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Export: every thing made in Italy on order now

EXPORT MADE IN ITALY

EXPORT MADE IN ITALY
Nel 2020 l’export made in Italy contribuirà a formare un terzo del PIL.

Export: il Rapporto ICE 2016-2017 scrive che nel 2016 l’Italia si è situata al 9° posto tra gli esportatori mondiali, al 6° posto della graduatoria dei saldi attivi commerciali, oggi Sace Simest pubblicano un rapporto in cui si rileva una crescita dell’export ancor più sorprendente, soprattutto se proiettata nei prossimi anni: nel 2020 si stima che le esportazioni contribuiranno a formare un terzo del PIL.

E’ indubbio che la grande flessibilità delle aziende italiane ha consentito di coglier le opportunità offerte dalla svalutazione dell’euro nei mercati a partire dal 2014. Lo abbiamo scritto in molte occasioni parlando della competitività e della straordinaria forza del made in Italy. Analizzando i dati si evince un trend di progressivo miglioramento verso i grandi mercati del Nord America, Stati Uniti in primis, figurano positivamente tutti i mercati anglosassoni. In Europa il business del made in Italy cresce verso l’Inghilterra, mentre nell’Eurozona soltanto la Germania espone dati di crescita. E’ un segnale molto importante. La condivisione del cambio attenua il rapporto di competitività delle nostre imprese nel perimetro della moneta unica, annullando o quasi la capacità di imprimere crescita nell’area che ormai potremo ritenere domestica. La vera partita per la crescita delle aziende italiane, del loro business e quindi in ultima analisi del Pil si gioca sui mercati extraeuropei. Tutti gli studi più recenti, a partire dal documento num. 29 pubblicato da Confindustria, rilevano che la variazione acquisita nell’anno in corso, pari a +2,8%, risulta da un robusto incremento delle vendite extraUE (+4,5%) e da una dinamica meno forte di quelle intra-UE (+1,4%), specie all’interno dell’Area euro (+0,4%).

Due sono i fattori che rallentano la crescita all’interno dell’Eurozona: la scarsa competitività del nostro manifatturiero unito alla debolezza dei consumi. Sulla competitività è noto che l’Italia registra una perdita che nei confronti del benchmark tedesco è prossima se non oltre il 20%.  Rimane quindi significativa la via dell’internazionalizzazione del business oltre l’area euro.

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INFLAZIONE ATTESA, DESIDERATA, REALE.
Il focus ritorna sulle banche centrali la cui divulgazione non appare sempre coerente , in ostaggio dei mercati  sono vittime della loro incertezza sul futuro

INFLAZIONE ATTESA, DESIDERATA, REALE.

INFLAZIONE:I MERCATI SONO TROPPO OTTIMISTICI?
Il focus ritorna sulle banche centrali la cui divulgazione non appare sempre coerente , in ostaggio dei mercati  sono vittime della loro incertezza sul futuro*

Siamo tutti fortemente impegnati a spiegare il presente per interpretare il futuro. Per fare questo analizziamo la storia, causa ed effetto. In quanto essere umani, siamo pesantemente indotti dalla società a creare una sorta di parallelo approssimativo tra causa ed effetto. Siamo abituati a pensare che ciò che entra in una qualunque transazione, rapporto o sistema, debba essere messo direttamente in relazione, per intensità e dimensioni, a ciò che ne risulta.

Viviamo in un ambiente di esperimenti finanziari con l’intento di stimolare effetti economici.  Le banche centrali sono fortemente impegnate a scongiurare la prosecuzione di questo lungo ciclo di stagnazione di cui non si vedono ancor oggi i confini. Soprattutto da ormai dieci anni stanno esorcizzando il rischio che si ripeta la Grande Depressione degli anni trenta.

Tra gli effetti economici fortemente perseguiti rientra l’inflation targeting, linea di politica monetaria inserita nel panel di misure adottate dalle banche centrali sin dalla fine degli anni settanta. Mentre tra il ‘70 ed il 2000 l’obbiettivo era quello di produrre una grande moderazione della spinta inflattiva a beneficio della crescita economica, dal 2008 l’inflation targeting persegue il desiderio di evitare la deflazione, sempre a beneficio della crescita. Questa volta l’impegno profuso mira a promuovere la crescita dei prezzi; il 2% era e rimane il parametro a cui le linee di policy fanno riferimento.

