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AMERICA'S GOT TALENT

AMERICA’S GOT TALENT: come reagirà lo Standard & Poor all’Election Day?

Cosa scontano le quotazioni dello Standard & Poor in merito al voto sulle Presidenziiali USA: a pche sessioni dall’Election Day i mercati evidenziano una perdita di momentum.

Dal 1980 i cicli espansivi americani hanno avuto una vita media di 79 mesi. L’attuale ciclo di crescita sta per superare l’85° mese di vita. Il modello di valutazione della crescita della Fed di Atlanta, il  GDPNow, dopo un picco che segnava ad agosto proiezioni di crescita potenziale oltre il 3%, è ritornato a scendere sulla linea del 2%. In settimana la fiducia dei consumatori americani è stata rilevata nuovamente al di sotto delle attese in una striscia di 3 rilevazioni consecutive negative. Sono sempre più gli analisti che si allineano tra quelli che temono per la tenuta della crescita anche negli USA. In contrapposizione a questa nutrita schiera di pessimisti si colloca l’attesa sempre più stringente per un aumento dei tassi a dicembre da parte della FED. Il rendimento a 10 anni USA è nel frattempo salito sino a quota 1,80 mettendo sul mirino la resistenza fissata al 2%. Di per se anche 1,80 costituisce un valido ostacolo per il proseguimento del rialzo, in ogni caso l’apprezzamento della parte lunga della curva depone a favore delle attese su un’imminente azione restrittiva. Quelli più pessimisti replicano, e probabilmente non a torto, sostenendo che la FED debba preparare il terreno per poter avere munizioni utilizzabili per le prossima recessione procedendo quindi all’aumento dei tassi. Se diamo per valido questa tesi un attimo dopo l’annuncio del rialzo dei Fed Funds dovremmo precipitarci ad acquistare bond con duration elevate. Esattamente come è successo lo scorso anno a dicembre quando la Fed aumentò i tassi per la prima volta in questo ciclo espansivo. Al momento manca in ogni caso un pezzo significativo di questo scenario: la correzione del mercato azionario. Lo Standard & Poor 500 quota da mesi sui massimi, in più è riuscito con una certa sorpresa a recuperare oltre misura dalla correzione di febbraio conquistando area 2200. Le ragioni del recupero possono essere accreditate a più fattori, operazioni di M&A, stimoli monetari presenti un po’ ovunque, tassi a livelli di inappetenza. Aggiungerei anche la grande attenzione che la Riserva Federale ha dedicato alla consacrazione di questo rialzo.  L’attenzione è stata così puntuale da contenere le vendite che nel frattempo sono emerse tra agosto ed ottobre, sopra quota 2125.
Lo Standard & Poor rappresenta per gli americani un pezzo significativo della loro cassaforte, motivo per cui interpreto la tenuta del mercato come miglio contributo possibile alla campagna elettorale in corso. Di fatto il mercato sconta pienamente l’elezione di Hillary Clinton, mentre risulterebbe scoperto da quella di Donald Trump. Sia che vinca la Prima che il Secondo ci si attende dopo l’Election Day  l’avvio di una correzione. Nel caso di Trump la flessione del mercato potrebbe amplificare oltre il 20% proprio perché l’evento non rientrerebbe tra le attese attualmente scontate nei prezzi. I rendimenti del decennale avvierebbero un veloce declino, mentre il dollaro catturerebbe i segnali di avversione al rischio importando flussi che diversamente non saprebbero dove allocare in mezzo ad un mare di liquidità presente ovunque.
Di conseguenza l’area 2125 di S&P 500, come abbiamo scritto più volte e come il mercato ha già collaudato in almeno due occasione rappresenta un potenziale trigger operativo. La perdita di momentum che si è manifestata nella seconda metà di ottobre costituisce un potenziale indizio di quanto abbiamo scritto a pochi giorni dalla conclusione della grande kermesse.

S&P 500
WB ANALYTICS: STANDARD & POOR 500

 

us 10 y yield
WB ANALYTICS: US 10 Y YIELD
Dollar Index
WB ANALYTICS: DOLLAR INDEX

EURO: UN'EUROPA DIFFICILE, FELICITA' A MOMENTI E FUTURO INCERTO

EURO: UN’EUROPA DIFFICILE, FELICITA’ A MOMENTI E FUTURO INCERTO

Il rapporto euro dollaro ha fluttuato nel corso degli ultimi 18 mesi tra 1.16 ed 1.06. Nel frattempo le due aree economiche hanno avviato linee di politica monetaria progressivamente opposte. Gli Usa crescono più dell’UEM: cosa accadrà quindi al cambio? L’euro rimarrà ancora inserito all’interno di questa banda di oscillazione? Quali le prospettive per chi esporta il Made in Italy?

