BANCHE CENTRALI LA MISURA DEL GIORNO

Hermann Hesse sosteneva che la “la verità si vive, non s’insegna.” . Nell’anatomia del discorso che Jerome Powell ha pronunciato nella conferenza stampa a chiusura del meeting della Riserva Federale, si possono leggervi più interpretazioni. Per cui nella misura del giorno dopo è possibile riconoscere nel suo discorso un grande sforzo di ingegneria simmetrica nel soddisfare le attese degli uni rispetto agli altri. Per uni e per gli altri intendo identificare i cosiddetti falchi e le cosiddette colombe. Meglio ancora quelli che si aspettavano un messaggio meno conciliante con una policy accomodante e in modo speculare quelli che cercavano ancora la conferma di uno scenario in cui l’inflazione rappresenta un evento transitorio e quindi non così critico da spingere la Banca Centrale a rivedere l’attuale stance monetaria.

Per cui credo che Hermann Hesse avesse ragione. Jerome Powell non ci ha insegnato la verità, ce l’ha semplicemente proposta in un insieme di immagini in movimento reciproco in una sorta di fluidità e di incertezza denotativa. Si tratta di una verità solubile che impareremo vivendola.

Commentando giovedì mattina in FINANZA NOW le decisioni della Fed, il conduttore del podcast, Giuseppe di Vittorio,  ha calcato il concetto  con la sintesi che contraddistingue ogni giornalista, affermando che con il suo discorso il Governatore Jerome Powell  si fosse messo al centro della curva ( gergo normalmente utilizzato per definire la posizione della banca centrale quando anticipa oppure segue la curva rispettivamente quando muove i tassi prima che la curva ne sconti l’attesa piuttosto che li muova per riflesso condizionato).

L’inflazione c’è si vede e si sente, ma la Fed dice che pur vedendola pensa che sia transitoria.

La verità? la vivremo.

Il motivo per cui sia importante riconoscere la presenza o meno dell’inflazione sta tutto nei rimedi che l’autorità monetaria assumerà per contenerla  o raffreddarla. Oggi viviamo questa parabolica esperienza da un lato con mercati di carta estremamente anestetizzati dagli insegnamenti delle banche centrali, dall’altro con mercati reali dove le aziende gareggiano in una competizione estremamente difficoltosa, fatta di forniture non pianificabili, di prezzi in crescita, di materie prime che scarseggiano e non ultimo di misure sociali che vincolano la programmazione.

Insomma se le banche centrali hanno fatto l’impossibile per sostenere i mercati rispondendo alla chiamata degli investitori, ora è il circuito nervoso delle aziende che necessita di uno sforzo oltre il possibile.

Ed in questo leggo nella narrativa delle banche centrali la volontà di riequilibrare gli eccessi che si sono prodotti in questi tempi sempre inediti seguendo nell’ordine:

  1. il riequilibrio dei prezzi delle commodity,
  2. il riequilibrio dei tassi di cambio anche in chiave geopolitica,
  3. il riequilibrio dei mercati finanziari,
  4. il controllo della curva dei rendimenti,
  5. l’evitare disordini sui mercati azionari.

Si comincia con il ribasso delle commodity. La Cina è parte in causa, in quanto interessata a reprimere le spinte speculative anche in considerazione del consistente aumento dell’inflazione. I prezzi alla produzione stanno crescendo su base annua oltre il 9% avvicinando il picco segnato nel 2008 del 10%, quando il prezzo del petrolio raggiunse i 140 usd/bar.  Oggi il problema delle quotazioni delle commodity industriali ed anche agricole sta superando i livelli di guardia anche per l’economia cinese. Come abbiamo scritto nel mese di maggio e ribadito nel MARKET MOVER MONITOR di questa settimana, il rame, che consideriamo uno degli indicatori guida più affidabili sull’andamento del comparto, sta corregendo i prezzi.

Nel punto della Settimana sui Mercati Weekly pubblicato da We WEALTH  ho delineato tutti questi temi prospettando nei tratti essenziali le azioni che, secondo le nostre analisi di scenario,  le perseguiranno nella seconda parte del 2021.   


WLADEMIR BIASIA IL PUNTO DELLA SETTIMANA WE WEALTH

Il dollaro in sole due sedute, a partire dalla conclusione del Consiglio Fed,  ha guadagnato sull’euro oltre il 2%. Da tempo sosteniamo che le quotazioni oltre area 1,22 costituivano un eccesso sia sotto il profilo macro che quantitativo. Il percorso avviato dovrebbe spingere i mercati verso un riequilibrio del tasso di cambio dove i minimi segnati la fine di marzo costituiscono una linea di spartiacque significativa con valenze a medio termine.  Il riequilibrio dei tassi di cambio ha già contaminato il comportamento dell’oro. I prezzi sono scesi nuovamente sotto quota 1830 usd/oz a conferma di un rafforzamento speculare del dollaro. In sintesi il nostro Team di Analytics si aspetta che il Dollar Index vada entro le prossime sessioni a testare area 93 per tentare un break up tecnicamente significativo. Affronteremo la questione nel nostro prossimo Outlook di fine giungo quando pubblicheremo l’FX OUTLOOK RISKOO IIIQ.

Il riassetto dei mercati delle materie prime e dei cambi produrrà un ritorno più convinto dei flussi verso l’area dollaro. Ciò premierà ulteriormente, anche se in misura contenuta, un parziale ridimensionamento dei rendimenti sul US Treasury 10 Y. Ci aspettiamo che i rendimenti ritraccino ulteriormente verso area 1,30%. A conferma del punto 4 infatti pensiamo che le banche centrali continueranno ad impegnare la loro azione nel reprimere i potenziali rialzi dei rendimenti sul tratto lungo della curva. Il Tesoro Usa ha bisogno di effettuare funding per finanziare gli stimoli economici e fiscali progettati dall’Amministrazione Biden. La Cina per frenare l’apprezzamento dello yuan dovrà ritornare a comprare Treasury per equilibrare il forte avanzo commerciale con gli Stati Uniti. L’Eurozona ha bisogno di controllare le curve sui rendimenti dei bond periferici, compreso quello domestico.

Tutto questo lavoro potrebbe imporre qualche sacrificio temporaneo ai mercati azionari.  Ci aspettiamo che lo Standard & Poor 500 possa subire realizzi durante la prima parte dell’estate. Continuiamo a guardare l’area4100 come punto di convergenza di vendite misurate, mentre eventuali break out saranno oggetto di attenta valutazione dei regulators in quanto, dopo tutto il lavoro fatto per sostenere i mercati, pensiamo che le banche centrali rimangano comunque impegnate ad evitare che si apra una fase disordinata (punto 5).

La verità esiste, ma non esiste la dottrina assoluta, perfetta. La verità si vive quindi, non si insegna, come sosteneva Hermann Hesse