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I COSTI DEL GAS STANNO PORTANDO L’EUROPA VERSO LA RECESSIONE

La scorsa settimana abbiamo riportato le stime aggiornate del FMI sulla crescita globale evidenziando il rallentamento atteso per le economie avanzate nel 2023.

L’Eurozona rallenterà la crescita quest’anno ed il prossimo, ma sarà la Germania a subire il maggior rallentamento da qui al 2023. Nonostante la debolezza dell’euro il surplus della  bilancia commerciale tedesca dopo vent’anni di crescita evidenzia un ritorno verso una potenziale condizione deficitaria. Una delle cause significative va ricercata nell’aumento del costo dell’energia.

Purtroppo lo scontro-confronto verso la Russia sta esacerbando i costi per l’importazione del gas e di conseguenza i costi dell’energia. La scorsa settimana avevamo voluto forzare la mano in n atto di fiducia sostenendo il rialzo del contratto future sul Natural Gas, Dutch TTF, potesse rintracciare il rialzo qualora le quotazioni fossero ritornate sotto area 145/135 eur mwh. Purtroppo la correzione susseguente al rialzo a 175/185 euro si è fermato attorno a quota 150 in attesa della riapertura di Nord Stream 1. La nostra fiducia si è infranta a seguito del successivo rialzo oltre 185 euro ed alla decisione di tagliare i consumi del 15% su basi volontarie.

La decisione della Commissione Europea ha messo a nudo la dipendenza dell’Unione verso le forniture russe. Il rialzo prolungato dei prezzi del gas mette fuori mercato molte produzioni.

I recenti sondaggi PMI Flash di luglio confermano una traiettoria della crescita e degli ordinativi all’industri manifatturiera in Eurozona piuttosto deludenti.

In una fase in cui i ritardi prodotti in passato nelle catene di fornitura si avviano verso la normalizzazione, gli input prices stanno rallentando, si registra una contrazione degli ordinativi, più evidente proprio tra le aziende europee, come evidenziato nel post di lunedì .

I COSTI DEL GAS STANNO PORTANDO L'EUROPA VERSO LA RECESSIONE

PMI MANUFACTURING ORDER – INPUT COST

Le pressioni sui prezzi industriali si allentano

I dati flash PMI di luglio hanno portato notizie deludenti sulle traiettorie di crescita economica la scorsa settimana. Anche i dati del Chicago PMI Indicator hanno rilevato un rallentamento oltre le attese.  I sondaggi hanno segnalato un aumento dei rischi di recessione negli Stati Uniti e in Europa, poiché la produzione nelle quattro maggiori economie sviluppate “G4” è diminuita per la prima volta dopo il blocco della pandemia all’inizio del 2020. Tuttavia, i sondaggi hanno portato notizie migliori sull’inflazione. Inoltre riportano  un a migliore performance dei tempi di consegna da parte dei fornitori.  Il tempo impiegato per le consegne alle fabbriche ha evidenziato mediamente la più bassa incidenza di ritardi nel mondo sviluppato da novembre 2020. Sebbene questa riduzione della pressione sulla catena di approvvigionamento derivi purtroppo principalmente da un calo della domanda  da parte delle aziende conseguente alla preoccupazione  per gli elevati livelli di inventario. Di converso gli intervistati riportano un allentamento delle pressioni sui prezzi. Con il calo della domanda e il miglioramento dell’offerta, il potere di determinazione dei prezzi si sta spostando dal venditore all’acquirente. Di conseguenza, i prezzi degli input industriali sono aumentati in tutto il G4 a luglio al tasso più lento degli ultimi 15 mesi.

L’euro debole sta comunque sostenendo la bilancia commerciale

La debolezza dell’euro sta comunque sostenendo l’EXPORT la cui domanda proviene soprattutto dagli Stati Uniti. E’ una buona notizia che conforta la Bilancia Commerciale i cui principali contributori sono Italia e Germania, i cui trend mensili si attestano rispettivamente a 53/55 mil di euro e 110/120 mil di euro.

La crisi energetica che si sta profilando in Europa tenderà ad indebolire l’euro, nonostante la performance più che positiva dell’export. Tuttavia la debolezza dell’euro non compensa l’incremento dei costi dei costi energetici. La BCE per raffreddare l’inflazione ha alzato i tassi dopo 11 anni in un momento in cui l’economia ha raggiunto il picco ciclico.

Lo stesso sta facendo la Federal Reserve. L’attuale livello dei Fed Funds quota 250 punti, i tassi in Eurozona 50 punti.

WB ADVISORS ESPORTAZIONI EUROZONA

WB ECONOMICS: EUROZONA ESPORTAZIONI

Tuttavia la performance dell’export non deve nascondere dissimulare l’elevato costo dell’energia che l’Europa sta affrontando.

