Con il passare dei giorni prende sempre più forma la strategia di difesa dell’Eurozona rispetto al disegno operativo ingaggiato dai mercati. La volatilità continua a segnalare una costante e decisa avversione al rischio, gli indici azionari come atteso hanno movimentato intensamente il range segnalato la scorsa settimana con pressioni nella parte inferiore corrispondente ai valori d’intervento della UE praticati in apertura lunedì 10 maggio. Tali livelli risultano sempre più vulnerabili e vincolati alla tenuta di area 1060 dello Standard & Poor 500. L’enorme azione distributiva che si è creata nelle ultime settimane non lascia molto spazio all’ottimismo, soprattutto espone quota 1060 ad una frattura obbligando gli investitori ad alleggerire ulteriormente l’esposizione azionaria. Le implicazioni sul ciclo risulterebbero piuttosto critiche con derivazioni regressive che stimiamo nell’ordine di 15 punti per gli indici statunitensi, 20 per gli altri mercati. Al groviglio emotivo non risultano immuni nemmeno le aree emergenti già protagoniste di rotture significative. In questo quadro l’Unione appare più impegnata a difendere i titoli di stato solidi e meno solidi nonché governare il riequilibrio dell’euro. Sui titoli governativi abbiamo assistito a veri e propri sbarramenti con una linea di difesa intransigente. Il future sul Btp conserva quota 116, mentre il Bund tenderà a violare gli attuali massimi in area 128,60 per avvicinare quota 131 e soprattutto costruire una nuova base tecnica oltre 128. Poco più di un mese fa eravamo allarmati dall’approccio dei rendimenti sul decennale americano in area 3,80, oggi ci troviamo a commentare uno scenario completamente opposto con il rischio di scendere nuovamente sotto quota 3 e ritornare a puntare verso i minimi precedenti, quelli storici! Lo confermano le commodity: il Crude come atteso dopo aver testato e violato area 71,50 segnala indicazioni regressive che manifestano rischi di ritorni in area 55. Il nostro modello ciclico indica ormai imminente l’ingresso degli indicatori in area recessiva. La stessa condizione tecnica guida al ribasso i metalli non ferrosi: il rame declina le vendita con un movimento orientato a riportare le quotazioni in area 260 & 220. E’ chiaro che una simile distruzione di valore trova contromisure nella forza del dollaro il quale ha assunto un ruolo catalizzatore dell’avversione al rischio di buona parte dei processi involutivi. L’euro al di là degli interventi di metodo, rimane infatti inserito in un contesto ribassista, non tanto per una sua presunta disgregazione politica, quanto piuttosto per la ricerca di nuovi equilibri in grado di ridare competitività al sistema Europa. Le stime su un nuovo livello di congruità sono tutte orientate verso area 1,10, noi da settimane indichiamo il target 1,15. La tenuta delle reazioni costruite sulla base di rumors, o presunti interventi, al di sotto di area 1,27/28 continua a dotare il trend ribassista dominante delle necessarie conferme tecniche. Per inciso area 1,15/1,20 rappresenta la base di lancio della moneta europea nel lontano 1999, per noi un livello di assoluta tranquillità; i veri rischi si avvertirebbero con cadute al di sotto di quota 0.95. L’oro subisce come anticipato lo scorso 15 maggio le prese di beneficio, nessun segnale di esaustione, bensì una pausa su raccogliere ancora interessi per l’acquisto: supporto area 1170/1130.
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