Gli attrattori della crisi nella parte occidentale del mondo stanno trasferendo gli effetti drammatici della recessione anche nei paesi dell’area Bric, segno inequivocabile dell’interdipendenza sensibile di queste economie alle condizioni iniziali prodotte dal credit crunch nel comportamento dei G7. Lo dimostrano la caduta delle materie prime che hanno scatenato oltre alle aspettative di una nervosa contrazione della domanda, una ripresa aggressiva del dollaro contro tutte le monete comprese quelle locate nelle aree emergenti, con dissesti che produrranno altri effetti negativi nelle partite correnti nei bilanci sovrani. Tutto accade con una trasmissione delle concause in tempi rapidissimi. E’ l’effetto Lorenz che racchiude in sé la nozione di dipendenza sensibile alle condizioni iniziali. Lo evidenziano l’andamento degli indici azionari e a cascata l’aumento degli spread sulle emissioni Embi rispetto ai governativi emessi dagli stati sovrani che hanno generato la crisi. Non è possibile interpretare la reazioni dei mercati se non si considerano tali relazioni. Procedendo con ordine rileviamo la caduta verticale del petrolio che avvicina con una scansione impressionante della velocità gli obbiettivi segnalati: 60/50 & 40/35 usd/bar. Allo stesso modo procedono gli altri comparti: metalli, grani, che riassunti empiricamente nel CRB index conducono in termini di ribasso verso il terget 250/240 già evidenziato. E’chiaro che il dollaro in funzione di hedging per i produttori di commodity recupera terreno, nonostante i fondamentali siano a mio avviso poco solidi. Contro l’euro appare sempre più a portata di mano l’obbiettivo stimato a 1,25/1,23, mentre iniziano ad emergere alcuni elementi che consentono di avanzare ipotesi regressive sino a quota 1,15. Concorrono a tale formulazioni l’attesa per una prossima riduzione dei tassi che potrebbe coincidere con l’attuale violazione da parte degli indici azionari dei minimi del 10 ottobre scorso. La ripresa dell’azione regressiva del mercato azionario giunge dopo il fallito tentativo di impostare un rimbalzo da parte degli stessi durante la settimana. Si aprono in tal modo traiettorie che, come più volte scritto, conducono i mercati a testare i minimi del 2003. In un ambiente avverso al rischio gli investitori reagiscono riducendo la leva, l’indebitamento, parcheggiando poco su oro, molto su bund, emissioni governativi in generale. Lo yen oggetto di valuta d’indebitamento è stato oggetto di forti ricoperture, con proiezioni a 95 contro euro, 83 contro usd. Sale il franco svizzero dopo aver consolidato area 1,14, in tal caso gli obbiettivi mirano a quota 1,21, 1,45 contro euro sempre per l’effetto del fly to quality. Infine si prospetta per l’euribor la possibilità di allentare le pressioni convergendo con i tassi ufficiali: la rottura di 4,65 confermerebbe tale potenzialità con il bund future che dopo aver avvicinato quota 118,50 punterà a 121,50 ma la vera sfida sarà quella di oltrepassare i massimi del settembre 2005 fissati a 124,60.
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