Due settimane fa preannunciavamo l’accumulazione di nubi che avrebbero minacciato l’area di alta pressione che si era impadronita dei mercati azionari, oggi ne verifichiamo le conseguenze con una corrente di alterazioni che per quanto si sia manifestata con violenza nella sessione di giovedì non rappresenta la fine di un trend. Mancano alcuni elementi fondamentali per rilevarne l’esaustione quali ad esempio una certa ritirata caotica delle posizioni dal mercato, confusione ed irrequietezza. Invece le vendite della scorsa settimana risultano regolate con una certa euritmia in perfetta assonanza con il recupero del Bund e la regressione delle commodity. Tutto su misura come pensato in precedenza. Il mercato ha preso fiato, anche se per la verità non era in affanno, tant’è che le precedenti correzioni risultavano assorbite da nuovi ingressi in poche ore. Piuttosto l’azione di questa settimana coglie il pretesto delle trimestrali per - consolidare - i guadagni e cercare di posizionare nuovi buy order su livelli più equilibrati nel rapporto rischio/opportunità. Lo Standard & Poor dopo aver violato di conseguenza il supporto 1040 si appresta a collaudare area 1015, mentre il Bund in un ulteriore sforzo di slancio tenterà di attaccare quota 122,80. Risulta interessante osservare che mentre si disputa l’eterno braccio di ferro tra equity e bond, altri mercati stemperano il loro tradizionale rapporto di correlazione, diretta o inversa che sia, in quanto coinvolti in vicende assai più complesse. Il dollaro americano, normalmente tonico e avverso al rischio azionario, recupera terreno nei confronti dell’euro, ma non riesce a conquistare i livelli tecnici che ne consentirebbero un più calzante movimento di recupero. In effetti la tenuta di 1,4500 e quindi il modesto recupero della divisa americana ci consente di recuperare percezioni utili sulla limitata ampiezza del consolidamento azionario, ma soprattutto ci notifica che l’oro ha già concluso la rettifica al momentum e si appresta ad esercitare nuove pressioni sulla parte alta della gamma in cui i prezzi oscillano da alcune settimane: 965-1020. Riaggiornare i valori in area 1020 significa porre le basi per aggredire i precedenti picchi e intraprendere la rotta verso nuovi massimi in direzione di quota 1200 usd/oz (movimento di medio termine). Pertanto la conferma della violazione di 1020 toglierà l’iniziativa al dollaro riaffermando la forza della divisa europea. Del resto segnali di debolezza sul green back non si sono mai sopiti nel rapporto contro molte divise emergenti: il real brasiliano continua a fissare nuovi massimi, come pure la rupia indiana risulta impegnata ad aggredire area 47, 46,50 per stabilire un definitivo trend espansivo a danno del dollaro. Il Dollar index rimane quindi governato da pressioni che continuano a confermare la nostra stima per area 74 & 71.
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