EQUITY MARKET

La crisi sanitaria scatenata dalla pandemia nel 2020 ha generato a cascata diversi effetti che hanno messo in discussione il paradigma della globalizzazione: interruzione e sconvolgimenti delle catene di fornitura, intervento monetario delle banche centrali, aumento dei prezzi delle materie prime, cambiamento delle abitudini di consumo del mass market ed infine per diverse ragioni la revisione degli equilibri geopolitici.

Abbiamo assistito alla rimodulazione della globalizzazione con una netta revisione degli equilibri di potenza politica.  Questo processo tuttora in itinere ha spinto le diverse aree economiche a polarizzare i loro interessi di appartenenza economici verso due grandi politi attrazioni: gli Usa e la Cina.

Le faglie tettoniche hanno subito una nuova marcatura della loro geografia aprendo situazioni di crisi che hanno esasperato ulteriormente gli squilibri di cui abbiamo dato evidenza.

I mercati, dopo aver reagito allo shock della pandemia con la forte ripresa innescata grazie all’abbondanza di liquidità messa a disposizione delle banche centrali, stanno ora ricalcolando gli impatti che la rimodulazione delle catene di fornitura, a cui la geopolitica sta sottoponendo le economie avanzate, hanno ed avranno sulla catena del valore, considerando che la transizione ecologica rimane nel breve e medio periodo un acceleratore di tali squilibri.

Per i mercati l’inflazione rappresenta  uno dei prodotti dello sconvolgimento di questo sistema dinamico caotico. Essa sta determinando un campo vettoriale sulla cui traiettoria si stanno indirizzando le linee di policy monetaria delle banche centrali, esattamente come abbiamo descritto nei nostri  rapporti con modalità non lineari. La Fed ha risposto con tempi e meccanica diverse, come pure la BCE e la Bank of Japan.

C’è il rischio che la guerra commerciale si trasformi in una nuova guerra fredda tra Stati Uniti e Cina producendo ulteriore effetti stagflattivi ad ampio raggio. Il disaccoppiamento sino-americano implica la frammentazione dell’economia globale, la balcanizzazione delle catene di approvvigionamento e restrizioni più severe al commercio di tecnologia, dati e informazioni, elementi chiave dei futuri modelli commerciali.

Tuttavia leggiamo tra le pieghe della contrapposizione situazioni di ambigua interpretazione.

Analizzando i fattori che hanno contribuito a far accelerare l’inflazione emergono in prima linea le commodity e tra queste quelle energetiche. petrolio, gas ed energia elettrica. Questo fenomeno risulta ancor più evidente in Europa. La guerra tra Russia ed Ucraina ha esasperato inizialmente livelli di quotazione non sostenibili dal mondo produttivo.  I picchi del gas russo segnati a dicembre ed agli inizi di marzo sono  stati seguiti da significative correzioni.

Come abbiamo scritto questa settimana il mercato sta leggendo la fascia di prezzo tra 90e 105 eur mwh per il future sul Natural gas Dutch TTF, di fatto il benchmark a cui sono indicizzati i contratti di fornitura, come possibile range su cui calibrare la prossime mosse dei prezzi. La violazione di 90 eur mwh aprirebbe la strada per una correzione significativa dei prezzi. La stessa cosa dovrebbe accadere nel caso in cui il future sul Brent dovesse scendere sotto quota 100 usd/bar.

Il nuovo blocco sanitario imposto in Cina, in particolare nelle aree ad alta intensità manifatturiera e produttiva, a partire da l porto di Shanghai, sta congelando nuovamente tutte le attività di trading commerciale. Le materie prime hanno già subito un primo contraccolpo dal riflusso dei contagi. Lunedì 25 hanno subito un significativo sell_off, altri potrebbero allinearsi nel breve, confermando l’orientamento previsto nel nostro rapporto pubblicato la scorsa settimana, WB COMMODITY PERSPECTIVES. 

EQUITY MARKET: SECOND LOWER LAG

Questa situazione sta spingendo gli investitori a rivedere le loro posizioni di portafoglio.

Queste considerazioni continuano a mantenere aperte le condizioni di avversione al rischio di cui abbiamo scritto in molte occasioni nei mesi scorsi. Ci aspettiamo una SECOND LOWER LEG, una seconda gamba di ribasso nell’equity market.  Stimiamo per il mercato azionari USA ulteriori ribassi in grado di spingere lo Standard & Poor 500 verso area 3900 con il rischio di assistere ad ulteriori approfondimenti verso 3500 usd. Anche la tecnologia, bandiera della ripresa post pandemia, tendenzialmente affronterà una fase di riequilibrio. Le stime del nostro modello di valutazione calcola obbiettivi tendenziali verso area 11.000 senza escludere il rischio di un a perdita di momentum sino a quota 9000/8700. Gli indici minori ma fortemente sensibili alle dinamiche economiche americane, il Russell 2000 ed il Wilshire 5000 navigano nelle medesime acque.

EQUITY MARKET: SECOND LOWER LEG

WB ANALYTICS: SATANDARD & POOR 500

In Europa ci aspettiamo che si replichino le analoghe condizioni con l’Eurostoxx 50 destinato a scendere oltre i minimi di marzo e fissare un nuovo minimo relativo a quota 2900, non nascondiamo condizioni più negative qualora lo scenario dovesse avvitarsi.

EQUITY MARKET: SECOND LOWER LEG

WB ANALYTICS: EUROSTOXX 50

Dell’ampiezza di questo ribasso ne abbiamo parlato anche lo scorso fine d’anno sostenendo con un ALERT RISK la tesi di uno squilibrio tra fondamentali e condizioni operative delle aziende rispetto alle valorizzazioni che all’epoca i mercati esprimevano.

L’inversione della curva dei tassi USA.

I rendimenti dei Treasury americani sono scesi al di sotto di quelli triennali. L’inclinazione della curva potrebbe rispondere alle attese di una fase di rallentamento significativo della crescita, confermando un ciclo di forte correzione dei mercati azionari. Ciò non esclude in futuro una  possibile revisione dell’attuale impostazione della politica monetaria della FED con un potenziale ritorno dei tagli dei tassi   tra metà 2024 e 2026.

EQUITY MARKET: SECOND LOWER LEG

WB ANALYTICS: US – UEM – UK YIELD CURVE

EQUITY MARKET: SECOND LOWER LEG

WB ANALYTICS: NASDAQ COMP

EQUITY MARKET: SECOND LOWER LEG

WB ANALYTICS: RUSSELL 2000

 

Con i market movers di questa settimana si ritorna a guardare i fondamentali. In particolare i mercati attendono le prime stime flash sull’andamento del GDP relativo mal primo quarter del 2022 in Usa ed Eurozona, a seguire Corea del sud e Taiwan.

Le attese fanno riferimento alle previsioni aggiornate che tradizionalmente il FMI pubblica ad aprile di ogni anno. C’è stata una netta revisione al ribasso nelle stime di crescita per il 2022 e 2023. Le cause sono note e principalmente imputabili agli effetti della crisi nell’est Europa. A queste si sono aggiunti i più recenti ritorni ai blocchi sanitari imposti dal Governo cinese a Shanghai ed in altre significative zone industriali del Paese.

