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WLADEMIR BIASIA LIVE ON YOUTUBE BCE: IL GIORNO DELLE DECISIONI

 

Sono due le date significative sotto il profilo economico e politico per questo mese di giugno: oggi giorno delle decisioni della BCE ed il vertice UE del 17-18 giugno, quando si prenderanno decisioni definitive sul Recovery Fund. 

In sintesi queste sono le principali aspettative sulle decisioni che il Consiglio prenderà:

  • Previsioni economiche: il presidente Christine Lagarde ha già affermato che l’economia naviga a metà strada tra gli scenari di base e quelli peggiori identificati dopo la riunione della BCE di aprile -7/ -12%. Germania e Francia sono state tra i paesi che hanno declassato le loro previsioni di crescita nazionale questa settimana. Alcuni membri del Consiglio direttivo hanno già affermato che gli sviluppi economici da aprile giustificano l’aggiunta di un allentamento.
  • Principali misure monetarie: le nostre aspettative sono di aggiungere almeno 500 miliardi di euro (parte inferiore della forchetta tra 500 e 750 mil) all’obiettivo di acquisto di obbligazioni sul programma PEPP. Non prevediamo una variazione dei tassi ufficiali né una modifica delle numerose strutture di liquidità istituite dall’inizio della pandemia.
  • Modifiche al perimetro del QE: c’è un ampio consensus del mercato per l’ampliamento degli acquisti con l’apertura del QE verso i cosiddetti Fallen Angel (Junk Bond). Molti leggono questa opzione per prevenire il rischio di declassamenti  a Junk di emittenti sovrani (Italia).

Impatto sul mercato: aumento gestito per i tassi in EUR

Finora le cose sono andate in gran parte come ci aspettavamo: 10Y EUR swap e 10Y Bund hanno raggiunto i nostri obiettivi a breve termine di -0,05% e -0,35% ieri. In una prospettiva a più lungo termine, prevediamo che gli acquisti di obbligazioni aggiuntive rallenteranno, ma non impediranno, un ulteriore aumento dei tassi di interesse. Questo dipenderà molto dalla gestione della Capital Key e dalla risposta della Bundesbank alla partecipazione al QE sulla base dei richiami della Corte Costituzionale tedesca. Il livello di rischio per il 10 y Germania quota a -0,20%. La nostra view sul lungo periodo rimane ancora favorevole ad un ridimensionamento frazionale del tasso.  

H 13,45 –  LA BCE AUMENTA IL PROGRAMMA PEPP DI 600 MILIARDI, LA NOSTRA FORCHETTA DI ATTESA COMPRENDEVA UN RANGE TRA 500-750 MILIARDI CONTRO LA FORCHETTA ATTESA DAL MERCATO TRA 250-500 MILAIARDI

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STREAMING Alle 17.00 PUBBLICHEREMO UNO STREAMING SUGLI EFFETTI DELLA DECISIONI DELLA BCE

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La BCE nel meeting di oggi annuncia ulteriori operazioni di liquidità ma si astiene da ulteriori aumenti di QE.  Queste le reazioni dopo il meeting:  la decisione di mantenere invariati tutti gli altri strumenti dimostra che prima vuole fare il punto su tutte le misure recenti.

La Banca Centrale europea ha appena annunciato ulteriore liquidità per il settore bancario ma ha mantenuto inalterato il programma PePP, lo strumento cardine per contrastare la crisi Covid-19 

Ci sarà una nuova serie di operazioni di rifinanziamento a più lungo termine non mirate di emergenza pandemica (PELTRO). Ci saranno sette PELTRO e saranno eseguiti a 25 pb sotto il tasso  refi fino al settembre 2021. Dopo varie modifiche ai TLTRO nell’ultima riunione, questo è un altro tentativo di fornire più liquidità al settore bancario e quindi all’economia reale.

La decisione di mantenere invariati tutti gli altri strumenti, mostra che la BCE vuole prima fare il punto su tutte le misure recentemente adottate. Probabilmente vuole anche mantenere lo spèazio tecnico per intervenire ulteriormente qualora i mercati richiedessero nuovi aiuti. Questa riserva d’intenti tornerà utile qualora i mercati dovessero ritornare ad esprimere un’elevata volatilità in virtù di una ripresa dell’avversione al rischio.

