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USA –  Il presidente della Fed Jerome Powell oggi terrà un’audizione al Congresso, in cui probabilmente dovrà rispondere alle domande sui potenziali rischi della politica ultra-accomodante della Fed: ” L’economia americana è “molto migliorata” e le prospettive sembrano rafforzarsi, ma la ripresa è ancora lontana dall’essere completa”. Questa è stata  le sua testimonianza più recente.
Anche il quadro dipinto dalla segretaria di Stato è improntato all’ottimismo: Janet Yellen vede la possibilità del ritorno alla piena occupazione nel 2022.
Attentamente monitorata questa settimana la richiesta per 183 miliardi di dollari di Treasuries che andranno all’asta. L’aumento delle emissioni per finanziare le misure di stimolo legate al Covid hanno contribuito al recente rialzo dei tassi di cui abbiamo scritto molto negli ultimi mesi. Questa mattina  i rendimenti sul 10 y Treasury partono da quota 1,6650%, in ribasso rispetto alla chiusura di ieri.

Per il BTP i riferimenti per la seduta odierna sono 0,65% per il tasso sul Btp benchmark a 10 anni e 97 pb per lo spread Italia/Germania sullo stesso tratto.
L’obbligazionario italiano ha visto una sessione tranquilla ieri con i prezzi – sostenuti in mattinata dal crollo della lira turca che ha riportato gli investitori verso asset rifugio – che nel pomeriggio si sono giovati di dati Bce secondo cui la scorsa settimana la banca centrale ha nettamente accelerato gli acquisti, aumentandoli di quasi il 50%.
Si tratta della prima azione tangibile da parte di Francoforte dopo che Christine Lagarde, l’11 marzo scorso, aveva annunciato un incremento del ritmo di acquisto nel secondo trimestre dell’anno per contrastare il generalizzato e preoccupante aumento dei rendimenti dell’Eurozona sulla scia del Treasury, laddove nel blocco la ripresa appare molto più lenta che in Usa.
Secondo il “falco” olandese Klaas Knot, governatore della Banca d’Olanda e membro del board Bce, il rafforzamento degli acquisti deve essere letto come un fatto temporaneo teso a ridurre il costo del debito solo sino a che crescita ed inflazione ricominceranno a salire nell’Eurozona. Un’evenienza, quest’ultima, ancora carica di incertezze legate all’evoluzione della pandemia e – soprattutto – all’andamento della campagna vaccinale. Gli fa eco in un’intervista a Cnbc il capo economista Philip Lane: ci sarà una sostanziale crescita del Pepp nelle prossime settimane, mentre la zona euro deve far fronte a un secondo trimestre difficile per l’aumento delle infezioni.

FOREX – Il dollaro si stabilizza in attesa dell’audizione di Powell. Intorno alle 8 il cross euro/dollaro è a 1,1926 in calo dello 0,04%, l’euro/yen scambia a 129,63 a -0,17%, il dollaro scambia a 108,69 yen in calo dello 0,13%.

GREGGIO – Prezzi in calo per via dell’abbondanza di forniture e per i timori che la pandemia impatti sulla domanda. Poco prima delle 8 i futures sul Brent scendono dell’1,07% a 63,93 dollari al barile, i futures Nymex dell’1,04% a 60,91 dollari.

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IL QUADRO MACRO ECONOMICO DELLA SETTIMANA PMI E ATTESE CRESCITA

La settimana prevede il rilascio dei dati PMI flash per verificare le attese sulla crescita per l’Eurozona, il Regno Unito e gli Stati Uniti, Giappone e l’Australia. Avremo quindi l’opportunità di verificare se i progressi messi a segno in alcune delle aree citate, Usa in primo luogo, saranno confermati. Per l’Eurozona ed il Giappone invece si tratta di comprendere se la parziale perdita di momentum della fiducia delle imprese sia destinata a radicarsi nuovamente o se invece rappresenti soltanto una pausa contingente.  In ogni caso trattasi delle stime rilevate in chiusura di questo primo trimestre del 2021.

I dati PMI di febbraio hanno evidenziato una notevole divergenza tra Stati Uniti ed Europa, con i primi che guidano l’espansione globale. Pertanto, i dati PMI flash di marzo saranno attentamente monitorati per valutare l’impatto di restrizioni più severe in Europa nuovamente introdotte a seguito della terza ondata di infezioni in tutto il continente. A questo dobbiamo unire l’eventuale rallentamento trasmesso lungo tutta la  catena di approvvigionamento globale.

Mentre le preoccupazioni per la diffusione del virus aumentano ancora una volta in tutta Europa, vengono pubblicati i dati sulla fiducia dei consumatori tedeschi, fornendo una panoramica del sentiment del mercato economicamente più rilevante nella zona euro. Preoccupante la situazione in Germania, dove Angela Merkel pensa di estendere il lockdown fino a fine aprile. Oltre ai ritardi nella campagna vaccini, Berlino fa fronte allo scandalo sull’acquisto di mascherine che coinvolge il ministro della Sanità. La cancelliera incontra oggi le autorità dei laender per discutere dell’estensione delle restrizioni. Infine Spagna e Paesi bassi pubblicheranno infine le stime finali del PIL relative al quarto trimestre 2020.

Nel Regno Unito, l’attenzione si concentra sui risultati del mercato del lavoro durante le fasi della progressiva riapertura dopo i blocchi con la pubblicazione dei dati ufficiali su disoccupazione e salari. Nel frattempo, i dati sull’inflazione saranno attentamente monitorati per rilevare segni di pressioni sui prezzi in aumento a seguito dei dati PMI che indicavano già lo scorso mese un forte aumento sia dei costi di input che dei costi di output.

Negli Stati Uniti, il rilascio dei dati ufficiali sugli ordini beni durevoli per febbraio sarà  seguito con attenzione, nonché i dati sulla fiducia dei consumatori e del settore manifatturiero dopo la conferma rilevata a febbraio, secondo i dati del PMI,  relativa ad una robusta crescita. Allo stesso tempo, ci aspettiamo che i dati del PIL dell’ultimo trimestre 2020 subiscano lievi variazioni rispetto alla seconda stima di crescita del 4,1%.

