avversione al rischio

I segnali di avversione al rischio stanno ritornando a flirtare con i mercati. Lo scenario previsto sin dagli inizi della crisi OUTBREAK (24 feb) e  WB PERSPECTIVES BREVE STORIA DEL PROSSIMO BEAR MARKET rimangono di grande attualità sia per le stime effettuate sulla prima ondata di vendite sui mercati azionari, sia per i livelli indicati sin dall’inizio sui limiti del recupero. Già recupero e non rialzo. La sottile differenza corre tra la tenuta di una condizione generale di rischio e apertura di una nuova fase impulsiva di ripresa.

Del resto nelle ultime giornate è notevolmente aumentata la domanda sulla tenuta dei listini azionari ed in particolare di alcuni singoli titoli nonostante la drammaticità dei dati che stiamo leggendo e che in prospettiva rimarranno critici. Oggi avremo i dati relativi alla produzione industriale dell’Eurozona. Le attese riportano una caduta del 12,1%.

In Italia la produzione industriale è scesa del 28,4% a marzo dopo il – 10 di febbraio. L’Istat riferisce che la misura rettificata ai giorno lavorativi è scesa del 29,3% a / a (-2,3% a / a a febbraio). In entrambi i casi, sono i declini più ripidi da quando è iniziata l’attuale serie produttiva nel 1990. In un solo mese, la produzione industriale è diminuita più che durante l’intera crisi del 2008/2009.

Analizzando la suddivisione per settore, notiamo che i più colpiti sono stati i mezzi di trasporto e i prodotti tessili e in pelle, tutti contratti di oltre il 50% a/a; non sorprende che solo il settore alimentare, meno colpito dal blocco, sia stato in grado di limitare il danno, contraendo “solo” il 6,5% a a.

Prepariamoci per dati ancora negativi

Con il lockdown per l’intero mese di aprile, i dati sulla produzione  saranno probabilmente peggiori. In assenza di riscontri provenienti dalla fiducia delle imprese, non pubblicati in aprile dall’Istat a causa di problemi di raccolta dei dati, il calo del PMI manifatturiero a 31,1 in aprile (dai 40,3 di marzo) ha già fornito prove qualitative inequivocabili di un ulteriore deterioramento.

Sospettiamo che il recupero non prenderà una forma a V, dimostrandosi invece solo graduale. Da un lato, le misure messe in atto dal governo italiano per sostenere le imprese e le famiglie non hanno finora filtrato nel tessuto economico dell’economia, vista la drammatica carenza di liquidità per molte imprese. Ciò è chiaramente accentuato dalla sovra rappresentazione strutturale delle PMI di piccole dimensioni, intrinsecamente finanziariamente più vulnerabile rispetto a quelle con dimensioni più grandi. In queste condizioni l’attesa per una regressione del Pil pari a poco meno del 10% rappresenta il consenso medio di mercato.

Ma i segnali critici risultano diffusi a livello globale. La caduta degli indici di fiducia delle imprese è in molti casi scesa al di sotto dei livelli registrati nel periodo 2008/9.  Il loro pessimismo apre interrogativi sugli utili delle imprese, sulla grado di resilienza su scala globale, con un maggiore accento verso l’economia occidentale.

Quindi si torna a verificare la tenuta dei mercati e gli eventuali segnali che potrebbero riaprire le condizioni di Risk Aversion.

Nell’ordine di gerarchia riteniamo che lo Standard & Poor 500 costituisca l’indicatore guida. Le due aree 2840 & 2730 costituiranno nelle prossime ore il terreno di scontro/confronto tra le mani forti che cercheranno per diverse ragioni di contrastare le vendite e quelle diffuse tra investitori professionali e non nel prendere atto che le condizioni non sono ancora mature per andare oltre l’attuale recupero.

Il breakout riporta condizioni di rischio

La violazione dl range segnalato riattiva le tattiche di avversione al rischio premiando bond governativi lunghi, monete rifugio, l’oro qualora eviti anch’esso di cedere quota 1680/70 usd/oz.

In Europa guarderemo con attenzione i riflessivi sugli indici azionari core: Dax ed Eurosotxx. Il primo presenta una fascia di protezione tra 10470 & 10250. Il secondo espone già al breakout di area 2800 precari segnali di stabilità.

