WB COMMODITY PERSPECTIVES

WB COMMODITY PERSPECTIVES LUGLIO 21

COMMODITY PERSPECTIVES LUGLIO 21

La ripresa del commercio mondiale delle materie prime sta consolidando il trend di crescita. Nel primo trimestre 2021, le esportazioni delle prime dieci aree economiche, sono cresciute mediamente del 48% (anno su anno); seguono il Brasile +15,6%, la Corea del Sud +12,5% ed il Canada +11,6%.

Le importazioni, a loro volta, sono cresciute nel primo trimestre per tutti gli stati tranne il Regno Unito e gli aumenti su base annua (a/a) sono stati i più alti in Cina +27,6%, seguita da Russia +17,9%, Corea del Sud +12,1% e Stati Uniti +11,7%.

La mediana delle stime per il 2021 prevede una ripresa globale con tassi di crescita del PIL reale su base annua prossimi al 6,0%. Si prevede che i tassi di crescita varieranno tra il 5,7% (4,2% nel 2022) per gli stati avanzati, il 6,5% (5,2% nel 2022) per gli emergenti e il 5,2% (4,9% nel 2022) per i paesi in via di sviluppo.

Cambiamenti nel commercio delle prime dieci economie

Il commercio globale di materie prime ha consolidato la ripresa nel primo e secondo trimestre del 2021 dal suo crollo del 2020 a causa della pandemia di COVID-19, con il ritmo della ripresa fortemente divergente tra paesi e regioni del mondo ed inizialmente più rapida in Cina e nell’Asia orientale rispetto ad altre regioni.

I dati relativi all’apprezzamento puntuale delle commodity industriali riportati nella tabella a pag. 5 sono eloquenti. Allo stesso modo anche l’indice sui noli marittimi da inizio anno si è notevolmente apprezzato +250%.

Il rialzo delle quotazioni delle commodity beneficia di almeno tre driver:

  1. ripresa globale vs. supply chain
  2. stimoli monetari delle banche centrali
  3. attività’ speculativa

 

 

BANCHE CENTRALI LA MISURA DEL GIORNO

Hermann Hesse sosteneva che la “la verità si vive, non s’insegna.” . Nell’anatomia del discorso che Jerome Powell ha pronunciato nella conferenza stampa a chiusura del meeting della Riserva Federale, si possono leggervi più interpretazioni. Per cui nella misura del giorno dopo è possibile riconoscere nel suo discorso un grande sforzo di ingegneria simmetrica nel soddisfare le attese degli uni rispetto agli altri. Per uni e per gli altri intendo identificare i cosiddetti falchi e le cosiddette colombe. Meglio ancora quelli che si aspettavano un messaggio meno conciliante con una policy accomodante e in modo speculare quelli che cercavano ancora la conferma di uno scenario in cui l’inflazione rappresenta un evento transitorio e quindi non così critico da spingere la Banca Centrale a rivedere l’attuale stance monetaria.

Per cui credo che Hermann Hesse avesse ragione. Jerome Powell non ci ha insegnato la verità, ce l’ha semplicemente proposta in un insieme di immagini in movimento reciproco in una sorta di fluidità e di incertezza denotativa. Si tratta di una verità solubile che impareremo vivendola.

Commentando giovedì mattina in FINANZA NOW le decisioni della Fed, il conduttore del podcast, Giuseppe di Vittorio,  ha calcato il concetto  con la sintesi che contraddistingue ogni giornalista, affermando che con il suo discorso il Governatore Jerome Powell  si fosse messo al centro della curva ( gergo normalmente utilizzato per definire la posizione della banca centrale quando anticipa oppure segue la curva rispettivamente quando muove i tassi prima che la curva ne sconti l’attesa piuttosto che li muova per riflesso condizionato).

L’inflazione c’è si vede e si sente, ma la Fed dice che pur vedendola pensa che sia transitoria.

La verità? la vivremo.

Il motivo per cui sia importante riconoscere la presenza o meno dell’inflazione sta tutto nei rimedi che l’autorità monetaria assumerà per contenerla  o raffreddarla. Oggi viviamo questa parabolica esperienza da un lato con mercati di carta estremamente anestetizzati dagli insegnamenti delle banche centrali, dall’altro con mercati reali dove le aziende gareggiano in una competizione estremamente difficoltosa, fatta di forniture non pianificabili, di prezzi in crescita, di materie prime che scarseggiano e non ultimo di misure sociali che vincolano la programmazione.

Insomma se le banche centrali hanno fatto l’impossibile per sostenere i mercati rispondendo alla chiamata degli investitori, ora è il circuito nervoso delle aziende che necessita di uno sforzo oltre il possibile.

Ed in questo leggo nella narrativa delle banche centrali la volontà di riequilibrare gli eccessi che si sono prodotti in questi tempi sempre inediti seguendo nell’ordine:

  1. il riequilibrio dei prezzi delle commodity,
  2. il riequilibrio dei tassi di cambio anche in chiave geopolitica,
  3. il riequilibrio dei mercati finanziari,
  4. il controllo della curva dei rendimenti,
  5. l’evitare disordini sui mercati azionari.

