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Elezioni 2016

REFERENDUM E MERCATI

REFERENDUM E MERCATI: siamo bombardati da voci, articoli, dichiarazioni che che vogliono educare il nostro pensiero. SI o NO. E’ la nervosa attesa di un esito che quanto più è invocato tanto più colora l’aspettativa di timore o paura per la sua mancata realizzazione.

Si osservano i sondaggi e si medita di conseguenza sugli impatti che il voto avrà sui mercati. In queste ultime settimane sono stato ospite di molti incontri per esprimere un parere su ciò che accadrà il 5 dicembre. SI o NO, non è questo il dilemma. La vera attesa è centrata su ciò che la BCE dichiarerà l’8 dicembre in merito alla dilazione del QE.  Ne è la riprova il fatto che in parallelo a quello italiano sia salito anche lo spread spagnolo. I rendimenti sui Bonos erano rimasti sotto l’1% durante tutto il lunghissimo periodo in cui in Spagna non si riusciva a formare un governo, nonostante i ripetuti suffragi elettorali. Recentemente anche il differenziale sul 10 anni tra Spagna e Germania ha subito le pressioni del mercato. Indubbiamente l’Italia somma l’attesa sul referendum a quella più concreta sul prossimo meeting della BCE. Benchè i mercati scontino una prosecuzione del programma, magari con una riproposizione rivista rispetto al QE in scadenza,  lo spread continua a puntare a superare la barriera dei 200 punti base. Il nostro target rimane al momento fissato a 230 b.p..

Purtroppo sotto la superfice mediatica sul referendum, vi sono sempre gli stessi temi che riportano l’attenzione su fondamentali che rimangono estremamente vulnerabili, soprattutto se non si innesca un trend di crescita più robusto. L’equazione debito, crescita e relativa sostenibilità dell’onere, si presta a continue attenzioni da parte degli investitori. Ciò è ancor più vero se si considerano i potenziali cambiamenti che gli Stati Uniti si apprestano a mettere in cantiere con gli interventi annunciati in campo economico e fiscale da Donald Trump. I possibili effetti di un allentamento fiscale ed un grande piano di investimenti su infrastrutture potrebbe spingere la Fed ad assumere un atteggiamento più restrittivo di quanto gli investitori scontavano  prima delle elezioni.

In effetti la reazione al voto americano è stata immediata: rendimenti in forte rialzo e dollaro spinto sui massimi degli ultimi 24 mesi. Nell’Outlook che inviamo ai nostri Clienti avevamo già messo in allerta ad agosto sul rialzo dei rendimenti, mentre sul dollaro siamo positivi ormai da oltre 24 mesi. Abbiamo sempre sostenuto l’idea che le quotazioni del cambio eur usd siano destinate a scivolare verso la parità, mentre sul Dollar Index abbiamo sempre confermato un target intermedio in area 105, pur consapevoli del disavanzo commerciale degli USA. E’ fuori dubbio che i differenziali di crescita tra USA ed UEM siano a favore dei primi sui secondi. I due modelli si ispirano in maniera sempre più forzata a due visioni del mondo completamente divergenti contrapponendo la flessibilità dei primi sulla rigidità dei secondi. Al netto del grande surplus commerciale dei tedeschi, rimane il fatto che nell’Eurozona si continua a parlare da anni di questioni sempre sul tavolo e mai risolte: deficit pubblico, difficoltà a rispettare i parametri imposti dal Trattato, disoccupazione, crisi finanziaria (banche). E’ vero che sia in America che in Europa la gente teme per il futuro, non ha più la visibilità necessaria per sognare, non a caso Donald Trump ha vinto promettendo: Make America Great again.

Ciò che forse ancora persiste è la speranza, il solo bene comune a tutti gli uomini,  sperando che anche coloro che non hanno più nulla la possiedano ancora.

EUR USD TREND
EUR USD TREND
SPREAD IT DE 10 Y YIELD
SPREAD IT DE 10 Y YIELD

 

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donald-trump

DONALD TRUMP PRESIDENT

Donald Trump vince, i mercati perdono.