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TOXIC POLITICS: DONALD TRUMP

TOXIC POLITICs

TOXIC POLITICs

Toxic Politics: Ritorna la politica ad irrompere sulla scena. Si teme che l’impeachment  possa nuocere ai mercati che scontano le promesse elettorali di The Donald Trump.

Alla tavola rotonda che l’IT Forum con la  conduzione di C Kaufmann ha organizzato per fare il consueto punto sui mercati, si è inevitabilmente parlato molto di politica. Non tanto delle scelte e delle possibili opzioni, quanto dei riflessi che l’elevato grado di tossicità dello scontro politico sta determinando gli andamenti dei mercati. Del resto  l’ombra lunga ed onnipresente  delle banche centrali ha  messo i fondamentali in secondo piano, rispetto all’alterazione prodotta dalle loro azioni in merito al fair value. Di conseguenza i toni aspri del confronto politico assumo ruoli  che surrogano le normali valutazioni che ispirano la price discovery.  Si passa  così dai timori per gli esiti della campagna francese, alle elezioni anticipate in Gran Bretagna, alle tensioni tra Trump ed il congresso e via scrivendo.

L’ipercomprato che avevamo fatto notare la scorsa settimana accompagnato da livelli estremamente bassi ed inusuali della volatilità, ha creato reazioni non tanto per effetto di valutazioni spesso elevate, quanto per i timori che l’impeachment del Presidente possa influire negativamente sui corsi. La questione non si risolverà a breve, per cui i mercati saranno ancora sollecitati dalle news che potranno imprimere nuove tensioni sulla scena.

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IT FORUM 2017

IT FORUM 2017

IT FORUM 2017

All’IT Forum  faremo il punto a 10 anni anni dal picco del precedente ciclo finanziario su come i mercati stanno affrontando nuove potenziali situazioni di stress.  Nei giorni bui del fallimento della banca Lehman Brothers era inimmaginabile pensare che di lì a poco sarebbe iniziato uno dei più longevi rialzi azionari della storia centenaria di Wall Street. Eppure è accaduto, il bull market dei maggiori indici americani potrebbe addirittura festeggiare la decima candelina, stracciando diversi record precedenti. Ma può davvero continuare? Vi sono ancora le condizioni macroeconomiche per un ulteriore allungo? E le valutazioni – i cosiddetti multipli – possono ancora giustificare una crescita?

Al di qua dell’Atlantico, praticamente solo il tedesco Dax, fra i maggiori indici europei, ha conosciuto una crescita simile e proprio in questi giorni veleggia su nuovi massimi storici. Adesso, mentre l’Europa dà i primi segnali di risveglio da una lunga crisi, soprattutto fra i paesi periferici, potrà mai realizzarsi un decoupling rispetto agli Usa?

Quali segnali intanto arrivano dalle commodity, dai metalli preziosi e dai paesi Emergenti? Per rispondere a queste e ad altre domande domande, sul palco accanto a Claudio Kaufmann, saranno presenti alcuni analisti ed esperti finanziari, collaboratori di ITF News:

  1. Wlademir Biasia – consulente WB Advisors
  2. Gianvito D’Angelo – trader e coach
  3. Gaetano Evangelista – Ad Age italia
  4. Maurizio Mazziero – fondatore Mazziero Research
  5. Claudia Segre – Presidente Global Thinking Foundation

Appuntamento alle ore 16.00, giovedì 18 maggio, presso la Sala della Marina. Siete tutti invitati.

Aggiungilo alla tua agenda, CLICCA QUIITFORUM 2017

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GDP USA

USA GDP NOW vs EUR USD

U.S. GDP versus eur usd

Il mercato attende l’odierno dato sulla prima lettura delle stime del GDP USA relative al primo trimestre 2017 per prendere nuove posizioni su eur usd.

L’attesa è per una crescita (rallentata) all’1.2% contro il precedente trimestre al 2.1%. Il modello previsionale della Fed di Atlanta basato su algoritmi ed intelligenza artificiale stima una crescita rallentata allo 0,3%.