Si comincia con il ribasso delle commodity. La Cina è parte in causa, in quanto interessata a reprimere le spinte speculative anche in considerazione del consistente aumento dell’inflazione. I prezzi alla produzione stanno crescendo su base annua oltre il 9% avvicinando il picco segnato nel 2008 del 10%, quando il prezzo del petrolio raggiunse i 140 usd/bar.  Oggi il problema delle quotazioni delle commodity industriali ed anche agricole sta superando i livelli di guardia anche per l’economia cinese. Come abbiamo scritto nel mese di maggio e ribadito nel MARKET MOVER MONITOR di questa settimana, il rame, che consideriamo uno degli indicatori guida più affidabili sull’andamento del comparto, sta corregendo i prezzi.

Nel punto della Settimana sui Mercati Weekly pubblicato da We WEALTH  ho delineato tutti questi temi prospettando nei tratti essenziali le azioni che, secondo le nostre analisi di scenario,  le perseguiranno nella seconda parte del 2021.   


WLADEMIR BIASIA IL PUNTO DELLA SETTIMANA WE WEALTH

Il dollaro in sole due sedute, a partire dalla conclusione del Consiglio Fed,  ha guadagnato sull’euro oltre il 2%. Da tempo sosteniamo che le quotazioni oltre area 1,22 costituivano un eccesso sia sotto il profilo macro che quantitativo. Il percorso avviato dovrebbe spingere i mercati verso un riequilibrio del tasso di cambio dove i minimi segnati la fine di marzo costituiscono una linea di spartiacque significativa con valenze a medio termine.  Il riequilibrio dei tassi di cambio ha già contaminato il comportamento dell’oro. I prezzi sono scesi nuovamente sotto quota 1830 usd/oz a conferma di un rafforzamento speculare del dollaro. In sintesi il nostro Team di Analytics si aspetta che il Dollar Index vada entro le prossime sessioni a testare area 93 per tentare un break up tecnicamente significativo. Affronteremo la questione nel nostro prossimo Outlook di fine giungo quando pubblicheremo l’FX OUTLOOK RISKOO IIIQ.

Il riassetto dei mercati delle materie prime e dei cambi produrrà un ritorno più convinto dei flussi verso l’area dollaro. Ciò premierà ulteriormente, anche se in misura contenuta, un parziale ridimensionamento dei rendimenti sul US Treasury 10 Y. Ci aspettiamo che i rendimenti ritraccino ulteriormente verso area 1,30%. A conferma del punto 4 infatti pensiamo che le banche centrali continueranno ad impegnare la loro azione nel reprimere i potenziali rialzi dei rendimenti sul tratto lungo della curva. Il Tesoro Usa ha bisogno di effettuare funding per finanziare gli stimoli economici e fiscali progettati dall’Amministrazione Biden. La Cina per frenare l’apprezzamento dello yuan dovrà ritornare a comprare Treasury per equilibrare il forte avanzo commerciale con gli Stati Uniti. L’Eurozona ha bisogno di controllare le curve sui rendimenti dei bond periferici, compreso quello domestico.

Tutto questo lavoro potrebbe imporre qualche sacrificio temporaneo ai mercati azionari.  Ci aspettiamo che lo Standard & Poor 500 possa subire realizzi durante la prima parte dell’estate. Continuiamo a guardare l’area4100 come punto di convergenza di vendite misurate, mentre eventuali break out saranno oggetto di attenta valutazione dei regulators in quanto, dopo tutto il lavoro fatto per sostenere i mercati, pensiamo che le banche centrali rimangano comunque impegnate ad evitare che si apra una fase disordinata (punto 5).

La verità esiste, ma non esiste la dottrina assoluta, perfetta. La verità si vive quindi, non si insegna, come sosteneva Hermann Hesse

 

La BILANCIA COMMERCIALE ITALIANA relativa all’import export del Made in Italy, ha registrato ad aprile di quest’anno un aumento dell’interscambio con i paesi extra Ue27 per entrambi i flussi, più ampio per le esportazioni (+7,3%) rispetto alle importazioni (+4,9%).

L’aumento su base mensile dell’export interessa tutti i raggruppamenti principali di industrie, ad eccezione dell’energia (-11,5%), ed è dovuto soprattutto all’incremento delle vendite di beni strumentali (+14,3%). Dal lato dell’import, si rilevano incrementi congiunturali diffusi, più marcati per beni intermedi (+8,1%) ed energia (+5,7%).

Nel trimestre febbraio-aprile 2021, rispetto ai tre mesi precedenti, l’export aumenta del 2,8%, per effetto principalmente delle maggiori vendite di energia (+28,0%) e beni strumentali (+3,2%). Nello stesso periodo, l’import segna un rialzo congiunturale dell’11,6%, cui contribuiscono soprattutto i forti aumenti degli acquisti di energia (+37,4%) e beni intermedi (+9,7%).

Ad aprile 2021, l’export aumenta su base annua del 104,4%. L‘aumento, generalizzato a tutti i raggruppamenti, è particolarmente ampio per beni di consumo durevoli (+596,5%) e beni strumentali (+179,2%). Anche l’import registra una forte crescita tendenziale (+54,9%), con aumenti per tutti i raggruppamenti; i più ampi riguardano beni di consumo durevoli (+130,4%), energia (+113,4%) e beni strumentali (+70,4%).

La stima del saldo commerciale ad aprile 2021 è pari a +4.846 milioni (-171 ad aprile 2020). Aumenta l’avanzo nell’interscambio di prodotti non energetici (da +1.167 milioni per aprile 2020 a +7.747 milioni per aprile 2021).

Ad aprile 2021 si registra un marcato aumento su base annua dell’export verso Turchia (+138,0%), paesi MERCOSUR (+112,7%), Stati Uniti (+112,5%), Cina (+98,2%) e paesi OPEC (+92,1%).

