Inflazione e crescita sono al centro dell’attenzione delle banche centrali. Il Dipartimento del Lavoro USA ha  riferito  che l’indice dei prezzi al consumo è aumentato di circa lo 0,4 percento a settembre. I prezzi anno su anno sono aumentati del 5,4%: in termini relativi  il più robusto rialzo annuale dal gennaio 1991.

Quarles, membro della Fed,  ha riconosciuto che l’inflazione attualmente è più del doppio dell’obiettivo a lungo termine del Federal Open Market Committee (FOMC), ma ha affermato di essere “non ancora pronto a concludere che questo periodo ‘transitorio’ sia già ‘troppo lungo'”.

Quarles ha affermato che appoggerà presto la decisione di ridurre il ritmo degli acquisti di asset, il che sarebbe “del tutto coerente con il piano del FOMC di perseguire i nostri obiettivi di massima occupazione e stabilità dei prezzi a lungo termine e la nostra nuova strategia di politica monetaria ” ha dichiarato.

“Penso che sia chiaro che abbiamo superato la prova di ulteriori sostanziali progressi sia verso i nostri mandati sull’occupazione che sull’inflazione, e sosterrei una decisione nella nostra riunione di novembre per iniziare a ridurre questi acquisti e completare tale processo entro la metà del prossimo anno “, ha affermato il Governatore.

Nel contempo in Germania i prezzi alla produzione a settembre sono saliti del 14,2% dal 12% di agosto, il massimo dall’ottobre 1974, quando toccarono il +14,5%. Il PPI  depurato dai costi energetici è comunque salito dell’8,6%, calcolando che il prezzo del gas ha segnato un +58,9% su base annua e quello dell’elettricità un +23%.

Nel loro insieme i due dati evidenziano che il livello della temperatura è salito ben oltre gli equilibri sopportabili dai fondamentali. Indubbiamente il maggior contributo a questa spinta dei prezzi proviene dalle commodity e dalla logistica.

In settimana abbiamo pubblicato la sintesi di un nostro studio sull’andamento del gas naturale europeo e delle prospettive del TTF. I prezzi si muovono con grande velocità evidenziando un livello di volatilità straordinario. Ieri abbiamo assistito ad nuovo allentamento delle quotazioni in direzione del tipping point a 80 euro maturando questa settimana un parziale ribasso del 13,42% (last quote 88,46- max 2021 162 euro).

Il movimento settimanale depone a favore del nostro scenario di base. Tuttavia necessitiamo ancora della conferma risolutiva del breakout di quota 80 euro. Da ieri i leader dell’UE sono in riunione per discutere tra le varie cose di energia e del recente aumento dei prezzi. Valuteranno quali misure adottare a livello nazionale ed europeo per affrontare le ripercussioni di tale aumento.

L’agenda energetica costituisce un passaggio di fondamentale importanza per l’intero comparto delle materie prime. Tutte le macro aree economiche si trovano in questo momento ad affrontare il tema in un quadro in cui la transizione verde impone una serie di tappe forzate difficilmente compatibili con l’attuale assetto energetico.

Oggi, come anticipato lunedì nel nostro MARKET MOVER MONITOR WEEKLY (vedi calendario), avremo la pubblicazione dell’esito dei sondaggi PMI Flash. Le curve, soprattutto sul comparto manifatturiero, sono attese ancora in declino dopo la perdita di momentum registrata durante l’estate. Nell’insieme il rallentamento è imputabile ai noti problemi della catena di forniture ed al rialzo dei prezzi delle materie prime. Un ridimensionamento di quelli energetici impatterebbe su tutto il comparto compreso quello dei noli marittimi. Consentirebbe inoltre alle banche centrali di confermare la loro fiducia sulla transitorietà dell’inflazione.

Nel pomeriggio Jerome Powell terrà un intervento, l’ultimo che precede la riunione della Fed del 2-3 novembre. Analizzeremo con attenzione i contenuti del suo discorso prima che inizi il periodo di silenzio che precede i meeting della Banca centrale USA.

