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PUZZLE WORLD: il mondo è puzzle, la Federal Reserve il Designer

PUZZLE WORLD: il mondo è un puzzle, la Federal Reserve il Designer

Il mondo è un enorme puzzle. Incastrando un pezzo nell’altro le cose prendono forma e svelano la realtà ai nostri occhi.  Tutto diventa un gioco al punto che è possibile perfino comprarsi una scatola di raffinatissimi disegni e fotografie sapientemente ritagliate, per  perdersi tra le meravigliose opere d’arte e le nature morte posizionando ogni pezzo al suo posto; basta incastrali perfettamente e creare il proprio puzzle preferito ed il gioco è fatto! E’ esattamente quello che facciamo tutti i giorni, mettiamo assieme pezzi di informazione e creiamo lo scenario. Ci sono quelli che confezionano i pezzi, conoscendo lo scenario, e quelli che invece vanno in edicola e gli acquistano, pezzo per pezzo, fino a creare lo scenario. Insomma c’è chi progetta e vende i pezzi, c’è chi li compra e ricompone le figure. Chissà quale pezzo ci venderà la Federal Reserve la prossima settimana! E la Bce, la BoJ? Quale scenario hanno disegnato per noi?

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DOPO BREXIT

Sono trascorse pochi giorni dal voto inglese  e ciò che appare drammatico è che nessun policy maker, nessun  centro di  ricerca  governativo  abbia in qualche modo previsto uno worst case scenario. Le uniche che sono intervenute a  tentare di spegnere l’incendio sono state ancora una volta le banche centrali con il loro servizio di pronto intervento ormai stabilmente operativo.

E’ la conferma che in alto non ci sono leadership in grado di prevedere ed anticipare spinte popolari che, come insegna la storia, tendono a deflagrare se troppo inibite nel loro grido di disperazione. E la disperazione si è tradotta in questi anni di statistiche della crisi in deflazione sociale. Peggio, è la conferma che i governanti sono privi di visione strategica.

Queste rotture spazzano via con se, per reazione, il meglio dei valori costruiti: mentre si vedono chiaramente i nuovi segnali di crisi, si fatica ad intuire quali possano essere le macerie relative.

La reazione dei mercati al primo impatto con l’esito del voto è stata drammatica proprio perché per opportunismo politico si è preferito lasciar credere che alla fine avrebbe vinto il remain. L’esito contrario, non scontato  dalle più parti, ha obbligato gli investitori e riallinearsi al nuovo scenario.

Rispetto a quanto abbiamo sostenuto negli ultimi mesi non cambia nulla sui mercati azionari. Il timore, invece, di una deflagrazione dello spread sui debiti sovrani, ci porta a considerare il rischio di un avvitamento delle dinamiche   operative. Gli investitori si stanno focalizzando su come la BCE saprà dominare prima, e governare poi le reazioni degli investitori rispetto al comportamento dei rendimenti sui bond governativi dei paesi periferici.

La trasmissione di Brexit verso i mercati parte proprio da qui, dallo spread. Infatti se osservate le reazioni a caldo, a conferma dell’opportunismo politico, le borse maggiormente penalizzate dal voto sono state quelle di Italia e Spagna, Francia a seguire, non quella di Londra (Ftse MIB – 12,48% – LSE Ftse 100 – 3,15%); eppure le due trading venues fanno parte dello stesso gruppo: il London Stock Exchange!

Domlogo-r24ani alle 10.30 in diretta a RADIO 24,  Wlademir Biasia sarà ospite di CUORE & DENARI per commentare le reazioni dei mercati, le prospettive e gli impatti sull’andamento futuro delle monete: sterlina, euro e dollaro.

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SI SCONTAVA IL REMAIN, VINCE BREXIT!

SI SCONTAVA IL REMAIN, VINCE BREXIT!

Si scontava il remain vince Brexit! I mercati si fanno cogliere dal lato sbagliato attivando le leve della volatilità  per  ristabilire nuovi equilibri. In realtà i principali listini, in primis quelli europei, erano già inseriti in un quadro riflessivo. L’attesa per una vittoria del remain aveva aperto una finestra positiva dissoltasi all’esito del referendum. Le conseguenze immediate vanno lette nella continuazione di un trend negativo che, al netto degli interventi delle banche centrali, dovrebbe spingere i prezzi a violare i  minimi di febbraio ed aprire la via per ulteriori vendite.  In questo scenario gli investitori cercheranno rifugio sugli strumenti che avevamo segnalato nei giorni scorsi: dollaro, yen, oro, Treasury  americani.

