NESSUNA  GARANZIA

Siamo alle ultime battute del QE , presto mancherà l’acquirente di ultima istanza  che garantisce l’acquisto dei BTP qualora lo spread  rimanga in tensione. La BCE promette di rinnovare i titoli in scadenza  e mantenere i tassi fermi per almeno metà del 2019, sarà sufficiente?
In un tourbillon di polemiche, a cui si aggiungono quelle relative alle tragiche emergenze di cui la storia del nostro Paese è promoter, ci apprestiamo ad affrontare una complessa partita politica ancorché economica sul disegno per la Legge di Stabilità: il programma di bilancio.
Chiunque sa che la coperta da qualsiasi parte la si giri è stretta o corta a seconda delle prospettive.
Date le premesse vi sono alcuni punti fermi: a) l’Italia è in avanzo primario da 27 anni, l’attivo corrente si attesta al 2,8% in rapporto al PIL. Nonostante l’erosione del Prodotto Interno rimane la seconda piattaforma industriale/manifatturiera  dell’UE dopo la Germania.
Siamo nell’ordine il terzo contributore al bilancio dell’Unione.  I contrappesi sono dati dal rapporto debito su PIL  che in pochi anni è passato dal 100% al 132%.La finanza pubblica necessita di un funding pari a 400 miliardi ogni anno. Con il Qe azzerato ed attivo soltanto per il twist relativo alle scadenze, gli investitori si interrogano sulla capacità della Repubblica Italiana di onorare il debito in futuro.
In assenza di un prestatore di ultima istanza, la Banca Centrale, le risposte all’interrogativo non sono del tutto scontate. Le agenzie di rating ritornano a settembre ad aggiornare il loro giudizio sull’Italia. L’attuale livello di rating ci pone all’ultimo gradino nella scala dell’investment grade. Un downgrading implicherebbe una revisione da parte dei fondi d’investimento e comunque da parte degli investitori istituzionali delle loro detenzioni di BTP.
Il tema Italia non è il solo a movimentare i mercati.
Jackson Hole, il simposio organizzato dalla Federal Reserve a cui partecipano le banche centrali del mondo, costituisce un altro market mover di interesse. In questa edizione del 2018, il focus è dedicato agli effetti di catalizzazione dei big player del settore tecnologico negli equilibri della crescita globale. Le superstar, Fang e Microsoft,  rappresentano il 60% della crescita dei margini di profitto lordo negli ultimi 20 anni, a differenza degli esigui miglioramenti dei margini di profitto della gran parte delle compagnie. L’obbiettivo dei paper presentati è stato quello di comprendere se la loro potenziale monopolizzazione del mercato possa aver determinato impatti deflattivi con conseguenze negative per il lavoro ed il consumo.
Ma oltre i temi di copertina l’attenzione converge verso una conferma o meno della linea restrittiva programmata dalla stessa Fed.  Il rialzo dei tassi ed il conseguente rafforzamento del dollaro hanno messo in difficoltà i mercati emergenti sia sul lato dei bond che di quello equity.
Per meglio comprendere la linea di policy monetaria della Fed, si guarda con attenzione anche ai dati PMI relativi alle aspettative di crescita delle aziende nelle varie aree geografiche. Negli ultimi mesi è emersa una netta dicotomia tra la crescita Usa rispetto a quella delle regioni emergenti e dell’Eurozona. La crescita non risulta più armonizzata e le asimmetrie che si sono configurate hanno spinto gli investitori a prendere scommesse sempre più polarizzate sul mercato USA. Lo dimostra l’andamento dei principali indici azionari nella fase centrale di quest’anno, ovvero dopo la correzione sincronizzata di febbraio.
Le curve che hanno retto la domanda rimangono circoscritte al dollaro ed al mercato azionario USA.
La divergenza delle traiettorie di rendimento sta spingendo molti analisti ad interrogarsi sulla sostenibilità e quindi sulla durata residua della crescita americana.
In sintesi i temi di maggior rilievo mirano a comprendere se le criticità dell’Italia possano costituire una minaccia per i mercati, se la Fed continuerà, nonostante i richiami di Donald Trump, ad alzare il livello dei tassi con le conseguenti collisioni verso i mercati emergenti, il dollaro e quindi oro e materie prime.
Affrontiamo questi temi segnalando che a tutt’oggi non è ancora chiaro quale sia l’esito delle trattative su Brexit: il divorzio dell’Inghilterra dall’UE sarà di tipo hard o soft?.