La prossima settimana si svolgerà inoltre una raffica di riunioni di banche centrali in diverse aree del mondo:  Canada, Eurozona e Giappone. Contemporaneamente saranno riportati i dati relativi alla crescita e inflazione del terzo trimestre con il PIL degli Stati Uniti e della Eurozona. 

La riunione di politica monetaria della BCE sarà al centro dell’attenzione soprattuto in scia alle elevate pressioni registrate sui prezzi in Eurozona. La riunione si tiene con l’ombra delle dimissioni del Presidente della Bundesbank e Consigliere BCE;  Jens Weidmann lascerà l’incarico a fine 2021, dopo 10 anni e con sei d’anticipo sulla scadenza del mandato.

Jen Weidmann noto per le sue posizioni intransigenti, si è scontrato più volte con Draghi, cercando invano di succedergli alla guida della Bce nel 2019. E’ altresì nota la sua linea di rigore monetario. Ci chiediamo se si tratti di una svolta sulla linea economica, monetaria e fiscale che modificherà l’approccio futuro dei governi dell’Eurozona!

Nei recenti interventi rilasciati da vari esponenti BCE,  è stato affermato che l’inflazione potrebbe essere più persistente del previsto. Ciò alzerà il livello di attenzione su come si posizionerà il Board nella dichiarazione di accompagnamento di Christine Lagarde nella conferenza stampa su inflazione e crescita. Detto questo, la BCE non dovrebbe intraprendere ulteriori azioni almeno fino alla riunione di dicembre, quando sono attese nuove proiezioni. Separatamente, si prevede che anche la BoJ e la BoC rimarranno in una posizione di attesa la prossima settimana, ciò non toglie che gli operatori presteranno molta attenzione  ai comunicati finali.  Vogliamo capire se ci sia ancora una linea di continuità sulla retorica in merito alla resilienza della ripresa,  soprattutto vogliamo verificare  quanto regga ancora la  convinzione delle banche centrali  sulla natura transitoria delle pressioni inflazionistiche.

MARKET MOVER

Nel mercato delle commodity continuiamo a registrare elevata volatilità. Alcuni segnali di possibile rientro dei prezzi ci lasciano fiduciosi su un prossimo riequilibrio del comparto, un toccasana per inflazione e crescita.  Ma come abbiamo scritto la Fed dovrà dare un segnale inequivocabile di voler raffreddare almeno l’azione speculativa  annunciando il tapering.  Sul nostro WB COMMODITY PERSPECTIVES  abbiamo preso in esame l’attuale scenario declinando la congiuntura dei prezzi in quadro in cui rimangono possibili ipotesi correttivi in taluni casi molto significative. Il Brent, benchmark per il comparto petrolifero, dopo aver collaudato area 85 usd/usd bar, target indicato nel nostro ultimo Alert, sta aprendo un primo possibile segnale di reversal. Stiamo monitorando in queste ore quota 83/82,50 usd in quanto sotto tale livello sono presenti molti ordini di realizzo sul posizioni speculative lunghe di oil. La violazione ci porterà verso area 77 usd, primo vero tipping point del ciclo rialzista del Brent.

Di questo processo il dollaro dovrebbe trarne beneficio in linea con quanto anticipato nei piani di Enterprise Risk Management che stiamo elaborando sui budget 2022 per le aziende a cui offriamo la nostra copertura operativa.

Dopo le ultime due settimane relativamente tranquille ci aspettiamo un ritorno della volatilità sul cambio eur usd. Continuiamo a confermare l’Outlook indicato nel nostro WB RISKOO report. Recentemente il cambio ha collaudato almeno in un paio di sessioni l’area 1,1675 dove avevamo fissato il cap dell’attuale range di mercato. Ci aspettiamo una progressiva perdita di momentum dell’euro dopo l’eventuale breakout di 1,1620.