I dati Flash PMI per il Giappone seguono da vicino la pubblicazione dei verbali dell’ultima riunione di politica monetaria della Banca del Giappone.

Nel frattempo, la Banca centrale delle Filippine si riunisce per decidere sulla politica monetaria del paese, mentre in Thailandia avremo la pubblicazione dell’andamento della bilancia commerciale  ed a Taiwan i dati sulla disoccupazione.

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FOREX – Bene dollaro e yen, tradizionali asset rifugio che beneficiano del clima di avversione al rischio. Con una mossa del tutto inattesa, il presidente Tajjp Erdogan ha rimosso il governatore della banca centrale turca, dalla reputazione di ‘falco’, portando la lira a cedere fino a 15% su dollaro vicino ai minimi storici. Tra scambi volatili, la valuta turca recupera leggermente ma resta in calo di circa 8% sul biglietto verde.  Intorno alle 8 euro/dollaro 1,1886/88 da 1,903 venerdì sera in chiusura negli Usa, dollaro/yen 108,74/76 da 108,87 ed euro/yen 129,22/27 da 129,58.

La scorsa settimana con una mossa a sorpresa la Banca Centrale russa aveva alzato il tasso di ufficiale di 0,25% portandolo a 4,50%.  Il rublo dopo una fase di forza dove ha toccato quota 87 contro euro ha perso ulteriore terreno sino a ritracciare in area 88,70.

Continua invece a rafforzare le proprie posizioni il dollaro. Il rapporto eur usd sta violando area 1,19 per estendere nel brevissimo verso area 1,1835 contro euro. Ci aspettiamo nei prossimi giorni il consolidamento di area 1,1920 – 1,1835. Segnali di recupero dell’euro nel breve, vanno considerati soltanto nel caso in cui la divisa abbia la forza per ritornare oltre 1,1920.

Continuiamo ad aggiornare il grafico che ci accompagna dallo scorso marzo 2020. RICHIEDI I NOSTRI REPORT PER ESSERE SEMPRE AGGIORNATO

I DATI PMI CONFERMERANNO LE ATTESE DI CRESCITA'

WB ANALYTICS: EUR USD B_T

 

GREGGIO – Cedono circa mezzo punto percentuale i derivati sul greggio, su timori che le nuove misure restrittive in Europa rallentino la ripresa della domanda.
Intorno alle 8 il futures Brent scivola di 34 centesimi (0,5%) a 64,19 dollari il barile, il Nymex di 21 cent (0,3%) a 61,21 dollari. Entrambi i contratti ha subìto la settimana scorsa una caduta di oltre 6%.

TREASURIES – Governativi Usa positivi negli ultimi scambi sulla piazza asiatica, dove il decennale di riferimento avanza di 15/32 e rende 1,6769%. Il 10 anni Germania ritorna ad indebolirsi verso l’area di supporto -0,35%. Il 10 anni Italia BTP scende anch’esso confermando il potenziale ritorno verso quota 0,50%, spread Ger Ita 96,7 bp.

 

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MARKET MOVER MONITOR 17 03 21

Il Market Mover odierno è concentrato senza ombra di dubbio sulla riunione della Fed. Gli investitori sono in attesa dell’esito del meeting della Fed che verrà reso noto in serata. Gli esponenti del board dovrebbero dire che l’economia Usa crescerà nel 2021 al ritmo più rapido degli ultimi decenni, con la disoccupazione in calo e l’inflazione in rialzo mentre la campagna di vaccinazione prende slancio e dopo l’approvazione del pacchetto di stimolo all’economia da 1.900 miliardi di dollari. Difficilmente però queste prospettive si tradurranno in un cambiamento nella politica monetaria dell’istituto già oggi. Intanto la volatilità registrata sul mercato monetario ha accresciuto le speculazioni sul fatto che l’istituto centrale Usa possa prendere in considerazione l’idea di un aggiustamento tecnico al tasso Ioer che favorisce il mantenimento dei Fed Funds all’interno del range del target della Fed. In pochi tuttavia credono alla possibilità di un intervento in questo senso già al meeting che terminerà oggi.

I mercati hanno faticato a prendere una direzione chiara questa settimana, dato il ruolo centrale della riunione odierna della Federal Reserve per i Treasury e il sentiment globale. Un sostanziale cambiamento di tono da parte del FOMC sembra improbabile come scritto. La previsione di crescita per il 2021 dovrebbe essere aggiornata, ma la maggior parte dell’attenzione sarà sulle proiezioni Dot Plot, che potrebbero essere modificate per segnalare un aumento dei tassi nel 2023. Ciò probabilmente solleverebbe il dollaro. In generale, ci aspettiamo che il messaggio della Fed sia calibrato per evitare di scuotere il già fragile mercato obbligazionario e, per estensione, il sentimento di rischio globale. Di conseguenza, riteniamo che la Banca estenderà la sua esenzione dal Tesoro USA dal Supplementary Leverage Ratio.

RELAZIONI USA-CINA – Gli Usa adotteranno un approccio inflessibile nei colloqui con la Cina di domani in Alaska, secondo quanto riferito da alcuni funzionari, in quello che sarà il primo meeting faccia a faccia tra alti funzionari dei due Paesi nell’era Biden. Pechino sollecita un azzeramento dei rapporti, oggi tesi come non accadeva da decenni, ma Washington ha detto che qualsivoglia impegno futuro dipende dai progressi della Cina.

