Skip to main content

EURO: TENSIONI SUL MERCATO DEI CAMBI

EURO: TENSIONI SUL MERCATO DEI CAMBI

Siamo ai vertici del grande range che ha dominato l’andamento del cambio negli ultimi due anni. La progressione dei prezzi appare in distonia con i fondamentali, e la domanda centrale si fa sempre più insistente: Quanto vale un euro sul dollaro?

Nell’Eurozona i segni di ripresa ci sono, ma è ancora una ripresa debole, particolarmente debole in paesi come l’Italia. Questo mette in luce la fondamentale debolezza istituzionale della costruzione della moneta unica che non viene meno solo perché la congiuntura va un po’ meglio.

Anzi, il rafforzamento dell’euro sulle principali monete rischia di acuire squilibri. La crescita che l’aggiornamento al ‘World Economic Outlook‘ diffuso dal Fondo Monetario Internazionale offre sul quadro previsivo, offre maggior ottimismo per la zona euro.

Approfondisci

DOPO BREXIT

Sono trascorse pochi giorni dal voto inglese  e ciò che appare drammatico è che nessun policy maker, nessun  centro di  ricerca  governativo  abbia in qualche modo previsto uno worst case scenario. Le uniche che sono intervenute a  tentare di spegnere l’incendio sono state ancora una volta le banche centrali con il loro servizio di pronto intervento ormai stabilmente operativo.

E’ la conferma che in alto non ci sono leadership in grado di prevedere ed anticipare spinte popolari che, come insegna la storia, tendono a deflagrare se troppo inibite nel loro grido di disperazione. E la disperazione si è tradotta in questi anni di statistiche della crisi in deflazione sociale. Peggio, è la conferma che i governanti sono privi di visione strategica.

Queste rotture spazzano via con se, per reazione, il meglio dei valori costruiti: mentre si vedono chiaramente i nuovi segnali di crisi, si fatica ad intuire quali possano essere le macerie relative.

La reazione dei mercati al primo impatto con l’esito del voto è stata drammatica proprio perché per opportunismo politico si è preferito lasciar credere che alla fine avrebbe vinto il remain. L’esito contrario, non scontato  dalle più parti, ha obbligato gli investitori e riallinearsi al nuovo scenario.

Rispetto a quanto abbiamo sostenuto negli ultimi mesi non cambia nulla sui mercati azionari. Il timore, invece, di una deflagrazione dello spread sui debiti sovrani, ci porta a considerare il rischio di un avvitamento delle dinamiche   operative. Gli investitori si stanno focalizzando su come la BCE saprà dominare prima, e governare poi le reazioni degli investitori rispetto al comportamento dei rendimenti sui bond governativi dei paesi periferici.

La trasmissione di Brexit verso i mercati parte proprio da qui, dallo spread. Infatti se osservate le reazioni a caldo, a conferma dell’opportunismo politico, le borse maggiormente penalizzate dal voto sono state quelle di Italia e Spagna, Francia a seguire, non quella di Londra (Ftse MIB – 12,48% – LSE Ftse 100 – 3,15%); eppure le due trading venues fanno parte dello stesso gruppo: il London Stock Exchange!

Domlogo-r24ani alle 10.30 in diretta a RADIO 24,  Wlademir Biasia sarà ospite di CUORE & DENARI per commentare le reazioni dei mercati, le prospettive e gli impatti sull’andamento futuro delle monete: sterlina, euro e dollaro.

Approfondisci

SI SCONTAVA IL REMAIN, VINCE BREXIT!

SI SCONTAVA IL REMAIN, VINCE BREXIT!