Nel nostro ultimo rapporto sull’andamento delle quotazioni delle commodity industriali, abbiamo messo l’accento sull’importanza del ritorno alle restrizioni sanitarie in Cina. Contribuiscono a raffreddare i commerci e gli scambi in un’area cruciale. Il probabile impatto degli ultimi blocchi cinesi sul commercio e sui ritardi della catena di approvvigionamento nei prossimi mesi, potrebbe avere minori impatti sulle pressioni nei prezzi globali. I futures sui metalli primari e minori, quotati al Shanghai Future Exchange ed  al Zhengzhou Commodity Exchange, stanno confermando nelle aperture di settimana quanto scritto nel nostro Outlook per il mese di maggio.

GDP MARKET MOVERS

I dati sul GDP Usa per il primo quarter , in calendario giovedì,  vedono attese di crescita al 1,1%, venerdì sarà Eurostat  a pubblicare i dati sul GDP del primo trimestre 2022 il cui consenso stima una crescita dello 0,3%.

Nei market movers , gli ultimi sondaggi flash PMI evidenziano un rallentamento del comparto manifatturiero in Europa contro una tenuta di quello statunitense. I servizi hanno retto meglio le pressioni esercitate dall’incertezza economica unita a quelle sull’inflazione. Nel frattempo le banche centrali hanno posto particolari accenti sulla loro intenzione di alzare i tassi di interesse: La Fed è attesa per una chiamata al rialzo nella prossima riunione di martedì 3 – mercoledì 4 maggio di 50 bp. La Bce, dopo aver sostenuto la tesi di un incremento transitorio dell’inflazione sta ora rimodulando il suo messaggio, ponendo l’accento su una maggiore persistenza dell’inflazione a causa degli effetti della guerra. Di conseguenza sono aumentate le voci, soprattutto la dialettica all’interno del variegato Consiglio, per un aumento dei tassi prima dell’autunno, probabilmente a luglio. Sul tema la nostra posizione rimane ancora conservativa, soprattutto nel caso in cui maturino le condizioni tecniche sotto esposte.

Pensiamo che mentre l’inflazione continuerà a monopolizzare il dibattito mediatico sui temi economici,  sui mercati possa prendere corpo una correzione significativa dei prezzi di tutti i risky_ asset.  Ne avevamo anticipato i segnali nelle scorse settimane. C’è stata una tregua generata dal recupero dei prezzi, più di natura reattiva che non costruttiva. Pensiamo che l’avversione al rischio, generata dapprima dall’impostazione restrittiva della Fed, poi dall’incertezza prodotta dalla guerra in Ucraina a cui si aggiunge ora il blocco delle attività in aree cruciali della Cina, ritorni a governare l’andamento dei mercati.

I PREZZI DELL’ENERGIA RIMANGONO AL CENTRO DEI MARKET MOVERS

Una potenziale fonte di allentamento delle pressioni sui prezzi potrebbe provenire dal petrolio. Mentre la guerra in Ucraina ha esercitato una pressione al rialzo sui costi del petrolio e dell’energia, è possibile che una qualche attenuazione di questa pressione possa derivare da un rallentamento dell’economia manifatturiera globale. Come mostra il nostro grafico sottostante, il prezzo del petrolio è aumentato molto più di quanto sia coerente con l’attuale espansione manifatturiera globale, con i dati PMI di marzo che mostrano che solo due terzi di tutte le economie coperte dai PMI registrano un aumento della produzione, che in ogni caso risulta in calo rispetto ai valori registrati alla fine dello scorso anno. Se questa debolezza si diffonde ulteriormente, i prezzi di materie prime come il petrolio potrebbero solo deviare ulteriormente dai fondamentali della domanda.

PETROLIO

Sul mercato delle materie prime abbiamo fissato nel range 112 -100 usd/bar per i future sul Brent oil, l’area di definizione di un set up propedeutico proprio all’avvio di una correzione. La tenuta nelle ultime settimane di questa banda ci porta a considerare con maggior fiducia l’ipotesi che anche il petrolio possa aprire una finestra correttiva in grado di spingere i valori verso area 92 ed a seguire 80 usd/bar. Il nostro algoritmo ADVANCE CYCLE quota in territorio negativo già da quattro settimane, ovvero da quando i prezzi sono scesi da quota120 usd/bar.

MARKET MOVERS

WB ANALYTICS: BRENT OIL TREND

EQUITY MARKET

Su tale scia ci aspettiamo una nuova gamba di ribasso nei mercati equity ed in modo selettivo anche in quello delle commodity in generale, ovvero confermiamo quanto avevamo indicato nel nostro web streaming, INSIDE CENTRAL BANK,  che abbiamo tenuto dopo la chiusura della conferenza stampa di Christine Lagarde a margine del Consiglio direttivo del 16 aprile. La chiusura di venerdì scorso ha riportato a galla tale scenario.

Stiamo stimando per lo Standard & Poor 500 un nuovo ribasso che possa spingere i prezzi oltre i minimi di marzo. Al momento il nostro modello di valutazione mette in evidenza due potenziali obbiettivi a 3930 ed in successione non escludiamo 3500. In precedenza avevamo fissato una stima a 3600 usd.

Per l’indice benchmark del mercato equity europeo le valutazioni rimangono ancora orientate a rivedere i minimi di marzo con il rischio di un ulteriore coda verso area 3000 euro.

GAS FUTURE DUTCTH TTF

Nel nostro quadro congetturale stiamo ipotizzando anche un ridimensionamento dei prezzi del gas importato dalla Russia. Attendiamo con ansia la violazione di area 90 delle quotazioni del future Ducth TTF all’ICE, come già indicato nel nostro WB COMMODITY PERSPECTIVES di maggio per poter sciogliere ogni riserva. Per le banche centrali il movimento riflessivo dei prezzi di petrolio e gas, di conseguenza anche dell’energia elettrica,  costituirebbe una auspicabile provvidenza, in quanto il maggior contributo al rialzo dell’inflazione proviene proprio dai prezzi energetici.

Il quadro dei dati economici in calendario vedrà proprio venerdì l’aggiornamento ufficiale dell’inflazione per l’eurozona. Si riferisce al mese di aprile: l’attesa è per un dato che stabilizzi il picco precedente a 7.4%. Non ci saranno quindi ancora i riflessi regressivi dei prezzi ma un sostanziale consolidamento del picco.

La lettura dei dati macro della settimana sarà quindi importante per definire il quadro d’insieme, soprattutto se unita all’andamento del PMI cinese in calendario il prossimo sabato. Le attese sono orientate ad una rilevazione inferiore a quota 50. Si confermerebbe per il secondo mese consecutivo un dato recessivo a tutta detrizione dei corsi sulle commodity.

Ritornando invece sulla lettura del GDP USA, attesa in moderata crescita dal mercato,  è bene considerare che la stima del modello GDPNow, elaborato dalla FED, per la crescita del PIL reale (tasso annuo destagionalizzato) nel primo trimestre del 2022 è dell’1,3%. L’ultimo aggiornamento risale all’elaborazione del 19 aprile, rispetto all’1,1% del 14 aprile. Dopo i recenti comunicati del Federal Reserve Board of Governors e dell’US Census Bureau , la stima attuale della crescita degli investimenti interni privati ​​lordi reali del primo trimestre è aumentata da -0,8% a 0,1%.

MARKET MOVER MONITOR WEEK 17/22

Per quanto riguarda gli impegni ufficiali  delle banche centrali il calendario prevede soltanto un’unica riunione della Banca centrale del Giappone. Sebbene non siano previste modifiche sul fronte della politica monetaria, le proiezioni della banca centrale saranno esaminate con attenzione in quanto la recente svalutazione del jpy non è del tutto gradita al Board.