Il populismo fu in origine un movimento sviluppatosi in Russia tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento,  esprimeva nel linguaggio politico un miglioramento delle condizioni di vita delle classi contadine e dei servi della gleba, attraverso la realizzazione di un socialismo basato sulla comunità rurale russa, in antitesi alla società industriale occidentale. Un Partito del Popolo venne fondato nel 1891 anche negli Stati Uniti da gruppi di operai e agricoltori che si battevano per la libera coniazione dell’argento, la nazionalizzazione dei mezzi di comunicazione, la limitazione nell’emissione di azioni, l’introduzione di tasse di successione adeguate e l’elezione di presidente, vicepresidente e senatori con un voto popolare diretto; sciolto dopo le elezioni presidenziali del 1908. Juan Domingo Perón con l’aiuto di Evita ne presentò una variante, il justicialismo, come terza via fra capitalismo e socialismo. Il movimento precursore di questa idea di democrazia può essere indicato e riconosciuto nel bonapartismo e nella rivoluzione francese, specialmente nelle fazioni che si rifacevano alle idee politiche del filosofo Jean-Jacques Rousseau, come i giacobini.

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UN MONDO IN CAMPAGNA ELETTORALE

UN MONDO IN CAMPAGNA ELETTORALE: MERCATI & CATASTROFI

In un modo che vive una campagna elettorale (US Presidential 2016, Referendum Costituzionale Italia, Presidenziali Austria) in pianta stabile, non c’è da illudersi che le notizie siano sempre allineate in modo lineare alle circostanze che governano mercati e società. Tutto è bianco o nero, non esistono colori intermedi.  Se si vota in un modo sarà la catastrofe, diversamente l’eden delle meraviglie.  La minaccia delle catastrofi è così abusata che a breve si trasformerà in arma retriva, con il rischio di ritorcersi contro a chi la impugna.  Così è il mondo. Così vanno i mercati. L’azionario americano è sui massimi di sempre ma non convince, l’Europa è in piena difficoltà, l’Italia a valori di saldo ma nessuno compra, come si conviene quando si fanno le code per gli acquisti in super sconto per un paio di jeans griffati. Gli investitori sembrano raggelati dalla paura. Si consultano i prezzi, si studiano i mercati, si fanno ipotesi ma pochi prendono l’iniziativa. Eppure taluni squilibri appaiono evidenti. Malgrado ciò qualcosa si sta muovendo e merita la nostra attenzione.

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ABBIAMO UN PROBLEMA? Deutsche Bank & Volatilità

ABBIAMO UN PROBLEMA? Deutsche Bank & Volatilità

I mercati azionari aprono la settimana con una sensibile spinta alle vendite. Il sell_off su Deutsche Bank  spinge il titolo verso minimi significativi ad un passo dalla violazione di quota 10 euro riportando bnel comparto banche la volatilità . Quali sono quindi le condizioni dei mercati agli inizi dell’ultimo trimestre di questo 2016, dopo il meeting della Riserva Federale?

 

La Fed ha rinviato tutto a dicembre, benché l’inflazione core negli Usa ritorna sui massimi di gennaio a 2,30%.

USA INFLAZIONE CORE
WB ANALYTICS: USA INFLAZIONE CORE

 

E’ difficile comprendere se il rimando della Federal Reserve abbia innervosito o meno i mercati. La decisione di bypassare potrebbe aver messo allo scoperto la fragilità del board nel prendere decisioni, sottolineando come lo stesso sia stato messo all’angolo da un mercato sempre più in balia delle provvedimenti della banche centrali. Più o meno siamo tutti consapevoli che i rialzi dello Standard & Poor siano frutto della combinazione tra moneta liquida e buy back  azionari.  Ciò detto a distanza di nove mesi il bilancio sull’andamento generale dei mercati azionari mette in evidenza la negatività conclamata degli indici europei e di quelli giapponesi,  una certa aleatorietà delle aree emergenti,  la tenuta di quelli americani. In mezzo ci sono storie poco prevedibili come il Brasile e qualche recupero di singole aree appartenenti alla sfera degli emergenti. Negli USA colpisce la forte debolezza del mercato Biotech.  In sostanza l’America non convince benché abbia recuperato dalle pesanti perdite subite a febbraio. Si percepisce una certa  difficoltà a sostenere il momentum, dopo il break-up dei massimi che ne aveva delimitato i guadagni a partire dagli inizi del 2015.  Contestualmente l’Europa, ancorché sostenuta dal Qe, ha messo in cantiere vistosi vuoti d’aria che hanno gelato gli umori degli investitori.

