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RADIO 24

DOPO BREXIT

Sono trascorse pochi giorni dal voto inglese  e ciò che appare drammatico è che nessun policy maker, nessun  centro di  ricerca  governativo  abbia in qualche modo previsto uno worst case scenario. Le uniche che sono intervenute a  tentare di spegnere l’incendio sono state ancora una volta le banche centrali con il loro servizio di pronto intervento ormai stabilmente operativo.

E’ la conferma che in alto non ci sono leadership in grado di prevedere ed anticipare spinte popolari che, come insegna la storia, tendono a deflagrare se troppo inibite nel loro grido di disperazione. E la disperazione si è tradotta in questi anni di statistiche della crisi in deflazione sociale. Peggio, è la conferma che i governanti sono privi di visione strategica.

Queste rotture spazzano via con se, per reazione, il meglio dei valori costruiti: mentre si vedono chiaramente i nuovi segnali di crisi, si fatica ad intuire quali possano essere le macerie relative.

La reazione dei mercati al primo impatto con l’esito del voto è stata drammatica proprio perché per opportunismo politico si è preferito lasciar credere che alla fine avrebbe vinto il remain. L’esito contrario, non scontato  dalle più parti, ha obbligato gli investitori e riallinearsi al nuovo scenario.

Rispetto a quanto abbiamo sostenuto negli ultimi mesi non cambia nulla sui mercati azionari. Il timore, invece, di una deflagrazione dello spread sui debiti sovrani, ci porta a considerare il rischio di un avvitamento delle dinamiche   operative. Gli investitori si stanno focalizzando su come la BCE saprà dominare prima, e governare poi le reazioni degli investitori rispetto al comportamento dei rendimenti sui bond governativi dei paesi periferici.

La trasmissione di Brexit verso i mercati parte proprio da qui, dallo spread. Infatti se osservate le reazioni a caldo, a conferma dell’opportunismo politico, le borse maggiormente penalizzate dal voto sono state quelle di Italia e Spagna, Francia a seguire, non quella di Londra (Ftse MIB – 12,48% – LSE Ftse 100 – 3,15%); eppure le due trading venues fanno parte dello stesso gruppo: il London Stock Exchange!

Domlogo-r24ani alle 10.30 in diretta a RADIO 24,  Wlademir Biasia sarà ospite di CUORE & DENARI per commentare le reazioni dei mercati, le prospettive e gli impatti sull’andamento futuro delle monete: sterlina, euro e dollaro.

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SI SCONTAVA IL REMAIN, VINCE BREXIT!

SI SCONTAVA IL REMAIN, VINCE BREXIT!

Si scontava il remain vince Brexit! I mercati si fanno cogliere dal lato sbagliato attivando le leve della volatilità  per  ristabilire nuovi equilibri. In realtà i principali listini, in primis quelli europei, erano già inseriti in un quadro riflessivo. L’attesa per una vittoria del remain aveva aperto una finestra positiva dissoltasi all’esito del referendum. Le conseguenze immediate vanno lette nella continuazione di un trend negativo che, al netto degli interventi delle banche centrali, dovrebbe spingere i prezzi a violare i  minimi di febbraio ed aprire la via per ulteriori vendite.  In questo scenario gli investitori cercheranno rifugio sugli strumenti che avevamo segnalato nei giorni scorsi: dollaro, yen, oro, Treasury  americani.

Segnali di avversione al rischio erano già presenti sui rendimenti del 10 anni USA: i valori scambiati sotto 1.60% confermano dal nostro punto di vista spinte in direzione di 1.30 ed 1%. La Fed non aumenterà i tassi nel corso dei prossimi 12/18 mesi offrendo in tal modo supporto all’oro. I prezzi del metallo continueranno pertanto a salire in direzione dei 1400 e successivamente 1500 usd/oz (m/t).

Benchè la moneta americana non potrà godere del supporto dato da una politica monetaria restrittiva, beneficerà di due condizioni significative: fly to quality e soprattutto moneta rifugio in un quadro valutario fortemente incrinato dalla debolezza della sterlina e dalle incertezze innescate dall’esito del referendum sul versante europeo.  Sempre al netto del sostegno delle banche centrali gli investitori si chiederanno se l’euro ha ancora un futuro, quantomeno metteranno in discussione la sua irreversibilità.

