Benvenuti - 24/10/2014
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OTTOBRE: SELL_OFF
17/10/2014

>> SPREA VS FTSE MIB

Non credo che si debba parlare di casualità quando guardiamo al ribasso di questi giorni. Il segnale ha avuto una lunga metamorfosi distribuita in un percorso tecnico che ha avviato le sue prime battute già all’inizio dell’anno, quantomeno per le borse europee. In molti si interrogano del perché siamo giunti a questo punto. Non c’è al momento un cigno nero, un evento imponderabile che abbia scatenato il volo di volatilità degli ultimi giorni. Piuttosto ci sono una serie di fattori che hanno costituito il trigger su cui è deflagrato l’intero mercato azionario. Tra tutti questi elementi non possiamo evitare di accludere la rinnovata percezione sul rischio Italia. Lo spread è salito verticalmente superando in poche ore due significativi livelli di guardia a 160 e 180 punti base. Da qui in termini comparati, la maggior debolezza relativa del FTSE Mib. Ciò che invece impressiona la mente è, nonostante l’esperienza di almeno due decenni operativi, la rapidità attraverso la quale si è diffuso questo cambiamento di sentiment sul Paese. Se volete siamo giunti a ridosso di un punto tecnico utile per mettere insieme il coraggio ed assistere ad una reazione della borsa. Si tratta di un esercizio teorico: l’indice avrebbe su queste basi la possibilità di recuperare temporaneamente terreno sino a quota 18700, nulla di più. Poi nuovamente l’up & down regressivo sino a 16000/15500. Perché tanto ribasso? Semplice: lo spread. Qualcuno si appellerà all’intervento della BCE, ma le forze che si stanno contrapponendo all’Italia sono tali da poter spingere lo spread oltre 235 (prossimo obbiettivo di rialzo) senza escludere ritorni verso area 260/300. E’ ancora presto per stimare un calcolo corretto, ma l’inversione sopra 160/180 come già scritto in precedenza rimane una possibile certezza. Spread in rialzo, Btp in flessione, banche sotto pressione, uguale indice nuovamente in rosso. Ma al di là di questa ennesima crisi annunciata, ciò che deve far riflettere a distanza di tre anni di recessione ed aumento del rapporto debito pil con ingenti sacrifici sociali spesi sull’altare dell’austerity, è il perché? Negli ultimi dieci anni l’Italia ha accumulato un deficit di competitività sulla Germania da non riuscire, causa anche del debito, ad esprimere un quoziente di crescita utile a ribilanciare i fondamentali del Paese. L’euro rimane in questo senso una camicia di forza. Non basta farlo scendere sul dollaro per recuperare la competitività. Il problema rimane intatto nell’Eurozona. Forse in assenza della volontà politica di unire fino in fondo la piattaforma finanziaria dell’Europa (Eurobond e via scrivendo) in cambio di riforme vere, la Germania dovrebbe fare un passo in avanti: lasciare l’euro per un decennio. Nel frattempo il dollaro continuerà, rallentamento o meno della crescita USA, a rafforzarsi: noi pensiamo già oltre area 1,20.
 




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