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FEDERAL RESERVE RINVIA TUTTO A DICEMBRE

KICK THE CAN: la Federal Reserve rinvia tutto a Dicembre

Capita ancor oggi, nonostante i tecno-giochi digitali, che i ragazzini si divertano ancora  a praticare il calcio del barattolo:  si cerca un barattolo o una pietra, quasi sempre presenti sul bordo strada  e si comincia a calciarlo cercando, con bravura, di tenerlo lungo la linea del percorso da realizzare. Di norma dà inizio al gioco uno dei ragazzini del gruppo, dopo di che, irrefrenabilmente, si aggiungono pian piano gli altri, moltiplicando  in tal modo l’energia messa nel gioco. Il Kick the can model è uno schema di lavoro fortemente praticato anche dalle banche centrali.

Quando molti giornali  scrivono nei loro commenti che la decisione della Fed di lasciare i tassi invariati non ha sorpreso nessuno, in pratica convalidano il Kick the can model .  Nel procrastinare la decisione sul rialzo dei tassi, la Federal Reserve perde un’occasione per dimostrare coerenza e indipendenza. Coerenza dopo le dichiarazioni rilasciate a Jackson Hole, indipendenza rispetto alla politica. Rilanciando il barattolo non ha fatto altro che spostare le attese a dicembre.

I mercati, dopo la reazione  iniziale, ritorneranno ad allinearsi su tali aspettative. L’euro ha recuperato parzialmente terreno ma si è fermato ai primi ostacoli tecnici presenti già in area 1.1250 eur/usd.  Sulla scadenza di dicembre convergono ora le attese sia per quanto farà la Fed in relazione ai tassi, sia per quanto deciderà la BCE in merito al programma di incentivi monetari. In mezzo avremmo le presidenziali ed altre chiamate degli elettori su referendum e ballottaggi in Europa. L’euro appare meno solido rispetto al passato. Il suo corso non sconta ancora le diverse anime che lo compongono, mentre lo sviluppo dei fondamentali mettono mese dopo mese in evidenza andamenti economici a doppia, tripla velocità. Il surplus tedesco prevale sulla flessioni delle esportazioni che indeboliscono nelle aree periferiche. Probabilmente il fair value si sta spostando progressivamente al ribasso.  La convergenza del cambio con il dollaro verso valori più equilibrati si scontra con l’eccezionale surplus della Germania. I valori si sono nel frattempo allineati alla media dei prezzi annuale, ma tendono a subire una pressione regressiva. Molti trader attendono la violazione di area 1,1130 per spingere i prezzi a collaudare area 1,10 dove si colloca lo spartiacque tra una tenuta dell’euro rispetto ad una ricaduta verso i minimi del grande range che lo governa da oltre 18 mesi, 1.16-1.06.

Le reazioni dell'eur usd alla decisione della Fed
WB ANALYTICS: Fed vs EUR USD

Le diverse velocità a cui mi riferivo tra le anime che compongono l’euro risultano rappresentate dall’andamento delle borse nell’Unione Europea. L’Italia, indubbiamente quella più debole, quota stabilmente ad un meno 25% da inizio 2016. Le banche rappresentano il punto di maggior debolezza all’interno dell’indice Ftse Mib; temo che la ragione non sia semplicemente riconducibile al peso dei NPL, ma anche alla misura del rischio Paese. I valori scambiano tra 17.000 e 16.000.

Le reazioni del FTSE Mib alla decisione della Fed
WB ANALYTICS: FTSE MIB

Un eventuale lateralizzazione nel breve all’interno di questo range rischia di dare nuovo impulso alle vendite. Con molta probabilità sono molti i traders che attendono un passo falso per catturare, sotto 16.200 un trigger regressivo. A quel punto un nuovo collaudo dei minimi dell’anno, area 15.000,  risulterebbe inevitabile.  La partita sarà fortemente influenzata anche dalle reazioni che nelle prossime ore metterà in evidenza il mercato azionario americano. Lo Standard & Poor 500, all’ennesimo calcio dato dalla Fed al barattolo dei tassi, ha festeggiato con un pull back in direzione dell’area che aveva dato l’avvio alla correzione del 9 settembre, 2170/65.  Alla pressione delle vendite ha retto il sostegno presente a quota 2120, nelle prossime ore quindi si chiederà al mercato una prova di forza: spingere i valori oltre 2170/80 per ristabilire una nuova corrente di acquisti. Diversamente il calcio che la Federal Reserve ha dato al barattolo, rischia di non essere andato verso la direzione voluta.