 

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gdpnow-forecast-evolution

 

L’eur usd si prepara oscillando all’interno della forchetta 1.0950-1.0865. Il nostro modello stima una correzione per il cambio verso 1.0750/1.07. L’innesco definitivo delle vendite coinciderà con la violazione di 1.0865  eur usd dopo la lettura del dato. L’esito dello stesso produrrà effetti sulla politica monetaria della FED. Letture in linea e addirittura superiori a 1.2% supporteranno il dollaro.  Un lettura più debole non esclude un temporaneo rafforzamento dell’euro verso 1.0955 eur usd (vedi grafici allegati).

Chiusa la lettura del GDP,  il mercato si concentrerà sulla settimana conclusiva della campagna elettorale francese. Per tale ragione pensiamo che prevalga ancora un atteggiamento di cautela verso l’euro, soprattutto dopo le affermazioni rilasciate ieri da M Draghi in conferenza stampa. Il Governatore sta già anticipando uno scenario in cui la BCE dovrà intervenire a sostenere il mercato dei Bond Governativi qualora la scena politica italiana dovesse, come sembra, entrare in una fase ancor più caotica: elezioni anticipate ed esiti elettorali. Lo spread suil decennale Italia Germania dopo la caduta di lunedì ritorna infatti a salire verso la parte alta del range, consolidando valori sopra quota 185/80 dove collochiamo il livello sotto il quale scendere per allentare le tensioni sul mercato dei Government Bond domestici. Al momento le nostre stime fissano ancora target di crescita del differenziale verso area 230/250.

 

eur usd close
WB ANALYTICS: EUR USD CLOSE END OF DAY

 

eur usd hi low
WB ANALYTICS: EUR USD HI LOW


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STRESS TEST

MARZO: STRESS TEST

MARZO: STRESS TEST

Marzo: stress test per dollaro, Brent, rendimenti e Standard & Poor 500.  Nonostante la Fed, FMI ed altre istituzioni confermino i loro Oulook positivi, i mercati hanno avvertito la necessità di aprire un check-up generale sulla tenuta di alcuni strumenti portanti. Aprile ci introduce definitivamente sull’evento più critico del 2017. Tutto appare scontato, eppure i mercati rimangono sotto l’apparente imperturbabilità nervosi.

Lunedì si apre dal punto di vista dei mercati il mese di aprile. Aprile ci porta alle elezioni francesi dove tutto appare scontato. Francois  Macron vincente contro  Marine Le Pen.  Nulla che possa  turbare seriamente il sonno dell’orso.  La fiducia degli investitori americani è ai massimi dal 2000, il Vix  rimane schiacciato sulla parte bassa del range sopra 10.50 e sotto area 15 consentendo allo Standard & Poor di assorbire le sessioni in cui perde momentum.

Indice di volatilità dello Standard & Poor 500
WB ANALYTICS: INDICE DI VOLATILITÀ DELLO STANDARD & POOR 500

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FEDERAL RESERVE ANNUNCIA L’ATTESO RIALZO DEI TASSI 0,25%

FEDERAL RESERVE ANNUNCIA L’ATTESO RIALZO DEI TASSI 0,25%

La Federal Reserve alzerà ancora i tassi nel 2018, sino a raggiungere il target del 3% nel 2019. L’eur usd reagisce  collaudando nuovamente i limiti che definiscono la tendenza al ribasso.

Si concludono con il Fomc di ieri sera, in cui la Federal Reserve annuncia l’atteso rialzo dei tassi di 0,25%,  i due Consigli Direttivi di BCE e FED più attesi per il primo semestre del 2017.

Le linee guida che emergono dai due meeting testimoniano e rafforzano orientamenti divergenti sui modelli di policy monetaria messi in campo dalle due banche centrali. La Fed conferma gli altri due aumenti per l’anno in corso, programmandone altri tre per il 2018, mentre la BCE sottolinea, al di là della riduzione degli acquisti previsti dal QE da 80 a 60 miliardi/mese, di voler mantenere il livello dei tassi accomodante oltre la conclusione naturale del  programma di sostegno monetario (fine 2017) e per un prolungato periodo di tempo, lasciando presagire quindi per tutto il 2018 e oltre.

Ha in parte deluso l’esito del meeting della Fed in quanto alcuni analisti prevedevano almeno quattro chiamate al rialzo per quest’anno.  Da qui il rialzo dell’ eur usd sino a toccare quota 1,0710. A conclusione della conferenza stampa di J Yellen, il cambio regrediva verso 1,0670. L’impennata successiva fino a 1,0746 eur usd è tutta imputabile all’esito delle elezioni in Olanda, dove il candidato euroscettico ha ricevuto un suffragio inferiore alla attese, 21 seggi contro i 25 previsti.