Le banche centrali lavoreranno molto per non dare riferimenti al mercato in tal senso. Sinora tutte le situazioni macro che in qualche misura minavano la tenuta dell’euro,  sono state affrontate con sostegni alla moneta proprio per evitare danni d’immagine (vedi Grecia). Ai nostri followers abbiamo segnalato da tempo che l’attuale fase in cui gli scambi fluttuano tra 1,06 ed 1,16 risulta temporanea e propedeutica ad un ulteriore rafforzamento del dollaro.

Per quanto riguarda il nostro mercato pensiamo che il nodo principale passi attraverso gli equilibri dello spread. Da mesi facciamo notare quanto sia significativa l’area 150 bp. Essa rappresenta una linea che non deve essere assolutamente valicata per non innescare ulteriori criticità sul comparto finanziario. Noi sappiamo quanto il nostro listino sia sbilanciato su tale settore, per cui un rialzo oltre tale soglia si rifletterebbe in modo negativo sulle quotazioni tuttora appesantite dalla questione legata alle sofferenze presenti nei conti delle banche.  Temiamo che in assenza di una soluzione radicale del problema, il nostro listino possa flettere ulteriormente. In un worst  case scenario consideriamo per i portafogli rischi potenziali valorizzati ai minimi del 2012.

Rileviamo anche la prevedibile caduta dello Standard & Poor 500 sotto  area 2030: qualora la seduta odierna dovesse confermare anche in chiusura questo impatto, non escludiamo che possano aprirsi nuovi vuoti d’aria  anche per Wall Street, unico listino che era riuscito ad evitare i danni di una fase riflessiva che sta governando i mercati di mezzo mondo.

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WB> ANALYTICS EUR GBP

 

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WB> ANALYTICS GBP USD

 

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WB> ANALYTICS FTSE MIB

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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LIRA

BREXIT: I TIMORI DEL MONDO CORPORATE

BREXIT: I TIMORI DEL MONDO CORPORATE

Siamo alla vigilia del referendum BREXIT, il voto analizzato attraverso i sondaggi di opinione si sta allineando verso il remain. Gli scarti dei sondaggi riportano mediamente un elevato range degli indecisi, mentre presentano tuttora una percentuale non ancora del tutto soddisfacente per mettere al sicuro l’esito elettorale per quanti temono scenari catastrofici.

EUROPE - LOMBARD RATE BUNDESBANK GERMANY
LOMBARD RATE BUNDESBANK

L’eventuale catastrofismo nasce dall’idea che il pound possa subire le aggressioni speculative simili a quelle affrontate nel lontano 1992, quando nel mese di settembre  si votò in Francia sempre per un referendum sull’Europa e, peggio ancora, mentre si discuteva animosamente sul livello dei tassi ufficiale praticati dalle banche centrali nel continente. In particolare la Bundesbank, impaurita dalle pressioni inflattive conseguenti alle spinte prodotte dall’unificazione delle due Germanie, nonchè dal cambio alla pari dei marchi scambiati ad est ed ad ovest, minacciò di portare il Lombard rate oltre il 10%  fissando un picco a 9,75.  Il livello  creava comunque pressioni su monete indebitate e come sempre governate da economie in difficoltà, l’Italia in primo luogo.

