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WILLKOMMEN DEUTSCHLAND

WILLKOMMEN GERMANIA

WILLKOMMEN GERMANIA
Le elezioni in Germania concludono la lunga stagione elettorale. I mercati potrebbero aprire nuovi capitoli operativi iniziando dall’Italia

Si conclude con le elezioni in Germania la lunga stagione elettorale iniziata alla fine dello scorso 2016 con le presidenziali americane . Tra tutti gli eventi quest’ultimo appare il più scontato, per cui poco attraente dal punto di vista mediatico. In realtà la conferma di Angela Merkel  consente alla Germania di ritornare ad occuparsi di Europa  fornendo ai mercati di nuovi temi operativi.  Il quadro geopolitico e la governance europea saranno al centro dell’agenda su cui il Cancelliere formerà il nuovo governo.

L’Unione  Europea supera in tal modo i profondi dissensi presenti nell’opinione pubblica verso la moneta  e le politiche economiche  che hanno determinato i profondi squilibri presenti ovunque.

Tocca alla Germania, vero leader dell’Unione, a decidere se, quando e come, affrontare il problema. Noi pensiamo che nella prossima legislatura sarà inevitabile farlo se non altro perché i rapporti di debito continuano ad aumentare nelle aree periferiche, diminuire in quelle core. L’Italia, come sappiamo, al netto del dato sulla crescita rappresenta il paziente sempre in prognosi riservata. Quest’estate  lo stock di debito ha raggiunto la soglia dei 2300 miliardi di euro. Siamo oltre il 130%.

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EURO: TENSIONI SUL MERCATO DEI CAMBI

EURO: TENSIONI SUL MERCATO DEI CAMBI

Siamo ai vertici del grande range che ha dominato l’andamento del cambio negli ultimi due anni. La progressione dei prezzi appare in distonia con i fondamentali, e la domanda centrale si fa sempre più insistente: Quanto vale un euro sul dollaro?

Nell’Eurozona i segni di ripresa ci sono, ma è ancora una ripresa debole, particolarmente debole in paesi come l’Italia. Questo mette in luce la fondamentale debolezza istituzionale della costruzione della moneta unica che non viene meno solo perché la congiuntura va un po’ meglio.

Anzi, il rafforzamento dell’euro sulle principali monete rischia di acuire squilibri. La crescita che l’aggiornamento al ‘World Economic Outlook‘ diffuso dal Fondo Monetario Internazionale offre sul quadro previsivo, offre maggior ottimismo per la zona euro.

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EXPORT MADE IN ITALY

EXPORT MADE IN ITALY
Nel 2020 l’export made in Italy contribuirà a formare un terzo del PIL.

Export: il Rapporto ICE 2016-2017 scrive che nel 2016 l’Italia si è situata al 9° posto tra gli esportatori mondiali, al 6° posto della graduatoria dei saldi attivi commerciali, oggi Sace Simest pubblicano un rapporto in cui si rileva una crescita dell’export ancor più sorprendente, soprattutto se proiettata nei prossimi anni: nel 2020 si stima che le esportazioni contribuiranno a formare un terzo del PIL.

E’ indubbio che la grande flessibilità delle aziende italiane ha consentito di coglier le opportunità offerte dalla svalutazione dell’euro nei mercati a partire dal 2014. Lo abbiamo scritto in molte occasioni parlando della competitività e della straordinaria forza del made in Italy. Analizzando i dati si evince un trend di progressivo miglioramento verso i grandi mercati del Nord America, Stati Uniti in primis, figurano positivamente tutti i mercati anglosassoni. In Europa il business del made in Italy cresce verso l’Inghilterra, mentre nell’Eurozona soltanto la Germania espone dati di crescita. E’ un segnale molto importante. La condivisione del cambio attenua il rapporto di competitività delle nostre imprese nel perimetro della moneta unica, annullando o quasi la capacità di imprimere crescita nell’area che ormai potremo ritenere domestica. La vera partita per la crescita delle aziende italiane, del loro business e quindi in ultima analisi del Pil si gioca sui mercati extraeuropei. Tutti gli studi più recenti, a partire dal documento num. 29 pubblicato da Confindustria, rilevano che la variazione acquisita nell’anno in corso, pari a +2,8%, risulta da un robusto incremento delle vendite extraUE (+4,5%) e da una dinamica meno forte di quelle intra-UE (+1,4%), specie all’interno dell’Area euro (+0,4%).