Per l’Italia dovremo guardare con attenzione ciò che accadrà ai rendimenti sul BTP.  Purtroppo i segnali di avversione al rischio generale tendono a riflettere negativamente sul 10 anni Italia. Auspichiamo, ai fini di una tenuta e la ripresa di un parziale ribasso, che i rendimenti rimangano sotto quota 200 basis Point. Ciò consentirebbe agli stessi di rintracciare e con l’aiuto di mani forti scendere sotto area 1,80 dove collochiamo il trigger per l’avvio di un recupero del secondario sul MTS.

Il mercato dei cambi ed il rischio sistemico

Nel richiamare l’attenzione sugli strumenti che meglio replicano alle condizioni di avversione al rischio non possono mancare le monete. Lo yen, il franco svizzero ed il dollaro americano sono attesi in apprezzamento per effetto dei flussi che migrano dai Risky Asset verso le aree Safe Heaven. 

L?eur usd quota un livello di attrazione a 1,0770, mentre l’eur chf continua a flirtare con i minimi a quota 1,05. Il rapporto usd jpy dopo l’ennesimo sostegno offerto dalla BoJ tornerà a flettere. In questa occasione il punto da violare si abbassa a 104,60.

Si apre la prima settimana operativa di maggio, PREPARATEVI PER UNA SERIE DI DATI DELUDENTI. Il calendario economico  vede la stagione degli utili degli Stati Uniti in pieno svolgimento con oltre 1.300 aziende che riportano ile loro trimestrali, inoltre ci sono anche importanti rilasci di dati sul mercato del lavoro e PMI in tutto il mondo e negli Stati Uniti, alcuni aggiornamenti del PIL asiatico e riunioni della banca centrale nel Regno Unito e in Brasile.

I sondaggi PMI di aprile, riguardanti la produzione e i servizi, sono pubblicati in tutto il mondo sulla scia di dati PMI flash che hanno mostrato tassi di crollo economico in aumento. I numeri dettagliati delle PMI del settore registreranno anche l’entità dell’impatto per i diversi settori.

Con le misure adottate per contenere l’epidemia di COVID-19 che si è intensificata in molti paesi durante il mese di aprile, in particolare negli Stati Uniti ed in Europa, l’impatto economico sembra essere stato proporzionalmente maggiore. I dati sulla produzione manifatturiera per la Cina, già pubblicati fino ad aprile, hanno nel frattempo mostrato solo una ripresa molto modesta, subendo una nuova accelerazione del tasso di declino delle esportazioni, suggerendo fortemente che la ripresa rischia di svanire.

Finora i settori dei servizi hanno subito le conseguenze maggiore dal distanziamento sociale. Seguendo a rotazioni le rimossioni effettuate i mercati analizzeranno i dat iniziali e gli effetti a partire dalla Cina. Gli investitori  guarderanno quindi ai dati PMI del settore dei servizi cinesi per indicazioni sull’entità dei potenziali rimbalzi. Gli indici PMI  forniranno quindi gli indizi su come le economie si sono comportate all’inizio del secondo trimestre.

I numeri del PIL del primo trimestre aiuteranno inoltre a valutare gli impatti di COVID-19 su Hong Kong, Indonesia e Filippine.

In settimana le decisioni della Banca Centrale  del Brasile sembrano destinate  ad aggiornare il ivello dei tassi verso nuovi minimi record, poiché il paese combatte una crisi economica che ha portato i suoi cambi a raggiungere il minimo storico. Gli analisti saranno anche ansiosi di vedere la reazione  della Bank of England alle notizie sull’economia del Regno Unito in contrazione  ad un ritmo senza precedenti ad aprile.

La settimana si conclude con il rapporto sull’occupazione degli Stati Uniti. Si prevede che i libri paga non agricoli siano fortemente diminuiti e il presidente della Fed Powell ha avvertito che il tasso di disoccupazione potrebbe salire a doppia cifra.  Il PIL degli Stati Uniti è già diminuito del 4,8% su base annua nel primo trimestre e il nostro tracker del PIL indica un calo del 37% nel secondo trimestre. Preparatevi per una serie di  dati inediti.