La zona euro è entrata in una recessione senza precedenti -3,8% nel primo quater 2020. Il PIL sarà ancora più debole nel 2 ° trimestre a causa dell’impatto del lockdown. La BCE stima un buffer di decrescita tra il 5 ed il 15% a seconda di come si evolverà l’uscita dalla pandemia. 

REAZIONI DOPO LA BCE

L’eur usd mentre scriviamo rimane nell’area 1,0870-1,0830  scendendo inizialmente verso la base del range che avevamo fissato come campo di oscillazione in attesa del meeting di oggi. Per un ritorno verso la debolezza del cambio dovremo attendere al breakout di 1,0835/10. Per le strategie export (Enterprise Risk management) non coperte risulta fondamentale la tenuta di area 1,0890 in quanto un break up potrebbe innescare un segnale di acquisiti di euro contro dollaro ed attivare in termini di rischio cambio la necessità di operare coperture tattiche almeno per esposizioni con scadenze a brevissimo. Sul lato import continuiamo a raccomandare di mantenere attive le coperture strategiche impostate a fine 2019 sul budget.

GOVERNMENT BOND YIELD

I rendimenti sul 10 anni Germania sono scesi sino al -0,55%. Questo conferma il trigger già segnalato nell’Outlook II°Q 2020. Di converso lo spread tra 10 Y Yield Treasury e 10 anni Yield Bund sta formando un potenziale bottom in area 110 bp aprendo una breve fase di rieazione verso un nuovo incremento a favore di U.S..

Nei confronti del BTP lo spread rimane ancora sopra quota 210 ed in rialzo oltre 232 probabilmente a causa della delusione del mercato dovuta al mancato ampliamento del programma PePP. Pensiamo comunque che 240 possa costituire un cap al rialzo e favorire un ritorno verso il livello che consentirebbe al mercato di impostare nuovi acquisti speculativi di BTP:

 MERCATI AZIONARI

Sembra che il mancato allargamento del PePP possa fungere da pretesto per vendere equity. In realtà riteniamo che ciò rappresenti un evento tecnico. Nel nostro report del 16 marzo COVID-19 VERSUS SUBPRIME (pag. 6 I°e II° capoverso) stimavamo sin dai minimi una reazione positiva dei mercati sino a quota 2900/950 di S&P 500,  2950/6050 per l’Eurostoxx 50. La verifica di questi livelli apre ora una fase di ripensamento, accompagnata da prese di beneficio. Pertanto saremmo propensi ad inquadrare i ribassi odierni in questo meccanismo.

Rimangono quindi validi i livelli che lo scorso lunedì abbiamo indicato come nuovi significativi trigger di vendita.  

