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WILLKOMMEN DEUTSCHLAND

WILLKOMMEN GERMANIA

WILLKOMMEN GERMANIA
Le elezioni in Germania concludono la lunga stagione elettorale. I mercati potrebbero aprire nuovi capitoli operativi iniziando dall’Italia

Si conclude con le elezioni in Germania la lunga stagione elettorale iniziata alla fine dello scorso 2016 con le presidenziali americane . Tra tutti gli eventi quest’ultimo appare il più scontato, per cui poco attraente dal punto di vista mediatico. In realtà la conferma di Angela Merkel  consente alla Germania di ritornare ad occuparsi di Europa  fornendo ai mercati di nuovi temi operativi.  Il quadro geopolitico e la governance europea saranno al centro dell’agenda su cui il Cancelliere formerà il nuovo governo.

L’Unione  Europea supera in tal modo i profondi dissensi presenti nell’opinione pubblica verso la moneta  e le politiche economiche  che hanno determinato i profondi squilibri presenti ovunque.

Tocca alla Germania, vero leader dell’Unione, a decidere se, quando e come, affrontare il problema. Noi pensiamo che nella prossima legislatura sarà inevitabile farlo se non altro perché i rapporti di debito continuano ad aumentare nelle aree periferiche, diminuire in quelle core. L’Italia, come sappiamo, al netto del dato sulla crescita rappresenta il paziente sempre in prognosi riservata. Quest’estate  lo stock di debito ha raggiunto la soglia dei 2300 miliardi di euro. Siamo oltre il 130%.

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JACKSON HOLE 2017: che cosa diranno i banchieri?

JACKSON HOLE 2017: che cosa diranno i banchieri?

Jenet Yellen ospita a Jackson Hole il Symposium dei banchieri centrali di tutto il mondo per parlare di politica monetaria. L’attesa per ogni parola, ogni virgola è tale che i mercati hanno smesso di pulsare già da qualche giorno nell’attesa di studiare ed analizzare ogni minimo passaggio dei discorsi che in particolare il Governatore della Fed e della BCE terranno.

In gioco ci sono il futuro della tendenza del rapporto di cambio più trattato nel mondo sia dal punto di vista finanziario che commerciale. Ma il vero nocciolo della questione è il nuovo capitolo della Guerra Valutaria che si sta giocando tra le aree economiche più influenti.  Gli strumenti utilizzati non sono bombe intelligenti, minacce nucleari, no, sono armi di  manipolazione economica.

Servono per stimolare in modo più o meno convenzionale la crescita economica ed il mondo è in guerra, o meglio in  competizione,  per tenere sopra la linea di galleggiamento il  PIL di ogni singolo competitor. Le monete fungono allo scopo attraverso il rapporto di competitività che riescono a determinare sulla base delle loro tendenze. Un tempo si chiamavano svalutazioni competitive.

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EURO DOLLARO: LA DIVISA EUROPEA E COSI' FORTE?

EURO DOLLARO: LA DIVISA EUROPEA E COSI’ FORTE?

EURO DOLLARO: LA DIVISA EUROPEA E COSI’ FORTE?

Le banche centrali temporeggiano nell’assumere  iniziative , i mercati sondano consenzientemente terreni inesplorati, ma è corretto ritenere  scontato l’avvio del Tapering in Europa ed la sospensione dei rialzi dei tassi in America?

Alla caduta del dollaro sono state attribuiti giustificativi legati all’incostanza dell’azione politica dell’Amministrazione Trump. La politica di detassazione e di spesa per investimenti pubblici annunciati in campagna elettorale non ha prodotto al momento impegni concreti. Tuttavia se la vicenda Russiagate e relativo impeachment non fermeranno l’azione del Presidente e del Governo, essa avrà forti impatti sull’andamento della produzione e dell’occupazione.  Già oggi su quest’ultimo aggregato si rilevano statistiche ai massimi valori. Si potrà discutere sulla qualità degli impieghi, ma ciò comporterà comunque risposte in termini di politica monetaria. Il dollaro potrebbe ritornare ad essere nuovamente appetibile.  Gli effetti della politica economica di Trump, qualora messi a regime, ritornerebbero ad amplificare i disavanzi commerciali controbilanciando la forza del dollaro.  Quale delle due dinamiche si imporranno sulla plasticità della domanda e dell’offerta? Rimarrà attrattiva la performance dell’economia americana? Riuscirà il dollaro ritornare ad attrarre l’eccesso di risparmio non utilizzato dall’Eurozona e del mondo?