Fed Funds Target
Fed Funds Target

Il rialzo del cambio tuttavia non ha oltrepassato le barriere tecniche che avrebbero potuto imporre un iniziale cambiamento di tendenza alla struttura del rapporto.  Tuttavia ha rallentato  nuovamente il percorso verso i livelli che trattengono ancora gli scambi al di sopra delle soglie la cui violazione consentirebbe un più veloce declino verso gli obbiettivi che stimiamo da moltissimi mesi a questa parte.

I fondamentali su cui si confrontano le due aree non mutano sostanza rispetto al quadro che finora ha alimentato la tendenza sulle traiettorie di cambio. Gli USA pur non brillando per il tenore della crescita, rimangono inseriti in un contesto più solido rispetto all’incoerenza degli squilibri presenti in Europa.

Mentre i primi possono farsi male da soli, i secondi oltre a farsi del male, rischiano di subire tutti i malanni che possono giungere dai primi.

Presto il mercato ritornerà a mettere nelle quotazioni le elezioni francesi,  ponderando la necessità da parte della BCE di dover  considerare nelle sue decisioni anche la necessità di fare le veci  alla debolezza politica dell’Unione. Il mercato sa che senza la politica ultra accomodante della Banca Centrale,  le aree periferiche entrerebbero velocemente in un avvitamento della crisi. Il mercato apprende e calcola ogni giorno che investire in usd rende di più rispetto all’investimento in euro.

Nei prossimi giorni si ritornerà a collaudare quindi l’area 1,06; Il trigger che riattiverà il ribasso coincide con la violazione di 1,0670 eur usd. Il passaggio sotto tale soglia innescherà nuove vendite in grado di spingere i corsi sotto area 1,06 livello sopra il quale si sono chiuse le contrattazioni  nelle ultime settimane. Pertanto si guarderà a questo livello per cogliere ulteriori spunti tecnici su cui ricostruire la struttura regressiva del cambio (chiusura settimanale inferiore a 1,06). Rimane, come scritto nel nostro Outlook mensile WB Perspectives©,  l’area 1,05 quale livello principale di riattivazione dei ribassi. Tuttavia credo che a tele scopo sia di per se già sufficiente fissare una chiusura settimanale sotto 1,06 per ridare tono alle vendite. Contestualmente i livelli su cui abbiamo postato i controlli di rischio rimangono sempre posizionati sopra 1,0750 ed 1,0830 eur usd.

WB ANALYTICS: EUR USD
WB ANALYTICS: EUR USD

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the big border adjustment

THE BIG BORDER ADJUSTMENT

THE BIG BORDER ADJUSTMENT

La riforma fiscale americana, un rischio per il commercio internazionale

 

E’ probabile che nei sondaggi di opinione tra i money managers sui rischi che pesano sui mercati in questo 2017, le elezioni europee rappresentano la leva più distruttiva. In realtà la riforma fiscale sulla tassazione delle imprese americane annunciata dal presidente Donald Trump, The Big Border Adjustment, costituisce un elemento di attenzione estremamente rilevante, soprattutto sul lato delle importazioni e delle esportazioni.

Le imprese attualmente pagano le imposte sui profitti realizzati. La riforma  Border Adjustment cambierebbe le modalità  con cui si procederebbe al calcolo della formazione degli utili. Le importazioni non potrebbero più determinare componenti di costo mentre i ricavi da esportazioni  non concorrerebbero più a formare la base su cui calcolare  gli utili ai fini fiscali. In pratica il conto economico sarebbe costituito ai fini della tassazione soltanto dal differenziale tra costi e ricavi maturati nel Paese senza il concorso delle importazioni quali componenti di costo e delle esportazioni quali componenti di ricavo.

E’ chiaro il segnale protezionista e le relative reazioni che un simile provvedimento rischia di scatenare sul commercio mondiale. Il provvedimento incentiverà inoltre le aziende a rilocalizzare la loro produzione negli Stati Uniti.