Gli acquisti da Turchia (+161,5%), India (+156,6%), paesi OPEC (+115,7%) e Russia (+74,1%) registrano incrementi tendenziali molto più ampi della media delle importazioni dai paesi extra Ue27.

IL MADE IN ITALY NEL MONDO

In termini di commercio globale, l’Italia ha storicamente ricoperto un ruolo importante. Di seguito il peso % che hanno ricoperto in termini di esportazioni ed importazioni globali le principali nazioni nel 2020. I dati congiunturali di cui sopra fanno leva su una quota globale del 2,9% dell’EXPORT e del 2,4% dell’IMPORT 2020.

LA CRESCITA DELL'EXPORT MADE IN ITALY EXTRA UE

FONTE DATI MINISTERO DEGLI ESTERI

LA CRESCITA DELL'EXPORT MADE IN ITALY EXTRA UE

FONTE DATI MINISTERO DEGLI ESTERI

l’Italia ricopre il 10° posto a livello globale in termini di importazioni; conta il 2,4% dell’import mondiale, rispetto al 3,3% del 2009. In termini di esportazioni ricopre invece l’8° posto; conta il 2,9% dell’export mondiale, rispetto al 3,3% del 2009. Negli ultimi anni, si nota l’avanzata dei Paesi in via di sviluppo e del sempre più importante ruolo della Cina.

Dalla crisi Lehman Brothers l’Italia è uno dei paesi industrializzati ad aver registrato la minor crescita assoluta. La contrazione dei consumi domestici è stata tuttavia ampiamente compensata dalle esportazioni le quali in termini relativi sono maggiormente cresciute verso i paesi extra UE, mentre si sono stabilizzate verso i paesi dell’Eurozona in particolare.

Il trend dell’euro ed il peso sui flussi import export

Se si osserva l’andamento del cambio nel periodo susseguente alla crisi finanziaria Lehman, si evince dall’andamento della traiettoria dell’euro contro dollaro ma anche contro altre monete che occupano un peso significativo sull’export extra UEM,  un trend favorevole all’export. In termini nominali il tasso di cambio dell’euro contro dollaro è passato da 1,60 nel 2008, all’attuale 1,20, fissando un minimo nel periodo 2014-2017 in area 1,05-1,03.

Tuttavia il tasso di cambio effettivo nominale (EER) dell’euro sulla base delle medie geometriche ponderate dei tassi di cambio bilaterali dell’euro rispetto alle valute di una selezione di partner commerciali è recentemente ritornato sui valori massimi del 2008. L’indice che ha toccato un massimo nel 2008 a 123,60 è recentemente salito a 123,40 (dic 2020) allertando l’attenzione della BCE. L’andamento dei singoli rapporti per il momento non ha alterato in modo significativo i rapporti di competitività, in ogni caso pensiamo che la Banca Centrale stia monitorando l’andamento dell’euro per verificarne il posizionamento equilibrato sul mercato. Nel nostro servizio di Risk management abbiamo pianificato gli opportuni interventi per gestire in chiave proattiva i rischi e le opportunità derivanti dall’attuale andamento sia per gli importatori che per gli esportatori.

TASSO DI CAMBIO EFFETTIVO NOMINALE (EER) DELL'EURO

TASSO DI CAMBIO EFFETTIVO NOMINALE (EER) DELL’EURO PONDERATO SUI PARTNER COMMERCIALI

L’evoluzione dei flussi import export

Dal 2009, sia l’import, sia l’export italiano sono cresciuti costantemente, con la sola eccezione del 2020, anno in cui si è registrato un calo dell’interscambio commerciale internazionale dovuto alla pandemia da Covid-19. L’interscambio è passato dai 589 miliardi del 2009 agli 803 miliardi del 2020 (898 miliardi del 2019). Nel 2020 l’import è stato pari a circa 367 miliardi e l’export pari a circa 433,5 miliardi. Il saldo commerciale, negativo tra il 2009 al 2011, è sempre risultato positivo dal 2012 al 2020 con una media di 42 miliardi annui. Ciò implica che il valore delle esportazioni dal 2012 al 2020 è risultato sempre maggiore di quello delle importazioni.

 

LA CRESCITA DELL'EXPORT MADE IN ITALY EXTRA UE

RANKING GDP GLOBALE

 

 

LA CRESCITA DELL'EXPORT MADE IN ITALY EXTRA UE

LA CRESCITA DELL'EXPORT MADE IN ITALY

 

RISKOO FX RISK MANAGEMENT MODEL

WB PERSPECTIVES ONDE ANOMALE GIU 2021

WB PERSPECTIVES giu 2021

Nel mercato si è aperta ufficiosamente la discussione sull’opportunità o meno di ritirare parte degli stimoli monetari in virtù di una contingenza meno rigorosa quando non quasi euforica. La reazione degli indicatori economici sta superando le aspettative negli Stati Uniti, mentre in Europa si continua a nutrire con rinnovata fiducia l’arrivo di dati confortanti.

I DATI DI FIDUCIA PMI

La fotografia che i sondaggi PMI offrono  delinea un quadro in cui l’area anglosassone effettivamente si espande a ritmi di ripresa ottimali, mentre nelle altre aree segnala un percorso meno lineare fatto di brevi consolidamenti se non di battute d’arresto come in Giappone.

