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STRETTO RIAPERTO UGUALE A STRETTO RICHIUSO: L’INCERTEZZA GEOPOLITICA CHE AGITA I MERCATI

L’Iran ha sospeso ogni partecipazione ai colloqui con Washington finché il blocco navale statunitense limiterà la sovranità delle rotte commerciali nel Golfo Persico. La tensione operativa è culminata nel tentativo di una nave iraniana di forzare lo sbarramento americano, provocando una reazione armata che ha colpito duramente l’imbarcazione. Questo scontro impatta sull’andamento dei mercati finanziari, segnando la fine della breve riapertura e il ritorno a una costante turbolenza. Le tesorerie devono ora affrontare la realtà di uno stretto militarizzato dove il rischio di incidenti armati rende ogni previsione economica estremamente complessa e fragile.


Missione in Pakistan e lo stallo diplomatico

Nonostante il rifiuto di Teheran, Donald Trump ha inviato oggi in Pakistan una delegazione guidata dal vicepresidente JD Vance per tentare nuovi colloqui di pace. La squadra negoziale comprende anche Jared Kushner e Steve Witkoff, ma gli alleati europei temono che questo team inesperto punti solo a un effetto mediatico. Il rischio concreto è quello di cristallizzare i problemi strutturali dell’area invece di risolverli, proprio mentre il cessate il fuoco attuale scade nella giornata di domani. Tale precarietà diplomatica influenza l’andamento mercati finanziari rendendo difficile per gli investitori prevedere se prevarrà la linea del dialogo o quella dello scontro militare aperto.


Escalation militare e minacce strategiche di Trump

La tensione raggiunge livelli critici dopo la minaccia di Trump di bombardare i ponti e le centrali elettriche iraniane se le sue condizioni non verranno accettate. Queste dichiarazioni bellicose influenzano direttamente il sentiment generale spingendo gli operatori verso i beni rifugio in attesa di capire l’evoluzione dello scontro navale nel Golfo. Il colpo inferto alla nave iraniana dimostra che le regole d’ingaggio sono cambiate e che il blocco navale statunitense verrà difeso con l’uso della forza. Per le imprese internazionali, questo significa prepararsi a interruzioni repentine delle catene di approvvigionamento e a un aumento strutturale dei costi logistici e assicurativi mondiali.


I dati macroeconomici della settimana

Oltre alla geopolitica, la settimana offre dati cruciali come lo ZEW tedesco di martedì e gli indici PMI preliminari di Eurozona e Stati Uniti di mercoledì. Nella stessa giornata verranno pubblicati i dati sull’IPC del Regno Unito, un indicatore fondamentale per valutare la tenuta dell’inflazione europea di fronte ai nuovi shock energetici. Venerdì l’attenzione si sposterà sulle aspettative di business e sulla valutazione della situazione economica in Germania. La convergenza tra questi indicatori e l’andamento mercati finanziari determinerà la volatilità dei tassi d’interesse e delle principali coppie valutarie durante le prossime sessioni di borsa.


Conclusione

La scadenza del cessate il fuoco e il rischio di attacchi alle infrastrutture civili iraniane impongono una gestione della tesoreria estremamente dinamica e pronta a ogni scenario. Gestire l’esposizione al rischio significa analizzare ogni variabile geopolitica senza farsi condizionare dalle oscillazioni speculative che colpiscono quotidianamente le quotazioni del greggio e delle valute. Proprio per questo noi di WB ADVISORS offriamola la consulenza Premium Riskoo, con l’obiettivo di proteggere i margini della tua azienda e navigare con competenza i rischi globali.

Report Mercati – Scenario e Interrelazioni

Non è semplice individuare una direzione stabile dei mercati in una fase in cui la volatilità non riguarda soltanto i prezzi, ma si estende alle notizie e, soprattutto, all’imprevedibilità delle dichiarazioni provenienti dagli attori geopolitici. Il contesto attuale è caratterizzato da un rapido susseguirsi di cambiamenti di scenario che possono invertirsi nel giro di poche ore.

La vicenda relativa all’apertura e alla possibile chiusura dello Stretto di Hormuz rappresenta un esempio emblematico: l’“isteria informativa” supera ormai la volatilità dei prezzi, che reagiscono in modo continuo assorbendo ogni sfumatura del flusso di notizie.

Tuttavia, se il flusso informativo appare disordinato, la reazione dei prezzi mantiene una propria struttura. Anche in condizioni di stress, i mercati si muovono secondo un ordine, seppur fragile, che richiede un monitoraggio costante della volatilità e dei fattori che la alimentano.