FOREX

Questa mattina abbiamo osservato il  dollaro ben intonato, nei confronti sia dello yen sia soprattutto dell’euro. Deboli i listini asiatici, che soffrono delle nuove tensioni politiche tra Washington e Pechino, mentre la pausa per festività della piazza cinese e giapponese riduce notevolmente il volume degli scambi. Poco prima delle 8 euro/dollaro 1,0925/29 da 1,0983 venerdì sera in chiusura negli Usa, dollaro/yen 106,76/77 da 106,93 ed euro/yen 116,66/70 da 117,39.

Giovedì il mercato è rimasto deluso dalle misure comunicate dalla BCE. Ha quindi coperto posizione corte di euro sul dollaro. Il rientro del cambio si colloca ancora una volta  su ribassi che siano in grado di spingere nuovamente i corsi sotto area 1,0880. Ci aspettiamo la conferma di un ritorno del clima di avversione al rischio. Il dollaro quindi dovrebbe recuperare momentum.

COMMODITY

Si muovono con il segno decisamente negativo i derivati sul greggio, penalizzati dai dubbi sulle prospettive della domanda oltre che dalle nuove tensioni tra Usa e Cina. Poco prima delle 8 il futures Brent per consegna giugno arretra di 43 centesimi (1,63%) a 25,96 dollari il barile, mentre il contratto Nymex giugno scivola di 1,41 dollari (7,13%) a 18,38 dollari.

I metalli rimangono deboli ed allneati ad un trend ancora debole/riflessivo. Il rame potrebbe aver esaurito la spinta reattiva. Temiamo che durante le prime settimane del mese  possa verificarsi  una flessione del 5%.

Tra i coloniali il contratto future sul Caffè C conferma l’Outlook II°Q Riskoo. I prezzi stanno scendendo verso la bse della banda di negoziazioni di medio termine che quota una demand line in area 102.

RENDIMENTI BOND GOVERNATIVI

Governativi Usa in denaro sul finale della seduta asiatica, con il decennale di riferimento che avanza di 7/32 al rendimento di 0,618%.  IL PUNTO DI MAGGIOR ATTENZIONE QUESTA SETTIMANA TRANSITA A 0,5%.

Il 10 anni Germania tende a puntare verso area -o,7%. Dovremmo assisstere ad un raffreddamento dell’Euribor 3 mth dopo la forte reazione delle precedenti settimane.

STOCK INDEX

Come atteso le borse tenderanno ad aprire la fase di collaudo della tenuta dell’azione reattiva dai minimi di marzo. I livelli già segnalati la scorsa settimana entreranno nella verifica di mercato a partire da quota 2730 di S&P 500. Anche in questo caso siamo preoccupati per il  momentum.

DATI MACROECONOMICI

ITALIA

Pmi manifattura aprile (9,45) – attesa 30.

Ministero Trasporti, immatricolazioni auto aprile (18,00).

Tesoro, fabbisogno statale aprile.

Istat-Iss, presentazione rapporto “Mortalità in Italia”.

 

FRANCIA

Pmi manifattura finale aprile (9,50) – attesa 31,5.

 

GERMANIA

Pmi manifattura finale aprile (9,55) – attesa 34,4.

 

GRECIA

Pmi manifattura aprile (10,00).

 

SPAGNA

Pmi manifattura aprile (9,15) – attesa 35.

 

ZONA EURO

Pmi manifattura finale aprile (10,00) – attesa 33,6.

Indice Sentix fiducia investitori maggio (10,30).

 

USA

Indice Ism New York aprile (15,45).

Revisione beni durevoli marzo (16,00).

Ordini industria marzo (16,00) – attesa -9,5% mese

Il 20/20 riceve in eredità il ritorno in grande stile della monetizzazione del debito operato dalle banche centrali. La Federal Reserve, la BCE e la PBoC si sono ritrovate a riaprire in programmi di stimolo monetario per ragioni diverse, ma con un unico denominatore: evitare che i mercati monetari prosciughino la liquidità. L’azione di primo piano spetta alla Riserva Federale con immissioni prossime a 500 miliardi di dollari. La Banca Centrale cinese taglia i requisiti della riserva obbligatoria di 50punti base liberando l’equivalente di 115 miliardi di dollari.

