Con il rapporto sull’occupazione USA, che il Dipartimento del Lavoro rilascerà alle 14.30 (CEST), avremo modo di verificare non solo l’andamento del mercato del lavoro, bensì l’impatto che l’esito del rapporto potrà determinare nella linea di policy della Federal Reserve.

In settimana l’ ​​ADP ha stimato un dato più robusto rispetto alle attese aggiornando le stime su quello ufficiale di oggi a +568k le nuove buste paga per tutti i settori escluso quello agricolo, più del doppio del dato deludente  di agosto pari a  235.000 posizioni, oltre a un calo del tasso di disoccupazione al 5,1% e un aumento della retribuzione oraria media al 4,6%.

In sintesi queste sono le stime del consensus per il rapporto odierno:

OCCUPAZIONE USA

    • Totale retribuzioni: 500K – precedente 235K
    • Retribuzioni private: 450K – precedente 243K
    • Tasso di disoccupazione USA: 5,1% – precedente 5,2%
    • Tasso di partecipazione alla forza lavoro: 61,8% – precedente 61,7%
    • Guadagno medio orario a/a: 4,6% –  precedente 4,3%
    • Guadagno medio orario M/M: 0,4% – precedente 0,6%
    • Ore settimanali medie: 34,7 – precedente 34,7

Da notare che dal 5 settembre sono terminati i sussidi per milioni di lavoratori che presumibilmente sono ritornati a cercare occupazione negli USA.

OCCUPAZIONE USA VERSO SONDAGGI PURCHASE MANAGER INDEX

Sempre in settimana abbiamo avuto modo di analizzare i rapporti ISM dei servizi e dell’industria manifatturiera per gli Stati Uniti. Il loro andamento ha messo in evidenza  tendenze parzialmente divergenti a settembre, con il sottoindice dell’occupazione nel settore dei servizi in lieve calo a 53,0 da 53,7, segnalando una crescita ma a un ritmo più lento, mentre il sottoindice dell’occupazione nel settore manifatturiero è tornato in territorio espansivo, fissando quota 50,2 rispetto al precedente  49,0. Sul settore manifatturiero, ISM ha affermato che le aziende stanno ancora cercando di aumentare i loro organici segnalando un miglioramento rispetto ai mesi precedenti. E’ il settore dei servizi che ha visto comunque un progressivo miglioramento negli ultimi mesi.

In generale i dati PMI rilasciati nel mese di ottobre hanno messo in evidenza ancora la tenuta del momentum espansivo della ripresa negli Stati Uniti ed in generale nelle regioni anglosassoni. Diversamente in Europa abbiamo notato ancora un rallentamento del quadro generale. Nella sostanza, dopo un periodo di grande euforia stiamo osservando una perdita di momentum soprattutto nel comparto manifatturiero in Germania. L’Italia regge tuttora lo slancio in termini relativi nel confronto con l’industria tedesca. La produzione industriale tedesca ha registrato in agosto una flessione di 4,0% su mese a fronte di un’attesa per un calo dello 0,4%. Mercoledì gli ordini all’industria tedesca relativi ad agosto hanno registrato un calo del 7,7% su mese, rispetto ad aspettative per una flessione ben più contenuta (-2,1%).

Le due banche centrali nel frattempo hanno evidenziato linee di orientamento divergenti. La Fed sembra stringere il cerchio verso l’avvio del tapering; la BCE invece sembra orientata a progettare uno strumento alternativo al Pepp quando a marzo terminerà il programma emergenziale di sostegno.

I TIMORI DELLA BCE

Secondo quanto riportato da Bloomberg la Banca centrale europea starebbe studiando un nuovo programma di acquisto obbligazionario per prevenire eventuali turbolenze sui mercati una volta terminato il programma di emergenza Pepp da 1.850 miliardi di euro. Il nuovo piano di acquisti dovrebbe fungere da cuscinetto nel caso in cui la fine del Pepp produca contraccolpi sui titoli di Stato di Paesi più vulnerabili. Lo studio prevede anche una possibile revisione della capital key rule, ovvero la regola applicata ai programmi di quantitative easing introdotta nel 2015 per gestire in modo proporzionale gli acquisti di Titoli di Stato sulla base delle dimensioni economiche di ciascun paese.

OCCUPAZIONE USA: IL DATO A CUI GUARDANO I MERCATI

COMMODITY

I mercati stanno metabolizzando l’idea che la Fed possa effettivamente avviare il tapering. Da un lato i Regulators osservano le reazioni degli investitori dall’altro questi sfidano giorno per giorno l’effettiva convinzione a procedere della Banca centrale. In mezzo ci sono non soltanto gli squilibri tra fondamentali e valorizzazioni, ma anche gli eccessi sul mercato delle materie prime.

Il tapering costituirebbe il rimedio più immediato per costringere l’azione speculativa a ritirarsi definitivamente consentendo ai prezzi di ritornare a livelli più congrui.  Di fatto il comparto delle commodity sta già metabolizzando dalla scorsa estate l’ipotesi tapering. Il segmento dei metalli industriali ha già avviato correzioni. Come previsto a fine maggio, il rame ha corretto dai massimi 10750 sino a testare quota 8750 usd/t. In queste settimane le contrattazioni stanno consolidando un range che secondo i nostri studi sarebbe propedeutico ad un’altra gamba di ribasso ribasso. Il minerale di ferro ha perso dai massimi quasi il 50% del valore. Il nickel sta avviando anch’esso un’azione correttiva. Attendiamo segnali per l’alluminio ormai entrato in una fase di potenziale distribuzione. L’acciaio (Steel Scrap) ha corretto dai massimi circa il 16% prima di aprire una fase di consolidamento.

Al quadro correttivo, per ragioni geopolitiche, non si è unito il petrolio e soprattutto il gas. Nel report di ottobre affrontiamo la questione sotto il profilo quantitativo e qualitativo dell’attuale rally evidenziando comunque alcune peculiarità tecniche utili a riportare in un quadro decisamente speculativo e non fondamentale le spinte delle ultime due settimane. Il Natural Gas americano ed anche quello europeo dopo forte rialzo di inizio settimana, per il quale abbiamo pubblicato un post di allerta, hanno subito un altrettanta robusta correzione nelle ultime ore. L’aumento vertiginoso della volatilità costituisce uno dei segnali iniziali propedeutici ad una svolta.

FOREX

L’eur usd è sceso sino ad avvicinare quota 1,15. L’esito del rapporto odierno sull’occupazione impatterà sulle dinamiche del cambio. Qualora il tenore delle attese dovesse essere disatteso potremmo assistere ad un rimbalzo dell’auro. Tuttavia restiamo sempre della stessa idea rimbalzo o meno. Il dollaro sta beneficiando di una fase positiva dove anche il tema dell’avversione al rischio sempre più avvertita si sta facendo lentamente strada su un mercato instabile, a partire da quello azionario.  Nel report di ottobre stiamo considerando non solo il quadro di breve termine che ci accompagnerà a fine anno, bensì quello ciclico che tenderà a governare sul 2022. Il range odierno rimane inserito nella fascia 1,1635/80 -1,15 eur usd.