Perdono quei mercati che avevano perso la buona e sana abitudine di  operano secondo gli antichi schemi della price discovery, perdono i mercati  che si sono assuefatti  in modo acritico ai modelli artefatti dello stimolo monetario tout court.

Per tale ragione la reazione immediata che abbiamo rilevato alle prime avvisaglie di vittoria del candidato Trump, è stata negativa proprio per questa ragione. Si ritorna verso i fondamentali, verso nuovi equilibri.

Il contratto future sullo Standard & Poor 500 apre la giornata a ridosso dell’area 2045, ma il punto tecnico su cui si concentreranno i traders  nelle prossime ore quota in area 2000.  Il rischio come avevamo già scritto a fine ottobre è che i mercati ritraccino dai massimi almeno il venti p.c..  Ovviamente i mercati  mondiali tenderanno ad allinearsi a questo movimento dominante approfondendo già le difficoltà emerse nel corso dell’anno.

Il dollaro ha subito una battuta d’arresto che al momento non cambia la struttura tecnica di fondo che ne ha alimentato la forza contro le principali monete. Tuttavia dovremo capire più nel dettaglio l’atteggiamento della Federal Reserve. Una prima considerazione fatta su quanto ha dichiarato Trump in campagna elettorale, va nelle direzione di un cambiamento più radicale dell’attuale linea di politica monetaria. La nuova Amministrazione dovrebbe impegnarsi ad usare con più determinazione la leva fiscale, gli investimenti in infrastrutture alimentando attese inflazioniste, Per tale ragione ci si attende una risposta da parte dell’autorità monetaria più solerte, considerato che in ogni caso i target sull’occupazione e sull’inflazione sono stati pressoché centrati.

Per tutti i dettagli sulle prospettive elaborate dal nostro Team WB Analytics per ogni singolo segmento del mercato, abbiamo messo a disposizione di tutti i nostri followers l’Outlook mensile WB PERSPECTIVES di novembre pubblicato la scorsa settimana. Buona lettura.

WB_PERSPECTIVES NOVEMBRE 1.1

Outlook mensile elaborato da WB ADVISORS

WB PERSPCTIVES NOVEMBER 2016 OUTLOOK MENSILE DI ANALISI E RICERCA INTERMARKET</a>

 

 

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Wall Street + New York stock-exchange

FERRO AZZURRO AMA ANACOTT ACCIAIO

FERRO AZZURRO AMA ANACOTT ACCIAIO

Che cosa influenzerà l’andamento di Wall Street e dei mercati dopo il voto delle elezioni presidenziale USA?  

Nel New Hampshire le elezioni  per il nuovo Presidente sono già iniziate USA TODAY . Questa notte avremmo il nome del nuovo Talent, salvo denunci su brogli e quant’altro. Succede anche in America. Ieri il mercato ha festeggiato la decisione dell’ FBI di  non procederà all’incriminazione di Hillary Clinton per il caso email. Più 2% è stato il rialzo di Wall Street.

Tra l’apparente sorpresa ed il reale abbiamo notato alcune interessanti curiosità. La prima il mercato aveva chiuso al ribasso venerdì esattamente sopra la media a 200 giorni, strumento molto seguito dagli investitori. Per i non addetti ai lavori la media mobile a 200 giorni traccia il potenziale trend di mercato, intersecarla al ribasso costituisce un evento negativo; il fatto che i prezzi l’abbiamo testata senza violarla è un fatto positivo ma non sufficientemente rafforzativo del trend, in quanto quando avvengono questi contatti/incroci generalmente ci si trova in una condizione di perdita di momentum della tendenza dominante. La curiosità nasce da fatto che in chiusura venerdì, dopo una seduta debole e volatile, qualcuno ha comprato! Aveva qualche informazione?

Andamento S&P 500 correlato elezioni USA
WB ANALYTICS: S&P 500 I corsi dell’indice hanno reagito alla verifica della media a 200 giorni

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election1

AMERICA’S GOT TALENT

AMERICA’S GOT TALENT: come reagirà lo Standard & Poor all’Election Day?

