EARNINGS GROWTH EUROPE

EARNINGS GROWTH EUROPE

Gli Earnings Growth estimated per lo Stoxx 600 sconta ad oggi una contrazione degli utili per il I°Q 2020 del 36% da inizio anno. Il fatturato al primo trimestre flette del 3,7%.  Le misure di restrizioni entrano in vigore in Europa a marzo. Pertanto è logico pensare che la contrazione del fatturato sia imputabile all’ultimo mese del trimestre esaminato.

In queste settimane i mercati azionari hanno influenzato non poco le altre asset class. Nell’ambito delle interrelazioni che ognuna di queste intrattiene all’interno dell’universo mondo dei mercati l’equity rappresenta con buona probabilità, secondo i nostri studi, l’indicatore guida che attraverso la dinamica Risk_On / Risk_Off influenza con un rapporto causa effetto tutti i segmenti di mercato. E’ un pò come assistere ad una tappa del giro d’Italia. C’è sempre una pattuglia di ciclisti che tende a trainare il gruppo.

Nell’elasticità di queste interrelazioni abbiamo visto il crash dei mercati azionari, il loro recupero ancorché parziale, e come noi pensiamo e scriviamo sin dagli inizi della crisi Covid-19 il loro ritorno al ribasso. C’è un intervista televisiva rilasciata a Giuseppe di Vittorio il 9 aprile  che riporta fedelmente la nostra view di mercato con la conferma di quanto abbiamo sempre sostenuto.

Lo scorso lunedì abbiamo assistito ad un rialzo miracoloso che, complice la notizia di un imminente vaccino rilasciata proprio prima che gli indici infrangessero al ribasso le soglie critiche, non ha fatto altro che perpetuare la consueta azione distributiva prima di togliere il probabile sostegno agli acquisti.

PMI % CONSUMER CONFIDENCE

al rialzo di lunedì abbiamo pubblicato un post in cui abbiamo messo in evidenza il rapporto tra consumi e Standard & Poor 500. Il perché è presto detto:  l’economia USA si regge prevalentemente sui consumi, buona parte di quella mondiale sulle esportazioni verso gli USA. Un malessere accusato dai consumatori americani può scatenare una pandemia seria sugli altri mercati export oriented. Nulla di male. Anzi per l’Italia questo legame rappresenta un cordone ombelicale a cui attingere le uniche speranze di crescita. La maggior parte delle aziende che  internazionalizzano pongono il mercato statunitense al primo posto dei propri interessi. In questo modo si creano legami per cui oggetti metafisici come la geopolitica, assumono ruolo e consistenza.

Purtroppo in questa fase i consumatori americani hanno timori verso il futuro prossimo.  Questa mattina abbiamo inviato un report sulla fiducia delle imprese raccolta nel sondaggio PMI di maggio. La loro speranza è fortemente correlata al ritorno degli ordinativi. Una parte di questi dipende dal sentiment del consumatore USA. Direttamente e non, attraverso le filiere,  esso esprime la propria forza economica.

Con il crollo dell’occupazione negli USA a livelli record nella storia contemporanea, non possiamo aspettarci a breve la ripresa dei consumi. Le catene di distribuzione, fatta eccezione per quelle digitali, sono comunque in crisi.

WORLD CONSUMER CONFIDENCE

WORLD CONSUMER CONFIDENCE

EARNIG GROWTH VS. MARKET CYCLE

Le vendite che sono ritornate sugli indici azionari nella giornata di ieri rischiano quindi di spingere le quotazioni degli indici verso i minimi toccati la scorsa settimana. Se la Fed o qualche altro soggetto non saprà fornire una buona notizia al nuovo test di area 280/2750 – S&P 500, 326/323 – Stoxx 600, dovremmo rassegnarci ad assistere ad una altro spiacevole episodio di ribassi.

In questa fase il nostro algoritmo ADVANCE CYCLE ha raggiunto il suo picco di espansione massima, mentre l’algoritmo su cui basiamo lo sviluppo tendenziale del ciclo, TREND CYCLE ,  posizionato nella parte intermedia del grafico, ha continuato a mantenere un segnale di tendenza negativo.

La buona notizia è che il Covid 19 perderà i suoi effetti distorsivi. La flessibilità del sistema America tornerà a riassorbire la forza lavoro non occupata più velocemente di quanto non lo farà l’Europa. La Fed piaccia o no continuerà a fornire la liquidità ai mercati. Ritorneranno le opportunità.

EARNINGS GROWTH EUROPE

WB ANALYTICS: STOXX 600

La reazione al rialzo del SP 500 e delle borse azionarie nella giornata di lunedì ci lascia piuttosto perplessi.