Sul fronte dei mercati valutaria abbiamo assistito dapprima al breakout tecnico di area 1.0850 di eur usd. successivamente il mercato ha collaudato l’evento tecnico proponendo un ritorno delle contrattazioni proprio su tali livelli. In linea con quanto avevamo previsto nell’INSIDE CENTRAL BANK del 16 aprile, il test si è concluso a favore del dollaro aprendo una nuova finestra operativa che dovrebbe portarci verso il secondo degli obbiettivi stimati per il cambio nel corso di quest’anno nel nostro FX OUTLOOK 2022 .

MARKET MOVERS WEEK 17/22

WB ANALYTICS: EUR USD ST

 

WB COMMODITY PERSPECTIVES

 

Abbiamo aggiornato il nostro report mensile con lo scenario sull’andamento delle quotazioni delle commodity industriali, energia e metalli.

Rileviamo alcuni allentamenti delle pressioni sui prezzi. Ciò non evidenzia ancora un reversal del ciclo rialzista avviato nel 2020 tuttavia abbiamo approfondito alcuni temi di interesse che potrebbero costituire la base per la definizione di un quadro interessante.

Pesano sul comparto dei materiali industriali le incertezze legate alla crisi ucraina a cui si aggiungono i rinnovati blocchi sanitari in diverse aree strategiche della Cina a cominciare dalle restrizioni al porto di Shanghai che stanno pesando sugli scambi e di conseguenza sui prezzi di molte commodity industriali a partire dai metalli.

Molte aziende, nostre clienti che sono presenti in Cina con siti produttivi, ci segnalano difficoltà crescenti in particolare a Shanghai e Shenzhen nel Guangdong, nella Cina Sud-orientale, metropoli che collega Hong Kong al resto del territorio cinese. Shanghai ha esteso un ordine restrizione in tutta la città fino al 26 aprile, rafforzando la sua stretta su un blocco che sta entrando nella sua quarta settimana.

Nel report di aprile prendiamo in esame le correlazioni tra quotazioni e condizioni macro generate dal rallentamento delle aspettative di crescita globale.

In molte regioni il sentiment delle aziende si sta deteriorando ad eccezione del nord America… (per continuare la lettura scarica il report)

Le nuove proiezioni del FMI

I danni economici causati dal conflitto in Ucraina contribuiranno a un significativo rallentamento della crescita globale nel 2022 sommandosi a quelli prodotti dall’inflazione delle materie prime. I prezzi di energia e cibo sono aumentati rapidamente, colpendo più duramente le popolazioni vulnerabili nei paesi a basso reddito. Lo scenario di base elaborato dalL’FMI, Fondo Monetario Internazionale, stima che la crescita globale rallenterà, rispetto alle precedenti valutazioni, dal 6,1% nel 2021 al 3,6% nel 2022 e 2023. La revisione al ribasso della crescita è pari allo 0,8 e 0,2 punti percentuali in meno per il 2022 e il 2023 rispetto alle proiezioni di gennaio. Oltre il 2023, si prevede che la crescita globale scenderà a circa il 3,3% nel medio termine.

Le proiezioni di inflazione del FMI per il 2022 sono state aggiornate al 5,7% nelle economie avanzate ed all’8,7% in quelle emergenti ed in via di sviluppo. Si tratta di una revisione al rialzo rispettivamente pari al 1,8 e 2. 8 punti percentuali in più rispetto alle proiezioni dello scorso gennaio.

Le stime sulla crescita in Italia passano dal 6,6% del 2021 al 2,3 (2022) e 1,7%  nel 2023. Nello stesso periodo le stime sulla Germania passano dal 2,8% (2021) al  2,1 (2022) e 2,7% ((2023). Gli Stati Uniti  subirebbero una riduzione delle prospettive di crescita dello 0,3% nel 2022 e nel 2023 aggiornando le proiezioni del GDP rispettivamente al 3,7 (leggermente sopra la media mondiale)  e 2,3%.

Lo scenario elaborato dagli economisti del FMI non tiene conto dei un’eventuale allargamento del pacchetto di sanzioni verso la Russia al blocco delle importazioni di petrolio e gas.

ANALISI DI SCENARIO DA METTERE A FUOCO

Nelle ultime due settimane abbiamo elaborato alcune proiezioni per il comparto energia indicando una correzione al ribasso dei prezzi per il momento limitata ad un riequilibrio dei valori. Nelle indicazioni fornite abbiamo segnalato il transito di un significativo collaudo tecnico sulla tenuta del ciclo rialzista dei prezzi, sia per il petrolio che per il gas naturale importato dalla Russia. Domani pubblicheremo nel nostro blog di ricerca una sintesi degli studi mettendo a fuoco due scenari di tendenza: uno senza l’ampliamento delle sanzioni, un secondo inserendo l’eventuale impatto del blocco delle importazioni di gas e petrolio.

LE DIVERSE LINEE DI POLICY MONETARIA DELLE BANCHE CENTRALI

Nel frattempo, sempre ieri, oltre all’evento del FMI la Banca Centrale del Giappone, BoJ, ha comunicato la disponibilità ad acquistare titoli di Stato a 10 anni senza limiti a 0,25%: si tratta della terza mossa da febbraio a difesa del target sui rendimenti. Ciò sta producendo un impatto significativo sul comportamento dello yen nei confronti del dollaro e delle principali monete. Sul fronte economico a marzo, l’import nipponico ha visto un incremento del 31,2% su anno, oltre le attese per un +28,9% mentre l’export è cresciuto del 14,7% contro attese per +17,5%. La bilancia commerciale ha registrato un disavanzo di 412,4 miliardi di yen oltre il quadruplo ipotizzato dal consensus che proiettava un deficit di 100,8 miliardi.

Mentre il Giappone cerca di porre un cap ai rendimenti dei titoli di stato, negli Stati Uniti la Federal Reserve risulta impegnata a mettere a fuoco una politica di rialzi dei tassi. Il membro del consiglio della Fed, Neel Kashkari, considerato tra i più ‘dovish’, si è espresso a favore consistenti rialzi sostenendo, secondo l’agenzia Reuters, che se i colli di bottiglia nelle forniture dovessero proseguire, la Fed dovrà intervenire in modo ancor più aggressivo per tenere a bada l’inflazione.

A sorpresa, invece la Cina ha mantenuto invariati i tassi di riferimento in una decisione in cui i mercati leggono la cautela di Pechino nel varare nuove misure di allentamento a sostegno dell’economia colpita dalle restrizioni contro Covid. Il tasso Lpr a un anno è rimasto a 3,70% e quello a cinque anni a 4,60%.

 

SENTIMENT IMPRESE PMI A due mesi dall’avvio del conflitto lungo la linea rossa nell’est Europa iniziano ad emergere i dati macro influenzati dalle risposte economiche sulla variegata gamma di indicatori. Quelli più sensibili che anticipano i dati cosiddetti coincident, vedono la fiducia delle imprese nuovamente compromessa.  Sono i discesa significativa i dati sul manifatturiero come pure quelli sui servizi nell’Eurozona. Per ragioni diverse ritracciano sensibilmente anche quelli cinesi. Qui gioca l’effetto dei nuovi blocchi sanitari dovuti all’Omicron. Il Porto di Shanghai è praticamente chiuso come pure diversi distratti manifatturieri presenti nel Paese.

