MARKET MOVER MONITOR WEEK 40 Questa settimana avremo la possibilità di analizzare i nuovi sondaggi  PMI relativi al comparto dei servizi su scala globale dopo gli aggiornamenti del PMI manifatturiero. Venerdì uscirà anche l’attesissimo rapporto sul mercato del lavoro statunitense di settembre. Prima di ciò, si svolgeranno riunioni della banca centrale in Australia e Nuova Zelanda.

La settimana  sarà caratterizzata dalla pubblicazione di molti dati economici il principale dei quali coinciderà con la diffusione delle statistiche sull’occupazione USA (venerdì 8 ott).

Jerome Powell nel corso delle ultime uscite ha modificato la sua narrazione sul tapering, aiutato in questo dai numerosi interventi di membri del Fomc, tutti ormai concordi nel sostenere che i tempi siano maturi per avviare la riduzione degli stimoli monetari.

I mercati che sino a qualche settimana fa non ponderavano tale ipotesi, si stanno velocemente convertendo all’idea che presto la Fed inizierà a  ritirare gli stimoli monetari.

Sono giunte e si accoderanno liquidazioni di portafoglio sugli attivi a rischio, equity e commodity. Di questo abbiamo evidenziato i segnali già al primo battito d’ali delle vendite . 

In settimana ci concentreremo sugli impatti che il dato sull’occupazione potrà produrre su tutti i segmenti del mercato a partire dal forex, usd, per collegare le reazioni al dato su tutto il comparto delle materie prime. Come noto già negli Outlook (WB COMMODITY PERSPECTIVES) di fine primavera abbiamo avviato una significativa copertura sul potenziale segnale di raffreddamento del rialzo dei prezzi dei metalli non ferrosi, prima, per seguire in successione temporale il condizionamento verso tutti i metalli ed a seguire le commodity energetiche. In occasione del recente mini rally su petrolio oltre 76 usd/bar (Brent Crude Oil)  abbiamo segnalato accanto il rischio sugli obbiettivi del rialzo, l’ipotesi che tale movimento potesse rappresentare una cosiddetta bull-trap! 

Gli eventi delle ultime ore stanno confermando tale ipotesi operativa ancorché attendiamo un ritorno degli scambi sotto quota 76 usd/bar per il Brent per convalidare il reversal  ed estenderlo ad altri segmenti del comparto a partire dal Natural Gas.

Oggi prende il via l’incontro Opec per stabilire quanto greggio immettere in un mercato in cui i prezzi hanno recentemente superato gli 80 dollari al barile sulla scia dei problemi alle forniture e di un picco della domanda dopo la pandemia. L’Opec+ ha acconsentito a luglio ad aumentare la produzione di 400.000 barili al giorno ogni mese almeno fino all’aprile 2022. Quattro fonti Opec hanno detto a Reuters la scorsa settimana che i produttori stanno valutando se immettere più di quanto non preveda quell’accordo anche se nessuno si è spinto a fornire dettagli su quantitativi precisi o sulle tempistiche.

E il tema del rincaro dei prezzi dell’energia sarà al centro della discussione dei ministri delle Finanze della zona euro che si riuniranno oggi a Lussemburgo. Alla riunione — in cui si discuterà anche di piani per la ripresa Ue, dei meeting G20 e Fmi e di unione bancaria — parteciperanno anche la presidente Bce Lagarde e l’esponente del board Panetta.  Nel fine settimana il governatore di Bankitalia Visco ha ribadito che le pressioni sui prezzi dovrebbero rivelarsi temporanee aggiungendo però che il fenomeno va monitorato.
INDICE SENTIX ZONA EURO – Unico appuntamento macro di rilievo a livello europeo quello del mattino con l’indice Sentix che monitora il morale degli investitori nella zona euro. A ottobre, da attese, l’indice dovrebbe scendere a 19,0 dal 19,6 di settembre.

MARKET MOVER

MARKET MOVER MONITOR WEEK 40

E’ estremamente importante mettere in relazione il comparto delle commodity con il Forex in quanto fornisce utili elementi di valutazione analitica per la pianificazione dei rischi tendenziali e l’implementazione delle metodologia di policy per la gestione degli stessi con un atteggiamento proattivo orientato alla protezione dell’Ebitda dell’azienda.

Il nostro processo di analisi che sta a monte di tutta la programmazione di Risk Management,  integra una suite di algoritmi proprietari dove dialogano segnali di natura macro economica con analisi quant per definire il momentum di ogni singolo strumento coperto dalla nostra ricerca.

Questo processo ci consente attraverso le analisi di momentum  di integrare view di mercato con la mappatura dei rischi economici e transattivi.

FOREX Le interelazioni  che stanno maturando   tra commodity, forex ed interest rates definiscono un quadro potenzialmente positivo per il dollaro con riflessi negativi sulle commodity in particolare quelle industriali.La scorsa settimana l’eur usd è scivolato sotto quota 1,1675 avviando la pre-apertura di una finestra riflessiva per l’euro con valenze cicliche significative. In termini tecnici questa settimana il mercato si preparerà al dato sull’occupazione USA seguendo mercoledì le anticipazioni dell’ADP, venerdì il dato effettivo rilasciato dal U.S. Bureau of Labour Statistics. Il primo prevede una crescita di 430 k di nuove buste paga per i settori non agricoli, il secondo 460k.  Dati in linea o più robusti aumenterebbero sensibilmente la probabilità che la Fed annunci il tapering nel Consiglio di inizio novembre.

Sul mercato Forex abbiamo visto la scorsa settimana l’euro soffrire contro le monete scandinave, con il rublo, contro il cny, ed altre monete minori. La sterlina dopo un iniziale correzione generata dalle notizie relative alle difficoltà di fornitura in UK ha delimitato il ribasso sull’euro su quota 0,8650 dove abbiamo collocato il nostro primo livello di warning contro euro.

MARKET MOVER MONITOR WEEK

WB ANALYTICS: EUR USD B_T

COMMODITY  Il rame continua a consolidare un’area di congestione che rimane sempre propedeutica alla prosecuzione del ribasso atteso e anticipato in termini di segnali nel nostro WB COMMODITY PERSPECTIVES. In settimana monitoreremo il range 9250-8900 per catturare eventuali segnali di breakout e conferma del movimento atteso.

Continuano nel frattempo a subire i realizzi altri metalli industriali con le contrattazioni sul future del LME che la scorsa settimana hanno messo in evidenza ribassi di oltre 2 punti percentuali (rame, minerale di ferro, nickel); l’alluminio dopo una striscia positiva con picchi di prezzo ha segnato una significativa battuta d’aresto con un calo settimanale frazionale ma significativo (-0,69%). L’acciao ha reagito alle recenti vendite con un leggero recupero.

Nel frattempo i noli marittimi continuano a salire di prezzo. In settimana il valore del Baltic Dry Index è salito oltre il precedente picco segnato nel novembre 2009 a 4730. Ci aspettiamo ancora positività nel breve in direzione di area 5500/6000 dove pensiamo che le quotazioni possano esaurire il loro rally.