Cosa scontano le quotazioni dello Standard & Poor in merito al voto sulle Presidenziiali USA: a pche sessioni dall’Election Day i mercati evidenziano una perdita di momentum.

Dal 1980 i cicli espansivi americani hanno avuto una vita media di 79 mesi. L’attuale ciclo di crescita sta per superare l’85° mese di vita. Il modello di valutazione della crescita della Fed di Atlanta, il  GDPNow, dopo un picco che segnava ad agosto proiezioni di crescita potenziale oltre il 3%, è ritornato a scendere sulla linea del 2%. In settimana la fiducia dei consumatori americani è stata rilevata nuovamente al di sotto delle attese in una striscia di 3 rilevazioni consecutive negative. Sono sempre più gli analisti che si allineano tra quelli che temono per la tenuta della crescita anche negli USA. In contrapposizione a questa nutrita schiera di pessimisti si colloca l’attesa sempre più stringente per un aumento dei tassi a dicembre da parte della FED. Il rendimento a 10 anni USA è nel frattempo salito sino a quota 1,80 mettendo sul mirino la resistenza fissata al 2%. Di per se anche 1,80 costituisce un valido ostacolo per il proseguimento del rialzo, in ogni caso l’apprezzamento della parte lunga della curva depone a favore delle attese su un’imminente azione restrittiva. Quelli più pessimisti replicano, e probabilmente non a torto, sostenendo che la FED debba preparare il terreno per poter avere munizioni utilizzabili per le prossima recessione procedendo quindi all’aumento dei tassi. Se diamo per valido questa tesi un attimo dopo l’annuncio del rialzo dei Fed Funds dovremmo precipitarci ad acquistare bond con duration elevate. Esattamente come è successo lo scorso anno a dicembre quando la Fed aumentò i tassi per la prima volta in questo ciclo espansivo. Al momento manca in ogni caso un pezzo significativo di questo scenario: la correzione del mercato azionario. Lo Standard & Poor 500 quota da mesi sui massimi, in più è riuscito con una certa sorpresa a recuperare oltre misura dalla correzione di febbraio conquistando area 2200. Le ragioni del recupero possono essere accreditate a più fattori, operazioni di M&A, stimoli monetari presenti un po’ ovunque, tassi a livelli di inappetenza. Aggiungerei anche la grande attenzione che la Riserva Federale ha dedicato alla consacrazione di questo rialzo.  L’attenzione è stata così puntuale da contenere le vendite che nel frattempo sono emerse tra agosto ed ottobre, sopra quota 2125.
Lo Standard & Poor rappresenta per gli americani un pezzo significativo della loro cassaforte, motivo per cui interpreto la tenuta del mercato come miglio contributo possibile alla campagna elettorale in corso. Di fatto il mercato sconta pienamente l’elezione di Hillary Clinton, mentre risulterebbe scoperto da quella di Donald Trump. Sia che vinca la Prima che il Secondo ci si attende dopo l’Election Day  l’avvio di una correzione. Nel caso di Trump la flessione del mercato potrebbe amplificare oltre il 20% proprio perché l’evento non rientrerebbe tra le attese attualmente scontate nei prezzi. I rendimenti del decennale avvierebbero un veloce declino, mentre il dollaro catturerebbe i segnali di avversione al rischio importando flussi che diversamente non saprebbero dove allocare in mezzo ad un mare di liquidità presente ovunque.
Di conseguenza l’area 2125 di S&P 500, come abbiamo scritto più volte e come il mercato ha già collaudato in almeno due occasione rappresenta un potenziale trigger operativo. La perdita di momentum che si è manifestata nella seconda metà di ottobre costituisce un potenziale indizio di quanto abbiamo scritto a pochi giorni dalla conclusione della grande kermesse.