La Grande crisi finanziaria del 2008 ha visto il più grande intervento di sempre delle principali banche centrali, con la Fed, la BCE e la BoJ che hanno ampliato il loro portafoglio di attività di $ 3 trilioni di dollari. Da allora il bilancio consolidato è aumentato di ulteriori 9 triliuoni di dollari. L’attuale crisi COVID-19 ha innescato un ulteriore aumento di circa $ 5 trilioni.  E’ più che probabile che  è l’ammontare raggiunto non si esaurisca agli attuali valori accumulati. Le attività delle principali banche centrali probabilmente supereranno presto $ 20 trilioni in totale. La politica monetaria non convenzionale è qui per restare. Gli stimoli di nuova generazione hanno sostituito la risposta convenzionale alla crisi. La leva sui tassi non funziona più da quando gli stessi hanno raggiunto quello che noi chiamiamo il Ground Zero Experiment.

central bank balance sheet

BILANCIO DELLE BANCHE CENTRALI

 

Gli interventi hanno modificato le dinamiche della price discovery action sul SP 500 e sui mercati. A guidare gli investitori non sono i fondamentali di una compagnia, bensì le azioni stimolative delle banche centrali.

 

C’è un indicatore che seguiamo da sempre con estrema attenzione per comprendere l’andamento del mercato azionario USA: il rapporto tra consumatori ed SP 500.

 

CONSUMER CONFIDENCE VS. SP 500

CONSUMER CONFIDENCE VS. SP 500

La correlazione tra le due serie storiche è estremamente elevata. Tuttavia nell’ultimo periodo gli interventi della Fed hanno evitato che il deterioramento della fiducia dei consumatori USA producesse una reazione a catena sul mercato azionario.

La scorsa settimana abbiamo avuto un primo segnale di convergenza stroncato lo scorso lunedì 18 proprio nel momento in cui l’indice stava per violare l’area che abbiamo segnalato come possibile trigger d’innesco di un ulteriore finestra di vendite sull’azionario. La notizia sull’imminente disponibilità di un vaccino ha prodotto la reazione dei mercati  azionari.  Ci sembra un chiaro pretesto per eludere il rischio che stava accumulando. Soprattutto la coincidenza dell’annuncio ha contribuito a dare maggior spessore al ruolo che la soglia tecnica ha assunto nel quadro generale del funzionamento del mercato.

Le vendite di questa mattina confermano i nostri timori.

 

avversione al rischio

I segnali di avversione al rischio stanno ritornando a flirtare con i mercati. Lo scenario previsto sin dagli inizi della crisi OUTBREAK (24 feb) e  WB PERSPECTIVES BREVE STORIA DEL PROSSIMO BEAR MARKET rimangono di grande attualità sia per le stime effettuate sulla prima ondata di vendite sui mercati azionari, sia per i livelli indicati sin dall’inizio sui limiti del recupero. Già recupero e non rialzo. La sottile differenza corre tra la tenuta di una condizione generale di rischio e apertura di una nuova fase impulsiva di ripresa.

Del resto nelle ultime giornate è notevolmente aumentata la domanda sulla tenuta dei listini azionari ed in particolare di alcuni singoli titoli nonostante la drammaticità dei dati che stiamo leggendo e che in prospettiva rimarranno critici. Oggi avremo i dati relativi alla produzione industriale dell’Eurozona. Le attese riportano una caduta del 12,1%.

In Italia la produzione industriale è scesa del 28,4% a marzo dopo il – 10 di febbraio. L’Istat riferisce che la misura rettificata ai giorno lavorativi è scesa del 29,3% a / a (-2,3% a / a a febbraio). In entrambi i casi, sono i declini più ripidi da quando è iniziata l’attuale serie produttiva nel 1990. In un solo mese, la produzione industriale è diminuita più che durante l’intera crisi del 2008/2009.

Analizzando la suddivisione per settore, notiamo che i più colpiti sono stati i mezzi di trasporto e i prodotti tessili e in pelle, tutti contratti di oltre il 50% a/a; non sorprende che solo il settore alimentare, meno colpito dal blocco, sia stato in grado di limitare il danno, contraendo “solo” il 6,5% a a.

Prepariamoci per dati ancora negativi

Con il lockdown per l’intero mese di aprile, i dati sulla produzione  saranno probabilmente peggiori. In assenza di riscontri provenienti dalla fiducia delle imprese, non pubblicati in aprile dall’Istat a causa di problemi di raccolta dei dati, il calo del PMI manifatturiero a 31,1 in aprile (dai 40,3 di marzo) ha già fornito prove qualitative inequivocabili di un ulteriore deterioramento.

Sospettiamo che il recupero non prenderà una forma a V, dimostrandosi invece solo graduale. Da un lato, le misure messe in atto dal governo italiano per sostenere le imprese e le famiglie non hanno finora filtrato nel tessuto economico dell’economia, vista la drammatica carenza di liquidità per molte imprese. Ciò è chiaramente accentuato dalla sovra rappresentazione strutturale delle PMI di piccole dimensioni, intrinsecamente finanziariamente più vulnerabile rispetto a quelle con dimensioni più grandi. In queste condizioni l’attesa per una regressione del Pil pari a poco meno del 10% rappresenta il consenso medio di mercato.

