Skip to content

LA VOCE FUORI DAL CORO CHE FA RUMORE

LA VOCE FUORI DAL CORO CHE FA RUMORE

Lo scorso anno, dopo il Liberation Day sui dazi annunciato dalla Casa Bianca, la maggioranza degli analisti ha decretato l’inizio di una fase di debolezza del dollaro, fissando obbiettivi sopra 120 contro euro. Dal nostro punto di vista l’interpretazione di tale orientamento, 15 impostato quando il cambio oscillava arenare une 15, ha messo in evidenza nella sostanza una visione deviante del mercato, decretando la fallibilità del consensus istituzionale. Mentre i principali desk di ricerca globali convergevano verso una narrativa di indebolimento strutturale del Dollaro a fine 2025 (J.P MORGAN manteneva un obiettivo a 1,20 mentre UBS a 1,23), i nostri modelli proprietari indicavano un movimento declinato all’interno di un range laterale con un floor tra 1,15-1,1450 ed un cap poco sopra 1,1830 sottolineando l’estrema impossibilità di raggiungere in modo permanente l’area 1,20.

Il posizionamento delle grandi banche d’affari appariva quindi tendenzialmente a favore di un rafforzamento permanente dell’euro. Questi target, sebbene formulati dai principali desk di ricerca globali, si sono scontrati con una realtà di mercato che ha premiato la resilienza strutturale del dollaro. Mentre il consensus attendeva un deprezzamento del biglietto verde, la nostra ricerca identificava già solidi segnali di fine corsa della divisa europea. In effetti, avevamo previsto un dollaro forte, considerando anche l’effetto momentum rappresentato soltanto da un estemporaneo aumento flash delle quotazioni della coppia EUR/USD, a seguito dei tagli dei tassi della FED di settembre.

Prospettive 2026: La divergenza tra il sentiment di mercato e l’evidenza tecnica

Guardando all’anno appena iniziato, osserviamo come il consensus istituzionale tenda a riproporre una narrativa di debolezza strutturale del dollaro, basata principalmente sull’atteso allentamento della politica monetaria statunitense. Le principali banche d’affari convergono verso target ambiziosi per l’euro: Goldman Sachs e Deutsche Bank guidano il fronte rialzista con una proiezione a 1,25, sostenuta dall’ipotesi di una diversificazione globale degli asset fuori dal Dollaro. Su livelli simili si attestano Morgan Stanley, che prevede un picco a 1,23 in primavera prima di un parziale riassorbimento, e J.P. Morgan, che fissa il proprio obiettivo tra 1,20 e 1,22 citando l’incertezza politica USA. Anche UBS, pur con maggiore prudenza, punta verso l’area 1,20 scommettendo sulla fine del ciclo di tagli della BCE.

Preferiamo guardare oltre il sentiment comune. La convinzione che guida le nostre scelte in WBADVISORS l’attuale fase rimane ancora interlocutoria e non esclude che i valori possano tornare a quotare in area 1,1530, ovvero sulla parte inferiore dell’attuale range di oscillazione. Il livello in questione rimane il punto chiave su cui si gioca la formazione del prossimo ciclo di mercato: il breakout sancirebbe la fine dell’apprezzamento dell’euro avviato lo scorso anno. Nel frattempo area 1,18 continuerà a rappresentare la frontiera che delimita la fascia superiore dell’attuale range, e che sancisce il punto sopra il quale, si potrebbero aggiornare e modificare le nostre prospettive a medio termine.

La nostra metodologia: Perché i nostri modelli proprietari hanno vinto

Mentre le istituzioni attendevano un deprezzamento del dollaro già lo scorso dicembre, basato sulle aspettative di taglio dei tassi, la nostra analisi si è concentrata sulla Price Action e sui flussi reali. Attraverso il monitoraggio costante delle strutture di prezzo, abbiamo identificato segnali di accumulazione sulla divisa americana potenzialmente ignorati dal mercato, permettendoci di anticipare l’attuale fase di rafforzamento. In un contesto dove la teoria macroeconomica risulta debole, il prezzo resta l’unico indicatore oggettivo della realtà congiunturale. Questa discrepanza tra la narrativa dei grandi istituti e l’effettivo comportamento del mercato è precisamente ciò che ci permette di costruire difese efficaci per le aziende.

Dal Blog all’Operatività Strategica: Il Valore di FX Riskoo

Se nelle pagine del nostro blog consultabili liberamente, condividiamo scenari di ampio respiro, è nel nostro servizio premium che la visione si trasforma in gestione strategica e tattica.

FX Riskoo nasce per rispondere a una duplice esigenza aziendale e finanziaria. Da un lato, implementiamo rigorose strategie di hedging volte a proteggere l’EBITDA dalla volatilità avversa, assicurando equilibrio e solidità alla determinazione dei margini operativi. Dall’altro, sfruttiamo le opportunità promosse dal mercato per trasformare i movimenti in gestione proattiva al rischio.

Con FX Riskoo, l’attività di FX Risk Management non rappresenta quindi un onere incerto ma diventa un asset strategico, dove la protezione del Conto Economico e l’ottimizzazione del rendimento convergono in un’unica soluzione professionale.