SENTIMENT IMPRESE PMI E ANDAMENTO PREZZI ENERGIA

In Eurozona l’attività manifatturiera è alle prese con prezzi energetici che ormai quotano persistenti rialzi delle medie a 6 mesi ed a 12 mesi. Le quotazioni del future sul Gas Naturale Dutch TTF quotano infatti valori medi tra 97 e 103 eur/mwh nelle medie a 6 e tre mesi, mentre i prezzi medi rilevati a 12 mesi transitano in valore a 71 euro. Se si considera che tali valori quotavano un anno fa attorno a quota 20/24 euro risulta piuttosto intuitivo comprendere gli effetti sul piano dei costi produttivi, anche perché l’elevata correlazione con i prezzi dell’energia elettrica riporta gli stessi effetti.

PMI FLASH APRILE

Venerdì 22 aprile avremo le proiezione dei dati Flash sul sentiment delle imprese ad aprile. A marzo avevamo osservato, secondo i sondaggi Markit, Una diversa configurazione del sentiment tra imprese appartenenti all’area Anglosassone, USa e UK, rispetto a quelle dell’Eurozona. Secondo il sondaggio le prime risultavano rincoraggiate dallo smantellamento dei vincoli sanitari, le seconde invece fortemente preoccupate da un mix di condizionamenti costituiti sia dalle ripercussioni delle sanzioni di guerra, che  dal rincaro e restrizioni sulle forniture di commodity.

Nel nostro rapporto avanzato sull’andamento delle materie prime abbiamo elaborato l’ipotesi di un possibile allentamento delle tensioni sui prezzi del Gas e dell’energia elettrica. Di conseguenza abbiamo aggiornato le nostre valutazioni sugli altri segmenti del comparto delle commodity industriali.

E’ prematuro chiamare un reversal dei prezzi, tuttavia vediamo una potenziale correzione delle quotazioni: il future sul Gas TTF potrebbe scendere verso area 83/80 a breve, il PUN, Prezzo Unico Nazionale dell’energia elettrica, dovrebbe distribuire le quotazioni in un intervallo tra 175-235 eur/mwh prima di scendere in direzione di 135 euro.

Nel contempo il future sul Brent dovrà contenere le pressioni al rialzo sotto quota 115usd/bar e defluire verso l’area psicologica 100 usd/bar.

Nel frattempo verificheremo le ulteriori reazioni al recente meeting di politica monetaria della BCE.

MEETING BCE vs. EUR USD

Giovedì a chiusura della conferenza stampa di Christine Lagarde,  abbiamo commentato nel nostro live streaming INSIDE CENTRAL BANK  le reazioni che il nostro Team Analytics si aspetta sui mercati.  Come in buona parte atteso, nel board di giovedì scorso Francoforte ha preso tempo, mantenendo l’accento su una forte flessibilità nel percorso di ‘normalizzazione’ della propria politica, tra le incertezze legate alla guerra. Il consiglio non ha fissato una data precisa per la fine del programma degli acquisti ‘Qe’, che avverrà comunque nel corso del terzo trimestre e sarà seguita dopo “qualche tempo” da un rialzo dei tassi.
La mancanza di una tempistica predeterminata – hanno avvertito fonti vicine al dossier – non significa però escludere la possibilità di un incremento già nel meeting del 21 luglio, considerato che si sarà aperto il terzo trimestre. Cruciale anche il consiglio di giugno, quando arriveranno le nuove previsioni macro dell’istituto.

Christine Lagarde, intanto, riprenderà la parola domani al vertice dei ministri delle Finanze e dei banchieri centrali del G20 che si terrà a Washington parallelamente agli incontri di Fondo Monetario e Banca Mondiale. Mosca ha fatto sapere che il ministro delle Finanze Anton Siluanov parteciperà agli eventi in modalità virtuale, mentre gli Usa hanno promesso forme di boicottaggio per protesta contro la Russia.

PBOC TAGLIA I TASSI

La banca centrale cinese ha tagliato di 25 punti base il tasso di riserva obbligatoria (RRR) venerdì liberando liquidità in una mossa tesa a sostenere l’economia minacciata dalla recrudescenza del Covid. Per quanto atteso, il ribasso è stato meno consistente del previsto, con l’istituto che sembra iniziare a preoccuparsi dei possibili effetti di spillover del contestuale inasprimento monetario applicato dalle altre principali banche centrali globali.

La pandemia da un lato e l’intensificarsi dei rischi geopolitici che spinge i costi delle commodities dall’altro, pongono Pechino nella delicata posizione di dover stimolare la crescita mantenendo la stabilità dei prezzi, cosa che rende poco probabile ulteriori tagli ai tassi per ora, aggiungono.

Il Pil del primo trimestre ha segnato un’espansione del 4,8% dopo il +4% del trimestre precedente, superando le attese, ma gli economisti nutrono timori per i prossimi mesi. Le vendite al dettaglio si sono attestate a marzo ai minimi dall’aprile 2020, mentre il mercato del lavoro dà segnali di stress con il tasso di disoccupazione al 5,8%, massimo da quasi due anni. La produzione industriale ha registrato un +5,0% su anno a marzo, contro il 3,4% atteso, ma a fronte di incrementi del 7,5% nei due mesi prima.

WB MARKET MOVER MONITOR

L’eur usd ha violato l’area 1.08, dove avevamo fissato il target intermedio per l’anno in corso,    aprendo una nuova finestra entro cui dovremmo visualizzare le negoziazioni in futuro. Tale finestra dovrebbe consentire alla volatilità degli scambi di spingere le quotazioni verso l’altro significativo target indicato nel nostro Outlook 20/22. Nell’immediato ci aspettiamo un test dell’area 1.0730 dove pensiamo che si possa aprire una reazione delle quotazioni.

Come scritto in più occasioni l’euro conferma la sua debolezza contro quasi tutte le majors, fatta eccezione per lo yen. Al momento il mercato sta confermando la tendenza attesa per l’anno in corso su GBP, CHF, NOK, SEK, CAD, AUD e CNY. Di conseguenza RISKOO, il modello di gestione proattiva del rischio di cambio da noi proposto (Enterprise Risk Management),  ha aggiornato i livelli tecnici (dinamici)  per il controllo dei valori di Risk Appetite e di Risk  Aversion.

 

 

FOREX & COMMODITY. L’euro contro dollaro quota, alla vigilia del meeting Bce, a ridosso di area 1,08 dove transita un significativo livello tecnico. Nonostante il mercato sconti  toni ulteriormente hawkish dalle indicazioni che il governatore Christine Lagarde rilascerà in conferenza stampa, la divisa europea non è riuscita, nonostante alcuni tentativi di costruire una reazione. Probabilmente il mercato si sta allineando su livelli da cui può essere più semplice controllare le reazioni successive all’intervento del Governatore.

FOREX & COMMODITY

FOREX & COMMODITY QUOTAZIONI IN MOVIMENTO

WB ANALYTICS: EUR USD LT

Nel frattempo, come anticipato nel nostro Market Mover Monitor Week, altri istituti centrali sono alle prese con i relativi meeting di politica monetaria. La Banca centrale neozelandese ha optato per un rialzo dei tassi da 50 punti base, il maggior incremento in oltre 20 anni e il quarto di fila, a 1,50%.

FOREX & COMMODITY QUOTAZIONI IN MOVIMENTO

WB ANALYTICS: EUR NZD

Secondo il sondaggio Reuters, l’istituto centrale canadese – che ha alzato i tassi a marzo per la prima volta dall’ottobre 2018 – potrebbe oggi ritoccare all’insù il costo del denaro di 50 punti base. In seno alla Fed invece cresce la divergenza di vedute sull’eventualità che un’inflazione elevata possa diventare un problema ricorrente in futuro: Brainard è convinta che una serie di rialzi dei tassi siano sufficienti per farla scendere al target del 2% mentre Barkin sottolinea che potrebbe restare elevata a causa, tra l’altro, delle spese per gli anziani e per la difesa.