Le reazioni del l'S&P 500 alla decisione della Fed
WB ANALYTICS: STANDARD & POOR 500

PUZZLE WORLD: il mondo è puzzle, la Federal Reserve il Designer

PUZZLE WORLD: il mondo è un puzzle, la Federal Reserve il Designer

Il mondo è un enorme puzzle. Incastrando un pezzo nell’altro le cose prendono forma e svelano la realtà ai nostri occhi.  Tutto diventa un gioco al punto che è possibile perfino comprarsi una scatola di raffinatissimi disegni e fotografie sapientemente ritagliate, per  perdersi tra le meravigliose opere d’arte e le nature morte posizionando ogni pezzo al suo posto; basta incastrali perfettamente e creare il proprio puzzle preferito ed il gioco è fatto! E’ esattamente quello che facciamo tutti i giorni, mettiamo assieme pezzi di informazione e creiamo lo scenario. Ci sono quelli che confezionano i pezzi, conoscendo lo scenario, e quelli che invece vanno in edicola e gli acquistano, pezzo per pezzo, fino a creare lo scenario. Insomma c’è chi progetta e vende i pezzi, c’è chi li compra e ricompone le figure. Chissà quale pezzo ci venderà la Federal Reserve la prossima settimana! E la Bce, la BoJ? Quale scenario hanno disegnato per noi?

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NEVER TOO LATE

NEVER TOO LATE
Dov’è finito il mercato?

I tre  fattori  a cui i mercati guardano per considerare  rischi e opportunità  interessano aspetti che dal locale hanno impatti globali: in primis  le decisioni della Fed,  la crescita globale e  l’Italia.  Alzerà i Fed Funds o aspetterà ancora la Fed?  Che cosa ci sta dicendo il ciclo delle materie prime? L’Istat ha riportato con i piedi per terra la narrazione sulla crescita italiana, gli unici a non accorgersene sono coloro che per rispetto, devozione e deferenza sono tenuti al politically correct,  ma è sempre legittimo avere pensieri  semplici?

I mercati hanno dimenticato che un tempo esisteva la price discovery, oggi sono in stallo, vivono in balia delle banche centrali.  Di conseguenza si scrutano tutti i possibili temi per comprendere se la Federal Reserve alzerà o meno i tassi. A sua volta le banche centrali sono vittima delle loro stesse politiche e di conseguenza sono in stallo. A Jackson Hole la Fed ha più che ventilato la possibilità che presto si avvii un’azione restrittiva non senza vincolare la decisione finale all’andamento dei dati economici. L’economia, quella americana,  sembra ancora dominata da un rallentamento, benchè la Fed di Atlanta presenta un modello GDPNOW aggiornato costantemente,  in cui indica che nel prossimo trimestre il GDP tornerà a salire oltre il 3%. Nel dubbio il mercato azionario americano resta immobile; pochi osano comprarlo a causa di un premio al rischio non adeguatamente remunerato. Pochi,  non avendo chiara ancora l’idea sull’aumento dei tassi decidono di prendono beneficio. La Fed vorrebbe raffreddare l’apprezzamento dei corsi azionari in quanto palesano multipli in eccesso statistico. Tuttavia ci sono le Presidenziali alle porte con un candidato fuori dagli schemi che potrebbe trarre vantaggi da uno storno di Wall Street. Quindi si resta in stallo.   Ne approfittano i mercati emergenti ed in parte l’Europa periferica senza convincere ancora. Le commodity stanno nuovamente regredendo: il petrolio ed i metalli non ferrosi sono oggetto di vendite. Il WTI potrebbe scivolare nuovamente verso 37/35 usd/bar; a fine mese un nuovo vertice tra paesi Opec e non si ritornerà a cercare un accordo per limitare la produzione. Il rame continua a scambiare all’interno di un bear market. L’economia globale sta nuovamente rallentando.  Ne beneficeranno ancora i corsi obbligazionari, anche se può sembrare assurdo acquistare bond con duration elevate a questi  prezzi noi pensiamo che ci sia ancora del valore residuo su cui operare. Pensiamo che il 10 anni USA possa scivolare sotto i minimi di luglio e puntare verso area 1,10%. Lo Standard & Poor favorirebbe questo movimento con una flessione che al momento rimane correttiva, almeno fintantoché gli algotrader  non rilevino violazioni di area 2100.

Il rialzo dei Fed Funds come influenzerà Wall Street?
Il rialzo dei Fed Funds come influenzerà Wall Street?

Sarà estremamente interessante verificare il comportamento dei mercati periferici qualora si apra un’azione correttiva a W.S., difficilmente sarebbero in grado di reggere sostenendo i recuperi delle ultime settimane, benchè in alcuni casi le valutazioni siano appetibili.