Al mercato non dispiace assistere a questi cambi di velocità. Essi infatti garantiscono l’afflusso di liquidità ad un ritmo elevato, che nel caso di Federal Reserve e BCE sommano a 120 miliardi di dollari ed 80 miliardi di euro per mese.

La difficoltà nel leggere il quadro nel suo insieme si dischiudono quando l’analisi tende a disgregare i fattori mettendo in fila i numeri e le statistiche per singola area. Gli Stati Uniti crescono ad un ritmo elevato, spingendo inflazione a livelli al di sopra delle medie gradite alla Fed. Di pari passo le statistiche sull’occupazione tendono a riflettere questo clima riassorbendo con altrettanta velocità gli effetti negativi del lockdown, se non fosse  per l’effetto concorrenziale che il livello degli stimoli economici tendono a mettere sul piano della convenienza le stesse sovvenzioni con i salari.

L’emergenza sanitaria prima, quella economica a seguire, hanno creato forti squilibri che ora tendono a livellarsi nelle spinte prodotte da onde anomale.

La sintesi di queste onde anomale riporta ora i mercati a focalizzare l’attenzione sugli orientamenti che le banche centrali adotteranno per il ritorno all’equilibrio.

Osservando le varie curve che si sono prodotte a seguito di queste spinte straordinarie legate a interazioni fra onde generate a più impulsi, emergono situazioni che secondo le valutazioni che riportiamo nel WB PERSPECTIVES di questo mese,  esprimono a tutt’oggi eccessi che si stanno stemperando.

Nei sistemi dinamici non lineari, come quelli di natura economica, un’interazione risonante, ad ampiezza tridimensionale, si verifica quando vengono soddisfatti dei criteri che accoppiano i vettori d’onda e la relazione di dispersione. Lo studio di questi fenomeni tradotto sulle equazioni alle derivate parziali, fornisce importanti approfondimenti sulla teoria del caos. Le interazioni risonanti permettono alle onde di compiere processi di scattering elastico o di diffusione, quand’anche assumere dinamiche instabili. Le instabilità offrono informazioni sul caos in sistemi con un gran numero di gradi di libertà nonché di turbolenza.

Nella realtà di tutti i giorni, è possibile osservare anche nei mercati che un’onda prodotta da determinati eventi tenda lentamente a rallentare fino a fermarsi, in quanto la forza di attrito, prodotta per esempio con l’introduzione di misure correttive, agisce  sull’onda principale  modificando il suo stato di moto. Gli attriti e le interazioni vengono annullati producendo un movimento inerziale, che modifica il movimento originario dell’onda stessa. 

Questi processi accadono in svariate grandezze di scala nei mercati.

L’energia prodotta nelle onde di trend dagli stimoli monetari è ancora presente come abbiamo visto, tuttavia essa potrebbe presto subire gli attriti con l’interazione di misure contrapposte, pensate come correttivi da attuare proprio per modificare il moto lineare dell’onda stessa. In altre occasioni del recente passato, abbiamo visto le banche centrali operare a rotazione passando il testimone degli interventi da una banca all’altra. Anche in questa occasione osserviamo lo stesso processo decisionale. A febbraio è stata la PBoC ad avviare una restrizione del credito. Nell’ultimo mese, come anticipato nel Perspectives report di maggio,  abbiamo avuto segnali restrittivi da parte di alcune banche dell’area anglosassone. Bank of Canada ha avviato un tapering, così pura ha annunciato la Banca Centrale della Nuova Zelanda, l’Australia potrebbe seguire l’esempio. Nelle ultime settimane si sono alzate le voci di un possibile tapering da parte delle Federal Reserve in risposta agli effetti prodotti dall’onda della crescita sui prezzi. Per logica, la BCE dovrebbe accodarsi alla tendenza  intervenendo in coda alla Fed, magari dopo la Bank of England. Chiuderà la rotazione con un ritiro graduale degli stimoli la Bank of Japan… per continua re a leggere iscriviti a WB PERSPECTIVES

Il contenuto è protetto da password. Per visualizzarlo inserisci di seguito la password:

Le banche centrali nel dilemma tra l’andamento dei tassi, ripresa e pandemia, rimangono il faro su cui i mercati guardano con osmotica attenzione.

Ieri sera è emerso dalle minute  del Fomc che un certo numero di esponenti della Fed sembra pronto a prendere in considerazione il ‘tapering’ a fronte di una ripresa forte dell’economia.  Ma nel frattempo sono intervenuti dati sul lavoro deludenti ed inflazione elevata che potrebbero aver confermato o modificato la loro visione visione.

Nel pomeriggio il ‘falco’ Isabel Schnabel, membro del Consiglio BCE,  ha sottolineato che la ripresa dell’inflazione è temporanea. Il vice presidente Luis De Guindos osservava sempre ieri che Francoforte interverrà sui mercati obbligazionari se riterrà che l’aumento dei tassi non sia giustificato, salvo che non siano accompagnati da forti segnali di ripresa dell’economia.   Oggi ritorna a parlare in un intervento previsto  nel primo pomeriggio Christine Lagarde , mentre Lane, capo economista BCE prenderà nuovamente la parola  in mattinata.

Nel frattempo ieri sera, alla lettura delle minute della FED, l’eur usd è scivolato verso quota 1,2160 dopo aver sostato per l’intera giornata sopra 1,22, ovvero sui livelli anticipati nel post di ieri in apertura di sessione .

Questa mattina la PBoC  ha mantenuto il tasso di prestito benchmark invariato per il 13esimo mese di fila, in linea con le attese del mercato. Il loan prime rate (Lpr) cinese ad un anno  resta a 3,85%, quello a cinque anni si mantiene a 4,65%.