Di fatto i mercati scontano una serie di incrementi dei Fed Funds impressionante, a partire da 50 bp nel meeting del 4 maggio. Il nostro modello stima per la fine dell’anno un elevata probabilità che i tassi possano quotare tra 2,25-2,75%.

Nel nostro scenario di base la BCE dovrebbe aumentare i tassi soltanto nell’ultimo trimestre di quest’anno. Sarà interessante verificare se in conferenza stampa il Governatore confermerà il principio del sequenziamento, ovvero la linea secondo cui prima si concludono i programmi di QE e solo in un momento successivo si avvia il rialzo dei tassi. L’aumento dell’inflazione registrato nel mese di marzo potrebbe aver ulteriormente animato i falchi presenti nel Board.

AGENDA MACRO

In mattinata (H 10.00) l’Istat riporta la lettura di febbraio della produzione industriale italiana: con la guerra in Russia iniziata alla fine febbraio il dato non dovrebbe incorporare le ricadute del conflitto. Le attese infatti sono per un incremento mensile di 1,4%, dal -3,4% di gennaio, e di 0,7% su anno, dal -2,6%. Nei giorni scorsi il centro studi di Confindustria ha lanciato l’allarme sulla produzione prevedendo che scenda a marzo dell’1,5%, con un calo nel primo trimestre di 2,9% rispetto al quarto del 2021 mentre Bankitalia stima nel primo trimestre una flessione di circa il 2%. Il PMI manifatturiero di marzo ha riportato una significativa perdita di momentum. Sono molte le aziende (oltre il 16%) che a seguito del rincaro dei prezzi dell’energia hanno sospeso le produzioni. Alcune stime calcolano che in assenza di una correzione dei prezzi la mediana delle aziende che fermano la produzione possa alzarsi ad oltre il 30%.

L’export cinese a marzo è cresciuto più del previsto con un incremento di 14,7% su anno, da confrontare con attese per +13%, mentre l’import è sceso dello 0,1%, primo calo da agosto 2020, rispetto al +8% del consensus sulle limitazioni per la  nuova ondata di contagi. La bilancia commerciale ha registrato un avanzo di 47,38 miliardi di dollari contro attese per un surplus di 22,4 miliardi. Nel primo trimestre, Pechino ha aumentato il commercio con la Russia e l’Ucraina rispetto allo stesso periodo di un anno fa in termini di yuan e ha dichiarato che la collaborazione economica con entrambi i Paesi resterà normale.

Il blocco del porto di Shanghai ha imposto nelle ultime settimane un significativo rallentamento degli scambi con la Cina continentale. Analogo rallentamento è stato registrato sui flussi commerciali  sulle rotte che transitano a Shanghai. La Cina rischia una recessione autoinflitta indotta dai vincoli sanitari. Un sondaggio mostra che quasi 1/3 della sua popolazione è in una sorta di blocco, con negozi chiusi e fabbriche in difficoltà. Un ulteriore allentamento delle politiche sembra inevitabile, ma lo è anche la fuga di capitali. Almeno 373 milioni di persone nelle città che contribuiscono al 40% del PIL cinese sono state colpite, ha mostrato un sondaggio Nomura. Gli indicatori chiave stanno già riflettendo lo shock. Le vendite interne di autovetture sono diminuite di oltre il 10% a marzo, secondo i dati ufficiali; un indice che traccia il traffico merci in Cina è sceso di circa il 25% durante la prima settimana di aprile. Il polo manifatturiero di Guangzhou è chiuso dallo scorso lunedì alla maggior parte degli arrivi.

Con la guerra in Ucraina che ha fatto aumentare i costi delle materie prime, l’artificioso rallentamento delle esportazioni cinesi, imposto dai vincoli Omicron, potrebbe impattare sulle quotazioni delle commodity in generale. Lunedì abbiamo osservato una discesa dei prezzi del Brent future verso quota 98 usd/usd, dove abbiamo fissato il punto di reversal del ciclo di breve termine. In contemporanea abbiamo visto gas ed altri contratti collaudare analoghi livelli già segnalati nel nostro Weekly Monitor.

Al mercato future sulle commodity di Shanghai l’Alluminio sta perdendo valore con un ribasso del12,5% rispetto ai picchi di marzo.

In mattinata il Giappone ha pubblicato gli Ordinavi di Macchinari relativi al mese di febbraio: il dato ha registrato il maggior calo mensile in circa due anni. Sul dato hanno pesato la flessione della domanda da parte di aziende dell’It e di altri servizi. Gli ordinativi ‘core’ sono scesi del 9,8% su mese, la maggior flessione dall’aprile 2020. Il PMI Expected Future Output index, in linea con Cina ed Eurozona sta regredendo verso area 50, valore spartiacque tra crescita e decrescita attesa.

A bilanciare il dato poco confortante sugli ordinativi e sul PMI, l’indice Reuters Tankan in aprile ha riportato la fiducia delle imprese manifatturiere, per il secondo mese consecutivo ad un rialzo, +11 da +8 di marzo. Quello sui servizi è aumentato per la prima volta in tre mesi a +8 da -1.

FOREX & COMMODITY

FOREX & COMMODITY QUOTAZIONI IN MOVIMENTO

WB ANALYTICS: ALUMINIUM SHANGHAI FUTURE EXCHANGE

Nel fine settimana diverse fonti istituzionali e governative  hanno lanciato inevitabili allarmi negativi sul fronte economico. Le ricadute della guerra hanno fortemente raffreddato la crescita attesa per l’anno in corso.

Banca d’Italia venerdì ha stimato che l’economia ha subìto nel primo trimestre dell’anno una battuta d’arresto dello 0,7% e la produzione industriale una flessione del 2%.  Analogo monito nel fine settimana è arrivato anche dall’ufficio studi di Confindustria secondo cui la produzione è scesa a marzo dell’1,5% con un calo nel primo trimestre di 2,9% rispetto al quarto trimestre. Anche l’economia tedesca potrebbe aver accusato una regressione della crescita all’1,4%-1,5% quest’anno rispetto al 2,7% del 2021, secondo il ministro del Lavoro Hubertus Heil.

Delle ricadute della crisi ucraina si parlerà inevitabilmente al Consiglio europeo degli Affari Esteri a Lussemburgo durante il quale però non si discuterà formalmente dell’embargo sul petrolio russo.  Il presidente del Consiglio Ue Michel ha detto che di energia e di Ucraina si parlerà in un summit straordinario il 30 e 31 maggio.

In Eurozona l’energia costituisce il principale motore di divergenza non soltanto sotto il profilo politico, bensì anche  per l’impatto inflativo che produce  tra i vari paesi, conseguente al mix energetico di approvvigionamento degli stessi. E come sappiamo i prezzi dell’energia, del gas in particolare, sottendono alla crisi geopolitica nell’Est Europa.

Le iniziative diplomatiche per portare ad un tavolo Ucraina e Russia sono ora promosse dal cancelliere austriaco Karl Nehammer, recatosi sabato a Kiev per incontrare Zelensky, oggi a Mosca per incontrare Putin. Si tratta del primo leader Ue impegnato in un faccia-a-faccia con l’omologo russo.