2 GIUGNO VERSO LA 3^ REPUBBLICA
MARKET MOVER 1 GIUGNO 2018

Buongiorno,
la giornata di ieri  ha visto l’Italia recuperare terreno in termini relativi, ovvero rispetto ad un quadro di generale debolezza. In particolar modo il Dax di Francoforte ha fatto segnare le perdite più significative trascinato dalle vendite sul comparto bancario, indebolito da Deutsche Bank dopo le indiscrezioni su un report formulato dalla Federal Reserve  (peraltro datato) sulle criticità della banca tedesca. La discesa per alcuni aspetti violenta dela Dax ha riattivato il pericolo di una deriva sui mercati. Per il momento siamo ancora in uno stadio diattenzione, tuttavia qualora i prezzi dell’indice dovessero scendere sotto 12400, l’attenzione aumenterebbe deflagrando nel caso in cui vi fosse il break out di 11700Contemporaneamente a questo fenomeno i rendimenti sul 10 anni Germania si è schiantato ad un minimo marginalmente inferiore a quota 0.20%.
Ciò può significare due cose: da un lato un’azione di fly to quality verso il Bund tedesco in un clima di avversione verso i debiti sovrani del sud europa; dall’altro lato un clima di avversione più generale legato all’evoluzione terminale del QE, ai rischi citati ed a qualcosa che soltanto mani forti cominciano a percepire.
L’incognita qualcosa può avere più contenuti, non ultimo tutto il dibattito che si è aperto sull’euro e non tanto in Italia dopo la nomina del ministro professor Paolo Savona, bensì dagli interventi di diversi economisti di elevato standing che in Germania stanno chiedendo la modifica dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona (clause di irreversibilità dell’euro). Ne abbiamo parlato in più occasioni.
Il rientro delle giacenze di oro operate da Germania, Olanda ed Austria, da tutte le aree in cui era stato depositato per ragioni di sicurezza, non può non imporre quesiti sulle motivazioni per le quali proprio in questi tempi è stato impartito tale ordine.  Il clima è quindi sufficientemente teso e lo dimostrano le polemiche di basso profilo che a mezzo media diversi esponenti hanno attivato nei confronti dell’Italia.
Ritornando nella quotidianità pensiamo che il recupero tattico di Borsa Italiana possa ancora continuare nel brevissimo: per incrementare gli acquisti il mercato attenderà oggi o lunedì la violazione di area 21800. L’obbiettivo è quello di riportare il FTSE Mib verso 22500.  Lo spread continuerà a scendere verso l’area 210/200. Su quell’ordine di grandezza potrebbe esaurire la fase di recupero. Nel grafico abbiamo messo in evidenza la ripartizione delle detenzioni di BTP e titoli di stato italiani nei vari portafogli. Come si potrà evincere dalla lettura al momento il principale acquirente è la BCE, gli altri soggetti, a parte le famiglie italiane, sono prevalentemente venditori e non da oggi ma da tempo. Basta quindi che la BCE rallenti gli acquasti  previsti dal programma QE per alzare il livello dell’offerta e quindi contribuire alle tensioni sul mercato.
L’eur usd infine sta costruendo il segnale per proseguire la reazione verso area 1,1850/1.20. Per le strategie di controllo del rischio di cambio e le attività di Risk management su tali grandezze impartiremmo raccomandazioni con implicazioni di lungo periodo.

WB RISK MANAGEMENT EUR USD

WB RISK MANAGEMENT EUR USD


In mattinata avremo la lettura mensile dei dati sul sentiment delle aziende relativi al PMI Markit (Purchase Manager Index) relativi a maggio, primo mese di nuovo indebolimento dell’euro. E’ presto per catturarne gli effetti. Sullo sfondo permangono i timori per gli effetti sui dazi imposti sull’acciaio. Le attese scontano un dato sostanzialmente neutro. CONTINUA A LEGGERE
Buona  Festa della Repubblica Italiana
 
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MARKET MOVER 23 MAGGIO 2018

le notizie che aiutano la gestione del rischio di cambio
La borsa giapponese ha chiuso sul livello più basso da oltre una settimana dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato di non essere soddisfatto sull’evoluzione dei negoziati commerciali con le autorità cinesi. L’indice Nikkei ha perso l’1,2% a 22.689,74 punti, poco sopra quota 22.649,85, il minimo dall’11 maggio. L’indice Topix ha chiuso a -0,7%. Il dollaro ha perso lo 0,4% contro lo yen arrivando a 110,49 yen penalizzando i titoli più orientati alle esportazioni.
L’eur jpy subisce quindi la pressione delle vendite in un clima in cui prevale un segnale di avversione al rischio. Riteniamo che i corsi siano destinati a scivolare nuovamente verso la parte bassa dell’attuale range 129. Il livello indicato nel nostro FX Outlook Riskoo costituisce il trigger per ulteriori vendite di euro nei confronti dello yen; il break out confermerebbe l’avvio del movimento verso i target stimati di breve e medio termine. Continua a leggere
L’euro rimane debole verso il dollaro contro cui fatica ad impostare una reazione tecnica che noi presumiamo possa ancora dare vita ad un consolidamento della tendenza dominante riflessiva.