Stravolgendo l’ordine dei quesiti partiamo mettendo a fuoco la curva americana dei tassi  guardando all’andamento del tratto lungo, il 10 anni US. Benché la curva sia ancora piatta, esiste sul mercato una forte componente speculativa di short aperti sul Treasury. Ciò significa che il mercato continua a scontare una visione ancora restrittiva da parte della Fed. Lo scorso autunno abbiamo messo a fuoco un range di oscillazione in una forchetta compresa tra 3,05 e 2,80/75%. E’ dagli inizi dell’anno che il 10 anni oscilla all’interno di questa fascia. Abbiamo fissato un warning sotto la base del range chiamando, nel caso in cui fosse stato violato, una correzione dei mercati azionari Usa. Il limite superiore, 3,05/10%, corrisponde ad una barriera il cui break up  potrebbe generare conseguenze ancor oggi non del tutto scontate. In altri termini l’equilibrio garantito dalla permanenza dei rendimenti all’interno della gamma individuata, ha finora costituito una garanzia di buon funzionamento per l’equity. Così è stato. Ma gli equilibri nei mercati hanno una declinazione temporanea.
Ripartendo da queste basi,  si attendono le indicazioni della Fed  per una verifica delle prospettive su tassi e sulla riduzione del proprio bilancio. La normalizzazione della politica monetaria passa attraverso la progressiva riduzione dei bond in portafoglio. Ciò implica un effetto sulla liquidità (dollari) e sui rendimenti.
Il mercato è sempre più convinto che l’azione possa impegnare una finestra temporale che non vada oltre la fine del 2019. La determinazione del Board potrebbe  rispondere all’esigenza di riequilibrare tassi e bilancio in tempo utile per poter affrontare al meglio il prossimo declino del ciclo economico. Ciò significa che in una futura contingenza negativa la Riserva Federale potrebbe ricorrere nuovamente all’utilizzo del QE o strategie simili, oltre che alla classica riduzione dei tassi d’interesse.
Sulla base delle recenti indicazioni  macro fornite dal FOMC (Federal Open Market Committee) ed al contestuale livello dell’inflazione, 2,4%, ben al di sopra del target 2%, si stimano altri due rialzi dei Fed Funds in questo 2018, altrettanti se non tre nel 2019.
L’azione, rialzo tassi e riduzione bilancio, se confermata, produrrebbe un ulteriore assorbimento di liquidità in dollari con effetti restrittivi sulla curva dei rendimenti.  Salvo quindi uno shock inatteso, il 10 anni US dovrebbe consolidare una base sopra 2,80/70.  Il contenimento di eventuali effetti causati da uno short squeeze sui bond future relativi, potrebbe respingere nuovamente i rendimenti verso la parte alta della gamma stimata ed in virtù di equilibri instabili produrre un break up.
Le attese sulla crescita elaborate dal modello GDPNOW della Fed di Atlanta continuano a stimare
una crescita su base annua al 4,3%, ben al di sopra del consensus tuttora ancorato ad un 3% per il trimestre in corso.
Con l’inflazione al 2,4%, la crescita oltre il 4% ed un tasso di disoccupazione ai minimi storici, 3,9%, Doanld Trump si presenta alla elezioni di midterm  cercando conferma e sostegno alla propria presidenza. La conferma di questo scenario implica una rifrazione ancora negativa verso i Bond Emergenti ed in assenza di un supporto diretto delle commodity e della Cina, anche del relativo mercato azionario.
Le tensioni emerse durante l’estate potrebbero alimentare nuove aggressioni verso la Turchia e verso la Russia  ed il Brasile. La moneta brasiliana risulta anch’essa sotto pressione ed il mercato azionario sottoposto ad elevata volatilità. Si temono quindi contagi da queste aree verso regioni che presentano elementi di criticità. In altri termini l’orientamento verso la qualità spinge gli investitori a cercare rifugio su attivi meno remunerativi liquidando posizioni su quelli che presentano rapporti di rischio rendimento più attraenti in condizioni di mercati stabili.
L’Italia costituisce un anello debole in tal senso. Per cui instabilità prodotte su aree diverse, rischiano di alimentare deflussi dal nostro mercato a causa di trasmissioni di contagio che avvengono attraverso i canali bancari. E’ il caso della Turchia per esempio.
Di questa fotografia, articolata e complessa nelle diverse prospettive, rimane il senso di precarietà su cui si avverte,  quasi tangibile, l’esigenza di una correzione che possa riportare in equilibrio gli  eccessi  per ristabilire rinnovate condizioni di opportunità.
Molti sono gli strategist che da tempo richiamano l’attenzione sui rischi  quiescenti presenti sui mercati. Essi sono dissimulati dalla tenuta degli indici americani in gran parte sostenuti da azioni di buyback straordinarie di cui abbiamo già scritto in passato.  La tenuta dell’S&P 500 piuttosto che del Nasdaq , trattiene altri mercati dal riposizionare il loro ciclo in una fase riflessiva, fatta eccezione per gli emergenti. L’Euro mercato equity sembra in bilico tra una manovra distributiva rispetto al tentativo di accumulazione di forze che siano in grado di spingere i valori oltre ostacoli tecnici significativi. Anche su questo fronte troviamo l’eccezione di Borsa Italiana che non riesce a consolidare  stabilmente le proprie negoziazioni sopra 20800/21000.
