Benvenuti - 05/09/2010
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PIT STOP E FINE DELLA CORSA?
25/01/2010

>> PIT STOP 1

Il quadro intermarket ha assunto nel corso della scorsa settimana valenze tecniche che hanno riposto il dollaro al centro degli equilibri tra le singole asset class. La caduta dell’euro come già anticipato in precedenza ha evidenziato maggiore ampiezza rispetto ad altre divise pur appartenenti alla classe delle majors. Il dollaro ha in effetti contenuto la propria forza nei confronti dello yen, come pure nei confronti del pound, mentre contro la nostra moneta ha recuperato in modo significativo terreno. Significativo in quanto sotto il profilo tecnico i prezzi hanno ritracciato il precedente rialzo sino a fissare valori in area 1,41, con minimi che hanno parzialmente violato quota 1,4070 dove transitano livelli di sostegno che coincidono con alcune proiezioni di precedenti picchi, ma soprattutto coincide con il retracement di un terzo della precedente espansione dell’euro. Pensiamo che una reazione possa portare un temporaneo riequilibrio sul cambio ed interrompere la sequenza regressiva dei listini azionari accusata nelle ultime sedute. Sotto questo profilo il quadro tecnico primario rimane ancora strutturalmente positivo, dettato da una cadenza generata dal rumore delle trimestrali piuttosto disturbata. Sugli indici azionari non si intravvedono ancora strutture in grado di trasmettere messaggi diversi rispetto a quanto sostenuto nel passato, nonostante la flessione del comparto delle commodity possa turbare aspettative di crescita troppo euforiche. Del resto non è la prima volta che sosteniamo l’idea che l’attuale ciclo di recupero delle materie prime sia governato da forze meno speculative rispetto al precedente e quindi più equilibrate riguardo ai fondamentali. Il CRB index rischia di perdere ulteriore momentum nel caso in cui non sia in grado di contenere la correzione sopra il range 278/275; il WTI dovrà aggrapparsi al rimbalzo dell’euro, potenzialmente sino a 1,43, per riconquistare quota 78/80 per evitare ulteriori pericolose flessioni in direzione di 71 usd/bar. Anche l’oro per certi aspetti rischia di compromettere la sua struttura positiva qualora non fosse in grado di recuperare oltre la sogli 1135 usd/oz nelle prossime sessioni. La notizia positiva è che Il Baltic Dry Index ha smesso per il momento di perdere posizioni contenendo la flessione al di sopra della linea di regressione associata all’andamento atteso del trend dominante. Reazioni alla debolezza delle ultime settimane assegneranno spazio ad un recupero concorrendo in tal modo a delimitare le alterazioni negative dei segmenti commodity ed equity. Il quadro si presenta per certi aspetti inedito rispetto alle prerogative di fine 2009, e fortemente orientato da una percettibile regia a rafforzare il dollaro per evitare la necessità di dover mettere mano alla politica monetaria. In altri termini le mani istituzionali stanno cercando di smontare quanto il mercato aveva costruito nell’ultima parte dello scorso anno: dollaro debole, materie prime e soprattutto oro forte, irripidimento della parte lunga della curva dei rendimenti governativi, borse in rialzo pur con certe riserve sul medio termine. L’azione in atto sugli indici manifesta una certa propensione distributiva che rischia di assumere qualità negative nel caso in cui lo Standard & Poor 500 non fosse in gedo di delimitare le vendite sopra 1085/80.
 




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