La dialettica politica che si aprì tra Italia e Germania, allargata successivamente ad altre aree, quali l’Inghileterra, spinse il mercato a speculare contro le due monete in quanto incapaci di sostenere il rapporto concorrenziale determinato dall’equilibrio imposto dai tassi tedeschi. Esplode la crisi valutaria: lira e sterlina escono dal Sme (il Sistema monetario europeo, che legava le valute partecipanti a una griglia di cambio predeterminata) e il rendimento dei titoli di stato schizza all’insù. Venerdì 11 settembre i tassi sul mercato monetario arrivano a sfiorare il 40 per cento. Anche l’esito positivo del referendum francese sull’Unione monetaria europea (con esigua maggioranza di sì), il 20 settembre, allenta solo in parte le tensioni sui mercati. Per capire il perché della crisi bisogna tornare indietro di tre mesi: il 2 giugno i cittadini danesi si pronunciano, seppur di misura, contro la ratifica del trattato di Maastricht. «Una scintilla apparentemente trascurabile quale un referendum in uno dei paesi più piccoli d’Europa, fa divampare un incendio senza precedenti nel cantiere della costruzione economica e monetaria europea»: così scrive Fabrizio Saccomanni, (direttore generale della Banca d’Italia), nel libro  “Il cammino della lira da Bretton Woods all’euro”, edito nel 2007 in occasione dei cinquant’anni del Forex Club. «I mercati sono rapidissimi a realizzare le implicazioni del referendum e un’ondata speculativa senza precedenti investe anzitutto le valute Sme le cui economie presentano maggiori criticità sul fronte dei fattori fondamentali, rendendo le parità poco credibili: la lira è una delle vittime più colpite».

L’Italia, dopo una lunga estate con la lira schiacciata sulla parte alta della banda SME, abdicò con l’accordo dell’allora ministro Giuliano Amato ed il cancelliere Helmut Kohl.

Alla ripaertura dei mercati del lunedì successivo al vertice di Berlino la diga imposta dalle bande di protezione dello SME  sisbriciola sotto la pressione delle vendite di lira e sterlina verso il marco.

Oggi si teme che l’esito  BREXIT sull’Europa possa produrre gli stessi effetti per la sterlina.

Il cambio, diversamente dal 1992, è oggi al centro di due forze diverse: dollaro ed euro. Il primo effetto potrebbe accusarlo proprio nei confronti della moneta americana ed a cascata nei confronti dell’euro.

Il Cable (rapporto gbp-usd) dopo sensibili oscillazioni circoscritte da un ampio livello di volatilità si portato in queste ore proprio a ridosso di quota 1,47, livello violato agli inizi dell’anno proprio in vista del referendum. Il timore per molti operatori e money managers di aziende è che in caso di una vittoria del leave, il mercato possa spingere i prezzi verso nuovi minimi sino a paventare una caduta del cable in direzione dei minimi storici fissati nel 1980 a 1,10. Il movimento di riflesso sull’euro spingerebbe a sua volta la sterlina verso area 0,95.

Le previsioni di voto favorevoli al remain tolgono in parte la tensione dei gioni precedenti; soprattutto consentono al mercato di allineare i tassi di cambio in prossimità di livelli la cui violazione oltre 1,47 gbp-usd, annulla gli effetti paventati riportando in un diverso equilibrio il mercato dei cambi,  che rimangono sempre la vera spia sul funzionamento dei fondamentali.

 

CABLE GBP USD
BREXIT CABLE: GBP USD – WB ANALYTICS

 

 

 

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POUND

BREXIT: LIVE AND LET DIE

BREXIT: LIVE AND LET DIE¹

E’ la settimana degli indecisi, il partito più affollato nei consensi politici in ogni parte del mondo occidentale. E’ lì che si giocano le alterne vicende delle volontà popolari. Il racconto mediatico ci mette in guardia dai rischi relativi al leave, come se quel referendum fosse il punto di arrivo e verifica del processo  di unificazione superato il quale tutto torna a suo posto.  In realtà la Gran Bretagna con il Brexit rischia di dover ridiscutere con L’UEM gli accordi economici, ridefinire quelli finanziari, subire dazi e rincari di tariffe doganali. Ma tra i due, il soggetto più debole è indubbiamente il secondo. In termini di interscambio l’Inghilterra importa verso l’Ue più di quanto esporti, per cui in un momento di stagnazione è chiaro che la convenienza mercantile porterà l’Europa a gestire un’eventuale nuova condizione tenendo conto che ogni cliente è indispensabile per fare affari,  (Russia docet).