S&P 500
WB ANALYTICS: STANDARD & POOR 500

 

us 10 y yield
WB ANALYTICS: US 10 Y YIELD
Dollar Index
WB ANALYTICS: DOLLAR INDEX

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Euro

EURO: UN’EUROPA DIFFICILE, FELICITA’ A MOMENTI E FUTURO INCERTO

EURO: UN’EUROPA DIFFICILE, FELICITA’ A MOMENTI E FUTURO INCERTO

Il rapporto euro dollaro ha fluttuato nel corso degli ultimi 18 mesi tra 1.16 ed 1.06. Nel frattempo le due aree economiche hanno avviato linee di politica monetaria progressivamente opposte. Gli Usa crescono più dell’UEM: cosa accadrà quindi al cambio? L’euro rimarrà ancora inserito all’interno di questa banda di oscillazione? Quali le prospettive per chi esporta il Made in Italy?

Il populismo fu in origine un movimento sviluppatosi in Russia tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento,  esprimeva nel linguaggio politico un miglioramento delle condizioni di vita delle classi contadine e dei servi della gleba, attraverso la realizzazione di un socialismo basato sulla comunità rurale russa, in antitesi alla società industriale occidentale. Un Partito del Popolo venne fondato nel 1891 anche negli Stati Uniti da gruppi di operai e agricoltori che si battevano per la libera coniazione dell’argento, la nazionalizzazione dei mezzi di comunicazione, la limitazione nell’emissione di azioni, l’introduzione di tasse di successione adeguate e l’elezione di presidente, vicepresidente e senatori con un voto popolare diretto; sciolto dopo le elezioni presidenziali del 1908. Juan Domingo Perón con l’aiuto di Evita ne presentò una variante, il justicialismo, come terza via fra capitalismo e socialismo. Il movimento precursore di questa idea di democrazia può essere indicato e riconosciuto nel bonapartismo e nella rivoluzione francese, specialmente nelle fazioni che si rifacevano alle idee politiche del filosofo Jean-Jacques Rousseau, come i giacobini.

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polar-bear

UN MONDO IN CAMPAGNA ELETTORALE

UN MONDO IN CAMPAGNA ELETTORALE: MERCATI & CATASTROFI

In un modo che vive una campagna elettorale (US Presidential 2016, Referendum Costituzionale Italia, Presidenziali Austria) in pianta stabile, non c’è da illudersi che le notizie siano sempre allineate in modo lineare alle circostanze che governano mercati e società. Tutto è bianco o nero, non esistono colori intermedi.  Se si vota in un modo sarà la catastrofe, diversamente l’eden delle meraviglie.  La minaccia delle catastrofi è così abusata che a breve si trasformerà in arma retriva, con il rischio di ritorcersi contro a chi la impugna.  Così è il mondo. Così vanno i mercati. L’azionario americano è sui massimi di sempre ma non convince, l’Europa è in piena difficoltà, l’Italia a valori di saldo ma nessuno compra, come si conviene quando si fanno le code per gli acquisti in super sconto per un paio di jeans griffati. Gli investitori sembrano raggelati dalla paura. Si consultano i prezzi, si studiano i mercati, si fanno ipotesi ma pochi prendono l’iniziativa. Eppure taluni squilibri appaiono evidenti. Malgrado ciò qualcosa si sta muovendo e merita la nostra attenzione.

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fashion-men

ABBIAMO UN PROBLEMA? Deutsche Bank & Volatilità

ABBIAMO UN PROBLEMA? Deutsche Bank & Volatilità

I mercati azionari aprono la settimana con una sensibile spinta alle vendite. Il sell_off su Deutsche Bank  spinge il titolo verso minimi significativi ad un passo dalla violazione di quota 10 euro riportando bnel comparto banche la volatilità . Quali sono quindi le condizioni dei mercati agli inizi dell’ultimo trimestre di questo 2016, dopo il meeting della Riserva Federale?

 

La Fed ha rinviato tutto a dicembre, benché l’inflazione core negli Usa ritorna sui massimi di gennaio a 2,30%.