Ma i segnali critici risultano diffusi a livello globale. La caduta degli indici di fiducia delle imprese è in molti casi scesa al di sotto dei livelli registrati nel periodo 2008/9.  Il loro pessimismo apre interrogativi sugli utili delle imprese, sulla grado di resilienza su scala globale, con un maggiore accento verso l’economia occidentale.

Quindi si torna a verificare la tenuta dei mercati e gli eventuali segnali che potrebbero riaprire le condizioni di Risk Aversion.

Nell’ordine di gerarchia riteniamo che lo Standard & Poor 500 costituisca l’indicatore guida. Le due aree 2840 & 2730 costituiranno nelle prossime ore il terreno di scontro/confronto tra le mani forti che cercheranno per diverse ragioni di contrastare le vendite e quelle diffuse tra investitori professionali e non nel prendere atto che le condizioni non sono ancora mature per andare oltre l’attuale recupero.

Il breakout riporta condizioni di rischio

La violazione dl range segnalato riattiva le tattiche di avversione al rischio premiando bond governativi lunghi, monete rifugio, l’oro qualora eviti anch’esso di cedere quota 1680/70 usd/oz.

In Europa guarderemo con attenzione i riflessivi sugli indici azionari core: Dax ed Eurosotxx. Il primo presenta una fascia di protezione tra 10470 & 10250. Il secondo espone già al breakout di area 2800 precari segnali di stabilità.

Per l’Italia dovremo guardare con attenzione ciò che accadrà ai rendimenti sul BTP.  Purtroppo i segnali di avversione al rischio generale tendono a riflettere negativamente sul 10 anni Italia. Auspichiamo, ai fini di una tenuta e la ripresa di un parziale ribasso, che i rendimenti rimangano sotto quota 200 basis Point. Ciò consentirebbe agli stessi di rintracciare e con l’aiuto di mani forti scendere sotto area 1,80 dove collochiamo il trigger per l’avvio di un recupero del secondario sul MTS.

Il mercato dei cambi ed il rischio sistemico

Nel richiamare l’attenzione sugli strumenti che meglio replicano alle condizioni di avversione al rischio non possono mancare le monete. Lo yen, il franco svizzero ed il dollaro americano sono attesi in apprezzamento per effetto dei flussi che migrano dai Risky Asset verso le aree Safe Heaven. 

L?eur usd quota un livello di attrazione a 1,0770, mentre l’eur chf continua a flirtare con i minimi a quota 1,05. Il rapporto usd jpy dopo l’ennesimo sostegno offerto dalla BoJ tornerà a flettere. In questa occasione il punto da violare si abbassa a 104,60.

I market Mover della settimana vedono in prima linea la pubblicazione del dato sul GDP USA relativo al I°Q 2020 atteso mercoledì con una contrazione prossima al- 4% contro il +2% del trimestre precedente. In seguito avremo le riunioni della BCE, della BoJ, e la Fed.

Le riunioni di politica monetaria delle banche centrali saranno esaminate attentamente per verificare le loro opinioni sull’andamento dell’economia globale e gli orientamenti su potenziali aggiornamenti nella posizione di policy dopo che gli indicatori chiave hanno mostrato cali allarmanti. Le indagini Flash PMI hanno mostrato tassi record di collasso economico in tutte le principali economie sviluppate in aprile a seguito delle misure sempre più drastiche adottate dai governi per contenere la pandemia di COVID-19.

MARKET MOVER USA

Questa settimana vedrà continuare a pieno regime la pubblicazione negli utili negli Stati Uniti  delle aziende, Alphabet, Microsoft, Apple, Amazon, Facebook, Spotify, Tesla, Mastercard, Visa, Merck, Pfizer, Pepsi, Starbucks, Mcdonald’s, UPS, AMD, Caterpillar, Shell, Exxon Mobil e Chevron.

Negli Stati Uniti, il FOMC ha già tenuto due riunioni  non programmate in cui è stato annunciato lo stimolo di emergenza. Il mercato attende la risposta al recente ulteriore deterioramento dei dati economici. I dati sul PIL del primo trimestre prepareranno la scena e dovrebbero mostrare che l’economia è già in declino.

MARKET MOVER BANCHE CENTRALI

Allo stesso modo, le stime preliminari del PIL del primo trimestre per l’area dell’euro, compresi i rilasci per Francia, Spagna e Italia, sono rilasciate in una settimana in cui il consiglio della BCE sarà attentamente monitorato per potenziali nuove decisioni.  Attendiamo l’implementazione di ulteriori misure di allentamento. Non escludiamo un possibile ampliamento del programma PPE. 

La BoJ oggi ha esteso lo stimolo monetario per il secondo mese consecutivo. Ha alzato il limite massimo di corporate bond e carta commerciale che può acquistare fino a  complessivi 20.000 miliardi di yen, da circa 7.000 miliardi, e ha esplicitato l’impegno a comprare quantità illimitate di governativi.

In Russia la banca centrale ha tagliato il tasso di interesse al 5,5% dal 6% e ha promesso ulteriori riduzioni per sostenere l’economia colpita dall’epidemia e dai bassi prezzi del petrolio.