La causa dell’ulteriore coda di rialzo di molte commodity è imputabile al prezzo del petrolio. la scorsa settimana avevamo segnalato la possibile costruzione di un movimento di reversal sui prezzi del Brent. La vendite sono rimaste contenute delimitando il ribasso proprio sopra quota 76 usd/bar dove abbiamo collocato il punto di breakout per dare il via ai realizzi. Continueremo oggi ed in settimana momitorare tale valore soprattutto dopo le decisioni Opec. Discese sotto 76 usd aprirebbero una chance di ribasso per 72 e 66 usd nel breve. L’eventuale brakout di 76 usd è importante anche per poter collegare a tale segnale un ‘eventuale raffreddamento dei prezzi del Natural Gas. Purtroppo venerdì i valori hanno contenuto l’offerta sopra 5,50 usd. Ci aspettiamo ancora un ‘evlevata volatilità sugli scambi nel range 5,50-6,50 usd.

WB ANALYTICS: BRENT OIL USD BAR

WB ANALYTICS: BRENT OIL USD BAR

WB ANALYTICS: LME COPPER B/T

WB ANALYTICS: LME COPPER B/T

EQUITY & BOND  I mercati azionari continuano nel frattempo a muovere all’interno di una fascia di valori che secondo i nostri algoritmi ne qualifica il momentum in una condizione in cui le mani forti tendono a distribuire posizioni con vendite progressive. I minimi della scorsa settimana si sono infatti allineati lungo i valori che avevamo anticipato (vedi sezione Equity) Ci aspettiamo un potenziale breakout di tali valori e l’apertura di una fase correttiva piuttosto significativa. Ciò dovrebbe alleviare la tensione sui corsi dei governativi (per approfondire chiedete il nostro WB PERSPECTIVES)

MARKET MOVER MONITOR WEEK

WB ANALYTICS: EUROSTOXX 50

 

 

 

 

BULL TRAP PER IL BRENT? La giornata di ieri si è contraddistinta per una serie di eventi il cui denominatore comune si concentrava sul filo rosso che unisce inflazione e prezzi delle commodity, in particolare quelle del petrolio e del gas.

Ieri la stessa Lagarde ha continuato a minimizzare i timori relativi all’inflazione affermando che la reazione all’aumento temporaneo dei prezzi non deve essere esagerata. Da Lagarde e dall’esponente del board Panetta è giunto poi un monito a non attuare troppo presto una politica monetaria restrittiva. Diversa l’aria che si respira oltreoceano dove i mercati si aspettano già a novembre un annuncio sul ‘tapering’. Nell’audizione di ieri al Senato Powell ha detto che l’economia Usa è ancora lontana dal raggiungere la piena occupazione, una componente chiave dei requisiti della banca centrale per aumentare i tassi di interesse, ma che “abbiamo quasi raggiunto i requisiti per il tapering”.

Oggi prende il via il simposio della Banca centrale europea sul futuro della politica monetaria oltre la pandemia, con gli interventi della presidente Lagarde, del governatore Fed Powell e di quelli della Banca d’Inghilterra e della Banca del Giappone (ore 17,45). Tra gli altri esponenti del board di Francoforte anche il capo economista Lane e il vice presidente de Guindos.

Inevitabile riportare al centro del dibattito i problemi ancora aperti sulle filiere produttive, le catene di fornitura ed i prezzi delle commodity.

Il confronto geopolitico sull’allocazione delle risorse e delle catene produttive porterà con buona probabilità ad una riconfigurazione della globalizzazione così come oggi è organizzata.

Nel frattempo riamane aperto il tema contingente dei prezzi delle materie prime e della loro disponibilità.

Ieri le quotazioni del Brent erano salite ben oltre il nostro livello di alert fissato nell’Outlook di settembre a 76 usd/bar. I prezzi hanno segnato un picco a 80,67 usd subendo forti pressioni in vendita. Osservando le aperture odierne potremmo affermare che si stia configurando un segnale di esaustione delle pressioni rialziste, almeno nel breve termine.

Per avere una prima conferma di questa posizione dovremmo attendere un ritracciamento del recente rialzo con vendite in grado di riportare già entro la settimana i valori al di sotto di 76 usd, ovvero al disotto del nostro livello di warning lanciato lunedì.

Nel frattempo in questi giorni, nonostante la pressione dei prezzi del petrolio, i valori dei metalli industriali hanno continuato a confermare lo scenario che abbiamo delineato nel nostro WB COMMODITY PERSPECTIVES. Il rame apre questa mattina al LME infatti ancora in flessione confermando l’outlook indicato.

Nel frattempo Il Cdm atteso per oggi dovrebbe dare il via libera alla nota di aggiornamento al Def. Secondo quanto riferito ieri a Reuters da due fonti governative, il governo stima una crescita del Pil al 6% e un deficit/Pil al 9,5% da confrontare con l’obiettivo di crescita di aprile rispettivamente a +4,5% e 11,8% per il deficit/Pil. Numeri in linea con quanto anticipato da Reuters a inizio mese. Il deficit inferiore alle attese porterà il rapporto debito/Pil al di sotto del precedente obiettivo di 159,8% ma ancora oltre il livello del 2020 di 155,6%. Destinata invece a slittare ancora, dopo le elezioni di ottobre, la delega fiscale. Gli incrementi sulle bollette di luce e gas nel prossimo trimestre saranno rispettivamente del 29,8% e del 14,4%, mitigati dopo il recente intervento del governo, secondo quanto reso noto da Arera.

Riteniamo che un eventuale raffreddamento dei prezzi del PUN (Prezzo Unico Nazionale energia elettrica) trattati dal GME (Gestore Mercati Energetici) possa concretizzarsi soltanto nel caso in cui i prezzi del petrolio e del gas invertano tendenza. Secondo le nostre analisi tale evento coincide con un breakout dei valori del Brent di area 66/65 usd/bar.

MARKET MOVER

DEBITO USA – I Repubblicani al Senato hanno bloccato per il secondo giorno di fila il tentativo dei Democratici di evitare un potenziale default in un momento delicato per l’economia Usa, mentre incombe lo spettro di uno ‘shutdown’. Ieri, a dare la misura di quanto potrebbe accadere, la segretaria Usa al Tesoro Yellen ha detto che un default sarebbe disastroso.

CINA, BOND EVERGRANDE E CARBONE – Il colosso dell’immobiliare cinese dovrebbe pagare oggi interessi per 47,5 milioni di dollari su un bond in divisa Usa in scadenza a 2024, dopo non aver rimborsato le cedole di un’altra obbligazione in dollari la scorsa settimana. Evergrande inoltre intende vendere una quota da 9,99 miliardi di yuan in Shengjing Bank a una società statale di asset management. Intanto in Cina l’agenzia per la pianificazione energetica ha cercato di rassicurare abitanti e aziende nelle aree più colpite dalle carenze di carbone che tiene la situazione sotto controllo. L’agenzia ha chiesto ai governi locali di monitorarne attentamente l’utilizzo e le scorte. La situazione ha colpito la produzione e provocato restrizioni sull’elettricità, con riverberi sulle prospettive dell’economia.

POLITICA GIAPPONE – Gli esponenti del partito di governo in Giappone hanno cominciato le votazioni per un nuovo leader che quasi sicuramente diventerà il prossimo premier.

PREZZI GERMANIA – In agosto i prezzi import tedeschi hanno registrato un incremento di 1,4% su mese, contro un’attesa per +1,2%, e di 16,5% su anno, oltre il consensus per +16,1%.

 DATI MACROECONOMICI

    ITALIA     Istat, prezzi alla produzione dell’industria e delle costruzioni agosto (10,00).

    ZONA EURO Economic sentiment settembre (11,00) – attesa 116,9.