A nostro avviso il referendum mette in luce, qualora ci fosse bisogno, i veri punti di debolezza del processo di unificazione monetaria: la crisi degli stati appartenenti all’euro. In particolare dopo 5 anni dallo scoppio di quella relativa ai debiti sovrani, succeduta alla grande crisi del 2008,  ci troviamo con bilanci pubblici in cui i rapporti di debito rispetto alla ricchezza prodotta risultano sostenibili unicamente grazie all’apporto della BCE.  In qualità  di consulenti non dobbiamo mai dimenticarci che senza l’azione di Mario Draghi e la sua replica del QE, oggi saremmo a parlare d’altro.

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BREXIT

BREXIT 1.2.

S&p 500
WB >ANALYTICS: STANDARD & POOR 500

Brexit. Un evento capace di catalizzare l’attenzione mediatica da porre in secondo piano le difficoltà vere di un sistema in cerca di nuovi equilibri da cui ripartire.  Sotto la bandiera dell’irresolutezza britannica si nascondono molte cose, un po’ come quando per fretta e convenienza si nasconde la polvere sotto i tappeti.  La discesa dei mercati azionari è stata declinata alla voce Brexit, ma in realtà cela più situazioni in disequilibrio, che non godono più della fiducia degli investitori.  In un ambiente fortemente educato al bon ton verso banche centrali,  governi alla ricerca di far passare tutto all’insegna del corretto, alla fine prevale la ricerca del valore. Money is money! E’ opinione comune che il denaro sia la radice di tutti i mali odierni, ma nessuno è mai davvero disposto a privarsene,  figuriamoci quando spirano i venti dell’avversione verso il rischio.  Anche Wall Street do

po un lungo consolidamento con i massimi ha ceduto terreno, andando a verificare i primi livelli di sostegno in area 2070 di S&P 500.  Gli investitori focalizzeranno l’attenzione  proprio sul range compreso tra 2070 e 2030 per veicolare le loro azioni operative; ma al di là degli aspetti tecnici,  si respira un’aria preoccupata, incredula rispetto alle valutazioni correnti. Anche per Wall Street potrebbero riaprirsi improvvisi  vuoti d’aria.

Per la Fed, impegnata a regolare i precetti del Fomc di giugno, il ritorno di debolezza nei mercati consente di reiterare ancora l’opzione restrittiva sui tassi. La retorica sostenuta  negli ultimi mesi esprime in modo eloquente la scarsa volontà a modificare l’assetto monetario. I Treasury Bond  si stanno comportando infatti come se all’orizzonte vi fossero le prime avvisaglie di un rallentamento non tanto sul lato della crescita,  bensì una conversione al fly to quality che tenderà a spingere i rendimenti sul 10 anni US verso 1.30  se non a fissare con qualche indugio muovi minimi storici inediti.

USA 10 Y YIELD
WB >ANALYTICS: USA 10 Y YIELD

Per l’Europa,  al netto dei proclami conformisti di molti asset manager, il segnale dell’avversione al rischio è suonato da molto tempo, esattamente da quando lo scorso dicembre quest’ultimi erano tutti allineati ad esprimere giudizi più che positivi su Italia ed Europa.  Dall’estate dello scorso anno abbiamo cercato di mettere in evidenza proprio in questo blog, ciò che alla tavola rotonda dell’IT Forum dedicata alle tendenze che governano i mercati,  abbiamo ribadito:  i mercati sono alla ricerca di un nuovo equilibrio da cui ripartire. Questo equilibrio passa necessariamente per una fase emotivamente difficile, dove alla fine il panico prevarrà sulla realtà. Il ribasso dell’Italia, che fa leva sul comparto bancario, è lì a dimostrarlo come se non ci fosse più un domani.

Così è successo per il petrolio:  a febbraio sembrava che non ci fosse limite al ribasso, anche per i più informati,  ed invece il rialzo conseguente ai minimi fisati sopra quota 25 usd ha testato i 52 usd/bar.  Nelle prossime settimane assisteremo ad una nuova flessione del greggio con ritorni dei prezzi verso l’area dei 40/35 usd/bar.  All’interno del range gli scambi cercheranno di riformare una base per riproporre un nuovo rally.  Il successo di quell’azione potrà costituire uno dei segnali  più significativi per verificare l’esaustione del ciclo riflessivo che dall’estate dello scorso anno sta governando i mercati. Nel frattempo pensiamo che alcune asset classa potranno costituire un’area preferenziale per parcheggiare la liquidità:  i Treasury, l’oro, e benché in antitesi con quest’ultimo a corrente alternata il dollaro.  La moneta americana nella confusione del referendum rappresenta l’hedging naturale verso sterlina e probabilmente l’euro. Pensiamo che il range rimanga sempre strutturato all’interno della gamma di valori che abbiamo osservato nell’ultimo anno: 1.16 ed 1.06. La tenuta di questa banda continua a farci pensare che il trend dominante, benché al momento sopito,  sia ancora a favore del dollaro sull’euro.