USA INFLAZIONE CORE
WB ANALYTICS: USA INFLAZIONE CORE

 

E’ difficile comprendere se il rimando della Federal Reserve abbia innervosito o meno i mercati. La decisione di bypassare potrebbe aver messo allo scoperto la fragilità del board nel prendere decisioni, sottolineando come lo stesso sia stato messo all’angolo da un mercato sempre più in balia delle provvedimenti della banche centrali. Più o meno siamo tutti consapevoli che i rialzi dello Standard & Poor siano frutto della combinazione tra moneta liquida e buy back  azionari.  Ciò detto a distanza di nove mesi il bilancio sull’andamento generale dei mercati azionari mette in evidenza la negatività conclamata degli indici europei e di quelli giapponesi,  una certa aleatorietà delle aree emergenti,  la tenuta di quelli americani. In mezzo ci sono storie poco prevedibili come il Brasile e qualche recupero di singole aree appartenenti alla sfera degli emergenti. Negli USA colpisce la forte debolezza del mercato Biotech.  In sostanza l’America non convince benché abbia recuperato dalle pesanti perdite subite a febbraio. Si percepisce una certa  difficoltà a sostenere il momentum, dopo il break-up dei massimi che ne aveva delimitato i guadagni a partire dagli inizi del 2015.  Contestualmente l’Europa, ancorché sostenuta dal Qe, ha messo in cantiere vistosi vuoti d’aria che hanno gelato gli umori degli investitori.

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kick the can

FEDERAL RESERVE RINVIA TUTTO A DICEMBRE

KICK THE CAN: la Federal Reserve rinvia tutto a Dicembre

Capita ancor oggi, nonostante i tecno-giochi digitali, che i ragazzini si divertano ancora  a praticare il calcio del barattolo:  si cerca un barattolo o una pietra, quasi sempre presenti sul bordo strada  e si comincia a calciarlo cercando, con bravura, di tenerlo lungo la linea del percorso da realizzare. Di norma dà inizio al gioco uno dei ragazzini del gruppo, dopo di che, irrefrenabilmente, si aggiungono pian piano gli altri, moltiplicando  in tal modo l’energia messa nel gioco. Il Kick the can model è uno schema di lavoro fortemente praticato anche dalle banche centrali.

Quando molti giornali  scrivono nei loro commenti che la decisione della Fed di lasciare i tassi invariati non ha sorpreso nessuno, in pratica convalidano il Kick the can model .  Nel procrastinare la decisione sul rialzo dei tassi, la Federal Reserve perde un’occasione per dimostrare coerenza e indipendenza. Coerenza dopo le dichiarazioni rilasciate a Jackson Hole, indipendenza rispetto alla politica. Rilanciando il barattolo non ha fatto altro che spostare le attese a dicembre.

I mercati, dopo la reazione  iniziale, ritorneranno ad allinearsi su tali aspettative. L’euro ha recuperato parzialmente terreno ma si è fermato ai primi ostacoli tecnici presenti già in area 1.1250 eur/usd.  Sulla scadenza di dicembre convergono ora le attese sia per quanto farà la Fed in relazione ai tassi, sia per quanto deciderà la BCE in merito al programma di incentivi monetari. In mezzo avremmo le presidenziali ed altre chiamate degli elettori su referendum e ballottaggi in Europa. L’euro appare meno solido rispetto al passato. Il suo corso non sconta ancora le diverse anime che lo compongono, mentre lo sviluppo dei fondamentali mettono mese dopo mese in evidenza andamenti economici a doppia, tripla velocità. Il surplus tedesco prevale sulla flessioni delle esportazioni che indeboliscono nelle aree periferiche. Probabilmente il fair value si sta spostando progressivamente al ribasso.  La convergenza del cambio con il dollaro verso valori più equilibrati si scontra con l’eccezionale surplus della Germania. I valori si sono nel frattempo allineati alla media dei prezzi annuale, ma tendono a subire una pressione regressiva. Molti trader attendono la violazione di area 1,1130 per spingere i prezzi a collaudare area 1,10 dove si colloca lo spartiacque tra una tenuta dell’euro rispetto ad una ricaduta verso i minimi del grande range che lo governa da oltre 18 mesi, 1.16-1.06.