Nel nostro Outlook di settembre oltre al tema dei tassi americani siamo ritornati a riflettere su una delle cause che dal nostro punto di vista interferisce notevolmente con la crescita italiana. Il nostro PIL frena nuovamente nell’ultimo trimestre rilevato dall’ ISTAT , le cause sono molteplici, e le evidenze confermano che la struttura monetaria a cui siamo vincolati annulla le flessibilità a cui il nostro Paese ricorreva per correggere gli squilibri. Il giornale la Repubblica ha recentemente riportato in un articolo le dichiarazioni del premio Nobel Joseph Stiglizt non serve un ritorno al passato, la soluzione più estrema è creare due monete per Nord e Sud-. Nel suo recente libro   –L’euro e la sua minaccia al futuro dell’Europa– Stiglitz propone una riflessione che merita di essere approfondita. Purtroppo nei forum si continua ad ostentare il linguaggio dell’ottimismo, che per carità ha un suo preciso ruolo, ma non si coglie mai l’occasione per mettere a fuoco quello che scrissi già all’indomani della grande recessione del 2008/2009: la funzione di una moneta non può funzionare in presenza di squilibri sistemici proponendo un euro a due velocità.

 

target 2 eurosystem

Gli squilibri all’interno del Sistema Target 2 mettono chiaramente in evidenza il surpluss delle partite correnti della Germania contro i minus dei partners periferici. La debolezza della performance economica si riflette anche nel regolamento dei flussi nell’eurosistema. In assenza di correttivi saranno i mercati a mettere in discussione lo squilibrio presto o tardi.

STRESSOR TEST: CAUSE, ORIGINI E SOLLECITAZIONI

STRESS_OR TEST: CAUSE, ORIGINI E SOLLECITAZIONI

Se c’è soluzione perché ti preoccupi? Se non c’è soluzione perché ti preoccupi?
(Aristotele)

In un tourbillon di eventi significativi i mercati sembrano rispondere con un atteggiamento anestetizzato, dove prevalgono repliche in cui emerge l’inerzia. L’anestetico è nebulizzato da stress test annacquati, da soluzioni mitigate dalle banche centrali, dalla lunga ombra delle presidenziali americane, dalla negazione  di lasciare che il mercato trovi nuovi equilibri da cui ripartire.

Nell’ultimo ciclo di espansione economica, la crescita è stata strutturalmente debole in tutte le aree del globo. Ciò nonostante gli attivi americani si sono apprezzati  aggiornando via via nuovi massimi storici, l’ultimo dei quali fissato proprio lo scorso venerdì  in coincidenza con la pubblicazione di un dato che palesa un nuovo rallentamento della crescita. L’Europa, fatta eccezione per la Germania,  è rimasta intrappolata nel suo esteso ciclo ventennale laterale, mentre gli emergenti hanno segnato il passo durante la lunga moderazione maturata dalla decrescita cinese a partire dal 2008.

All’interno di questo quadro vi sono vicende regionali che accentuano l’inerzia di cui sopra. La Grecia è stata annientata sia sotto il profilo economico che sociale; altri paesi mediterranei hanno sostenuto un consolidamento fiscale senza eguali. L’Italia dopo l’attacco speculativo subito dai propri partner europei, ha  patito una riduzione del Pil nell’ordine di 10 punti (in percentuale) dall’avvio della grande recessione del 2007, mentre ha ridimensionato la forza industriale di almeno 20 punti.  Sia chiaro questo processo ha origini ben precise e non nasce a causa di Brexit o qualsiasi altro evento simile.

La crisi del nostro Paese e con esso delle banche nasce e si sviluppa a causa della perdita progressiva di competitività del sistema. Sono anni che denuncio il problema con ripetuta ciclicità. Ora il Fondo Monetario Internazionale  ammette che il malessere dell’Italia  è correlato alla perdita di competitività legata all’appartenenza ad un sistema monetario rigido per un paese poco virtuoso.

ITALY - Rebase REAL HARMONISED COMPETITIVENESS INDICATOR B
EUROZONE: REAL HARMONISED COMPETITIVENESS INDICATOR

Le sofferenze delle banche, come ho scritto qualche settimana fa, non sono il semplice prodotto delle perversioni  relazionali, non che non vi siano, derivano da una lunga teoria che contrappone alla strisciante decrescita un’inversamente correlata crescita del debito. In un precedente report ho pubblicato come riprova di questo rapporto perverso l’andamento di Target 2, il quale costituisce il sistema europeo di trasferimenti di fondi  interbancari con lo scopo di bilanciare gli squilibri della bilancia dei pagamenti dei paesi membri. Appare evidente dalla lettura del grafico,  la contrapposizione del surplus tedesco verso le aree periferiche; l’Italia , come la Spagna, vedono nuovamente riaprirsi il loro disavanzo esattamente come nel mese di aprile del 2012. Con una mano la Germania ha messo sotto pressione il debito pubblico italiano, con l’altra ne ha beneficiato aumentando il proprio surplus., il resto è storia.

Current account - EUROSYSTEM TARGET 2 balance
EUROSYSTEM TARGET 2

Nell’inerzia di cui abbiamo parlato sopra,  Rishi Goyal , capo missione per l’Italia del FMI, dichiara in uno studio che il Pil italiano è destinato ad illanguidire per altri dieci anni, meglio, per recuperare la perdita del Pil accumulata dal 2007 ci vorranno almeno 10 anni.