Nel nostro portfolio model  WB>ADVICE manteniamo un atteggiamento prudente da diversi mesi preferendo preservare il capitale piuttosto che cercare performance aleatorie. Per cui la parte dominante risulta costituita da attivi in bond con duration mediamente elevate, US ed Emerging Bond (  quest’ultimi dal dal mese di febbraio) senza coperture sul cambio. A febbraio avevamo apertouna posizione sull’Oil  liquidata lo scorso venerdì al test dei 52 usd/bar in ossequio alla verifica del target stimato dal nostro modello.

L’idea di superare questa fase in modo estremamente conservativo è basata sulle opinioni anticipate nei nostri report, ed orientata a catturare le opportunità che si delineeranno alla fine di questa articolata fase riflessiva.

ENERGY
WB>ANALYTICS: BRENT OIL versus MSCI ENERGY

 

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BREXIT

BREXIT: SELLING ENGLAND BY THE POUND

BREXIT: SELLING ENGLAND BY THE POUND

1973 – 2016 BREXIT . In Gran Bretagna gli anni Settanta sono stati vissuti e percepiti fortemente come un momento di decadenza: dell’occupazione, del lavoro, del ruolo internazionale della Gran Bretagna. Alla fine del decennio il primo ministro laburista James Callaghan replicò ad un giornalista che lo intervistava sulla crisi: “Crisis? what crisis?”. Era un po’ il segnale della forte incomprensione e separatezza esistente fra la classe politica e la realtà. Nel 1973 epicentro della crisi economica e politica internazionale, Peter Gabriel, poeta musicista del progressive rock inglese, in una delle sue opere più riuscite, Selling England By The Pound, denunciava nell’austerità della tradizione, spesso confinata alle sole apparenze, la “svendita” del Paese a meri interessi finanziari ed economici. In realtà l’opera trae ispirazione dai contenuti di un manifesto del Partito Laburista dell’epoca che denunciava il disorientamento della gente che iniziava ad interrogarsi  sulla fine di un sogno, sulla fine di quell’ Inghilterra potenza industriale, militare, navale, economica; quell’Inghilterra padrona e imperialista che lentamente andava sgretolandosi.  I nuovi miti , secondo Gabriel, erano una pancia piena (per i giovani) o un vestito bello (per i vecchi). I sogni non sono più quelli affidati alle flotte di navi che trafficavano in lungo ed in largo per gli oceani cercando fortuna o arricchendosi con la pirateria autorizzata da regi decreti, ma si fanno più borghesi; si cerca di dare fondo alle riserve accumulate in due secoli di dominio incontrastato, leccandosi anche le ferite inferte da una guerra devastante, attraverso la corsa al consumismo o la lettura dei tabloid scandalistici che, attraverso lo scempio delle vite altrui, fanno diventare spettacolo pure i guasti di una società al capolinea. E così, pound dopo pound, si smaltiscono i resti dell’Inghilterra che fu. Gabriel non è un nostalgico, ma sicuramente dà, di questa nuova società, un’immagine ancora più negativa di quella passata, se non altro segnata anche da grandi slanci e grandi ideali. Secondo il musicista, la follia consumista si impossessa di tutto, mischiando le carte in modo che non siano più interpretabili in maniera coerente; un’ordalia di danze e gesti senza senso che fanno ammuffire anche il Santo Graal, così caro alla tradizione britannica quale simbolo leggendario di un periodo felice e pieno di speranza.