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Euro Cocktail

EURO: LAVORI IN CORSO

EURO: LAVORI INCORSO

Siamo alle prime battute del 2017 e soprattutto alle prime battute dell’era Trump. Il mondo sembra punto a capo cambiato. Il tempismo è tutto, mentre noi restiamo pedine di un gioco spietato dove il ricatto diventa un sapiente intreccio narrativo, il legame tra l’informazione e i destini politici incrociano quelli economici di un paese. L’Italia, paese mai risollevato dalla crisi del 2011 rimane anello critico di una costruzione sempre più vulnerabile, l’euro.

Siamo ormai entrati definitivamente in questo 2017. Temi, tensioni e forze assertive hanno già delineato il percorso. La nuova Amministrazione Trump, vero outsider di questi tempi, ha obbligato i mercati a rielaborare le strategie d’investimento riconsiderando gli elementi che possono accelerare o meno l’appetito per il rischio. Wall Street fa buon viso ad un non proprio cattivo gioco. La Fed rimane ferma sulle sue linee di policy. I mercati azionari al momento si sentono più forti di quanto possa nuocere ai corsi azionari una politica monetaria restrittiva.

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THE DOLLAR TRUMP

THE DOLLAR TRUMP

THE DOLLAR TRUMP

Il Presidente Trump ha promesso agli americani in campagna elettorale di migliorare le condizioni della middle class con il programma American First.  Cosa significa per il commercio internazionale? Quali impatti avrà sul dollaro? Siamo alla vigilia di una nuova guerra valutaria?

American First ha rimesso in discussione la sostenibilità del rialzo del dollaro. Trump sta alle imprese come Obama stava alle banche. Il primo necessita di un dollaro debole, il secondo forte. Ma il rapporto di cambio si compone di due termini che nel caso dell’eur usd corrisponde all’Unione Monetaria Europea. I problemi e gli squilibri nell’Eurozona sono noti, come del resto è nota la disgregazione in atto attorno al suo perimetro.

EUR USD 1
WB ANALYTICS: EUR USD THE DOLLAR TRUMP

Difficile quindi comprendere attorno a quali convinzioni il mercato si aggregherà. La risalita del cambio in area 1,0750 porta di fatto le contrattazione ad una verifica tecnica assai importante. La violazione aprirebbe una finestra di ricoperture assai significativa in grado di spingere i prezzi verso 1.10/11 dove transita al momento la linea di confine del ciclo rialzista del dollaro.

Ritorni di valori sotto 1.0550 e 1.04 riattivano di fatto il bear trend dell’euro, confermando gli obbiettivi che da mesi stimo sotto la parità. Mentre l’eur usd affronta la fase di verifica, la sterlina si apprezza sia sul dollaro che sull’euro. Il cable è in corsa per area 1,2750, l’eur gbp invece tenderà a riavvicinare quota .8350 in un primo tempo per proseguire verso 0.80.

EUR GBP
WB ANALYTICS: EUR GBP THE BREXIT AFTER

Anche le corone scandinave si stanno rafforzando sull’euro offrendo ancora occasioni di acquisto. L’euro rimane dunque debole. Questo piace alle borse. La liquidità abbondante ed in uscita dal comparto obbligazionario si riversa sugli indici premiando come ho già scritto sia le aree emergenti che quelle ad economia avanzata. Lo Standard & Poor 500 pur in debito di una correzione ha consolidato i guadagni e si appresta a fissare nuovi record. E’ probabile che con la pubblicazione delle trimestrali si prenda una pausa dopo aver fissato un picco relativo tra 1300/1310. Su tale livello la volatilità potrebbe rianimarsi senza tuttavia mettere in discussione la tenuta del bull market dominante, potrebbe infatti creare nuove occasioni d’acquisto.

S&P 500
WB ANALYTICS: S&P 500 AMERICAN FIRST
FTSE MIB
WB ANALYTICS: FTSE MIB

L’Italia nel frattempo tra scalate ostili o meno, aggregazioni e quant’altro ha ravvivato il suo interesse. L’attivismo è sorprendente. Sembra di assistere ad un risiko con i francesi, interessati a comprare i pezzi pregiati del nostro mercato. Le coincidenze tra più operazioni fanno pensare ad un disegno strategico. Domanda centra qualcosa la debolezza dell’euro e le innumerevoli prese di posizione sul suo futuro incerto?

 

EUROSTOXX 50
WB ANALYTICS: EUROSTOXX 50

 

MSCI WORLD
WB ANALYTICS: MSCI WORL AND THE BEAT GOES ON

 

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