Si scontava il remain vince Brexit! I mercati si fanno cogliere dal lato sbagliato attivando le leve della volatilità  per  ristabilire nuovi equilibri. In realtà i principali listini, in primis quelli europei, erano già inseriti in un quadro riflessivo. L’attesa per una vittoria del remain aveva aperto una finestra positiva dissoltasi all’esito del referendum. Le conseguenze immediate vanno lette nella continuazione di un trend negativo che, al netto degli interventi delle banche centrali, dovrebbe spingere i prezzi a violare i  minimi di febbraio ed aprire la via per ulteriori vendite.  In questo scenario gli investitori cercheranno rifugio sugli strumenti che avevamo segnalato nei giorni scorsi: dollaro, yen, oro, Treasury  americani.

Segnali di avversione al rischio erano già presenti sui rendimenti del 10 anni USA: i valori scambiati sotto 1.60% confermano dal nostro punto di vista spinte in direzione di 1.30 ed 1%. La Fed non aumenterà i tassi nel corso dei prossimi 12/18 mesi offrendo in tal modo supporto all’oro. I prezzi del metallo continueranno pertanto a salire in direzione dei 1400 e successivamente 1500 usd/oz (m/t).

Benchè la moneta americana non potrà godere del supporto dato da una politica monetaria restrittiva, beneficerà di due condizioni significative: fly to quality e soprattutto moneta rifugio in un quadro valutario fortemente incrinato dalla debolezza della sterlina e dalle incertezze innescate dall’esito del referendum sul versante europeo.  Sempre al netto del sostegno delle banche centrali gli investitori si chiederanno se l’euro ha ancora un futuro, quantomeno metteranno in discussione la sua irreversibilità.

Le banche centrali lavoreranno molto per non dare riferimenti al mercato in tal senso. Sinora tutte le situazioni macro che in qualche misura minavano la tenuta dell’euro,  sono state affrontate con sostegni alla moneta proprio per evitare danni d’immagine (vedi Grecia). Ai nostri followers abbiamo segnalato da tempo che l’attuale fase in cui gli scambi fluttuano tra 1,06 ed 1,16 risulta temporanea e propedeutica ad un ulteriore rafforzamento del dollaro.

Per quanto riguarda il nostro mercato pensiamo che il nodo principale passi attraverso gli equilibri dello spread. Da mesi facciamo notare quanto sia significativa l’area 150 bp. Essa rappresenta una linea che non deve essere assolutamente valicata per non innescare ulteriori criticità sul comparto finanziario. Noi sappiamo quanto il nostro listino sia sbilanciato su tale settore, per cui un rialzo oltre tale soglia si rifletterebbe in modo negativo sulle quotazioni tuttora appesantite dalla questione legata alle sofferenze presenti nei conti delle banche.  Temiamo che in assenza di una soluzione radicale del problema, il nostro listino possa flettere ulteriormente. In un worst  case scenario consideriamo per i portafogli rischi potenziali valorizzati ai minimi del 2012.

Rileviamo anche la prevedibile caduta dello Standard & Poor 500 sotto  area 2030: qualora la seduta odierna dovesse confermare anche in chiusura questo impatto, non escludiamo che possano aprirsi nuovi vuoti d’aria  anche per Wall Street, unico listino che era riuscito ad evitare i danni di una fase riflessiva che sta governando i mercati di mezzo mondo.

gbp
WB> ANALYTICS EUR GBP

 

usd gbp
WB> ANALYTICS GBP USD

 

FTSE mib
WB> ANALYTICS FTSE MIB

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BREXIT: LIVE AND LET DIE

BREXIT: LIVE AND LET DIE¹

E’ la settimana degli indecisi, il partito più affollato nei consensi politici in ogni parte del mondo occidentale. E’ lì che si giocano le alterne vicende delle volontà popolari. Il racconto mediatico ci mette in guardia dai rischi relativi al leave, come se quel referendum fosse il punto di arrivo e verifica del processo  di unificazione superato il quale tutto torna a suo posto.  In realtà la Gran Bretagna con il Brexit rischia di dover ridiscutere con L’UEM gli accordi economici, ridefinire quelli finanziari, subire dazi e rincari di tariffe doganali. Ma tra i due, il soggetto più debole è indubbiamente il secondo. In termini di interscambio l’Inghilterra importa verso l’Ue più di quanto esporti, per cui in un momento di stagnazione è chiaro che la convenienza mercantile porterà l’Europa a gestire un’eventuale nuova condizione tenendo conto che ogni cliente è indispensabile per fare affari,  (Russia docet).