La Bce riapre come noto il programma QE con acquisti mensili al momento programmati a 20 miliardi di euro. L’azione della Fed è stata prevalentemente dettata dall’esigenza di raffreddare le forti tensioni che si erano generate sul mercato monetario USA. Le stesse motivazioni hanno guidato la Cina. In generale i rendimenti sui governativi hanno riassorbito parte della flessione registrata per buona parte del 2019 (min settembre). Il 10 anni US, dopo un’apertura a 2,70%, era sceso sino a quota 1,40% per chiudere il 2019 a 1,90%. Al recupero dei rendimenti americani si sono allineati  la gran parte dei tassi governativi, europei compresi.  Per quanto abbiamo osservato in questi ultimi anni pensiamo che le banche centrali desiderino mantenere i tratti lunghi della curva ancora in una condizione riflessiva. Riteniamo pertanto che la recente risalita sarà circoscritta a breve.

Nel nostro scenario di riferimento per il 2020 abbiamo riconfermato i target di tendenza già stimati  lo scorso anno. Con gli interventi di cui sopra le banche centrali dimostrano di non voler dissipare tutto il lavoro di sostegno costruito a partire dal 2009 con l’immissione di ben oltre 12 trilioni di dollari producendo un collaterale di 17 trilioni di dollari di bond nel mondo scambiati con rendimenti negativi.

Su tutti i valori coperti dalla nostra ricerca suggeriamo di fissare come limite allo scenario riflessivo atteso quota 2,10/15% per il 10 anni US. Tale valore costituisce, alla partenza del 2020, lo sbarramento di confine tra il ciclo negativo dei tassi, rispetto ad un reversal della tendenza dominante. Su tale valore ovviamente convergono segnali che possono alterare gli equilibri su tutti i segmenti di mercato contribuendo ad aumentarne la volatilità intrinseca.

 

ITALIA – Il 10 anni BTP ha recuperato parziale terreno dopo la discesa a 0,80%. Nonostante le difficoltà politiche e la difficile congiuntura che espone il debito pubblico a valutazioni sulla sua sostenibilità, riteniamo che i rendimenti siano destinati a scendere nuovamente verso i precedenti supporti e fissare nuovi minimi in corso d’anno. Ciò significa che ci attendiamo un ulteriore manovra di restringimento dello spread sotto area 130. Il dato relativo all’ammontare dei governativi italiani, nel portafoglio del settore bancario con sede sul territorio nazionale, riporta una detenzione pari a 405,471 miliardi (mese d ottobre) su uno stock di debito prossimo a 2450 miliardi di euro.

Per il 2020 ci aspettiamo al di là delle vicende di natura politica un ulteriore movimento di convergenza dei rendimenti italiani rispetto a quelli benchmark delle emissioni tedesche. Confermiamo quindi l’obbiettivo già indicato lo scorso anno a 0,50% per il10 anni ed un target per lo spread a 70 punti base.

Gli attivi obbligazionari, governativi e corporate, beneficeranno della presenza delle banche centrali. Potenziali fonti di rischio possono essere ricondotte, sotto il profilo intermarket, ad un rialzo dei prezzi del greggio oltre i 70 usd barile (tensioni MO).

Abbiamo fissato come livello di warning generale sull’andamento delle quotazioni dei bond il superamento dei rendimenti sul 10 anni USA del 2,10/15%.

Per evitare i rischi dovuti al forte indebitamento raggiunto dal settore governativo e da quello corporate, pensiamo che le banche centrali continueranno a promuovere nuove azioni di stimolo monetario con l’intento ultimo di mantenere bassi i livelli dei tassi. La loro azione risulterà meno efficace verso il segmento corporate nel caso in cui dovesse aprirsi una fase recessiva negli USA (al momento non attesa dal nostro modello). L’attesa per un ridimensionamento degli earnings potrebbe rendere più vulnerabile la percezione sulla sostenibilità del debito corporate.

 

2020 OUTLOOK RENDIMENTI

2020 OUTLOOK BOND YIELD

 

 

PORTAFOGLI IN BOND?
Può un battito d’ali di farfalla a New York scatenare un uragano a Francoforte?

