E’ stato sufficiente un ritorno d’interesse per l’azionario, mai del tutto sopito nonostante il passaggio di fine anno, per demolire nuovamente la forza del Bund future. Come asserito nelle precedenti settimane il contratto evidenziava notevoli criticità sia sotto il profilo dei volumi, sia in termini di momentum. La complessità del modello che i prezzi hanno costruito negli ultimi mesi è con buona probabilità giunta in fase terminale: i valori nella loro erraticità hanno completato un’azione distributiva molto articolata che prelude ad un potenziale deterioramento progressivo del trend. Se non fosse per il disperato bisogno di finanziare il fabbisogno pubblico non avrei remore nel prospettare un futuro piuttosto debole per i corsi dei bonds governativi. I valori sono in questi giorni scambiati su quote che delimitano ancora l’impalcatura tecnica che sorregge le contrattazioni 122,75-122, tuttavia come scritto le condizioni tecniche appaiono precarie. Se a ciò si unisce la rottura di 122 & 121,50 si completa un quadro ancor più problematico. Del resto le criticità rilevate sul Bund europeo, sono del tutto evidenti sul T-Bond americano, ampiamente sotto area 118 ed in direzione per il target già annunciato a 112,50. E’ un segnale da non sottovalutare, soprattutto in un momento in cui le commodity non sono più sottoposte a pressioni speculative tali da innescare tensioni sulla aspettative inflazionistiche. Il greggio sta contenendo le flessioni poco sopra 70 us/bar con recuperi che spingeranno i valori verso i 76 difficile oltre (e si eviti di giustificare il rialzo asserendo che il freddo nella parte occidentale del mondo innesca determina un aumento dei consumi e quindi un rialzo dei prezzi, ormai non ci crede più nessuno). Dal canto suo il Baltic Dry index sta ritracciando il rialzo performato nei mesi autunnali. Anche l’oro, come anticipato le scorse settimane, non sconta al momento tensioni su fronte inflativo, i prezzi sono scesi a quota 1070 abbattendo l’ipercomprato che assediava gli scambi da inizio ottobre. Nonostante il quadro d’insieme sulle commodity non sia favorevole all’equity, quantomeno non offra le giuste leve supportive, i listini azionari continuano ad aggiornare i loro massimi annuali con manovre misurate a tal punto da non creare squilibri che possano turbare il loro trasbordo al prossimo anno. Anche senza carry trade, almeno quello che fa leva sul dollaro, i mercati riescono a progredire evidenziando in questo frangente d’anno il fulcro dell’impulso rialzista nell’area nord americana. Il resto del mondo segue di riflesso, Europa e Giappone con una pausa nelle aree emergenti che cedono nella staffetta olimpica momentaneamente il testimone. La prossima settimana fisseremo i punti e le potenzialità che i mercati hanno ancora da spendere all’interno del macro ciclo sinusoidale.
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