MARKET MOVER MONITOR DATI MACRO

INFLAZIONE ZONA EURO – In una giornata scarna dal lato macro, l’unico appuntamento di rilievo è con la lettura finale dell’inflazione del blocco per il mese di febbraio. Le attese per l’indicatore, strettamente monitorato dalla Bce, convergono su una conferma della stima ‘flash’ dell’indice armonizzato rispettivamente a 0,2% su mese e 0,9% su anno. A inizio settimana le aspettative per l’inflazione del blocco a lungo termine sono salite al massimo di due anni oltre 1,5% mentre all’ultimo meeting Bce la presidente Lagarde ha definito possibile lo scenario di un’inflazione che nel 2021 raggiunga il 2%

BILANCIA GIAPPONE E INDICE TANKAN – Diffusi alla vigilia del meeting della Banca centrale giapponese, i dati sull’export nipponico di febbraio hanno mostrato un calo del 4,5% su anno, a fronte di attese per un più contenuto -0,8%. Salito dell’11,8% l’import contro attese per un +11,9%. La bilancia commerciale ha visto un surplus di 217,4 miliardi di yen a fronte dei 420,0 attesi. A marzo il poll Reuters Tankan ha mostrato un rafforzamento per l’indice sulla fiducia delle imprese manifatturiere nipponiche che si è portato a +6 dal +3 di febbraio.

MARKET MOVER MONITOR MERCATI

FOREX – Dollaro solido in attesa della conclusione del meeting della Fed in serata. Attorno alle 7,35, il cambio euro/dollaro vale 1,1904, in rialzo dello 0,03%, dopo aver chiuso a 1,900. Alla stessa ora dollaro/yen a 109,11, in rialzo di 0,11% dopo una chiusura a 108,98 e il cross euro/yen scambia in rialzo di 0,12% a 129,90 (chiusura a 129,75).

GREGGIO – Prezzi in rialzo sostenuti dalle speranze per la ripresa delle attività petrolifere negli Usa dopo che i dati Api hanno certificato un inatteso calo delle scorte. Attorno alle 7,35 i derivati sul Brent scambiano in rialzo di 47 cent a 68,86 dollari il barile, e quelli sul greggio Usa guadagnano 48 cent a 65,28 dollari.

TREASURIES – Governativi Usa in lieve calo negli scambi asiatici. Il decennale di riferimento cede 1/32 con un tasso di 1,629%.

 

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I MARKET MOVER DELLA SETTIMANA

FED: come reagirà ai forti segnali di ripresa?

Anche questa settimana metteremo a fuoco le riunioni di politica monetaria delle banche centrali: FED, BoE, BoJ.
Il FOMC si riunisce tra crescenti segnali che indicano che l’economia statunitense è destinata a una crescita eccezionale nel 2021, oltre a un aumento delle pressioni inflazionistiche. Anche nel Regno Unito, dove la Banca d’Inghilterra si riunisce per definire la politica monetaria, abbiamo una situazione simile anche se con un’incertezza leggermente maggiore sulle prospettive di crescita per il prossimo anno.

Molti analisti inglesi continuano a diffidare di aumentare le loro previsioni di crescita a causa sia del COVID-19 che della Brexit. Ciononostante, sia le riunioni del FOMC che quelle della BoE saranno monitorate attentamente per rilevare eventuali segnali che il miglioramento delle prospettive e le recenti pressioni al rialzo sui rendimenti obbligazionari possano modificare l’atteggiamento ultra accomodante delle banche centrali rispetto al passato. Dollaro e sterlina rimangono positive dopo il significativo recupero messo a segno da inizio anno.

MARKET MOVER IN ASIA

In Giappone, i mercati hanno ipotizzato che le recenti oscillazioni dei rendimenti obbligazionari potrebbero indurre la Banca del Giappone a modificare il suo programma di acquisto di asset. In particolare, la banca potrebbe ampliare le fasce di controllo della curva dei rendimenti quando annuncerà i risultati della revisione della linea di policy in occasione della prossima riunione monetaria. La banca ha nel frattempo sottolineato la necessità che i tassi a lungo termine rimangano bassi per sostenere la ripresa economica post COVID-19. L’eur yen verifica  il nostro target 130 dove abbiamo collocato un punto di spartiacque con effetti significativi sulla tendenza di medio termine.

Oltre  agli eventi di natura monetaria questa mattina abbiamo rilevato i dati in Cina relativi alla produzione industriale di febbraio: il dato 35,1% mensile è superiore alle attese ed aggiorna il la crescita annuale al 35,1%. L’economia cinese riprende la crescita anche sul fronte dei consumi + 33,8% feb, investimenti +35%. Anche gli ultimi dati sulle esportazioni hanno mostrato un aumento del commercio, nonostante le più recenti rilevazioni PMI abbiano indicato un rallentamento del ritmo della crescita economica a seguito delle restrizioni COVID-19 e i ritardi logistici attivi anche in Cina.

Sempre in Asia, verranno pubblicati in Giappone, in India ed in Indonesia i dati sul commercio, l’inflazione, la produzione manifatturiera e il settore dei servizi.

EUROZONA

Mercoledì il calendario propone  per Germania, Francia ed Eurozona  le nuove rilevazioni sul sentiment delle imprese con l’aggiornamento del dato PMI Manufacturing: l’attesa per la Germania riporta un allentamento dal 60,7 al 56,5, l’Eurozona dal 57,9 al 54,3.  Infine venerdì sempre la Germania pubblicherà l’indice IFO di marzo con un’attesa riduzione da 92,4 a 90,5.

