E’ fuori discussione che in questi giorni tiene più banco la debolezza del dollaro che la forza delle borse. Il fatto che i listini azionari riescano ad assorbire con estrema facilità le iniziali correzioni nonostante le trimestrali siano ancora nel loro pieno processo di lettura passa in secondo piano rispetto alla cronaca sul biglietto verde. Risultano assenti gli appelli di sostegno, un tempo declinati dalle autorità monetarie in modo da spaventare l’ordinaria attività speculativa.
Nel frattempo i prezzi sono progressivamente scivolati verso area 1,50 contro euro, mentre il dollar index come atteso ha testato il primo dei nostri target stimati a 74. Il trend della divisa americana appare incontrastato e privo di accorgimenti utili in grado di frenarne la regressione. Le vendite come abbiamo già scritto da alcune settimane a questa parte risultano globalizzate. Per essere corretti lo yen ha smesso di guadagnare posizioni arrestando la caduta del dollaro in area 88,60 formando segnali reattivi che assumeranno comunque condizioni tecniche positive soltanto con recuperi sostanziali oltre quota 95 usd/jpy. Tuttavia l’effetto contingente scatenato da tale evento rappresenta un segnale che alla lunga rischia di rendere instabile la ripresa del ciclo economico: il rialzo sollecitato dalla debolezza del dollaro su tutto il comparto delle commodity rappresenta in prospettiva un elemento di preoccupazione. L’oro continua a guadagnare posizioni, alternando a brevi fasi di consolidamento nuovi allunghi. Quanto modellato dai prezzi nel corso dell’ultima settimana rappresenta un collaudo tecnico della soglia su cui il mercato farà leva nella prosecuzione del movimento dominante. La forza del trend risulta tale che la domanda si è formata ancor prima di verificare in modo puntuale il supporto in area 1030/1020. L’apprezzamento dell’oro rappresenta un elemento di trazione per tutte le altre commodity. Il greggio WTI ha testato il prezzo obiettivo da tempo segnalato a quota 80, ciò nonostante continua a potenziare l’ intensità con cui contrasta le prese di beneficio in virtù di acquisti che dirigono a quota 90. Il ritmo con cui i valori si stanno apprezzando lasciano intuire che l’obiettivo dovrà essere aggiornato oltre area 100 usd/bar. Il Crb index sostenuto da questi ed altri costituent continua ad avvicinare l’area target 310. E’ chiaro che in un simile ambiente sia appropriato temere qualche riflesso sulla dinamica inflativa. Sottolineiamo -qualche- per varie ragioni, quanto basta per continuare a liquidare, come scriviamo da diverse settimane approfittando prima di area 123 oggi del passaggio a 121, posizioni con duration elevate. Crediamo che il vero test di controllo sulla tenuta dei prezzi coincida con un ritorno dei valori in area 120. Riteniamo altresì tale quota piuttosto vulnerabile e quindi apportatrice di altre vendite che spingeranno le contrattazioni verso area 117/116.
Anche per tali ragioni quindi pensiamo che ancora una volta le correzioni sugli azionari rappresentino opportunità e non rischi sebbene in linea concettuale un’eventuale ribilanciamento delle valorizzazioni non esclude ritorni verso area 1065 ed eventualmente 1010.
Pubblicato per Borsa & Finanza
Wlademir Biasia
WB Advisors.it
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