MARKET MOVER PMI

Vengono inoltre rilasciati diversi dati sull’inflazione nell’area dell’euro, manifatturiera e PMI.

In Asia, gli occhi si concentreranno sulla Cina e sugli aggiornamenti di aprile alle indagini sulla produzione manifatturiera da parte di Caixin e della NBS, con la speranza di trovare notizie migliori dopo che i segnali iniziali del settore si sono stabilizzati a marzo sopra quota 50. I dati PMI manifatturieri finali per il Giappone saranno anche attentamente monitorati mentre la banca centrale si incontra, sebbene con un minore tenore di aspettative per ulteriori stimoli.

MERCATI FINANZIARI BTP E BORSE

Si riapre una settimana delicata per il Btp, con le aste di fine mese in programma mercoledì. Risulta evidente come gli acquisti di Bankitalia per conto di Bce siano vitali al momento. Per lo spread il riferimento è 236 pb, per il tasso a 10 anni 1,88%, mentre gli investitori continuano ad attendere nervosamente nuove dal fronte europeo e dalla BCE.

L’AD di Intesa Sanpaolo Carlo Messina dice che l’Italia dovrebbe attrarre più risparmi privati verso i titoli di Stato, facendo rientrare una parte dei 100-200 miliardi di euro parcheggiati all’estero. Il Tesoro dovrebbe emettere bond sociali con rendimenti competitivi, sgravi fiscali, scudo penale per chi trasferisce capitali dall’estero.

MARKET MOVER S&P RATING

SUL MERCATO ITALIANO E LE DELIBERAZIONI SUL RATING DI S&P PUBBLICHEREMO UN REPORT  MARTEDI’.

L’agenzia ha confermato il rating sovrano dell’Italia a ‘BBB/A-2’ con outlook negativo. S&P sostiene che l’economia diversificata e ricca del Paese e la posizione netta dell’Italia sull’estero bilanciano in parte il peso dell’alto debito pubblico. S&P avverte che una revisione al ribasso del rating sarà possibile se l’Italia non porterà il debito su un sentiero di discesa nei prossimi tre anni o se ci sarà un marcato deterioramento delle condizioni di credito. La prossima data a cui si guarda con una certa apprensione è l’8 maggio. Si pronunceranno Dbrs e Moody’s, con rating attualmente a ‘BBB (high)’ e ‘Baa3’, entrambi con outlook stabile. Moody’s ha già anticipato i contenuti del report confermando che non dovrebbe apportare particolari modifiche al precedente outlook.

Le Borse aprono in rialzo. E’ nostra opinione che quotino ancora all’interno del range in cui la scorsa ottava si sono consolidati gli scambi. Potrebbe trattarsi quindi della mini distribuzione che precede possibili nuove vendite. Il trigger eventuale coincide con il  breakout di 2730 di S&P 500, 10200 di Dax, 2790 di Eurostoxx 50, 16440 per il FTSE MIB. Il settore banche in Europa continua a soffrire: l’indice rimane sui minimi dell’anno.

FOREX MARKET

L’eur usd apre la settimana in correzione dopo la discesa di giovedì. Riteniamo che area 1,0850 costituisca una zona di resistenza tecnica. Tra la chiusura delle banche del Far East e l’apertura di quelle europee è stato fatto scattare ordini di stop loss su posizione corte di euro senza produrre il segnale di break up.

MARIO DRAGHI FOR PRESIDENT?

Il mondo continua a lasciarsi sfuggire l’ovvio, molte persone continuano a non vedere ciò che è semplice, poiché pensano che la verità debba essere molto complessa.

L’articolo del Presidente Draghi pubblicato nelle pagine del Financial Times, ” Siamo di fronte a una guerra contro il coronavirus e dobbiamo mobilitarci di conseguenza“,  non sorprende tanto per i contenuti quanto per l’autorevolezza dell’autore. Questo si dirà è ovvio. Ma per nulla è ovvia l’autorevolezza di colui il quale ha saputo tradurre l’emergenza in uno strumento di politica non solo monetaria.  Le soluzioni indicate sono le medesime che un buon padre di famiglia, chiamato a governare una grave contingenza,  metterebbe sul tavolo per combattere la situazione di crisi. E non sto semplicemente affrontando la questione con il consueto approccio aneddotico a cui, chi più chi meno, siamo ricorsi nel ricordare il suo operato, beninteso da uomo di economia prima ancora che di finanza.

OMT OUTRIGHT MONETARY TRANSACTION

Gli strumenti per agire ci sono, a partire dalla BCE. Fu lo stesso Mario Draghi a mettere in gioco l’OMT nel mese di agosto del 2012. L’OMT, poiché essendo uno “strumento di emergenza”, aggirerebbe tutto il confuso dibattito  per cui in Europa ci sono i soliti paesi favorevoli alla solidarietà finanziaria e quelli della contrapposta negazione. L’OMT consentirebbe alla BCE di monetizzare praticamente qualsiasi cosa; inoltre, se  lo strumento fosse attivato, non sarebbe vincolato dai limiti delle operazioni di acquisto di obbligazioni esistenti, che richiedono l’acquisto di debito in proporzione alla dimensione delle singole economie.