 

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FOREX

– La settimana si apre con il posizionamento dei mercati in vista della due giorni del Fomc. Mercoledì sera J. Powell annuncerà l’esito del meeting e la View della Fed su come la ripresa impatterà su crescita ed aspettative sull’inflazione. Nel frattempo la scorsa settimana il 10 Y US Treasury ha chiuso nuovamente sui massimi in area 1,60%. Con l’attuale livello raggiunto dai rendimenti, lo spread USA GER sul tratto della curva a 10 anni verifica il nostro target annunciato nell’Outlook 20/21 a quota 180 punti base. Si tratta di un passaggio tecnico importante in quanto ristabilisce in termini di appetibilità la direzione dei flussi monetari. Lo scorso autunno avevamo indicato su tali basi il potenziale ritorno di forza del dollaro trainato con un ritardo di 4/6 mesi dal movimento dello spread. Questo percorso rappresenta la sintesi delle attese sulla crescita Usa rispetto a quella dell’Eurozona. Gli Stati Uniti si candidano, dopo l’approvazione del pacchetto fiscale, ad assumere nuovamente il ruolo di locomotiva per l’area atlantica. Dovrebbe beneficiare nel suo insieme attraverso le esportazioni l’intera UE a partire dal’Italia. Nel corso della settimana seguiremo con attenzione il range 1,2050-1,1850 in quanto rappresenta la fascia di mercato intermedia nel percorso di rafforzamento del dollaro. Qualora la Fed dovesse deludere le aspettative su una revisione della propria linea accomodante potremmo assistere ad un momentaneo recupero dell’euro. Tuttavia l’eventuale risposta ci appare strumentale ad un successivo rafforzamento del dollaro che nelle nostre ipotesi continua   a rimanere inserito in un quadro di ulteriore apprezzamento verso i target delineati nel grafico.

Dovremo declinare allo scenario macro e tecnico delineato gli sviluppi politici che il voto di ieri in Germania tenderà a mutare da qui sino alle elezioni di settembre. La battuta d0’arresto della CDU e del suo leader simbolo Angela Merkel potrebbe aprire uno scenario a tutto campo sulla ridefinizione degli equilibri nella stessa Germania ed all’interno del l’UE. Non ultimo dovremo verificare gli impatti che il dissenso verso il Cancelliere potranno avere anche sulla linea di sostegno alla politica della BCE.

La soglia 1,1850/35 rappresenterà nelle prossime settimane un importante test sugli equilibri tendenziali dell’euro nei confronti del dollaro e di conseguenza di tutti gli equilibri all’interno dei rapporti di cambio nel mercato valutario.

Ciò implicherà un ulteriore lavoro di set up dei piani di mappatura dei rischi nell’ambito dei progetti di Enterprise Risk Management.

I MARKET MOVER DELLA SETTIMANA

WB ANALYTICS: EUR USD B_T

I MARKET MOVER DELLA SETTIMANA

WB ANALYTICS: EUR USD L_T

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Nel Consiglio La BCE di ieri si prevede che la crescita del PIL raggiungerà il 4% nel 2021, il 4,1% nel 2022 e il 2,1% nel 2023. La BCE resta ottimista sul fatto che il sostegno della politica fiscale e la riapertura delle economie porteranno a una significativa ripresa nel corso di quest’anno. Il Board  ha modificato la sua valutazione del rischio da “inclinata al ribasso” a “più equilibrata”.

Per quanto riguarda l’inflazione, la BCE sembra aver aggiornato le sue stime sul prezzo del petrolio e i dati sull’inflazione effettiva, tuttavia non si aspetta un’accelerazione incontrollabile dell’inflazione. L’attesa si posiziona all’1,5% per il 2021, all’1,2% nel 2022 e all’1,4% nel 2023. Il Consiglio ritiene che alla base della crescita dei prezzi vi siano soltanto fattori temporanei e una tantum. Secondo i commenti di Lagarde durante la conferenza stampa, la Bce guarderà a qualsiasi temporanea accelerazione dei prezzi. Ha anche sottolineato l’elevato livello di debolezza nell’economia della zona euro che impedirebbe l’emergere di pressioni salariali.

STRATEGIA PEPP

La vera notizia che giunge a nostro avviso dal Consiglio di ieri riguarda la gestione più flessibile del Pepp. La Banca Centrale nel confermare la propria linea di policy e la dotazione del programma, ha dichiarato che nel corso del prossimo trimestre opererà gli acquisti, qualora sia necessario, in modo più aggressivo con l’obbiettivo di porre un cap al rialzo dei rendimenti sul tratto lungo della curva dei bond governativi. in realtà Christine Lagarde in conferenza stampa ha affermato che la BCE non ha intenzione di porre alcun controllo alla curva ma di voler operare per il “mantenimento di condizioni di finanziamento favorevoli”. Come lo passa fare senza controllare la curva ci sembra quantomeno difficile.

Secondo tre fonti vicine al dossier, che la Bce non vuole commentare, in sede di consiglio si sarebbe arrivati a un’intesa sull’incremento degli acquisti: si tratterebbe di un importo inferiore ai 100 miliardi di euro al mese della primavera scorsa, ma di molto superiore ai 60 miliardi sottoscritti il mese scorso.

LE RISPOSTE DEL MERCATO ALLA BCE

La risposta del mercato alle sue parole appare piuttosto eloquente. L’euro ha per so abbrivio a ridosso del primo livello di resistenza 1,1960 contro dollaro, mentre i rendimenti del 10 Y Bund hanno ripreso a scendere.

Come scrivevamo ieri in attesa del Consiglio, non ci aspettavamo grandi impatti sul cambio. Pensavamo e pensiamo che la reazione dell’euro traesse forza anche e soprattutto nella riposizionamento del cambio in funzione del Fomc della prossima settimana. A nostro avviso si tratta di un riequilibrio temporaneo  imposto dalle attese per le decisioni che la Fed prenderà in merito ad alcuni elementi di cui abbiamo scritto ieri a cominciare dai requisiti patrimoniali delle banche inerenti alla leva finanziaria supplementare (SLR)

Il cambio eur usd dopo aver testato area 1,1960/70 ha ripiegato in chiusura della sessione europea salvo poi riprendersi in chiusura di giornata a NY a 1,1985. Area 1,2050 costituirà nei prossimi giorni il punto di resistenza intermedia all’interno del canale riflessivo tracciato dal nostro modello.

BCE: NESSUN RISCHIO INFLAZIONE

WB ANALYTICS: EUR USD B_T

Sul fronte dei rendimenti relativi al 10 Y Bund, benchmark per il segmento europeo, ci aspettiamo che maturi nelle prossime sessioni un ulteriore segnale di flessione con i rendimenti che perdono valore sotto quota -0,35 e ritraccino l’iniziale rialzo di quest’anno verso -0,45 e probabilmente -0,50/55.