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MARKET MOVER 22 MAGGIO 2018

Le notizie per gestire il rischio di cambio
Buongiorno,
I movimenti che avevamo previsto nel report mensile relativi al  mercato dei Government Bond si stanno materializzando con segnali di vendita che si stanno rafforzando sia nel comparto degli Emergenti che in quello dei Global  Bond. Il segmento dei corporate e degli Hi Yield Euro sta anch’esso maturando segnali di negatività. Unica area immune da tale debolezza è quella che appartiene al comparo dei governativi europei esclusa l’Italia. E’ il segno che mentre nel mondo consolida al momento la tendenza al rialzo dei rendimenti, nell’Eurozona va in scena una storia diversa. L’avversione al rischio che si sta materializzando verso il nostro Paese sta anestetizzando i rendimenti sul tratto lungo della curva delle emissioni core, primo fra tutti il Bund tedesco.
Per noi costituisce il segnale che si sta profilando uno scenario abbastanza analogo a quello che si è visto nel 2011. Lo spread ha già superato i primi livelli di allerta, come abbiamo avuto modo di scrivere ancora la scorsa settimana e mettere in evidenza nell’Outlook mensile di maggio. Ora si appresta ad affrontare altre aree tecniche significative. non sappiamo con quali volumi di acquisto abbia risposto la BCE, attraverso l’ancora attivo programma QE, alle vendite di BTP. A giudicare dal movimento verticale del rialzo dello spread ci sembra che sia alla finestra. Probabilmente è solo un’impressione. Ma nel caso in cui si dovesse violare anche area 185/190, entreremmo in un loop regressivo per il secondario assai serio.
A far da corollario ai segnali di avversione al rischio vi sono anche gli acquisti di monete polarizzate sull’euro: corona svedese e norvegese (vedi il nostro report FX Risk Management Strategy).
L’ euro dollaro invece dopo aver testato il nostro target a 1,17 ha reagito aprendo una fase correttiva. Non ci attendiamo grandi reazioni, tuttavia la prima gamba riflessiva dell’euro potrebbe essersi conclusa. In linea con quanto descritto nell’Outlook di maggio prevediamo che il movimento di copertura sull’euro rientri nell’ambito di un rimbalzo a seguito del quale dovremmo assistere ad un significativo break out di cui parleremo nel prossimo WB PERSPECTIVES di Giugno.
Wall Street nel frattempo  continua a beneficiare del break up di 2680/700 accumulando forza.  Dovremo verificare quanto questa forza sia in grado di spingere i valori verso i precedenti massimi confermando anche in questo caso la strategia indicata nel nostro report di ricerca mensile: area 2825 & 2950/3000.
Infine sull’Italia continuiamo ad aspettarci una flessione dell’azionario. Non possiamo  esprimere giudizi particolarmente negativi visto la presenza di un livello tecnico che delimita in ancora positivo la struttura del trend avviato nell’estate 2016: in questo caso l’area 22500/22000 costituisce un importante fascia di sostegno tecnico. CONTINUA A LEGGERE
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SLOWHAND SLOWTAPER

Dieci! Tanti sono gli anni da cui ha preso avvio la grande depressione che le banche centrali hanno combattuto con armi non convenzionali. Dopo il lustro veloce che ha radicalmente cambiato la società e l’economia, due delle più importanti banche centrali sono ancora impegnate a promuovere stimoli monetari per sostenere la paradossale lentezza con cui il mondo sta uscendo dalle proprie difficoltà. Il presidente Draghi era attesissimo in quest’ultimo meeting. I mercati volevano conoscere le carte; i rumors riportavano la presenza di hedge fund già pronti ad aggredire gli anelli più deboli della catena europea ed invece è andata così….continua a leggere

WB ANALYTICS: BCE MEETING 26.10.2017 DECISIONE QUANTITATIVE EASING

WB ANALYTICS: BCE MEETING 26.10.2017 DECISIONE QUANTITATIVE EASING


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EURO DOLLARO: LA DIVISA EUROPEA E COSI’ FORTE?