GRAN BRETAGNA  Bank of England, crediti al consumo agosto (10,30) – attesa 0,3 miliardi.

PORTOGALLO     Fiducia imprese settembre (10,30). Fiducia consumatori settembre (10,30).  Tasso disoccupazione agosto (12,00).

SPAGNA  Stima prezzi al consumo settembre (9,00) – attesa dato nazionale 0,4% m/m; 3,5% a/a; dato armonizzato 0,9% m/m; 3,7% a/a.

USA  Indice vendite immobiliari in corso agosto (16,00) – attesa 1,4% m/m.  Scorte settimanali prodotti petroliferi Eia (16,30).

MARKET MOVER

FOREX – Indice sul dollaro non lontano dai massimi di 11 mesi in scia al rialzo dei tassi Usa e traendo beneficio dal nervosismo degli investitori per l’imminente ‘tapering’ Fed mentre crescono i dubbi sull’economia globale. Attorno alle 7,40 il cross euro/dollaro <EUR=> vale 1,1687 (in rialzo di 0,04%); il cambio euro/yen <EURJPY=>  130,24 (in calo di 0,01%) mentre il dollaro <JPY=> scambia a 111,44 su yen (in calo di 0,05%).  Ci aspettiamo oggi una breve reazione dell’euro ma il transito dei valori dell’eur usd in area 1,1675 espone la divisa europea a nuove pressioni.

GREGGIO – Prezzi in calo per il secondo giorno di fila su nuovi dubbi per la domanda. Sempre alle 7,40, il futures sul Brent <LCOc1> viaggia in calo di 1 dollaro e 42 cent a 77,67 dollari il barile e quello sul Nymex <CLc1> di 1 dollaro e 32 cent a 73,97 dollari.

EQUITY –  Ieri abbiamo assistito al sell_off  generalizzato sui mercati azionari secondo le attese anticipate nel nostro MARKET MOVER WEEK (pargrafo EQUITY). Riteniamo che il test delle aree indicate possa aprire significative riflessioni sui rischi che la correzione in atto possa ulteriormente approfondire. Calcolando i rischi sottostanti non escludiamo che possano maturare le condizioni per un movimento riflessivo che potrebbe spinge i valori a ritracciare almeno il 10/15%  dai valori attuali.

TREASURIES – Il benchmark decennale <US10YT=RR> sui mercati asiatici rende 1,529%, in ribasso di 0,007 rispetto alla chiusura a 1,536%.

 

 

market mover week elezioni Germania

La settimana si apre con l’analisi dell’esito delle elezioni in Germania.

MARKET MOVER WEEK 39. In attesa che si aprano le lunghe trattative per la formazione del governo in Germania, l’attenzione degli operatori sarà concentrata in modo particolare sul rilascio dei sondaggi PMI manifatturieri relativi al mese di settembre. Lo sviluppo del dato riporterà l’attenzione sul tenore della ripresa dopo la perdita di slancio registrata ad agosto.  Il dato consentirà alle banche centrali di fare il punto sulla riflessione che in diversi consigli si è aperta in merito al tapering, a cominciare dagli Stati Uniti dove due esponenti della Federal Reserve, – Loretta Mester ed Esther George -, hanno detto di credere che l’economia Usa sia già pronta all’avvio di una riduzione delle misure di sostegno, aprendo la strada al prossimo grande dibattito in seno alla banca centrale Usa: quando procedere con il rialzo dei tassi e cosa fare con il bilancio della banca.

La presidente Christine Lagarde, in un’intervista a Cnbc lo scorso venerdì, ha sottolineato che molti dei fattori alla base del rialzo dell’inflazione sono temporanei e che la banca centrale al momento è impegnata a seguire la ricalibrazione del Pepp. In giornata terrà un intervento alla commissione Economia del Parlamento europeo per relazionare sugli orientamenti della BCE.

I PMI manifatturieri di settembre delle principali aree economiche verranno pubblicati accanto agli aggiornamenti sull’inflazione dagli Stati Uniti e dalla zona euro dopo una settimana intensa di riunioni di politica monetaria. Seguono i PMI flash di settembre che hanno ulteriormente alimentato i timori di stagflazione , riflettendo il rallentamento della crescita e l’aumento dei prezzi negli Stati Uniti, nel Regno Unito e nella zona euro. In particolare, la domanda chiave sarà fino a che punto l’economia globale sia stata influenzata da vincoli di offerta, che evidentemente sono peggiorati a settembre secondo i flash PMI. La vischiosità del recente aumento dei prezzi, che può essere esaminata attraverso la verifica del tasso con cui l’aumento dei costi di input si traduce in maggiori costi di produzione, sarà di interesse per i sottoindici PMI.

Come scritto, un’attenzione particolare sarà riservata ai numeri sull’inflazione dell’eurozona di settembre. L’ultimo PMI Markit Flash Eurozone ha indicato un ulteriore accumulo di pressioni inflazionistiche  ad un ritmo rapido, suggerendo che potremmo assistere a letture elevate in futuro.

Dopo una settimana di riunioni delle banche centrali, inclusa la riunione del FOMC della Fed statunitense, in cui è stato adottato un tono meno aggressivo del temuto, il forum della BCE riporta a una serie di interventi dei governatori. Eventuali ulteriori dettagli sui percorsi futuri di queste banche centrali saranno attentamente osservati nella prossima settimana.

CINA ED EVERGRANDE – Il titolo della divisione di auto elettriche del colosso cinese Evergrande è arrivato a perdere il 26% dopo che la società ha parlato di un futuro incerto se non otterrà una rapida iniezione di denaro.  Intanto la Banca centrale cinese ha effettuato lo scorso giovedì una nuova iniezione di liquidità.  Mentre gli investitori cercano di digerire il mancato pagamento delle cedole in scadenza giovedì scorso di un bond in dollari di Evergrande, in Cina diversi governi locali hanno creato da fine agosto conti di custodia ad hoc per tutelare gli acquirenti di case del colosso cinese, come riferito dall’agenzia cinese Caixin.

PIANO USA – La presidente della Camera Usa Pelosi ha fissato il voto sul piano per le infrastrutture da 1.000 miliardi di dollari per giovedì dicendosi fiduciosa che il provvedimento possa passare, come avvenuto il 10 agosto al Senato. Il dibattito inizierà oggi. Pelosi invece non ha ancora indicato una data per il più corposo piano da 3.500 miliardi di dollari su welfare e cambiamento climatico dicendo che è ancora oggetto di trattative ma lasciando intendere che potrebbe vedere una riduzione dell’importo.

MARKET MOVER WEEK 39: ECONOMIC CALENDAR

MARKET MOVER MONITOR WEEK 39

 

MARKET MOVER

MARKET MOVER WEEK 39

FOREX Dopo la conclusione dei meeting delle grandi banche centrali si apre una settimana di verifica delle reazioni dei mercati. Il mercato Forex ha visto un consolidamento della forza del dollaro che è tornato a guadagnare contro cny, contro jpy e contro l’euro. Si tratta di progressi marginali ma sostanziali dal punto di vista del trend. Ciò non toglie che si scambiano valori ancora all’interno di una fascia di prezzo limitata ma propedeutica ad ulteriori apprezzamenti della divisa americana. Non dobbiamo escludere ancora qualche movimento di coda verso area 1,18/1,1820 contro euro in attesa dell’importante dato sull’occupazione USA che verrà pubblicato venerdì 8 ottobre. L’attesa per l’indicatore cardine, i – Non Farm Payrolls – è tarata su 450k nuovi posti di lavoro. Pur trattandosi di un dato sopra la media non ha il tenore dei precedenti picchi rilevati in diverse occasioni e prossimi ai 900/1000k. Il mercato attende di verificare tali vaori in quanto fortemente predittivi sugli orientamenti della Fed.

