I mercati stanno rimodulando le risposte agli sviluppi della crisi che ha bloccato Hormuz con una maggiore dose di emotività rispetto ad un approccio razionale. In questo contesto, l’identificazione dei corretti livelli tecnici forex e delle commodity diventa fondamentale per decifrare le reazioni degli investitori ed evitare mosse dettate dal panico.
Di base si tende a giudicare la promozione continua di un dialogo tra le parti, pur concentrato su contenuti politici rivolti ai rispettivi consensi elettorali, come volontà per il raggiungimento ultimo di un compromesso. L’obiettivo comune resta evitare lo sconfinamento dell’economia globale in un profondo ciclo recessivo, alimentato dalla devastazione dell’inflazione generata dal rialzo dei prezzi dell’energia.
In altri termini gli investitori guardano al fil rouge delle trattive come prova della volontà e, non ultima, della speranza che alla fine del tunnel vi sia la luce di un accordo. Di conseguenza osserviamo, nonostante la gravità della situazione, un basso livello di volatilità nelle quotazioni dei corsi azionari, obbligazionari ed in buona parte del mercato dei cambi.
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Petrolio, Bund e Oro: i pivot operativi della crisi
Ciò che invece tende a rispondere a tutte le possibili pulsioni mediatiche con una certa ampiezza di movimento rimane il prezzo del petrolio. In ogni caso anche la struttura dei prezzi del Brent contiene potenziali segnali di ribasso. Il breakout di quota 96 fornirebbe nuove spinte regressive per andare a testare area 90. In quella zona abbiamo fissato, sin dalle prime ore della crisi di Hormuz, il punto da violare al ribasso per certificare il segnale di una definitiva ricomposizione della crisi.
I rendimenti sul tratto lungo della curva dei bond governativi hanno assorbito in istantanea l’allentamento dei corsi del Brent, spingendo i rendimenti del 10Y Bund già venerdì sotto 3,10%. Anche in questo caso abbiamo fissato a quota 2,90% il punto da violare al ribasso per catturare segnali che preludano al ritorno verso una normalità, anche se a mano armata.
I valori dell’oro seguono la stessa logica di mercato. Le negoziazioni hanno spinto le quotazioni a ridosso dell’area 4400 usd/oz, segnando il pivot tra la tenuta del trend espansivo rispetto ad un segnale di inversione di tendenza. Questa dinamica era peraltro già in formazione, come avevamo fatto notare nei nostri INSIDE CENTRAL BANK. Anche in questo caso la violazione di 4400 produrrebbe un bear market in direzione di 3500 usd/oz.
La forza del dollaro e i livelli tecnici forex per la gestione del rischio
In tutto ciò l’altro protagonista della crisi in termini di volatilità è il dollaro. Sulla divisa americana sono state scritte innumerevoli articoli in merito alla de-dollarizzazione, al declino dei volumi di contrattazione e quant’altro. Ciò nonostante, come sosteniamo dallo scorso autunno, il dollaro si è apprezzato rispetto ai minimi segnati contro euro.
In realtà i valori continuano a fluttuare all’interno di un range la cui mediana si posiziona in area 1.1675 eur usd, con estremi di banda a 1.19/1,20 (cap) e 1.14 (floor). I nostri algoritmi continuano a rilevare una fase in cui prevalgono i segnali di accumulazione della forza della valuta statunitense.
All’interno della banda transitano diversi livelli tecnici forex che regolano il flusso degli ordini sia in acquisto che in vendita. Di conseguenza abbiamo modulato tali target pianificando un preciso timing operativo. Questo serve per costruire segnali utili ad implementare strategie di controllo del rischio di cambio adeguate sia per i flussi import, più esposti ai rischi di apprezzamento della divisa americana, che per quelli export. Questi ultimi rimangono i beneficiari di una gestione proattiva che ottimizzi il carico dei costi di copertura e, allo stesso tempo, l’apprezzamento del cambio.
Inflazione e Banche Centrali: lo scenario per giugno
Questa settimana i dati sull’inflazione americana ed europea forniranno indicazioni utili a comprendere quale atteggiamento adotteranno le banche centrali nella riunione di giugno. È chiaro che dovremmo leggere tali dati in controluce con il comportamento del prezzo del petrolio.
I dati, pur rilevati a maggio, appartengono al passato, mentre lo sviluppo del trend del Brent guarda agli impatti futuri. Il mercato pondererà le due cose nel valutare quale possa essere il loro impatto sulle ipotesi presenti sul mercato in merito all’attesa di un rialzo tassi da parte BCE a giugno. Il consolidamento delle quotazioni di eur usd sotto 1.1650/75 sconterebbe un’azione più neutra da parte delle banche centrali.