Per cui c’è da temere che altri crediti si tradurranno in nuove sofferenze.

A ciò si aggiunga la struttura industriale delle banche: la loro organizzazione territoriale molto diffusa, risulta obsoleta alla luce dei cambiamenti che la tecnologia ha portato nelle abitudini operative della clientela. Rispetto a 15/20 anni fa sono molto meno le persone che si recano fisicamente in una agenzia per fare operazioni. La rete si è progressivamente sostituita allo sportello fisico, con elevati standard di efficienza produttiva.  Per cui oltre agli oneri delle sofferenze si dovranno aggiungere quelli di ristrutturazione del modello industriale. La politica monetaria del QE morde anch’essa infine sul conto economico.

Da qui le ragioni per cui nessuno desidera mettere soldi in un settore che sta iniziando ora ad affrontare i problemi.

Da qui l’idea che nonostante i prezzi esposti in borsa siano molto bassi non costituiscano ancora delle opportunità.  In questa fase il mercato teme e prezza di più i rischi rispetto alle prime.

Il  FTSE Mib, notoriamente sbilanciato sulle banche in termini di ponderazione, soffre e non riesce ad oltrepassare le resistenze più significative che si contrappongono al recupero.  Lo scorso anno, mentre la maggior parte dei gestori istituzionali mettevano al primo posto nelle loro scelte d’investimento l’azionario Italia (dicembre 2015), noi ponevano seri dubbi sulla sostenibilità dei prezzi declinando un’Outlook negativo. In primavera abbiamo stimato rischi che potevano riportare i prezzi nel medio periodo sino a rivedere i minimi del 2012. Sono trascorsi quattro anni dal minimo del 25 luglio, 12.295,  i fondamentali sono peggiorati, alcune aziende con ruoli strategici o, quantomeno di rilevanza nazionale, nel frattempo sono passate sotto controlli stranieri, francesi, cinesi, tedeschi, altre rischiano di farlo.  Ciò detto rimangono ancora molte eccellenze nel nostro piccolo mercato azionario, in particolare nel segmento delle Mid Cap,  perle che di questo passo rischiano di essere sottoposte al presidio di “slow food” .

Tecnicamente l’Eurozona rimane ancora inserita in un contesto negativo che rischia di essere inasprito da eventuali ritorno dei prezzi sotto l’area 10.000 per il Dax, 2890/80 per l’Eurostoxx 50, 16000 per il FTSE Mib.

In generale osservando lo Stoxx 600 il punto più critico da mettere a fuoco in termini strategici e simbolici, rimane il minimo segnato in area 307 dopo l’esito del referendum su Brexit.

In tutto questo periodo il mercato americano è rimasto inerte alle evoluzioni del vecchio continente.  L’indice S&P 500 dopo aver fissati nuovi massimi storici si è fermato in una terra di nessuno. Siamo in molti ad attendere quantomeno un test di area 2100 prima di prendere posizione. Il test è significativo in quanto ratifica o meno il recente apprezzamento dei corsi aprendo una nuova stagione di rialzi ( target 2230/50) oppure, in assenza di un contenimento dei realizzi a 2100, un ritorno delle vendite più deciso. In altre parole si teme una bull-trap.  Gli utili non sono più entusiasmanti, le vendite, il fatturato, decrescono in molti casi, mentre i multipli sono significativamente elevati.  Molti indici hanno oltrepassato soglie di resistenza  importanti per cui vorremmo che si completasse un collaudo di tali break up prima di ponderare una prospettiva direzionale.

Anche il comparto degli emergenti sta costruendo un segnale incoraggiante; al momento appare un recupero delle debolezze che si sono sommate tra lo scorso anno e gli inizi del 2016. Il segnale contrasta tuttavia con un ritorno alla debolezza delle commodity a partire dall’atteso ribasso del petrolio dopo il test di 52 usd/bar.  Il Baltic Dry Index ritorna sui minimi storici segno inequivocabile di un ulteriore rallentamento dei commerci.

Ciò che in varie misure impietrisce è la risposta che dà allo scenario descritto il mercato dei bonds: il rendimento sul 10 anni USA,  come atteso,  è ritornato a flettere dopo il test dell’area 1,60/65 dove avevamo fissato il punto di controllo per la tendenza riflessiva. La ripresa del ribasso che ci consente di confermare le nostre attese per una flessione verso area 1,30/1.10, taglia le gambe all’iniziativa sull’azionario.