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ADVICE FOREX

WB>PERSPECTIVE FOREX MARKET OUTLOOK

Come già indicato lo scorso mese, il Dollar Index dopo una fase di correzione che aveva preoccupato non poco, è tornato ad esprimere positività riconquistando il range all’interno del quale oscilla da più di un anno. Il rialzo oltre quota 95 ha inserito quindi il dollaro in un contesto in cui è plausibile attendere ulteriori apprezzamenti della moneta americana.

Dopo un consolidamento sopra quota 95 pensiamo quindi che i prezzi possano riconquistare l’area 96,50/97 per preparare il terreno al successivo balzo verso 99,50.  In questa fase di preparazione dovremo seguire due livelli su cui focalizzare il controllo dei rischi per le posizioni rialziste: quota 95 ma soprattutto area 94/93,50, tenendo presente che il limite minimo segnato recentemente quota poco sopra 92.

EUR USD LT
EUR USD LONG TERM

EUR USD – Il cambio è sceso con la fine di maggio esattamente dove ci aspettavamo: area 1,1150 eur usd. In realtà abbiamo visto minimi inferiori al livello indicato. Tutto ciò depone a favore della nostra visione che rimane per il breve termine ancora articolata, nel senso che ci attendiamo reazioni e parziali consolidamenti, ma che tendono ad esprimere nuove debolezze per l’euro.  La complessità è data dalla confusione mediatica a cui sono sottoposte informazioni che hanno il difetto di celare il problema di fondo della moneta unica, ovvero il perdurante squilibrio dei fondamentali all’interno degli aderenti all’eurozona. Del resto questi passaggi tecnici, come risulta piuttosto evidente da una lettura sommaria del grafico, non esprimono direzionalità definite. Da qui la difficoltà a dare una lettura compiuta del quadro che risulterà invece più comprensibile nella lettura riportata nella pagina seguente.

A breve, ci attendiamo uno sviluppo ancora volatile legato da un lato alla lettura dei dati macro americani e con essa l’interpretazione che la Fed attribuisce alla visione macro per dare il via ad un ulteriore rialzo. Su tali basi pensiamo che difficilmente la Fed opererà nel corso dell’anno, tuttavia la permanenza dell’S&P 500 sui massimi può consentire al Fomc di dare il via ad una restrizione monetaria, ovviamente non prima delle elezioni presidenziali. Sul lato opposto dovremo verificare gli esiti e relativi riflessi del referendum inglese. Pensiamo che possano essere ancora reazioni e in questa prima parte dell’estate una permanenza dei corsi in area 1,14/1,11. La violazione di 1,1150 darà il via ad un ulteriore rafforzamento del dollaro verso la parte bassa del range 1,16/1,06.

EUR USD
EUR USD

La complessità a cui ci siamo riferiti nella lettura del ciclo tendenziale di breve termine, appare meno composita e quindi   più organica considerando una visione più compiuta del quadro. Se si apre l’orizzonte, risulta più evidente il macro contesto in cui fluttua l’euro sul dollaro. L’attuale tendenza trae origine dalla lunga fase di distribuzione  che unisce i massimi fissati tra il 2005 ed il 2014; la caduta successiva sotto i  minimi che reggevano l’intera costruzione dell’euro, area 1,25/1,20, ha inserito le dinamiche della price discovery in un nuovo ciclo riflessivo. Tale fase assume rilevanza se raffrontata ai fondamentali. Mentre i PIL dei singoli paesi aderenti all’eurozona crescevano in modo organico durante il periodo 2000/2007, a partire dal 2008, anno in cui si è manifestata la prima ondata recessiva di ampiezza globale, a cui si è innescata la successiva, quella relativa ai debiti sovrani dell’eurozona, la dinamica della crescita cambia all’interno dell’UEM. Appare infatti piuttosto evidente come dalla crisi del 2008 le sottostanti economie abbiano performato in modo disordinato con alterne vicende. Alcune aree, Germania in testa, Francia a seguire, sono riuscite a recuperare gli effetti recessivi del 2008 e 2011-2, altre, Italia in coda, non sono riuscita a stabilire nemmeno una linea di ripresa (vedi grafico relativo al GDP). La crescita disorganica ha inoltre messo in evidenza la disparità espansiva di aree che godono di sovranità monetaria rispetto a quelle che condividono l’euro. A nostro avviso tali squilibri (verificabili anche in TARGET 2 EUROSYSTEM) si riverbereranno inevitabilmente sulle dinamiche del cambio. Per tale ragione riteniamo che il dominio dell’attuale rane di oscillazione risulti propedeutico ad un ulteriore caduta nel medio lungo termine dell’euro verso e probabilmente oltre la parità.

