle banche centrali ed infine le restrizioni sanitarie in Cina che rimettono in discussione le catene di fornitura.

Sono tre fronti a cui dobbiamo rispondere con attenzione in quanto stanno erodendo il quoziente di fiducia che le aziende avevano accumulato con la ripresa post-Covid.

Nell’ultima settimana abbiamo assistito ad una serie di interventi restrittivi delle banche centrali a partire dal rialzo dei tassi di 50 bp della Federal Reserve. Inizialmente il mercato ha reagito positivamente dopo la decisione del FOMC,  sia per aver evitato di subire un aumento di 75 punti base (bps), sia per la rassicurazione del presidente della Fed Jerome Powell di non prendere in considerazione aumenti di 75 punti base nelle prossime riunioni. Detto questo, la Fed resta impegnata a frenare l’inflazione e gli ultimi dati PMI hanno suggerito che le pressioni sui prezzi nel settore privato statunitense si sono ulteriormente intensificate ad aprile. Pertanto, i rilasci di CPI e PPI di questa settimana, relativi al mese di aprile, saranno messi a fuoco dagli operatori.

I dati sull’inflazione saranno quindi al centro dell’attenzione a partire da quelli riportati dagli Stati Uniti e dalla  Cina. Avremo inoltre diversi interventi da parte di esponenti della Fed che non mancheranno di rilasciare commenti in materia.

In ogni caso la reazione positiva del mercato azionario americano si è spenta velocemente.  Gli effetti della guerra e delle relative sanzioni, come abbiamo scritto, pesano sul clima di fiducia delle imprese. Le quotazioni delle principali commodity industriali, i metalli,  hanno perso momentum. In particolare l’Alluminio è sceso pesantemente nelle ultime settimane, anche il rame ha violato significativi livelli tecnici. Altri metalli minori, quotati sui mercati a termine a Shanghai e Guangzhou in Cina sono scesi la scorsa settimana. Sul comparto delle commodity aggiorniamo in settimana l’Outlook per verificare quanto gli effetti congiunti della guerra e delle restrizioni sanitarie in Cina stiano modificando i loro trend sottostante.

Tra tutti gli elementi osservati l’unico segmento che non risente dei timori di un rallentamento della crescita è quello energetico. Il Brent oil continua a quotare sopra la linea dei 100 usd/bar, mentre il future sul Natural gas, Dutch TTF, consolida valori tra 95 e105 eur/mwh.

Il surplus della Bilancia Commerciale cinese è ampiamente sceso dai picchi dello scorso mese di marzo. Son crollate le importazioni da un anno a questa parte ma anche le esportazioni hanno subito per il sesto mese consecutivo una significativa riduzione. L’export cinese è passato dal picco di 340,40 miliardi di usd di dicembre ai 273,62 miliardi di aprile. Anche le importazioni hanno subito una significativa decelerazione: da 253,05 a 273,62 miliardi di usd.

La crescita delle esportazioni è stata una componente importante a sostegno della rapida espansione economica della Cina. Negli ultimi anni macchine e mezzi di trasporto hanno rappresentato quasi la metà delle esportazioni totali, in particolare macchine, apparecchi ed elettrodomestici elettrici (14%), apparecchi e apparecchiature per telecomunicazioni e registrazione e riproduzione del suono (12%), macchine per ufficio e macchine automatiche macchine per l’elaborazione dati (8%) e macchinari e attrezzature industriali generali e parti di macchine (5%). Altre importanti categorie di esportazione sono state: manufatti vari (23%), manufatti classificati principalmente per materiale (16%) come filati tessili, tessuti, articoli confezionati (5%), manufatti in metallo (4%) e ferro e acciaio (2%); prodotti chimici e prodotti correlati (6%); e cibo e animali vivi (3%). L’UE e gli Stati Uniti erano le principali destinazioni delle spedizioni cinesi, rappresentando oltre il 15%, seguite da Hong Kong, Giappone, Corea del Sud, Vietnam, Germania, India e Paesi Bassi (3%).

L’export dell’Italia verso la Cina è diminuito a 2,32 bil usd a marzo dal picco di 4,53 bil usd a febbraio 2022.

La principale fonte di importazioni cinesi è stata l’UE (13%), di cui Germania (5%) e Francia (2%), seguite da Corea del Sud, Taiwan, Giappone (8% ciascuna), Stati Uniti e Australia (6% ciascuna ), Brasile (4%), Malesia, Vietnam, Russia e Arabia Saudita (3% ciascuna) e Thailandia, Singapore e Indonesia (2% ciascuna).

Martedì  in Germania il Leibniz Centre for European Economic Research  riporterà le rilevazioni del sondaggio ZEW per il mese di maggio, l’indice sulle rilevazioni economiche prospettiche per l’economia tedesca. Il dato è atteso in contrazione per il secondo mese consecutivo, mentre per quanto riguarda le condizioni contingenti l’indice risulta in contrazione dallo scorso mese di ottobre.

In questo clima ci aspettiamo che la domanda rischi ulteriori rallentamenti.