La discussione sul tapering e gli esiti delle riunioni delle banche centrali tenutesi la scorsa settimana hanno messo in secondo piano la vicenda EVERGRANDE. Pur nelle gravità della vicenda, abbiamo ritenuto che l’impatto non abbia le stesse implicazioni dell’evento Lehman Brothers. Sono molte le differenze tra gli effetti prodotti dai due avvenimenti, a partire dal grado di possibile contagio esterno agli impatti sui mercati.

In ogni caso siamo ancora agli inizi della vicenda e nelle prossime settimane dovremo fare attenzione agli sviluppi sul piano finanziario visti l’elevato livello di indebitamento che anche la Cina deve affrontare.

COMMODITY Nella scorsa settimana abbiamo visto il rame riprendere la discesa sotto area 9300 usd/ton. Stiamo monitorando con attenzione l’area 9400/9300 in quanto qualora gli scambi sul mercato futures di Londra non dovessero essere in grado di fissare prezzi recuperando i precedenti valori, 9400/9700, dovremmo considerare l’attendibilità dello scenario riflessivo che abbiamo riportato negli ultimi outlook pubblicati. Non è da escludere in effetti un ritorno delle contrattazioni verso i minimi di fine agosto.

I metalli industriali nel frattempo hanno sofferto ulteriormente con il minerale di ferro che conferma l’Outlook di agosto ed il ribasso verso area 110/100 usd al CME. Anche l’acciaio rimane offerto: il nostro benchmark per il comparto, Steel Scrap future quotato al Platts, rimane sempre orientato a verificare gli obbiettivi di prezzo al ribasso attesi nel nostro scenario.

Il Brent invece supera area 76/77 usd barile aprendo di fato la possibilità che i valori vadano a verificare 80 ed 85 usd/bar. Di conseguenza l’iniziale flessione del gas naturale sarà presto riassorbita .

EQUITY Pensiamo che la ripresa del rialzo dei prezzi delle commodity energetiche possa avvicinare ulteriormente la decisione dell’avvio del tapering per mitigare la pressione del mercato. L’S&P 500 potrebbe subire la presenza di un cap in area 4490/500. La tenuta del livello respingerebbe i valori verso i recenti minimi di settembre. Di conseguenza pensiamo che i principali indici azionari rimangano inseriti in un contesto caratterizzato da una distribuzione dei prezzi  che non esclude un ritorno verso i recenti minimi di settembre. Per il Dax ciò potrebbe significare la tenuta di 15700 ed un ritorno verso area 15000.

BOND YIELD L’inflazione ed il tapering sono temi strettamente correlati al mercato dei bond governativi. Il recupero recente dei rendimenti è da attribuirsi a queste dinamiche. Tuttavia continuiamo a pensare che il mercato non sia pronto per uscire dalla congestione in cui fluttua dalla fine del 2019 in particolare per i rendimenti a 10 anni dei governativi dell’eurozona. Il 10 anni BTP  dovrebbe contenere la reazione degli ultimi giorni sotto 0,75% e riportare i valori verso 0,65% dove collochiamo il punto di maggior rilievo sotto il profilo tecnico sotto il quale sono presenti numerosi buy order sul secondario.

WB ANALYTICS: EUR USD B_T

WB ANALYTICS: EUR USD B_T

WB ANALYTICS: BRENT OIL USD BAR

WB ANALYTICS: BRENT OIL CYCLE USD BAR

WB ANALYTICS: DAX INDEX CYCLE

WB ANALYTICS: DAX INDEX CYCLE

 

Le nostre capacità cognitive spesso non riescono a distinguere la realtà da ciò che è solo un’illusione. L’opposizione tra la vera verità e la falsa verità,  tra verità ed apparenza, è una costante di cui dobbiamo sempre bilanciare, con difficile equilibrio, l’arbitrio altrui. La verità molto spesso è altra cosa rispetto a quella che ci appare. 

Da Cartesio fino a Nietzsche, la filosofia occidentale riporta le nostre riflessioni sul dualismo che spesso inganna il nostro sapere. Nulla quindi è indubitabile.

Cartesio diceva che “ il dubbio è l’inizio della conoscenza” e “la ragione non è nulla senza l’immaginazione.”

I mercati sono dubbio e immaginazione, non soltanto algoritmi. A meno che nello schema esecutivo di un algoritmo non siamo in grado di specificare e programmare oggetti in autonomia, basati su tecniche di apprendimento tipiche delle funzioni di machine learning.

Il lavoro principale di un banchiere centrale è quello di saper comunicare, declinando correttamente tutte le iperboli possibili dello storytelling, virgole e sospensioni comprese.

Spaginare le loro dichiarazioni è un lavoro che richiede un esercizio di alta professionalità, perché la ragione parte dall’immaginazione.

La ragione e non da oggi, pone sul tavolo una serie di fattori per cui dovremmo temere la crescita alterata dei prezzi: l’inflazione. L’iperliquidità presente nei mercati ed in misura inferiore nel substrato dell’economia reale, ha di per se creato un’inflazione dei multipli; ha esasperato la ricerca di rendimenti su tutti gli attivi tra cui le commodity. Le difficoltà riscontrate durante i blocchi sanitari nella supply chain ha poi funzionato da detonatore per il rialzo delle quotazioni. 

La miscellanea degli interventi ha evitato che gli effetti negativi prodotti nel 2020 dalla pandemia e dei conseguenti blocchi sanitari deflagrassero ulteriormente. Non era scontato. Tant’è che le banche centrali pur riconoscendo la forza della ripresa continuano a ribadire la presenza di rischi ancora presenti su più dimensioni.

Il QE globale ha innescato direttamente e non una spirale inflativa che si è riverberata sui prezzi. La crescita dei prezzi alla produzione e quelli al consumo si è materializzata con una forza che per i regolatori risulta temporanea, mentre per i mercati appare più strutturale.

La nostra immaginazione ci induce a pensare che i banchieri centrali stiano animando una discussione con obbiettivi tridimensionali: evitare di allarmare i mercati, preparargli ad un cambiamento di paradigma, impostare una linea di lavoro più convenzionale.

Del resto la materia è riconosciuta come politica monetaria e non scienza monetaria. E la politica diversamente dalla scienza si nutre di pόlis e téchnē.

Pensiamo che le banche centrali stiano progettando modalità per portare equilibrio nel valore degli asset, meno flussi di investimento speculativo verso l’azionario e le commodity, più verso l’obbligazionario perché la fine del QE spingerà al rialzo i tassi tassi d’interesse. Il primo passo consiste nell’effettuare un fade out del Quantitative Easing.