Le banche centrali temporeggiano nell’assumere  iniziative , i mercati sondano consenzientemente terreni inesplorati, ma è corretto ritenere  scontato l’avvio del Tapering in Europa ed la sospensione dei rialzi dei tassi in America?
Alla caduta del dollaro sono state attribuiti giustificativi legati all’incostanza dell’azione politica dell’Amministrazione Trump. La politica di detassazione e di spesa per investimenti pubblici annunciati in campagna elettorale non ha prodotto al momento impegni concreti. Tuttavia se la vicenda Russiagate e relativo impeachment non fermeranno l’azione del Presidente e del Governo, essa avrà forti impatti sull’andamento della produzione e dell’occupazione.  Già oggi su quest’ultimo aggregato si rilevano statistiche ai massimi valori. Si potrà discutere sulla qualità degli impieghi, ma ciò comporterà comunque risposte in termini di politica monetaria. Il dollaro potrebbe ritornare ad essere nuovamente appetibile.  Gli effetti della politica economica di Trump, qualora messi a regime, ritornerebbero ad amplificare i disavanzi commerciali controbilanciando la forza del dollaro.  Quale delle due dinamiche si imporranno sulla plasticità della domanda e dell’offerta? Rimarrà attrattiva la performance dell’economia americana? Riuscirà il dollaro ritornare ad attrarre l’eccesso di risparmio non utilizzato dall’Eurozona e del mondo?
L’Euro, principale antagonista del dollaro, riuscirà a convincere gli investitori sull’effettiva irreversibilità del suo corso?
I mercati, scontando un’imminente fade out del QE in Europa ed un contestuale raffreddamento della Federal Reserve sui prossimi rialzi dei tassi ha spinto il cambio euro dollaro oltre la barriera che delimitava il range entro cui si erano organizzate le negoziazioni negli ultimi due anni.
La recente perdita di momentum dei rendimenti sul tratto lungo della curva tedesca, 10 anni, porta ad una rilettura dell’ipotesi sull’avvio del Tapering  in autunno. I rendimenti dopo una fiammata oltre quota 0.50% in direzione di 0.70/80 si sono nuovamente raffreddati con un ritiro delle quotazioni sotto la linea di galleggiamento posta a 0.50. Ciò lascia presagire ad un ulteriore discesa degli stessi verso 0,30 che, per quanto possa sembrare frazionale, rimane significativa.  La rinnovata riduzione dei rendimenti indica implicitamente che gli specialisti che operano sui bond, non si attendono un’infiammata dell’inflazione in Eurozona. Ciò terrebbe lontano dal target  del 2%,  secondo gli obbiettivi prefissati  dalla BCE, l’inflazione. Vedremo se al Symposium di Jacson Hole, tanto atteso quest’anno,  il governatore Mario Draghi sorprenderà o meno i mercati. Il suo intervento è molto atteso. Come pure lo è quello di Janet Yellen dopo la lettura del report sull’occupazione di luglio al di sopra delle previsioni. Forse potrebbe essere proprio il tenore del discorso che terrà il Governatore della FED a focalizzare maggiormente l’attenzione, soprattutto se a fine mese la lettura dell’inflazione riporterà l’indice su basse annua al 1.8%.
L’altro tema che ha spinto l’euro al rialzo riguarda gli avanzi/disavanzi commerciali.  L’Eurozona gode di un surplus elevato, mentre gli USA lamentano un deficit strutturale sempre meno  politicamente gradito. Da qui l’attenzione degli operatori acutizzata dall’irritazione politica, ha spinto l’euro dollaro sopra i limiti citati.  Eppure il 90% del surplus generato in Europa è riconducibile ai paesi del nord, Germania in testa. Da qui l’ulteriore irritazione politica  verso l’insostenibile squilibrio monetario attivo nel perimetro regionale in cui si scambia l’euro. Quest’ultimo dissimula da tempo una delle grandi questioni politiche che tra le tante incongruenze alimentano l’antagonismo valutario tra i diversi poli economici.
A settembre si vota in Germania e, con l’elezione del Bundestag si conclude, Italia a parte, la lunga stagione distorsiva delle elezioni in Europa. Potrebbero aprirsi, gioco forza,  nuovi capitoli nell’architettura dell’Unione per porre in equilibrio il motore monetario? Le convenienze e le rivalità economiche alimentate dalla ricerca della competitività in tempi di bassa crescita sono tali da lasciare aperta la domanda ad ogni risposta. Ma se l’euro contro il dollaro dovesse ritornare a scambiare nuovamente sotto 1.15/1.14 ed il 10 anni Germania sotto la barriera 0.30/20%, significa che i mercati potrebbero iniziare a scontare una lettura diversa da quella recentemente raccontata da molti osservatori. Qualora invece non dovesse aprirsi una finestra di discussione politica sul merito e l’euro fissare i limiti della correzione, che in preparazione al meeting di fine mese sta spingendo il cambio a collaudare le reazioni del mercato, sopra  1.15,  dovremmo considerare i rischi per nuovi apprezzamenti dell’euro sul dollaro probabilmente in direzione di 1.22.
 

