INDICI PMI : IN GERMANIA SCENDE ANCORA IL COMPARTO MANIFATTURIERO

PMI MANUFACTURING EUROZONE:  i dati rimangono ancora in contrazione per Germania ed Italia

PMI MANUFACTURING EUROZONE

WB ANALYTICS: PMI MANUFACTURING EUROZONE

Il dato PMI sul comparto manufacturing relativo al mese di novembre  rimane debole nelle due principali manifatture dell’Eurozone.  Rileviamo tuttavia  Per la prima volta dopo un lungo periodo di tempo una reazione sul livello di fiducia delle imprese tedesche. In ogni caso va detto che il dato fissa un momentaneo minimo in corrispondenza dei minimi fissati nel 2012 in coincidenza con il precedente bottom recessivo.

A  novembre il manufacturing made in Italy ha  registrato il dato peggiore rispetto all’intera Eurozone. La contrazione dell’intera area europea risale ad ottobre 2018. I nuovi ordini di novembre nell’interscambio dell’area UEM segnalano un prolungamento della striscia riflessiva. Si rileva nell’indagine anche un deterioramento degli ordinativi provenienti da aree extra europa.

PMI MANUFACTURING ASIA

I segnali ancora deboli che emergono dal quadro dell’Eurozona risultano mitigati dalla prospettiva più confortante che emerge dal quadro asiatico.  Nell’area sono presenti già dallo scorso mese indicazioni reattive che lasciano aperta una prospettiva positiva per la partenza del 2020. La Cina riporta un valore sopra quota 50, come pure l’India. La Corea del Sud, il cui comparto manifatturiero risulta fortemente concentrato su auto, acciaio, e tecnologia, sembra prossimo ad un recupero della soglia 50.

In prospettiva il recupero della Corea risulta positivo ai fini del quadro generale, in quanto riteniamo che per le sue caratteristiche produttive  possa essere qualificata come proxy di una ripresa dei commerci globali.  Tale indicazione si interseca positivamente con il segnale di recupero dei prezzi del rame che avevamo anticipato nell’Outlook WB Perspectives del mese di novembre.

 

PMI MANUFACTURING ASIA

WB ANALYTICS: PMI MANUFACTURING ASIA

 

PMI MANUFACTURING USA

Inoltre confermiamo quanto già anticipato in merito al Manufacturing USA. Le recenti rilevazioni presentano un recupero del comparto nelle indagini Markit PMI, diversamente l’ISM (indicatore analogo rilevato dall’Institute for Supply Management).  Il dato PMI in divergenza rispetto all’ISM, trova conferme nelle indicazioni che emergono sia sulle nuove assunzioni (grafico a destra), sia sulla lettura dell’US Manufacturing Output. Ciò consente di continuare a nutrire ottimismo verso la partenza del  prossimo anno diversamente dall’informazione generale che continua a sottolineare i rischi di una recessione imminente.

Ovviamente stiamo analizzando un quadro costituito da una sequenza di Leading Indicators, ovvero indici anticipatori, che per loro natura risultano volatili. In ogni caso a conferma di una congiuntura resiliente la Federal Reserve non dovrebbe (usiamo il condizionale per cautela, ma pensiamo che questo sia lo scenario di riferimento) ridurre ulteriormente i tassi d’interesse per tutto il primo trimestre del 2020.

I riflessi del quadro che emerge dovrebbero tenere l’euro ancora in una posizione di relativa debolezza allontanandolo dal rischio di una verifica di area 1.1175 eur usd dove abbiamo fissato il punto oltre il quale prenderebbe consistenza un movimento correttivo. 

 

PMI MANUFACTURING USA

PMI MANUFACTURING USA

 

Hong Kong PMI

Infine riportiamo il dato relativo alla medesima indagine condotto nell’area di Hong Kong.

I disordini politici in corso unite in parte alla crisi diplomatica tra Cina ed Usa relativa agli scambi commerciali, hanno segnato un collasso dell’attività commerciale al ritmo più elevato
dal 2008. Risulta evidente anche il netto deterioramento della domanda cinese sul fronte del commercio per turismo ed industriale.
Al momento non si rilevano condizioni utili a mitigare il quadro conosciuto. Anzi, le difficoltà sul business si sono riflesse anche nell’azione di pricing power sul lato dell’offerta visto il crollo del livello degli affari. Ciò nonostante il cambio usd hkd, pur con un incremento della volatilità relativa,  è rimasto inserito all’interno della banda di oscillazione definita dal piano Peg con una media dei valori a 7,8330 (max 7.85 – min 7.79). La Hong Kong Monetary Authority (HKMA), la banca centrale di fatto della città, acquista dollari locali se diventa troppo debole e vende per frenare una forza eccessiva. Dispone di una potenza di fuoco prossima a $ 448,5 miliardi di dollari ovvero circa sette volte la valuta in circolazione. In più riprese si è tentato di violare la banda fissata attorno a 7,80 usd hkd. L’aveva tentato di farlo George Soros durante la crisi del 1997/98 senza riuscire nell’impresa.

 

PMI HONG KONG

PMI HONG KONG

 

WB FX RISK MANAGEMENT: USD HKD

WB FX RISK MANAGEMENT: USD HKD