Il Global PMI relativo sia al comparto manifatturiero che a quello dei servizi evidenzia in prospettiva un’erosione della domanda al punto da pregiudicare la tenuta della crescita globale nel corso del secondo semestre.

Alla base di un sentiment sempre meno positivo vi sono diversi fattori: la crisi dell’offerta (restrizioni Cina) che continua quindi a fungere da importante sostegno ai prezzi, in particolare dei beni; le sanzioni russe che continuano a fungere da supporto ai prezzi globali dell’energia.

Tuttavia, mentre l’aumento della domanda di beni ha contribuito a far aumentare i prezzi all’inizio della pandemia, questa spinta ora sta svanendo. A livello globale, secondo le rilevazioni Markit, i nuovi ordini di manufatti sono leggermente aumentati ad aprile, rappresentando comunque un quadro della domanda strutturalmente più debole. Anche escludendo la Cina, la crescita della domanda su questa misura si è notevolmente indebolita negli ultimi mesi. Pertanto, mentre il lato dell’offerta sta ancora spingendo i prezzi al rialzo, la domanda è diminuita in misura insolita in questo contesto di offerta, suggerendo che i prezzi delle merci potrebbero essere inclini a indebolirsi nei prossimi mesi.

Quanto osserviamo nelle nostre analisi sulla tendenza di diverse commodity confermerebbe tale scenario. In ogni caso, per avere un ridimensionamento più significativo dei prezzi, dobbiamo necessariamente catturare segnali di inversione di tendenza su petrolio e gas, a cascata quindi sull’energia elettrica.

In settimana osserveremo quindi sia l’andamento del future sul Gas, Dutch TTF, sia su quelli del Brent. Per il primo rimane importante il breakout di almeno area 96 eur/mwh, per il secondo quota 100 usd/bar.

WB MARKET MOVER MONITOR

FX Nel nostro streaming INSIDE CENTRAL BANK abbiamo fatto il punto sulle decisioni Fed sostenendo l’ipotesi che da area 1,05 l’eur usd potesse aprire una fase reattiva in direzione di quota 1,0850 in preparazione del meeting della BCE di giungo. Le condizioni di ipercomprato di dollari giustificano, sul piano tecnico, tale attesa. Tuttavia dovremo bilanciare tali condizioni con il rinnovato ritorno (semmai l’avesse  abbandonato) di un clima di avversione al rischio dei mercati azionari.

MARKET MOVER MONITOR WEEK 19/22

WB ANALYTICS: EUR USD TREND ST

Per tale ragione sarà importante monitorare il range 1,05-1,0650 per cogliere eventuali segnali di riequilibrio del rapporto domanda/offerta e tenuta sostanziale del trend positivo della divisa americana che rimarrebbe orientato a quanto avevamo delineato in un quadro più strategico per il rapporto di cambio euro dollaro sempre durante lo streaming.

Il dollaro conferma la sua forza nei confronti del cny. Il rapporto usd cny, dopo una lunga fase di accumulazione, ha rotto gli indugi ed ha avviato una violenta fase di apprezzamento da 6,35 all’attuale 6,70/75. Ci aspettiamo una breve fase di consolidamento, ma siamo orientati a considerare un ulteriore apprezzamento del dollaro.

Di conseguenza non escludiamo di dover rivedere a breve la nostra view sul rapporto eur cny. La recente costruzione di una base tecnica tra 6,95 e 7,05 potrebbe fare da leva una copertura di posizioni corte di euro tuttora presenti sul rapporto di cambio.

MARKET MOVER MONITOR WEEK 19/22

WB ANALYTICS: USD CNY TREND ST

COMMODITY L’evento tecnico che stiamo monitorando con maggior interesse si concentra sui prezzi del Gas Naturale europeo. Il TTF continua ad oscillare con un effetto elastico tra 105 e 95 euro (con brevi sconfinamenti sulle code). Come da tempo scriviamo la violazione di 95 euro  aprirebbe una fronte correttivo importante trascinando con se anche i prezzi del PUN, Prezzo Unico Nazionale dell’energia elettrica. In questo caso il punto di breakout coincide con l’area 197 eur mwh. Su questo segmento gioca in termini critici la discussione politica ed economica dell’allargamento delle sanzioni alla Russia su  gas e petrolio.

MARKET MOVER MONITOR WEEK 19/22

WB ANALYTICS FUTURE GAS DUTCH TTF CYCLE TREND

MARKET MOVER MONITOR WEEK 19/22

WB ANALYTICS GME PUN Base ENERGIA ELETTRICA

EQUITY Gli indici azionari hanno aperto la settimana in ribasso sulle piazze asiatiche con riflessi negativi anche su quelle europee. Il nostro scenario di base rimane orientato al ribasso nel breve, con ulteriori ritracciamenti verso i minimi di marzo.  Giocherà un ruolo importante lil collaudo di area 3900 per lo Standard & Poor 500. Se la domanda non sarà in grado di contenere su tale area le vendite attuali i mercati corrono il rischio di approfondire ulteriormente nel breve medio periodo.