WB ANALYTICS: USA 10 Y YIELD TO MATURITY


Con gli inizi del 2018 il tratto lungo della curva dei rendimenti  ha subito in generale l’atteso rialzo. Il 10 anni USA ha alzato il range di oscillazione da 2-2.60% nel 2017 a 2.60-3.3% nel 2008. Lo shift , piuttosto repentino, ha trovato i mercati impreparati. Benchè l’aspettativa fosse condivisa, il timing si è rivelato più veloce delle attese.  Questa accelerazione verso quella che in molti definiscono normalità, ha obbligato gli asset managers ad un fine tuning dei portafogli ponderando sui multipli di mercato le valorizzazioni aggiornate dei rendimenti.
Il rialzo del 10 anni US ha spostato all’unisono tutti i rendimenti creando anche nel comparto obbligazionario vendite generalizzate. Hanno accusato il riassetto tutti i comparti con duration medie ed elevate. Le vendite hanno colpito i governativi ed i corporate, in particolare gli HiYield. Pure il comparto degli emergenti ha subito un ribilanciamento al ribasso mettendo in discussione in generale il riassetto dei portafogli nell’ambito di una visione non più accomodante dei tassi.
WB ANALYTICS:JPM EMBI + BOND INDEX

WB ANALYTICS:JPM EMBI + BOND INDEX


Il  timore  di un cambiamento del mood relativo alle linee di policy monetarie perseguite dalle banche centrali è diventato certezza.  Si discute su quante saranno ile chiamate al rialzo dei Fed Funds quest’anno: tre o quattro! Qualcuno ipotizza anche cinque rialzi. La “forward guidance” della BCE potrebbe subire un cambiamento. I Bund a 5 anni non quotano più rendimenti negativi, il 10 anni potrebbe spingere sino a quota 1/1.10% entro la primavera.
WB ANALYTICS:JPM EMU BOND INDEX

WB ANALYTICS:JPM EMU BOND INDEX


Alla base di questa rimodulazione del rischio tasso vi è la maggior sensibilità verso le aspettative di crescita inflattiva. In Europa il consenso stima una spinta dell’inflazione verso l’1,8%.
In un quadro più cosciente del ritorno della crescita dei prezzi si sovrappone un tema che da mesi sta preoccupando il Direttorio della BCE e non solo, e che potrebbe rimettere in gioco nuovamente le stime poc’anzi esperite. Il dollaro debole rischia di rimettere in discussione queste quasi certezze. Il cambio, sulla spinta di mani interessate,  ha rimesso in discussione gli equilibri valutari. In particolare rischia di esacerbare le relazioni tra Uem ed Usa nel caso in cui quota 1.25 non dovesse contenere ulteriori flessioni della moneta americana. Il  break up oltre tale soglia  aprirebbe infatti un range di osservazione la cui coda non esclude spinte dei prezzi oltre 1.30. Non abbiamo ancora prezzato sull’inflazione gli effetti di un cambio nuovamente forte, anche perché nel frattempo il rialzo dell’euro è maturato in parallelo al rialzo delle commodity, petrolio in testa ora in sensibile correzione.
WB ANALYTICS: EUR USD

WB ANALYTICS: EUR USD


Lo scenario si complica terribilmente per tutti coloro i quali devono orientare i propri portafogli, magari cercando un riparo dall’avversione verso i risky asset.  Nel recente rialzo dei rendimenti, che ha innescato il mini crash sulle borse,  hanno subito vendite anche i prodotti indicizzati all’inflazione.   Cosa fare quindi in un quadro così complesso? Cash is the King. La liquidità  rappresenta l’unico asset in grado di mettere nel breve termine al riparo dalla volatilità negativa.  La diversificazione non riesce da sola a garantire nel breve una protezione dai rischi. In un orizzonte più ampio gli eccessi di negatività sui bond potranno offrire opportunità di acquisto tattiche. In questo caso il timing costituisce una leva gestionale importante, ma bisogna saperla praticare. Un’alternativa valida, se si accetta l’impatto che nelle fasi di cambiamento degli equilibri può cagionare perdite iniziali, è rappresentata da prodotti alternative, con deleghe ad asset manager capaci di modulare beta ed alfa dei portafogli.
Lo scenario verso cui ci dirigiamo non consente di assumere posizioni  lunghe  anche a contenuto obbligazionario con duration superiori ai 3 anni senza un adeguato controllo del rischio.
Il reversal  a cui stiamo assistendo potrebbe rivelarsi sistemico. Le banche centrali tenteranno di contrastarlo ma la via del rialzo dei rendimenti sembra ormai un fatto concreto.