L’inflazione rimane il principale problema economico che le banche centrali devono affrontare

Le ripercussioni della crisi, unite ai postumi della pandemia, continuano ad esacerbare le dinamiche inflative su scala globale. Questa settimana si riuniranno diversi consigli di banche centrali a partire dalla BCE. Seguiranno Canada, Nuova Zelanda, Corea del Sud e Singapore, tutte impegnate ad affrontare un potenziale rialzo dei tassi.

Negli Usa verranno pubblicati dati sull’inflazione di marzo come pure nel Regno Unito e nella Cina continentale. Sempre gli Stati Uniti riporteranno i dati sulle vendite al dettaglio e la produzione industriale.

Con la Fed fermamente concentrata sulle preoccupazioni per l’inflazione, secondo gli ultimi verbali della Fed FOMC di marzo, i dati sull’IPC pubblicati negli Stati Uniti saranno al centro dell’attenzione degli operatori. Per quanto suggerito dai dati PMI di marzo, i prezzi di vendita delle aziende statunitensi hanno continuato a salire durante il mese scorso, registrando l’aumento più marcato dall’inizio della raccolta dei dati nell’ottobre 2009. Allo stesso modo, le aspettative di consenso indicano un’inflazione con una crescita più robusta dovuta anche in questo caso dagli effetti della guerra in Ucraina e dal conseguente aumento dei prezzi delle materie prime. Ad accompagnare gli aggiornamenti dei dati CPI e PPI ci saranno, durante la settimana, i consueti commenti dei governatori della Fed. Questi tenderanno a preparare il mercato ad un più veloce ritiro degli stimoli monetari anche attraverso il Quantitative Tightening, già discusso nell’ultimo Fomc di marzo.

Nel frattempo, pensiamo che altre banche centrali seguiranno l’esempio della Fed nell’assumere una posizione policy monetaria più aggressiva . In particolare, si prevede che la Bank of Canada (BoC) e la Reserve Bank of New Zealand (RBNZ) nel loro meeting di questa settimana, aumenteranno i tassi di interesse. La BoC potenzialmente potrebbe chiamare un rialzo di 50 bp..

La Banca centrale europea (BCE), che riunisce il Consiglio giovedì,  diversamente da quelle di estrazione anglosassone non dovrebbe toccare i tassi. Eventuali mosse sono previste in autunno. Tuttavia i commenti di Christine Lagarde, in conferenza stampa a partire dalle 14.30, saranno oggetto di valutazione da parte del mercato. Copriremo l’evento con la diretta in web streaming, INSIDE CENTRAL BANK,  alle ore 16.00, dopo la chiusura della conferenza stampa,  con le analisi di Wlademir Biasia. (Per ricevere l’invito basta iscriversi cliccando il seguente link).

Per chi ha posizioni in dollari di Singapore, sarà interessante seguire anche la riunione dell’Autorità Monetaria di Singapore (MAS).

Infine, l’Inghilterra e Singapore  pubblicheranno i dati sul PIL: entrambe le regioni continuano ad evidenziare una tenuta della crescita, nonostante le indicazioni di un rallentamento globale, particolarmente sentito nelle aree Ue, Cina e Giappone.

MARKET MOVER MONITOR WEEK 15/22

GLOBAL PMI COMPOSITE CONSENSUS

WB MARKET MOVER MONITOR

COMMODITY

Il nuovo lockdown imposto a Shanghai sta riducendo sensibilmente le attività di trading commerciale da e per la Cina. Il porto paralizzato impone un nuovo brusco raffreddamento degli scambi commerciali, di fatto provocando un nuovo possibile allentamento delle quotazioni di molte commodity. Il PMI cinese è sceso sotto quota 50 sia per il comparto servizi che per quello manifatturiero. L’indicatore Expected Future Output sta scendendo anch’esso in linea con Giappone ed Eurozona. Potrebbe essere il segnale che anticipa una discesa dei corsi delle commodity. Nell’analisi flash che riportiamo i valori delle principali commodity quotano tutti a ridosso di aree di supporto tecnico significative nonostante le tensioni inflative presenti.

ENERGY Ci sono molti temi da seguire questa settimana sui mercati: materie prime, forex con i rilessi sul mercato azionario ed obbligazionario.

Iniziamo dalle materie prime mettendo a fuoco l’andamento del comparto energia. Il Brent future sta scivolando verso la nostra area di verifica della tenuta del ciclo rialzista. Stiamo seguendo le negoziazioni nel range 108/98 usd/bar. Si auspica il breakout di 98 usd per avere un vero segnale utile per la costruzione di una correzione dei prezzi. Tale indicazioni fornirebbe utili riflessi all’andamento dei prezzi del gas e quindi dell’energia elettrica. Di conseguenza abbiamo messo a fuoco nell’ordine per il future sul gas europeo Dutch TTF 98/108 eur/mwh, sul prezzo unico nazionale dell’energia elettrica, GME PUN, area 215/195 eur/mwh.

Al momento rileviamo segnali incoraggianti in termini di perdita di momentum, utili per proseguire la fase correttiva delle quotazioni avviata nella seconda metà di marzo.

METALLI INDUSTRIALI Osservando le negoziazioni al LME rileviamo alcuni segnali significativi. Le quotazioni del Rame al LME stanno logorando il livello lungo il quale avevano definito la supply line nell’ultimo anno. Tale livello transita questa settimana in area 10000 usd/ton, siamo di fronte ad un potenziale segnale distributivo utile per definire, a seguito di un breakout, l’apertura di una fase correttiva. Estendiamo le medesime valutazioni  per l’Alluminio: i prezzi stanno collaudando un ‘importante area tecnica a 3250 usd.  Nell’immediato ci aspettiamo un rimbalzo, ma senza escludere un ritorno dei valori su tale area la cui violazione darebbe il via ad una significativa correzione.

Diverse sono le valutazioni per l’Acciaio prodotto in Europa. I prezzi che si sono formati dopo l’invasione dell’Ucraina hanno subito un significativo apprezzamento. Ci sono timidi segnali correttivi, ma per poter rilevare un ritracciamento più significativo dovremmo avere la conferma di una correzione dei prezzi energetici (vedi sopra) ed una riapertura delle produzioni nell’est europa.

FOREX La BCE focalizzerà l’attenzione dei trader, come pure il dato sull’inflazione USA. Come scritto la scorsa settimana ci aspettiamo una reazione del cambio eur usd. Il ritorno degli scambi sopra 1,0935 alimenta tali attese che per il momento rimangono limitate su ritorni in direzione di area 1,10/1,1035. In ogni caso le aspettative per una linea policy monetaria divergente continua a mettere a fuoco il ruolo strategico si area 1,0850 eur usd. La rottura, che annullerebbe le deboli attese per un ultimo rimbalzo, rimane vincolata alle indicazioni che fornirà il governatore Lagarde in conferenza stampa.   Il dollaro allunga nuovamente sullo yen oltre area 125. La tenuta del livello apre la via per un possibile movimento di medio termine in direzione di 130 usd/jpy. Abbiamo visto un consolidamento del dollaro anche nei confronti del cny. Le negoziazioni dovrebbero affrontare presto l’area 6,40 usd/cny con possibilità di fissare un break up.

In vista della riunione del Bank of Canada e della MAS, Monetary Authority of Singapore, il dollaro canadese dovrebbe subire un ritracciamento dei valori in direzione di area 1,40, come pure quello di Singapore dove ci aspettiamo una reazione dell’euro verso area 1,51.