MACRO WEEK: IL DUELLO FRA LE DUE SPONDE DELL’ATLANTICO

La settimana si apre all’insegna di un’agenda macroeconomica densa di appuntamenti cruciali per la definizione delle strategie di rischio nel primo trimestre. Il focus degli investitori è equamente ripartito tra le due sponde dell’Atlantico: da un lato, la pubblicazione dei dati preliminari sull’inflazione in Francia, Germania ed Eurozona offrirà indicazioni determinanti sulla velocità del processo di inflazione europeo; dall’altro, il report sull’occupazione statunitense (Non-Farm Payrolls) e i dati ADP testeranno la resilienza del mercato del lavoro USA. In un contesto dove il settore terziario mostra segnali di consolidamento, l’integrazione di queste variabili sarà fondamentale per anticipare le prossime mosse di politica monetaria e gestire la volatilità attesa sulle piazze finanziarie.


Lunedì: Focus su Cina e Crescita Statunitense

L’apertura della settimana è caratterizzata dall’analisi del settore terziario in Asia e dalle proiezioni di crescita oltreoceano. L’Indice PMI dei servizi cinese di dicembre è atteso a quota 52, segnando una lieve flessione rispetto alla lettura di 52,1 del periodo precedente. Sul fronte statunitense, il PIL della FED di Atlanta per il quarto trimestre, in questa fase di rilevazione non definitiva, è stimato al 3%, valore in perfetta continuità con il dato osservato nella stima passata.


Martedì: Inflazione Europea e PMI dei Servizi

La giornata di martedì pone l’accento sulla dinamica dei prezzi e sull’attività dei servizi in Europa. In Gran Bretagna, il rilevamento delle vendite al dettaglio su base annua* è previsto in rallentamento allo 0,60%, dopo il rialzo dell’1,20% registrato in precedenza. Parallelamente, l’IPC francese mensile, come dato preliminare, è atteso allo 0,20%, invertendo la tendenza dopo la contrazione dello 0,20% di novembre.

Il settore dei servizi nell’Eurozona mostra segnali positivi ma in diminuzione:

  • Italia: Previsto a 54,1
  • Francia: Atteso a 50,2
  • Germania: Stimato a 52,6
  • Eurozona: Previsto a 52,6

In Germania, l’IPC mensile, in questa lettura provvisoria, è atteso in rialzo dello 0,30% a fronte di una flessione dello 0,20% nel periodo antecedente. Il dato annuale tedesco dovrebbe attestarsi al 2,00%, in calo rispetto al precedente 2,30%. Infine, negli USA, l’Indice PMI dei servizi è stimato a 52,9, contro la lettura di 54,1 del mese scorso.

*dato rinviato al 13 gennaio


Mercoledì: Mercato del Lavoro e Consumi

Il giro di boa settimanale si focalizza sulla stabilità occupazionale. In Germania, le vendite al dettaglio mensili di novembre sono previste in rialzo dello 0,20% dopo il calo dello 0,30% osservato in precedenza. La variazione della disoccupazione tedesca è stimata a 3.000 unità, in aumento rispetto alle 1.000 della rilevazione passata.

Per quanto riguarda l’Italia, l’IPC mensile (prima indicazione) è atteso allo 0,10%, dopo la contrazione dello 0,20% del periodo precedente, mentre il dato annuale rimane stabile alla previsione dell’1,10%. A livello di Eurozona, l’IPC annuale, sempre come dato ancora soggetto a revisione, è stimato al 2,10%.

Dagli Stati Uniti giungono segnali misti: la variazione dell’occupazione non agricola (ADP) è prevista a 47.000, dopo la contrazione di 32.000 osservata precedentemente, mentre i nuovi lavori JOLTS sono attesi a 7,650 milioni, leggermente inferiori ai 7,670 milioni dell’ultima lettura. Le implicazioni di questi dati sulla politica monetaria saranno discusse approfonditamente durante la nostra diretta Inside Central Bank, dove analizzeremo le prossime mosse di Fed e BCE.


Giovedì: Sussidi USA e Tassi di Disoccupazione

La giornata di giovedì monitora la tenuta sociale. Il tasso di disoccupazione mensile in Italia e nell’Eurozona è previsto stabile rispettivamente al 6% e al 6,40%. Negli USA, le richieste iniziali di disoccupazione sono attese a 216.000 (rispetto alle 199.000 del periodo precedente), mentre il saldo della bilancia commerciale di ottobre è stimato a -58,50 miliardi, dopo il dato di -52,80 miliardi registrato precedentemente.


Venerdì: Produzione e Non-Farm Payrolls

La chiusura settimanale è dominata dai dati industriali tedeschi e dal report sull’occupazione USA. La produzione industriale tedesca è prevista in contrazione dello 0,5, invertendo il trend rispetto al rialzo dell’1,80% della lettura precedente. In Italia, le vendite al dettaglio sono attese allo 0,30% (dopo lo 0,50% del mese scorso), mentre nell’Eurozona si stima un lieve incremento dello 0,10%. Il focus principale resta sulle buste paga del settore non agricolo USA, attese a 57.000 rispetto alle 64.000 precedenti, con un tasso di disoccupazione previsto in lieve calo al 4,50% dal 4,60% registrato nell’ultima rilevazione