Per contrastare gli effetti economici della pandemia il mondo intero ha messo in campo misure emergenziali straordinarie. La semplice sperequazione degli impegni messi in campo espone i paesi con risorse limitate ad una competizione persa già in partenza. Al netto della retorica, di cui abbondiamo,  non si tratta di banale pessimismo ma di semplice realismo.

I MERCATI AZIONARI REAGISCONO

Oggi le borse prezzeranno le promesse messe in campo, proseguiranno nel movimento di reazione al crollo delle settimane che ci precedono.

Esattamente come avevamo anticipato, tra le pieghe degli swing della volatilità,  gli indici azionari ci diranno nelle prossime ore quanto siano adeguati  tali interventi. Quantomeno sconteranno la sufficienza. Non confondiamo tuttavia il recupero di Borsa Italiana per quello che non è. Il suo movimento sarà semplicemente il riflesso di quanto altrove si sta facendo.

Wall Street sta già prezzando una prima risposta. Ci aspettiamo che la reazione possa produrre ulteriori passi in avanti verso il recupero dei mercati. Non possiamo ancora ritenerci fuori da un contesto che preoccupa, ma come abbiamo scritto nei giorni precedenti (leggi ultimo paragrafo LE BORSE) abbiamo di fronte un recupero su cui faremo le appropriate valutazioni nei prossimi giorni al raggiungimento dei traguardi attesi. Nel frattempo attendiamoci un ritorno del FTSE MIB verso area 18500 e per l’Eurostoxx 50 area 3100/200 grazie alla spinta degli indici americani.

 

WB ANALYTICS: EUROSOTXX 50 REBOUNDWB ANALYTICS: EUROSOTXX 50 REBOUND

 

