Sono in corso gli ultimi preparativi per Jackson Hole, il Symposium della Federal Reserve, un rito che ogni anno va in scena nel Wyoming. Ormai tutto sembra un rituale dove ognuno recita il proprio copione in una sequenza fatta di scene per cui è scritto il melodramma di una situazione che sconfina nell’instabilità della geopolitica, delle finanze e dei mercati. Nulla è in ordine.
Il ruolo di potenza egemone degli Stati Uniti appare sempre più in declino, screditato oggi dai governi del Global South. La forza militare appare sempre meno invincibile. Il primato della tecnologia che ne sviluppa le dinamiche è sempre più messo in discussione da strumenti meno così complessi e costosi.
Tutto è in movimento.
In attesa di Jackson Hole ritornano gli interrogativi sul debito pubblico statunitense
Le finanze degli stati che aderiscono al G7 non sono in equilibrio. Nemmeno quelle meno documentate delle potenze alternative lo sono.
Il debito pubblico americano sta superando soglie monstre anche se in termini relativi appare ancora sostenibile. In Europa le diverse aree economiche non mettono più in evidenza linee di stabilità rassicuranti, tant’è che anche la traiettoria del debito pubblico tedesco appare meno in ordine rispetto al passato, soprattutto esposta al declino economico imposto da regolamentazioni e soluzioni industriali che mettono in crisi la forza della crescita.
L’elenco delle criticità potrebbe allungarsi ulteriormente, ma già il breve sommario è sufficiente per metterci in una posizione di attenta verifica di come evolverà la situazione.
Il dollaro accusa il colpo dopo le decisioni del Tesoro
Il dollaro, indicatore primario delle sensibilità espresse dal mercato, dopo una fase dominata da una domanda che l’aveva spinto a fissare minimi al di sotto del grande range che ne ha governato le negoziazioni negli ultimi quindici mesi tra 1,14 e 1,20, è rientrato nel range annullando almeno per il momento il segnale di forza.
Nel frattempo il Segretario del Tesoro ha annunciato un allargamento dei volumi di acquisto di Treasury Bond sino a novembre.
la decisione del Tesoro statunitense di incrementare gli acquisti di titoli di Stato a lunga scadenza. nella fascia di scadenza tra i 10 e i 30 anni non ha sortito effetti duraturi sui rendimenti. Ciò che invece è ritornato a salire in valore è l’oro.
Il ritorno d’interesse per l’oro suggerisce che il rally non sia semplicemente una reazione ai rendimenti più bassi. La prospettiva di maggiori riacquisti di titoli del Tesoro ha riportato l’attenzione sul debito pubblico e sulla credibilità dei conti USA. Ha inoltre riacceso i timori di debasement, rafforzando l’attrattiva dell’oro come riserva di valore in attesa che da Jackson Hole arrivino indicazioni sulle prospettive monetarie da parte del Presidente della Federal Reserve.
Tuttavia l’aumento dei prezzi dell’energia sta aggravando le pressioni inflazionistiche negli Stati Uniti e potrebbe mantenere la politica monetaria restrittiva più a lungo.
Dai verbali della riunione di luglio della Fed è emerso che alcuni membri del comitato di politica monetaria erano favorevoli a un aumento immediato dei tassi, mentre altri si dichiaravano pronti a un inasprimento qualora l’inflazione fosse rimasta elevata.
Jackson Hole sotto i riflettori
Il simposio annuale della Fed a Jackson Hole, che si terrà nel fine settimana, sarà seguito con grande attenzione. Qualsiasi segnale che possa suggerire un aumento dei tassi rischierebbe di far salire i rendimenti e il dollaro. Una maggiore attenzione alla crescita o alla stabilità finanziaria sarebbe invece più favorevole all’oro.
Stiamo seguendo attentamente le risposte del mercato per catturare eventuali trigger che possano dare impulso direzionale ai corsi. In questo senso abbiamo messo a fuoco il range 1.1625-1.17. Un ritorno di forza della divisa americana coinciderebbe con il breakout di area 1.1620-1.1575 contro euro. Nel frattempo 1.17 costituisce la linea di che delimita l’attuale tentativo di recupero del dollaro.