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WB> PERSPECTIVES BOND OUTLOOK GIU 2016

Il mercato obbligazionario continua a beneficiare del sostegno delle banche centrali, nonchè dall’avversione verso il rischio che continua a premere sui mercati.

US 30 Y  YIELD Diversamente dalle attese i rendimenti sul 30 y US hanno contenuto la fase di debolezza evitando di scivolare al di sotto dell’area 2,50, mutando almeno per il breve termine direzione. Il range di osservazione rimane sempre lo stesso con delimitazioni nella parte alta di quota 2,75-80, ed in quella inferiore area 2,50. Il mercato prima di intraprendere direzionalità vuole verificare l’esito di due eventi: Brexit e la risposta che la Fed darà in merito alla rinnovata attesa per un rialzo dei tassi entro luglio (sempre meno probabile). Pertanto riteniamo che i valori continueranno ad oscillare all’interno della banda indicata. La ripresa invece di un’azione direzionale andrà colta soltanto nel caso in cui gli stessi escano dal range con break-up di 2,80 (avvio rialzo), break-down di 2,50 (riattivazione del trend ribassista).  Nel caso in cui si dovesse violare al rialzo la banda indicata sarebbe opportuno diminuire sensibilmente le duration di portafoglio.

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US 10 Y YIELD

Il 10 Y US continua ad oscillare all’interno del range atteso 2-1,60% senza modificare l’Outlook di medio termine che rimane riflessivo. I livelli su cui focalizzare segnali di inversione di tendenza rimangono piuttosto lontani (2,10). Eventuali cadute sotto 1,60 potrebbero rappresentare la chiamata per un warning sui mercati con riflessi negativi sulla volatilità dell’azionario. Si consiglia di tenere posizioni lunghe in fondi Govies  US, Global bond elevata duration. Gli investitori attendono le decisioni della Fed in merito all’aumento dei tassi di riferimento. L’aspettativa è scemata dopo la pubblicazione dei recenti dati macro sull’occupazione. Il presidente, Janet Yellen, avrebbe lasciato aperta l’opzione per un incremento entro l’autunno. Tuttavia pensiamo che la Fed vorrà verificare l’esito del referendum in Inghilterra e non turbare le elezioni presidenziali USA, prima di assumere decisioni in modo da non anticipare eventuali impatti negativi sul mercato con un rialzo che potrebbe risultare inappropriato.Inoltre sul mercato persistono condizioni non evidenti, ma pur sempre presenti sotto traccia di tensioni che possono prendere il sopravvento in qualsiasi istante. Per tali ragioni continuiamo a mantenere una posizione difensiva con parcheggi sui governativi USA.

In Europa prevale sempre l’azione della BCE che controlla l’azione degli spread periferici verso il benchmark tedesco.

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RISCHIO PAESE: ITALY SPREAD 10 Y IT VS 10 Y DE

Nel mese di maggio abbiamo avvicinato nuovamente la soglia dei 150 pb!  Successivamente il differenziale è sceso verso la mediana del range che coincide con il transito della media annuale dei valori tracciati dal nostro modello. Ciò sta avvenendo in presenza del QE e quindi degli acquisti della BCE di BTP. Inoltre la Commissione europea ha aperto, pur in via momentanea, alla flessibilità del bilancio. Non basta, evidentemente i mercati temono qualcosa che si esprime attraverso la dinamica dello spread. Continuiamo quindi a ribadire l’importanza tecnica della soglia 150 come linea da non valicare, pena la riapertura di un apprezzamento del rischio paese non desiderabile in questa fase.  I movimenti nel sistema Target 2, come scritto nella scheda adibita ai tassi tedeschi, sottolineano la coesistenza di un allargamento dello spread con uno sbilancio record del disavanzo dell’Italia nel sistema. Tecnicamente ci attendiamo nelle prossime settimane un assestamento in positivo per lo spread tuttavia difficilmente scenderemo sotto quota 100 bp. Da qui potremmo rilevare nuovi rialzi verso la parte alta del range.

