Il Baltic Dry Index continua ad incrementare valore nonostante il petrolio, il rame ed altri metalli non ferrosi si siano insediati nelle ultime settimane all’interno di range piuttosto limitati ma comunque allineati ad un movimento di lateralizzazione. L’oro invece ha proseguito nel proprio percorso rialzista aggiornando i massimi in area 1120. Il Baltic Dry Index e l’oro rappresentano in questa fase in cui gli investitori sono preoccupati di fare il bilancio sull’esito delle trimestrali, il filrouge che continua a riverberare la positività dei mercati pur di fronte ad ostacoli tecnici piuttosto che macro. In effetti sebbene il dollaro in settimana abbia opposto una certa reattività alla debolezza cronica che lo governa, il contesto complessivo non cambia tenore. E’ vero, sono comparse alcuni set up tecnici che pongono interrogativi, ma oltre a potenziali ipotesi non vi sono segnali di conferma. Ad esempio il doppio minimo del dollaro contro il franco svizzero, piuttosto che il doppio massimo dell’euro, al momento assumono un ruolo ipotetico in cui è possibile supporre sviluppi tecnici che al momento non raccolgono ancora formule in grado di ispirare segnali utili a ipotizzare svolte significative sui trends sottostanti. L’area 1,47-1,4650 offre un primo livello di contenimento dell’eventuale offerta, mentre l’impianto tecnico rimane retto da una sequenza di minimi crescenti visibile in particolar modo sui rapporti di cambio legati alle commodity quali ad esempio il dollaro australiano. Ci interessa investigare sulla debolezza del dollaro per desumere le possibili influenze che una reazione della divisa americana possa esercitare sui valori azionari. In effetti alla configurazione assunta dall’euro dollaro si sono allineati nelle ultime settimane i comportamenti di buona parte degli principali indici americani: S&P 500, Nasdaq, Dow Jones Transportation, con una sequenza di battute d’arresto proprio sui massimi segnati a partire dal mese di ottobre. Chiariamo subito che a nostro avviso si tratta di una condizione che non ci porterà ad un’inversione della tendenza, bensì all’avvio di una nuova fase operativa caratterizzata da una sequenza crescita consolidamento crescita. In altri termini avremo un mercato strutturalmente positivo ma guidato da un grado di inclinazione più attenuato e magari più produttivo di falsi segnali negativi che incontreremo strada facendo. Un primo riscontro è dato dal future sul Bund che non ha accompagnato con simmetrica puntualità le consuete vendite contrapposte al recupero in generale dell’azionario conservando il range 122,70-120. Tocca quindi ai valori periferici a reggere il flirouge del rialzo perpetuando quell’azione espansiva che risulta indispensabile per non far perdere fiducia ai mercati.
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