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NUMERI NEL COMPUTER. pag.    3

INTERMARKET ANALYSIS

INTEREST RATES                pag.  10
FX MARKET                          pag.  15
COMMODITY                        pag.  17
STOCK INDEX                      pag.  20

 

I conteggi di voto rimangono aperti. Attendiamo il voto, soprattutto perché l’esito potrebbe riservare ancora movimenti di coda. L’umoralità dei mercati lo chiede. Il deep state si riprende la scena politica e con essa il ruolo trainante del progetto politico ed economico.

Lo scontro a cui abbiamo assistito non è solo nei numeri del consenso,  bensì nell’affermazione del primato di una presidenza che vuole riattivare relazioni e progetti che nonostante i quattro anni di un Presidente fuori dagli schemi non sono mai stati accantonati.

I numeri nel computer dicono che l’America è divisa tra l’ideologia liberal e quella del micro mega capitalismo. I numeri nel computer dicono anche che la Presidenza democratica dovrà mediare con il Senato repubblicano. Certe cose si potranno fare ma non secondo lo schema originario. I numeri nel computer preludono ad un confronto aperto a tutto campo nel Congresso. Saprà l’America di Joe Biden stabilire priorità distinte per garantire che la politica estera sia in grado di mettere a frutto le proprie capacità per plasmare la ripresa globale? Il mondo è ancora alle prese con una massiccia crisi sanitaria, economica e sociale.

LE SFIDE PER LA NUOVA PRESIDENZA

I numeri nel computer dicono che il debito globale sta superando la soglia dei 260 mila miliardi di dollari. Il rapporto debito / PIL globale nel primo trimestre è balzato di oltre 10 punti percentuali, la più grande crescita trimestrale mai registrata, raggiungendo un record del 331%. Oltre il 92% del debito pubblico è di livello investment grade”. Si ripropone quindi per logica spontanea la domanda sulla sostenibilità di tutto questo debito.

Il debito nelle economie avanzate ha superato il 392% del PIL, dal 380% nel 2019, con l’aumento del rapporto debito / PIL al di fuori del settore finanziario più pronunciato in Canada, Francia, Norvegia e Stati Uniti. Il debito degli Stati Uniti rappresenta la quasi metà del totale di $ 185 trilioni di debito, sempre nei mercati maturi.

Il rapporto debito / PIL nel primo trimestre  nei mercati emergenti è balzato al 230%.

La Cina ha accumulato debito in tutti i settori nella misura del 335% verso il PIL, il 60% dell’accumulo di debito proviene da società non finanziarie.

Molti paesi sono principalmente debitori verso soggetti stranieri. In termini politici questi creditori  possono essere alleati o rivali ed utilizzare di conseguenza tali prestiti come leva per estendere la loro portata strategica sotto il profilo geopolitico in pressioni economiche o militari trasformando i prestiti in “trappola del debito”.

QUANDO IL DEBITO è TROPPO DEBITO?

Quindi quanto debito è troppo debito?, e fino a quando può essere considerato sostenibile per un paese? Non c’è un consenso univoco. Alcuni, pur concordando sul fatto che i conti nazionali debbano essere tenuti sotto controllo, rifiutano l’idea che esista un rapporto debito / PIL ottimale. Altri economisti sostengono che gli effetti negativi sulla crescita economica iniziano non appena il debito nazionale supera il 60% del PIL nelle economie in via di sviluppo ed emergenti e circa l’80% nei paesi sviluppati. Quando i tassi di interesse sono bassi e un paese sta attraversando un rallentamento economico, prendere in prestito denaro può essere un’opzione più attraente politicamente ed economicamente rispetto all’aumento delle tasse che può intaccare il potenziale della crescita stessa. Tuttavia un governo deve essere in grado di gestire un avanzo primario (l’eccedenza del gettito fiscale sulla spesa programmata) sufficiente a ripagare se non il debito il costo del suo servizio. 

Il debito è quindi un’arma a doppio taglio. Viene spesso utilizzato per generare crescita futura, ma la disciplina fiscale è cruciale: il persistere di disavanzi significa che prima o poi verrà raggiunto il punto di default, senza considerare che anche quando si evita il default, il costo vertiginoso del finanziamento del debito diventa un onere insostenibile per le generazioni future, tutto questo senza contare l’esposizione a pressioni politiche.

Prendere in prestito per finanziare la spesa pubblica richiede un attento atto di bilanciamento. Ciò può promuovere la crescita o portare a squilibri fiscali che la soffocano… continua a leggere…