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NESSUNA  GARANZIA

Siamo alle ultime battute del QE , presto mancherà l’acquirente di ultima istanza  che garantisce l’acquisto dei BTP qualora lo spread  rimanga in tensione. La BCE promette di rinnovare i titoli in scadenza  e mantenere i tassi fermi per almeno metà del 2019, sarà sufficiente?
In un tourbillon di polemiche, a cui si aggiungono quelle relative alle tragiche emergenze di cui la storia del nostro Paese è promoter, ci apprestiamo ad affrontare una complessa partita politica ancorché economica sul disegno per la Legge di Stabilità: il programma di bilancio.
Chiunque sa che la coperta da qualsiasi parte la si giri è stretta o corta a seconda delle prospettive.
Date le premesse vi sono alcuni punti fermi: a) l’Italia è in avanzo primario da 27 anni, l’attivo corrente si attesta al 2,8% in rapporto al PIL. Nonostante l’erosione del Prodotto Interno rimane la seconda piattaforma industriale/manifatturiera  dell’UE dopo la Germania.
Siamo nell’ordine il terzo contributore al bilancio dell’Unione.  I contrappesi sono dati dal rapporto debito su PIL  che in pochi anni è passato dal 100% al 132%.La finanza pubblica necessita di un funding pari a 400 miliardi ogni anno. Con il Qe azzerato ed attivo soltanto per il twist relativo alle scadenze, gli investitori si interrogano sulla capacità della Repubblica Italiana di onorare il debito in futuro.
In assenza di un prestatore di ultima istanza, la Banca Centrale, le risposte all’interrogativo non sono del tutto scontate. Le agenzie di rating ritornano a settembre ad aggiornare il loro giudizio sull’Italia. L’attuale livello di rating ci pone all’ultimo gradino nella scala dell’investment grade. Un downgrading implicherebbe una revisione da parte dei fondi d’investimento e comunque da parte degli investitori istituzionali delle loro detenzioni di BTP.
Il tema Italia non è il solo a movimentare i mercati.
Jackson Hole, il simposio organizzato dalla Federal Reserve a cui partecipano le banche centrali del mondo, costituisce un altro market mover di interesse. In questa edizione del 2018, il focus è dedicato agli effetti di catalizzazione dei big player del settore tecnologico negli equilibri della crescita globale. Le superstar, Fang e Microsoft,  rappresentano il 60% della crescita dei margini di profitto lordo negli ultimi 20 anni, a differenza degli esigui miglioramenti dei margini di profitto della gran parte delle compagnie. L’obbiettivo dei paper presentati è stato quello di comprendere se la loro potenziale monopolizzazione del mercato possa aver determinato impatti deflattivi con conseguenze negative per il lavoro ed il consumo.
Ma oltre i temi di copertina l’attenzione converge verso una conferma o meno della linea restrittiva programmata dalla stessa Fed.  Il rialzo dei tassi ed il conseguente rafforzamento del dollaro hanno messo in difficoltà i mercati emergenti sia sul lato dei bond che di quello equity.
Per meglio comprendere la linea di policy monetaria della Fed, si guarda con attenzione anche ai dati PMI relativi alle aspettative di crescita delle aziende nelle varie aree geografiche. Negli ultimi mesi è emersa una netta dicotomia tra la crescita Usa rispetto a quella delle regioni emergenti e dell’Eurozona. La crescita non risulta più armonizzata e le asimmetrie che si sono configurate hanno spinto gli investitori a prendere scommesse sempre più polarizzate sul mercato USA. Lo dimostra l’andamento dei principali indici azionari nella fase centrale di quest’anno, ovvero dopo la correzione sincronizzata di febbraio.
Le curve che hanno retto la domanda rimangono circoscritte al dollaro ed al mercato azionario USA.
La divergenza delle traiettorie di rendimento sta spingendo molti analisti ad interrogarsi sulla sostenibilità e quindi sulla durata residua della crescita americana.
In sintesi i temi di maggior rilievo mirano a comprendere se le criticità dell’Italia possano costituire una minaccia per i mercati, se la Fed continuerà, nonostante i richiami di Donald Trump, ad alzare il livello dei tassi con le conseguenti collisioni verso i mercati emergenti, il dollaro e quindi oro e materie prime.
Affrontiamo questi temi segnalando che a tutt’oggi non è ancora chiaro quale sia l’esito delle trattative su Brexit: il divorzio dell’Inghilterra dall’UE sarà di tipo hard o soft?.
Stravolgendo l’ordine dei quesiti partiamo mettendo a fuoco la curva americana dei tassi  guardando all’andamento del tratto lungo, il 10 anni US. Benché la curva sia ancora piatta, esiste sul mercato una forte componente speculativa di short aperti sul Treasury. Ciò significa che il mercato continua a scontare una visione ancora restrittiva da parte della Fed. Lo scorso autunno abbiamo messo a fuoco un range di oscillazione in una forchetta compresa tra 3,05 e 2,80/75%. E’ dagli inizi dell’anno che il 10 anni oscilla all’interno di questa fascia. Abbiamo fissato un warning sotto la base del range chiamando, nel caso in cui fosse stato violato, una correzione dei mercati azionari Usa. Il limite superiore, 3,05/10%, corrisponde ad una barriera il cui break up  potrebbe generare conseguenze ancor oggi non del tutto scontate. In altri termini l’equilibrio garantito dalla permanenza dei rendimenti all’interno della gamma individuata, ha finora costituito una garanzia di buon funzionamento per l’equity. Così è stato. Ma gli equilibri nei mercati hanno una declinazione temporanea.
Ripartendo da queste basi,  si attendono le indicazioni della Fed  per una verifica delle prospettive su tassi e sulla riduzione del proprio bilancio. La normalizzazione della politica monetaria passa attraverso la progressiva riduzione dei bond in portafoglio. Ciò implica un effetto sulla liquidità (dollari) e sui rendimenti.
Il mercato è sempre più convinto che l’azione possa impegnare una finestra temporale che non vada oltre la fine del 2019. La determinazione del Board potrebbe  rispondere all’esigenza di riequilibrare tassi e bilancio in tempo utile per poter affrontare al meglio il prossimo declino del ciclo economico. Ciò significa che in una futura contingenza negativa la Riserva Federale potrebbe ricorrere nuovamente all’utilizzo del QE o strategie simili, oltre che alla classica riduzione dei tassi d’interesse.
Sulla base delle recenti indicazioni  macro fornite dal FOMC (Federal Open Market Committee) ed al contestuale livello dell’inflazione, 2,4%, ben al di sopra del target 2%, si stimano altri due rialzi dei Fed Funds in questo 2018, altrettanti se non tre nel 2019.
L’azione, rialzo tassi e riduzione bilancio, se confermata, produrrebbe un ulteriore assorbimento di liquidità in dollari con effetti restrittivi sulla curva dei rendimenti.  Salvo quindi uno shock inatteso, il 10 anni US dovrebbe consolidare una base sopra 2,80/70.  Il contenimento di eventuali effetti causati da uno short squeeze sui bond future relativi, potrebbe respingere nuovamente i rendimenti verso la parte alta della gamma stimata ed in virtù di equilibri instabili produrre un break up.