EQUITY I mercati azionari continuano a guardare con più interesse ai ripetuti tavoli che si aprono tra Ucraina e Russia alla ricerca di un accordo. L’ennesima iniziativa, sostenuta dal cancelliere austriaco, sta favorendo una reazione degli indici azionari europei. Tuttavia rimaniamo piuttosto scettici sulla possibilità che i valori possano costruire un nuovo segnale di rialzo. Gli investitori stanno osservando il comportamento degli scambi delimitando la reazione a quota 3950 per l’Eurostoxx 50. La volatilità rimane ancora elevata e vulnerabile a nuove accelerazioni lo Standard & Poor 500 dovesse cedere quota 4450 in settimana.

MARKET MOVER MONITOR WEEK 15/22

WB ANALYTICS: EUR USD ST

 

BCE vs. FED: euro debole  e dollaro forte potrebbe sembrare un ossimoro, convergenze parallele su linee di policy monetarie che vedono nel primo caso un Consiglio costruito su opinioni eterogenee, nel secondo un Consiglio più compatto.

I rappresentanti della Federal Reserve si sono trovati strutturalmente d’accordo sul taglio di un massimo di 95 miliardi di dollari al mese degli asset a bilancio dell’istituto centrale, un ulteriore strumento per tenere a bada l’inflazione. E’ quanto emerge dai verbali dell’ultimo meeting della Federal Reserve nell’ambito del quale, a marzo, è stato varato un primo rialzo dei tassi da 25 punti base. I dettagli del programma sul bilancio presenti nelle minute sono in linea con le attese degli analisti e aprono la strada al varo il mese prossimo. Dalle minute è emerso anche che “molti” esponenti del board sono pronti ad alzare i tassi al ritmo di 50 punti base nei prossimi meeting.

L’Eurozona sta affrontando una fase di stagflazione,  tuttavia dalle minute dell’ultimo meeting, rilasciate ieri, emerge che i consiglieri non evidenziavano ancora particolari segni di preoccupazione verso l’andamento della performance economica. La percezione che abbiamo ricavato dalla lettura del delle minute, riporta una verbalizzazione che pur riflettendo una visione macro a breve termine meno brillante, evidenzia ancora una forte convinzione favorevole ad un graduale rimbalzo nella seconda metà dell’anno.

Il tempo scorre ad un ritmo più veloce del calendario. Gli eventi si susseguono con frenetica intensità. L’ultima lettura dell’inflazione in Germania ed in eurozona non lascia dubbi sul tenore del rialzo dei prezzi. La BCE esprimerà sempre più preoccupazioni ed il suo previsto ritorno del tasso nominale all’1,9% nelle proiezioni per il 2024, a fronte di shock straordinari e possibili punti di svolta o cambiamenti di regime, appare poco realistico.

L’Eurozona sta entrando in un’economia di guerra, la cui crescita appare fortemente compromessa dall’applicazione di sanzioni con il doppio effetto; ostili non soltanto alla Russia, bensì anche verso le imprese manifatturiere e dei servizi. Il gap tra il rialzo dei prezzi dell’energia in Eurozona rispetto a quelli americani è solo una parte del problema.  L’eventuale estensione delle sanzioni al gas e petrolio costituirebbero un contraccolpo immediato e significativo. Con il congelamento della crescita dovremmo temere i contraccolpi sulla sostenibilità del debito nella percezione più che concreta dei mercati.

E’ per questa ragione che probabilmente il messaggio più importante che emerge dalle minute BCE sta nel paragrafo dove soltanto  alcuni membri si sono espressi a favore di una fine ferma del programma di acquisto di asset netti in estate. altri invece si sono espressi a favore della necessità di mantenere in vigore il programma di acquisto Qe.

E’ di ieri il monito del capo economista della Banca centrale europea, Philippe Lane, a non intervenire sul rialzo dell’inflazione nel breve termine. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Fabio Panetta, membro dl Comitato esecutivo,  secondo il quale un intervento ora sarebbe un rischio per l’economia. Il governatore della Bundesbank Joachim Nagel delinea invece un quadro meno scontato di quanto non si possa pensare, leggete l’intervista che recentemente rilasciato al quotidiano Handelsblatt.

In attesa della riunione BCE della prossima settimana

Pensiamo che sia molto probabile che la BCE farà una chiara distinzione tra normalizzazione delle politiche e inasprimento della politica monetaria. La normalizzazione includerebbe la fine degli acquisti netti di attività e il ripristino del tasso di deposito a zero. L’inasprimento significherebbe l’inizio di un ciclo più lungo di rialzo dei tassi, che porterà i tassi in prossimità dei livelli ritenuti neutri . Il processo di normalizzazione tracciato dal Consiglio appare quindi un compromesso accettabile sia per i falchi che per le colombe. Probabilmente  i secondi ritengono che l’evoluzione futura della crescita possa dare loro ragione.

La riunione della prossima settimana dovrebbe quindi confermare la linea indicata a marzo.  Semplicemente i dati macro attualmente disponibili non evidenziano ancora le nostre percezioni sullo scenario economico di guerra. C’è semplicemente troppa incertezza su come si evolverà il conflitto. Rimanere fermi e continuare con l’annunciata riduzione degli acquisti netti di attività sembra l’unica opzione praticabile per ora. Il mercato forse ha corso troppo in queste ultime settimane nel scontare un imminente revisione al rialzo dei tassi anche in Eurozona.  Attendiamo comunque la conferenza stampa del presidente Christine Lagarde.

 

RISKOO ENTERPRISE RISK MANAGEMENT

WB MARKET MOVER MONITOR

BCE euro dollaro

In attesa della BCE L’euro dollaro ha recentemente violato l’area di supporto intermedio a 1,0985/75 degradando nuovamente in direzione del nostro primo target per il 2022 a 1,08 già verificato il 7 marzo. Agli inizi della settimana avevamo indicato l’apertura per una temporanea brevissima reazione dell’euro a 1,0975. Benché il breakout abbia portato nuove vendite sul cambio, riteniamo che in attesa della riunione della BCE in calendario giovedì 14 aprile, possa portare ancora delle ricoperture sulla divisa europea. Il segnale emergerebbe comunque a partire da un recupero delle quotazioni oltre la soglia 1,09 eur usd. Tale ipotesi non escluderebbe che la reazione attesa possa produrre ancora sempre temporaneamente i suoi effetti correttivi verso 1,1050/75.

EURO DEBOLE, DOLLARO FORTE

WB ANALYTICS: EUR USD ST

Gli operatori non hanno infatti ancora abbandonato l’idea che la BCE possa presentare uno statement più aggressivo. E’ la ragione per cui la conferenza stampa che seguirà il Board non mancherà di alimentare la consueta volatilità sui cambi.  L’euribor a tre mesi dopo aver costruito un rialzo da -0,60 all’attuale -0,4450% potrebbe consolidare nel breve sopra quota -0,5250%.  Oltre -0,4450 avremmo una nuova accelerazione che al momento ci sembra prematura.

I rendimenti del 10 y German Bund potrebbero fissare a breve un cap in area 0,75% ed aprire una fase di consolidamento tra 0,75 e 0,50%.

EURO DEBOLE, DOLLARO FORTE

WB ANALYTICS: EURIBOR 3 M

FX ENTERPRISE RISK MANAGEMENT

DE – DOLLARIZZAZIONE.

Il dollaro nella grande partita geopolitica

Previsioni di de-dollarizzazione?- Il conflitto geopolitico che si è aperto lungo la linea rossa tracciata dalla Russia in opposizione alla Nato, segna una linea di faglia geo monetaria tra economie commodity based ed economie fortemente finanziarizzate.

