L’ultimo incontro del FOMC ha visto la Federal reserve prendere atto delle pressioni inflazionistiche ed imprimere un ritmo più serrato sulla conclusione del programma di stimoli monetari. Come abbiamo scritto in più occasioni le decisioni assunte dal Board confermano la nostra tesi impostata sull’avvio a rotazione di un movimento orientato di tutte le banche centrali a ritirare stimoli ed imporre linee meno accomodanti sotto il profilo della circolazione monetaria. Abbiamo sempre sostenuto che sia la Federal Reserve a dettare il ritmo della rotazione a cui avrebbe risposto con immediata reazione l’Inghilterra.  La verifica dei fatti ha messo in evidenza l’intenzione della Fed di concludere il QE a fine marzo ed avviare un possibile programma di rialzi dei tassi successivamente con tre chiamate nel 2022 ed altrettante nel 2023. La Bank of England invece ha esercitato subito la propria mossa restringendo la policy monetaria di 25 basis point. La BCE per ora attende.

L’inflazione tendenziale, tracciata dai modelli ufficiali, negli Stati Uniti si sta avvicinando alla soglia del 7%. I prezzi alla produzione sono saliti dall’8,66 al 9,6% a dicembre.

MARKET MOVER MONITOR WEEK 51

WB ECONOMICS: USA PRODUCER PRICE INDEX

L’ultimo PMI Composite USA Flash rilevato da Markit a dicembre ha confermato che le pressioni sui prezzi sono persistite fino alla fine dell’anno, con l’inflazione del settore dei servizi rilevata ad un livello record, sebbene le pressioni sulla catena di approvvigionamento siano diminuite.

Nel frattempo, le economie del G4 hanno visto tendenze divergenti sull’andamento della fiducia delle imprese nell’ultima serie di dati PMI flash. Gli Stati Uniti hanno visto in particolare migliorare l’ottimismo sulla base della convinzione che l’impatto economico della variante Omicron sarà meno grave rispetto alle ondate precedenti. I corrispondenti livelli di fiducia dei consumatori verranno monitorati con la pubblicazione dei dati sia negli Stati Uniti che nella zona euro la prossima settimana. I dati PCE in calendario e le misurazioni sull’inflazione e crescita saranno anche nel nuovo anno al centro dell’attenione per verificare i potenziali impatti sulle decisioni che la Federal Reserve dovrà intraprendere.

In Eurozona le tensioni sono concentrate su dinamiche che stanno impattando in tempo reale rispetto agli eventi sugli scenari operativi che le aziende dovranno affrontare da subito, quantomeno dalla riapertura delle attività dopo la pausa natalizia. I prezzi del gas naturale hanno ripreso a salire in modo irrazionale spinti da ragioni di natura geopolitica che alimentano un mix di dichiarazioni incendiarie. Le quotazioni del Gas naturale UE TTF  sono salite lo scorso venerdì sino a fissare un picco a 142 euro eur/mwh per chiudere ad un record di 134,20 le consegne di gennaio. All’andamento del Gas TTF abbiamo dedicato uno studio speciale che potete leggere in questo link.

Ritornando agli esiti delle riunione delle banche centrali che si sono tenute la scorsa settimana, dobbiamo sottolineare l’attuale linea divergente ufficialmente adottata dalla Fed rispetto alla BCE ed in generale dalle Banche centrali polarizzate sul dollaro (area anglosassone), rispetto a quelle polarizzate sull’euro. Mentre le prime hanno avviato una revisione concreta delle loro linee di policy, la BCE conferma un’atteggiamento ancora orientato ad una linea più accomodante. L’esito di queste direttrici conferma l’andamento del dollaro e della sterlina sull’euro.

E’ dagli inizi dell’anno che ci prepariamo a questo percorso, ora raccogliamo i frutti che l’apprezzamento del dollaro e della sterlina hanno portato alle nostre  strategie fissate per la gestione dei programmi di Risk Management elaborati per i flussi import ed export delle aziende che seguiamo. Nell’Outlook 2021 avevamo fissato tre grandi obbiettivi per l’eur usd: il primo intermedio in area 1,17/1,16, il secondo a 1,15 ed un terzo in area 1,13/1,12. Le oscillazioni maturate nella prima parte dell’anno, tra 1,17 ed 1,2150 (apr-giu) non hanno mai modificato il nostro scenario pur rallentandone i tempi di sviluppo.

Come ogni anno pubblicheremo il nostro FX OUTLOOK RISKOO, per il 2022,  il 7 gennaio. Potete prenotare l’invio del report al nostro Booking RISKOO Enterprise Risk Management.

Nell’immediato le chiusure di venerdì riportano l’attenzione verso il breakout dell’attuale range di dominio 1,1250/1,1350 eur usd. Pertanto stiamo sottoponendo a monitoraggio la possibilità che si apra una nuova flessione dell’euro verso i valori in cui quotava il cambio all’annuncio della pandemia.

EUR USD OUTLOOK

WB ANALYTICS: EUR USD ST

Sul fronte delle materie prime ci aspettiamo che la svolta impressa dalla Federal Reserve possa dare ulteriore vigore alle correzioni che abbiamo segnalato nei nostri report dedicati al comparto dei metalli industriali e dell’energia in generale.

Il Brent oil sta effettivamente perdendo momentum in direzione delle soglie indicate a fine ottobre mentre fissava i massimi tra 85 ed 86 usd/bar. Oggi osserviamo dopo il breakout di area 77 usd un potenziale movimento che potrebbe spingere i prezzi sotto quota 70 per proiettarli verso i target indicati nei nostri studi dedicati all’andamento del greggio.

Rispetto all’evoluzione della politica monetaria rimane da mappare l’andamento dei rendimenti dei bond governativi e con essi le line di correlazione con l’andamento dei mercati azionari.

Sono trascorse diverse settimane da quando abbiamo chiamato un alert sui mercati azionari. Da allora i corsi dei principali indici, dopo una caduta di momentum, sono ritornati a rivedere o riavvicinare i massimi dell’anno. Non sono tuttavia usciti dalla sfera di influenza di una corrente di realizzi che rimane tuttora operativa manifestando insidie che l’accelerazione del tapering, unita alle spinte inflazionistiche ancora fuori controllo,  rischiano di riportare l’attenzione sugli stessi livelli indicati all’epoca. Le eventuali perdite di momentum che i mercati azionari rischiano ancora di subire costituiranno il miglior contributo alla speranza delle banche centrali di riappropriarsi del termine transitorio  nell’aggettivare le dinamiche inflative. L’ipotesi deriva dalla nostra convinzione che una più robusta correzione dei mercati azionari, possa dar luogo ad un ulteriore discesa dei prezzi delle commodity e ridimensionare le quotazioni dei rendimenti del tratto lungo dei bond governativi. Aggiungiamo BTP compreso.