La Bank of England, ad esempio, ha detto che è vicina all’obbiettivo del programma che aveva annunciato (acquisti di bond per 895 miliardi di sterline).  A seguire tornerà a promuovere una linea di policy più convenzionale. Altre banche minori, come già anticipato nel nostro blog, hanno dichiarato che non effettueranno ulteriori  acquisti in futuro. La Bce ha comunicato che entro il prossimo marzo completerà l’acquisto di titoli collegati alla pandemia per un totale di 1850 miliardi di euro; nel suo Consiglio Direttivo si discute non sul quando ma su come farlo. Nelle nostre convinzioni sarà la Federal Reserve ad avviare ufficialmente il ritiro degli stimoli. La ragione per cui il governatore Powell tende a comunicarlo con prudenza è probabilmente legata al ricordo del 2013 quando l’annuncio, forse prematuro, del ritorno a politiche monetarie convenzionali creò disordine nei mercati: forte rialzo del tasso di cambio del dollaro, fuga di capitali dai mercati emergenti. …

I dati macro che oggi riporta il calendario fanno il punto sul percorso della ripresa in molte aree economiche.

Indubbiamente i più significativi si concentrano sugli Stati Uniti: GDP, ordinativi alle fabbriche di beni durevoli, deflattore del Pil, sussidi di disoccupazione.

Il GDP in seconda lettura per il IQ segna aspettative di crescita al 6,5%, la precedente lettura è stata stimata a 6,4%. Gli ordinativi crescono ma meno rispetto al mese precedente +0,8% (attesa) rispetto a 2,3%. Diminuiscono nelle attese anche le richieste dei sussidi di disoccupazione 425k  contro 444k. I dati sono strettamente monitorati in ottica Fed. Ieri, il vice responsabile della supervisione Fed Quarles ha detto di essere pronto a discutere di ridurre alcune misure di sostegno di emergenza all’economia, anche se solo per chiarire i piani della Fed. Verso una normalizzazione anche in Nuova Zelanda dove il governatore della banca centrale ha detto che le condizioni di politica monetaria potrebbero iniziare a normalizzarsi tra un anno se le prospettive economiche dovessero essere quelle previste.

LA FIDUCIA DELLE IMPRESE IN ITALIA CHE GUARDANO ALL’EXPORT

Questa mattina invece l’Italia riporta il dato sulla fiducia delle imprese elaborato dall’Istat a maggio il consensus ipotizza un miglioramento rispettivamente a 104,4 e 106,4. Da maggio dello scorso anno abbiamo avuto una crescita mensile lineare della fiducia. In assoluto il dato sta avvicinando i picchi che si sono visti agli inizi del 2018 e nel biennio 2005-2006. Bene.

La Bilancia Commerciale italiana riporta anch’essa un saldo positivo. Significa che l’export ha trainato ancora una volta la crescita. Mettendo in relazione i dati export fissati prima della pandemia febbraio 2019 con il mese di  febbraio 2021, l’export italiano è cresciuto dell’1,4% contro la flessione dello 0,5% di quello tedesco e  la flessione del 10,2% di quello francese. Lo stesso raffronto relativo al mese di marzo vede la Germania con un +7,4%, l’Italia con un +9,1% e la Francia con un -3,9%. Del resto avevamo già evidenziato con la lettura dei dati PMI manifatturieri un robusto segnale della ripresa del Made in Italy nel mondo.

LA FIDUCIA DEI CONSUMATORI IN GERMANIA

l’indice Gfk sulla fiducia dei consumatori tedeschi che guardando a giugno dovrebbe mostrare un miglioramento a -5,2 rispetto all’inaspettato calo per -8,8 del mese precedente, in linea con gli analoghi dati francesi e con l’Ifo tedesco dei giorni scorsi.

CINA

Questa mattina  il National Bureau of Statistics cinese ha riportato l’andamento dei PROFITTI INDUSTRIALI in CINA – I profitti delle industrie cinesi sono cresciuti a un ritmo più lento in aprile. I profitti sono saliti del 57% su anno ad aprile a  768,63 miliardi di yuan, a un ritmo più lento rispetto al +92,3% visto a marzo.

USA-CINA – La rappresentante statunitense per il Commercio Katherine Tai ha detto che gli Usa devono ancora fare i conti con “sfide molto consistenti” nelle proprie relazioni commerciali ed economiche con la Cina che pertanto richiedono molta attenzione da parte dell’amministrazione Biden, come detto a Reuters.

MARKET MOVER
Benché la volatilità si sia appiattita nelle ultime ore, rileviamo acquisti significativi su BTP e Bond governativi in generale. Qualche vendita sull’equity per cui rimane sempre attiva la finestra distributiva, vendite sul comparto delle commodity ed infine vendite di euro contro dollaro, acquisti di cny contro euro e contro dollaro.

Il dollaro ritorna ad essere sostenuto dalle prime aperture Fed, ufficiali,  su un avvio del dibattito sul ‘tapering’. Attorno alle 7,40 il cross euro/dollaro è a 1,2192 (in rialzo di 0,02%); il cambio euro/yen è a 133,02 (in calo di 0,04%) mentre il dollaro contro yen scambia a 109,1 ( in calo di 0,04%). Come scriviamo da due settimana il punto centrale del mercato in questa fase rimane concentrato su quota 1,2160 eur usd.  Oggi avremo modo di collaudare nuovamente il punto qualora i dati di cui sopra dovessero confermare le attese.

GREGGIO – Prezzi in calo in un mix di fattori che vedono da un lato l’ottimismo per la stagione estiva in Europa e Usa e dall’altro i timori per la domanda dall’India e per il potenziale aumento della fornitura dall’Iran. Alla stessa ora il future sul Brent quota in calo di 29 cent a 68,58 dollari al barile e il future sul Nymex viaggia in calo di 27 cent a 65,94 dollari.

TREASURIES – Il benchmark decennale sui mercati asiatici rende 1,576%, in rialzo di 0,002 rispetto alla chiusura a 1,574%.

I DATI DI OGGI SUL PERCORSO DELLA RIPRESA

WB ANALYTICS: EUR USD

 

YUAN: LA CINA ALLENTERA’ I CONTROLLI SUL CAMBIO?

La Cina  ha in programma di allentare i controlli sul tasso di cambio dello yuan?

  • Il tema ha investito l’attenzione del mercato dopo che un alto funzionario della banca centrale ha affermato che lo yuan deve essere lasciato fluttuare liberamente al fine di renderlo a tutti gli effetti una valuta internazionale

L’interrogativo si è recentemente aperto a seguito delle dichiarazioni rilasciate in un articolo dal responsabile dell’Istituto di ricerca finanziaria presso la PBOC, Zhou Chengjun,

“la Cina deve rinunciare al controllo del tasso di cambio dello yuan per ottenere l’internazionalizzazione” al pari del dollaro o dell’euro.

La banca centrale cinese non ha intenzione di modificare il suo meccanismo di cambio, ha risposto alla sollecitazione uno dei suoi vice governatori, respingendo la speculazione secondo cui lo yuan potrebbe essere autorizzato a muoversi più liberamente contro altre valute.

 Liu Guoqiang, vice governatore della PBoC,  in una breve dichiarazione pubblicata sul sito web della Banca Popolare Cinese ha risposto sostenendo che l’attuale sistema di “tasso di cambio fluttuante gestito” rappresenta “un accordo istituzionale strutturato per la Cina per il presente e per il prossimo futuro”.

Nella dichiarazione di Liu non si fa menzione diretta dei commenti del capo economista Zhou.
Ciò nonostante il usd cny è scivolato sino a verificare significativi livelli tecnici fissando questa mattina un minimo a 6,3950. La criticità del livello potrebbe imporre una reazione del biglietto verde. abbiamo segnalato nel grafico i due livelli verso cui ile negoziazioni potrebbero reagire nelle prossime ore.