LA SETTIMANA DOPO I RIALZI DI BCE E FED

La prima settimana di agosto riporta la pubblicazione dei dati PMI manifatturieri e dei servizi a livello mondiale.  La loro lettura fornirà una panoramica della crescita globale, dell’inflazione e delle tendenze del mercato del lavoro nelle economie chiave per il primo mese del terzo trimestre. I PMI di giugno e le loro letture flash di inizio luglio hanno accennato a un contesto economico in deterioramento, mostrando un calo dell’attività commerciale negli Stati Uniti e nell’Eurozona mentre la crisi del costo della vita con le politiche monetarie più restrittive che stanno colpendo la domanda.

Dopo l’aumento di 75 punti base della Fed, i mercati analizzeranno i dati sui salari non agricoli che aiuteranno per valutare il percorso futuro della Fed. Il mercato si aspetta un allentamento del ritmo di crescita del dato a 260.000 unità (in calo da 372.000 di giugno). Nel frattempo, il tasso di disoccupazione dovrebbe mantenersi stabile al 3,6%.

Venerdì 5 agosto oltre le statistiche sull’occupazione USA, verranno riportati i dati sulla produzione industriale per Germania, Francia e Italia nonché le vendite al dettaglio nell’Eurozona.

Il mercato sconta un potenziale rallentamento della crescita nelle tre aree a giugno. I PMI Flash relativi all’Eurozona segnalavano un ampio deterioramento della crescita a luglio. I dati sulle vendite al dettaglio relativi a luglio rappresenteranno un ulteriore elemento di valutazione del quadro con l’andamento della spesa per l’Eurozona nel suo complesso, nel caldo dell’inflazione in aumento e della crescente incertezza sui costi per l’energia.

WB MARKET MOVER MONITOR

FX – Dopo BCE e FED sarà la Banca d’Inghilterra ad aumentare i tassi spingendoli ai massimi dal 2008

La BoE si allinea alle altre banche centrali preoccupata anch’essa per il rapido aumento dell’inflazione al massimo degli ultimi quattro decenni: 9,4%. L’aumento, il più ampio dal 1995, spingerà il Board ad effettuare il sesto rialzo consecutivo aggiornando il tasso all’1,75%, il livello più alto dalla fine del 2008.

La curva future sconta potenziali rialzi di 25 bp tra settembre e febbraio del prossimo anno sino a portare i tassi di riferimento sino al 3,75%.

Tale proiezione rimane subordinata ad un temporaneo rallentamento della crescita in Inghilterra con un passaggio tecnico recessivo nel terzo trimestre. Il PIL dovrebbe contrarsi leggermente nel secondo e terzo trimestre del 2022 prima che la crescita marginale ritorni dalla fine del 2022 grazie al pacchetto di sostegno del governo alle famiglie.

La sterlina in attesa della conferenza stampa del governatore Andrew Bailey consoliderà il range ,8430 – ,8370 prima di sedere in direzione di area 0,83 per dirigere verso il nostro target di medio termine tra 0,82/,8150 eur gbp.

L’Eur usd continua a consolidare il range stimato in precedenza. Ci aspettiamo un allungo reattivo verso area 1,04-1,0450 nel brevissimo dove il mercato verificherà la tenuta del ciclo riflessivo dell’euro.

Governement Bond Yield 

I rendimenti governativi hanno violato al ribasso significativi livelli di sostegno in linea con le nostre attese. Il 10 anni US Treasury è sceso sotto quota 2,75% attivando un ulteriore gamba riflessiva in direzione di area 2,35 e successivamente 1,90%. Il 10 anni German Bund conferma di dirigere le quotazioni verso l’obbiettivo intermedio 0,50%, mentre il 10 anni BTP dopo aver abbandonato il sostegno a quota 3,20% dirige in direzione di un target intermedio a 2,60%.

I segnali rilevati sintetizzano le potenziali attese per un significativo rallentamento della crescita economica di cui sopra abbiamo tracciato i possibili segnali.

Commodity

Sono sempre i corsi delle commodity energetiche a focalizzare la nostra attenzione. Benché il rame sia rimbalzato la scorsa settimana (+6%), sono i valori del petrolio e del gas a tenere alta la tensione sul comparto.

Il Brent future ha reagito alle vendite precedenti recuperando quota 104. Ci aspettiamo un nuovo movimento riflessivo che sotto area 100/98 tenderà a spingere definitivamente i corsi in direzione del target 80 usd/bar. Il Natural Gas TTF invece continua ad essere negoziato sopra i livelli (150/140) la cui rottura  determinerebbero quantomeno una correzione apprezzabile. Rimane quindi alta la tensione in quanto i timori per nuove riduzioni di fornitura lasciano i valori vulnerabili a nuove spinte speculative.