 

BCE: NESSUN RISCHIO INFLAZIONE

WB ANALYTICS: DE 10 Y YIELD BENCHMARK

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BCE il Consiglio di oggi deciderà per un nuovo incremento del piano Pepp? Quali decisioni prenderà sulla Forward Guidance?

Il mercato si concentrerà oggi sulle decisioni che il Board delibererà per catturare almeno due indicazioni: impatto della linea di policy sulla Forward Guidance e di conseguenza sull’utilizzo del programma Pepp.

ATTESE SULLE DECISIONI DEL CONSIGLIO BCE

A meno che il consiglio non aumenti la dotazione del programma Pepp, l’impatto sull’euro potrebbe essere limitato oggi. Tutt’al più ci aspettiamo un rimbalzo dei corsi.
Se invece il Board dovesse decidere per un ampliamento del programma di stimolo a sostegno delle difficoltà economiche causata dalla pandemia (opzione a cui non attribuiamo grande probabilità), l’euro  potrebbe mettere in discussione area 1,1845.

La conferenza stampa che prenderà il via alle 14.30 come sempre sarà seguita con grande attenzione per catturare eventuali modifiche o conferme della linea di policy seguita dalla BCE. Due sono i temi di cui il mercato attende dettagli: la Forward Guidance e l’utilizzo del Pepp.

E’ possibile che l’esito della giornata della BCE spinga l’eur usd verso una reazione più ampia di quanto non abbiamo visto dopo il test di area 1,1845 eur usd. Tuttavia al momento riteniamo che l’eventuale reazione dell’euro si inserisca in un quadro correttivo dopo il robusto recupero del dollaro messo a segno dagli inizi dell’anno.

IL RAPPORTO EUR USD SI GIOCA SU DUE PIANI BCE E FED

Verosimilmente sarà il Fomc della prossima settimana a dettare il passo per i mercati valutari. L’attenzione degli investitori si è trasferita dall’euro al dollaro dopo il recente rialzo dei rendimenti sul tratto lungo della curva USA. Il Tesoro americano dovrà impegnarsi su nuove importanti emissioni per sostenere il pacchetto di stimoli 1.900 miliardi di dollari che la Camera Usa ha dato il via libera finale. Tra le misure principali del piano, lo stanziamento di 400 miliardi per pagamenti diretti da 1.400 dollari a buona parte degli americani, 350 miliardi in aiuti allo Stato e ai governi locali, più finanziamenti per la distribuzione di vaccini. Washington intende raddoppiare i suoi ordini per il vaccino monodose Johnson & Johnson, procurandosi 100 milioni di dosi aggiuntive.

Le banche per assorbire le nuove emissioni attendono che la Fed proroghi le agevolazioni sulla SLR. La Federal Reserve finora si è rifiutata di dire se estenderà l’allentamento dei requisiti patrimoniali che aveva approvato per ridimensionare il panico sui mercati dello scorso anno. In base alla leva finanziaria supplementare (SLR), introdotta dalle riforme regolatorie post-2008, le banche devono possedere il 3,5% del capitale in rapporto agli attivi a prescindere dal rischio. La SLR era stata sospesa lo scorso anno per aiutare il sistema finanziario a gestire lo stress causato dalla prima ondata della pandemia. Dovrebbe essere reintrodotta a fine marzo (a meno che la Fed non decida altrimenti, durante il vertice del Federal Open Markets Committee la prossima settimana). Se non dovesse essere così, il Tesoro dovrà offrire tassi persino più alti sulle prossime emissioni. Il deficit da 2,3 billion di dollari previsto quest’anno dal Congressional Budget Office è quasi il doppio di quello che la Fed al momento promette di comprare tramite il suo programma di quantitative easing.

EFFETTI DEL DATO AGGIORNATO SULL’INFLAZIONE USA

Nel frattempo ieri il dato sull’inflazione ha parzialmente deluso quanti si attendevano un rialzo. La lettura ha fatto segnare un incremento mensile dello 0,1% rispetto l’attesa dello 0,2% portando il tasso annuale dal 1,4 all’1,3%.

L’OCSE stima una crescita statunitense del 6,5% per quest’anno, ancora nella parte conservativa del range di previsioni che implica un netto miglioramento dei ritorni sugli asset in dollari in generale ed in ogni caso ulteriori potenziali spinte inflative.

In ogni caso in merito al quadro generale,  ci aspettiamo nel breve un ridimensionamento parziale dei rendimenti sul 10 anni USA dopo il rally che, dai minimi di marzo dello scorso anno toccati a 0,35%, ha spinto il tratto lungo della curva a collaudare il nostro target per il primo semestre 2021 a 1,50%  (max 1,60). La correzione dovrebbe spingere il tasso a 1,35% nel breve; livello da cui ci attendiamo che si apra una fase di consolidamento e che probabilmente possa scontare l’ipotesi che la Fed proroghi le agevolazioni sulla leva finanziaria.

 

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FX  Il dollaro ripiega dopo i dati positivi sull’inflazione. Intorno alle 7,45 il cross
eur/usd quota 1,1930 in rialzo dello 0,04%, l’euro/yen scambia a 129,75 a +0,36%, il dollaro scambia a 108,77 yen in rialzo dello 0,36%.

Nella sessione odierna ci aspettiamo che il cambio ritorni a collaudare l’area 1,20, salvo novità ultra accomodanti (non attese) decise nell’odierno meeting della BCE. Nel contempo l’euro rimane debole nei confronti della sterlina, anche se in ogni caso potrebbe subire la reazione della divisa europea e ritornare a verificare area ,8650.

Contro yen stiamo osservando con estrema attenzione area 130 dove si colloca in termini strategici un’importante livello tecnico.

BCE COSA DECIDERA' IL CONSIGLIO DI OGGI?