Le attese sulla crescita elaborate dal modello GDPNOW della Fed di Atlanta continuano a stimare
una crescita su base annua al 4,3%, ben al di sopra del consensus tuttora ancorato ad un 3% per il trimestre in corso.
Con l’inflazione al 2,4%, la crescita oltre il 4% ed un tasso di disoccupazione ai minimi storici, 3,9%, Doanld Trump si presenta alla elezioni di midterm  cercando conferma e sostegno alla propria presidenza. La conferma di questo scenario implica una rifrazione ancora negativa verso i Bond Emergenti ed in assenza di un supporto diretto delle commodity e della Cina, anche del relativo mercato azionario.
Le tensioni emerse durante l’estate potrebbero alimentare nuove aggressioni verso la Turchia e verso la Russia  ed il Brasile. La moneta brasiliana risulta anch’essa sotto pressione ed il mercato azionario sottoposto ad elevata volatilità. Si temono quindi contagi da queste aree verso regioni che presentano elementi di criticità. In altri termini l’orientamento verso la qualità spinge gli investitori a cercare rifugio su attivi meno remunerativi liquidando posizioni su quelli che presentano rapporti di rischio rendimento più attraenti in condizioni di mercati stabili.
L’Italia costituisce un anello debole in tal senso. Per cui instabilità prodotte su aree diverse, rischiano di alimentare deflussi dal nostro mercato a causa di trasmissioni di contagio che avvengono attraverso i canali bancari. E’ il caso della Turchia per esempio.
Di questa fotografia, articolata e complessa nelle diverse prospettive, rimane il senso di precarietà su cui si avverte,  quasi tangibile, l’esigenza di una correzione che possa riportare in equilibrio gli  eccessi  per ristabilire rinnovate condizioni di opportunità.
Molti sono gli strategist che da tempo richiamano l’attenzione sui rischi  quiescenti presenti sui mercati. Essi sono dissimulati dalla tenuta degli indici americani in gran parte sostenuti da azioni di buyback straordinarie di cui abbiamo già scritto in passato.  La tenuta dell’S&P 500 piuttosto che del Nasdaq , trattiene altri mercati dal riposizionare il loro ciclo in una fase riflessiva, fatta eccezione per gli emergenti. L’Euro mercato equity sembra in bilico tra una manovra distributiva rispetto al tentativo di accumulazione di forze che siano in grado di spingere i valori oltre ostacoli tecnici significativi. Anche su questo fronte troviamo l’eccezione di Borsa Italiana che non riesce a consolidare  stabilmente le proprie negoziazioni sopra 20800/21000.
L’andamento dell’indice MSCI EMU appare eloquente. I valori dopo aver fissato un picco a gennaio  sulla linea di transizione, lungo la quale sono ordinati in sequenza i massimi del 2000 e del 2007,  hanno aperto una fase di ripetuti test tecnici alla ricerca di una direzionalità che a tutt’oggi non emerge se non in modo alternato nella computazione degli algoritmi.
Partecipare a questi mercati implica un elevato grado di accettazione di margini di volatilità associati a livelli di protezione strutturalmente posizionabili sotto i minimi di febbraio marzo (mercati maturi/economie avanzate). Tali livelli sono indicati per ogni singolo  strumento coperto dalla nostra ricerca riservata (condizione Knock_Out).
Il mercato valutario risulta invece molto più movimentato: il dollaro continua a concentrare interessi di varia natura. Politica, ovvero come strumento di risposta alla guerra tariffaria attraverso svalutazioni competitive che passano attraverso alla rivalutazione della moneta americana. Finanziaria: l’elevato livello dei tassi attrae flussi in cerca di allocazioni appetibili.
Normalizzazione bilancio Fed: come già scritto la riduzione degli attivi della Riserva Federale crea condizioni restrittive sulla liquidità in circolazione. Funding Emerging Market:  buona parte delle emissioni sono denominate in dollari il cui apprezzamento risulta causa di instabilità.
Nel mese di agosto l’eur usd ha violato la soglia 1,15 accelerando in negativo. Il differenziale dei rendimenti sul tratto breve della curva risulta ai massimi storici. Il 2 Y US rende 2,60% contro il        -0,65% sull’analoga carta tedesca. In queste ore il mercato sta verificando il grado di attendibilità della violazione dell’area indicata con un collaudo  tecnico della quota violata. Il presidente Trump, in modo inusuale, ammonisce la Fed  per la forza della dollaro. Lo smart money  segue queste vicende alternando nella malleabilità della domanda e dell’offerta di breve swing su cui  le mani forti non prendono posizioni 1,15/1,17).
La conferma della violazione di 1,15 riscontrabile con ritorni delle negoziazioni nuovamente sotto 1,1490 eur usd, proietterà nuovamente i valori verso i minimi recenti 1,13 dove  convergono i massimi che delimitavano il range su cui si sono formati i minimi vicino alla parità. Avvicinata agli inizi del 2017.
L’innalzamento delle tariffe doganali sul settore automotive sull’import USA, potrebbe spingere ulteriormente al ribasso il rapporto di cambio.
In Europa il comparto risulta inserito in una tendenza riflessiva quasi scontasse la decisione  americana.
Sulla debolezza dell’euro contrapposta alle tariffe si giocano le relazioni politiche tra USA ed UEM e si dipanano le alleanze ed  i conflitti diplomatici tra i primi ed i vari  governi appartenenti ai secondi.
Per l’Italia un euro debole contribuisce  a costruire una manovra di bilancio che possa sostenere gli obbiettivi del Governo, 2% di crescita  netta.
Secondo il ministro Paolo Savona, -con l’1,5% di crescita dell’inflazione, la crescita nominale del Pil sarebbe del 3,5% e consentirebbe di rispettare dinamicamente sia il parametro concordato del disavanzo di bilancio pubblico, sia una riduzione del rapporto debito pubblico/Pil. Il mercato e le società di rating aspettano di sapere che cosa accadrà su queste due variabili e hanno la capacità di valutare adeguatamente calcoli come quelli qui proposti.-
Nella contribuzione alla crescita rientrerebbero anche , secondo il disegno governativo, gli investimenti in  infrastrutture ed opere pubbliche.
Nel nostro rapporto di luglio ed ancor prima in quello di giugno abbiamo messo in evidenza  il vincolo di rispetto da parte dello spread di un limite possibilmente invalicabile in area dei 300 bp. (res primaria)) al fine di mantenere sotto controllo la dinamica del rischio paese. Le contaminazioni derivanti dalla trasmissione dell’esposizione sul debito della Turchia ha messo sotto pressione durante il mese di agosto il livello.  Riteniamo che vi siano i margini per un rientro del differenziale anche se l’area 215/210 continuerà a rappresentare un limite alla convergenza.
In ogni caso i timori apertamente denunciati su potenziali aggressioni all’Italia rimangono indicizzati al trigger point di area 325 dello spread BTP-Bund