L’andamento dell’indice MSCI EMU appare eloquente. I valori dopo aver fissato un picco a gennaio  sulla linea di transizione, lungo la quale sono ordinati in sequenza i massimi del 2000 e del 2007,  hanno aperto una fase di ripetuti test tecnici alla ricerca di una direzionalità che a tutt’oggi non emerge se non in modo alternato nella computazione degli algoritmi.
Partecipare a questi mercati implica un elevato grado di accettazione di margini di volatilità associati a livelli di protezione strutturalmente posizionabili sotto i minimi di febbraio marzo (mercati maturi/economie avanzate). Tali livelli sono indicati per ogni singolo  strumento coperto dalla nostra ricerca riservata (condizione Knock_Out).
Il mercato valutario risulta invece molto più movimentato: il dollaro continua a concentrare interessi di varia natura. Politica, ovvero come strumento di risposta alla guerra tariffaria attraverso svalutazioni competitive che passano attraverso alla rivalutazione della moneta americana. Finanziaria: l’elevato livello dei tassi attrae flussi in cerca di allocazioni appetibili.
Normalizzazione bilancio Fed: come già scritto la riduzione degli attivi della Riserva Federale crea condizioni restrittive sulla liquidità in circolazione. Funding Emerging Market:  buona parte delle emissioni sono denominate in dollari il cui apprezzamento risulta causa di instabilità.
Nel mese di agosto l’eur usd ha violato la soglia 1,15 accelerando in negativo. Il differenziale dei rendimenti sul tratto breve della curva risulta ai massimi storici. Il 2 Y US rende 2,60% contro il        -0,65% sull’analoga carta tedesca. In queste ore il mercato sta verificando il grado di attendibilità della violazione dell’area indicata con un collaudo  tecnico della quota violata. Il presidente Trump, in modo inusuale, ammonisce la Fed  per la forza della dollaro. Lo smart money  segue queste vicende alternando nella malleabilità della domanda e dell’offerta di breve swing su cui  le mani forti non prendono posizioni 1,15/1,17).
La conferma della violazione di 1,15 riscontrabile con ritorni delle negoziazioni nuovamente sotto 1,1490 eur usd, proietterà nuovamente i valori verso i minimi recenti 1,13 dove  convergono i massimi che delimitavano il range su cui si sono formati i minimi vicino alla parità. Avvicinata agli inizi del 2017.
L’innalzamento delle tariffe doganali sul settore automotive sull’import USA, potrebbe spingere ulteriormente al ribasso il rapporto di cambio.
In Europa il comparto risulta inserito in una tendenza riflessiva quasi scontasse la decisione  americana.
Sulla debolezza dell’euro contrapposta alle tariffe si giocano le relazioni politiche tra USA ed UEM e si dipanano le alleanze ed  i conflitti diplomatici tra i primi ed i vari  governi appartenenti ai secondi.
Per l’Italia un euro debole contribuisce  a costruire una manovra di bilancio che possa sostenere gli obbiettivi del Governo, 2% di crescita  netta.
Secondo il ministro Paolo Savona, -con l’1,5% di crescita dell’inflazione, la crescita nominale del Pil sarebbe del 3,5% e consentirebbe di rispettare dinamicamente sia il parametro concordato del disavanzo di bilancio pubblico, sia una riduzione del rapporto debito pubblico/Pil. Il mercato e le società di rating aspettano di sapere che cosa accadrà su queste due variabili e hanno la capacità di valutare adeguatamente calcoli come quelli qui proposti.-
Nella contribuzione alla crescita rientrerebbero anche , secondo il disegno governativo, gli investimenti in  infrastrutture ed opere pubbliche.
Nel nostro rapporto di luglio ed ancor prima in quello di giugno abbiamo messo in evidenza  il vincolo di rispetto da parte dello spread di un limite possibilmente invalicabile in area dei 300 bp. (res primaria)) al fine di mantenere sotto controllo la dinamica del rischio paese. Le contaminazioni derivanti dalla trasmissione dell’esposizione sul debito della Turchia ha messo sotto pressione durante il mese di agosto il livello.  Riteniamo che vi siano i margini per un rientro del differenziale anche se l’area 215/210 continuerà a rappresentare un limite alla convergenza.
In ogni caso i timori apertamente denunciati su potenziali aggressioni all’Italia rimangono indicizzati al trigger point di area 325 dello spread BTP-Bund