WB ANALYTICS:JPM GLOBAL BOND INDEX


 
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SLOWHAND SLOWTAPER

Dieci! Tanti sono gli anni da cui ha preso avvio la grande depressione che le banche centrali hanno combattuto con armi non convenzionali. Dopo il lustro veloce che ha radicalmente cambiato la società e l’economia, due delle più importanti banche centrali sono ancora impegnate a promuovere stimoli monetari per sostenere la paradossale lentezza con cui il mondo sta uscendo dalle proprie difficoltà. Il presidente Draghi era attesissimo in quest’ultimo meeting. I mercati volevano conoscere le carte; i rumors riportavano la presenza di hedge fund già pronti ad aggredire gli anelli più deboli della catena europea ed invece è andata così….continua a leggere

WB ANALYTICS: BCE MEETING 26.10.2017 DECISIONE QUANTITATIVE EASING

WB ANALYTICS: BCE MEETING 26.10.2017 DECISIONE QUANTITATIVE EASING


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MILANO FRANCOFORTE

FRANCOFORTE: gli NPL, i crediti deteriorati in Europa ammontano a 988 miliardi di euro; l’Italia ne detiene 249.. Troppi per la vigilanza della BCE.

La Bce starebbe valutando un aumento degli accantonamenti non solo per gli NPL che interesseranno i bilanci delle banche dell’Eurozona dal 2018 in poi, ma anche per l’intero stock degli NPL stessi, che ammonta a quasi 1 trilione di euro (IMF World Economic and Financial Surveys ).  La notizia innervosisce gli operatori in quanto dall’addendum della Bce diffuso qualche giorno fa era emerso che le nuove disposizioni sarebbero state applicate solo ai flussi futuri dei crediti deteriorati. E’ vero che l’addendum sarà sottoposto a consultazione, e dunque la sua versione finale potrebbe essere diversa, ma l’attrito tra l’Italia e la supervisione bancaria della Bce che ha capo a Daniele Nouy, non fa altro che acuirsi.
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EURO: TENSIONI SUL MERCATO DEI CAMBI

Siamo ai vertici del grande range che ha dominato l’andamento del cambio negli ultimi due anni. La progressione dei prezzi appare in distonia con i fondamentali, e la domanda centrale si fa sempre più insistente: Quanto vale un euro sul dollaro?
Nell’Eurozona i segni di ripresa ci sono, ma è ancora una ripresa debole, particolarmente debole in paesi come l’Italia. Questo mette in luce la fondamentale debolezza istituzionale della costruzione della moneta unica che non viene meno solo perché la congiuntura va un po’ meglio.
Anzi, il rafforzamento dell’euro sulle principali monete rischia di acuire squilibri. La crescita che l’aggiornamento al ‘World Economic Outlook‘ diffuso dal Fondo Monetario Internazionale offre sul quadro previsivo, offre maggior ottimismo per la zona euro.
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Il 2017 potrà riservare sorprese positive? Le borse potranno continuare il rialzo innescato dopo l’elezione di D. Trump e l’esito del Referendum in Italia? L’euro rimane debole?

DOLLAR INDEX

WB ANALYTICS: DOLLAR INDEX


l 2016 è storia. E’ iniziato male, molto male, alla fine si è ripreso, soprattutto dopo il superamento dei tre eventi elettorali che tanto hanno disturbato la lettura delle opportunità sui rischi.
Il dollaro, nostra bandiera sul campo di battaglia, non ha deluso le attese. Il cambio eur usd è scivolato sino a fissare minimi infraday a 1,0350 con chiusure postate poco sopra quota 1,04. La chiusura di fine anno sopra 1,05 con un’accelerazione a 1,0650 non ha annullato la debolezza dell’euro che rimane confermata anche per l’anno in corso.
WB ANALYTICS: EUR USD