Oltre alle parole di Christine Lagarde ad attrarre l’attenzione degli operatori saranno i dati rilasciate alle 14.30 sui sussidi di disoccupazione USA di questa settimana e l’indice di produzione della Fed di Philadelphia atteso in flessione da quota 50,2 del mese precedente a 43.

Nel frattempo questa mattina in Germania il dato sui prezzi alla produzione di aprile si è attestato a +0,8% su mese e +5,2% su anno, da +0,9% e +3,7% del mese prima, sostanzialmente in linea con le attese (0,8% e 5,1%).

DATI GIAPPONE – L’export ad aprile ha registrato il maggior incremento dal 2010 con un +38% su anno grazie alla ripresa della domanda globale di auto ed elettronica, alimentando le speranze che la terza economia mondiale possa tornare a crescere; la bilancia commerciale si è attestata a 255,3 miliardi da 662,2 miliardi di marzo, rispetto al consensus pari a 140 miliardi.

A marzo gli ordinativi di macchinari hanno registrato un rialzo del 3,7% su mese e una flessione del 2% su anno da -8,5% e -7,1% del mese prima, contro attese pari rispettivamente a +6,4% e -2,6%. A maggio l’indice manifatturiero a cura di Reuters Tankan si è attestato a 21 da 13 di aprile.

Un altro significativo tema su cui il mercato farà le sue considerazioni verte sulle vendite che ieri hanno colpito indistintamente tutti i listini azionari, accompagnati dal crash delle crypto currency. La distribuzione dei prezzi apertasi proprio a metà del mese di aprile ha scatenato ieri un sell_off sui mercati. Ne avevamo anticipato i segnali nel nostro WB Perspectives di aprile. La possibile violazione di area 2850 per l’indice Eurostoxx 50 e 4000 di Standard & Poor tenderà ad amplificare il segnale con spinte direzionali in grado di riportare i valori verso area 3650 nel breve.

Ieri sera il Nasdaq 100 dopo un’apertura di sessione all’insegna di forti negatività ha reagito da quota 13000, ritracciando il ribasso ma pur mantenendo ancora aperte i segnali di criticità, la cui verifica,  come avevamo scritto in WB Perspectives, proprio di quota 13000 rappresenta un test con significative valenze tecniche. Infine riportiamo l’importanza del collaudo per lo Standard & Poor 500 di area 4000: sotto tale livello sono presenti, secondo i nostri algoritmi, significativi ordini di vendita. Abbiamo stimato che l’eventuale breakout spingerebbe i prezzi nel breve verso area 3750.

I segnali di avversione al rischio potrebbero favorire un ritracciamento dei rendimenti dei bond governativi gradito alle banche centrali.

Le commodity tenderanno ad allinearsi a questo segnale consolidando una correzione del rialzo che al momento stimiamo mediamente nella misura del 10%.

In un recente post avevamo ribadito per il Brent il target in area 70 usd/bar. La verifica del livello tenderà ora ad aprire una correzione per la quale non escludiamo ritorni dei valori verso area 60/55 usd/bar.

Nel nuovo aggiornamento di WB Perspectives riporteremo i dettagli sulla correzione di tutte le commodity industriali a partire dai metalli.

 

RISKOO FX RISK MANAGEMENT MODEL

BANCHE CENTRALI, TASSI, RIPRESA E PANDEMIA

WB ANALYTICS: EUR USD 1,2170 19,05,21

 

INFLAZIONE USA E PRODUZIONE ZONA EURO Questi sono i market mover del giorno, uniti alla risposta che il mercato attende sulla percezione del rischio dopo i sell_off di questi giorni che ha visto un robusto declino delle medie giornaliere sul mercato azionario.

L’attenzione del mercato è rivolta quindi ai numeri sull’inflazione statunitense relativi al mese di aprile.  I dati saranno messi a fuoco per comprendere quale potrebbe essere l’impatto sul percorso futuro della politica monetaria sui stimoli e sui tassi di interesse della Fed. Le attese sono per un incremento di 0,2% su mese e di 3,6% su anno da confrontare rispettivamente con il +0,6% e con il +2,6% del mese precedente. Il presidente della Fed di St. Louis Bullard ha detto di aspettarsi che l’inflazione possa raggiungere la soglia del 2,5% il prossimo anno, mentre la collega Lael Brainard ha detto che i dati sui payroll della scorsa settimana mettono in evidenza come la strada per la ripresa sia ancora lunga. Il primo conferma la Sua posizione piuttosto hawkish, la seconda invece ribadisce una linea più attendista.

In mattinata, prima del dato Usa, Eurostat pubblica i dati sulla produzione industriale della zona euro, dopo quello italiano relativo al mese di marzo che, diffuso ieri, ha mostrato un calo a sorpresa -0,1% m/m, +37,7% a/a.

BTP E PRIMARIO ZONA EURO – Riferimenti per l’avvio odierno i 111 punti base del premio al rischio tra Italia e Germania sul segmento decennale e lo 0,95% per il tasso del decennale di riferimento. La scorsa seduta ha visto il tasso del decennale tedesco salire al massimo da marzo 2020 e quello della controparte italiana al nuovo massimo da metà settembre a 0,95%. Sul fronte primario, oltre all’Italia si attiva anche il Portogallo che offre 1-1,25 miliardi in titoli di Stato ottobre 2031, cedola 0,3% e ottobre 2035, cedola 0,9%. Ieri l’esponente Bce Knot ha detto che la Bce continuerà a fornire un ampio sostegno all’economia anche quando il programma Pepp sarà terminato.

