Fed dilemma: troppo presto per muoversi, ma pronta a diventare un po’ più aggressiva

Fed dilemma. In precedenza, i mercati avevano visto la riunione del FOMC di settembre come l’occasione per il presidente Jerome Powell di annunciare formalmente il tapering. Dopo i dati deboli sull’occupazione e un leggero calo dell’inflazione ad agosto pensiamo che siano poco numerosi gli operatori che si aspettano un annuncio forte da parte da parte della Fed nel Consiglio che inizia oggi e terminerà domani.

Con buona probabilità ciò che  il mercato aspetta con ansia è di capire il grado di riconoscimento da parte della FED che l’attuale livello di accomodamento monetario potrebbe non essere più giustificato e che gli acquisti di attività potrebbero iniziare a essere annullati entro la fine dell’anno. In altre parole Jerome Powell potrebbe aggiungere un ulteriore tassello al puzzle che tendenziale dovrebbe comporsi entro la fine dell’anno.

Oltre agli accenni al tapering dovremo mettere a fuoco gli eventuali  segnale sulla tempistica dell’inasprimento monetario. Le proiezioni del Dot Plot rilasciate insieme ad altre previsioni economiche rappresentano un Il dot plot viene utilizzato dalla Federal Reserve dal 2011 per rappresentare le attese degli esponenti del Federal Market Open Committee in merito alle attese dei tassi di interesse nei prossimi anni. Con la riunione di giugno il diagramma proietta il primo aumento al 2022.

Il dollaro si è mosso nell’ultima settimana con un leggero apprezzamento spostando le quotazione contro euro verso la parte inferiore del grande range che governa gli scambi nel mercato forex da oltre un anno. Quota 1,1675 eur usd rappresenta la barriera da violare per aprire alla divisa americana una nuova finestra il cui range tenderebbe spostarsi sull’area di prezzo inferiore identificata nel nostro ultimo FX RISKOO OUTLOOK.

Di conseguenza saranno questi gli elementi che attiveranno la price action per violare la barriera ed aprire alla divisa americana un altro periodo di positività.

Sotto il profilo delle correlazioni Intermarket ci sono diversi segnali che conferiscono al dollaro positività: la debolezza dell’oro, il reversal di molte commodity, il clima di avversione al rischio che si respira nelle borse.

Ed è proprio questo vento di avversione che ci spinge a chiederci quanto sia gradito alla Fed una fase di volatilità dei prezzi. In altri termini pensiamo che per legittimare la visione di un’inflazione temporanea, il Regulator abbia bisogno che i rialzi dei prezzi delle attività finanziarie e delle commodity si sgonfino. Per farlo hanno bisogno di togliere la schiuma speculativa che gli stimoli monetari hanno alimentato nel tempo. Allo stesso modo temono che l’innesco di una correzione sui mercati azionari possa tradursi in un vuoto d’aria azionando un processo che porti ad un nuovo bear market recessivo. Dopo anni di lavoro svolto per riabilitare l’economia dopo la crisi finanziaria del 2008,  dei debiti sovrani e non ultimo della deflazione, l’ultimo degli scenari desiderati dalle banche centrali è quello di riportare le lancette dell’economia versa la decrescita indotta dal ritorno della sfiducia.

Pensiamo che questo sia il dilemma delle Big Four. Non dare nulla per scontato nemmeno il tapering.

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