L’informazione è sempre più liquida. Nell’Era dell’Accesso la gente è sempre più interconnessa, così cambia il paradigma informativo. Le Fake News  sono direttamente proporzionali al desiderio di educare il pensiero.

Da secoli ormai il denaro e le banche sono alchimia finanziaria, scrive nel suo ultimo libro Mervyn King, già governatore della Bank of England. Da almeno un lustro i social sono diventati alchimia informativa,  dove in forma liquida si organizza e costruisce l’opinione comune. In un minuto su Twitter vengono postati 452 mila tweet, ogni giorno su Facebook navigano un miliardo e trecentosessanta milioni di utenti. Ciò produce un player che vale 78 miliardi di dollari, 38 miliardi tra liquidità e strumenti prontamente negoziabili, con un reddito netto di 4,7 miliardi di dollari.
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MILANO FRANCOFORTE

FRANCOFORTE: gli NPL, i crediti deteriorati in Europa ammontano a 988 miliardi di euro; l’Italia ne detiene 249.. Troppi per la vigilanza della BCE.

La Bce starebbe valutando un aumento degli accantonamenti non solo per gli NPL che interesseranno i bilanci delle banche dell’Eurozona dal 2018 in poi, ma anche per l’intero stock degli NPL stessi, che ammonta a quasi 1 trilione di euro (IMF World Economic and Financial Surveys ).  La notizia innervosisce gli operatori in quanto dall’addendum della Bce diffuso qualche giorno fa era emerso che le nuove disposizioni sarebbero state applicate solo ai flussi futuri dei crediti deteriorati. E’ vero che l’addendum sarà sottoposto a consultazione, e dunque la sua versione finale potrebbe essere diversa, ma l’attrito tra l’Italia e la supervisione bancaria della Bce che ha capo a Daniele Nouy, non fa altro che acuirsi.
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EURO: TENSIONI SUL MERCATO DEI CAMBI

Siamo ai vertici del grande range che ha dominato l’andamento del cambio negli ultimi due anni. La progressione dei prezzi appare in distonia con i fondamentali, e la domanda centrale si fa sempre più insistente: Quanto vale un euro sul dollaro?
Nell’Eurozona i segni di ripresa ci sono, ma è ancora una ripresa debole, particolarmente debole in paesi come l’Italia. Questo mette in luce la fondamentale debolezza istituzionale della costruzione della moneta unica che non viene meno solo perché la congiuntura va un po’ meglio.
Anzi, il rafforzamento dell’euro sulle principali monete rischia di acuire squilibri. La crescita che l’aggiornamento al ‘World Economic Outlook‘ diffuso dal Fondo Monetario Internazionale offre sul quadro previsivo, offre maggior ottimismo per la zona euro.
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TOXIC POLITICs