Tra i dati di giornata spiccano inoltre quelli appena pubblicati in Giappone in merito al LEADING INDICATOR: a marzo il leading indicator nipponico ha messo a segno un incremento di 4,3 punti rispetto a febbraio.

MARKET MOVER

PRINCIPALI MARKET MOVER IN CALENDARIO

  • RIUNUIONE CONSIGLIO BCE nessuna decisione attesa
  • RIUNIONE CONSIGLIO RIKSBANK SVEZIA nessuna decisione attesa
  •  ZONA EURO
    Produzione industriale marzo (11,00) – attesa 0,7% m/m; 11,6% a/a.
  • GERMANIA
    Prezzi al consumo finali aprile (8,00) – attesa dato nazionale 0,7% m/m; 2,0% a/a; dato armonizzato 0,5% m/m; 2,1% a/a.
  • GRAN BRETAGNA
    Stima Pil marzo (8,00) – attesa 1,3% m/m; 1,0% a/a.
    Produzione industriale marzo (8,00) – attesa 1,0% m/m; 2,8% a/a.
    Produzione manifatturiera marzo (8,00) – attesa 1,0% m/m; 3,8% a/a.
    Bilancia commerciale marzo (8,00) – attesa -14,40 miliardi.
    Stima Pil trim1 (8,00) – attesa -1,6% t/t; -6,1% a/a.
  • USA
    Prezzi al consumo aprile (14,30) – attesa 0,2% m/m; 3,6% a/a.
    Scorte settimanali prodotti petroliferi Eia (16,30).

MARKET MOVER

FOREX – In attesa dei dati sull’inflazione Usa l’eur usd quota alle h. 8,00 in area 1,2125-1,2130 in calo dello 0,16%, dopo aver chiuso a 1,2146. Alla stessa ora dollaro/yen a 108,83, in rialzo di 0,21% dopo una chiusura a 108,61 e il cross euro/yen scambia in rialzo di 0,02% a 131,97 (chiusura a 131,95). Continua il braccio di ferro di rialzisti e ribassisti sull’eur usd. Il range di verifica quota un cap a 1,2175/80 ed un floor sin area 1,2120.

Un ritorno del cambio al disotto della fascia inferiore spingerebbe i traders a stoppare gli acquisti delle ultime ore, mentre per registrare un segnale più concreto dovremmo attendere l’eventuale breakout di 1,20. Sul fronte opposto permangono pressioni verso la parte alta del range. Tuttavia soltanto un break up di 1,2180 darebbe impulso ad ulteriori buy order.

GREGGIO – Prezzi in aumento sul calo delle scorte Usa, leggermente inferiore alle attese, certificato dai dati Api.  Attorno alle 7,40 i derivati sul Brent scambiano in rialzo di 12 cent a 68,67 dollari il barile, e quelli sul greggio Usa sono in rialzo di 13 cent a 65,41 dollari il barile. Come abbiamo segnalato nel nostro WB Perspectives il Brent sta per raggiungere il target in area 70 usd.

TREASURIES – Governativi Usa piatti negli scambi asiatici. Il decennale di riferimento ha un rendimento di 1,624%. I valori rimangono ancora inseriti a nostro avviso in quadro orientato al consolidamento. Ieri nonostante le vendite sul mercato azionario i rendimenti sui governativi benchmark sono frazionalmente saliti.

MERCATI AZIONARI – Permangono a nostro avviso le condizioni di instabilità. Ieri abbiamo assistito alla prima flessione dello Standard & Poor 500 verso il sostegno 4120. Ci aspettiamo che l’offerta prevalga ancora sui mercati. Ci aspettiamo che con il break up del Vix, l’indice di volatilità del NYSE, di area 22 i prezzi dell’S&P 500 possano scivolare in direzione del principale supporto indicato nel report di fine aprile a 4000.

La flessione dell’S&P 500 polarizzerà gran parte dei segnali negativi verso tutti gli indici principali. Segnali più critici sono presenti sul comparto tecnologico e nello specifico sui semiconduttori. Ieri il Nasdaq 100 ha assorbito le perdite evidenziate in apertura, tuttavia l’area 13200 cimane al centro dell’attenzione in quanto in suo breakout spingerebbe l’indice a maturare ulteriori ribassi di ampiezza prossima al 7%.

RISKOO MARKET MOVER MONITOR

Gli impatti sulla salute e quelli sull’economia generati dalla pandemia hanno avuto effetti diversi tra paese e paese agli inizi della  IV RIVOLUZIONE INDUSTRIALE. Gli Stati Uniti, che hanno registrato uno dei peggiori risultati sul piano sanitario, ancorché non così negativi come in UK, hanno affrontato un livello inferiore dei blocchi sanitari ed ora stanno uscendo con forza dalla crisi – anzi, sono già vicini al superamento del livello pre-crisi del GDP, grazie all’ampio sostegno fiscale. Nel confronto, la maggior parte delle economie dell’UE ha subito un numero di vittime inferiore a quello degli Stati Uniti, ma ha registrato un significativo peggioramento del GDP. Molto probabilmente la performance economica inferiore va imputata in parte ai blocchi che sono stati imposti ad un livello più esteso.  A ciò si aggiunga il sostegno fiscale di maggiore ampiezza negli Stati Uniti rispetto all’UE.

