Benvenuti - 22/12/2014
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12/11/2014

>> FTSE MIB

Il decoupling tra USA ed UEM appare piuttosto evidente nella lettura relativa al recente andamento grafico dei loro mercati azionari. La conclusione del QE da parte della FED e l’archiviazione degli stress test in Europa non hanno lasciato particolari segni sul mercato. Il riassorbimento della profonda correzione di ottobre porta con se messaggi diversi sotto il profilo comportamentale. In America si è riaccesa l’euforia, o quasi, in Europa predomina una certa prudenza, atteggiamento che non premia i mercati azionari ed in particolare l’Italia. Il nostro Paese continua a rappresentare il punto debole dei mercati; lo dimostra la reazione che il FTSE Mib ha manifestato durante la conferenza stampa della BCE lo scorso giovedì. In assenza di un concreto segnale sulla certezza che ci sarà anche nell’area Uem un QE, ha fatto scattare l’immediata delusione degli investitori proprio sui nostri asset azionari. Per la verità la reazione ha due rappresentazioni diverse: il mercato azionario è ritornato sulla soglia di 18900, mentre lo spread e conseguentemente i BTP future non hanno battuto ciglio. Il differenziale tassi è sceso sino a ritornare a quotare in area 150 p.b.. Pace fatta? Non proprio. E’ sempre più chiaro che il mercato delega la BCE a contenere eventuali aggressioni verso l’Italia attraverso la speranza di un QE agli inizi del prossimo anno. In assenza di una manovra in tal senso dovremmo aspettarci un ritorno della speculazione contro il debito sovrano. Il rapporto debito pil continua ad aumentare avvicinando altezze inedite i cui dubbi alimentano molte fantasie sulla sostenibilità di simili livelli di indebitamento. Le attese sulla crescita programmate nella Legge di Stabilità sono apparse sin dall’inizio anch’esse creative; anzi, nemmeno questo visto che ormai ogni qualvolta si fanno previsioni le stime si attestano tutte sullo 0,8%. Questa volta ci ha pensato l’Ocse a frenare gli entusiasmi con un adeguamento allo 0,2%; senza crescita i conti non tornano è questo l’asserto su cui ruotano le percezioni del mercato. In assenza di un sostegno da parte della BCE tutto diventa quindi più difficile, come dire se piove la BCE apre l’ombrello e noi non ci bagniamo!
L’euro-QE story indebolisce ulteriormente la moneta favorendo una rotazione dei flussi di capitale verso i mercati anglosassoni. Questo piace molto ai governi europei; tuttavia è bene tener presente che le difficoltà dei paesi mediterranei sono ampiamente causate dallo squilibrio di competitività che si è accumulata con la condivisione di un’unica moneta. Il rafforzamento del dollaro porta benefici soprattutto verso chi è pronto per capitalizzarne tutti i vantaggi: Germania in primis. L’effetto di transizione che osserviamo in queste ultime due settimane fa leva dunque su un interrogativo di fondo: quanto concreta è la promessa di Mario Draghi, qual è la delega che ha in mano? In attesa di scoprire le carte agli inizi del prossimo anno, continueremo a registrare un certo nervosismo sotto traccia. Il nostro indice rappresenterà l’indicatore guida su cui focalizzare l’attenzione sulle potenziali fonti di instabilità. Area 18900 è nuovamente sotto pressione; rappresenta la linea di confine tra un avvitamento della tensione piuttosto che il tentativo di guardare al futuro con maggior coraggio. Lo spread sotto 150 consentirebbe di respirare una tregua in forza della manifestazione di aspettative positive verso il QE. Se l’Italia risulta ancora sugli scudi non vive meglio il resto d’Europa nonostante i massimi storici dell’S&P 500. Lo stesso dicasi per gli emergenti, fatta eccezione per l’India.
Pertanto avvicinandoci alla fine dell’anno pensiamo che non valga la pena di intraprendere iniziative rialziste tattiche tantomeno strategiche. L’America ci pare in angosciosa eccitazione, l’Europa vittima di una ridistribuzione come pure gli emergenti. Il dollaro piace sempre, benché ci preoccupa la direzionalità mediatica a senso unico. Sembra che nelle ultime settimane tutti abbiano scoperto la forza del greenback! Meglio quindi approfittare di un eventuale verifica dell’area 1,22/1,20 per prendere beneficio, attendere una reazione per poi ritornare a riaprire le posizioni lunghe di dollari. Nel 2015 la scommessa raddoppia!
 




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