Segnali di avversione al rischio erano già presenti sui rendimenti del 10 anni USA: i valori scambiati sotto 1.60% confermano dal nostro punto di vista spinte in direzione di 1.30 ed 1%. La Fed non aumenterà i tassi nel corso dei prossimi 12/18 mesi offrendo in tal modo supporto all’oro. I prezzi del metallo continueranno pertanto a salire in direzione dei 1400 e successivamente 1500 usd/oz (m/t).

Benchè la moneta americana non potrà godere del supporto dato da una politica monetaria restrittiva, beneficerà di due condizioni significative: fly to quality e soprattutto moneta rifugio in un quadro valutario fortemente incrinato dalla debolezza della sterlina e dalle incertezze innescate dall’esito del referendum sul versante europeo.  Sempre al netto del sostegno delle banche centrali gli investitori si chiederanno se l’euro ha ancora un futuro, quantomeno metteranno in discussione la sua irreversibilità.

Le banche centrali lavoreranno molto per non dare riferimenti al mercato in tal senso. Sinora tutte le situazioni macro che in qualche misura minavano la tenuta dell’euro,  sono state affrontate con sostegni alla moneta proprio per evitare danni d’immagine (vedi Grecia). Ai nostri followers abbiamo segnalato da tempo che l’attuale fase in cui gli scambi fluttuano tra 1,06 ed 1,16 risulta temporanea e propedeutica ad un ulteriore rafforzamento del dollaro.

Per quanto riguarda il nostro mercato pensiamo che il nodo principale passi attraverso gli equilibri dello spread. Da mesi facciamo notare quanto sia significativa l’area 150 bp. Essa rappresenta una linea che non deve essere assolutamente valicata per non innescare ulteriori criticità sul comparto finanziario. Noi sappiamo quanto il nostro listino sia sbilanciato su tale settore, per cui un rialzo oltre tale soglia si rifletterebbe in modo negativo sulle quotazioni tuttora appesantite dalla questione legata alle sofferenze presenti nei conti delle banche.  Temiamo che in assenza di una soluzione radicale del problema, il nostro listino possa flettere ulteriormente. In un worst  case scenario consideriamo per i portafogli rischi potenziali valorizzati ai minimi del 2012.

Rileviamo anche la prevedibile caduta dello Standard & Poor 500 sotto  area 2030: qualora la seduta odierna dovesse confermare anche in chiusura questo impatto, non escludiamo che possano aprirsi nuovi vuoti d’aria  anche per Wall Street, unico listino che era riuscito ad evitare i danni di una fase riflessiva che sta governando i mercati di mezzo mondo.

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WB> ANALYTICS EUR GBP

 

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WB> ANALYTICS GBP USD

 

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WB> ANALYTICS FTSE MIB

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BREXIT: LIVE AND LET DIE

BREXIT: LIVE AND LET DIE¹

E’ la settimana degli indecisi, il partito più affollato nei consensi politici in ogni parte del mondo occidentale. E’ lì che si giocano le alterne vicende delle volontà popolari. Il racconto mediatico ci mette in guardia dai rischi relativi al leave, come se quel referendum fosse il punto di arrivo e verifica del processo  di unificazione superato il quale tutto torna a suo posto.  In realtà la Gran Bretagna con il Brexit rischia di dover ridiscutere con L’UEM gli accordi economici, ridefinire quelli finanziari, subire dazi e rincari di tariffe doganali. Ma tra i due, il soggetto più debole è indubbiamente il secondo. In termini di interscambio l’Inghilterra importa verso l’Ue più di quanto esporti, per cui in un momento di stagnazione è chiaro che la convenienza mercantile porterà l’Europa a gestire un’eventuale nuova condizione tenendo conto che ogni cliente è indispensabile per fare affari,  (Russia docet).

A nostro avviso il referendum mette in luce, qualora ci fosse bisogno, i veri punti di debolezza del processo di unificazione monetaria: la crisi degli stati appartenenti all’euro. In particolare dopo 5 anni dallo scoppio di quella relativa ai debiti sovrani, succeduta alla grande crisi del 2008,  ci troviamo con bilanci pubblici in cui i rapporti di debito rispetto alla ricchezza prodotta risultano sostenibili unicamente grazie all’apporto della BCE.  In qualità  di consulenti non dobbiamo mai dimenticarci che senza l’azione di Mario Draghi e la sua replica del QE, oggi saremmo a parlare d’altro.

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