WB> ANALYTICS: EURO DOLLARO LONG TERM TREND

WB> ANALYTICS: EURO DOLLARO LONG TERM TREND


 

EURO: TENSIONI SUL MERCATO DEI CAMBI

Siamo ai vertici del grande range che ha dominato l’andamento del cambio negli ultimi due anni. La progressione dei prezzi appare in distonia con i fondamentali, e la domanda centrale si fa sempre più insistente: Quanto vale un euro sul dollaro?
Nell’Eurozona i segni di ripresa ci sono, ma è ancora una ripresa debole, particolarmente debole in paesi come l’Italia. Questo mette in luce la fondamentale debolezza istituzionale della costruzione della moneta unica che non viene meno solo perché la congiuntura va un po’ meglio.
Anzi, il rafforzamento dell’euro sulle principali monete rischia di acuire squilibri. La crescita che l’aggiornamento al ‘World Economic Outlook‘ diffuso dal Fondo Monetario Internazionale offre sul quadro previsivo, offre maggior ottimismo per la zona euro.
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Nonostante i proclami, le conferenze stampa, i sondaggi e quant’altro,  superiamo  il primo quadrimestre del 2016 con un bilancio  piuttosto negativo sul fronte dei mercati azionari. Il recupero di aprile, pur apprezzabile, non ha saputo riportare in positivo il saldo da inizio anno. Eppure le banche centrali hanno fatto sforzi significativi per dare sostegno ai mercati; i rendimenti sui bond governativi sono stati repressi sino a fissare valori negativi su gran parte della curva europea. Nonostante la ripresa dei prezzi al consumo negli Stati Uniti, il dieci anni quota al di sotto del 2% per non parlare degli emittenti sovrani di minore rilevanza. Tuttavia qualcosa si è mosso nonostante una marea di articoli che davano uno strumento in particolare privo di ogni possibilità reattiva. Ed invece…
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Siamo ancora in guerra valutaria? Dal mese di maggio del 2014 il dollaro ha guadagnato sull’euro il 25%. Successivamente ridemensionato con la correzione di questi giorni al 19%. Dal lancio della prima versione del QE l’euro anzichè perdere terreno ha recuperato sul dollaro il 9%. Nemmeno il round  successivo del Qe, quello rilanciato a marzo, è riuscito a raffreddare la forza dell’euro. Molti si chiedono il perchè in quanto logica vuole che con il QE, ovvero con la stampa  di moneta, il valore intrinseco dovrebbe svalutarsi. Non è successo ne per l’euro, tantomeno per lo yen. Si sono avanzate più ipotesi per dare una motivazione all’enigma, ma gran parte di esse non hanno avuto un gran successo. L’unica chiave di interpretazione in grado di decifrare il codice ambiguo di questo fenomeno risiede nella lettura approfondita dell’ultimo G20 celebrato a Shanghai.
Si ritiene che le banche centrali si siano accordate per stabilizzare il cambio del dollaro contenendone la forza in modo da prevenire tensioni ulteriori sul lato delle aree emergenti. Il debito di questi paesi per molti anni è stato emesso in dollari, un pò per dare maggior appetibilità alle loro emissioni, un pò per contenere i costi del funding  nei tempi in cui il biglietto verde fluttuava in un bear trend.
Con il Tapering (con il termine tapering si indica la progressiva riduzione degli stimoli monetari concessi da una banca centrale all’economia o al sistema bancario del proprio paese, che rientra progressivamente all’interno di un contesto economico indipendente), il dollaro è ritornato dapprima a stabilizzare le proprie quotazioni, per rafforzarsi successivamente, a seguito delle attese per l’avvio di una fase di rialzi dei tassi d’interesse. Il progressivo rialzo del dollaro ha messo in seria difficoltà i debitori emittenti, penalizzati ulteriormente dal ribasso dei prezzi delle commodity.  A ciò si aggiunga l’interesse da parte della Federal Reserve di tutelare la competitività delle proprie aziende in una fase non più così espansiva come nel periodo 2009-2015. Un ulteriore fattore di interesse a contenere la forza del dollaro è legittimata dalle stesse per proteggere gli earnings, le royalty nonchè i dividendi prodotti fuori dall’area dei mercati dollar_based.

Quali sono le conseguenze per l’Eurozona con l’euro più forte in una guerra valutaria?

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