Toxic Politics: Ritorna la politica ad irrompere sulla scena. Si teme che l’impeachment possa nuocere ai mercati che scontano le promesse elettorali di The Donald Trump.
Alla tavola rotonda che l’IT Forum con la conduzione di C Kaufmann ha organizzato per fare il consueto punto sui mercati, si è inevitabilmente parlato molto di politica. Non tanto delle scelte e delle possibili opzioni, quanto dei riflessi che l’elevato grado di tossicità dello scontro politico sta determinando gli andamenti dei mercati. Del resto l’ombra lunga ed onnipresente delle banche centrali ha messo i fondamentali in secondo piano, rispetto all’alterazione prodotta dalle loro azioni in merito al fair value. Di conseguenza i toni aspri del confronto politico assumo ruoli che surrogano le normali valutazioni che ispirano la price discovery. Si passa così dai timori per gli esiti della campagna francese, alle elezioni anticipate in Gran Bretagna, alle tensioni tra Trump ed il congresso e via scrivendo.
L’ipercomprato che avevamo fatto notare la scorsa settimana accompagnato da livelli estremamente bassi ed inusuali della volatilità, ha creato reazioni non tanto per effetto di valutazioni spesso elevate, quanto per i timori che l’impeachment del Presidente possa influire negativamente sui corsi. La questione non si risolverà a breve, per cui i mercati saranno ancora sollecitati dalle news che potranno imprimere nuove tensioni sulla scena.
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IT FORUM 2017

All’IT Forum faremo il punto a 10 anni anni dal picco del precedente ciclo finanziario su come i mercati stanno affrontando nuove potenziali situazioni di stress. Nei giorni bui del fallimento della banca Lehman Brothers era inimmaginabile pensare che di lì a poco sarebbe iniziato uno dei più longevi rialzi azionari della storia centenaria di Wall Street. Eppure è accaduto, il bull market dei maggiori indici americani potrebbe addirittura festeggiare la decima candelina, stracciando diversi record precedenti. Ma può davvero continuare? Vi sono ancora le condizioni macroeconomiche per un ulteriore allungo? E le valutazioni – i cosiddetti multipli – possono ancora giustificare una crescita?
Al di qua dell’Atlantico, praticamente solo il tedesco Dax, fra i maggiori indici europei, ha conosciuto una crescita simile e proprio in questi giorni veleggia su nuovi massimi storici. Adesso, mentre l’Europa dà i primi segnali di risveglio da una lunga crisi, soprattutto fra i paesi periferici, potrà mai realizzarsi un decoupling rispetto agli Usa?
Quali segnali intanto arrivano dalle commodity, dai metalli preziosi e dai paesi Emergenti? Per rispondere a queste e ad altre domande domande, sul palco accanto a Claudio Kaufmann, saranno presenti alcuni analisti ed esperti finanziari, collaboratori di ITF News:

  1. Wlademir Biasia – consulente WB Advisors
  2. Gianvito D’Angelo – trader e coach
  3. Gaetano Evangelista – Ad Age italia
  4. Maurizio Mazziero – fondatore Mazziero Research
  5. Claudia Segre – Presidente Global Thinking Foundation

Appuntamento alle ore 16.00, giovedì 18 maggio, presso la Sala della Marina. Siete tutti invitati.
Aggiungilo alla tua agenda, CLICCA QUIITFORUM 2017

MARZO: STRESS TEST

Marzo: stress test per dollaro, Brent, rendimenti e Standard & Poor 500.  Nonostante la Fed, FMI ed altre istituzioni confermino i loro Oulook positivi, i mercati hanno avvertito la necessità di aprire un check-up generale sulla tenuta di alcuni strumenti portanti. Aprile ci introduce definitivamente sull’evento più critico del 2017. Tutto appare scontato, eppure i mercati rimangono sotto l’apparente imperturbabilità nervosi.
Lunedì si apre dal punto di vista dei mercati il mese di aprile. Aprile ci porta alle elezioni francesi dove tutto appare scontato. Francois  Macron vincente contro  Marine Le Pen.  Nulla che possa  turbare seriamente il sonno dell’orso.  La fiducia degli investitori americani è ai massimi dal 2000, il Vix  rimane schiacciato sulla parte bassa del range sopra 10.50 e sotto area 15 consentendo allo Standard & Poor di assorbire le sessioni in cui perde momentum.

Indice di volatilità dello Standard & Poor 500

WB ANALYTICS: INDICE DI VOLATILITÀ DELLO STANDARD & POOR 500


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THE DOLLAR TRUMP

Il Presidente Trump ha promesso agli americani in campagna elettorale di migliorare le condizioni della middle class con il programma American First.  Cosa significa per il commercio internazionale? Quali impatti avrà sul dollaro? Siamo alla vigilia di una nuova guerra valutaria?
American First ha rimesso in discussione la sostenibilità del rialzo del dollaro. Trump sta alle imprese come Obama stava alle banche. Il primo necessita di un dollaro debole, il secondo forte. Ma il rapporto di cambio si compone di due termini che nel caso dell’eur usd corrisponde all’Unione Monetaria Europea. I problemi e gli squilibri nell’Eurozona sono noti, come del resto è nota la disgregazione in atto attorno al suo perimetro.