Le reazioni dell'eur usd alla decisione della Fed
WB ANALYTICS: Fed vs EUR USD

Le diverse velocità a cui mi riferivo tra le anime che compongono l’euro risultano rappresentate dall’andamento delle borse nell’Unione Europea. L’Italia, indubbiamente quella più debole, quota stabilmente ad un meno 25% da inizio 2016. Le banche rappresentano il punto di maggior debolezza all’interno dell’indice Ftse Mib; temo che la ragione non sia semplicemente riconducibile al peso dei NPL, ma anche alla misura del rischio Paese. I valori scambiano tra 17.000 e 16.000.

Le reazioni del FTSE Mib alla decisione della Fed
WB ANALYTICS: FTSE MIB

Un eventuale lateralizzazione nel breve all’interno di questo range rischia di dare nuovo impulso alle vendite. Con molta probabilità sono molti i traders che attendono un passo falso per catturare, sotto 16.200 un trigger regressivo. A quel punto un nuovo collaudo dei minimi dell’anno, area 15.000,  risulterebbe inevitabile.  La partita sarà fortemente influenzata anche dalle reazioni che nelle prossime ore metterà in evidenza il mercato azionario americano. Lo Standard & Poor 500, all’ennesimo calcio dato dalla Fed al barattolo dei tassi, ha festeggiato con un pull back in direzione dell’area che aveva dato l’avvio alla correzione del 9 settembre, 2170/65.  Alla pressione delle vendite ha retto il sostegno presente a quota 2120, nelle prossime ore quindi si chiederà al mercato una prova di forza: spingere i valori oltre 2170/80 per ristabilire una nuova corrente di acquisti. Diversamente il calcio che la Federal Reserve ha dato al barattolo, rischia di non essere andato verso la direzione voluta.

Le reazioni del l'S&P 500 alla decisione della Fed
WB ANALYTICS: STANDARD & POOR 500

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Traders work on the floor of the New York Stock Exchange (NYSE) in New York, U.S., on Monday, Jan. 4, 2016. U.S. stocks tumbled to start 2016, falling to their lowest levels since mid-October, as a rout in Chinese equities renewed concern that an economic slowdown there will damp global growth. Photographer: Michael Nagle/Bloomberg via Getty Images

PUZZLE WORLD: il mondo è puzzle, la Federal Reserve il Designer

PUZZLE WORLD: il mondo è un puzzle, la Federal Reserve il Designer

Il mondo è un enorme puzzle. Incastrando un pezzo nell’altro le cose prendono forma e svelano la realtà ai nostri occhi.  Tutto diventa un gioco al punto che è possibile perfino comprarsi una scatola di raffinatissimi disegni e fotografie sapientemente ritagliate, per  perdersi tra le meravigliose opere d’arte e le nature morte posizionando ogni pezzo al suo posto; basta incastrali perfettamente e creare il proprio puzzle preferito ed il gioco è fatto! E’ esattamente quello che facciamo tutti i giorni, mettiamo assieme pezzi di informazione e creiamo lo scenario. Ci sono quelli che confezionano i pezzi, conoscendo lo scenario, e quelli che invece vanno in edicola e gli acquistano, pezzo per pezzo, fino a creare lo scenario. Insomma c’è chi progetta e vende i pezzi, c’è chi li compra e ricompone le figure. Chissà quale pezzo ci venderà la Federal Reserve la prossima settimana! E la Bce, la BoJ? Quale scenario hanno disegnato per noi?

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NEVER TOO LATE

NEVER TOO LATE

NEVER TOO LATE
Dov’è finito il mercato?

I tre  fattori  a cui i mercati guardano per considerare  rischi e opportunità  interessano aspetti che dal locale hanno impatti globali: in primis  le decisioni della Fed,  la crescita globale e  l’Italia.  Alzerà i Fed Funds o aspetterà ancora la Fed?  Che cosa ci sta dicendo il ciclo delle materie prime? L’Istat ha riportato con i piedi per terra la narrazione sulla crescita italiana, gli unici a non accorgersene sono coloro che per rispetto, devozione e deferenza sono tenuti al politically correct,  ma è sempre legittimo avere pensieri  semplici?