E’  da tempo che si discute di una de-dollarizzazione tra gli addetti ai lavori. Con la crisi in Ucraina e l’imposizione di sanzioni finanziarie alla Russia  l’apertura di un fronte di alleanze favorevole alla de-dollarizzazione del sistema monetario globale potrebbe emergere con evidenza nei mercati. La bandiera sotto la quale aggregare un patto per la de-dollarizzazione potrebbe essere disegnata con l’intento di diminuire il peso economico dei poteri sanzionatori di Washington e il suo controllo de facto sul circuito SWIFT, il principale servizio di messaggistica interbancario attraverso il quale le banche spostano denaro da un paese all’altro.

L’iniziativa degli gli Stati Uniti di bloccare le riserve valutarie della banca centrale russa, rischia di accelerare l’aggregazione di un club di stati  per competere contro il dollaro.

La Russia ha risposto alle sanzioni occidentali opponendo all’embargo Swift, il regolamento dei pagamenti del gas in rubli e linkando la propria moneta all’oro. Le riserve in oro di Russia e Cina sono fortemente aumentate negli ultimi anni in contrapposizione ad un progressivo disimpegno delle stesse dalla detenzione di US Treasury.

Le riserve in dollari sono diminuite in termini percentuali rispetto allo stock delle riserve valutarie globali.

E' INIZIATA LA DE-DOLLARIZZAZIONE DELL'EECONOMIA GLOBALE?

WB ECONOMICS: GLOBAL CURRENCY RESERVE

La Russia non può accedere a circa la metà delle sue riserve valutarie di 640 miliardi di dollari, che aveva assiduamente accumulato nell’ultimo decennio come difesa contro shock economici o sconvolgimenti geopolitici. Il congelamento delle riserve valutarie russe ha portato a molte discussioni sul fatto che alcuni paesi cercheranno (o dovrebbero) di diversificare le loro riserve valutarie dal dollaro USA.

Con Bretton Woods il nuovo sistema economico internazionale stabilì, con una forzatura politica degli Stati Uniti, di porre il dollaro al centro delle transazioni internazionali. In quel forum, John Maynard Keynes  propose di istituire una Banca Centrale Globale, una International Clearing Union e un bancor. I paesi aderenti avrebbero utilizzato questa architettura  per effettuare pagamenti tra loro.

Negli accordi di Bretton Woods cercò di correggere l’interazione tra i forti squilibri accumulati dall’economia e dalla finanza internazionale nel periodo tra le due guerre. Le trattative  determinarono  la via  verso un approccio di puro segno monetario alla base del nuovo ordine economico globale. L’intento di mantenere un rapporto con l’oro attraverso il gold exchange standard  durò  fino al 15 agosto del 1971.  Con lo Smithsonian Agreement, gli USA abolirono la convertibilità del dollaro in oro, decretando di fatto la fine del sistema aureo e la nascita del sistema fluttuante dei cambi flessibili. Ora la Russia, agganciando il  rublo all’oro ne riattiva effetti e memoria, ma soprattutto apre una breccia su un potenziale ciclo di de-dollarizzazione.

MARKET MOVER MONITOR

Le rilevazioni dei sondaggi effettuate tra l’11 ed il 24 marzo da Markit, il PMI manifatturiero della Germania è stato rivisto al ribasso a 56,9 rispetto al precedente mese di febbraio rilevato a 58,4 segnalando un livello di crescita dell’attività industriale in flessione rispetto al picco degli ultimi 18 mesi. Gli afflussi di nuovi ordini sono aumentati al tasso più debole degli ultimi tre mesi. L’invasione russa dell’Ucraina ha anche portato a una rinnovata pressione sulle catene di approvvigionamento e a sfide di lunga data sulla disponibilità dei materiali. L’impennata dei prezzi di petrolio, gas e altre materie prime ha portato per la prima volta in cinque mesi ad un aumento del tasso di inflazione dei costi di input. A sua volta, c’è stato un aumento più rapido dei prezzi medi alla fabbrica, con un tasso di aumento che si è ritornato ad esprimere una tendenza impressionante.

Se si raffronta l’andamento del PMI Manufacturing tedesco con quello degli Stati Uniti si evince un andamento divergente. Sempre per lo stesso periodo Markit riporta un incremento del tenore del sentiment con la crescita del portafoglio ordini segnalata in aumento. Situazione che continua a determinare una crescita della domanda di lavoro con un’offerta non adeguata.

Le pressioni sulla catena di fornitura si stanno attenuando, mentre permangono se non addirittura aumentano quelle sui prezzi input. I relativi grafici riportati da Markit riportano puntualmente tale divergenza.

 

LE SANZIONI METTONO IN CRISI LA CRESCITA IN EUROPA

WB ECONOMICS: INDICI MARKIT PMI MANUFACTURING

L’Italia essendo fortemente correlata all’andamento dell’industria manifatturiera tedesca si allinea alla tendenza.

 

LE SANZIONI METTONO IN CRISI LA CRESCITA IN EUROPA

MARKIT PMI MANUFATURING ITALY 

L’Eurozona risulta ulteriormente penalizzata dalla straordinaria divergenza che si eè creata tra i prezzi sostenuti dalle aziende americane rispetto a quelle europee per la fornitura di energia e di materie prime in generale. 

Il solo incremento delle quotazioni del gas pone su piani diversi le due aree economiche. L’apprezzamento del valore della media dei prezzi risulta pari al 400% in Eurozona negli ultimi 12 mesi, mentre negli Stati Uniti aumento è stato del 50%. I valori puntuali da evidenziano un rialzo alla data odierna (picchi esclusi) rispetto a giungo 2021 poco superiore al 400% in Eurozona, del 10% negli Usa.

A causa di questa divergenza le commodity industriali (metalli) in Europa hanno consolidato, quando non aggiornati con nuovi massimi,  i picchi fissati tra l’estate dello scorso anno e gli inizi di quest’anno, mentre sempre negli Usa abbiamo visto in molti casi robusti ritracciamenti dei picchi fissati la scorsa estate.

Il dollaro si è apprezzato nello stesso periodo nella misura dell’11%. Abbiamo capitalizzato tale apprezzamento sull’euro coprendo l’esposizione all’import già dall’estate scorsa l’attuale esercizio 2022. In termini opposti abbiamo gestito l’esposizione all’export in chiave proattiva al rischio capitalizzando le opportunità offerte dall’apprezzamento del dollaro.

La nostra strategia, selettiva nei confronti dell’approccio alla mitigazione dei rischi, ci ha consentito di beneficiare delle coperture finanziarie sulle forniture di energia e diverse commodity, mentre sull’esposizione valutaria abbiamo privilegiato, in linea con la nostra visione dei mercati, la debolezza generalizzata dell’euro coprendo i flussi import a partire dai valori di budget.

Il rapporto di cambio eur usd ha raggiunto in questo primo trimestre il nostro primo target di prezzo tra 1,09/1,08. Si tratta dell’obbiettivo intermedio tracciato dal nostro Outlook 2022.

L’area 1,08 ha una rilevanza tecnica estremamente significativa. La violazione del livello alimenterebbe ulteriori acquisti di dollari sia sotto il profilo commerciale che speculativo.

WB MARKET RISKOO ENTERPRISE RISK MANAGEMENT

WB ADVISORS

LE SANZIONI METTONO IN CRISI LA CRESCITA IN EUROPA

WB ANALYTICS: EUR USD ST

WB MARKET RISKOO ENTERPRISE RISK MANAGEMENT