CORONA VIRUS

CORONA VIRUS: PAURA VIRALE

Vendite e panico sono virali e colpiscono di più del corona virus.

Nella mia esperienza professionale ho visto parecchie situazioni in cui un evento non atteso ha scatenato arcane paure, alimentando  scenari tremendi.  A memoria, la Sars ha evocato sceneggiature altrettanto incredibili. Alla fine il mondo ha girato pagina salvo accorgersi che i mercati, una volta metabolizzato l’evento sono saliti.

La prima pandemia dell’era del Green New World pare suggerire le stesse ansie.

Ciò che più condiziona l’atteggiamento degli investitori è il rapporto tra evento ed asse temporale del ciclo. Se l’episodio si manifesta in una fase espansiva del ciclo, i suoi effetti vengono riassorbiti in tempi ragionevoli. Se al contrario si manifesta in una fase di tipping point nel punto di ebollizione di un ciclo, i connettori mettono in movimento un potere di contesto che rischia di provocare un effetto pandemia anche sui mercati.

Certamente oggi non ci troviamo nelle fasi costruttive di un ciclo espansivo. Più verosimilmente  siamo, nella migliore delle ipotesi in un contesto maturo del ciclo. Perciò ogni notizia negativa rischia di produrre effetti sgradevoli.

La scorsa settimana abbiamo declinato l’evento virale in un contesto in cui ogni storia può offrire l’alibi per prendere beneficio. Stiamo parlando ovviamente del mercato azionario, il più colpito dall’attuale diffusione dei timori derivanti dalla sindrome cinese.

Non più tardi dello scorso mese ho scritto, nell’Outlook 2020, che lo Standard & Poor 500 era diretto a verificare il target (intermedio) che avevamo stimato in area 3330/40. Al meeting di Borsa Italiana, il TOL EXPO di ottobre, avevo preannunciato la medesima aspettativa dichiarando che alla verifica si sarebbero verificate significative prese di beneficio.

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