7,74 e 6,82 non sono i numeri da giocare in qualche lotteria sparsa per il mondo! Queste sono le cifre che misurano un rapporto di forza, l’antinomia tra due blocchi economici, l’uno ostaggio dell’altro.
Attraverso il cambio usd yuan (l’altro valore corrisponde al US dollar contro Hong kong dollar) si sono misurate la scorsa settimana le attese dei mercati per cogliere più che i segnali le sfumature utili a dare indirizzi al mercato valutario e quindi a quello delle commodity e via scrivendo. Ufficialmente non è accaduto nulla, dietro le quinte invece, si è parlato tra muri contrapposti sul futuro del cambio che non cambia, per il momento, e quindi di tutta un’agenda fitta di problemi economici presenti tra Cina e USA che coinvolge il mondo intero.
Il mercato per ora sta meditando su quale direzione imprimere al dollaro in assenza di segnali ufficiali. Diciamo subito che il trend non cambia, semmai azioni convergenti alle richieste americane indirizzate alla rivalutazione dello yuan avrebbero ulteriormente accelerato l’indebolimento della divisa contro tutte le monete. I valori di contrattazione nei confronti dell’euro scambiano in un range piuttosto ristretto da alcune settimane tra 1,5050 & 1,4650 accumulando la convinzione necessaria per oltrepassare definitivamente la soglia 1,50. Sulla base di queste attese il mercato cerca le giuste conferme per riattivare con rinnovato interesse le strategie espansive sui listini azionari. La violazione positiva di 1,5050, per effetto del carry trade, trasmette i giusti timbri di una ripresa degli acquisti di per se mai sopita grazie a quel filrouge che interconnette i mercati azionari alle commodity e queste al Baltic dry Index. Oltrepassare 1,50 significa dare nuovo slancio al big carry trade che sta alimentando l’espansione dei prezzi e spingere conseguentemente il dollaro verso i target da tempo stimati: area 70 Dollar Index, 1,54 euro dollaro e così via. Se questi sono i numeri, non possiamo che confermare le attese sull’altro pilastro che accompagna questo buy strategy, l’oro. E’ lo strumento che in settimana ha misurato con maggior sensibilità il perimetro del G2 aggiornando i propri massimi storici, ma soprattutto confermando che la direzione, ormai condivisa unanimemente, quantificata la scorsa primavera a 1230/50 & 1350/1390 usd/oz sia a portata di momentum. Di conseguenza riteniamo che il petrolio sia ormai pronto per uscire dall’incastellatura che nelle ultime settimane ha trattenuto gli scambi tra 75 & 80 usd/bar. Anche in questo caso continuiamo a ribadire i target stimati a 90 e probabilmente in prossimità dei 100 usd (medio periodo). Il Platino ed altri metalli non ferrosi (rame, alluminio) hanno già abbandonato il range di riaccumulazione e ripreso il movimento dominante al rialzo. Unica eccezione allo scenario è data dalla riluttanza del Bund future e simili di abbandonare le posizioni e abdicare verso rotte più riflessive. Il differenziale tassi non aiuta soprattutto in questa fase ancora interlocutoria, tuttavia le resistenze in area 122,50 & 123 sembrano sufficientemente robuste per contenere le reazioni.
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