Due sono i fattori che rallentano la crescita all’interno dell’Eurozona: la scarsa competitività del nostro manifatturiero unito alla debolezza dei consumi. Sulla competitività è noto che l’Italia registra una perdita che nei confronti del benchmark tedesco è prossima se non oltre il 20%. Rimane quindi significativa la via dell’internazionalizzazione del business oltre l’area euro.

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INFLAZIONE ATTESA, DESIDERATA, REALE.

INFLAZIONE:I MERCATI SONO TROPPO OTTIMISTICI?
Il focus ritorna sulle banche centrali la cui divulgazione non appare sempre coerente , in ostaggio dei mercati sono vittime della loro incertezza sul futuro*

Siamo tutti fortemente impegnati a spiegare il presente per interpretare il futuro. Per fare questo analizziamo la storia, causa ed effetto. In quanto essere umani, siamo pesantemente indotti dalla società a creare una sorta di parallelo approssimativo tra causa ed effetto. Siamo abituati a pensare che ciò che entra in una qualunque transazione, rapporto o sistema, debba essere messo direttamente in relazione, per intensità e dimensioni, a ciò che ne risulta.

Viviamo in un ambiente di esperimenti finanziari con l’intento di stimolare effetti economici. Le banche centrali sono fortemente impegnate a scongiurare la prosecuzione di questo lungo ciclo di stagnazione di cui non si vedono ancor oggi i confini. Soprattutto da ormai dieci anni stanno esorcizzando il rischio che si ripeta la Grande Depressione degli anni trenta.

Tra gli effetti economici fortemente perseguiti rientra l’inflation targeting, linea di politica monetaria inserita nel panel di misure adottate dalle banche centrali sin dalla fine degli anni settanta. Mentre tra il ‘70 ed il 2000 l’obbiettivo era quello di produrre una grande moderazione della spinta inflattiva a beneficio della crescita economica, dal 2008 l’inflation targeting persegue il desiderio di evitare la deflazione, sempre a beneficio della crescita. Questa volta l’impegno profuso mira a promuovere la crescita dei prezzi; il 2% era e rimane il parametro a cui le linee di policy fanno riferimento.

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IT FORUM 2017

IT FORUM 2017

All’IT Forum faremo il punto a 10 anni anni dal picco del precedente ciclo finanziario su come i mercati stanno affrontando nuove potenziali situazioni di stress. Nei giorni bui del fallimento della banca Lehman Brothers era inimmaginabile pensare che di lì a poco sarebbe iniziato uno dei più longevi rialzi azionari della storia centenaria di Wall Street. Eppure è accaduto, il bull market dei maggiori indici americani potrebbe addirittura festeggiare la decima candelina, stracciando diversi record precedenti. Ma può davvero continuare? Vi sono ancora le condizioni macroeconomiche per un ulteriore allungo? E le valutazioni – i cosiddetti multipli – possono ancora giustificare una crescita?

Al di qua dell’Atlantico, praticamente solo il tedesco Dax, fra i maggiori indici europei, ha conosciuto una crescita simile e proprio in questi giorni veleggia su nuovi massimi storici. Adesso, mentre l’Europa dà i primi segnali di risveglio da una lunga crisi, soprattutto fra i paesi periferici, potrà mai realizzarsi un decoupling rispetto agli Usa?

Quali segnali intanto arrivano dalle commodity, dai metalli preziosi e dai paesi Emergenti? Per rispondere a queste e ad altre domande domande, sul palco accanto a Claudio Kaufmann, saranno presenti alcuni analisti ed esperti finanziari, collaboratori di ITF News:

  1. Wlademir Biasia – consulente WB Advisors
  2. Gianvito D’Angelo – trader e coach
  3. Gaetano Evangelista – Ad Age italia
  4. Maurizio Mazziero – fondatore Mazziero Research
  5. Claudia Segre – Presidente Global Thinking Foundation

Appuntamento alle ore 16.00, giovedì 18 maggio, presso la Sala della Marina. Siete tutti invitati.

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