Benvenuti - 11/02/2016
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FRAGILE
29/01/2016

>> FTSE MIB

Si chiude il primo mese di questo 2016. La performance del nostro mercato azionario segna il peggior risultato - 15% da inizio anno, la Germania non può rallegrarsi del suo -10%. Eppure gran parte degli asset managers dichiarava non più tardi di alcune settimane fa che l’Europa rappresentava l’area più promettente su cui continuare ad investire quest’anno. Per molti invece l’America era da vendere. Effettivamente lo Standard & Poor 500 è sceso nello stesso periodo del 7%. Mentre ascoltavo questi pronostici mi chiedevo come si potesse pensare ad un viaggio in solitario del mercato azionario europeo senza il sussidio di quello americano, non si è mai visto nella storia!

In realtà come ho avuto modo di dichiarare all’IT FORUM WINTER di Milano agli inizi di dicembre, il 2016 sarebbe stato un anno estremamente difficile con numerose incognite. Alle domande di Claudio Kaufmann ho risposto con grande chiarezza che il rischio di un reversal strutturale dei mercati azionari andava oltre la formulazione di ragionevoli ipotesi. Ora ciò che poteva sembrare una visione aggressiva si sta traducendo in triste e soprattutto difficile realtà con cui confrontarsi. I vuoti d’aria a cui facevo riferimento stanno diventando sempre più atterraggi di salvataggio. In cabina di pilotaggio non c’è un comandante. Cosa grave è che l’Europa, antica promessa, si sta dissolvendo in un si salvi chi può. L’attacco alle banche italiane dimostra che non c’è una rete di difesa condivisa, anzi. In questo scenario al momento non si è messo mano allo spread, anche se il differenziale ha smesso di scendere nonostante Mario Draghi abbia ammonito tutti reiterando la scorsa settimana il suo adagio, “what ever it takes” .

Al momento si stanno definendo le specifiche per dare spazio ad una finestra reattiva. In termini teorici lo spazio consentirebbe al FTSE MIB di ritracciare il ribasso sino a quota 20000, forse qualcosa di più. Ma la violenza con cui si è accanita la speculazione verso l’Italia non mi consente di abbassare la guardia. Ciò detto, una correzione dei mercati dopo un mese di questo tenore, potrebbe prendere sostanza ma sarebbe a mio avviso da classificare come un riequilibrio degli eccessi statistici. Superata questa fase il mercato ritornerebbe a subire le pressioni del rallentamento globale con l’impegno di inseguire su scale di valori più equilibrate la price discovery.

Nel frattempo stiamo finalmente sperimentando i primi tentativi messi in atto per stabilizzare il prezzo del petrolio. Anche qui tra domanda ed offerta si cerca un rapporto di riequilibrio in grado di riportare i valori dell’oil verso un’area di maggior equilibrio con scambi sopra i 55 usd/bar. Per farlo il Brent dovrà oltrepassare la soglia dei 39/40 usd mentre il WTI dei 35 usd/bar. Sul comparto delle commodity in effetti nell’ultima settimana abbiamo osservato alcune situazioni in cui stanno maturando possibili cambi di equilibrio. Il rame ha esaurito momentaneamente la spinta regressiva, i valori stanno tentando di recuperare il punto di partenza di questo 2016 per consolidare un segnale di stabilizzazione dei prezzi. Qualora l’azione dovesse avere successo potremmo cominciare a guardare le cose con un po’ più di ponderata speranza verso il futuro.

Un altro versante ancora alla ricerca di equilibri è quello dei tassi di cambio. Il mercato è molto nervoso. C’è una ricerca di riferimenti sincopata. Da un lato le linee di policy della FED, dall’altro quelle della PBOC, della BoJ ed infine della BCE ed in termini più allargati dell’UEM. Nella nebulosa dei fondamentali, credo che in questa fase storica gli USA siano comunque compiacenti verso il rafforzamento del dollaro per ragioni più politiche che economiche. Il Board della FED quest’anno per effetto delle rotazione dei membri votanti si presenta più rigido, ma le condizioni macro suggeriscono un approccio cauto verso la strada del rialzo dei tassi. Noi pensiamo che il 10 anni US possa scendere ancora di qualche decina di bp. Nelle nostre valutazioni riteniamo che non sia appropriato continuare a stringere la politica monetaria. Sul fronte cinese la banca centrale sta pilotando una svalutazione del cambio usd/cny non propriamente desiderata, quanto invece forzata dalle fughe di capitali. Anche il rapporto dollaro americano verso Hong Kong è stato messo sotto controllo dopo il crollo di inizio anno. Continuiamo a pensare che l’indice di borsa, il Shanghai Composite, in linea con quanto sosteniamo dal mese di gennaio 2015 sia destinato a scivolare verso area 2400 prima che si riesca a trovare un bilanciamento tra fondamentali e prezzi.

In Europa la BCE sta lavorando per lo statement di marzo. Cosa sta succedendo dietro le quinte delle cancellerie? Nonostante il crollo delle borse l’euro non si è apprezzato secondo i rapporti di correlazione. I valori hanno continuato a scambiare tra 1.10/1.08. Il range è stretto e delimita una situazione di attesa. La logica depone ancora a favore di un rafforzamento del dollaro, la tecnica invece ne trattiene l’espressione fondamentale. La strada della prosecuzione al ribasso passa inevitabilmente per un break out di quota 1.0780 eur usd. La carta dell’euro debole nel 2015 ha dato sostegno alla crescita dell’Unione, Italia compresa. Lasciare che il cambio azioni fughe in avanti, assottigliando il breve vantaggio competitivo, significa aggiungere altri problemi al quadro macro, quantomeno alla periferica frontiera dell’Europa.
 




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