Il dollaro invece, subisce marginalmente la revisione al ribasso del GDP ed il contestuale ridimensionamento delle attese per il rialzo dei tassi. In realtà credo che fossero rimasti in pochi a pensare che la Fed potesse alzare i tassi nell’anno in corso. Noi ci siamo espressi per un ritorno a politiche restrittive non prima della seconda metà  del 2017. In ogni caso l’eur usd si è apprezzato fino a lambire area 1,12. Il range di breve termine rimane comunque sempre lo stesso:  1.13 nella parte alta, 1.0950 in quella inferiore; il trend continua a convalidare una visione neutra a breve con propensione al ribasso per l’euro nel medio.

Segnali di altrettanta avversione provengono invece dalla lettura del cambio usd jpy:  le contrattazioni sono scivolate nuovamente sino a lambire l’area più che psicologica 100 usd/jpy. La BoJ cercherà di difendere a tutti i costi tale livello in quanto un ‘eventuale rottura causerebbe problemi significativi alla politica di allentamento monetario della banca centrale giapponese e suonerebbe come un ulteriore allarme per i mercati.

 

WB ANALYTICS: BORSA ITALIANA FTSE MIB
WB ANALYTICS: BORSA ITALIANA FTSE MIB

LA GEOPOLITICA : GEO PSICOSI

LA GEOPOLITICA : GEO PSICOSI
Putsch, Elezioni, Referendum

WB_PERSPECTIVES _LUGLIO 18 2016

Agli inizi del 2000 ho elaborato una tesi in cui la stagnazione globale avrebbe preoccupato il mondo per il ventennio successivo. Il RumblingWorld  ha rappresentato nel mio lavoro professionale il filo rosso lungo il quale interpolare la rappresentazione di cicli contrapposti  in questo lungo ventennio. In effetti osservando l’andamento del MSCI World Index la rappresentazione del suo andamento risulta  allineata all’idea di un super ciclo laterale in cui periodi di espansione si contrappongono a fasi di recessione.

MSCI WORLD RUMBLINGWORLD
MSCI WORLD RUMBLINGWORLD

La stagnazione secolare che ha dominato in questo tempo, ha creato i presupposti per un sconvolgimento degli equilibri economici e politici determinando il disordine globale.  Le relazioni tra la geografia fisica, la geografia umana e l’azione politica, in pratica la geopolitica,  si sono violentemente imposte sul processo di una globalizzazione fin troppo spinta. L’accelerazione delle interrelazioni tra sistemi economici, sociali, culturali e tecnologici, ovvero tra oriente ed occidente, è avvenuta senza un’adeguata preparazione delle economie avanzate verso quelle emergenti. Ciò ha prodotto una forza Schumpeteriana distruttrice solo in parte costruttiva allo stato. Il principio di economia dinamica elaborato da Schumpeter  si basa su equilibri economici adattivi combinati sulla mutevole domanda dei consumatori. In realtà la mutevole domanda è a sua volta determinata dalle innovazioni tecnologiche, le quali  aprono nuovi mercati, cambiano le modalità organizzative della produzione, incentivano nuovi investimenti che dipendono in gran parte dalla disponibilità del credito.

Le banche centrali, come fa notare Bill Gross, hanno cercato di sostituirsi agli squilibri che si sono generati con politiche inedite di allentamento monetario al punto da spingere oggi a rendimenti negativi  oltre 13 trilioni di dollari di bond nel mondo. Gran parte di questi bond sono quotati tra l’Europa continentale ed il Giappone, le due aree che maggiormente soffrono di stagnazione.

Le borse di questi paesi sono tutte in negativo nell’ultimo anno, mentre quelle anglosassoni  mettono in evidenza bilanci parzialmente positivi.

Per tutti gli indici invece si rilevano volumi in contrazione con evidenti spike nelle giornate di sell_off.

S&P500 VS EPS - STANDARD AND POORS'' 500 COMPOSITE - 12M AS REPORTED EPS United States
S&P 500 COMPOSITE – 12M AS REPORTED EPS

E’ evidente il livello di tensione che i mercati incorporano nelle loro valutazioni basate gran parte sul rischio sistemico. Da un lato sono pressoché minime le alternative che si oppongono all’equity, dall’altro i prezzi  sono inquinati dalla patina  stratificata del QE.   Alla fine tutti i giochi fanno riferimento allo Standard & Poor 500 per le condizioni sistemiche, ai singoli mercati per i rischi periferici. Finora si sono intensificati quest’ultimi, mentre l’S&P 500 nonostante una minore partecipazione degli attori al rialzo è salito oltre il tetto dei precedenti massimi.