A nostro avviso il referendum mette in luce, qualora ci fosse bisogno, i veri punti di debolezza del processo di unificazione monetaria: la crisi degli stati appartenenti all’euro. In particolare dopo 5 anni dallo scoppio di quella relativa ai debiti sovrani, succeduta alla grande crisi del 2008,  ci troviamo con bilanci pubblici in cui i rapporti di debito rispetto alla ricchezza prodotta risultano sostenibili unicamente grazie all’apporto della BCE.  In qualità  di consulenti non dobbiamo mai dimenticarci che senza l’azione di Mario Draghi e la sua replica del QE, oggi saremmo a parlare d’altro.

Approfondisci

WB> PERSPECTIVES BOND OUTLOOK GIU 2016

Il mercato obbligazionario continua a beneficiare del sostegno delle banche centrali, nonchè dall’avversione verso il rischio che continua a premere sui mercati.

US 30 Y  YIELD Diversamente dalle attese i rendimenti sul 30 y US hanno contenuto la fase di debolezza evitando di scivolare al di sotto dell’area 2,50, mutando almeno per il breve termine direzione. Il range di osservazione rimane sempre lo stesso con delimitazioni nella parte alta di quota 2,75-80, ed in quella inferiore area 2,50. Il mercato prima di intraprendere direzionalità vuole verificare l’esito di due eventi: Brexit e la risposta che la Fed darà in merito alla rinnovata attesa per un rialzo dei tassi entro luglio (sempre meno probabile). Pertanto riteniamo che i valori continueranno ad oscillare all’interno della banda indicata. La ripresa invece di un’azione direzionale andrà colta soltanto nel caso in cui gli stessi escano dal range con break-up di 2,80 (avvio rialzo), break-down di 2,50 (riattivazione del trend ribassista).  Nel caso in cui si dovesse violare al rialzo la banda indicata sarebbe opportuno diminuire sensibilmente le duration di portafoglio.

10yUS
US 10 Y YIELD

Il 10 Y US continua ad oscillare all’interno del range atteso 2-1,60% senza modificare l’Outlook di medio termine che rimane riflessivo. I livelli su cui focalizzare segnali di inversione di tendenza rimangono piuttosto lontani (2,10). Eventuali cadute sotto 1,60 potrebbero rappresentare la chiamata per un warning sui mercati con riflessi negativi sulla volatilità dell’azionario. Si consiglia di tenere posizioni lunghe in fondi Govies  US, Global bond elevata duration. Gli investitori attendono le decisioni della Fed in merito all’aumento dei tassi di riferimento. L’aspettativa è scemata dopo la pubblicazione dei recenti dati macro sull’occupazione. Il presidente, Janet Yellen, avrebbe lasciato aperta l’opzione per un incremento entro l’autunno. Tuttavia pensiamo che la Fed vorrà verificare l’esito del referendum in Inghilterra e non turbare le elezioni presidenziali USA, prima di assumere decisioni in modo da non anticipare eventuali impatti negativi sul mercato con un rialzo che potrebbe risultare inappropriato.Inoltre sul mercato persistono condizioni non evidenti, ma pur sempre presenti sotto traccia di tensioni che possono prendere il sopravvento in qualsiasi istante. Per tali ragioni continuiamo a mantenere una posizione difensiva con parcheggi sui governativi USA.