WB ANALYTICS: EUR USD


Il petrolio ha riassorbito le perdite dell’autunno fissando valori sopra area 52 usd/bar (Light Crude). Attendiamo di verificare gli eventuali consolidamenti sopra tale soglia per confermare la nostra view a 65 usd/bar nel medio termine. Con il rialzo dei prezzi del greggio e delle materie prime si sono mossi anche i rendimenti obbligazionari. Il 10 anni Usa dopo aver violato in autunno area 1,80 ha accelerato fissando un massimo attorno a quota 2,50. La nostra attesa, al di là di iniziali consolidamenti, conferma una view rialzista con orientamenti verso area 3%. Ciò ha impattato significativamente sui corsi dei Global Bond, degli Emerging Bond ed in parte anche degli Eurobond.  Il rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve non ha sorpreso nessuno, fatta eccezione per le dichiarazioni del presidente Yellen quando ha annunciato altri tre aumenti per il 2017. Ciò unito al prolungamento del QE in Europa dovrebbe portare ulteriore forza verso il dollaro.
WB ANALYTICS: USA 10 Y YIELD

WB ANALYTICS: USA 10 Y YIELD


OIL WTI

WB ANALYTICS: LIGHT CRUDE OIL


Le borse dopo l’elezione di D. Trump e l’esito del Referendum in Italia hanno chiuso l’anno in recupero. Tale recupero porterà nei primi giorni di gennaio a prese di beneficio. L’offerta produrrà una breve correzione a cui dovrebbe seguire un nuovo rialzo.
Il nuovo anno presenta molteplici situazioni che posso costituire rischi ma anche opportunità a partire dai 3 eventi elettorali già calendarizzati (Olanda, Francia, Germania) ed uno la cui data non è stata ancora fissata, l’Italia. Nel 2017 dovremmo avere conferme sul trend di crescita delle principali economie mondiali.
Di conseguenza ci attendiamo un rialzo dei corsi delle materie prime, e del petrolio in particolare, nonché un ulteriore apprezzamento delle borse azionarie. L’S&P 500 dovrebbe quindi bilanciare gli eccessi di comprato dopo le Presidenziali riportando i valori verso area 2180; ci sono comunque diversi sostegni tecnici che proteggono il trend dominante, per cui pensiamo che la correzione possa produrre opportunità in ossequio ad un clima macro che offre maggiore visibilità. Ciò non significa che siano sparite le preoccupazioni. I problemi sono molti a partire dall’enorme stock di debito accumulato a livello globale, 217.000 Bil., 325%  rispetto al GDP mondiale. Il rialzo dei rendimenti oltre determinati livelli può quindi rappresentare una minaccia che al momento il mercato non prezza. Fintantoché il mercato sottovaluterà le preoccupazioni i mercati azionari potranno continuare ad apprezzarsi. L’S&P 500 potrebbe raggiungere l’area 2450/500. In termini di forza relativa gli indici più penalizzati nel 2016 potrebbero beneficiare di maggior attenzione nelle rotazioni tattiche, Italia in primis. Il range 19000/18500 dovrebbe contenere le flessioni iniziali e consentire un ulteriore ripresa dell’indice sulla scia dell’azione di riparazione del sistema bancario e sulla debolezza dell’euro. Non escludiamo ritorni di valori sui massimi degli ultimi 8 anni.
S&P 500

WB ANALYTICS: STANDARD & POOR 500

Market Mover 20/7/18

AMERICA’S GOT TALENT: come reagirà lo Standard & Poor all’Election Day?