EUR USD 1

WB ANALYTICS: EUR USD THE DOLLAR TRUMP


Difficile quindi comprendere attorno a quali convinzioni il mercato si aggregherà. La risalita del cambio in area 1,0750 porta di fatto le contrattazione ad una verifica tecnica assai importante. La violazione aprirebbe una finestra di ricoperture assai significativa in grado di spingere i prezzi verso 1.10/11 dove transita al momento la linea di confine del ciclo rialzista del dollaro.
Ritorni di valori sotto 1.0550 e 1.04 riattivano di fatto il bear trend dell’euro, confermando gli obbiettivi che da mesi stimo sotto la parità. Mentre l’eur usd affronta la fase di verifica, la sterlina si apprezza sia sul dollaro che sull’euro. Il cable è in corsa per area 1,2750, l’eur gbp invece tenderà a riavvicinare quota .8350 in un primo tempo per proseguire verso 0.80.
EUR GBP

WB ANALYTICS: EUR GBP THE BREXIT AFTER


Anche le corone scandinave si stanno rafforzando sull’euro offrendo ancora occasioni di acquisto. L’euro rimane dunque debole. Questo piace alle borse. La liquidità abbondante ed in uscita dal comparto obbligazionario si riversa sugli indici premiando come ho già scritto sia le aree emergenti che quelle ad economia avanzata. Lo Standard & Poor 500 pur in debito di una correzione ha consolidato i guadagni e si appresta a fissare nuovi record. E’ probabile che con la pubblicazione delle trimestrali si prenda una pausa dopo aver fissato un picco relativo tra 1300/1310. Su tale livello la volatilità potrebbe rianimarsi senza tuttavia mettere in discussione la tenuta del bull market dominante, potrebbe infatti creare nuove occasioni d’acquisto.
S&P 500

WB ANALYTICS: S&P 500 AMERICAN FIRST


FTSE MIB

WB ANALYTICS: FTSE MIB


L’Italia nel frattempo tra scalate ostili o meno, aggregazioni e quant’altro ha ravvivato il suo interesse. L’attivismo è sorprendente. Sembra di assistere ad un risiko con i francesi, interessati a comprare i pezzi pregiati del nostro mercato. Le coincidenze tra più operazioni fanno pensare ad un disegno strategico. Domanda centra qualcosa la debolezza dell’euro e le innumerevoli prese di posizione sul suo futuro incerto?
 
EUROSTOXX 50

WB ANALYTICS: EUROSTOXX 50


 
MSCI WORLD

WB ANALYTICS: MSCI WORL AND THE BEAT GOES ON


 

Il 2017 potrà riservare sorprese positive? Le borse potranno continuare il rialzo innescato dopo l’elezione di D. Trump e l’esito del Referendum in Italia? L’euro rimane debole?

DOLLAR INDEX

WB ANALYTICS: DOLLAR INDEX


l 2016 è storia. E’ iniziato male, molto male, alla fine si è ripreso, soprattutto dopo il superamento dei tre eventi elettorali che tanto hanno disturbato la lettura delle opportunità sui rischi.
Il dollaro, nostra bandiera sul campo di battaglia, non ha deluso le attese. Il cambio eur usd è scivolato sino a fissare minimi infraday a 1,0350 con chiusure postate poco sopra quota 1,04. La chiusura di fine anno sopra 1,05 con un’accelerazione a 1,0650 non ha annullato la debolezza dell’euro che rimane confermata anche per l’anno in corso.
WB ANALYTICS: EUR USD

WB ANALYTICS: EUR USD


Il petrolio ha riassorbito le perdite dell’autunno fissando valori sopra area 52 usd/bar (Light Crude). Attendiamo di verificare gli eventuali consolidamenti sopra tale soglia per confermare la nostra view a 65 usd/bar nel medio termine. Con il rialzo dei prezzi del greggio e delle materie prime si sono mossi anche i rendimenti obbligazionari. Il 10 anni Usa dopo aver violato in autunno area 1,80 ha accelerato fissando un massimo attorno a quota 2,50. La nostra attesa, al di là di iniziali consolidamenti, conferma una view rialzista con orientamenti verso area 3%. Ciò ha impattato significativamente sui corsi dei Global Bond, degli Emerging Bond ed in parte anche degli Eurobond.  Il rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve non ha sorpreso nessuno, fatta eccezione per le dichiarazioni del presidente Yellen quando ha annunciato altri tre aumenti per il 2017. Ciò unito al prolungamento del QE in Europa dovrebbe portare ulteriore forza verso il dollaro.
WB ANALYTICS: USA 10 Y YIELD