WB ANALYTICS: USD CNY LONG TERM CYCLE

Con molta probabilità le riflessioni dell’economista cinese indicavano una strada, un ulteriore apprezzamento dello yuan, per mitigare gli effetti del rialzo dei prezzi delle materie prime. Oggi i mercati, a seguito degli stimoli monetari quotano diversi squilibri tra i prezzi degli attivi. Per squilibrio intendiamo l’eccessiva velocità con cui i prezzi si sono mossi rispetto alla scala temporale. La velocità di trasmissione degli effetti stimolativi rispetto alle dinamiche di prezzo, ha spinto a nostro giudizio gran parte delle quotazioni, materie prime e titoli azionari, verso un ‘espansione dei loro valori mandando in cortocircuito, nel caso delle commodity, la capacità di assorbimento del loro rialzo sui prezzi input ed output delle aziende.
La debolezza del dollaro ha esacerbato queste dinamiche. Le commodity sono regolate in dollari, tutti i mercati a termine sulle materie prime quotano in dollari. Il rapporto di correlazione tra le une e la divisa americana è negativo, per cui quando le prime si apprezzano il dollaro tende a deprezzarsi e viceversa. La debolezza accusata dal dollaro nell’ultimo anno, ma soprattutto nell’ultimo mese ha stressato ulteriormente queste dinamiche.
Di conseguenza il problema sollevato da Zhou Chengjun, il capo economista dell’Istituto di ricerca della PBoC,  andrebbe rapportato in generale al dollaro.  Non c’è dubbio che la domanda di commodity rigenerata dalla ripresa globale abbia fatto da leva ai prezzi, come non c’è dubbio che l’eccessiva presenza di liquidità nei mercati abbia portato grandi quantità di denaro speculativo sul comparto. Questa continua stimolazione delle banche centrali è all’origine della debolezza del dollaro in particolare. Sull’opportunità di proseguire con queste azioni si sono aperti interrogativi a vari livelli, anche all’interno dei rispettivi consigli direttivi delle banche centrali.
Alcune banche polarizzate all’area del dollaro, Banca Centrale canadese, neozelandese, australiana hanno già avviato o progettato una fase di tapering o di avvicinamento all’aumento dei tassi, mentre si fa sempre più serrato l’interrogativo sulla Fed. I vertici della Riserva Federale, Powell presidente e Clarida vicepresidente, hanno stemperato le attese, mentre altri membri del Consiglio, come ad esempio Bullard, sostengono l’opportunità di avviare il tapering. La questione è di assoluta criticità: da un lato riequilibrerebbe le distorsioni attualmente sempre più cogenti, dall’altro rischierebbe di incrinare la tenuta del bull market azionario.
Noi pensiamo che dopo un lungo periodo di assistenza ai mercati, avviato dopo il crollo del 2008, i tempi siano maturi per avviare un riequilibrio dei multipli.
Da diverse settimane segnaliamo la presenza di una fase di distribuzione dei prezzi di molti titoli azionari e di conseguenza degli indici di borsa americani. Una fase simile si era aperta agli inizi dell’anno sul mercato azionario cinese. Ne avevamo dato evidenza anticipando gli effetti correttivi degli indici relativi già agli inizi dell’anno. L’avvio di una restrizione del credito in Cina ha spinto successivamente il mercato azionario in un bear market che pensiamo sia di breve estensione.
Accanto alla distribuzione avviata al NYSE ed al Nasdaq nelle ultime settimane, si sono aggiunti alcuni segnali correttivi sulle commodity industriali. A metà giugno le due principali banche centrali, BCE e Fed si riuniscono per aggiornare l’Outlook per il secondo semestre 2021 e fissare la guidance e le line guida di politica monetaria. Cosa decideranno i rispettivi board? Sarà l’occasione per preparare i mercati ad una svolta?
C’è molta incertezza. Christine Lagarde continua ad affermare la linea dovish, come pure Powell, ma i loro consigli premono. Da un lato i consiglieri tedeschi premono per il ritiro o la revisione del Pepp, dall’altro quelli americani già nel consiglio di aprile avevano chiesto l’avvio del tapering.
Attendiamo sorprese. I segnali presenti sul mercato privilegiano una linea meno accomodante sul fronte europeo, ancora dovish su quello americano. Le evidenza che si riscontrano sui prezzi dell’eur usd potrebbero risultare fuorvianti. Avremo modo nei prossimi giorni di ritornare sul tema e prepararci all’appuntamento dell’estate. Nel frattempo seguiamo con attenzione il range 1,2270-1,2160: la violazione  potrebbe anticipare qualche segnale. Ci stiamo preparando.
YUAN: LA CINA ALLENTERA’ I CONTROLLI SUL CAMBIO?

WB ANALYTICS: CRB – COMMODITY BUREAU INDEX SECULAR CYCLE

REGISTRATI NELLA NOSTRA WELLCOME ABOARD LIST

Le banche centrali nel dilemma tra l’andamento dei tassi, ripresa e pandemia, rimangono il faro su cui i mercati guardano con osmotica attenzione.

Ieri sera è emerso dalle minute  del Fomc che un certo numero di esponenti della Fed sembra pronto a prendere in considerazione il ‘tapering’ a fronte di una ripresa forte dell’economia.  Ma nel frattempo sono intervenuti dati sul lavoro deludenti ed inflazione elevata che potrebbero aver confermato o modificato la loro visione visione.

Nel pomeriggio il ‘falco’ Isabel Schnabel, membro del Consiglio BCE,  ha sottolineato che la ripresa dell’inflazione è temporanea. Il vice presidente Luis De Guindos osservava sempre ieri che Francoforte interverrà sui mercati obbligazionari se riterrà che l’aumento dei tassi non sia giustificato, salvo che non siano accompagnati da forti segnali di ripresa dell’economia.   Oggi ritorna a parlare in un intervento previsto  nel primo pomeriggio Christine Lagarde , mentre Lane, capo economista BCE prenderà nuovamente la parola  in mattinata.

Nel frattempo ieri sera, alla lettura delle minute della FED, l’eur usd è scivolato verso quota 1,2160 dopo aver sostato per l’intera giornata sopra 1,22, ovvero sui livelli anticipati nel post di ieri in apertura di sessione .

Questa mattina la PBoC  ha mantenuto il tasso di prestito benchmark invariato per il 13esimo mese di fila, in linea con le attese del mercato. Il loan prime rate (Lpr) cinese ad un anno  resta a 3,85%, quello a cinque anni si mantiene a 4,65%.

Oltre alle parole di Christine Lagarde ad attrarre l’attenzione degli operatori saranno i dati rilasciate alle 14.30 sui sussidi di disoccupazione USA di questa settimana e l’indice di produzione della Fed di Philadelphia atteso in flessione da quota 50,2 del mese precedente a 43.

Nel frattempo questa mattina in Germania il dato sui prezzi alla produzione di aprile si è attestato a +0,8% su mese e +5,2% su anno, da +0,9% e +3,7% del mese prima, sostanzialmente in linea con le attese (0,8% e 5,1%).

DATI GIAPPONE – L’export ad aprile ha registrato il maggior incremento dal 2010 con un +38% su anno grazie alla ripresa della domanda globale di auto ed elettronica, alimentando le speranze che la terza economia mondiale possa tornare a crescere; la bilancia commerciale si è attestata a 255,3 miliardi da 662,2 miliardi di marzo, rispetto al consensus pari a 140 miliardi.

