Anche quest’anno suggeriamo di non prendere impegni per l’estate! Meglio restare in ufficio! Un buon consiglio potrebbe essere quello di imparare a ponderare le notizie buone da quelle cattive, magari osservando i prezzi perché loro sono sempre capaci di raccontare la realtà, le notizie diversamente rischiano di fuorviare il baricentro dell’attenzione a causa della loro nota diffusione asimmetrica. Il rimbalzo dei mercati azionari sembra giunto al capolinea in modo prematuro. I dati macro nascondono insidie, i governi sono d’accordo su tutto! tranne che sul come, vedi G-20!
Quindi per tracciare uno scenario il più aderente alle correnti di prezzo partiamo da quello che rappresenta il primo elemento della catena di distribuzione dell’informazione: le commodity. Il Baltic Dry Index come scriviamo da oltre due settimane è in flessione, come pure gli altri indici sui noli: il Cape Size ed il Panamx. Segno di un rallentamento degli scambi con un ritorno dei prezzi ai valori dello scorso mese di ottobre. Per tutta risposta il mercato delle commodity ha tenuto, conservando i valori di recupero senza subire in termini di trasmissione l’effetto negativo dell’andamento dei noli marittimi. Il rame conserva il range 290-304 tentando di accumulare ulteriore domanda per oltrepassare la soglia resistenziale. Pure il Crude Oil conserva il recupero di giugno, tuttavia quota 73.50 rimane piuttosto vicina e rappresenta un principio di vulnerabilità su cui vale la pena di vigilare. Infine l’oro dopo aver superato il tetto 1256 ha subito prese di beneficio che, come da attese, si è mantenuto oltre area 1230/1220 usd/oz. E’ bene sottolineare che in assenza di nuove forzature dei massimi oltre 1260 si rischia di assistere ad un ripiegamento dei corsi al di sotto della soglia indicata. Lo sviluppo di tali equilibri risulterà utile per comprendere quanta energia potrà assorbire l’euro in questa fase dal rafforzamento delle commodity (messo in discussione dagli indici sui noli) e proseguire a sua volta a recuperare terreno al dollaro. Si tratta di energie indirette prestate dal rapporto di correlazione diretta che la divisa europea intrattiene con le commodity e non di certo da una forza intrinseca. I prezzi risultano scambiati ancora al di sopra del range 1,22-1.21 e nonostante l’erraticità giornaliera tendono tuttora ad aspirare in risalite capaci di ricondurre i valori oltre quota 1,2450 per costruire un diverso equilibrio rispetto all’attuale debolezza. Rimanere sopra 1,2170 consente al cambio di nutrire tali ambizioni. Pertanto potremmo condizionare su tali scale metriche il confine sotto il quale la regressione delle borse nell’ultima settimana rischia di avvitarsi. Gli indici americani hanno aggiornato i valori in negativo riportando il baricentro delle contrattazioni poco al disopra delle soglie critiche. L’S&P 500 riavvicina l’area 1060, la violazione della quale in chiusura aveva scatenato l’intervento esterno per rimuovere l’insidia negativa prodotta sotto il profilo tecnico. Alla vigilia del G-20 Wall Street ritorna sui propri passi dopo aver intercettato la debolezza dei dati macro di maggio. Scendere sotto 1060/1040 (per gli affezionati al Dow Jones 10.000-9750) significa riconoscere che il sentiment nonostante i condizionamenti rimane negativo con implicazioni tecniche regressive che si manifesteranno nel corso dell’estate. Il G-20 di questo fine settimana lo sa ma non ha saputo dare risposte concrete!
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