Struttura dei prezzi e interrelazioni sui mercati

Nel sistema delle interrelazioni di mercato, il petrolio continua a rappresentare la variabile primaria. Da esso si propagano effetti a cascata su tassi d’interesse, cambi, mercati azionari e obbligazionari.

Più in generale, il petrolio funge da driver per l’intero complesso delle materie prime – energia, metalli, agricoli e trasporti – influenzando direttamente le dinamiche inflazionistiche e le aspettative macroeconomiche.

Anche la geopolitica resta fortemente ancorata al dominio energetico: oggi il petrolio e il gas sono centrali, mentre nel medio termine acquisiscono crescente rilevanza le tecnologie nucleari, con l’uranio già oggetto di tensioni strategiche.

Ci troviamo in una fase storica in cui la ridefinizione degli equilibri politici globali agisce come forza deformante sugli assetti economici e finanziari, modificando progressivamente i punti di equilibrio.


Struttura dei prezzi e scenari sul petrolio

In questo contesto, il petrolio rappresenta il principale punto di controllo delle variabili di mercato. Abbiamo individuato tre bande di oscillazione, ciascuna associata a specifiche dinamiche di interrelazione.

Attualmente, il prezzo si muove all’interno della fascia 90–103 USD/barile, area che può essere interpretata come una zona di transizione verso un possibile detensionamento del rischio.

La seduta di venerdì ha fornito indicazioni rilevanti: nonostante la notizia dell’apertura dello Stretto di Hormuz, il mercato ha reagito con vendite, mantenendo comunque le quotazioni sopra i 90 USD/barile. Questo comportamento ha sospeso, ma non annullato, lo scenario di normalizzazione.

All’apertura di lunedì, nonostante la revoca dell’ordine da parte iraniana, il mercato non ha rafforzato il segnale di detensionamento, limitandosi a oscillare all’interno della fascia intermedia. Secondo i nostri modelli, tale configurazione resta propedeutica a un eventuale break sotto i 90 USD/barile, che rappresenterebbe una conferma più solida di riduzione delle tensioni.

STRETTO RIAPERTO UGUALE A STRETTO RICHIUSO: L'INCERTEZZA GEOPOLITICA CHE AGITA I MERCATI
WB ENERGY RISK MANAGEMENT: BRENT OIL USD/BAR ADVANCE CYCLE
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WB ENERGY RISK MANAGEMENT: NATURAL GAS TTF EUR MWH ADVANCE CYCLE

Valute e dinamica del dollaro

Nel medesimo quadro, il dollaro continua a beneficiare di un rinnovato interesse, consolidando il proprio ruolo nei contesti di incertezza.

Il movimento osservato venerdì evidenzia una dinamica significativa: nonostante una notizia apparentemente favorevole all’Europa, il cambio non ha mostrato forza strutturale. Riteniamo infatti che l’euro resti esposto a vulnerabilità in entrambi gli scenari:

  • In caso di calo del petrolio, si riducono le pressioni inflazionistiche e quindi la necessità di un orientamento restrittivo da parte della BCE.
  • In caso di aumento delle tensioni energetiche, l’impatto macroeconomico negativo sull’Eurozona risulterebbe dominante.

La price action lo conferma: all’annuncio sull’apertura dello Stretto, l’euro ha inizialmente reagito al rialzo, ma senza superare l’area 1.1825–1.1850, per poi ritracciare e chiudere la seduta in area 1.1760 contro dollaro.

EUR USD ADVANCE CYCLE TREND
WB FX RISK MANAGEMENT: EUR USD ADVANCE CYCLE

FEDERAL RESERVE Martedì si accendono i riflettori sull’audizione al Congresso per la conferma di Kevin Warsh, candidato di Trump, alla guida della banca centrale Usa. Il dossier tassi resta politicamente sensibile, con lo shock energetico che ha messo in forse l’allentamento scontato prima dell’inizio del conflitto. 
La Casa bianca ha intensificato gli attacchi contro l’attuale presidente Jerome Powell per la mancata riduzione del costo del denaro, arrivando a minacciare la sua rimozione dal Board Fed se non lascerà l’incarico alla scadenza del mandato il 15 maggio. Secondo il consensus cresce il rischio che entro quella data non venga confermato un successore: un eventuale ritardo nella nomina di Warsh potrebbe però giocare a suo favore, dal momento che nel breve periodo avrebbe comunque poche possibilità di convincere il FOMC a tagliare i tassi in linea con le richieste dell’Amministrazione Trump.

Restiamo quindi aperti ad un nuovo rafforzamento del dollaro secondo quanto indicato nei nostri report FX.