WB ANALYTICS: EUR USD B_T

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Nei market mover di questa settimana sono concentrati  sulle indicazioni e sulle prospettive di politica monetaria che le banca centrale comunicheranno a seguito dei loro meeting mensili. I recenti dati non solo hanno mostrato segni crescenti di ripresa su scala globale a febbraio, sebbene con marcate variazioni regionali, ma hanno anche mostrato crescenti pressioni inflazionistiche. L’indicatore globale chiave dell’inflazione dei costi di input delle aziende è salito al massimo da oltre 12 anni a febbraio, alimentando il più grande aumento dei prezzi medi di vendita di beni e servizi da oltre un decennio.

PRINCIPALI MARKET MOVER DELLA SETTIMANA

Le riunioni sui tassi di interesse si tengono presso la BCE e la Bank of Canada e saranno seguite da vicino in mezzo alle crescenti preoccupazioni per l’aumento dei rendimenti obbligazionari. Nonostante la recente volatilità del mercato, continuiamo ad aspettarci che la BCE mantenga la sua forward guidance, la quale prevede che gli acquisti netti legati alla pandemia (PEPP) rimangano estesi almeno fino a marzo 2022 con reinvestimenti reiterati fino alla fine del 2023. Analogamente, in Canada, la banca centrale si è impegnata a mantenere i tassi di interesse allo 0,25% fino a quando la capacità produttiva in eccesso non sarà assorbita: la Banca stima tale ipotesi non prima del 2023.

Sempre in settimana si terranno gli interventi dei governatori della BoE e della RBA. Le loro dichiarazioni saranno seguite rispettivamente per gli indizi sull’appetito per i tassi negativi nel Regno Unito e per l’impegno della banca centrale australiana a mantenere il controllo dopo il recente intervento sui mercati obbligazionari.

Negli Stati Uniti, il bilancio mensile è accompagnato da offerte di lavoro e numeri di richieste di sussidio di disoccupazione, nonché dalla lettura iniziale di marzo dell’indicatore della fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan. Quest’ultimo sarà tenuto d’occhio per ulteriori segnali di una spinta dei consumatori alla ripresa economica, che a seguito di ulteriori stimoli. I dati sui prezzi alla produzione in calendario saranno monitorati dopo che recenti indagini hanno mostrato segnali di aumento delle pressioni inflazionistiche.

In Europa, una nuova stima del PIL del quarto trimestre, attualmente ritenuto in flessione dello 0,7%, verrà pubblicata insieme ai dati sulla produzione industriale di gennaio. Sempre in settimana avremo i dati sul PIL del Regno Unito aggiornati a gennaio. I recenti blocchi uniti ai problemi susseguenti alla Brexit potrebbero indebolire il dato.

Un ulteriore market mover della settimana si concentra sull’Asia:  i numeri del commercio cinese saranno oggetto di esame dopo i recenti segnali di ritardi registrati lungo la supply chain che ostacolano i flussi commerciali e frenano le esportazioni. I dati sull’inflazione dovrebbero nel frattempo rimanere contenuti. Una nuova stima del PIL del quarto trimestre è prevista anche dal Giappone, la stima precedente ha battuto le aspettative con un aumento del 3,0% q/q  confermando una reazione della crescita dalle restrizioni del COVID-19. Anche se i dati più recenti abbiano segnalato un certo raffreddamento della ripresa.

Sul fronte dei mercati segnaliamo un aumento della volatilità  su tutti i comparti: equity, bond e commodity. Venerdì sera ad un’ora della chiusura Wall street ha sollevato le sorti del listino evitando all’S&P 500 di violare area 3700 e 12200 per il Nasdaq 100 dove avevamo collocato gli obbiettivi iniziale generati dalle vendite per le quali avevamo lanciato un ALERT il 25 febbraio. Allo stesso modo anche il comparto delle commodity ha subito robuste prese di beneficio come, anche in questo caso, avevamo lanciato un WARNING il 24 febbraio.

A seguito di queste indicazioni nel corso delle ultime settimane abbiamo allertato su un ridimensionamento dell’euro con un ritorno di interesse per il dollaro (vedi post). Il cambio è sceso sino a testare la parte inferiore del nostro canale di distribuzione  dei prezzi.  Anche alla luce del recente movimento del mercato valutario, la riunione di giovedì della BCE sarà seguita con estremo interesse dopo che il board ha in più occasione manifestato una certa irritazione per la forza dell’euro.

RISKOO MARKET MOVER MONITOR

 

I dati PMI Flash rilasciati lo scorso venerdì hanno evidenziato ancora una volta la debolezza del comparto dei servizi in Europa in contrapposizione alla tenuta del dato, di per se già positivo degli Stati Uniti. Migliora invece  il comparto manifatturiero: in Germania il dato flash di febbraio è salito rispetto al mese precedente a differenza del consolidamento registrato negli Usa.

Nella sintesi dei due dati,  servizi e manifatturiero, la rilevazione del PMI Composite Flash evidenzia ancoira una volta una situazione di stagnazione/recessiva in europa con una tenuta sostanziale degli USA. Nonostante  i blocchi imposti dalla crisi sanitaria in Inghilterra il dato risulta in ripresa.

PMI COMPOSITE FLASH FEBBRAIO

MARKIT PMI COMPOSITE FLASH FEBBRAIO

 

Questa settimana avremo la possibilità di verificare le aspettative delle imprese sulle stime del PIL in alcune delle principali aree economiche del mondo tra cui Stati Uniti, Germania e Francia, nonché alcune statistiche più aggiornate sugli ordini di beni durevoli negli Stati Uniti. Si tratta di una prima verifica sullo stato di salute dell’andamento della crescita dell’ultimo trimestre dello scorso anno.  Dagli Stati Uniti arriverà quindi l’ulteriore stima del PIL del quarto trimestre, che dovrebbe evidenziare una leggera revisione al rialzo del dato  al 4,1% dal 4,0%. Tuttavia, sono i dati di maggiore frequenza, come quello relativo ai beni durevoli di gennaio che attireranno la maggiore attenzione. L’intento è quello di avere la conferma della tenuta del ritmo di crescita e di un’eventuale segno di accelerazione della stessa. I flash PMI statunitensi di IHS Markit hanno mostrato la più forte espansione del settore privato da quasi sei anni, alimentata dall’impennata dell’attività del settore dei servizi ed anche dal contributo della manifattura. Gli ordini di beni durevoli dovrebbero quindi mostrare una crescita positiva prossima allo 0,8 , mentre si prevede che le vendite di nuove case siano aumentate e il sentiment dei consumatori dovrebbe essere migliorato.

