Benvenuti - 05/09/2010
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LE COMMODITY INDUSTRIALI SOSTENGONO L'EQUITY
20/03/2010

>> Intermarket

Non bisogna confondere il movimento con l’azione, il movimento può essere dato dall’inerzia, diversamente l’azione ha un carattere, è l’intervento di un elemento su un altro, così da modificarlo, è il predicato di una sostanza. I mercati azionari agiscono su leve che fanno perno su centri di forza che derivano in parte dalla azione riflessa delle commodity industriali ed in parte dall’idea che il ciclo espansivo, che noi preferiamo definire di riequilibrio, sia nella metrica dei recenti dati macro. I mercati obbligazionari, diversamente, muovono a nostro giudizio sull’inerziale attesa di un quadro in cui i tassi debbano rimanere stabili in un ambiente privo delle spinte inflattive. Tutti e due tendono a salire, la qualità del meccanismo causa effetto a noi risulta diversa. Il future sull’euro dollaro a 3 mesi sta velocemente degradando da 99,74 verso un primo livello di supporto a quota 99,62 dove transiterà nelle prossime sessioni la media a 200 giorni, che fatta eccezione per gli eventi Lehman ha brillantemente governato la fase di riduzione dei tassi in America a partire dalla fine del 2007. La violazione di tale livello assimila nei numeri una potenziale regressione dei corsi in direzione di quota 99,20 rivelando il rischio di una più ampia flessione verso area 98. Non si tratta di un processo immediato, quanto piuttosto di uno scenario in evoluzione. Da qui l’idea che la parte lunga della curva sia piuttosto attratta da una progressiva rivalutazione dei rendimenti. Ricordiamo ancora una volta che da tempo abbiamo adottato quota 3,80 come la trigger line in grado di condizionare diversamente l’evoluzione del mercato dei bonds. Le commodity stanno lavorando in questo senso sulle componenti più associate al ciclo produttivo: rame, palladio, platino, nickel. Tutti questi valori sono impegnati a sviluppare un’azione rialzista senza preclusione di sosta. Il rame quota in percentuale tredici punti al di sotto dei massimi del 2008 e trascina nella sua azione tutto il comparto dei metalli non ferrosi. Nel dominio delle relazioni intermarket tale rapporto qualifica l’attesa per un ritorno della pressione delle commodity sulla dinamica dei prezzi, soprattutto se rapportata alla rivalutazione del dollaro a partire dal mese di gennaio. L’incremento del Dollar index riferito al medesimo valore delle commodity oggi incorpora un apprezzamento del 10%. Se guardiamo al T-Notes come valore di verifica sulle attese del mercato avvertiamo una certa difficoltà sostenere la domanda: i corsi del decennale dopo il picco storico segnato a dicembre del 2008 a 129, risultano fortemente attratti da quota 115; anche in questo caso abbiamo adottato tale livello come linea di confine tra uno scenario accomodante ed uno più articolato. Ad integrazione dell’analisi rileviamo un ulteriore elemento che in che concorre a misurare il momentum del ciclo: il petrolio. I prezzi come indicato nelle precedenti settimane continuano a premere in direzione dei massimi di periodo, quota 83,25, per introdurre nel le contrattazione nel range 80-90; si tratta di una sfida difficile non senza implicazione politiche e, proprio perché la posta in gioco è rilevante, l’azione di riequilibrio tra i mercati imporrebbe un ribilanciamento del rapporto euro dollaro.
 




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