La Corea del Sud ha evidenziato risultati relativamente favorevoli sia in termini economici che in termini sanitari.  Senza alcun blocco nazionale in atto, ma con altre misure come l’allontanamento sociale e l’uso di maschere insieme al regime di test e tracciamento imposto sin dalle prime ore l’economia coreana ha affrontato il lungo periodo della pandemia con esiti meno drammatici.

Il Regno Unito ha avuto uno dei peggiori risultati sul piano sanitario accompagnati inizialmente da una recessione estremamente aggressiva, nonostante siano state imposte severe misure di blocco con un certo ritardo.

YOU FINANCE IV RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

LA RIPRESA DELLE PRINCIPALI AREE ECONOMICHE

La recessione globale è stata ampia e diffusa; in molte aree ha registrato una flessione doppia. Non si è rivelata uniforme in tutti i paesi. Probabilmente è già finita, almeno a livello globale fatte salve le aree in cui le varianti virali stanno ancora colpendo. Laddove è stato applicato un massiccio stimolo fiscale sotto forma di pagamenti diretti alle imprese e alle famiglie l’effetto recessivo è stato fortemente mitigato, evitando danni economici più drammatici.  Altre lezioni sono difficili da trarre in questa fase.

YOU FINANCE IV RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

Che cosa dobbiamo attenderci ora? All’inizio della recessione, i mercati finanziari ritenevano che l’effetto netto della crisi sarebbe stato deflazionistico o disinflazionistico. I mercati sono crollati esattamente come anticipato nel nostro report del 3 marzo dello scorso anno, sotto il peso della repressione sanitaria.

Agli inizi dell’anno abbiamo aggiornato la nostra view segnalando che tra i maggiori rischi per il 2021 vi fosse il ritorno dell’inflazione.

YOU FINANCE IV RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

INFLAZIONE E RIPRESA GLOBALE

Molte delle forze globali che spingono al ribasso l’inflazione rimangono tuttavia in essere a partire dagli effetti prodotti dall’innovazione tecnologica.  In futuro dovremo verificare se  l’attuale congiunzione di impulsi positivi di sostegno alla ripresa derivanti dall’emissione di nuovo debito,  dalla colossale stampa di moneta e dagli stimoli fiscali siano sostenibili. Nelle scorse settimane abbiamo avanzato l’ipotesi che le banche centrali possano a rotazione intervenire e ritirare in parte o del tutto tali misure. L’inversione della globalizzazione avviata prima della pandemia con il protezionismo commerciale, potrebbe imporre un controllo più attento alla stimolazione monetaria. Il ritorno congiunturale dell’inflazione unita alla crescita diffusa dovrebbe spingere le banche centrali verso tale direzione.

Cina, Canada ed altre aree hanno già avviato un percorso di para normalizzazione. I rendimenti dei titoli di Stato che all’inizio della recessione erano scesi  scesi formando quello che abbiamo chiamato il Ground Zero,  con le aspettative di crescita e inflazione hanno recuperato quel terreno perso o leggermente superato. Ma in un contesto storico più lungo rimangono estremamente bassi.

La domanda che ci poniamo alla fine di questa fase di swing economici e finanziari riguarda il futuro dell’economia e dei mercati.

Le borse azionarie continueranno a salire o si fermeranno? I rendimenti saranno destinati ad invertire il loro trend secolare al ribasso innescato nel 2000?

Per quanto riguarda le prime abbiamo tracciato un’idea di scenario che ci pare congrua con l’attuale fase. L’abbiamo indicata nel corso di un intervento in streaming a YOU FINANCE IV RIVOLUZIONE INDUSTRIALE.

YOU FINANCE IV RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

YOU FINANCE IV RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

 

RISKOO MARKET MOVER MONITOR

wb perspectives outlook

World Economic Outlook
Le stime aggiornate del Fondo Monetario confermano l’abbrivio della ripresa globale.

La  crescita globale, secondo l’aggiornamento del FMI nell’Outlook di aprile,  è prevista al 6% nel 2021, moderandosi al 4,4% nel 2022. Le proiezioni per il 2021 e il 2022 sono più forti rispetto all’Outlook rilasciato lo scorso ottobre 2020. La revisione al rialzo riflette un ulteriore stimolo fiscale promosso in alcune grandi economie.

La prevista ripresa risulta alimentata dalla campagna vaccini nella seconda metà del 2021 e dal continuo adattamento dell’attività economica alla mobilità ridotta. Tuttavia secondo gli economisti del Fondo, un’elevata incertezza circonda questa prospettiva, correlata al percorso della pandemia, all’efficacia del sostegno politico per fornire un ponte verso la normalizzazione basata sui vaccini e all’evoluzione delle condizioni finanziarie. Le stime aggiornate riportano una maggior crescita nell’area anglosassone, in particolare negli Stati Uniti.

L’Eurozona è attesa anch’essa ad esprimere un maggior grado di espansione rispetto alle valutazioni fatte in precedenza, tuttavia in termini relativi essa rimane più moderata rispetto agli Usa. Come abbiamo già scritto in precedenza gli Stati Uniti hanno intrapreso un regime di crescita rapportabile per ampiezza alla performance cinese.

Questo è un bene in quanto l’America rappresenta il mercato di maggior trazione per l’export italiano ed europeo.