Anche in Europa verranno rilasciate le  nuove stime dettagliate sul PIL del quarto trimestre per Francia, Germania e Portogallo, oltre a prime stime per Svizzera, Polonia e Danimarca. I dati precedenti hanno mostrato che la Francia si è contratta dell’1,3% nell’ultimo trimestre, mentre la Germania ha sostanzialemnte consolidato la crescita mettendo a segno un +0,1%. Nel Regno Unito l’attenzione si concentra sul mercato del lavoro, con i dati ufficiali su occupazione, salari, offerte di lavoro e disoccupazione, quest’ultima oggetto di particolare attenzione tra le crescenti richieste di estendere il regime di permessi del paese oltre aprile. In Eurozona avremo la pubblicazione di alcuni sondaggi sulla fiducia dei consumatori e delle imprese a partire dal  sondaggio IFO di questa mattina in Germania. Il dato ha sorpreso ancora una volta per la crescita dell’ottimismo: a febbraio l’indice IFo sale da 90,03 a 92,4.

FIDUCIA E DATI PMI DI FEBBRAIO

GERMANI INDICE IFO FEBBRAIO

In Asia Pacifico, la PBOC, dopo la conclusione del Capodanno cinese, dovrebbe lasciare invariati i tassi di prestito prime, cercando di salvaguardare il suo percorso di ripresa fino a quando i rischi di pandemia non si saranno ulteriormente attenuati.

Nessun cambiamento è previsto nella riuniuone mensile della Reserve Bank della Nuova Zelanda,  dove il tasso di riferimento dovrebbe rimanere al minimo storico dello 0,25% per un po ‘di tempo a venire.

In Giappone analizzeremo i  dati ufficiali della produzione industriale e delle vendite al dettaglio che saranno rilasciati in settimana  per confrontare i segnali attualmente divergenti dai sondaggi PMI. Il  PMI Flash di au Jibun Bank / IHS Markit ha mostrato buoni risultati nel settore manifatturiero grazie all’aumento delle esportazioni, ma le misure di contenimento dei virus hanno continuato a colpire i servizi lasciando il dato Composite ancora nell’area inferiore a quota 50.

 

MARKET MOVER

La settimana apre con i mercati azionari in contrazione ed in ogni caso ancora al di sopra dei nostri livelli di controllo del rischio. A preoccupare sono ancora una volta i valori raggiunti dai rendimenti sul tratto lungo della curva (vedi report WB PERSPECTIVES).

Il mercato Forex mette subito in luce una certa avversione al rischio premiando il dollaro e penalizzando le monete che in precedenza avevano brillato quali quelle emergenti ed in particolare il russian ruble ed il mexican peso.

L’eur usd dopo aver toccato lo scorso venerdì area 1,2145 sta ripiegando con una certa resilienza verso la parte centrale del canale che delimita al momento la contrazione del cambio e che dovrebbe proiettare le negoziazioni verso la nostra area di verifica a breve posizionata a 1,19.

 

FIDUCIA E DATI PMI DI FEBBRAIO

WB ANALYTICS: EUR USD B_T

RISKOO ENTERPRISE RISK MANAGEMENT

I VERBALI DELLA FED

I verbali della Fed hanno fornito  una visione ancora accomodante sulla linea di policy monetaria, nonostante i rischi piuttosto concreti su un possibile ulteriore incremento dell’inflazione nel secondo trimestre di quest’anno.  Tuttavia sappiamo che la Fed non muoverà particolari azioni fintantochè il tasso d’inflazione non superi stabilmente il 2%. Abbiamo già scritto delle aspettative sull’inflazione nei nostri report nel mese di febbraio. Il consensus del mercato ritiene che nel secondo trimestre la crescita dei przzi tenderà a manifestarsi in misura maggiore a causa degli impatti dei rialzi su energia e prezzi industriali. Questo fenomeno sta già avendo impatti sull’andamento dei rendimenti obbligazionari di cui abbiamo approfondito il trend nel nostro WB PERSPECTIVES.

LA CRESCITA NEGLI USA

I recenti dati macro rilasciati in settimana supportano una visione resiliente della ripresa. La crescita della produzione industriale nel mese di gennaio è stato superiore alle aspettative degli analisti +0,9%. L’indice sta progressivamente riassorbendo la caduta conseguente ai blocchi del lockdown. In qualche modo i dati PMI che avevamo pubblicato il 9 febbraio anticipavano la resilienza del manifatturiero USA.

Lo stesso indice di New York Empire State è risultato ben al di sopra delle attese con un rilascio a 12 contro il precedente dato a 3,5. Nel pomeriggio di ieri il Census Bureau ha rilasciato un altro dato straordinariamente positivo sui consumi di gennaio al 5,3% contro il precedente -1% di dicembre.

Venerdì attendiamo il rilascio dell’indice PMI Flash per il mese di febbraio. L’attesa prevede una parziale flessione da  59,2 a 58,5.

EFFETTI SU EUR USD E MADE IN ITALY

A nostro avviso sono dati che mettono in evidenza un quadro per l’economia americana più confortante alla luce delle esportazioni del Made in Italy. Ciò dovrebbe consentire di offrire supporto alle aspettative delle aziende italiane i cui budget di vendita fanno premio sul mercato statunitense, soprattutto se a questi dati associamo il progressivo ritorno di forza del dollaro.

Negli ultimi 9 mesi molti analisti hanno proiettato il rafforzamento dell’euro sulla base di una crescita maggiore dell’Eurozona fissando valori tra 1,26/1,30 eur usd. Controcorrente abbiamo sempre improntato le nostre stime sull’ipotesi che di una precaria sostenibilità macro a fronte di un euro forte fissando a gennaio l’attesa per un rintracciamento del cambio verso area 1,19 ed 1,17 sulla base del nostro Outlook sul rapporto di resilienza dell’economia statunitense.

