LA POLITICA MACROECONOMICA IN UN’ECONOMIA IRREGOLARE

Una sfida per il ritorno verso la normalità: cosa pensano alla Fed?

E’ dalla fine della primavera che ci stiamo preparando per il Simposio di Jackson Hole.

Il percorso che ci ha portato a questo evento è tutto improntato all’esercizio o meno del ritiro degli stimoli monetari da parte della Federal Reserve. In settimana abbiamo pubblicato un grafico aggiornato sui livelli raggiunti dal rapporto del bilancio delle quattro principali banche centrali con i sottostanti livelli del GDP. Lo riproponiamo in quanto è da qui che parte la riflessione finale che facciamo prima che vengano pubblicati i papers del simposio.

Gli attivi delle banche centrali sono costituiti prevalentemente dai bond acquistati con i vari programmi di QE. La somma totale ha raggiunto la soglia dei 25 trilioni di dollari.

La liquidità immessa nei mercati è stata investita dagli operatori in attività finanziarie: equity, bond e commodity. In parte è ricaduta nell’economia reale ed in gran parte è rimasta in quella finanziaria. L’azione speculativa ha prodotto un effetto schiumogeno sulle quotazioni degli attivi, portando i multipli fuori scala, soprattutto se rapportati ai fondamentali. Il prezzo delle commodity quotano  valori in eccesso rispetto alle medie registrate in periodi di crescita normalizzata.

I rendimenti dei bond sono scesi nonostante l’inflazione abbia ripreso a crescere.

I multipli di borsa sono saliti non tanto per merito dei fondamentali quanto per le diffuse operazioni di buy back promosse dalle compagnie.

In molte situazioni riscontriamo condizioni di eccesso che necessiterebbero di essere  riequilibrate.

Secondo Aristotele, la virtù etica è “medietà”, ossia disposizione a volere sempre il giusto mezzo tra due vizi, «uno per eccesso e uno per difetto». Così, il coraggio è la disposizione ad agire in situazioni di pericolo evitando a un tempo la viltà, cioè l’eccesso di paura, e la temerarietà, cioè il difetto vizioso di paura; a sua volta la liberalità, che rappresenta la medietà virtuosa nel campo del dare e ricevere consiste nel guardarsi, rispettivamente, dagli opposti vizi della prodigalità e dell’avarizia.

Il giusto mezzo, però, non può essere definito in astratto, in modo identico per tutti, ma deve essere commisurato a chi da e chi compie l’azione: la medesima quantità di cibo può presentare il giusto mezzo per un atleta ed essere eccessiva per un individuo sedentario. Il giusto mezzo non può neppure essere determinato sulla base di un semplice calcolo quantitativo; la sua determinazione infatti richiede una più complessa valutazione delle circostanze in cui si svolge l’azione.

Quando pensiamo alla politica monetaria degli ultimi mesi, se non anni, non possiamo mai trascurare l’idea che senza gli stimoli monetari, oggi saremmo qui ad analizzare scenari  più problematici. Non è un caso se il tema di JH declini nella politica macroeconomica il concetto dell’irregolarità dell’economia.

Noi pensiamo che il mercato dovrebbe incorporare riflessioni molto più fondamentali nelle loro valutazioni che tengano conto dei livelli di debito e di resilienza degli Stati, delle organizzazioni sovranazionali di ogni ordine e grado, la cui solidità è intimamente legata a diverse variabili. Esse devono con particolare intensità considerare  vari asset: l’esercito di un paese, la coesione sociale, la proiezione geopolitica, la solidità dell’economia sottostante verso i problemi sulle forniture globali. Da tempo, il mercato ha deciso di ignorare i fondamentali in quanto protetti da un contesto di – pace finanziaria -, dove sembra che tutto sia concesso: anche stampare deficit incrementali impensabili fino a tre anni fa.

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