I mercati hanno dimenticato che un tempo esisteva la price discovery, oggi sono in stallo, vivono in balia delle banche centrali.  Di conseguenza si scrutano tutti i possibili temi per comprendere se la Federal Reserve alzerà o meno i tassi. A sua volta le banche centrali sono vittima delle loro stesse politiche e di conseguenza sono in stallo. A Jackson Hole la Fed ha più che ventilato la possibilità che presto si avvii un’azione restrittiva non senza vincolare la decisione finale all’andamento dei dati economici. L’economia, quella americana,  sembra ancora dominata da un rallentamento, benchè la Fed di Atlanta presenta un modello GDPNOW aggiornato costantemente,  in cui indica che nel prossimo trimestre il GDP tornerà a salire oltre il 3%. Nel dubbio il mercato azionario americano resta immobile; pochi osano comprarlo a causa di un premio al rischio non adeguatamente remunerato. Pochi,  non avendo chiara ancora l’idea sull’aumento dei tassi decidono di prendono beneficio. La Fed vorrebbe raffreddare l’apprezzamento dei corsi azionari in quanto palesano multipli in eccesso statistico. Tuttavia ci sono le Presidenziali alle porte con un candidato fuori dagli schemi che potrebbe trarre vantaggi da uno storno di Wall Street. Quindi si resta in stallo.   Ne approfittano i mercati emergenti ed in parte l’Europa periferica senza convincere ancora. Le commodity stanno nuovamente regredendo: il petrolio ed i metalli non ferrosi sono oggetto di vendite. Il WTI potrebbe scivolare nuovamente verso 37/35 usd/bar; a fine mese un nuovo vertice tra paesi Opec e non si ritornerà a cercare un accordo per limitare la produzione. Il rame continua a scambiare all’interno di un bear market. L’economia globale sta nuovamente rallentando.  Ne beneficeranno ancora i corsi obbligazionari, anche se può sembrare assurdo acquistare bond con duration elevate a questi  prezzi noi pensiamo che ci sia ancora del valore residuo su cui operare. Pensiamo che il 10 anni USA possa scivolare sotto i minimi di luglio e puntare verso area 1,10%. Lo Standard & Poor favorirebbe questo movimento con una flessione che al momento rimane correttiva, almeno fintantoché gli algotrader  non rilevino violazioni di area 2100.

Il rialzo dei Fed Funds come influenzerà Wall Street?
Il rialzo dei Fed Funds come influenzerà Wall Street?

Sarà estremamente interessante verificare il comportamento dei mercati periferici qualora si apra un’azione correttiva a W.S., difficilmente sarebbero in grado di reggere sostenendo i recuperi delle ultime settimane, benchè in alcuni casi le valutazioni siano appetibili.

Nel nostro Outlook di settembre oltre al tema dei tassi americani siamo ritornati a riflettere su una delle cause che dal nostro punto di vista interferisce notevolmente con la crescita italiana. Il nostro PIL frena nuovamente nell’ultimo trimestre rilevato dall’ ISTAT , le cause sono molteplici, e le evidenze confermano che la struttura monetaria a cui siamo vincolati annulla le flessibilità a cui il nostro Paese ricorreva per correggere gli squilibri. Il giornale la Repubblica ha recentemente riportato in un articolo le dichiarazioni del premio Nobel Joseph Stiglizt non serve un ritorno al passato, la soluzione più estrema è creare due monete per Nord e Sud-. Nel suo recente libro   –L’euro e la sua minaccia al futuro dell’Europa– Stiglitz propone una riflessione che merita di essere approfondita. Purtroppo nei forum si continua ad ostentare il linguaggio dell’ottimismo, che per carità ha un suo preciso ruolo, ma non si coglie mai l’occasione per mettere a fuoco quello che scrissi già all’indomani della grande recessione del 2008/2009: la funzione di una moneta non può funzionare in presenza di squilibri sistemici proponendo un euro a due velocità.

 

target 2 eurosystem

Gli squilibri all’interno del Sistema Target 2 mettono chiaramente in evidenza il surpluss delle partite correnti della Germania contro i minus dei partners periferici. La debolezza della performance economica si riflette anche nel regolamento dei flussi nell’eurosistema. In assenza di correttivi saranno i mercati a mettere in discussione lo squilibrio presto o tardi.

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