Cosa scontano le quotazioni dello Standard & Poor in merito al voto sulle Presidenziiali USA: a pche sessioni dall’Election Day i mercati evidenziano una perdita di momentum.
Dal 1980 i cicli espansivi americani hanno avuto una vita media di 79 mesi. L’attuale ciclo di crescita sta per superare l’85° mese di vita. Il modello di valutazione della crescita della Fed di Atlanta, il  GDPNow, dopo un picco che segnava ad agosto proiezioni di crescita potenziale oltre il 3%, è ritornato a scendere sulla linea del 2%. In settimana la fiducia dei consumatori americani è stata rilevata nuovamente al di sotto delle attese in una striscia di 3 rilevazioni consecutive negative. Sono sempre più gli analisti che si allineano tra quelli che temono per la tenuta della crescita anche negli USA. In contrapposizione a questa nutrita schiera di pessimisti si colloca l’attesa sempre più stringente per un aumento dei tassi a dicembre da parte della FED. Il rendimento a 10 anni USA è nel frattempo salito sino a quota 1,80 mettendo sul mirino la resistenza fissata al 2%. Di per se anche 1,80 costituisce un valido ostacolo per il proseguimento del rialzo, in ogni caso l’apprezzamento della parte lunga della curva depone a favore delle attese su un’imminente azione restrittiva. Quelli più pessimisti replicano, e probabilmente non a torto, sostenendo che la FED debba preparare il terreno per poter avere munizioni utilizzabili per le prossima recessione procedendo quindi all’aumento dei tassi. Se diamo per valido questa tesi un attimo dopo l’annuncio del rialzo dei Fed Funds dovremmo precipitarci ad acquistare bond con duration elevate. Esattamente come è successo lo scorso anno a dicembre quando la Fed aumentò i tassi per la prima volta in questo ciclo espansivo. Al momento manca in ogni caso un pezzo significativo di questo scenario: la correzione del mercato azionario. Lo Standard & Poor 500 quota da mesi sui massimi, in più è riuscito con una certa sorpresa a recuperare oltre misura dalla correzione di febbraio conquistando area 2200. Le ragioni del recupero possono essere accreditate a più fattori, operazioni di M&A, stimoli monetari presenti un po’ ovunque, tassi a livelli di inappetenza. Aggiungerei anche la grande attenzione che la Riserva Federale ha dedicato alla consacrazione di questo rialzo.  L’attenzione è stata così puntuale da contenere le vendite che nel frattempo sono emerse tra agosto ed ottobre, sopra quota 2125.
Lo Standard & Poor rappresenta per gli americani un pezzo significativo della loro cassaforte, motivo per cui interpreto la tenuta del mercato come miglio contributo possibile alla campagna elettorale in corso. Di fatto il mercato sconta pienamente l’elezione di Hillary Clinton, mentre risulterebbe scoperto da quella di Donald Trump. Sia che vinca la Prima che il Secondo ci si attende dopo l’Election Day  l’avvio di una correzione. Nel caso di Trump la flessione del mercato potrebbe amplificare oltre il 20% proprio perché l’evento non rientrerebbe tra le attese attualmente scontate nei prezzi. I rendimenti del decennale avvierebbero un veloce declino, mentre il dollaro catturerebbe i segnali di avversione al rischio importando flussi che diversamente non saprebbero dove allocare in mezzo ad un mare di liquidità presente ovunque.
Di conseguenza l’area 2125 di S&P 500, come abbiamo scritto più volte e come il mercato ha già collaudato in almeno due occasione rappresenta un potenziale trigger operativo. La perdita di momentum che si è manifestata nella seconda metà di ottobre costituisce un potenziale indizio di quanto abbiamo scritto a pochi giorni dalla conclusione della grande kermesse.

S&P 500

WB ANALYTICS: STANDARD & POOR 500


 
us 10 y yield

WB ANALYTICS: US 10 Y YIELD


Dollar Index

WB ANALYTICS: DOLLAR INDEX

UN MONDO IN CAMPAGNA ELETTORALE: MERCATI & CATASTROFI

In un modo che vive una campagna elettorale (US Presidential 2016, Referendum Costituzionale Italia, Presidenziali Austria) in pianta stabile, non c’è da illudersi che le notizie siano sempre allineate in modo lineare alle circostanze che governano mercati e società. Tutto è bianco o nero, non esistono colori intermedi.  Se si vota in un modo sarà la catastrofe, diversamente l’eden delle meraviglie.  La minaccia delle catastrofi è così abusata che a breve si trasformerà in arma retriva, con il rischio di ritorcersi contro a chi la impugna.  Così è il mondo. Così vanno i mercati. L’azionario americano è sui massimi di sempre ma non convince, l’Europa è in piena difficoltà, l’Italia a valori di saldo ma nessuno compra, come si conviene quando si fanno le code per gli acquisti in super sconto per un paio di jeans griffati. Gli investitori sembrano raggelati dalla paura. Si consultano i prezzi, si studiano i mercati, si fanno ipotesi ma pochi prendono l’iniziativa. Eppure taluni squilibri appaiono evidenti. Malgrado ciò qualcosa si sta muovendo e merita la nostra attenzione.
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