Questi dati hanno comunque un rovescio della medaglia. Ci sono ancora molte incognite sul percorso che punta ad una santificazione totale della pandemia. E per molte agende questo non corrisponde con un ritorno verso la normalità, a partire dall’aumento esponenziale del debito sovrano. L’Italia come sappiamo costituisce una delle aree più critiche in tal senso.   Per continuare a leggere ed analizzare i riflessi sui mercati richiedi il report completo

MERCATI: C'E' IL RISCHIO DI UN EFFETTO DOMINO?

C’è un rischio che nei mercati si produca un effetto domino scatenato dalle vendite che stanno colpendo il comparto della tecnologia?

Le implicazioni relative riportano l’attenzione sul tema della percezione del rischio da parte degli investitori e per riflesso le reazioni ed i comportamenti che in una simile condizione può scatenare nel mercato.

L’indice Nasdaq 100 è stato colpito anche ieri da vendite consistenti -3%, il Russell 2000 dove sono quotate le mid cap ha perso il 2,88%, infine l’indice principale dove sono quotate gran parte delle aziende con business globalizzato (oltre il 65%) è sceso del 1,48%.

Sono ampiezze che per Wall Street pesano molto. Le vendite sono la risposta che si scontra con l’atteggiamento della FED. Nonostante J Powell abbia confermato una linea da colomba, garantendo la continuità del QE a pieno regime, gli investitori hanno ritenuto insufficiente la risposta ai timori inflativi che stanno prendendo giorno dopo giorno consistenza nel mercato.

Nelle ultime due pubblicazioni di WB PERSPECTIVES  abbiamo messo l’accento su questi rischi. L’inflazione, come sa chi ci segue, secondo quanto scritto nell’Outlook 20/21  rappresentava il rischio più significativo per l’anno in corso. Questo rischio si è tradotto in sostanza nel momento in cui gli investitori hanno spinto i rendimenti del Treasury a 10 anni sino a 1,50/60%.  Il rialzo ha sublimato un grido di allarme.

TOUT SE TIEN

si scopre così che nei mercati non esistono mondi separati, tutto si tiene e si collega in un meccanismo di interazioni che muove in coordinazione  le varie classi di strumenti: commodity, equity, tassi, bond e cambi.

Il ribasso dell’equity è scatenato dal rialzo dei rendimenti che a sua volta è stato messo in corsa dal rialzo delle commodity. I cambi sono la conseguenza di come i flussi interagiscono negli ingranaggi che mettono in relazione ogni segmento assumendo la funzione di riequilibrio.

Di conseguenza, noi che dobbiamo prendere decisioni sul mercato dei cambi e gestire i rischi dobbiamo analizzare e studiare a 360° questo mondo senza confini.

LE INTERAZIONE NEL MERCATO  ED EFFETTO DOMINO

La genesi del rialzo del dollaro prende forma tra la fine dello scorso anno e gli inizi di gennaio. Ma i prodromi del movimento inizia a fissare le condizioni tecniche utili già nello scorso autunno dopo il primo picco dell’euro. Alla fine dell’estate i rendimenti sul tratto lungo della curva europea (Germania) ed americana ritornano, dopo un periodo di convergenza, ritornano a divergere allargando nuovamente il loro differenziale. Nella sostanza da 110 punti base il mercato inizia a riaprire la forbice riportando nuovamente lo spread verso 180 punti base.  All’epoca abbiamo sostenuto con forza l’idea che ciò che i media specializzati e la maggior parte delle banche stimavamo, ovvero una prosecuzione del rialzo dell’eur usd sino a 1,30, fosse fuori scala. Oggi le quotazioni stanno consolidando valori sotto 1,20. I nostri algoritmi hanno coniugato il rialzo dello spread con la formazione di due segnali di excces return dell’euro che a gennaio hanno fissato il picco del ciclo rialzista dell’euro.

La tesi che già nei primi giorni di gennaio avevamo sviluppato partendo dalle negoziazioni sul Dollar Index anticipava ciò che oggi i mercati stanno verificando: area 92,50 Dollar Index.

MERCATI EFFETO DIMINO E BANCHE CENTRALI

Le banche centrali per non creare effettivi distorsivi hanno assecondato le aspettative del mercato confermando si colombe anche nelle ultime riunioni di politica monetaria di marzo. Ciò nonostante gli investitori hanno ritenuto di riattivare le vendite sui titoli tecnologici. In WB PERSPECTIVES messo a fuoco i livelli di allerta su tutti i principali indici azionari definendo i trigger al cui breakout aumentano considerevolmente i rischi di un allineamento del mercato a ciò che sta accadendo sulla tecnologia e che ancor prima era stato anticipato dal mercato azionario cinese e per riflesso dai Bric.

Tale scenario chiamerebbe avocherebbe un ritorno più forte di un segnale di avversione al rischio con un effetto domino ed una conseguente rotazione dei flussi verso le monete di parcheggio se non proprio di rifugio.

Su queste basi dovremo seguire il Dollar Index e verificare se i prezzi avranno la forza di oltrepassare la barriera 92,50/93 e stabilire in via definitiva il rialzo del dollaro a danno dell’euro.

RISKOO ENTERPRISE FX RISK MANAGEMENT

MERCATI: C'E' IL RISCHIO DI UN EFFETTO DOMINO?

WB ANALYTICS: EUR USD B_T

MERCATI: C'E' IL RISCHIO DI UN EFFETTO DOMINO?

WB ANALYTICS: DOLLAR INDEX

MERCATI: C'E' IL RISCHIO DI UN EFFETTO DOMINO?

WB ANALYTICS: NASDAQ 100