WB ANALYTICS: USA 10 Y YIELD


OIL WTI

WB ANALYTICS: LIGHT CRUDE OIL


Le borse dopo l’elezione di D. Trump e l’esito del Referendum in Italia hanno chiuso l’anno in recupero. Tale recupero porterà nei primi giorni di gennaio a prese di beneficio. L’offerta produrrà una breve correzione a cui dovrebbe seguire un nuovo rialzo.
Il nuovo anno presenta molteplici situazioni che posso costituire rischi ma anche opportunità a partire dai 3 eventi elettorali già calendarizzati (Olanda, Francia, Germania) ed uno la cui data non è stata ancora fissata, l’Italia. Nel 2017 dovremmo avere conferme sul trend di crescita delle principali economie mondiali.
Di conseguenza ci attendiamo un rialzo dei corsi delle materie prime, e del petrolio in particolare, nonché un ulteriore apprezzamento delle borse azionarie. L’S&P 500 dovrebbe quindi bilanciare gli eccessi di comprato dopo le Presidenziali riportando i valori verso area 2180; ci sono comunque diversi sostegni tecnici che proteggono il trend dominante, per cui pensiamo che la correzione possa produrre opportunità in ossequio ad un clima macro che offre maggiore visibilità. Ciò non significa che siano sparite le preoccupazioni. I problemi sono molti a partire dall’enorme stock di debito accumulato a livello globale, 217.000 Bil., 325%  rispetto al GDP mondiale. Il rialzo dei rendimenti oltre determinati livelli può quindi rappresentare una minaccia che al momento il mercato non prezza. Fintantoché il mercato sottovaluterà le preoccupazioni i mercati azionari potranno continuare ad apprezzarsi. L’S&P 500 potrebbe raggiungere l’area 2450/500. In termini di forza relativa gli indici più penalizzati nel 2016 potrebbero beneficiare di maggior attenzione nelle rotazioni tattiche, Italia in primis. Il range 19000/18500 dovrebbe contenere le flessioni iniziali e consentire un ulteriore ripresa dell’indice sulla scia dell’azione di riparazione del sistema bancario e sulla debolezza dell’euro. Non escludiamo ritorni di valori sui massimi degli ultimi 8 anni.
S&P 500

WB ANALYTICS: STANDARD & POOR 500

Market Mover 25/7/18

FERRO AZZURRO AMA ANACOTT ACCIAIO

Che cosa influenzerà l’andamento di Wall Street e dei mercati dopo il voto delle elezioni presidenziale USA?  
Nel New Hampshire le elezioni  per il nuovo Presidente sono già iniziate USA TODAY . Questa notte avremmo il nome del nuovo Talent, salvo denunci su brogli e quant’altro. Succede anche in America. Ieri il mercato ha festeggiato la decisione dell’ FBI di  non procederà all’incriminazione di Hillary Clinton per il caso email. Più 2% è stato il rialzo di Wall Street.
Tra l’apparente sorpresa ed il reale abbiamo notato alcune interessanti curiosità. La prima il mercato aveva chiuso al ribasso venerdì esattamente sopra la media a 200 giorni, strumento molto seguito dagli investitori. Per i non addetti ai lavori la media mobile a 200 giorni traccia il potenziale trend di mercato, intersecarla al ribasso costituisce un evento negativo; il fatto che i prezzi l’abbiamo testata senza violarla è un fatto positivo ma non sufficientemente rafforzativo del trend, in quanto quando avvengono questi contatti/incroci generalmente ci si trova in una condizione di perdita di momentum della tendenza dominante. La curiosità nasce da fatto che in chiusura venerdì, dopo una seduta debole e volatile, qualcuno ha comprato! Aveva qualche informazione?

Andamento S&P 500 correlato elezioni USA

WB ANALYTICS: S&P 500 I corsi dell’indice hanno reagito alla verifica della media a 200 giorni


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