L’Euro, principale antagonista del dollaro, riuscirà a convincere gli investitori sull’effettiva irreversibilità del suo corso?

I mercati, scontando un’imminente fade out del QE in Europa ed un contestuale raffreddamento della Federal Reserve sui prossimi rialzi dei tassi ha spinto il cambio euro dollaro oltre la barriera che delimitava il range entro cui si erano organizzate le negoziazioni negli ultimi due anni.

La recente perdita di momentum dei rendimenti sul tratto lungo della curva tedesca, 10 anni, porta ad una rilettura dell’ipotesi sull’avvio del Tapering  in autunno. I rendimenti dopo una fiammata oltre quota 0.50% in direzione di 0.70/80 si sono nuovamente raffreddati con un ritiro delle quotazioni sotto la linea di galleggiamento posta a 0.50. Ciò lascia presagire ad un ulteriore discesa degli stessi verso 0,30 che, per quanto possa sembrare frazionale, rimane significativa.  La rinnovata riduzione dei rendimenti indica implicitamente che gli specialisti che operano sui bond, non si attendono un’infiammata dell’inflazione in Eurozona. Ciò terrebbe lontano dal target  del 2%,  secondo gli obbiettivi prefissati  dalla BCE, l’inflazione. Vedremo se al Symposium di Jacson Hole, tanto atteso quest’anno,  il governatore Mario Draghi sorprenderà o meno i mercati. Il suo intervento è molto atteso. Come pure lo è quello di Janet Yellen dopo la lettura del report sull’occupazione di luglio al di sopra delle previsioni. Forse potrebbe essere proprio il tenore del discorso che terrà il Governatore della FED a focalizzare maggiormente l’attenzione, soprattutto se a fine mese la lettura dell’inflazione riporterà l’indice su basse annua al 1.8%.

L’altro tema che ha spinto l’euro al rialzo riguarda gli avanzi/disavanzi commerciali.  L’Eurozona gode di un surplus elevato, mentre gli USA lamentano un deficit strutturale sempre meno  politicamente gradito. Da qui l’attenzione degli operatori acutizzata dall’irritazione politica, ha spinto l’euro dollaro sopra i limiti citati.  Eppure il 90% del surplus generato in Europa è riconducibile ai paesi del nord, Germania in testa. Da qui l’ulteriore irritazione politica  verso l’insostenibile squilibrio monetario attivo nel perimetro regionale in cui si scambia l’euro. Quest’ultimo dissimula da tempo una delle grandi questioni politiche che tra le tante incongruenze alimentano l’antagonismo valutario tra i diversi poli economici.

A settembre si vota in Germania e, con l’elezione del Bundestag si conclude, Italia a parte, la lunga stagione distorsiva delle elezioni in Europa. Potrebbero aprirsi, gioco forza,  nuovi capitoli nell’architettura dell’Unione per porre in equilibrio il motore monetario? Le convenienze e le rivalità economiche alimentate dalla ricerca della competitività in tempi di bassa crescita sono tali da lasciare aperta la domanda ad ogni risposta. Ma se l’euro contro il dollaro dovesse ritornare a scambiare nuovamente sotto 1.15/1.14 ed il 10 anni Germania sotto la barriera 0.30/20%, significa che i mercati potrebbero iniziare a scontare una lettura diversa da quella recentemente raccontata da molti osservatori. Qualora invece non dovesse aprirsi una finestra di discussione politica sul merito e l’euro fissare i limiti della correzione, che in preparazione al meeting di fine mese sta spingendo il cambio a collaudare le reazioni del mercato, sopra  1.15,  dovremmo considerare i rischi per nuovi apprezzamenti dell’euro sul dollaro probabilmente in direzione di 1.22.

 

WB> ANALYTICS: EURO DOLLARO LONG TERM TREND
WB> ANALYTICS: EURO DOLLARO LONG TERM TREND