A marzo gli ordinativi di macchinari hanno registrato un rialzo del 3,7% su mese e una flessione del 2% su anno da -8,5% e -7,1% del mese prima, contro attese pari rispettivamente a +6,4% e -2,6%. A maggio l’indice manifatturiero a cura di Reuters Tankan si è attestato a 21 da 13 di aprile.

Un altro significativo tema su cui il mercato farà le sue considerazioni verte sulle vendite che ieri hanno colpito indistintamente tutti i listini azionari, accompagnati dal crash delle crypto currency. La distribuzione dei prezzi apertasi proprio a metà del mese di aprile ha scatenato ieri un sell_off sui mercati. Ne avevamo anticipato i segnali nel nostro WB Perspectives di aprile. La possibile violazione di area 2850 per l’indice Eurostoxx 50 e 4000 di Standard & Poor tenderà ad amplificare il segnale con spinte direzionali in grado di riportare i valori verso area 3650 nel breve.

Ieri sera il Nasdaq 100 dopo un’apertura di sessione all’insegna di forti negatività ha reagito da quota 13000, ritracciando il ribasso ma pur mantenendo ancora aperte i segnali di criticità, la cui verifica,  come avevamo scritto in WB Perspectives, proprio di quota 13000 rappresenta un test con significative valenze tecniche. Infine riportiamo l’importanza del collaudo per lo Standard & Poor 500 di area 4000: sotto tale livello sono presenti, secondo i nostri algoritmi, significativi ordini di vendita. Abbiamo stimato che l’eventuale breakout spingerebbe i prezzi nel breve verso area 3750.

I segnali di avversione al rischio potrebbero favorire un ritracciamento dei rendimenti dei bond governativi gradito alle banche centrali.

Le commodity tenderanno ad allinearsi a questo segnale consolidando una correzione del rialzo che al momento stimiamo mediamente nella misura del 10%.

In un recente post avevamo ribadito per il Brent il target in area 70 usd/bar. La verifica del livello tenderà ora ad aprire una correzione per la quale non escludiamo ritorni dei valori verso area 60/55 usd/bar.

Nel nuovo aggiornamento di WB Perspectives riporteremo i dettagli sulla correzione di tutte le commodity industriali a partire dai metalli.

 

RISKOO FX RISK MANAGEMENT MODEL

BANCHE CENTRALI, TASSI, RIPRESA E PANDEMIA

WB ANALYTICS: EUR USD 1,2170 19,05,21

 

EARNINGS GROWTH EUROPE

EARNINGS GROWTH EUROPE

Gli Earnings Growth estimated per lo Stoxx 600 sconta ad oggi una contrazione degli utili per il I°Q 2020 del 36% da inizio anno. Il fatturato al primo trimestre flette del 3,7%.  Le misure di restrizioni entrano in vigore in Europa a marzo. Pertanto è logico pensare che la contrazione del fatturato sia imputabile all’ultimo mese del trimestre esaminato.

In queste settimane i mercati azionari hanno influenzato non poco le altre asset class. Nell’ambito delle interrelazioni che ognuna di queste intrattiene all’interno dell’universo mondo dei mercati l’equity rappresenta con buona probabilità, secondo i nostri studi, l’indicatore guida che attraverso la dinamica Risk_On / Risk_Off influenza con un rapporto causa effetto tutti i segmenti di mercato. E’ un pò come assistere ad una tappa del giro d’Italia. C’è sempre una pattuglia di ciclisti che tende a trainare il gruppo.

Nell’elasticità di queste interrelazioni abbiamo visto il crash dei mercati azionari, il loro recupero ancorché parziale, e come noi pensiamo e scriviamo sin dagli inizi della crisi Covid-19 il loro ritorno al ribasso. C’è un intervista televisiva rilasciata a Giuseppe di Vittorio il 9 aprile  che riporta fedelmente la nostra view di mercato con la conferma di quanto abbiamo sempre sostenuto.

Lo scorso lunedì abbiamo assistito ad un rialzo miracoloso che, complice la notizia di un imminente vaccino rilasciata proprio prima che gli indici infrangessero al ribasso le soglie critiche, non ha fatto altro che perpetuare la consueta azione distributiva prima di togliere il probabile sostegno agli acquisti.

PMI % CONSUMER CONFIDENCE

al rialzo di lunedì abbiamo pubblicato un post in cui abbiamo messo in evidenza il rapporto tra consumi e Standard & Poor 500. Il perché è presto detto:  l’economia USA si regge prevalentemente sui consumi, buona parte di quella mondiale sulle esportazioni verso gli USA. Un malessere accusato dai consumatori americani può scatenare una pandemia seria sugli altri mercati export oriented. Nulla di male. Anzi per l’Italia questo legame rappresenta un cordone ombelicale a cui attingere le uniche speranze di crescita. La maggior parte delle aziende che  internazionalizzano pongono il mercato statunitense al primo posto dei propri interessi. In questo modo si creano legami per cui oggetti metafisici come la geopolitica, assumono ruolo e consistenza.

Purtroppo in questa fase i consumatori americani hanno timori verso il futuro prossimo.  Questa mattina abbiamo inviato un report sulla fiducia delle imprese raccolta nel sondaggio PMI di maggio. La loro speranza è fortemente correlata al ritorno degli ordinativi. Una parte di questi dipende dal sentiment del consumatore USA. Direttamente e non, attraverso le filiere,  esso esprime la propria forza economica.

Con il crollo dell’occupazione negli USA a livelli record nella storia contemporanea, non possiamo aspettarci a breve la ripresa dei consumi. Le catene di distribuzione, fatta eccezione per quelle digitali, sono comunque in crisi.

WORLD CONSUMER CONFIDENCE

WORLD CONSUMER CONFIDENCE

EARNIG GROWTH VS. MARKET CYCLE

Le vendite che sono ritornate sugli indici azionari nella giornata di ieri rischiano quindi di spingere le quotazioni degli indici verso i minimi toccati la scorsa settimana. Se la Fed o qualche altro soggetto non saprà fornire una buona notizia al nuovo test di area 280/2750 – S&P 500, 326/323 – Stoxx 600, dovremmo rassegnarci ad assistere ad una altro spiacevole episodio di ribassi.

In questa fase il nostro algoritmo ADVANCE CYCLE ha raggiunto il suo picco di espansione massima, mentre l’algoritmo su cui basiamo lo sviluppo tendenziale del ciclo, TREND CYCLE ,  posizionato nella parte intermedia del grafico, ha continuato a mantenere un segnale di tendenza negativo.

La buona notizia è che il Covid 19 perderà i suoi effetti distorsivi. La flessibilità del sistema America tornerà a riassorbire la forza lavoro non occupata più velocemente di quanto non lo farà l’Europa. La Fed piaccia o no continuerà a fornire la liquidità ai mercati. Ritorneranno le opportunità.

EARNINGS GROWTH EUROPE

WB ANALYTICS: STOXX 600

La reazione al rialzo del SP 500 e delle borse azionarie nella giornata di lunedì ci lascia piuttosto perplessi.