LA FED RASSICURA I MERCATI NONOSTANTE L'INFLAZIONE ATTESA

USA INDUSTRIAL PRODUCTION – CONSUMER SALES

Pensiamo che il cambio prima di collaudare i livelli obbiettivo indicati e segnalati nel grafico debba affrontare ancora una fase di contrasto, tuttavia  il canale di breve termine che abbiamo tratteggiato dovrebbe guidare le negoziazioni in controtendenza rispetto a quello che avevamo evidenziato di medio termine ancora in primavera dello scorso anno.

 

LA FED RASSICURA I MERCATI NONOSTANTE L'INFLAZIONE ATTESA

WB ANALYTICS: EUR USD

RISKOO MONITOR

MARKET MOVER

Dati PIL IV trimestre 2020

Mentre proseguono i festeggiamenti per il capodanno cinese, l’agenda economica di oggi prevede la lettura dell’indice Zew in Germania e del Pil in Eurozona. La prima che riporta le aspettative sull’andamento dell’economia tedesca, dovrebbe segnare un ulteriore flessione dell’indice dalla precedente rilevazione a quota 61,8 verso 59,6. Si tratta di un dato che anticipa di fatto il rilascio degli indici PMI Flash venerdì 19 e che dovrebbe riportare una conferma del rallentamento della crescita del comparto manifatturiero a febbraio. 

Il secondo dato di oggi riporta invece l’andamento del Pil nell’Eurozona nell’ultimo trimestre dello scorso anno. L’attesa fissa un dato prossimo al -0,7% con una proiezione tendenziale annua al -5,1%. Questo dato andrà confrontato con quelli analoghi rilasciati ieri in Giappone e prossimamente negli Stati Uniti. Il Giappone ha concluso il quarto trimestre con una crescita del Pil del 3%, tendenziale annuo 12,7%. La prossima settimana avremo la lettura del Pil americano (25/02) e quella della Germania (24/02). Gli Usa dovrebbero confermare una crescita stimata al 4,2%,   mentre in Germania si stima una crescita all’8,2% con un tendenziale annulla al -4,1%. 

Tresury e Bund

Con la lettura del Pil statunitense il mercato verificherà anche il rilascio del deflattore del Pil, atteso al 3,7%, per analizzare l’impatto dell’inflazione sulle dinamiche attese di cui abbiamo scritto anche la scorsa settimana. L’inflazione è uno dei temi caldi su cui molti analisti stanno concentrando l’attenzione per comprendere coma la Fed reagirà ad ulteriori pressioni sulla crescita dei prezzi. Per il momento J. Powell ha rassicurato i mercati sulla volontà di mantenere la linea accomodante sino alla fine del 2022, inizi 2023. Il 10 anni US Treasury sta invece anticipando la Fed performando il rialzo che abbiamo stimato già nell’Outlook per l’anno in corso. Come scritto ci aspettiamo che i rendimenti salgano verso l’obbiettivo  intermedio a 1,50%; quello successivo si porrebbe in area 1,75%.

Confermiamo altresì le nostre stime sull’allargamento dello spread tra il Treasury ed il Bund. Ci aspettiamo che il differenziale sui rendimenti si apra in direzione di area 175/180 punti base. 

Trend materie prime

Nel frattempo le materie prime, in particolare energia e metalli, tendono a confermare il rialzo di cui avevamo dato cenno la scorsa settimana. Il loro movimento tenderà inoltre a creare indubbie pressioni sulle dinamiche dei prezzi alla produzione ed infine su quelli al consumo.  Al LME i future sul rame dopo aver costruito una base tecnica sopra 7550 hanno riattivato l’atteso  rialzo che spingerà i valori in direzione di area 8500/8600 usd/ton.  Allo stesso modo l’Alluminio  sta con fermando la riattivazione del rialzo dopo la pausa di consolidamento. La violazione di area 2050/60 sta richiamando altri compratori creando nuova domanda per spingere i prezzi in direzione di 2250 usd/ton.

FOREX

L’eur usd continua a congestionare all’interno di un range schiacciato da valori tecnici presenti sulla parte alta a 1,2150/75 ed in quella inferiore a 1,21. I trader osserveranno con attenzione le modalità di negoziazione all’interno di questa fascia ristretta per cogliere eventuali spunti operativi. Gli algoritmi sono posizionati in modalità neutra nel brevissimo. Tuttavia la permanenza al di sotto della parte alta del range tende a far perdere momentum alle dinamiche quantitative.

 

 

 

PIL E SONDAGGI PMI AL CENTRO DELLE ATTESE

WB ANALYTICS: EUR USD

 

 

Le dinamiche del tema della reflazione che si stanno manifestando pienamente nel mercato FX del G10 tendono a supportare le monete commodity_based. Con i prezzi delle azioni e delle materie prime che aumentano e la curva del Tesoro USA che si irripidisce sono le monete emergenti legate alle materie prime che guidano i guadagni, mentre solo lo yen giapponese, con la sua correlazione negativa ai rendimenti USA, perde terreno rispetto al dollaro. Le prospettive per il forte rimbalzo del 2° trimestre dell’economia globale ed Federal Reserve prudente non dovrebbero cambiare la tendenza attuale. 

La forza del tema reflazionistico, in particolare unito al rafforzamento del petrolio,  supportano anche il rublo nonostante la congiuntura geopolitica sia avversa ad un suo apprezzamento.  Ci aspettiamo che nei confronti dell’euro il cambio violi area 88,20 eur pub per scendere in direzione del nostro target a quota 86,50 a breve con un potenziale allungo verso area 83 nel medio periodo. La Banca Centrale Russa la scorsa settimana ha manifestato un orientamento più aggressivo fornendo a sua volta un cuscinetto al tasso reale di RUB.