In questo week end la parola passa nuovamente alla politica. I mercati hanno già espresso in modo piuttosto chiaro la loro opinione su come percepiscono il rischio Europa. La linea mi pare piuttosto chiara: Risk_Off.
All’IT Forum di Rimini ho sottolineato quanto sia delicata l’attuale congiuntura riferendomi al fatto che il dominio della crisi coinvolge l’assetto degli equilibri su scala globale .
Con l’imminente conclusione dell’ultima creazione stilistica della Fed, Operation Twist, i mercati ritornano a muovere nuovamente verso una nuova regressione che si preannuncia ancora una volta robusta ed insidiosa alimentando la rischiosità delle code.
A differenza del passato i ribassi che stanno governando le borse azionarie agiscono su condizioni diverse. Gli indici americani hanno da poco formato i massimi del ciclo, gli emergenti invece quotano al disotto di tali massimi da lungo tempo. In Europa, a causa della crisi, gran parte degli indici, fatta eccezione per la Germania, quota addirittura sui minimi o nei pressi del precedente ciclo ribassista.
Questo diverso assetto pone una serie di riflessioni legate alla catena di trasmissione la cui radice parte sempre dalla Grecia per diffondersi attraverso Spagna, Italia e Francia verso la dorsale atlantica senza esclusione di quella del Pacifico. Il vettore della crisi trova nell’espansione degli spread sul debito sovrano la più netta espressione che contamina la zona euro riversando i timori che si giunga ad uno situazione di shock dalle cui scosse non sono immuni l’America e gli emergenti. Le materie prime uno dei primi recettori di tali percezioni accusano l’evoluzione in atto subendo vendite da liquidazione che nel caso dei metalli non ferrosi si stanno traducendo in un vero segnale di reversal del ciclo e quindi in manifestazione diretta di una sempre più certa recessione. Il rame sta regredendo verso area 330/300 dove dagli inizi dell’anno collochiamo il livello di controllo del rischio strategico sulla tenuta del trend. La violazione del range trasmetterebbe un inequivocabile segnale di conferma e riverbero allo stesso tempo dell’immediato rallentamento della crescita.
Nel contempo il collaudo dell’S&P 500 di area 1300/1290 indurrà la Fed a riprendere in esame nuove ipotesi di sostegno al mercato come pure dovrà farlo la BCE in modo da offrire agli investitori il motivo per ritrovare la fiducia pericolosamente persa in queste ultime settimane. .
Ecco la ragione per cui il G8 di questo fine settimana dovrà dare risposte convincenti. L’accelerazione del Bund verso la soglia 145 non lascia dubbi su quanto il mercato si sia allineato ad un atteggiamento conservativo.
La bolla che si sta formando continuerà ad alimentarsi fintantoché quota 142,60 conterrà eventuali prese di beneficio. Di converso l’euro seguita a scivolare verso il nostro target intermedio in area 1,25 dove ci attendiamo soltanto temporanee prese di beneficio. Il punto forte su cui concentrare l’attenzione rimane allocato a 1,20.
Inutile cercare nell’oro una via d’uscita a meno che i prezzi non dimostrino di riuscire a strappare quota 1620/50; il rischio di assistere ad un break-out dei minimi rimane molto elevato, almeno fintantoché la Banca Federale non prenderà decisioni forti in tema di QE.
19.05.2012
Wlademir Biasia
Professor in Banking and Finance
Department of Economics and Statistics Udine University
Partner Foundation of WBA
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