Vista la scarsa partecipazione al rialzo ci si interroga sulla credibilità del movimento.  E’ verosimile ritenere che molti operatori vogliano attendere una verifica dei precedenti massimi violati, ovvero 2130/25, prima di allinearsi al rally consapevoli che il punto cardine che supporta effettivamente il rally quota in area 2110. Ritorni sotto questo livello comprometterebbero la scalata dei prezzi verso 2230/50. L’evento inoltre taglierebbe le gambe alla reazione che i periferici europei stanno costruendo in attesa degli stress test sulle banche vigilate dalla BCE.

In altri termini il grande punto di riferimento sistemico per i mercati azionari potrebbe coincidere con  i comportamenti  dell’S&P 500 qualora decida, come pensiamo, di avviare anch’esso un test dell’area 2110.

Nel gioco del  Risk_On/Risk_Off ,  gli strumenti  di avversione al rischio (bond globali), hanno anch’essi aggiornato i massimi storici; in queste ultime ore sono impegnati in una ritirata tattica. Tuttavia la permanenza del 10 anni US sotto 1.65% mantiene aperto il gioco dal quale non escludiamo la partecipazione diretta dei vigilantes centrali proprio in coincidenza con i punti cruciali.

 

WB>ANALYTICS U.S. 10 Y
WB>ANALYTICS U.S. 10 Y: gli effetti dell’avversione al rischio determinati dalla Geopolitica sui tassi

 

WB>ANALYTICS S&P 500
WB>ANALYTICS S&P 500

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ALLA RICERCA DI BENI RIFUGIO

I MERCATI REAGISCONO MA CERCANO ANCORA BENI RIFUGIO

Ancora una volta l’Italia è sotto assedio. I demeriti sono molti, ma le radici della crisi affondano sulla decrescita infelice del sistema produttivo per acclamata perdita di competitività in corso dal 2000. E se l’Italia è sotto assedio i mercati soffrono. Soffre la super panzer division DB, che negli hanni ha meritatamente assunto la leadership deviata di hedge bank. Se così stanno le cose come può una parte del mercato fare finta che nel cuore del mondo occidentale non succede nulla? Per essere più espliciti, come fa Wall Street rimanere inerte di fronte al massacro che vive l’Europa. Brexit, banche, referendum vari, elezioni da rifare perché non condotte originariamente in modo corretto, cosa pensano quelli della grande scommessa? Sugli indici azionari europei c’è poco da dire, sono tutti ormai allineati sopra livelli nuovamente critici, la loro violazione li riporterebbe dritti ai minimi del 2012. Ma cosa dire dell’S&P 500 sui massimi di sempre? E’ vero, sono mesi che l’indice lotta con l’area 2100/2130, prima manifestando chiari segnali distributivi, poi sul finale recuperando al punto da voler mettere sottosopra il fronte distributivo in nuova accumulazione.  C’è da crederci? Per una risposta più completa è meglio cominciare dalla parte lunga della curva dei rendimenti americani. Il 10 anni US sta scendendo sino a manifestare l’intenzione di voler andare sotto l’1%. Mentre l’indice è ai massimi, i rendimenti esprimono i minimi inferiori persino alla crisi del 2008. Non è un gran bel segnale: rappresenta una corsa verso il fly to quality. L’oro sale, è in resistenza, ma al di là di temporanee prese di beneficio sembra che abbia le potenzialità una volta violata l’area 1360 di andare ben oltre 1400 usd/oz, come sostiene Jeff Gundlach fondatore di Doubleline Capital in un’intervista a Bloomberg.

WB>ANALYTICS: NYSE DEBIT BALANCES IN MARGIN ACCOUNTS
WB>ANALYTICS: NYSE MARGIN DEBT

Inoltre l’indice Margin Debt al Nyse fa segnare una nuova contrazione a maggio (non sono ancora pubblici i dati di giugno), evidenziando un framework che tende ad imprimere ulteriori flessioni ai volumi negoziati a leva. Per controprova i prezzi dell’S&P 500 hanno reagito ad ogni singola notizia negativa recuperando velocemente momentum al punto che oggi quota 2030/2000 costituisce la prima linea di difesa dell’indice su cui gli algotrader hanno gioco facile. L’indice Vix ha ampliato la sua gamma di oscillazione fissando un range tra area 12 e 25: le fluttuazioni all’interno di questa fascia non alterano le condizioni di fondo. In sintesi: rendimenti in discesa, Fed sulla difensiva intenzionata a non mettere mano ai tassi, secondo noi, sino alla fine del 2017, rappresentano sempre segnali di allerta; di converso area 2030/2000 per il momento rassicura i mercati, come pure la permanenza della volatilità sotto quota 25 (Vix). Qualcuno potrebbe pensare che anche il NYSE sia entrato nella gamma dei beni rifugio. L’estate è lunga e nella trilogia tedesca alla fine anche gli dei cadono.

 

 

WB>ANALYTICS: STANDARD & POOR 500 versus VIX
WB>ANALYTICS: STANDARD & POOR 500 versus VIX

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