La Grande crisi finanziaria del 2008 ha visto il più grande intervento di sempre delle principali banche centrali, con la Fed, la BCE e la BoJ che hanno ampliato il loro portafoglio di attività di $ 3 trilioni di dollari. Da allora il bilancio consolidato è aumentato di ulteriori 9 triliuoni di dollari. L’attuale crisi COVID-19 ha innescato un ulteriore aumento di circa $ 5 trilioni.  E’ più che probabile che  è l’ammontare raggiunto non si esaurisca agli attuali valori accumulati. Le attività delle principali banche centrali probabilmente supereranno presto $ 20 trilioni in totale. La politica monetaria non convenzionale è qui per restare. Gli stimoli di nuova generazione hanno sostituito la risposta convenzionale alla crisi. La leva sui tassi non funziona più da quando gli stessi hanno raggiunto quello che noi chiamiamo il Ground Zero Experiment.

central bank balance sheet

BILANCIO DELLE BANCHE CENTRALI

 

Gli interventi hanno modificato le dinamiche della price discovery action sul SP 500 e sui mercati. A guidare gli investitori non sono i fondamentali di una compagnia, bensì le azioni stimolative delle banche centrali.

 

C’è un indicatore che seguiamo da sempre con estrema attenzione per comprendere l’andamento del mercato azionario USA: il rapporto tra consumatori ed SP 500.

 

CONSUMER CONFIDENCE VS. SP 500

CONSUMER CONFIDENCE VS. SP 500

La correlazione tra le due serie storiche è estremamente elevata. Tuttavia nell’ultimo periodo gli interventi della Fed hanno evitato che il deterioramento della fiducia dei consumatori USA producesse una reazione a catena sul mercato azionario.

La scorsa settimana abbiamo avuto un primo segnale di convergenza stroncato lo scorso lunedì 18 proprio nel momento in cui l’indice stava per violare l’area che abbiamo segnalato come possibile trigger d’innesco di un ulteriore finestra di vendite sull’azionario. La notizia sull’imminente disponibilità di un vaccino ha prodotto la reazione dei mercati  azionari.  Ci sembra un chiaro pretesto per eludere il rischio che stava accumulando. Soprattutto la coincidenza dell’annuncio ha contribuito a dare maggior spessore al ruolo che la soglia tecnica ha assunto nel quadro generale del funzionamento del mercato.

Le vendite di questa mattina confermano i nostri timori.

 

avversione al rischio

I segnali di avversione al rischio stanno ritornando a flirtare con i mercati. Lo scenario previsto sin dagli inizi della crisi OUTBREAK (24 feb) e  WB PERSPECTIVES BREVE STORIA DEL PROSSIMO BEAR MARKET rimangono di grande attualità sia per le stime effettuate sulla prima ondata di vendite sui mercati azionari, sia per i livelli indicati sin dall’inizio sui limiti del recupero. Già recupero e non rialzo. La sottile differenza corre tra la tenuta di una condizione generale di rischio e apertura di una nuova fase impulsiva di ripresa.

Del resto nelle ultime giornate è notevolmente aumentata la domanda sulla tenuta dei listini azionari ed in particolare di alcuni singoli titoli nonostante la drammaticità dei dati che stiamo leggendo e che in prospettiva rimarranno critici. Oggi avremo i dati relativi alla produzione industriale dell’Eurozona. Le attese riportano una caduta del 12,1%.

In Italia la produzione industriale è scesa del 28,4% a marzo dopo il – 10 di febbraio. L’Istat riferisce che la misura rettificata ai giorno lavorativi è scesa del 29,3% a / a (-2,3% a / a a febbraio). In entrambi i casi, sono i declini più ripidi da quando è iniziata l’attuale serie produttiva nel 1990. In un solo mese, la produzione industriale è diminuita più che durante l’intera crisi del 2008/2009.

Analizzando la suddivisione per settore, notiamo che i più colpiti sono stati i mezzi di trasporto e i prodotti tessili e in pelle, tutti contratti di oltre il 50% a/a; non sorprende che solo il settore alimentare, meno colpito dal blocco, sia stato in grado di limitare il danno, contraendo “solo” il 6,5% a a.

Prepariamoci per dati ancora negativi

Con il lockdown per l’intero mese di aprile, i dati sulla produzione  saranno probabilmente peggiori. In assenza di riscontri provenienti dalla fiducia delle imprese, non pubblicati in aprile dall’Istat a causa di problemi di raccolta dei dati, il calo del PMI manifatturiero a 31,1 in aprile (dai 40,3 di marzo) ha già fornito prove qualitative inequivocabili di un ulteriore deterioramento.

Sospettiamo che il recupero non prenderà una forma a V, dimostrandosi invece solo graduale. Da un lato, le misure messe in atto dal governo italiano per sostenere le imprese e le famiglie non hanno finora filtrato nel tessuto economico dell’economia, vista la drammatica carenza di liquidità per molte imprese. Ciò è chiaramente accentuato dalla sovra rappresentazione strutturale delle PMI di piccole dimensioni, intrinsecamente finanziariamente più vulnerabile rispetto a quelle con dimensioni più grandi. In queste condizioni l’attesa per una regressione del Pil pari a poco meno del 10% rappresenta il consenso medio di mercato.

Ma i segnali critici risultano diffusi a livello globale. La caduta degli indici di fiducia delle imprese è in molti casi scesa al di sotto dei livelli registrati nel periodo 2008/9.  Il loro pessimismo apre interrogativi sugli utili delle imprese, sulla grado di resilienza su scala globale, con un maggiore accento verso l’economia occidentale.

Quindi si torna a verificare la tenuta dei mercati e gli eventuali segnali che potrebbero riaprire le condizioni di Risk Aversion.

Nell’ordine di gerarchia riteniamo che lo Standard & Poor 500 costituisca l’indicatore guida. Le due aree 2840 & 2730 costituiranno nelle prossime ore il terreno di scontro/confronto tra le mani forti che cercheranno per diverse ragioni di contrastare le vendite e quelle diffuse tra investitori professionali e non nel prendere atto che le condizioni non sono ancora mature per andare oltre l’attuale recupero.

Il breakout riporta condizioni di rischio

La violazione dl range segnalato riattiva le tattiche di avversione al rischio premiando bond governativi lunghi, monete rifugio, l’oro qualora eviti anch’esso di cedere quota 1680/70 usd/oz.

In Europa guarderemo con attenzione i riflessivi sugli indici azionari core: Dax ed Eurosotxx. Il primo presenta una fascia di protezione tra 10470 & 10250. Il secondo espone già al breakout di area 2800 precari segnali di stabilità.

Per l’Italia dovremo guardare con attenzione ciò che accadrà ai rendimenti sul BTP.  Purtroppo i segnali di avversione al rischio generale tendono a riflettere negativamente sul 10 anni Italia. Auspichiamo, ai fini di una tenuta e la ripresa di un parziale ribasso, che i rendimenti rimangano sotto quota 200 basis Point. Ciò consentirebbe agli stessi di rintracciare e con l’aiuto di mani forti scendere sotto area 1,80 dove collochiamo il trigger per l’avvio di un recupero del secondario sul MTS.

Il mercato dei cambi ed il rischio sistemico

Nel richiamare l’attenzione sugli strumenti che meglio replicano alle condizioni di avversione al rischio non possono mancare le monete. Lo yen, il franco svizzero ed il dollaro americano sono attesi in apprezzamento per effetto dei flussi che migrano dai Risky Asset verso le aree Safe Heaven. 

L?eur usd quota un livello di attrazione a 1,0770, mentre l’eur chf continua a flirtare con i minimi a quota 1,05. Il rapporto usd jpy dopo l’ennesimo sostegno offerto dalla BoJ tornerà a flettere. In questa occasione il punto da violare si abbassa a 104,60.