In questa prima parte della settimana abbiamo assistito ad un andamento pressoché lineare, piatto, degli indici di borsa e dei rendimenti obbligazionari dopo il rally delle precedenti settimane. Il mercato dei cambi ha messo in evidenza mosse contenute, fatta eccezione per la sterlina in apprezzamento sull’euro.

Ieri sera le minute della Fed, relative all’ultimo meeting di gennaio, hanno confermato ciò che il mercato ritiene plausibile in un momento in cui i timori per un ritorno dell’avversione al rischio possono ancora nuocere alla struttura della domanda e dell’offerta.

Le banche centrali rimangono i grandi registi di un quadro in cui il dominio macro risulta governato da scarsa visibilità sul futuro. La PBoC è ritornata ad immettere robuste dosi di liquidità per contrastare la debolezza implicita alla propria economia. La Fed conferma di sospendere la normalizzazione del bilancio ed il rialzo dei tassi. La BCE si appresta ad annunciare l’allestimento di un nuovo LTRO a marzo, postergando l’esecuzione nei mesi successivi, giusto per guadagnare il massimo contributo degli effetti prodotti dalle aspettative, piuttosto che bruciarne l’efficacia nell’immediatezza della messa in opera subitanea.

Nel tessere lentamente, giorno per giorno, la propria ragnatela, le banche centrali riescono quindi a diluire gli effetti taumaturgici delle loro azioni.

Accade quindi che il cambio eur usd ritorna a rimbalzare nuovamente dopo aver testato area 1,1230 rimanendo ancorato al consueto range che osserviamo da settimane. L’abbiamo chiamato guerra di quartiere. Quindi le negoziazioni tenderanno ad andare nuovamente verso la parte alta 1.1450/1.1500.  Benchè tutto tenda ad anestetizzare l’attenzione verso le dinamiche del mercato, non dobbiamo mai smettere di abbassare la guardia. Ogni dettaglio contribuisce ad evolvere le condizioni su cui il mercato costruisce ed impronta il futuro.

Dobbiamo in tal senso rilevare che a quota 1.1210 si sta formando una base tecnica che per qualche ragione non si vuole per il momento violare. L’efficacia di questa base assumerà rilevanza tuttavia soltanto nel caso in cui i valori avranno la forza di violare 1.1550 eur usd.

Nel report di questa settimana, WB PERSPECTIVES, abbiamo messo a fuoco il volume dei corporate bond che andranno a maturazione nel mercato USA quest’anno. Una cifra record.  Cosa farà la Fed per non far deragliare i mercati? Continuerà a garantire gli eccezionali livelli di liquidità? E se si questo potrà modificare l’attuale asseto del dollaro? E nel caso, come risponderà la BCE?

A questi interrogativi dovremmo dare risposte concrete ecco la ragione per cui l’attuale lotta di quartiere, in uno ristretto range non deve anestetizzare la nostra attenzione. Nei dettagli di questi micro movimenti si nasconde l’evoluzione futura del trend.  In gioco ci sono i rapporti di competitività tra UEM ed USA, tra aziende europee, il made in Italy, le esportazioni ed i competitors. Questa mattina sono stati aggiornati i dati relativi agli indicatori PMI (Purchase Manager Index) relativi a Germania, Francia ed Unione. Sono ancora una volta la premessa per l’evoluzione del manifatturiero italiano, dopo i dati su produzione industriale e ordinativi di dicembre.

Il PMI manifatturiero tedesco per il secondo mese consecutivo quota un valore sotto quota 50, rafforzando le condizioni di rallentamento della crescita tedesca relativa al comparto industriale.  L’indice PMI COMPOSITE registra invece un leggero rimbalzo sopra 50. Significa che il comparto dei servizi reagisce meglio alla congiuntura, mentre il  calo delle esportazioni continua a pesare sulle prestazioni del settore manifatturiero: i servizi salgono a quota 55, il manifatturiero scende da 49,7 a 47,6 punti.

 

PMI MARKIT GERMANIA

PMI MARKIT COMPOSITE GERMANIA