L’informazione è sempre più liquida. Nell’Era dell’Accesso la gente è sempre più interconnessa, così cambia il paradigma informativo. Le Fake News  sono direttamente proporzionali al desiderio di educare il pensiero.

Da secoli ormai il denaro e le banche sono alchimia finanziaria, scrive nel suo ultimo libro Mervyn King, già governatore della Bank of England. Da almeno un lustro i social sono diventati alchimia informativa,  dove in forma liquida si organizza e costruisce l’opinione comune. In un minuto su Twitter vengono postati 452 mila tweet, ogni giorno su Facebook navigano un miliardo e trecentosessanta milioni di utenti. Ciò produce un player che vale 78 miliardi di dollari, 38 miliardi tra liquidità e strumenti prontamente negoziabili, con un reddito netto di 4,7 miliardi di dollari.
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MILANO FRANCOFORTE

FRANCOFORTE: gli NPL, i crediti deteriorati in Europa ammontano a 988 miliardi di euro; l’Italia ne detiene 249.. Troppi per la vigilanza della BCE.

La Bce starebbe valutando un aumento degli accantonamenti non solo per gli NPL che interesseranno i bilanci delle banche dell’Eurozona dal 2018 in poi, ma anche per l’intero stock degli NPL stessi, che ammonta a quasi 1 trilione di euro (IMF World Economic and Financial Surveys ).  La notizia innervosisce gli operatori in quanto dall’addendum della Bce diffuso qualche giorno fa era emerso che le nuove disposizioni sarebbero state applicate solo ai flussi futuri dei crediti deteriorati. E’ vero che l’addendum sarà sottoposto a consultazione, e dunque la sua versione finale potrebbe essere diversa, ma l’attrito tra l’Italia e la supervisione bancaria della Bce che ha capo a Daniele Nouy, non fa altro che acuirsi.
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EURO: TENSIONI SUL MERCATO DEI CAMBI

Siamo ai vertici del grande range che ha dominato l’andamento del cambio negli ultimi due anni. La progressione dei prezzi appare in distonia con i fondamentali, e la domanda centrale si fa sempre più insistente: Quanto vale un euro sul dollaro?
Nell’Eurozona i segni di ripresa ci sono, ma è ancora una ripresa debole, particolarmente debole in paesi come l’Italia. Questo mette in luce la fondamentale debolezza istituzionale della costruzione della moneta unica che non viene meno solo perché la congiuntura va un po’ meglio.
Anzi, il rafforzamento dell’euro sulle principali monete rischia di acuire squilibri. La crescita che l’aggiornamento al ‘World Economic Outlook‘ diffuso dal Fondo Monetario Internazionale offre sul quadro previsivo, offre maggior ottimismo per la zona euro.
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TOXIC POLITICs

Toxic Politics: Ritorna la politica ad irrompere sulla scena. Si teme che l’impeachment possa nuocere ai mercati che scontano le promesse elettorali di The Donald Trump.
Alla tavola rotonda che l’IT Forum con la conduzione di C Kaufmann ha organizzato per fare il consueto punto sui mercati, si è inevitabilmente parlato molto di politica. Non tanto delle scelte e delle possibili opzioni, quanto dei riflessi che l’elevato grado di tossicità dello scontro politico sta determinando gli andamenti dei mercati. Del resto l’ombra lunga ed onnipresente delle banche centrali ha messo i fondamentali in secondo piano, rispetto all’alterazione prodotta dalle loro azioni in merito al fair value. Di conseguenza i toni aspri del confronto politico assumo ruoli che surrogano le normali valutazioni che ispirano la price discovery. Si passa così dai timori per gli esiti della campagna francese, alle elezioni anticipate in Gran Bretagna, alle tensioni tra Trump ed il congresso e via scrivendo.
L’ipercomprato che avevamo fatto notare la scorsa settimana accompagnato da livelli estremamente bassi ed inusuali della volatilità, ha creato reazioni non tanto per effetto di valutazioni spesso elevate, quanto per i timori che l’impeachment del Presidente possa influire negativamente sui corsi. La questione non si risolverà a breve, per cui i mercati saranno ancora sollecitati dalle news che potranno imprimere nuove tensioni sulla scena.
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