In Europa prevale sempre l’azione della BCE che controlla l’azione degli spread periferici verso il benchmark tedesco.

spread btp_bun
RISCHIO PAESE: ITALY SPREAD 10 Y IT VS 10 Y DE

Nel mese di maggio abbiamo avvicinato nuovamente la soglia dei 150 pb!  Successivamente il differenziale è sceso verso la mediana del range che coincide con il transito della media annuale dei valori tracciati dal nostro modello. Ciò sta avvenendo in presenza del QE e quindi degli acquisti della BCE di BTP. Inoltre la Commissione europea ha aperto, pur in via momentanea, alla flessibilità del bilancio. Non basta, evidentemente i mercati temono qualcosa che si esprime attraverso la dinamica dello spread. Continuiamo quindi a ribadire l’importanza tecnica della soglia 150 come linea da non valicare, pena la riapertura di un apprezzamento del rischio paese non desiderabile in questa fase.  I movimenti nel sistema Target 2, come scritto nella scheda adibita ai tassi tedeschi, sottolineano la coesistenza di un allargamento dello spread con uno sbilancio record del disavanzo dell’Italia nel sistema. Tecnicamente ci attendiamo nelle prossime settimane un assestamento in positivo per lo spread tuttavia difficilmente scenderemo sotto quota 100 bp. Da qui potremmo rilevare nuovi rialzi verso la parte alta del range.

I rendimenti sul 10 y Germania rimangono sempre in prossimità dei minimi di periodo, minacciandone la violazione al ribasso. Al momento l’area 0,10 costituisce un supporto la cui violazione potrebbe spingere i valori anche in territorio negativo. E’ sempre più plausibile porsi l’interrogativo se e quanto i rendimenti possano entrare in area negativa. La struttura dei prezzi emette in evidenza tali rischi. La violazione di 0,10 di fatto contribuirebbe a rendere più concreto lo scenario. In attesa di verificare i comportamenti dei tassi su tali soglie manteniamo il ns livello di controllo del rischio oltre quota 0,20 & 0,30%. Nel contempo pensiamo che i valori possano scendere a -0,20%. Le condizioni di instabilità presenti nell’area europea possono rappresentare un driver per i flussi di capitale che cercano comunque di allocare in strumenti difensivi. Inoltre si registra da diverse settimane nella piattaforma Target 2 Eurosystem, un forte squilibrio dei pagamenti a favore della Germania contribuendo  ad aggravare il disavanzo di paesi periferici, in primis l’Italia. Ciò potrebbe sottendere a due diverse letture. La prima come movimenti di capitali in rotazione da un paese all’altro (es. Italia vs Germania) associati al rischio paese, la seconda come disavanzo della bilancia dei pagamenti fra paesi dell’Eurozona. In effetti nonostante il QE e gli acquisti di bond governativi in alcune aree lo spread verso la Germania ha smesso di convergere, come vedremo nel caso dell’Italia.

target 2 eurosystem

 

Salva

Salva

WHATCH.IT: UN MORSO ALLA GRANDE MELA

apple

E’ finito il ciclo rialzista dell’S&P 500? Carl Icahn ha deciso di liquidare le sue posizioni lunghe in Apple, La Grande Mela. Nella storia degli ultimi 30 anni Carl Icahn rappresenta l’alter ego di Gordon Ghekko, ha firmato le più brillanti operazioni di acquisizione negli anni 80 e 90, sua è stata la prima più grande OPA alla RJR Nabisco. Per Forbes è uno dei business man più influenti. Carl Icahn ha deciso di vendere la partecipazione in Apple!

E’ la fine di un ciclo? non lo sappiamo, la storia che il futuro ci racconterà saprà dare un senso alle cose.

Tuttavia appare piuttosto chiaro che Apple abbia completato un ciclo, e quoti valori oltre l’iperbole del successo.  Wall Street, il cuore dei mercati, non appare più in grado di reggere le quotazioni attuali, attorno le borse periferiche manifestano già situazioni di criticità.  Cosa significa tutto ciò?

Approfondisci