I rendimenti sul 10 y Germania rimangono sempre in prossimità dei minimi di periodo, minacciandone la violazione al ribasso. Al momento l’area 0,10 costituisce un supporto la cui violazione potrebbe spingere i valori anche in territorio negativo. E’ sempre più plausibile porsi l’interrogativo se e quanto i rendimenti possano entrare in area negativa. La struttura dei prezzi emette in evidenza tali rischi. La violazione di 0,10 di fatto contribuirebbe a rendere più concreto lo scenario. In attesa di verificare i comportamenti dei tassi su tali soglie manteniamo il ns livello di controllo del rischio oltre quota 0,20 & 0,30%. Nel contempo pensiamo che i valori possano scendere a -0,20%. Le condizioni di instabilità presenti nell’area europea possono rappresentare un driver per i flussi di capitale che cercano comunque di allocare in strumenti difensivi. Inoltre si registra da diverse settimane nella piattaforma Target 2 Eurosystem, un forte squilibrio dei pagamenti a favore della Germania contribuendo  ad aggravare il disavanzo di paesi periferici, in primis l’Italia. Ciò potrebbe sottendere a due diverse letture. La prima come movimenti di capitali in rotazione da un paese all’altro (es. Italia vs Germania) associati al rischio paese, la seconda come disavanzo della bilancia dei pagamenti fra paesi dell’Eurozona. In effetti nonostante il QE e gli acquisti di bond governativi in alcune aree lo spread verso la Germania ha smesso di convergere, come vedremo nel caso dell’Italia.

target 2 eurosystem

 

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eur usd

US DOLLAR TREND: E’ FINITO IL RIALZO?

I rapporti di cambio ed in particolare il trend dell’US dollar rimane uno dei fattori determinanti per gli equilibri di mercato. L’aspettativa sul rialzio dei tassi da parte della Fed rappresenta quindi un dei temi più seguiti dagli invetitori.

Negli ultimi mesi in cui il presidente della Fed Janet Yellen e vari membri del board hanno cambiato prospettiva e retorica per quanto riguarda il ritmo della normalizzazione della politica monetaria promossa dal FOMC. I contenuti dei loro messaggi indirizzati agli investitori si è rivelato estremamente confortante rispetto alla prospettiva di un aumento dei tassi di interesse. Dietro alla retorica vi è la necessità di raffreddare la forza del dollaro, moneta al centro di un afflusso significativo di capitali proveniente dalle aree emergenti e da molte economie avanzate cadute in un regime di tassi negativi.

Al G20 di Shanghai  Janet Yellen ha dettato un linea del tutto inedita, centrata sul controllo del cambio in modo da contenere ulteriori rafforzamenti indesiderati della moneta americana.

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steve jobbs i ph

WHATCH.IT: UN MORSO ALLA GRANDE MELA

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E’ finito il ciclo rialzista dell’S&P 500? Carl Icahn ha deciso di liquidare le sue posizioni lunghe in Apple, La Grande Mela. Nella storia degli ultimi 30 anni Carl Icahn rappresenta l’alter ego di Gordon Ghekko, ha firmato le più brillanti operazioni di acquisizione negli anni 80 e 90, sua è stata la prima più grande OPA alla RJR Nabisco. Per Forbes è uno dei business man più influenti. Carl Icahn ha deciso di vendere la partecipazione in Apple!

E’ la fine di un ciclo? non lo sappiamo, la storia che il futuro ci racconterà saprà dare un senso alle cose.

Tuttavia appare piuttosto chiaro che Apple abbia completato un ciclo, e quoti valori oltre l’iperbole del successo.  Wall Street, il cuore dei mercati, non appare più in grado di reggere le quotazioni attuali, attorno le borse periferiche manifestano già situazioni di criticità.  Cosa significa tutto ciò?

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